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Articolo 2740 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Responsabilità patrimoniale

Dispositivo dell'art. 2740 Codice civile

Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge [490, 2313; 514 c.p.c., 515 c.p.c., 545 c.p.c.; l.f. 46] (1) (2).

Note

(1) Le parti possono determinare un certo ordine di priorità nell'aggressione ai beni oggetto della garanzia generica patrimoniale, sempre che, così facendo, non rendano eccessivamente complessa la soddisfazione delle ragioni del creditore.
(2) Nella sostanza tutto il patrimonio del debitore costituisce la cosiddetta garanzia generica del creditore, con l'avvertenza però che, se un determinato bene esce dal suddetto patrimonio (ad esempio, se il debitore lo vende), il creditore non avrà più il diritto di sottoporlo ad azione esecutiva.Di regola, ciascun soggetto ha a disposizione un solo patrimonio, sul quale possono rifarsi tutti ed indistintamente i suoi creditori, tuttavia una recente legislazione ha previsto, sempre con maggior larghezza, che taluni cespiti o categorie di cespiti, pur continuando a far capo ad un medesimo soggetto, vengano a costituire un cosiddetto patrimonio separato, nei confronti del quale potranno perciò agire esecutivamente soltanto ed esclusivamente le categorie di creditori indicate dal legislatore.

Ratio Legis

La norma si pone a tutela del creditore, richiamando la cosiddetta garanzia generica, in forza della quale questi, in caso di inadempimento, potrà soddisfarsi agendo su tutti i beni del debitore. La garanzia in esame si differenzia dai diritti reali di garanzia, come pegno (v. 2784) e ipoteca (v. 2808), poiché questi hanno ad oggetto solo alcuni beni del debitore.

Spiegazione dell'art. 2740 Codice civile

Carattere generale e fondamentale del principio contenuto nell'art. 2740. Evoluzione storica della responsabilità patrimoniale. La sparizione dell'ultima traccia della responsabilità gravante sulla persona del debitore. L'obiettivazione della responsabilità. Differenziazione fra debito e rispondenza. Critica della dottrina. Concetto unitario dell'obbligazione

Il principio contenuto nell'art. 2740 è fondamentale in tutto il sistema giuridico del diritto privato, giacchè senza la responsabilità patrimoniale le obbligazioni risulterebbero un nome vano senza con­tenuto pratico. Un tempo, come nell'antico diritto romano, il debitore rispondeva con la sua persona (nexum); il rapporto obbligazionistico produceva un autopignoramento o un automancipazione. La per­sona del debitore era direttamente tenuta all'adempimento. Ti debi­tore, in effetti, aveva dato sè stesso in garanzia e costituito uno stato .di assoggettamento fisico di sè stesso verso il creditore, il quale aveva un vero diritto sulla persona di lui. È il periodo dell'intuitus personae. Un lungo processo evolutivo ha man mano sostituito alla persona del debitore i suoi beni e riversato sugli stessi tutte le responsabilità degli obblighi assunti dal titolare. L'ultima traccia dell'antico assoggetta­mento della persona del debitore per effetto dell'obbligazione è stato considerato l'istituto dell'arresto personale, ridotto dalla legge a pochi casi eccezionali.

Si è affermato che in tal modo si è avuto una spiritualizzazione soltanto dell'obbligazione, in quanto il vincolo non considera più direttamente la persona del debitore, ma il rapporto in sè stesso, che si svolge fra debito o credito, come entità a sè stante, fra le quali la persona del debitore entra soltanto per determinare un contatto, con una funzione analoga a quella del medium.8 Si è parlato anche di una oggettivazione dell'obbligazione, la quale, entro certi limiti, si stacca dalle per­sone del debitore e del creditore, i quali possono essere ignoti l'uno all'altro e, per quanto concerne il creditore, consente di mutarne rapi­damente la persona, all'infinito, senza alcuna formalità, come nei titoli al portatore, dei quali la carta « è lo scrigno che contiene il diritto ». È il periodo dell'intuitus paecuniae.

