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Articolo 612 bis Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Atti persecutori

Dispositivo dell'art. 612 bis Codice penale

(1) Salvo che il fatto costituisca più grave reato(2), è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumita' propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita (3) (4).

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici(5).

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio(6).

Note

(1) Tale articolo è stato introdotto con D.L. 23 febbraio 2009 n. 11, convertito in l. 23 prile 2009 n. 38.
(2) La clausola di salvezza attribuisce a tale delitto valenza generica e sussidiaria rispetto ai reati di minaccia (612) e molestia (660).
(3) Si tratta di un reato abituale caratterizzato dalla reiterazione delle minacce o molestie, protratte per un certo lasso di tempo in modo seriale e comportanti tre differenti eventi tra loro alternativi che devono essere in rapporto di immediata causalità con la condotta di aggressione.
(4) Il presente comma è stato così modificato dall’art. 1-bis, comma 1, del D.L. 1° luglio 2013, n. 78, convertito dalla l. 9 agosto 2013, n. 94.
(5) Tale comma è stato così modificato dall’art. 1, comma 3, lett. a), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93 convertito dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119.
(6) L'ultimo comma è stato così modificato dall’art. 1, comma 3, lett. b), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93 convertito dalla l. 15 ottobre 2013, n. 119.

Ratio Legis

Il legislatore ha inserito tale norma nel codice penale al fine di fornire tutela penale alle ipotesi in cui le condotte di minaccia o molestia si presentino in modo reiterato, per questo particolarmente lesive della libertà psichica e morale del soggetto.

Spiegazione dell'art. 612 bis Codice penale

Bene giuridico oggetto di tutela è la libertà personale e morale della persona.

Si tratta di un reato abituale, per la cui configurazione è infatti necessaria una reiterazione delle condotte di minaccia o violenza per almeno una volta, purché gli episodi siano legati da un contesto unitario

Le condotte suindicate devono necessariamente causare almeno uno dei seguenti eventi alternativi:

  • il perdurante e grave stato di ansia o paure della vittima;

  • il fondato timore per la propria incolumità o per quella di persona legata affettivamente;

  • la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.

Per rispettare il principio di necessaria offensività del fatto concreto, è stato chiarito che è indispensabile la ripetizione di minacce e molestie, in modo da causare un disagio, senza che sia però necessario l'instaurarsi di un processo patologico. Trattasi ad ogni modo di reato di danno e di evento essendo richiesto l'insorgere di un'alterazione nell'equilibrio mentale della vittima.

Non rappresentando un duplicato del delitto di lesioni personali (art. 582, si rifiuta un'accezione strettamente medico-legale del grave stato d'ansia e del timore, ma è sufficiente che detti eventi siano accertati attraverso un'accurata osservazione di segni ed indizi comportamentali, desumibili dal raffronto tra la situazione pregressa e quella successiva alla condotta offensiva.

Massime relative all'art. 612 bis Codice penale

Cass. n. 7404/2017

Nei procedimenti per reati commessi con violenza alla persona (nella specie, "stalking"), è ammesso il ricorso per cassazione della persona offesa avverso l'ordinanza con cui si dispone la revoca o la sostituzione della misura cautelare coercitiva in atto, al fine di far valere la violazione del disposto di cui all'art. 299, comma 4-bis, cod. proc. pen. e la mancata declaratoria di inammissibilità dell'istanza di modifica cautelare di cui sia stata omessa la notifica. (In motivazione, la Corte ha chiarito che, invece, non possono ritenersi esperibili dalla persona offesa i rimedi del ricorso "per saltum", le cui ipotesi sono tassativamente previste, e dell'appello ex art. 310 cod. proc. pen., quest'ultimo riservato espressamente alle parti processuali ivi indicate).

Cass. n. 48268/2016

È configurabile il delitto di atti persecutori (cosiddetto reato di "stalking") nella ipotesi in cui, pur essendo la condotta persecutoria iniziata in epoca anteriore all'entrata in vigore della norma incriminatrice, si accerti la commissione reiterata, anche dopo l'entrata in vigore del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, conv. in l. 23 aprile 2009, n. 38, di atti di aggressione e di molestia idonei a creare nella vittima lo "status" di persona lesa nella propria libertà morale, in quanto condizionata da costante stato di ansia e di paura.

Cass. n. 20696/2016

Il delitto di atti persecutori, avendo oggetto giuridico diverso, può concorrere con quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, in cui restano assorbiti solo quei fatti che, pur costituendo astrattamente di per sè reato, rappresentino elementi costitutivi o circostanze aggravanti di esso e non anche quelli che eccedano tali limiti, dando vita a responsabilità autonoma e concorrente.

