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Articolo 2911 Codice Civile 2020

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Beni gravati da pegno o ipoteca

Dispositivo dell'art. 2911 Codice Civile 2020

Il creditore che ha pegno su beni del debitore non può pignorare altri beni del debitore medesimo, se non sottopone a esecuzione(1) anche i beni gravati dal pegno.

Non può parimenti, quando ha ipoteca, pignorare altri immobili, se non sottopone a pignoramento anche gli immobili gravati dall'ipoteca .

La stessa disposizione si applica se il creditore ha privilegio speciale [2755] su determinati beni [2770].

Note

(1) Nell'esecuzione mediante espropriazione forzata, il bene o i beni colpiti dalla procedura esecutiva vengono venduti ai pubblici incanti e la somma ricavata ripartita tra i creditori, attraverso le forme prescritte dal codice di rito agli artt. 483 ss. c.p.c.

Ratio Legis

La disposizione in commento è finalizzata a tutelare innanzitutto i creditori chirografari (v. art. 2741), i quali rischiano un pregiudizio da chi, pur potendo aggredire i beni oggetto della garanzia, preferisca agire sugli altri. In secondo luogo, si offre poi tutela al debitore, al quale non vengono sottratti i beni liberi da garanzie, che conservano in tal modo il loro effettivo valore di mercato.

Spiegazione dell'art. 2911 Codice Civile 2020

Espropriazione forzata promossa da creditore pignoratizio o ipotecario

L'articolo contiene la formulazione generale di un principio ovvio che già si trovava espresso parzialmente nell'art. 208o vecchio cod. civ. e precisamente : il creditore pignoratizio, ipotecario o con privilegio speciale deve esercitare la propria azione esecutiva in prima linea sui beni che sono. vincolati alla garanzia a suo favore. Solo se il creditore sottopone ad esecuzione tali beni, avrà la facoltà di estendere il pigno­ramento ad altri beni del debitore salvo sempre il disposto dell'art. 496 cod. proc. civ.

È da segnalare che mentre l'art. 2980 cod. civ. 1865 subordinava al consenso del debitore l'estensione della esecuzione ai beni non ipotecati, quando i beni ipotecati non erano sufficienti a coprire il suo credito, l'art. 2911 pone senz'altro come requisito per l'estensione dell'esecuzione la sottoposizione a pignoramento dei beni, costituiti in garanzia.

Resta cosi rafforzato il criterio di economia processuale cui la pre­sente norma si ispira.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 2911 Codice Civile 2020

Cass. civ. n. 1033/2007

L'opposizione con cui il debitore faccia valere la disposizione di cui all'art. 2911 c.c., per la mancata esecuzione su beni costituiti in pegno da un terzo, deve qualificarsi come opposizione agli atti esecutivi, in quanto con essa non viene denunciato un limite legale all'esecuzione; infatti, l'art. 2911 c.c. non si applica al caso in cui il pegno sia costituito da un terzo, sicché l'esecuzione non incontra il limite della necessaria sottoposizione a pignoramento dei beni gravati da pegno.

Cass. civ. n. 702/2006

La riduzione del pignoramento, purché restino assoggettati ad esecuzione solo immobili ipotecati, può essere disposta in base all'art. 496 c.p.c., sebbene ciò comporti che ad essere liberati siano altri beni ipotecati, senza che ciò significhi sottrarre il bene al vincolo della causa di prelazione (che potrà tornare ad essere fatta valere esclusivamente se il credito risulterà insoddisfatto). Difatti, gli artt. 2911 c.c. e 558 c.p.c. perseguono lo scopo che, ad essere pignorati, siano prima gli immobili ipotecati e poi gli altri immobili ma, purché d'espropriazione restino assoggettati immobili ipotecati, non escludono che altri immobili, ipotecati o meno, vi siano sottratti, se si delinea una situazione di eccesso nel ricorso all'espropriazione. (Nella specie, la S.C., sulla scorta del suddetto principio, ha confermato l'impugnata sentenza con la quale era stata rigettata l'opposizione agli atti esecutivi del creditore procedente avverso l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che, con riguardo ad un procedimento di espropriazione relativo ad immobili ipotecati, aveva disposto la riduzione del pignoramento, rilevando l'ammissibilità di quest'ultimo rimedio anche quando i beni assoggettati all'esecuzione risultino tutti ipotecati a garanzia del credito azionato e ciò, a maggior ragione. quando, come nel caso di specie, non si trattava di ipoteca volontaria, bensì di ipoteca iscritta in virtù del medesimo titolo giudiziale con il quale si era proceduto al pignoramento).