Più recentemente si è sostenuto, ricorrendo anche alla autorità delle fonti, una separazione fra debito e rispondenza, o con la termi­nologia tedesca fra Schuld (debito) e Haftung (rispondenza). Il primo rapporto altro non è che uno stato di pressione psicologica, in cui il debitore si trova pel semplice fatto dell'esistenza di un'obbligazione giuridica, che gli impone di eseguire una data prestazione a favore di una persona ed ha come corrispettivo una legittima aspettativa del creditore di ricevere la detta prestazione per il solo fatto che gli è legit­timamente dovuta. L'altro rapporto è lo stato di assoggettamento di una o più cose o dell'intero patrimonio del debitore ed ha per corrispettivo un diritto del creditore di far valere il detto assoggettamento allo scopo di rendere più probabile l'adempimento della prestazione dovuta e di ottenere l'oggetto o il valore dell'oggetto della prestazione stessa, se essa non venga volontariamente eseguita. Di conseguenza il diritto del creditore è nella rispondenza, che colpisce non il debitore ma ciò che per lui risponde, cioè i suoi beni o quelli di altra persona che si sia obbligata per lui, mentre nel debito il creditore" non ha che un'aspettativa dell'adempimento personale. I due rapporti sarebbero autonomi, pure essendo intimamente connessi. La connessione non esclude però che il debito sia un concetto distinto e diverso da quello dell'obbligazione.

La dottrina ha avuto fautori entusiasti e oppositori convinti. Essa contiene una parte di verità in quanto l'adempimento personale del debitore in molteplici casi e specie nelle obbligazioni di fare è fon­dato sulla fiducia che si ha nel debitore, che senta l'obbligo giuridico di compiere quanto ha promesso. Se egli non vuole adempiere, nep­pure il concorso di tutte le forze di terra, di mare e di cielo, che pos­siede lo Stato, e pone a disposizione del creditore, possono ottenerne l'adempimento. Ma non può elevarsi a dottrina generale delle obbli­gazioni, in quanto anche nelle obbligazioni di fare non trattasi di una semplice aspettativa, giacchè il giudice condanna l'inadempiente a cor-. rispondere in danaro il valore dalla prestazione non eseguita. E vero che il valore della prestazione è cosa ben diversa dalla prestazione, ma il conseguirne il valore é l'esercizio di un diritto e non di una sem­plice aspettativa da parte del creditore. In quanto poi alle obbligazioni di dare, consistenti nell'obbligo di consegnare una cosa certa e determinata e in genere per tutte le obbligazioni per le quali è possibile l'esecuzione specifica e il giudice l'ordina, il creditore consegue ciò che gli era dovuto. Trattasi, dunque, di una visione parziale del feno­meno, che si scambia per una manifestazione totalitaria. Praticamente, poi, non giova la scissione del rapporto di debito da quello della rispondenza, giacchè complica il regolamento del rapporto di obbligazione e non serve certo ad avvalorare nella coscienza del debitore.


I beni del debitore soggetti alla garanzia

Il debitore risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni, presenti e futuri. La disposizione esprime il principio con la mag­giore ampiezza possibile. Non si distingue fra le varie origini delle obbligazioni ; derivino esse da contratto, da delitto o quasi delitto o dalla legge ; il debitore risponde per l'adempimento con tutti i suoi beni. Neppure è da fare distinzione fra la natura o qualità dei beni ; siano essi mobili o immobili, costituiti da cose corporali o da diritti ; siano già nel patrimonio del debitore al momento in cui si contrasse l'obbligazione o entrati a farne parte successivamente ; vi si trovino al momento in cui il creditore agisce per ottenere l'adempimento o siano acquisiti in futuro, sono sempre la garanzia del creditore, che su di essi può far valere i suoi diritti.

Tale diritto di garanzia è un effetto inevitabile dell'obbligazione assunta. Perché esso sorga non è necessario che il debitore abbia la ca­pacità di alienare : basta che abbia quella di obbligarsi. Anche colui che non ha la capacità di intendere e di volere risponde coi suoi beni del fatto dannoso, se il creditore non ha potuto ottenerne il risarcimento da chi aveva il dovere di sorveglianza e il giudice ritenga equa la con­danna dell'incapace, in considerazione delle condizioni economiche delle parti (art. 2047 del c.c.).


I mezzi a disposizione del creditore per impedire l'evasione del patrimonio del debitore

Per l'esercizio di questo suo diritto, il creditore ha dalla sua parte i mezzi per ottenere che il debitore non sottragga il patrimonio a garanzia dell'adempimento, e faccia permanere in esso i singoli beni sui quali il creditore non abbia un diritto reale, che gli consenta di perseguirli presso i terzi (diritto di seguito). All'uopo egli dispone di due azioni : la revocatoria e la surrogatoria e del sequestro conservativo. La prima fa rientrare nel patrimonio del debitore il bene che ia. stato dolosamente allontanato. Di essa si terrà parola altrove : basti qui ricordare che per essere esercitata dal creditore occorre a) che vi sia mi danno effettivo di costui, nel senso che corra rischio di non potersi più soddisfare integralmente dei suoi crediti sui beni del debitore ; b) che l'alienazione sia compiuta dal debitore con la coscienza che con essa si rendeva economicamente incapace per l'adempimento integrale delle sue obbligazioni ; c) che se l'alienazione è fatta a titolo oneroso, il terzo che ha acquistato, al momento dell'acquisto sia in mala fede ; se, invece, l'acquisto è a titolo gratuito, il terzo è tenuto alla restituzione malgrado la sua buona fede. Quest'azione è detta anche Pauliana (art. 2901 del c.c.).