Cass. n. 46179/2013

In tema di atti persecutori, la prova del nesso causale tra la condotta minatoria o molesta e l'insorgenza degli eventi di danno alternativamente contemplati dall'art. 612 bis cod. pen. (perdurante e grave stato di ansia o di paura; fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto; alterazione delle abitudini di vita), non può limitarsi alla dimostrazione dell'esistenza dell'evento, né collocarsi sul piano dell'astratta idoneità della condotta a cagionare l'evento, ma deve essere concreta e specifica, dovendosi tener conto della condotta posta in essere dalla vittima e dei mutamenti che sono derivati a quest'ultima nelle abitudini e negli stili di vita. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che la pressione ossessiva esercitata dall'imputato su una donna che aveva manifestato l'intenzione di interrompere la relazione sentimentale e la ravvisata invasione della sua sfera privata non includessero "in re ipsa" la determinazione di un perdurante e grave stato di ansia o di paura, potendo cagionare altri e diversi stati psicologici, come per esempio una forte irritazione).

Cass. n. 25889/2013

Il reato di violenza privata è speciale rispetto al reato di atti persecutori di cui all'art. 612 bis c.p. in considerazione dell'elemento specializzante dato dallo scopo di costringere altri a fare, tollerare od omettere qualcosa, impedendone la libera determinazione con una condotta immediatamente produttiva di una situazione idonea ad incidere sulla libertà psichica del soggetto passivo.

Cass. n. 20993/2013

Ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.), è necessario e sufficiente il dolo generico, costituito dalla volontà di porre in essere taluna delle condotte minacciose o moleste descritte nella norma con la consapevolezza della sua idoneità a produrre taluno degli eventi parimenti descritti nella stessa norma, senza che ciò comporti, peraltro, la necessità di una rappresentazione anticipata del risultato finale, essendo al contrario sufficiente la costante consapevolezza, nello sviluppo progressivo della situazione, dei precedenti attacchi e dell’apporto che ciascuno di essi arreca alla lesione dell’interesse protetto.

Il delitto di atti persecutori è reato abituale di evento, per la cui sussistenza, sotto il profilo dell'elemento soggettivo, è sufficiente il dolo generico, il quale è integrato dalla volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice.

In tema di atti persecutori, quali previsti dall’art. 612 bis c.p., premesso che ciascuna delle condotte indicate nella norma incriminatrice è idonea a rendere configurabile il reato, devesi, in particolare, ritenere, con riguardo all’ipotesi che essa consista nella costrizione della persona offesa a modificare le proprie abitudini di vita, che ciò si verifica ogni qual volta si sia in presenza di un mutamento significativo e protratto per un apprezzabile lasso di tempo dell’ordinaria gestione della vita quotidiana, quale può riconoscersi, ad esempio, nell’avvertita necessità, da parte della vittima, di utilizzare per i propri spostamenti percorsi diversi da quelli abituali, ovvero di modificare gli orari per lo svolgimento di determinate attività, come pure di cessarle del tutto, ovvero ancora di staccare gli apparecchi telefonici nelle ore notturne.

Cass. n. 10388/2013

Si configura il delitto di atti persecutori (cosiddetto reato di "stalking") nella ipotesi in cui, pur essendosi la condotta persecutoria instaurata in epoca anteriore all'entrata in vigore della norma incriminatrice, si accerti, anche dopo l'entrata in vigore del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, conv. in l. 23 aprile 2009, n. 38, la reiterazione di atti di aggressione e di molestia idonei a creare nella vittima lo "status" di persona lesa nella propria libertà morale in quanto condizionata da costante stato di ansia e di paura.

Cass. n. 20895/2011

Integra il delitto di atti persecutori (art. 612 bis c.p.), la condotta di colui che compie atti molesti ai danni di più persone, costituendo per ciascuna motivo di ansia, non richiedendosi, ai fini della reiterazione della condotta prevista dalla norma incriminatrice, che gli atti molesti siano diretti necessariamente ad una sola persona, quando questi ultimi, arrecando offesa a diverse persone di genere femminile abitanti nello stesso edificio, provocano turbamento a tutte le altre.

Cass. n. 16864/2011

Ai fini della integrazione del reato di atti persecutori (art. 612 bis c.p.) non si richiede l'accertamento di uno stato patologico ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori - e nella specie costituiti da minacce e insulti alla persona offesa, inviati con messaggi telefonici o via internet o, comunque, espressi nel corso di incontri imposti - abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 612 bis c.p. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 c.p.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica.

