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Articolo 490 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Pubblicità degli avvisi

Dispositivo dell'art. 490 Codice di procedura civile

Quando la legge dispone che di un atto esecutivo sia data pubblica notizia [534, 570, 576 n. 4, 584 2, 591], un avviso contenente tutti i dati, che possono interessare il pubblico, deve essere inserito sul portale del Ministero della giustizia in un'area pubblica denominata “portale delle vendite pubbliche”.

In caso di espropriazione di beni mobili registrati, per un valore superiore a 25.000 euro e di beni immobili, lo stesso avviso, unitamente a copia dell'ordinanza del giudice e della relazione di stima redatta ai sensi dell'articolo 173-bis delle disposizioni di attuazione del presente codice, e' altresi' inserito in appositi siti internet almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte o della data dell'incanto.

Anche su istanza del creditore procedente o dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo il giudice può disporre inoltre che l'avviso sia inserito almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte una o più volte sui quotidiani di informazione locali aventi maggiore diffusione nella zona interessata o, quando opportuno, sui quotidiani di informazione nazionali o che sia divulgato con le forme della pubblicità commerciale. Sono equiparati ai quotidiani, i giornali di informazione locale, multisettimanali o settimanali editi da soggetti iscritti al Registro operatori della comunicazione (ROC) e aventi caratteristiche editoriali analoghe a quelle dei quotidiani che garantiscono la maggior diffusione nella zona interessata. Nell'avviso è omessa l'indicazione del debitore (1) (2).

Note

(1) Il difetto di attuazione della pubblicità, o un suo vizio, determina la nullità, (da far valere con l'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 del c.p.c.) dell'atto esecutivo, al quale la pubblicità si riferisce. Ad esempio, nel procedimento di vendita, l'atto esecutivo contro il quale è possibile proporre opposizione è l'ordinanza di aggiudicazione, essendo questa l'ultimo atto di tale procedimento. In relazione agli atti preliminari dello stesso procedimento (ad es. l'avviso di vendita), per rilevare la mancanza di pubblicità, è possibile solo rivolgere istanza al giudice dell'esecuzione, così come disposto dall'art. 486.
(2) Questo comma è stato così da ultimo modificato dal d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e dal d.l. 83/2015

Ratio Legis

Lo scopo della norma in commento è quello di dare la possibilità al pubblico di venire a conoscenza dell'imminente compimento di un atto che riveste interesse generale, come ad esempio l'ordinanza di vendita. La pubblicità a cui la norma si riferisce può essere ordinaria (1° e 2° comma), o straordinaria (3° comma): quella prevista dalla legge è ordinaria e obbligatoria (per es.: nella vendita all'incanto). Diversamente, quella disposta dal giudice dell'esecuzione qualora ne ravvisi l'utilità è straordinaria. Quest'ultima si attua mediante l'inserzione in determinati giornali o con le forme della pubblicità commerciale (televisione, radio etc.).

Massime relative all'art. 490 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 7610/2006

In tema di espropriazione forzata immobiliare, realizzata la pubblicità degli avvisi di vendita con incanto ai sensi dell'art. 490 c.p.c., integra un apprezzamento di fatto non censurabile in sede di legittimità, ove sorretta da una motivazione logica e priva di errori giuridici, la verifica sulla sussistenza di eventuali errori ed imprecisioni nella descrizione dell'immobile, come apparsa sui suddetti avvisi, e, in caso positivo, sulla loro idoneità, o meno, a potersi ritenere causa di nullità del procedimento o della vendita, tenuto presente, altresì, che — perché possa considerarsi osservato il precetto di legge, quanto al contenuto degli avvisi di vendita immobiliari — è sufficiente che questi contengano la corretta descrizione catastale dell'immobile ed il prezzo base fissato dal giudice dell'esecuzione.

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Consulenze legali
relative all'articolo 490 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Mario G. chiede
lunedì 11/12/2017 - Puglia
“Buongiorno, è possibile applicare l'art. 490 c.p.c. per falsa pubblicitari è falsa perizia su un immobile messo all'asta ( senza incanto),dove risulta al catasto deposito vano agricolo categoria C/2 classe 3, ma nel bando d'asta pubblicata dal tribunale/aste la tipologia viene descritta Villa, e nella relazione del perito per la valutazione dell'immobile viene descritta villa singola e tra parentesi , destinazione d'uso deposito agricolo, avendo adottato un criterio di stima di 1500 euro al mq lordi in base all'andamento di mercato per immobili residenziali ( ville villini), e non sul criterio di stima di deposito vano agricolo,il deposito vano agricolo ha l'usabilità ma non l'abitabilità residenziale che catastalmente e A/8. E' possibile bloccare la vendita in atto? Grazie”
Consulenza legale i 16/12/2017
E’ sicuramente possibile, anzi quasi doveroso, bloccare la vendita in atto, e ciò al fine di evitare che colui il quale andrà ad acquistare l’immobile all’asta si trovi ad avere aggiudicato un bene pubblicizzato in maniera diversa dalla reale consistenza.

