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Diritto penale -

I reati informatici in ambito relazionale a sfondo sessuale: cyberstalking, cyberbullismo e pedopornografia online

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2020
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą Telematica Pegaso
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
La crescente disponibilità di tecnologie, di contenuti virtuali e la diffusione capillare dei social media hanno ridotto le relazioni umane ed empatiche, aumentando di conseguenza quelle virtuali facendo emergere un problema - quello della cyberviolenza - ormai di portata globale e con significative conseguenze sociali. Il diritto penale degli ultimi decenni si è lentamente evoluto, offrendo una tutela sempre maggiore alle vittime di violenza, e il riconoscimento all'interno del sistema penale della cosiddetta cybercriminalità corre parallelo a questo processo di adeguamento.
Tuttavia, il diritto penale, concepito e creato per operare in una realtà statica, trova inevitabilmente il suo limite nel fornire alla vittima una tutela sincronizzata alla velocità del mondo digitale. Purtroppo, il cyberspazio ha offerto la possibilità di compiere atti illegali e di violenza soprattutto contro le donne e i minori, capaci di ledere una sfera ancora più intima, quella della sessualità e della sua riservatezza. Questo intreccio ha portato a coniare nel linguaggio comune e nel contesto penale termini come cyberstalking e cyber molestie. Tuttavia, la riflessione giurisprudenziale sul rischio alla base dei fenomeni emergenti chiamati sexting (fare sesso inviando messaggi), sextortion (ricatto sessuale) e revenge porn (pornografia non consensuale), appare limitata.
La moltiplicazione delle attività criminali perpetrate attraverso il web ha portato il legislatore a interrogarsi sui metodi repressivi più efficaci per reprimere e cercare di scongiurare i numerosi pericoli che si aggirano nel cyberspazio. Ad esempio, attraverso il D.L. n. 93/2013 (Contrasto alla violenza e femminicidio), sono state introdotte alcune modifiche al Codice Penale tra cui all'art. 612 bis, introducendo al 2° comma un aumento della pena per il caso in cui il reato sia stato commesso attraverso strumenti informatici o telematici quali e-mail, SMS, chat malware e, soprattutto, social network; inoltre, con la L. n. 69/2019 (Codice rosso) è stato introdotto l'art. 612 ter per perseguire la diffusione illegale di immagini e video sessualmente espliciti e, quindi, per contrastare il cosiddetto revenge porn.
Un altro fenomeno in crescita tra i minori e, soprattutto, tra gli adolescenti è il cyberbullismo o bullismo online che ha costretto le istituzioni ad attuare dei piani d'azione e interventi legislativi per prevenire e contrastare il fenomeno, tra cui la L. n. 71/2017. Si tratta di un fenomeno da non sottovalutare in quanto può causare dei notevoli danni alle vittime e, come il bullismo, può integrare una violazione delle norme di diritto privato, del Codice Penale, del Codice della privacy e dei principi fondamentali della Costituzione italiana.
L'attività di contrasto in Italia è affidata dal legislatore alla Polizia postale e delle comunicazioni che ha la gestione del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online in relazione a quanto previsto dalla L. n. 269/1998 e 38/2006, e dalla L. n. 71/2017 in materia di contrasto e prevenzione dei fenomeni di cyberbullismo, delle condotte autolesioniste e delle dipendenze online dei minori.
In questa sede sono stati affrontati in modo approfondito i reati informatici o cybercrimes in ambito relazionale e a sfondo sessuale, evidenziando, discutendo ed elaborando con senso critico, l’evoluzione normativa e giurisprudenziale sottolineando l’importanza che il diritto penale, riflettendo sulla sua adattabilità alla modernità liquida, deve necessariamente dialogare con la nuova branca del diritto informatico, dove trovano maggiore spazio e tutela i nuovi diritti all’oblio, alla riservatezza e alla protezione dati personali.

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