Cass. n. 10221/2011

Non integra il delitto di calunnia la persona offesa del reato di atti persecutori che, non avendo presentato la querela, nel sollecitare l'ammonimento dell'autore del reato ai sensi dell'art. 8 L. n. 38 del 2009 renda dichiarazioni eventualmente non veritiere a suo carico, atteso che in tal caso non si determina il pericolo di instaurazione di un procedimento penale non gravando sull'autorità di polizia che riceve tali dichiarazioni l'obbligo di trasmetterle a quella giudiziaria.

Cass. n. 9117/2011

Il delitto di atti persecutori ha natura di reato abituale. (In applicazione del principio la Corte ha attribuito la competenza del reato in oggetto, posto inizialmente in essere quando il soggetto attivo era ancora minorenne e proseguito una volta diventato questi maggiorenne, al giudice ordinario).

Cass. n. 8832/2011

Un grave e perdurante stato di turbamento emotivo è idoneo ad integrare l'evento del delitto di atti persecutori, per la cui sussistenza è sufficiente che gli atti abbiano avuto un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima.

Cass. n. 32404/2010

Integra l'elemento materiale del delitto di atti persecutori il reiterato invio alla persona offesa di "sms" e di messaggi di posta elettronica o postati sui cosiddetti "social network" (ad esempio "facebook"), nonché la divulgazione attraverso questi ultimi di filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall'autore del reato con la medesima.

Cass. n. 17698/2010

Il delitto di atti persecutori è reato ad evento di danno e si distingue sotto tale profilo dal reato di minacce, che è reato di pericolo.

La reciprocità dei comportamenti molesti non esclude la configurabilità del delitto di atti persecutori, incombendo, in tale ipotesi, sul giudice un più accurato onere di motivazione in ordine alla sussistenza dell'evento di danno, ossia dello stato d'ansia o di paura della presunta persona offesa, del suo effettivo timore per l'incolumità propria o di persone ad essa vicine o della necessità del mutamento delle abitudini di vita (Fattispecie relativa a provvedimento "de libertate").

Cass. n. 11945/2010

Il perdurante e grave stato di ansia o di paura, costituente uno dei tre possibili eventi del delitto di atti persecutori, è configurabile in presenza del destabilizzante turbamento psicologico di una minore determinato da reiterate condotte dell'indagato consistite nel rivolgere apprezzamenti mandandole dei baci, nell'invitarla a salire a bordo del proprio veicolo e nell'indirizzarle sguardi insistenti e minacciosi.

Cass. n. 6417/2010

Integrano il delitto di atti persecutori, di cui all'art. 612 bis c.p., anche due sole condotte di minaccia o di molestia, come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice.

