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Articolo 102 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Litisconsorzio necessario

Dispositivo dell'art. 102 Codice di procedura civile

Se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti (1), queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo.

Se questo è promosso da alcune o contro alcune soltanto di esse, il giudice (2) ordina l'integrazione del contraddittorio in un termine perentorio da lui stabilito (3)(4).

Note

(1) La norma in commento appartiene alla categoria delle c.d. norme in bianco, per cui spetta all'interprete accertare i casi in cui sussiste il litisconsorzio necessario oltre quelli già normativamente previsti, come in tema di azione surrogatoria (2900, II comma, c.c.), ove è espressamente previsto che il creditore che agisce giudizialmente in surroga deve citare anche il debitore al quale intende surrogarsi; o, ancora, nell'ambito dell'azione di disconoscimento della paternità (247, I comma, c.c.), per la quale si dispone, nel relativo giudizio, la necessarietà del litisconsorzio tra il presunto padre, la madre ed il figlio.
(2) L'ordine di integrazione del contraddittorio deve provenire dall'organo giudicante, diversamente da quanto accade nell'ipotesi di intervento coatto disposto per ordine del giudice (istruttore) (art.107), ove il litisconsorzio è la conseguenza di un valutazione discrezionale del giudice a fronte della legittima alternativa di lasciare la posizione del terzo ad un eventuale altro giudizio.
Risultano diverse, pertanto, anche le conseguenze derivanti dall'inosservanza dell'ordine: si ha estinzione del giudizio nella fattispecie della norma in esame, mentre la cancellazione della causa dal ruolo con possibile sua riassunzione (art.307, I comma, c.p.c.) nell'ipotesi di intervento coatto ex art. 107.
(3) La conseguenza del mancato rispetto dell'ordine di integrazione del contraddittorio è l'estinzione del giudizio (art.307). Diversamente, risulta fattispecie sanante quella dell'intervento volontario del litisconsorte necessario pretermesso (art.268).
(4) La sentenza pronunciata in assenza di un litisconsorte viene ritenuta dalla giurisprudenza inutiliter data, nel senso della sua inidoneità a produrre effetti nei confronti delle parti e dei terzi pretermessi vista l'inscindibilità del rapporto sostanziale e del relativo giudizio. Trattandosi di una sentenza inesistente, a questi ultimi soggetti si riconosce la facoltà di dare avvio ad un autonomo giudizio di accertamento volto ad ottenere una dichiarazione giudiziaria di tale inesistenza.

Ratio Legis

La norma indica un'ipotesi di processo soggettivamente complesso, cioè un processo composto da più parti. Il litisconsorzio necessario è un corollario della regola della legittimazione ad agire riguardante un rapporto soggettivamente complesso, un rapporto che attiene ad una situazione giuridica sostanziale inscindibile.

Spiegazione dell'art. 102 Codice di procedura civile

Questa norma è stata tradizionalmente qualificata come norma in bianco, in quanto si limita a prescrivere che, quando la decisione non può pronunciarsi se non nei confronti di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo, lasciandosi di fatto ampio spazio all'interprete in ordine alla individuazione delle ipotesi in cui tale situazione in concreto si verifica.
Per tale motivo si è cercato di elaborare un criterio oggettivo, sulla base del quale stabilire in quali casi vi sia il litisconsorzio necessario.

Dottrina e giurisprudenza prevalenti sono dell’opinione che la necessità del litisconsorzio presupponga che sia dedotto in giudizio un rapporto plurisoggettivo, affermandosi che l'accertamento relativo alla sussistenza, o meno, di una situazione di litisconsorzio necessario debba effettuarsi sulla base del petitum, o meglio, in base al risultato perseguito in giudizio dall'attore.
Va osservato che la funzione dell’istituto qui previsto non è quella di tutelare il diritto di difesa dei litisconsorti pretermessi (già sufficientemente protetti dall'inefficacia, nei loro confronti, di una pronuncia emessa a seguito di un giudizio cui essi siano rimasti estranei), quanto piuttosto quella di tutelare chi ha proposto la domanda e che non sarebbe in grado di conseguire quanto richiesto se la sentenza non producesse effetti nei confronti di tutti i litisconsorti.
Per tale ragione si è giunti alla conclusione che il litisconsorzio è necessario solo quando il rapporto plurisoggettivo dedotto in giudizio sia inscindibile; qualora, invece, nonostante la plurisoggettività del rapporto, la pronuncia in ordine ad esso possa essere in grado di regolare utilmente i rapporti dei partecipanti al giudizio, lasciando impregiudicata la posizione degli altri, allora il litisconsorzio non potrà certamente considerarsi necessario.