Momento centrale per una libera e corretta formazione della volontà dell’offerente è costituito proprio dall’avviso di vendita e dalla sua pubblicità: detta fattispecie complessa, se realizzata nel rispetto delle regole processuali e della diligenza, prudenza e perizia, è idonea ad evitare che la volontà dell’offerente si formi in modo scorretto, ovvero che il bene concretamente offerto in vendita sia privo delle caratteristiche e/o delle qualità del bene descritto nell’avviso e posto in pubblicità.

Tre sono i principali gruppi di errori in cui può incorrere l’offerente, relativi ad una difformità di consistenza o di altre qualità materiali e/o giuridiche tra il bene effettivamente staggito e quello che l’offerente si rappresenta come posto in vendita, ossia:

1) errori sulle caratteristiche fisico-materiali del bene (ubicazione, indirizzo, estensione, pertinenze, e così via);
2) errori sul diritto reale posto in vendita e sugli eventuali oneri o diritti reali su di esso gravanti (immobile gravato da usufrutto, ovvero posto in vendita per il solo usufrutto, servitù indicate come esistenti);
3) errori sulle caratteristiche urbanistiche (edificabilità/non edificabilità dei terreni, abusi edilizi, presenza di vincoli convenzionali e così via, questioni connesse alla certificazione energetica) e catastali (immobili non accatastati, planimetrie difformi, mappe catastali non regolari, categorie catastali non corrispondenti alla norma).

Tali errori possono trovare la loro origine:
- in una non diligente redazione della perizia ad opera del consulente tecnico d’ufficio (C.T.U.) o non diligente redazione e/o deposito di altri documenti ad opera di altri soggetti;
- in una scorretta trasposizione nell’avviso d’asta delle risultanze della perizia o degli altri documenti in atti;
- in una divergenza tra l’avviso d’asta e la pubblicità cartacea e telematica;
- in un esame poco approfondito delle risultanze della perizia o dell’avviso d’asta da parte dell’offerente.

La presenza di tali errori può così indurre il Giudice o il professionista delegato alla vendita a disporre la pubblicità di un bene o a redigere l’avviso di vendita trascrivendo una errata descrizione di esso.
Inevitabile conseguenza sarà, come prima accennato, che i potenziali acquirenti andranno ad acquistare ed a ritenere un immobile sostanzialmente differente dalle aspettative scaturenti dalla lettura degli atti processuali.

Inoltre, conseguenza ancora più grave sarà che le invalidità attinenti l’ordinanza di vendita e la relativa pubblicità non potranno essere fatte valere con l’impugnazione del decreto di trasferimento dell’immobile venduto (in tal senso Cassazione Sezione I sentenza n. 6710 del 19.03.2009); tale impossibilità deriva dal fatto che il processo esecutivo è strutturato come una successione di sub procedimenti, ciascuno dei quali conduce e si conclude con un provvedimento distinto.
Pertanto le nullità che si sono verificate in una certa fase del procedimento possono riflettersi sulla validità degli atti della fase successiva che da essi dipendono solo se sono state fatte valere entro la conclusione della fase in cui si sono prodotte, salvo che il vizio non sia tale da incidere da solo e direttamente anche sugli atti della fase successiva (Cass. 4584/99).

Né consegue, quindi, che le nullità relative alla pubblicità degli avvisi di vendita di cui all’art. 490 c.p.c. devono essere fatte valere necessariamente entro il termine di 5 giorni dall’atto di aggiudicazione e prima che venga emesso il decreto di trasferimento.
Lo strumento processuale a ciò deputato è quello della opposizione agli atti esecutivi, di cui si può avvalere la parte che abbia interesse a far valere il vizio procedimentale e che non abbia contribuito alla produzione di esso; tale opposizione dovrà esperirsi prima che sia concluso il sub-procedimento nel quale il vizio si è prodotto e nel termine di venti giorni dalla sua scoperta, con la conseguenza in linea generale che, una volta data esecuzione al decreto di trasferimento, non sarebbe più possibile far valere vizi procedimentali anteriori nei confronti del decreto.

Esperita l’opposizione agli atti esecutivi, non vi sono dubbi sul fatto che il Giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 487 c.p.c., possa sospendere la vendita e revocare l’ordinanza di vendita; pare indubitabile che tale revoca sia sempre possibile prima dell’aggiudicazione.

Parimenti dovrebbe ritenersi possibile per il Giudice dell’esecuzione, ovviamente su istanza dell’eventuale professionista delegato che solleva la difficoltà dell’esecuzione, sospendere la procedura e revocare l’ordinanza anche in assenza di opposizione agli atti esecutivi.
In tal senso può argomentarsi dall’art. 591 ter c.p.c. norma che consente al delegato, qualora insorgano “difficoltà”, di rivolgersi al Giudice delegante, prospettando i presunti vizi del procedimento, in modo da ottenere i provvedimenti che il Giudice stesso riterrà opportuni, come, appunto, la revoca dell’ordinanza di vendita, al fine di far regredire il processo esecutivo ad una fase anteriore a quella di produzione del vizio.

Si tenga presente che i principi della revocabilità delle ordinanze e di economia processuale, principi immanenti al nostro ordinamento processuale, dovrebbero di per se stesso far ritenere possibile la revoca in presenza di evidenti vizi della procedura, e ciò al fine di evitare defatiganti impugnazioni.

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