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Quesiti degli utenti
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Antonio E. chiede
lunedì 16/07/2018 - Campania
“Il sottoscritto e' un insegnante 61 enne che vive,da solo,in un bilocale popolare,con madre ultracentenaria ,demente e invalida grave e che è costretto a stare molto tempo in congedo e a casa per motivi assistenziali.
Circa 10 anni fa ,quindi prima del 2009,sono improvvisamente,iniziati forti rumori al piano superiore,trascinamenti,tacchi ,bòtte,oggetti che cadono ,rumori dal suo bagno che ha spostato sulla nostra stanza da letto. Inoltre ogni notte alle 3.00,puntualmente venivo svegliato dai tacchi della figlia che ritornava da lavoro.Nonstante abbia protestato per bene novanta volte,(ricordo bene!),non e' migliorato mai niente e dopo un mese ho incominciato ad avere gravi disturbi del sonno ,migliorati un poco da uso di ansiolitici e uso di doppia protezione auricolare,cioe' tappi e cuffie professionali insieme.
Poco dopo decisi di andare a dormire altrove e questo per alcuni anni...
Da quel tempo detti rumori non sono mai cessati ,qualche pausa ,poi in forme diverse cioe' periodi di trascinamento ,periodo di tacchi ...periodi misti .
Sono migliorati,ma per pochi mesi, solo i rumori nel bagno dopo 10 anni,, avendo spiegato al vicino ,cosa che lui gia' sentiva,cioe' che facciamo spesso nottate e abbiamo bisogno di recuperare il pomeriggio,di cui possiedo registrazione vocale fatta in casa nostra,mia madre presente.
Questa volta,da qualche mese una forma nuova di rumore e particolarmente molesta, cioe' forti e lunghi trascinamenti di tavola ,e poltrona,non sedie ,vanno dalle 14.00,ora di ritorno della moglie da lavoro alle 0.30 circa,impediscono il recupero sonno pomeridiano e sono accompagnati da rumori di tacchi nel bagno e nella ns stanza da letto Ognuna di queste ondate nuove mi ripropone lo stato di ansia e devo usare ansiolitici per dormire,inoltre uso spesso anche le protezioni auricolari,non riesco a studiare,a sentire il telegiornale e sono preoccupato che mi ritorni la insonnia grave ,anche 1 mg di EN,con grave danno per me e mia madre.Questi trascinamenti si sentono anche nella stanza a fianco, dove dormiamo,nonostante usi la doppia protezione auricolare ,quindi non riesco a recuperare sonno il pomeriggio,come era mia abitudine,infatti mia madre demente mi fa dormire poche ore la notte e il molestatore lo sente e lo sa gia' da me ,vedi registrazione,quindi non mi sento bene.Faccio presente infatti anche che le benzo,fanno dormire di notte ,ma anche il giorno provocando stordimento ,amnesie e quindi provocano un cambiamentto della forma della vita
Inoltre spesso per qualche ora,sempre dopo le 16.00, viene la figlia ,che va in giro con tacchi ,con la figlia di 6-7 anni che trascina sedie e rumori vari ,incontrollata dai parenti tutti presenti
In questo periodo vengo spesso anche svegliati da trascinamenti e bòtte che che avvengono intorno alle 6.20 esatte ,ora risveglio della o anche prima per il risveglio del marito, come da registrazioni.
Posso documentare
-registrazione conversazione con il disturbatore Fatta in presenza di mia madre
-certificato medico psichiatrico ASL attestante stato ansia ,che ho sempre e solo riferito a rumori soprastanti,per mostrare che il nesso causale e' con i rumori e non con la attivita di caregiving che e' solo molto faticosa.Inoltre quando andavo a dormire altrove ,mia madre non era ancora demente,altrimenti no la avrei potuta lasciare da sola, lo e' diventata impprovisamente il 2010(trattasi di demenza vascolare che e' improvvisa ,contrariamente al altzheimer che e' progressiva)
-testimonianza amico che andavo a dormire altrove.
-registrazioni giorno per giorno ,con data e ora dei singoli rumori ,che vi invito fortemente a dare un ascolto sul sito seguente ,per rendersi conto che sono lunghi e forti trascinamenti di pesante tavola e poltrona.....................(da inviare)
-foto di protezioni auricolari di cui faccio ampio uso
questi forti e improvvisi trascinamenti avvengono in cucina ,sulla nostra testa,mentre mangiamo,mentre sono a studiare al computer,mentre combatto contro l agitazione da demenza di mia madre ,agitazione fatta di grida,allucinazioni,volere andare via ,mentre stiamo andando a dormire intorno a mezzanotte.
La mia ricerca ,da inesperto,e le note in calce mi fanno pensare che si possa ravvisare uno stalking condominiale e forse anche aggravato ,per il danno indiretto arrecato a un disabile grave per la presenza di tutti i tre eventi del 612 bis oltre a inferire con un soggetto indebolito cioe' il sottoscritto.

Vorrei sapere il vs parere o se ravvisate altri reati

Grazie

NOTE

1 Lo stalking non e' necessario il dolo intenzionale ma è sufficente quello generico ,cioe' consapevolezza e volonta del singolo atto intrusivo senza nemmeno volere uno dei tre eventi tipici (stato ansia,cambiamento vita e timore per se o i suoi)del 612 bis (Cass. pen., sez. V, sentenza 4 luglio 2014, n. 29205) cfr sito da inviare link
Infatti vi e' stalking anche per sesso rumoroso.

2 non occorre certificare lo stato di ansia addirittura ai fini della misura cautelare
Cassazione penale, sez. V, sentenza 07/11/2011 n° 40105
cfr da inviare link al sito

3 questi rumori li sente sicuramente la signora sotto di me ,parente di malavitosi vicini e quindi potrebbero essere commissionati e verificati dal clan

4 La Cass:pen dice che anche se lo stalking e' iniziato prima del 2009 ,anno del 602 bis,poi ampliato dalla Corte Costituzionale nel 2011 allo stalking condominiale,se gli atti persecutori continuano ancora lo stalked a maggior ragione merita tutela penale perche' indebolito”
Consulenza legale i 16/07/2018
Ai fini di dare una risposta al parere va premesso quanto segue.

Ogni reato del nostro ordinamento nasce per “punire” un determinato fatto che, secondo il legislatore, è meritevole di tutela penale.
Ciò tuttavia non vuol dire che quel particolare reato rimanga sempre fedele a se stesso e, dunque, risulti integrato soltanto quando si verifichi il fatto per cui era stato “creato”. L’applicazione giurisprudenziale e l’analisi dottrinale consentono spesso e volentieri di applicare un particolare reato a fatti che, originariamente, neanche erano stati considerati.