Per quanto concerne l’ambito di applicazione della norma, va detto che, mentre la giurisprudenza tradizionale sostiene che si versa in caso di litisconsorzio necessario solamente quando l'azione proposta sia costitutiva e non anche quando si tratti di azioni di accertamento o di condanna (poiché, in tali ipotesi, la pronuncia non si estende agli altri soggetti che non hanno partecipato al giudizio, non chiedendosi alcuna modifica della situazione giuridica dipendente dal diritto controverso), secondo altra parte della giurisprudenza la situazione sostanziale plurisoggettiva dedotta in giudizio, che deve essere necessariamente decisa in maniera unitaria per non privare la sentenza della sua utilità intrinseca, e la conseguente necessità del litisconsorzio, esistono indipendentemente dal fatto che si verta in tema di tutela costitutiva, di condanna o meramente dichiarativa.

Anche a livello dottrinale, l’opinione tradizionale riconosce la sussistenza di un litisconsorzio necessario qualora il provvedimento che si domanda sia di tale natura che possa essere pronunciato soltanto se è simultaneamente efficace di fronte a più soggetti.
Tale circostanza ricorre solo quando la domanda è diretta alla pronuncia di una sentenza costitutiva, la quale comporta un mutamento in un rapporto o stato giuridico che è unico per più persone (non potendo mutarsi od estinguersi se non per tutti i suoi partecipanti); in tutti gli altri casi il litisconsorzio non è necessario, perché una sentenza di accertamento o di condanna ha pur sempre una qualche utilità anche se pronunciata nei confronti di alcuni soltanto dei titolari del rapporto giuridico.

A sostegno di tale tesi restrittiva viene addotto anche il dato normativo: le varie previsioni esplicite di litisconsorzio necessario, quali l' art. 784 del c.p.c. in materia di divisione della comunione o gli artt. 244 e 249 c.c. in materia di giudizi sullo stato di filiazione, fanno tutte riferimento a vicende giurisdizionali che hanno una incidenza costitutiva sul rapporto giuridico plurisoggettivo e non meramente dichiarativa.

Altra parte della dottrina, non negando la necessità del litisconsorzio nelle azioni costitutive con pluralità di parti, sostiene che in determinati casi il litisconsorzio può essere necessario anche in riferimento all'azione di accertamento o di condanna, escluso però il caso in cui il rapporto giuridico plurilaterale sia dedotto in giudizio soltanto come questione pregiudiziale o incidentale.

In materia previdenziale molte recenti pronunce giurisprudenziali sono intervenute ad affermare l'impossibilità di configurare un litisconsorzio necessario; in particolare si è affermato che non sono litisconsorzi necessari il lavoratore e il datore di lavoro, nelle controversie fra il secondo e l'ente previdenziale, aventi ad oggetto il versamento dei contribuiti, e in quelle, fra il primo e lo stesso ente, aventi ad oggetto l'erogazione delle prestazioni assicurative, poiché, pur essendo il rapporto di lavoro e quello previdenziale connessi, rimangono, comunque, rapporti diversi.

La norma in commento, oltre ad essere, come si è prima detto, una norma in bianco, è anche una norma di rinvio, in quanto rimanda ad altre norme che stabiliscono espressamente che il processo debba essere a pluralità di parti.
Infatti, vi sono dei casi tassativi in cui la legge, per ragioni di mera opportunità processuale, impone la necessaria partecipazione di una pluralità di parti, indipendentemente dalla deduzione in giudizio di un rapporto plurilaterale.
Ne è un esempio l’ipotesi disciplinata dall'art. 784 del c.p.c., il quale dispone che le domande di divisione ereditaria o di scioglimento di qualsiasi altra comunione debbono proporsi in confronto di tutti gli eredi o condomini e dei creditori opponenti se vi sono.