Anche della surrogatoria si discorrerà altrove (art. 2900 del c.c.) ; possiamo quindi limitarci a dire che mediante la stessa il creditore per assicurare che siano soddisfatte e conservate le sue ragioni, può esercitare i diritti e le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi trascura. di esercitare, purché i diritti e le azioni abbiano contenuto patrimoni e non si tratti di diritti e di azioni, che per loro natura o per disposizione di legge non possono essere esercitate se non dal titolare.

Infine, col sequestro conservativo il creditore per garanzia delle sue ragioni può chiedere l'indisponibilità dei beni del debitore, secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile (articoli da 670 a 687). Il sequestro può essere chiesto anche nei confronti del terzo acquirente dei beni del debitore, qualora sia stata proposta l'azione per far dichia­rare l'inefficacia dell'alienazione (art. 2905 del c.c.).


Eccezioni al principio della generale responsabilità del debitore coi propri beni. I debitori non tenuti personalmente. L'erede col beneficio di inventario. Il socio accomandatario. Le società per azioni

Il principio della responsabilità patrimoniale in tesi si estende dunque, a tutti i beni del debitore. Ma ogni principio generale soffre delle eccezioni e particolarmente quello in esame. Ne accenniamo le più frequenti :

a) Vi sono debitori che non sono obbligati personalmente verso il creditore, ma soltanto in rapporto ad un determinato bene, da esso posseduto. Cosi, l'acquirente di un bene gravato di ipoteca verso un terzo è tenuto verso costui per l'ammontare dell'iscrizione ipotecaria, ma soltanto col bene, su cui l'ipoteca è iscritta. Ogni altro suo elemento patrimoniale è sottratto all'azione del creditore. Ciò è la conseguenza che il debitore non era obbligato personalmente verso il creditore.

b) Vi sono beni destinati unicamente a vantaggio della famiglia. L'inalienabilità è op­ponibile ai creditori il cui diritto è sorto posteriormente alla trascrizione dell'atto o alla costituzione del vincolo sui titoli di credito. Se la co­stituzione è fatta da un terzo, l'inalienabilità è opponibile ai creditori del coniuge, al quale è attribuibile la proprietà dei beni. I creditori del terzo costituente possono impugnare la costituzione del patrimonio fa­miliare se fatta fin frode delle loro ragioni (art: 169). L'esecuzione sui frutti dei beni costituenti il patrimonio familiare non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia. Analogamente è disposto pei beni dotali, destinati a sostenere i pesi del matrimonio (art. 177). Se nell'atto di costituzione della dote non è stato espressamente consentito, non si possono durante il matrimonio alienare o obbligare i beni e le ragioni dotali e neppure si possono ridurre o restringere le ragioni medesime se non col consenso del marito o della moglie o con l'autorizzazione per decreto del tribunale, nei soli casi di necessità o utilità evidente (art. 187). L'esecuzione sui frutti dei beni dotali non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti dal marito per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

c) Nelle società semplici, per le obbligazioni sociali, i terzi possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale (art. 2267). Il socio richiesto del pagamento dei debiti sociali, anche se la società é in liquidazione può domandare la preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi (art. 2268). Nelle società in accomandita semplice, i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita (art. 2313) ; nelle società per azioni la società soltanto risponde per le obbligazioni sociali col suo patrimonio (art. 2325).

d) L'esempio più tipico dell'obiettivazione del debito e della limitazione della responsabilità è dato dal codice germanico e da quello svizzero per quanto concerne il debito fondiario e la rendita fondiaria. Il mutuatario nel ricevere la somma grava il suo debito su di un determinato immobile, che costituisce l'esclusiva garanzia del mutuo, senza che il restante patrimonio venga vincolato per l'obbligazione. Egli può disporne liberamente. Anche l'immobile vincolato, può trasferirsi col debito, e se il debitore lo trasferisce si libera dal debito.