Così è successo allo stalking.
Il reato di atti persecutori nacque con il decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito con modificazioni nella legge 23 aprile 2009, n. 38.
L’esigenza sottesa era dunque quella di contrastare il fenomeno degli abusi sessuali e creare un reato “spia” che consentisse alla persona offesa di avere un’arma in più contro il suo persecutore.
Col tempo però l’interpretazione dello stalking si è allargata fino a ricomprendere fatti e condotte che originariamente erano ben distanti dalla condotta che si voleva censurare con la riforma.
Così non solo è nato lo stalking giudiziario ma anche quello condominiale.

Quanto a quest’ultimo, in giurisprudenza esiste più di un precedente che riconosce la sussistenza del reato in seguito al verificarsi di condotte sconvenienti poste in essere nell’ambito della realtà condominiale.
Di seguito alcuni esempi:

Cass. pen. Sez. V Sent., 22-01-2018, n. 10111 (rv. 272594)
In tema di atti persecutori, ai fini dell'individuazione del cambiamento delle abitudini di vita, che costituisce uno dei tre possibili eventi alternativi comtemplati dalla fattispecie criminosa di cui all'art. 612 bis cod. pen., occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione, puramente quantitativa, delle variazioni apportate. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato la sentenza impugnata che aveva escluso rilevanza penale ai cambiamenti di vita imposti alla vittima, costretta, prima di uscire, ad ispezionare preventivamente dallo spioncino lo spazio comune condominiale antistante l'abitazione per evitare incontri con l'imputata e a controllare la cassetta delle lettere per proteggere il figlio minore dagli scritti osceni ivi inseriti, sempre dall'imputata. (Annulla con rinvio, App. Brescia, 25/01/2016)

Trib. Torino Sez. III, 18-05-2016

Ai fini della configurabilità del reato di stalking, la condotta molesta posta in essere dall'agente deve provocare, come conseguenza diretta, uno degli "eventi" previsti dall'art. 612-bis c.p., ovvero "un perdurante e grave stato di ansia o di paura", l'aver ingenerato "un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva" e aver costretto la vittima ad "alterare le proprie abitudini di vita. Conseguentemente, risponde penalmente per l'anzidetto reato, il condomino che sottoponga a perduranti ed umilianti condotte minacciose e denigratorie una coppia omosessuale trasferitasi all'interno dello stesso condominio.”

Stando così le cose, è possibile senz’altro affermare che la reiterata condotta posta in essere dai signori di cui alla richiesta di parere sia astrattamente idonea a integrare il reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis cp.

Ne sussistono in effetti tutti gli elementi:
  • Il continuo e reiterato spostamento dei mobili, il calpestio incessante dei tacchi della ragazza e l’insieme degli altri rumori molesti ripetuti in modo costante ben potrebbero integrare l’elemento delle molestie reiterate;
  • Allo stesso modo, è indubbio che i patimenti subiti dall’inquilino dell’appartamento sottostante siano idonei ad integrare almeno l’elemento dell’alterazione delle abitudini di vita che si richiede ai fini della sussistenza della norma.
Il problema va individuato tuttavia nel dolo (diritto penale) della fattispecie.

E’ ben vero infatti che ai fini della sussistenza del reato non è necessario che il soggetto voglia cagionare il perdurante stato d’ansia e/o il pericolo per la propria o altrui incolumità e/o la modifica delle abitudini di vita del soggetto offeso; tantomeno occorre che le condotte siano poste in essere in via “preordinata” (C., Sez. V, 24.9.2015, n. 43085) ben potendo integrare il reato anche la commissione di più atti molesti ogni qualvolta se ne presenti l’occasione. Tuttavia è indispensabile ai fini della sussistenza del reato che il soggetto agente, nel porre in essere le attività moleste, voglia effettivamente cagionare disturbo forte al soggetto che le subisce. Riassumendo in termini “semplici” ciò che dice la giurisprudenza sul dolo del reato (e la querelle sul tema è stata lunga è complessa), possiamo affermare che il dolo dello stalking si ha ogni qualvolta il soggetto effettivamente pone in essere una serie continuata di condotte sconvenienti e moleste con l’effettiva volontà di recare disturbo al soggetto passivo essendo di converso indifferente che al contempo voglia concretamente arrecare il perdurante stato d’ansia e/o il pericolo per la propria o altrui incolumità e/o la modifica delle abitudini di vita del soggetto offeso.

