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Articolo 617 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Forma dell'opposizione

Dispositivo dell'art. 617 Codice di procedura civile

Le opposizioni relative alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia iniziata l'esecuzione, davanti al giudice indicato nell'articolo 480 terzo comma, con atto di citazione da notificarsi nel termine perentorio di venti giorni dalla notificazione del titolo esecutivo o del precetto [disp. att. 187] (1).

Le opposizioni di cui al comma precedente che sia stato impossibile proporre prima dell'inizio dell'esecuzione (2) e quelle relative alla notificazione del titolo esecutivo e del precetto e ai singoli atti di esecuzione si propongono con ricorso al giudice della esecuzione nel termine perentorio di venti giorni dal primo atto di esecuzione, se riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure dal giorno in cui i singoli atti furono compiuti (3).

Note

(1) Con l'opposizione agli atti esecutivi si contesta la regolarità formale del titolo esecutivo o del precetto ovvero dei singoli atti successivi. Pertanto, tale opposizione è diretta a contestare la legittimità dello svolgimento dell'azione esecutiva, deducendo la mancanza o l'irregolarità formale di un presupposto o di un atto del processo, trattandosi di una questione di forma e richiedendosi un controllo limitato all'osservanza delle norme processuali disciplinanti la forma degli atti. Come nel caso dell'opposizione all'esecuzione, quella agli atti esecutivi che viene promossa prima dell'inizio dell'esecuzione assuma la forma dell'atto di citazione, mentre se l'esecuzione è già iniziata, assume la forma del ricorso. Il termine perentorio è quello di venti giorni, o dalla notifica del titolo esecutivo o del precetto, quale primo atto di esecuzione, o dal compimento dell'atto contro cui l'opposizione è proposta.
(2) Si pensi ad esempio all'ipotesi dell'opposizione al precetto per far valere l'irregolarità formale consistente nel fatto di aver autorizzato l'esecuzione immediata, omettendo il rispetto del termine dilatorio dei dieci giorni (482).
(3) La mancata osservanza del termine di venti giorni entro cui proporre l'opposizione, determina la conseguente decadenza processuale che può essere rilevata, anche d'ufficio, dal giudice in ogni stato e grado del giudizio. Il giudizio di opposizione si conclude con una sentenza non impugnabile, se non con il regolamento di competenza nell'eventualità in cui ci sia stata una pronuncia in materia (43) ed il ricorso in Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost..

Massime relative all'art. 617 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 15193/2018

In base al principio generale della sanatoria della nullità degli atti processuali per raggiungimento dello scopo, la comunicazione di cancelleria del provvedimento del giudice dell'esecuzione è idonea a determinare il decorso del termine per proporre opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. anche qualora sia avvenuta in non esatta ottemperanza del disposto di cui all'art. 45, comma 2, disp. att. c.p.c. (come nel caso in cui abbia avuto ad oggetto il testo non integrale del provvedimento), purchè abbia determinato in capo al destinatario la conoscenza di fatto della giuridica esistenza di un provvedimento potenzialmente pregiudizievole; in tal caso, è onere del destinatario, nonostante l'incompletezza della comunicazione, attivarsi per prendere piena conoscenza dell'atto, senza che ciò impedisca il decorso del termine complessivo di venti giorni dalla comunicazione incompleta, ed incombe all'opponente dimostrare, se del caso, l'inidoneità in concreto della ricevuta comunicazione ai fini dell'estrinsecazione, in detti termini, del suo diritto di difesa.

Cass. civ. n. 21379/2017

La deduzione della nullità del pignoramento immobiliare per mancata o incompleta identificazione del bene staggito, concernendo la validità formale dell'atto e non già il diritto del creditore di procedere ad esecuzione forzata, configura motivo di opposizione agli atti esecutivi ed è pertanto soggetto alla relativa disciplina, fatta eccezione per la preclusione derivante dalla decorrenza del termine di cui all’art. 617 c.p.c., trattandosi di una nullità che non ammette sanatoria, in quanto impedisce al processo esecutivo di pervenire al suo scopo con l'espropriazione del bene.