Eccezioni recate da leggi speciali. Insequestrabilità e impignorabilità di determinati beni

Una larga eccezione al principio generale dell'art. 2740 è data dalla insequestrabilità e dalla impignorabilità di una lunga categoria di beni. La varia natura di detti beni e le cause della relativa impignorabilità non si prestano ad una esposizione sistematica. Se ne sono avuti, tuttavia, lodevoli tentativi. Per amore di brevità non li accenneremo, limitandoci a ricordare che il nuovo codice di procedura civile quanto alle cose mo­bili distingue :
a) le cose mobili assolutamente impignorabili, che sono quelle elencate nei 6 numeri dell'art. 514 ;
b) le cose mobili relativamente impignorabili, che sono quelle indicate all’art. 515 (le cose che il proprietario del fondo vi tiene per il servizio e la coltivazione del medesimo, le quali possono essere pignorate separatamente dall'immobile soltanto in mancanza di altri mobili, ecc.) ;
c) le cose pignorabili in particolari circostanze di tempo indicate nell'art. 516 (i frutti non ancora raccolti o separati dal suolo, non possono essere pignorati, separatamente dal suolo se non nelle ultime sei settimane anteriori al tempo ordinario della loro maturazione, ecc. ; e i bachi da seta, non pignorabili, quando non sono per la maggior parte sui rami per formare i bozzoli, ecc.) ;
d) i crediti non pignorabili, di cui l'art. 545 indica due categorie : i) quelli impignorabili in modo assoluto, come i crediti aventi per oggetto sus­sidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell'elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie e funerali da casse di assicurazioni, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza ; 2) quelli impignorabili in modo relativo, giacchè possono essere oggetto di pignoramento per determinati crediti.


Divieto di stabilire limitazioni di responsabilità con convenzioni private

Il fenomeno delle limitazioni delle responsabilitá diventa di continuo più imponente per ragioni umanitarie, sociali o di tutela di interessi di diversa natura, che la legge ritiene degni di protezione. riservato, però, soltanto al legislatore di stabilire deroghe al principio della prima parte dell'art. 2740. Le private convenzioni non possono stabilire limitazioni al principio . e a responsabiità. Questo divieto contenuto nella seconda parte della disposizione in esame fa ritenere che la prima rechi un principio di ordine pubblico.

Trattasi di una disposizione innovatrice di fronte al codice del 1865. È infatti stabilito oggi dal nuovo codice che è nulla ogni disposizione, con cui il testatore proibisca all'erede di di­spone per atto tra vivi o per atto di ultima volontà dei beni ereditari.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1124 Il principio fondamentale che il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri e che i creditori, salve le cause legittime di prelazione, hanno eguale diritto di soddisfarsi su di essi, riceve enunciazione negli art. 2740 del c.c. e art. 2741 del c.c., rafforzato dalla norma (art. 2740, secondo comma) che, nell'interesse del credito e dell'economia, non consente limitazioni di responsabilità fuori dei casi stabiliti dalla legge.

Massime relative all'art. 2740 Codice civile

Cass. civ. n. 8090/2004

Le riserve tecniche che figurano nella contabilità delle imprese di assicurazione e sono poste dalla legge in relazione esclusiva con l'adempimento delle obbligazioni assunte dall'impresa coi contratti cui si riferiscono, non costituiscono patrimoni separati, ma semplici poste contabili facenti parte del passivo dell'impresa, mentre la garanzia effettiva dell'adempimento delle obbligazioni è fornita non dalle riserve, ma dalle attività patrimoniali dell'impresa; né è sufficiente, per configurare un patrimonio separato, il riferimento del patrimonio stesso ad uno scopo, essendo anche necessario che intervenga una disciplina particolare, diversa da quella che regola il residuo patrimonio del soggetto, perché la separazione è uno strumento eccezionale, di cui soltanto la legge può disporre, essendo diretto ad interrompere la normale corrispondenza tra soggettività e unicità del patrimonio, per destinare una parte di questo al soddisfacimento di alcuni creditori, determinando in tal modo la insensibilità dei beni separati alla sorte giuridica degli altri, in deroga ai principi fissati dagli artt. 2740 e 2741 c.c.