Ritornando al caso di specie, il dolo potrebbe essere una scappatoia per gli inquilini del piano di sopra. E’ vero infatti che i rumori dagli stessi posti in essere fossero assolutamente inaccettabili e ben oltre i normali rumori che possono essere uditi nell’ambito di un condominio, ma questi potrebbero sempre dire che si è trattato di condotte si esagerate, ma fatte con leggerezza ed il cui intento non era di certo quello di ledere la tranquillità del condomino sottostante.

In sintesi possiamo affermare che:
  • dai fatti narrati è verosimile dedurre la sussistenza del reato di stalking condominiale non ravvisandosi altre fattispecie;
  • che una scappatoia possibile del soggetto agente potrebbe essere quella di dire che le condotte sono state poste in essere con leggerezza e non già per arrecare effettivamente disturbo al condomino dell’appartamento sottostante.
Stando così le cose, la via giudiziaria migliore da percorrere sarebbe la seguente:
  • intimare prima con atto scritto ai soggetti di cessare la loro attività molesta entro e non oltre 15 gg facendo ben presente i disagi causati e le precedenti diffide orali già effettuate;
  • qualora non si dovesse avere alcun beneficio, si potrebbe depositare una querela presso la Procura competente evidenziando in modo specifico:
  1. le condotte poste in essere e le prove delle stesse (registrazioni e altro);
  2. che gli inquilini sono stati più volte diffidati dal ripetere le condotte sia in via orale che scritta evidenziando al contempo la malafede nel continuare imperterriti come prima;
  3. che le condotte poste in essere hanno causato grossi danni alla persona offesa di cui si posseggono prove (da allegare, esempio certificati medici) e/o che comunque si è in grado di provare (testimonianza amico).

Anonimo chiede
domenica 08/07/2018 - Trentino-Alto Adige
“Buona sera,
sono (omissis) della provincia di (omissis).
Ho firmato una separazione consensuale con mia moglie nel 2014, separazione simulata per garantire un reddito familiare al bisogno. Dopo 4 mesi dalla firma, la moglie ha cominciato a richiederne gli effetti. Il matrimoinio durava da 20 anni. Scopro che aveva (ed ha) un amante da 5 anni, anch'egli con separazione e ora divorzio promosso dallo stesso legale di mia moglie. Impugno l'atto di separazione per dolo e vizio del consenso. E'tuttora sub iudice.
Mia moglie , seguita nelle operazioni dall'amante, ha ottenuto un ammonimento per stalking al sottoscritto, testimone chiave era lui!, l'amante.
Mantengo direttamente i 4 figli, in quanto nell'atto c'era scritto solo 400 euro per tutti al mese: non voglio perdere la costanza, autonomia ed autorità coi figli.
Denuncio per falso dinanzi al Questore moglie e amante. Archiviata, nonostante prove schiaccianti. E' rimasta la diffamazione dove sono PO.
Seguono varie denunce tutte collegate all'atto di separazione non attuato dal sottoscritto.
Non mi dilungo. Ho prove di innocenza totale, prove di rapporto extraconiugale della moglie prima della firma della separazioni; registrazioni vocali di testimoni e tanto altro. Il mio avvocato vuole subire e mai attaccare.

Io vorrei: denunciare la moglie per Stalking giudiziario, castello accusatorio inventato ad hoc, sottrazione di minori; vorrei attaccare l'amante accusandolo di aver supportato mia moglie in tutto ed anche nella sottrazione di minori, Trib civile.
Potrei scrivere mille pagine, ma il concetto credo sia chiaro. Mia moglie tuttora nega la relazione extraconiungale, che prosegue. io NON ho deciso nulla dell'atto di separazione. Sono truffato, non separato. Ho impiegato 18 mesi di indagini per capire cosa c'era sotto.
Attendo un vostro parere, grazie”
Consulenza legale i 16/07/2018
Il reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis del codice penale è molto complesso. Ai fini della sua integrazione occorre infatti che sussistano numerosi elementi.

In primo luogo occorre che il soggetto attivo ponga in essere condotte reiterate di minaccia o molestia. Per minaccia si intende la prospettazione di un male futuro e prossimo, la cui verificazione dipende dalla volontà dell'agente, per molestia, ogni attività che alteri dolorosamente o fastidiosamente l'equilibrio psico-fisico normale di un individuo.
E’ importante poi che detta condotta cagioni nel soggetto passivo un “perdurante e grave stato di ansia o di paura nella vittima, oppure un fondato timore per l'incolumità propria, di un prossimo congiunto o di persona legata alla vittima da una relazione affettiva, oppure l'alterazione delle abitudini di vita della persona offesa”.