Per quanto concerne il secondo comma di questa norma, dalla sua analisi si deduce che, qualora il giudice accerti la pretermissione di uno o più litisconsorzi necessari, deve disporre con ordinanza l'integrazione del contraddittorio nei loro confronti, da effettuarsi entro un termine perentorio da lui stabilito.
È chiaro che la non integrità del contraddittorio può essere rilevata dal giudice d'ufficio o su specifica eccezione di parte; qualora sia la parte ad eccepire l'omessa integrazione del contraddittorio nei confronti di un litisconsorte necessario, sulla medesima incomberà l'onere, a pena di inammissibilità dell'eccezione, di indicare analiticamente chi sia la parte pretermessa ( provandone l'esistenza), e di indicare altresì quali sono i presupposti di fatto che rendono necessaria l'integrazione.

Quanto all'ordine di integrazione del contraddittorio da parte del giudice, va detto che se il giudice, nonostante quanto disposto dall'art. 102, non vi provvede e decide la causa così come proposta, la sentenza è inefficace per tutti.
Si ritiene inoltre utile precisare che il termine assegnato dal giudice per integrare il contraddittorio con l'ordinanza di cui al secondo comma ha carattere perentorio e non può, quindi, essere né prorogato, né rinnovato; nel caso in cui l'ordinanza non dovesse contenere l'indicazione del termine, la giurisprudenza ha chiarito che la parte deve comunque ottemperare all'ordine di integrazione del contraddittorio, citando il litisconsorte pretermesso, nel rispetto, pena di estinzione, del termine di cui all'art. 163 bis del c.p.c..

Si tenga conto, infine, che sia che l'ordine di integrazione non venga eseguito, sia che venga eseguito ma senza il rispetto del termine, il giudice dovrà dichiarare l'estinzione del processo secondo i disposto di cui al terzo comma dell’art. 307 del c.p.c., senza alcuna possibilità di riassunzione.

Massime relative all'art. 102 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 17664/2018

L'azione per l'osservanza della limitazione legale della proprietà prevista dall'art. 913 c.c. per lo scolo delle acque, la quale miri ad ottenere, oltre all'accertamento dell'aggravamento della condizione del fondo inferiore in conseguenza di opere abusivamente costruite in quello superiore, la demolizione di tali opere, si sostanzia in una "actio negatoria" di servitù di scolo che, poiché diretta alla rimozione di opere realizzate nel fondo altrui, determina, ove la piena proprietà di questo appartenga a più soggetti (comproprietari o usufruttuario e nudo proprietario), un'ipotesi di litisconsorzio necessario nei confronti di tutti costoro.

Cass. civ. n. 15521/2018

Il litisconsorzio necessario ricorre, oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, allorquando la situazione sostanziale plurisoggettiva dedotta in giudizio deve essere necessariamente decisa in maniera unitaria nei confronti di tutti i soggetti che ne sono partecipi, onde non privare la decisione dell'utilità connessa all'esperimento della azione proposta; ne consegue che l'azione volta alla rideterminazione del fondo per la retribuzione di risultato di cui all'art. 61 del c.c.n.l. del 1996 per i dirigenti non medici del comparto Sanità deve essere proposta nei confronti di tutti i dirigenti professionali, tecnici, amministrativi perché la variazione in aumento chiesta da alcuni determina di necessità la riduzione del "quantum" spettante ad altri, atteso che l'ammontare complessivo del fondo rappresenta il limite massimo non superabile dall'azienda sanitaria.