Cass. civ. n. 10771/1999

Il creditore che abbia iscritto ipoteca su beni eccedenti l'importo del credito vantato non può mai essere chiamato a rispondere, nei confronti del debitore, per danno da illecito aquiliano ex art. 2043 c.c., non consentendolo le disposizioni di cui agli artt. 2740 (circa l'assoggettabilità di tutti i beni del debitore, presenti e futuri, alla responsabilità patrimoniale), 2828 (che legittima il creditore ad iscrivere ipoteca giudiziale su qualsiasi immobile di proprietà del debitore) e 2877 stesso codice (con il quale sono poste a carico del debitore richiedente le spese per l'eventuale riduzione, mentre sono a carico del creditore le sole spese derivanti da riduzione dell'ipoteca per eccesso nella determinazione del credito). Resta, peraltro, salva la possibilità di configurare, a carico del creditore procedente, una ipotesi di responsabilità processuale, a tenore dell'art. 96, primo comma c.p.c., qualora quest'ultimo, convenuto perla riduzione dell'ipoteca, resista in giudizio con mala fede o colpa grave.

Cass. civ. n. 576/1991

L'impignorabilità di un bene di un comune in ragione della sua appartenenza al patrimonio, indisponibile dell'ente, concretando una limitazione della responsabilità patrimoniale ai sensi dell'art. 2740, secondo comma, c.c., può essere fatta valere dal comune soltanto come motivo di opposizione all'esecuzione forzata contro il creditore pignorante ai sensi dell'art. 615 secondo comma c.p.c., ma non può essere opposta all'aggiudicatario come motivo di nullità della vendita forzata da far valere con azione autonoma di accertamento.

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Consulenze legali
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Anonimo chiede
martedì 21/05/2019 - Lazio
“Egregi Avvocati, Vi rappresento la mia situazione per avere un Vostro parere.
Ad oggi ho i seguenti debiti: euro 3500 con il condominio, in quanto soccombente ad opposizione decreto ingiuntivo per oneri condominiali impagati; in breve, sono coerede insieme a tre fratelli di un immobile ereditario valevole 90 mila euro (pro quota 22500 euro) ed ho perso una causa con i coeredi per aver affittato a terzi l'immobile ereditario per pagare spese condominiali, manutenzioni e tasse, il tutto ex articoli 460-486 c.c. (Amministrazione temporanea), situazione per la quale in solido con l'ex inquilino sono soccombente (vi è stata una causa dei coeredi) e devo per sentenza 12000 euro in solido agli stessi.
Inoltre ho debiti di 4000 euro con Agenzia Entrate Riscossione ed attendo esiti ad una definizione rateale richiesta.
Infine, attendo una sentenza imminente per una causa di ricorso/sequestro immobile ex art 670 e scioglimento comunione ereditaria, il sequestro ex art 670 c.c. situazione di cui temo un enorme addebito spese legali/giudiziarie che non saprei quantificare, dopo una causa di 5 anni con giudizio definitivo imminente, anzi in tal senso vi chiedo un parere su quanto possa essere addebitato e se l'addebito sia solo a me o anche agli altri coeredi.
Chiedo: sono un operaio a 1200 euro mensili ed il coniuge operaio part time a 300 euro mensili, voglio aderire alla legge 3/2012-piano del consumatore; ho un solo dubbio: possiedo soltanto un'immobile di residenza-prima casa con mutuo fondiario in corso che pago regolarmente: mutuo da 105000 euro, residuo 58000 euro, 11 anni di scadenza, rata mensile 445,00 fino alla fine, cointestato
Pertanto domando: corro il rischio attuando la legge 3/2012 piano del consumatore che l'immobile possa essere inserito nel piano e nella procedura liquidativa o in situazioni simili? In tal senso avrei dei rischi (quali?) o dei vantaggi? Ed infine nell'aderire a tale legge, vista la mia situazione mi consigliate di aderire alla legge 3/2012 da subito oppure soltanto in caso che il creditore operasse un pignoramento dell'immobile, poiché come avrete capito mi interessa difendere questo unico bene che possiedo. Ciò anche considerando che gli stessi potrebbero soddisfarsi con la quota parte ereditaria del sottoscritto o gran parte di essa.
Chiedo Vostro parere per procedere o meno. Al momento non ho documentazioni specifiche al riguardo.
Chiedo un Vostro parere tecnico. Grazie. Cordiali saluti”
Consulenza legale i 31/05/2019
I debiti che allo stato attuale risultano certi, liquidi ed esigibili ammontano a circa euro 20.000, e sono quelli dovuti nei confronti del condominio, dell’Agenzia delle entrate e quelli derivanti da sentenza, per i quali ultimi ci si trova nella posizione di coobbligato.
A questi deve necessariamente aggiungersi l’importo del mutuo residuo, pari ad euro 58.000 per il quale, trattandosi di mutuo fondiario, la Banca mutuante vanta un credito privilegiato (è titolare del diritto di ipoteca sull’immobile).
Non è possibile mettere nel conto, invece, i debiti di cui ancora non si ha alcuna certezza in ordine al loro esatto ammontare, e sono quelli che deriveranno dalla causa per scioglimento della comunione ereditaria, nel corso della quale sembra che sia stato anche disposto un sequestro giudiziario.