Nelle prime pronunce giurisprudenziali il «perdurante e grave stato d'ansia o di paura» viene inteso non come uno stato patologico clinicamente accertato, bensì come uno stato d'animo della persona offesa, caratterizzato da sentimenti di esasperazione e di profonda prostrazione, concretamente accertabili e non transitori (T. Milano 17.4.2009). Analogamente, si è ritenuto che è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima (C., Sez. V, 17.2.2017, n. 18646; C., Sez. V, 22.9.2011, n. 42953; C., Sez. V, 10.1.2011; C., Sez. V, 1.12.2010; C., Sez. V, 12.1.2010).
Quanto al fondato timore per l'incolumità della vittima, di un prossimo congiunto o di una persona a lei (cioè alla vittima) legata da una relazione affettiva, anche qui occorre accertare la concretezza e l'oggettività della situazione di paura vissuta dalla vittima.
Infine, la reiterata condotta minacciosa o molesta dello stalker può produrre l'alterazione delle abitudini di vita della vittima, cioè il mutamento delle sue azioni quotidiane (eliminato il riferimento alle "scelte" di vita del soggetto passivo, contenuto nell'originario d.D.L. C-1440).

Quanto invece all’elemento psicologico, Il delitto è punibile a titolo di dolo (diritto penale) generico ed è integrato dalla volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice (C., Sez. V, 12.10-24.11.2016, n. 50057; C., Sez. V, 10.4.2015, n. 42566; C., Sez. V, 19.2.2014, n. 18999; C., Sez. V, 27.11.2012-15.5.2013, n. 20993).

Ritornando al caso di specie, va subito detto che, almeno astrattamente, la denuncia per stalking sarebbe possibile.

L’ultimissima giurisprudenza ha infatti sostenuto che lo stalking giudiziario può esistere nella misura in cui un determinato soggetto ponga in essere numerose azioni giudiziarie contro il medesimo soggetto, e che queste azioni siano talmente pretestuose da cagionare uno degli eventi richiesti dalla norma (stato d’ansia o paura, timore per la propria incolumità o quella di un prossimo congiunto o alterazione delle abitudini di vita).

Si diceva appunto astrattamente in quanto la sussistenza del reato non può prescindere dalla concreta valutazione delle azioni giudiziarie intentate. In tutti i casi infatti il Tribunale di turno ha ritenuto sussistente il reato di stalking giudiziario solo allorché le iniziative giudiziarie intentate si rivelavano totalmente assurde e/o infondate. Ad esempio il Tribunale di Milano ha condannato per stalking giudiziario una coppia di soggetti in quanto questi avevano denunciato il loro vicino addirittura per tentato omicidio per immissione nel loro terrazzo di nubi tossiche solo perché questi aveva fumato nel proprio giardino uno spinello!

Ritornando al caso di specie, non sembra consigliabile una denuncia per stalking. Ciò perché da quanto narrato sembra che tra le parti vi sia un acceso contenzioso giudiziario che, sebbene possa essere ritenuto infondato da ambo le parti, non sembra poter essere inquadrato come “assurdo” e/o ritenuto talmente infondato dal procuratore di turno da iniziare concretamente le indagini. Ciò peraltro esporrebbe il querelante al concreto pericolo di una controquerela per calunnia (art. 368 c.p.) resa ancor più probabile dai tesissimi rapporti in essere. A conferma di quanto detto v’è peraltro la fondamentale circostanza che la ex coniuge del denunciando ha già ottenuto un ammonimento per stalking nei confronti dell’ ex marito.
Sembra poi anche difficilmente sussistente l’evento del reato. Stando sempre alla narrazione dei fatti non sembra infatti che l’ipotetico denunciante abbia subito gli effetti tipici del reato che abbiamo enunciato prima e senza i quali il reato non può ritenersi integrato.

Quanto invece all’art. 2055 cc. è evidente che, nel caso il reato fosse integrato, si potrebbe in effetti far valere ai fini civilistici – ovvero risarcitori – una responsabilità solidale in capo a moglie ed amante.
L’art. 2055 c.c. stabilisce infatti che se l’evento dannoso – nel caso di specie il reato – è imputabile a più persone (come sarebbe nel caso in esame qualora si dimostrasse lo stalking, a danno del marito, da parte della moglie con l’aiuto e la partecipazione dell’amante) tutte sono obbligate in solido (ovvero per l’intero) al risarcimento del danno, con presunzione di uguaglianza nelle colpe, salvo prova contraria.