Cass. civ. n. 11122/1997

Non è precluso, al creditore garantito dal pegno, di munirsi di un titolo esecutivo e di sottoporre (al fine di tentare di realizzare per intero la soddisfazione del credito) a pignoramento altri beni del debitore, purché, nel rispetto della disposizione contenuta nell'art. 2911 c.c., sottoponga ad esecuzione anche il bene gravato da pegno.

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Consulenze legali
relative all'articolo 2911 Codice Civile 2020

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Fabio C. chiede
giovedì 27/08/2020 - Campania
“Spett. Le redazione di Brocardi.it, il quesito è in materia successoria e riguarda principalmente il beneficio dell'inventario, e la presenza di un mutuo ipotecario intestato al de cuius su un immobile donato a uno degli eredi che ha accettato l'eredità con beneficio di inventario.

Tale immobile essendo stato donato dal de cuius a uno degli eredi, non è presente in inventario, il mutuo ipotecario aperto dal de cuius su tale immobile è invece presente (integrato successivamente dall'erede donatario).


Il mio dubbio è il seguente: premesso che la donazione è stata trascritta successivamente al contratto di mutuo ipotecario , In tal caso la banca creditrice come soddisferà il credito verso il de cuius? Attraverso l'attivo ereditario oppure con l'immobile oggetto del mutuo?

L'erede dell'immobile donato avendo accettato con beneficio di inventario riuscirebbe così ad avere l'immobile salvo e il debito pagato attraverso l'attivo ereditario danneggiando gli altri eredi, oppure la banca provvederà principalmente a soddisfare il proprio credito con l'immobile donato?

Resto in Attesa di Vs gentile risposta e porgo i miei migliori saluti”
Consulenza legale i 02/09/2020
Oggetto del contratto di donazione da parte del de cuius è stato un immobile sul quale, già al momento del trasferimento a titolo gratuito, gravava un’ipoteca a garanzia di un mutuo.
Nel quesito, infatti, viene precisato che la donazione è stata trascritta successivamente al contratto di mutuo.
Ora, nessun dubbio sussiste in ordine alla trasferibilità di un immobile ipotecato, sia nel caso in cui il trasferimento si realizzi a titolo oneroso che a titolo gratuito.

L'ipoteca, infatti, rientra nella categoria delle c.d. “garanzia reali”, le quali si caratterizzano per il fatto che seguono il bene anche se questo successivamente viene venduto o donato a terzi, restando a garanzia del creditore fin quando non verrà pagato interamente il debito.
Tuttavia, se da un lato nulla vieta la circolazione degli immobili ipotecati, dall’altro lato il soggetto che diventerà titolare del bene è costretto ad accettare il rischio di perderlo se il debitore originario non versa quanto dovuto al soggetto in favore del quale è stata iscritta l'ipoteca, generalmente l’istituto di credito.

E’ per tale ragione che la banca creditrice non ha alcun diritto ad opporsi all'eventuale trasferimento dell'immobile, considerato che, anche cambiando proprietario, non perde il diritto di espropriarlo e metterlo all'asta se non vengono pagate le rate del mutuo.
Solitamente è il notaio che, nel momento in cui procede alla stipula dell’atto pubblico di donazione, informa il donatario dei rischi a cui può andare incontro nell’ipotesi in cui, continuando il mutuo a gravare sul donante, quest’ultimo (o i suoi eredi, come nel caso di specie) non dovesse provvedere a soddisfare le rate di mutuo.