Risulta più che evidente, dunque, che la situazione che si presenta deve, per forza di cose, suscitare una certa preoccupazione per un soggetto (persona fisica) che ha al suo attivo, in termini di liquidità, soltanto una busta paga mensile di circa euro 1.200, a cui vanno aggiunti altri 300,00 euro quale reddito mensile del coniuge.
Pertanto, ciò che si consiglia, al fine di evitare di rischiare di perdere tutto, continuando ugualmente a restare gravati di debiti, è di cercare in qualche modo di prendere immediatamente in mano la situazione e far fronte nel migliore dei modi a tale esposizione debitoria.

Indubbiamente la Legge 3/2012, a cui si fa riferimento nel quesito, può costituire un utile strumento per evitare, almeno temporaneamente, l’instaurazione di procedure esecutive sul proprio patrimonio.
Trattasi, infatti, di un testo normativo introdotto proprio al preciso scopo di porre rimedio ad una situazione di “sovraindebitamento”, per tale intendendosi la situazione di coloro che non riescono a pagare i propri debiti a causa di uno squilibrio tra le disponibilità economiche e gli stessi debiti, non disponendo di patrimonio prontamente liquidabile.
Con tale legge si intende, dunque, offrire la possibilità a chi ha troppi debiti di pagare ciò che gli è possibile in relazione alla propria situazione di reddito, patrimonio e carico familiare, cercando di contemperare nel migliore dei modi il diritto del debitore a continuare a godere di una vita dignitosa ed il contrapposto interesse dei creditori di riuscire ad ottenere almeno una parte di quanto a loro dovuto.

I vantaggi del ricorso a tale procedura, dunque, consisterebbero nel tentare di evitare indiscriminate azioni esecutive da parte dei creditori, volte a colpire esecutivamente il proprio patrimonio immobiliare, con la grande probabilità di ricavare, al termine della o delle procedure esecutive, un prezzo incapace di soddisfare tutti i creditori (con grave danno sia per gli stessi creditori che per il debitore che ha subito l’esecuzione); è alquanto notorio, infatti, che i beni messi all’asta subiscono un notevole deprezzamento rispetto a quello che può essere il loro reale valore di mercato.

Sotto il profilo dei presupposti, non sembra che possano frapporsi ostacoli all’applicazione di tale normativa, essendo richiesto che il debitore sia in stato di sovraindebitamento, che sia un soggetto non fallibile e che non abbia posto in essere atti in frode ai creditori (esempio con la sottrazione volontaria di beni o denaro), tutti requisiti che sembrano pienamente sussistere nel caso in esame.
E’ possibile accedere a tale legge in ogni fase della crisi del debito, ma, come prima accennato, la soluzione più vantaggiosa è quella di cercare di raggiungere un accordo con i creditori quando cominciano ad insorgere i primi problemi di pagamento, anziché aspettare che siano gli stessi creditori, per primi, ad aggredire il patrimonio del debitore.

Vediamo adesso come occorre procedere sotto un profilo prettamente pratico, potendosi già anticipare che la situazione in realtà non è così drammatica come può apparire a chi è costretto a viverla dall’interno.
Infatti, se si analizzano criticamente le principali voci di debito, ci si può rendere conto che in realtà i debiti di maggior consistenza si hanno nei confronti dei propri fratelli coeredi (sia per crediti maturati che maturandi) e nei confronti della Banca.
Passando, poi, all’analisi della propria situazione patrimoniale, si può constatare che, a fronte del debito della Banca, questa gode di ampia garanzia ipotecaria sull’immobile per il quale è stato concesso il mutuo (rivestendo la qualità di creditore privilegiato) e, pertanto, nulla può avere da temere per l’ipotesi di inadempimento da parte del proprio debitore.

Gli altri creditori, invece, sono i propri fratelli, i quali, come correttamente prospettato nello stesso quesito, potrebbero avere un certo interesse ad acquisire in soddisfacimento di ogni loro credito (anche quello che deriverà dalla chiusura della causa di scioglimento della comunione ereditaria) la quota di immobile caduto in successione e di cui è titolare il fratello debitore, il cui valore sembra anche superare l’importo complessivo del proprio debito (la differenza, infatti, potrebbe servire a ripianare il debito con il fisco e con il condominio).