Cass. civ. n. 18723/2017

In tema di opposizione agli atti esecutivi, colui il quale propone tale opposizione oltre il termine di cui all’art. 617, comma 2, c.p.c. dall’ultimo atto del procedimento, invocando la nullità degli atti in virtù del vizio derivato dall'omessa notifica di un atto presupposto (nella specie, l'ordinanza dispositiva della vendita immobiliare emessa fuori udienza), è tenuto ad allegare e dimostrare quando, di fatto, ha avuto conoscenza di detto atto e di quelli conseguenti, in quanto l’opposizione deve ritenersi tempestiva solo se proposta nel termine di venti giorni da tale sopravvenuta conoscenza di fatto.

Cass. civ. n. 15605/2017

Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione, esercitando il potere officioso, dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c. Al fine di distinguere tra le due ipotesi, deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che, con esso, sia disposta (espressamente o, quanto meno, implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati.

Cass. civ. n. 13108/2017

In tema di esecuzione forzata, può essere impugnato esclusivamente con opposizione agli atti esecutivi il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione, anche a seguito di contestazione del debitore, definisca il procedimento esecutivo per riscontrata estinzione del credito azionato, qualora abbia contestualmente disposto la liberazione dei beni pignorati.

Cass. civ. n. 12612/2017

In tema di esecuzione cd. esattoriale, quando l'opposizione proposta dal debitore è accolta in relazione a vizi del procedimento o di merito ascrivibili esclusivamente all'ente creditore, il diritto del concessionario del servizio di riscossione di essere manlevato dall'ente medesimo dal pagamento dei compensi professionali dei propri difensori può essere esercitato nell'ambito del medesimo giudizio ovvero in separata sede; nel primo caso, qualora il giudice non accolga la domanda di manleva o non provveda sulla stessa, il concessionario dovrà coltivare gli ordinari rimedi impugnatori, nell'altra ipotesi, invece, la disposta compensazione delle spese processuali fra l'opponente e gli opposti non determina alcun giudicato nei rapporti interni fra il concessionario e l'ente creditore.

Cass. civ. n. 11729/2017

Nella vendita forzata, l’ipotesi del cd. "aliud pro alio" può essere fatta valere, soprattutto da chi assume la qualità di soggetto del processo esecutivo, quale è certamente il debitore esecutato, solo nelle forme dell’opposizione agli atti esecutivi, ma il termine previsto dall’art. 617 c.p.c. decorre dalla conoscenza del vizio o delle difformità integranti la diversità del bene aggiudicato rispetto a quello offerto, occorrendo, conseguentemente, anche fornire la prova della tempestività della relativa opposizione all’interno del processo esecutivo.

Cass. civ. n. 5785/2017

In tema di esecuzione forzata per rilascio, il terzo possessore o detentore, che sia coinvolto nelle attività di esecuzione di un titolo formatosi nei confronti di altro soggetto, può proporre opposizione ex art. 617 c.p.c., per vizi inerenti la notifica del detto titolo esecutivo e del precetto, unicamente se il titolare della pretesa esecutiva agisca direttamente nei suoi confronti, sostenendo la sua soggezione all’efficacia del titolo giacché, ove sia invece coinvolto, meramente in via di fatto e per la sua posizione, nell’attività esecutiva formalmente rivolta nei confronti del soggetto contemplato dal titolo, è solo quest’ultimo che può dolersi dell’inosservanza delle formalità preliminari predette.

Cass. civ. n. 7708/2014

Nella vendita forzata l'aggiudicatario del bene pignorato, in quanto parte del processo di esecuzione, ha l'onere di far valere l'ipotesi di "aliud pro alio" con il solo rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi, che va esperita - nel limite temporale massimo dell'esaurimento della fase satisfattiva dell'espropriazione, costituito dalla definitiva approvazione del progetto di distribuzione - comunque entro il termine perentorio di venti giorni dalla legale conoscenza dell'atto viziato, ovvero dal momento in cui la conoscenza del vizio si è conseguita o sarebbe stata conseguibile secondo una diligenza ordinaria.

Cass. civ. n. 679/2014

In materia di ricusazione del giudice della esecuzione, poiché i suoi atti sono suscettibili di controllo con lo specifico rimedio dell'opposizione ai sensi dell'art. 617 cod. proc. civ., la mancata impugnabilità in via autonoma dell'ordinanza di rigetto dell'istanza di ricusazione non esclude che il contenuto di essa possa essere riesaminato nel corso del giudizio di opposizione agli atti esecutivi, attraverso il controllo del provvedimento reso dal giudice "suspectus", atteso che l'eventuale vizio causato dall'incompatibilità del giudice ricusato si risolve in motivo di nullità dell'attività svolta dal medesimo e quindi di opposizione ex art. 617 cod. proc. civ.