Per quanto concerne in particolare il pagamento di tali rate, generalmente accade che nello stesso atto di donazione siano specificate le caratteristiche del mutuo e sia anche stabilito che tale mutuo viene accollato in capo al donatario (ossia trasferito dal donante al donatario).
Tale trasferimento, tuttavia, non è automatico, o meglio non può farsi dipendere soltanto dalla volontà di donante/donatario o di venditore/acquirente (nel caso di alienazione a titolo oneroso).
Costituisce, infatti, preciso onere del notaio, che stipula l’atto, provvedere alla notifica dello stesso con relativo accollo alla banca che concesse il mutuo, comunicando i dati dell’accollatario, il quale assume l’obbligazione di pagare il mutuo.
La banca, una volta ricevuta la notifica, potrà:
  1. liberare il precedente proprietario dall’obbligazione di pagamento, adottando una delibera di accollo liberatorio;
  2. non liberare il donante (o il venditore, se si tratta di una compravendita) dall’obbligazione, con la conseguenza che donante e donatario resteranno entrambi solidalmente obbligati al pagamento delle rate di mutuo (è proprio questa l’ipotesi più frequente).

Nel caso di specie sembra di capire che alla donazione dell’immobile ipotecato non abbia fatto seguito alcun accollo del contratto di mutuo da parte del donatario, con la conseguenza che si è realizzata quella scissione, ammessa dalla legge, tra soggetto obbligato a pagare le rate di mutuo alla banca e soggetto titolare dell’immobile per l’acquisto del quale il mutuo è stato contratto e sul grave grava la garanzia ipotecaria.
Della ammissibilità di tale scissione se ne trova, peraltro, conferma all’art. 2858 del c.c., in cui si fa esplicito riferimento al terzo acquirente di beni ipotecati che non sia personalmente obbligato.

Alla morte del donante, indubbiamente quel debito derivante dal contratto di mutuo continuerà a gravare sul patrimonio ereditario e di esso saranno tenuti a risponderne gli eredi, nei limiti del patrimonio ereditario o anche con il patrimonio personale, a seconda se si siano avvalsi o meno della procedura di accettazione con beneficio di inventario.
Qualora abbiano scelto di avvalersi del beneficio di inventario, sicuramente non accadrà nulla finchè qualcuno pagherà regolarmente le rate di quel mutuo, in quanto alla banca interessa soltanto che vi sia regolarità nei pagamenti.
Se, al contrario, tale regolarità dovesse venir meno, la banca non potrà fare a meno di applicare il disposto dell’art. 2911 c.c., ovvero avrà l’obbligo ed il diritto di soddisfarsi esecutivamente sul bene gravato da ipoteca.
Si tratta di un obbligo in quanto tale norma dispone che il creditore che ha ipoteca su beni del debitore non può pignorare altri beni dello stesso debitore se non sottopone ad esecuzione anche i beni gravati dall’ipoteca.
Pertanto, poiché in questo caso parte debitrice sono gli eredi del de cuius debitore originario, la banca, prima di aggredire il patrimonio ereditario, dovrà soddisfarsi sull’immobile gravato da ipoteca e, soltanto se questo dovesse essere insufficiente a garantire il suo credito, avrà il diritto di aggredire gli altri beni caduti in successione.

Il donatario, da parte sua, se vuole evitare l’espropriazione forzata dell’immobile ricevuto in donazione, non avrà altra scelta che quella di pagare i creditori iscritti (cioè in favore dei quali sussiste l’ipoteca), come disposto dal citato art. 2858 c.c.

A questo punto, rispondendo sinteticamente alle domande poste nel quesito, può dirsi quanto segue:
  1. la banca creditrice ha il diritto, ma anche l’obbligo, di soddisfare il credito verso il de cuius con preferenza sull’immobile ipotecato e per l’acquisto del quale è stato contratto il mutuo. Solo se questo dovesse risultare incapiente, potranno essere aggrediti gli altri beni costituenti la massa attiva ereditaria;
  2. dipende solo dalla volontà degli eredi del de cuius continuare o meno a pagare le rate di quel mutuo, con la conseguenza che finchè queste verranno soddisfatte con denaro ereditario l’immobile donato sarà salvo, mentre in caso di ritardato o omesso pagamento la banca agirà esecutivamente su quell’immobile.