Il primo passo da compiere, dunque, sarà quello di rivolgersi ad un OCC (Organismo di composizione della crisi), al quale sottoporre la propria situazione economica e patrimoniale, al fine di elaborare con lo stesso una proposta da presentare ai proprio creditori.
La proposta così elaborata ed attestata dall’OCC verrà poi presentata al Giudice competente presso il Tribunale del proprio luogo di residenza, al quale spetterà il compito di approvare quel piano.

Si tenga conto del fatto che il consumatore (si intende come tale qualunque persona fisica che abbia contratto debiti per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale) ha a sua disposizione un strumento in più rispetto all’imprenditore, in quanto, mentre quest’ultimo può avvalersi del c.d. “accordo di ristrutturazione” (il quale presuppone pur sempre l’acquisizione del consenso dei creditori), al consumatore è consentito anche predisporre un vero e proprio “piano” di soddisfacimento dei propri creditori, il quale necessità soltanto dell’omologazione da parte del Tribunale.

Tra i documenti da depositare unitamente all’istanza, vi sono:
  • elenco di tutti i creditori, con indicazione delle somme dovute;
  • elenco di tutti i beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni;
  • dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni;
  • attestazione sulla fattibilità del piano, di competenza della OCC a cui ci si dovrà necessariamente rivolgere;
  • elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento del debitore e della sua famiglia, con indicazione della composizione del nucleo familiare, corredata dal certificato dello stato di famiglia (art. 9 comma 2 Legge 3/2012)
  • relazione particolareggiata dell’OCC (art. 9 comma 3 bis).

Su tale istanza il Giudice si pronuncerà con decreto, con il quale verrà anche disposto il divieto di inizio o prosecuzione di azioni esecutive individuali, nonché l’inibizione di sequestri conservativi o l’acquisto di diritti di prelazione sul patrimonio del debitore.

Al fine di rendere il piano fattibile, si propone di strutturarlo nei seguenti termini (che poi sono quelli che dovrebbero risultare dalla relazione dell’OCC):
  1. il debitore si obbliga a cedere agli altri fratelli, a soddisfacimento di ogni loro credito, anche derivante dalle cause che si andranno a definire, la quota di cui è titolare sull’immobile caduto in successione;
  2. gli altri fratelli gli riconosceranno un conguaglio in denaro pari alla somma dovuta al Fisco
  3. il debitore si impegnerà altresì ad agire in regresso per il recupero di quanto dovuto dai coobbligati solidali (i terzi affittuari dell’immobile ereditario) ed a riversare immediatamente le somme a tale titolo riscosse agli altri fratelli.
  4. le rate di mutuo con la Banca continueranno regolarmente ad essere soddisfatte con il proprio stipendio, tenendosi sempre presente che la Banca ha garanzia ipotecaria sull’immobile.

Quest’ultimo elemento non potrà in alcun modo essere sottovalutato, in quanto i creditori chirografari (cioè quelli diversi dalla Banca) dovrebbero tenere ben presente che se il piano dovesse fallire, rischierebbero di non prendere nulla, poiché sull’abitazione si andrebbe a soddisfare la Banca, mentre lo stipendio non sarebbe ulteriormente pignorabile poiché lo stesso è già decurtato dalla rata di mutuo.

Pertanto, sul piano concreto, ciò che potrebbero concretamente attaccare è di fatto quella quota di comproprietà, che se pignorata e messa all’asta, sicuramente consentirebbe loro di soddisfare solo in minima parte il credito di cui sono titolari.