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Consulenze legali
relative all'articolo 617 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

IVAN C. chiede
martedì 16/04/2019 - Lombardia
“Il terzo pignorato ha prodotto tardivamente la prova documentale della cessione, ante pignoramento del creditore procedente, del credito del debitore esecutato verso il debitor debitoris (terzo pignorato) e di qui l’assegnazione al creditore procedente in un procedimento di accertamento dell’obbligo del terzo incardinato prima dell’1 gennaio 2013 (l’incidente cognitivo).

Cercherò di chiarire.
Prima che la procedura esecutiva fosse riassunta, il terzo proponeva opposizione ex art. 619 cpc assumendo di essere titolare dei crediti assoggettati a pignoramento e di averne acquisito la titolarità in forza del Contratto di cessione concluso con il debitore esecutato in data anteriore al pignoramento.
La sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo (pubblicata il 19/1/2016) stabilisce che il debitore esecutato è creditore verso il terzo pignorato, in quanto la prova documentale della cessione del credito al terzo è stata depositata tardivamente e pertanto è inopponibile al creditore procedente.
Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, il terzo opponente non era parte del giudizio.
Con ordinanza del 3/2/2016 il G.E. dichiarava “il non luogo a provvedere sul ricorso proposto dal terzo opponente, atteso che la procedura esecutiva è sospesa e pendono i giudizi di accertamento del terzo da cui dipende l’accoglimento dell’assegnazione delle somme”. Il G.E. probabilmente non era a conoscenza della sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo pubblicata poco tempo prima.
In data 28/3/2016 il creditore procedente riassumeva il processo esecutivo.
Nel maggio del 2016 si costituivano in giudizio nella procedura esecutiva il terzo pignorato e il debitore esecutato formulando opposizione all’esecuzione ex art. 615 cpc e chiedendo la sospensione del processo esecutivo. Il terzo opponente si associava alla richiesta.
Nel merito contestavano il diritto del creditore procedente di procedere ad esecuzione forzata, in quanto la sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo non era passata in giudicato.
Il G.E., nel frattempo cambiato, con ordinanza del 25/5/2018, “a scioglimento della riserva, letti gli atti ed esaminati i documenti di causa, assegnava al creditore procedente la somma così come accertata nella sentenza dell’obbligo del terzo”.
In tale ordinanza nulla di dice sull’opposizione del terzo ex art. 619 cpc.
Dopo tale sentenza il G.E. ha assegnato il credito al creditore procedente senza tener conto dell’opposizione del terzo e senza pronunciarsi su tale aspetto.
Si chiede se il terzo pignorato ha titolo a proporre opposizione contro l’assegnazione ex art. 617, comma 2, cpc, senza rispetto del termine di decadenza, essendo in presenza di una nullità insanabile (mancata pronuncia del G.E. sull’opposizione del terzo) che impedisce alla procedura esecutiva di raggiungere lo scopo, essendo la cessione del credito perfezionatasi nei confronti del terzo cessionario opponente che, nel frattempo, ha incassato il credito prima della pronuncia del giudice dell’accertamento dell’obbligo del terzo, ma dopo il pignoramento del creditore procedente.
In sintesi, con la predetta cessione, il credito essendo comunque uscito dalla titolarità soggettiva del debitore esecutato, dovrebbe non essere più aggredibile dal creditore procedente. E’ così o il pagamento del terzo pignorato al cessionario post pignoramento inibisce l’estraneità del credito alla procedura esecutiva?
E’ di tutta evidenza che il terzo pignorato si troverebbe, nel caso di specie, a corrispondere due volte lo stesso ammontare.
Avete altri suggerimenti di natura procedimentale per poter ovviare all’assegnazione?


Consulenza legale i 06/05/2019
Un’opposizione promossa ai sensi dell’art. 617 c.p.c. fondata su di una presunta nullità insanabile dell’ultima ordinanza emessa in ordine di tempo (615 c.p.c.) perché non ha tenuto conto e non ha menzionato l’opposizione di terzo precedente, ad avviso di chi scrive non troverebbe accoglimento.