Cass. civ. n. 11318/2018

Colui che eccepisca la non integrità del contraddittorio ha l'onere, qualora questa non possa essere rilevata direttamente dagli atti o in base alle prospettazioni delle parti, non solo di indicare i soggetti che rivestono la qualità di litisconsorti necessari asseritamene pretermessi, ma anche di provare i presupposti di fatto e di diritto dell'invocata integrazione e, quindi, i titoli in forza dei quali essi assumono tale qualità. Ne consegue che chi deduca la mancata "vocatio in jus" di uno degli eredi del "de cuius" è tenuto a dimostrare l'avvenuta accettazione di eredità ad opera dello stesso.

Cass. civ. n. 4099/2018

Nei giudizi aventi ad oggetto la limitazione o ablazione della responsabilità genitoriale, il genitore è litisconsorte necessario, munito del pieno potere di agire, contraddire e impugnare le decisioni che producano effetti provvisori o definitivi sulla titolarità o sull’esercizio della predetta responsabilità. (Nella specie la S.C., cassando la pronuncia di appello, ha ritenuto ammissibile il reclamo proposto dal padre avverso la sentenza che lo aveva dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale).

Cass. civ. n. 3789/2018

In tema di rettifica del reddito di una società di persone, l'inosservanza del litisconsorzio necessario tra la stessa ed i soci non spiega effetti quando le pronunce rese sui ricorsi siano sostanzialmente identiche ed adottate dallo stesso collegio nel contesto di una trattazione unitaria: ne deriva che la riunione dei giudizi può avvenire in sede di gravame, atteso che il rinvio al giudice di primo grado non sarebbe giustificato dalla necessità di salvaguardare il contraddittorio e si porrebbe in contrasto con il principio della ragionevole durata del processo.

Cass. civ. n. 25200/2017

Nel caso di detenzione del bene che si assuma esercitata senza titolo da più soggetti, l'azione di rilascio dello stesso può essere esercitata contro uno solo di essi, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti degli altri, atteso che la pronuncia è idonea a spiegare effetti relativamente a colui che è stato evocato in giudizio e non può pertanto considerarsi "inutiliter data", mentre l'obbligazione risarcitoria eventualmente connessa a quella di rilascio è per sua natura solidale e non dà luogo a litisconsorzio necessario.

Cass. civ. n. 22672/2017

In tema di risarcimento danni, l'esistenza di un vincolo di solidarietà passiva ex art. 2055 c.c. (nella specie, tra appaltatore e progettista) non genera un litisconsorzio necessario - avendo il creditore (nella specie, il committente) titolo per valersi per l'intero nei confronti di ciascuno dei debitori - con conseguente possibilità di scissione, anche in appello, del rapporto processuale, che può utilmente svolgersi nei confronti di uno solo dei coobbligati. Pertanto, ove il giudice di prime cure abbia dichiarato estinto il giudizio tra il creditore ed uno dei condebitori solidali, per intervenuta transazione avente ad oggetto la sola quota del debito di quest'ultimo (nella specie, pari al 10%) ed abbia condannato l'altro debitore al risarcimento della rispettiva e residua quota-parte (pari, nella specie, al 90%), questi, nell'impugnare la decisione, deve estendere il contraddittorio nei confronti dell'altro originario convenuto solo ove intenda contestare il riparto di responsabilità così determinato, al fine di riproporre nei confronti dello stesso l'azione di regresso ex art. 2055, comma 2, c.c..

Cass. civ. n. 22370/2017

In tema di condominio, l'impugnazione di una delibera assembleare ad opera di una pluralità di condomini determina, tra gli stessi, una situazione di litisconsorzio processuale, fondato sulla necessità di evitare eventuali giudicati contrastanti in merito alla legittimità della deliberazione medesima; sicché, ove la sentenza che ha deciso su tale impugnativa sia stata appellata soltanto da alcuni dei detti condomini, l'esito dell'impugnazione si estende anche a quelli che, tra gli originari litisconsorti, non l'abbiano proposta, ancorché la decisione concerna - stante la cessazione della materia del contendere - le sole spese di lite, trattandosi di capo accessorio che condivide il carattere di inscindibilità della causa principale.