Anna R. S. chiede
giovedì 14/06/2018 - Veneto
“Avevo un negozio affittato e per recuperare gli affitti non pagati dall'inquilino gli è stato intimato un decreto ingiuntivo, un'esecuzione di sfratto, un atto di precetto e per finire l'atto di pignoramento verso terzi. Avendo acceso un'ipoteca su un appartamento che ha in comproprietà con la moglie ed avendo lui ad oggi un debito di 11.300 euro di affitti più 4.275 euro di spese liquidate dal Giudice che io ho anticipato e che lui che deve rimborsare, affrontando il recupero coatto ci può essere un motivo per cui io non riesca poi a recuperare il tutto?
Resto in attesa di una vostra cortese e sollecita risposta.”
Consulenza legale i 19/06/2018
In base all’art. 2740 del codice civile il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Si tratta di una regola avente carattere generale.
Secondo poi quanto previsto dal successivo art. 2741 c.c. "I creditori hanno eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore, salve le cause legittime di prelazione. Sono cause legittime di prelazione i privilegi, il pegno e le ipoteche.”
Laddove una ipoteca sia iscritta su un immobile in comproprietà tra i coniugi (di cui uno solo è debitore) l’unica condizione è che la metà del ricavato dalla vendita all’asta andrà restituita al coniuge non debitore. Tale principio è stato ribadito anche in una recente sentenza della Cassazione (n.6230/2016): “per il debito di uno dei coniugi correttamente è sottoposto a pignoramento per l’intero il bene, pure se in parte compreso nella comunione legale con l’altro coniuge, con conseguente esclusione di ogni irritualità o illegittimità degli atti tutti della procedura, fino all’aggiudicazione ed al trasferimento di quello in favore di terzi compresi, nonché con esclusione della fondatezza della pretesa del debitore esecutato e dell’opponente originaria non solo di caducare tali atti, ma pure di separare di quel bene parti o quote o di conseguire dalla procedura esiti diversi dalla vendita per l’intero, salva la corresponsione al coniuge non debitore, in sede di distribuzione, della metà del ricavato lordo di essa”.

Ciò posto, nel caso in esame si chiede se in un recupero forzoso del credito ci possa essere un motivo per cui non si possa recuperare l’intero importo. A tal proposito, va premesso che non è possibile fare previsioni certe circa la fruttuosità di una esecuzione, in quanto ciò dipende da numerosi fattori tra i quali l'esistenza di crediti privilegiati o la compresenza di più esecuzioni forzate.

Fermo quanto precede, nel quesito non è specificato CHI abbia effettivamente iscritto l’ipoteca.
Se è stato altro creditore, questi sarà privilegiato nella ripartizione del patrimonio del debitore (fermo il limite sopra specificato della restituzione di metà dell’importo al coniuge non debitore).
Infatti, l’ipoteca da diritto di soddisfarsi sul prezzo ricavato dalla vendita dell’immobile con precedenza (cosiddetto diritto di prelazione) rispetto agli altri eventuali creditori del medesimo debitore.
Pertanto, se non si è creditori privilegiati, il rischio di non riuscire a recuperare il credito per intero sussiste.
Occorre ovviamente però verificare in concreto quale sia effettivamente il patrimonio del debitore: potrebbe anche verificarsi che possano essere soddisfatti sia i creditori privilegiati che quelli chirografari.

In ipotesi, poi, che venga effettuato un pignoramento presso terzi, quale quello dello stipendio, del conto corrente o della pensione del debitore (nel quesito, leggiamo che un pignoramento presso terzi peraltro è già stato esperito) vanno tenuti presenti i crediti impignorabili e i limiti di impignorabilità previsti dal novellato art. 545 c.p.c.
Anche in tal caso occorrerebbe però conoscere l’effettiva situazione patrimoniale del debitore per potere affermare se in concreto vi siano o meno rischi nel recupero forzoso del credito.

Alessandro P. chiede
domenica 21/05/2017 - Sicilia
“Salve

Gradirei sapere se è possibile procedere al pignoramento di un conto corrente bancario aziendale (ditta individuale commercio all'ingrosso) per debiti pregressi a costituzione ditta e comunque di natura privata..”
Consulenza legale i 22/05/2017

Il suo quesito ha risposta positiva. L' impresa, infatti, non ha una soggettività giuridica diversa rispetto a quella dell' imprenditore che ne è titolare, con la conseguenza che il patrimonio dell'impresa e quello dell'imprenditore finiscono per confondersi tra loro.

Sul punto si è espressa anche la Corte di Cassazione, la quale, con la sentenza n. 977/2007, ha precisato che "la ditta individuale coincide con la persona fisica titolare di essa e, perciò, non costituisce un soggetto giuridico autonomo, sia sotto l'aspetto sostanziale che sotto quello processuale".
Trova, pertanto, applicazione il disposto di cui all'art. 2740 c.c., dettato in tema di responsabilità patrimoniale del debitore e ai sensi del quale "il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri".

Poichè, dunque, il patrimonio dell'imprenditore individuale coincide con quello dell'impresa individuale di cui questi è titolare, il creditore personale dell'imprenditore potrà agire in via esecutiva anche sui beni dell'impresa, compreso il conto corrente bancario.


Testi per approfondire questo articolo

  • Responsabilità patrimoniale. Disposizioni generali

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