Ciò semplicemente perché non è ravvisabile alcuna nullità sotto il profilo procedurale per il solo fatto che nell’ordinanza in questione non si accenni alla già sollevata opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c non accolta: non esiste norma, né sostanziale né processuale, che preveda tale nullità e quest’ultima non è una sanzione generica ma deve essere sempre prevista da una specifica norma.
E’ senz’altro vero che lo strumento dell’opposizione agli atti esecutivi è quello più corretto per far valere, in generale, qualunque irregolarità dei “singoli atti esecutivi”, dovendo pacificamente ricomprendersi in quest’ultima definizione anche i provvedimenti (come le ordinanze) del G.E. (giudice dell'esecuzione).
Tuttavia, una qualunque opposizione che si fondi sui vizi dell’ordinanza del Giudice difficilmente potrebbe trovare accoglimento dal momento che:
  1. può essere legittimamente eccepito (dalla controparte oppure osservato dal Giudice) che non si può aggirare con un’opposizione “tardiva” il già spirato termine per proporre appello avverso la decisione di non luogo a procedere sull’opposizione di terzo di cui all'art. 619 c.p.c.: in buona sostanza, i provvedimenti del Giudice che siano impugnabili mediante un determinato strumento (appello, reclamo, ricorso in Cassazione, ecc.) e soprattutto entro un determinato termine non possono essere poi invalidati con strumenti diversi ed entro un diverso termine. Nel caso in esame, la decisione del G.E. a seguito di opposizione ai sensi del 615 c.p.c. sull’impugnazione di terzo era appellabile nel termine di 30 gg dalla notifica (o di sei mesi dalla pubblicazione): decorso ora inutilmente questo termine, non sarà più possibile “aggirare l’ostacolo” (quindi la norma che stabilisce il termine di impugnazione, che è perentorio) ricorrendo ad una delle opposizioni che si sollevano davanti al G.E.;
  2. il motivo dell’opposizione – cioè far valere la circostanza che in realtà il credito era stato ceduto prima del pignoramento – è di carattere sostanziale e non formale. Si tratta di un vizio che andrebbe dunque fatto valere con un’opposizione all’esecuzione ai sensi del 615 c.p.c., azione che in effetti è già stata promossa e si è però conclusa con una conferma della sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo (la quale ha stabilito che il credito c’è ed è pignorabile).

Ad avviso di chi scrive è quasi impossibile trovare un modo di “salvare” la situazione ed evitare l’assegnazione delle somme: l’opposizione di terzo, è vero, non è stata esaminata perché pendeva, a giudizio del Giudice, un accertamento (sul quale era già intervenuta invece una decisione: ma allora, come già anticipato, si doveva proporre appello in quel momento ed entro i termini di legge); tuttavia, è altrettanto vero che anche la chance di ottenere il riconoscimento della cessione si è perduta nel momento in cui la produzione della prova in quel processo è stata tardiva.

In conclusione, è senz’altro possibile sotto il profilo strettamente procedurale tentare la ventilata opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., contestando l’errore in cui è incorso il Giudice dell’Esecuzione che non ha esaminato l’opposizione di terzo perché non si è accorto che il giudizio di accertamento era già stato deciso. Si ribadisce ulteriormente, tuttavia, che anche se il G.E. la prima volta fosse stato consapevole della sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo, avrebbe potuto fare ben poco, dal momento che questa ha sancito una intervenuta decadenza dai termini di produzione della prova, termini nei quali non si può più essere rimessi.