Cass. civ. n. 21567/2017

In tema di responsabilità degli amministratori di società, ove la relativa azione venga proposta nei confronti di una pluralità di soggetti, in ragione della comune partecipazione degli stessi, anche in via di mero fatto, alla gestione amministrativa e contabile, tra i convenuti non si determina una situazione di litisconsorzio necessario, attesa la natura solidale della obbligazione dedotta in giudizio che, dando luogo ad una pluralità di rapporti distinti, anche se collegati tra loro, esclude l'inscindibilità delle posizioni processuali, consentendo quindi di agire separatamente nei confronti di ciascuno degli amministratori.

Cass. civ. n. 19376/2017

L'interesse alla corretta amministrazione del patrimonio in trust non integra una posizione di diritto soggettivo attuale in favore dei beneficiari ai quali siano attribuite dall'atto istitutivo soltanto facoltà, non connotate da realità, assoggettate a valutazioni discrezionali del trustee; conseguentemente, deve escludersi che i beneficiari non titolari di diritti attuali sui beni siano legittimati passivi e litisconsorti necessari nell'azione revocatoria avente ad oggetto i beni in trust, spettando invece la legittimazione, oltre al debitore, al trustee, in quanto unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi.

La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni beni di sua proprietà in fondo patrimoniale.

Cass. civ. n. 19330/2017

In tema di azione revocatoria, nel giudizio promosso dal creditore personale di uno dei coniugi per la declaratoria di inefficacia dell'atto di costituzione di un fondo patrimoniale stipulato da entrambi i coniugi, sussiste litisconsorzio necessario del coniuge non debitore, ancorchè non sia neppure proprietario dei beni costituiti nel fondo stesso, in quanto beneficiario dei relativi frutti, destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, e, quindi, destinatario degli eventuali esiti pregiudizievoli conseguenti all'accoglimento della domanda revocatoria.

Cass. civ. n. 19057/2017

La controversia, diretta al riconoscimento della qualità di socio di una società di persone, coinvolge la distribuzione delle quote sociali e la composizione stessa del gruppo sociale e, pertanto, nel relativo processo, sono litisconsorti necessari sia la società sia i soci. (Nella specie il giudizio si era svolto senza l'intervento del socio accomandante e il riconoscimento della qualità di socio riguardava una società in accomandita).

Cass. civ. n. 13145/2017

La fattispecie della simulazione, sia essa assoluta o relativa, integra un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra le parti del contratto solo nel caso in cui il relativo accertamento risulti richiesto in via principale, con la conseguenza che il contraddittorio nel giudizio tra tutti i partecipanti, o i loro eredi, all'atto impugnato per simulazione è necessario quando la nullità che ne deriva all'atto venga posta a fondamento dell'azione, e non quando il suo accertamento formi oggetto di una mera eccezione e debba effettuarsi in via incidentale, senza efficacia di giudicato. (Nella specie, relativa all’accertamento dell’entità di un’obbligazione assunta in forza di un assegno bancario, privo di data, rilasciato a garanzia dell’obbligazione di pagare il prezzo di due cessioni d’azienda, oggetto di separati e contestuali contratti preliminari, la S.C. ha escluso che si configurasse un litisconsorzio necessario tra tutti i partecipanti ai contratti definitivi, atteso che l’accertamento della simulazione del prezzo poi indicato in questi ultimi, pur costituendo un presupposto logico nel giudizio promosso nei confronti del soggetto che aveva emesso l’assegno, si poneva in tal caso come meramente incidentale).

Cass. civ. n. 6649/2017

In tema di condominio negli edifici, qualora un condomino, convenuto dall’amministratore per il rilascio di uno spazio di proprietà comune occupato "sine titulo", agisca in via riconvenzionale per ottenere l'accertamento della proprietà esclusiva su tale bene, il contraddittorio va esteso a tutti i condomini, incidendo la controdomanda sull'estensione dei diritti dei singoli; pertanto, ove ciò non avvenga e la domanda riconvenzionale sia decisa solo nei confronti dell’amministratore, l'invalida costituzione del contraddittorio può, in difetto di giudicato espresso o implicito sul punto, essere eccepita per la prima volta o rilevata d’ufficio anche in sede di legittimità, con conseguente rimessione degli atti al primo giudice.