Massimo S. chiede
mercoledì 07/06/2017 - Lazio
“Innanzitutto complimenti per il sito e i servizi erogati. Venendo al mio problema : ho in corso una querela per atti persecutori dopo aver lasciato una donna infedele. La cosa che mi appare tuttavia assurda e' questa e riguarda la querela stessa. In pratica :

1) Il giorno 22 febbraio 2016 la querelante mi invia la seguente mail " Non riesco neanche ad immaginare una vita senza di te perche' non posso perdere l'uomo che amo. Tua per sempre"

2) Il giorno 3 marzo 2016 lascio la querelante

3) Il giorno 4 marzo 2016 ricevo il seguente sms dalla querelante " la morte come ultimo atto di liberta". Mi attivo con forze dell'ordine che intervengono

4) Il giorno 5 marzo 2016 la querelante viene dimessa dal servizio psichiatrico

5) Il giorno 16 marzo 2016 la querelante presenta una querela per "atti persecutori" in assenza di qualsiasi episodio riferibile a tale condotta.

A me pare sinceramente allucinante anche perche' hanno cercato a posteriori di utilizzare qualsiasi fatto anche il piu' normale. Sono pertanto a chiedervi un parere tantopiu' che il PM ha accolto tale tesi e mi ha rinviato a giudizio. A breve dovro' andare dal GIP. Ovviamente ho attivato tutte le procedure del caso ma tenevo molto ad un vs parere che utilizzerei come spunto anche nelle dichiarazioni che potro' fare in seguto. PS provvederi al pagamento con bonifico bancario. Grazie per l'attenzione e confido in un rapido riscontro.


Consulenza legale i 21/06/2017
Il quesito riferisce l’assenza di qualsivoglia condotta riferibile al delitto di atti persecutori.

Lo scrivente non ha ovviamente elementi per contraddire tale tesi, si ritiene però necessario esaminare gli atti contenuti nelle indagini preliminari poter approntare la migliore strategia difensiva.

La Cassazione ha stabilito che “non occorre una lunga sequela di azioni delittuose per ritenere integrato il reato di stalking, è sufficiente che esse siano di numero e consistenza tali da ingenerare nella vittima il fondato timore di subire offesa alla propria integrità fisica o morale” (Cassazione Penale n. 27798 del 04/04/2013).

Sempre la Suprema Corte, inoltre, ha stabilito che “la fattispecie criminosa di atti persecutori (stalking) di cui all'art. art. 612 bis del c.p. c.p. tutela il singolo cittadino da comportamenti che ne condizionino pesantemente la vita e la tranquillità personale, procurando ansie, preoccupazioni e paure, con il fine di garantire alla personalità individuale l'isolamento da influenze perturbatrici” (Cassazione Penale n. 25889 del 20/03/2013).

È idoneo a integrare l'evento del reato di atti persecutori (cosiddetto stalkìng; art. art. 612 bis del c.p. c.p.) un grave e perdurante stato di turbamento emotivo, essendo a tal fine sufficiente che gli atti abbiano avuto un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima, non essendo richiesto l'accertamento di uno stato patologico, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 612 bis c.p. non costituì che una duplicazione del reato di lesioni (art. art. 582 del c.p. c.p.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologico” (Cassazione Penale n. 18819 del 14/11/2012).

In sintesi lo stalking si configura quando la condotta dell’indagato/imputato genera in alternativa:
1) un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
2) un fondato timore per l'incolumita' propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Le condotte punite possono essere varie e, prese singolarmente, anche lievi (minacce, offese, messaggi petulanti e ripetuti, appostamenti, pedinamenti, lesioni solo per fare degli esempi).

Trattandosi di delitto, deve anche sussistere l’elemento del dolo, vale a dire che il soggetto deve avere la coscienza e volontà di causare lo stato di prostrazione sopraccitato.

Nel caso di specie, la creazione di un falso profilo mail e i conseguenti messaggi diretti alla ex compagna non paiono rappresentare un profilo di penale responsabilità per quanto attiene al delitto di stalking, mentre i messaggi inviati a parenti ed amici possono rappresentare un elemento critico.

Dando per scontato che, come affermato, tali messaggi non contenessero minacce o insulti, in astratto non è possibile escludere che le valutazioni etico morali esplicitate a terzi, se poi riferite alla persona offesa, potrebbero aver determinato quello stato di prostrazione psicofisica punito dalla norma.

Sotto il profilo pratico, il consiglio è quello di esaminare il contenuto di questi messaggi e, se conosciuta, della denuncia querela col proprio difensore per valutare se, ed eventualmente quali, dichiarazioni rendere.


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