Giuseppe P. chiede
venerdì 21/09/2018 - Puglia
“Salve, Ho ottenuto un decreto ingiuntivo per ad una somma di 59.000,00 nei confronti della mia ex ragazza per dei lavori effettuati presso la sua abitazione dalla società di mio fratello. Ovviamente i lavori effettuati sono stati effettuati sotto permesso a costruire sottoscritto dalla mia ex ragazza. Nel corso dei lavori ha voluto effettuare tanti lavori extra, arrivando alla somma del decreto. La mia ex. non ha mia opposto al decreto ingiuntivo, neanche al precetto.. Ottenuto l'esecutività del decreto ho effettuato un pignoramento presso terzi pari a € 3800,00. Il giorno in cui il giudice doveva assegnare le somme, la mia ex si è costituita chiedendo "RICORSO IN OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE EX ART. 615, COMMA 2 C.P.C. ED IN OPPOSIZIONE AGLI ATTI ESECUTIVI EX ART. 617, 2° COMMA C.P.C.". Accusandomi nell'opposizione di aver sottratto la corrispondenza e per la quale non era venuta a conoscenza della notifica del decreto, e dicendo che la fattura emessa è falsa per i lavori non sono stati effettuati.. Ha anche allegato una perizia di parte giurata di un architetto, il quale descrive i lavori e reputa la somma eccessiva. Può effettuare opposizione sulla fattura e sull'importo della fattura dopo che il decreto è diventato esecutivo? Ovviamente senza uno stralcio di prova e nei prossimi giorni andrò ad effettuare una denuncia per calunnia nei confronti della mia ex. Vorrei un vostro parere in base alla vostra esperienza legale”
Consulenza legale i 26/09/2018
Nel nostro ordinamento, nell’ambito del processo esecutivo esistono due tipi di opposizione esperibili dal debitore: l'opposizione all'esecuzione e l'opposizione agli atti esecutivi.
La circostanza che non sia stata proposta opposizione in sede di giudizio di cognizione, non esclude che il debitore possa far valere le proprie ragioni al momento della messa in esecuzione del titolo.
Ciò, chiaramente, nei limiti previsti dalla legge.
Infatti, con l’opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.) si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata.
Ciò significa che si può, ad esempio, contestare l’esistenza del titolo o la sua nullità sopravvenuta; oppure negare la sua idoneità a fondare l’esecuzione e via così.
Di contro, con l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) invece si contesta la regolarità formale del titolo esecutivo o del precetto oppure dei singoli atti successivi. Ad esempio, si può contestare che sia stata iniziata l’esecuzione prima di aspettare il decorrere dei dieci giorni indicati nel precetto.

Ciò brevemente premesso, con riguardo al caso in esame si osserva quanto segue.

Riguardo la notifica del decreto ingiuntivo, “la mera nullità della notificazione del decreto ingiuntivo (a differenza di quanto si verifica in caso di sua inesistenza) […] può essere eccepita dall’intimato solo nel giudizio di cognizione instaurato con l’opposizione ai sensi dell’art 645 c.p.c, ovvero, se la nullità ha impedito all’opponente di avere tempestiva conoscenza del decreto stesso, con l’opposizione tardiva, ai sensi dell’art 650 c.p.c e non anche successivamente alla notificazione del precetto con opposizione di cui agli art 615 e 617 c.p.c dinanzi ad un giudice diverso da quello funzionalmente competente a giudicare sull’opposizione a decreto ingiuntivo” (Cass., Sez I, 07 dicembre 2012, n.22261).

Di contro, “nell’ipotesi in cui l’intimato denunci la radicale inesistenza della notifica del decreto ingiuntivo, deve riconoscersi allo stesso la possibilità di agire direttamente per conseguire la dichiarazione di inefficacia ex art 188 dips. att. c.p.c o di opporsi all’esecuzione intrapresa con i rimedi di cui agli artt. 615 e 617 c.p.c "(Cass., Sez II, 06 dicembre 2006, n. 2721).

Nel caso in esame, non avendo potuto esaminare l’atto di opposizione ed avendo a disposizione solo quanto indicato nel quesito, con un elevato margine di approssimazione possiamo supporre che si tratti di nullità e non di inesistenza della notifica. Ma per affermarlo con certezza dovremmo, appunto, esaminare l’atto in questione.

Chiaramente, laddove si tratti di nullità ne consegue che non potrebbe essere oggetto di opposizione nemmeno la contestazione inerente la fattura a monte del decreto ingiuntivo.
Infatti, come ha osservato la Suprema Corte, (cfr., ex multis, Cass. civ., Sez. III, 18 aprile 2006, n. 8928) con l’opposizione all’esecuzione “il debitore non può sollevare eccezioni inerenti a fatti estintivi od impeditivi anteriori a quel titolo, i quali sono deducibili esclusivamente nel procedimento preordinato alla formazione del titolo medesimo”.

Quindi, se le cose stessero effettivamente così, possiamo ipotizzare in linea teorica che probabilmente l’opposizione verrà respinta in quanto infondata e meramente dilatoria.

Tra l'altro, il giudice ha disposto la sospensione dell’esecuzione?

Da ultimo, anche se non richiesto espressamente nel quesito, facciamo per inciso presente che per le affermazioni contenute nell’opposizione non riteniamo vi siano gli estremi per sporgere una denuncia per calunnia (art. 368 c.p.), reato che si ha quando taluno “con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'Autorità giudiziaria o ad un'altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente , ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato."


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