Cass. civ. n. 9618/2014

Nel giudizio di simulazione della compravendita, relativa all'entità del prezzo, è litisconsorte necessario ogni acquirente (nella specie, di nuda proprietà), se è dedotto l'inadempimento dell'obbligazione di pagamento.

Cass. civ. n. 5628/2014

L'integrazione del contraddittorio disposta "iussu iudicis" per ragioni di litisconsorzio necessario ex art. 102 cod. proc. civ. comporta la necessità che l'atto integrativo venga notificato all'interessato nel termine perentorio fissato dal giudice, ovvero, qualora quest'ultimo abbia omesso tale indicazione, nel rispetto dei termini a comparire di cui all'art. 163 bis cod. proc. civ., con la conseguenza che il rapporto processuale deve ritenersi validamente costituito con la notifica dell'atto integrativo, e non anche con il deposito dell'atto notificato in cancelleria nel termine di dieci giorni dalla notifica.

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Consulenze legali
relative all'articolo 102 Codice di procedura civile

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Luca T. chiede
domenica 26/03/2017 - Marche
“Buon pomeriggio.
Sono comproprietario di un terreno agricolo. L'anno scorso la mia ex compagna (comproprietaria al 50%) ha istruito una azione negatoria contro i vicini che dichiarano di aver acquisito per usucapione una servitù di sciorinamento sul terreno.
L'azione è ora finita in tribunale in quanto le parti non hanno trovato un accordo in mediazione.
Il giudice ha accolto l'istanza dei vicini che chiedono la mia presenza in tribunale come terzo in quanto comproprietario del terreno e pertanto ho ricevuto al mio domicilio atto di citazione con relative domande a cui dovrò rispondere.
1° Quesito: sono obbligato ad andare? Se non accolgo la chiamata sono passibile di contumacia (nell'atto è scritto così).
2° Se partecipo chi paga le mie spese per raggiungere la sede del tribunale (visto che sono all'estero)?
3° Posso richiedere lo spostamento dell'udienza ad una data a cui posso partecipare in quanto in italia? Se si come devo procedere?
4° Nel caso nomini tramite Procura un avvocato di fiducia, chi paga il mio avvocato sia in caso di vittoria che di soccombenza della mia ex compagna?
Grazie e congratulazioni.”
Consulenza legale i 22/04/2017
L’azione per l’accertamento dell’usucapione del diritto di servitù implica il litisconsorzio necessario dei comproprietari del fondo servente indiviso (ex pluribus Cass. ord. n. 2170 del 30/01/2013).
Ciò significa che chi vuol adire la giustizia per sentir dichiarare il proprio diritto di servitù sul fondo altrui, dovrà necessariamente chiamare in giudizio tutti i proprietari del fondo sul quale insisterebbe detta servitù.
Quindi il comproprietario non è un terzo, ma una vera e propria parte nel giudizio.
Il suo bene, che probabilmente non utilizza, subisce un, seppur minimo, decremento di valore e quindi, la legislazione, prima di toglierle qualcosa e di prendere una decisione che avrà effetti negativi su di lei, impone che venga invitato a partecipare al processo, così che possa validamente difendersi e far valere le sue ragioni.

Difendersi, invero, è un diritto e non un dovere.
Quindi se la questione non la interessa oppure ritiene che effettivamente sussista il diritto di servitù, può scegliere di non comparire ma la sentenza avrà ugualmente effetti su di lei e sul suo bene.
Il processo continuerà in sua contumacia, termine giuridico che sta ad indicare l’assenza consapevole di una parte, consapevolezza che fa sì che la sentenza produca effetti nei suoi confronti.
Se ad esempio non fosse stato citato per errore, e non avrebbe preso formalmente conoscenza dell’esistenza del procedimento, avrebbe potuto sempre esigere che la sentenza non producesse effetti nei suoi confronti, ma solo nei confronti dell’ex.

Per inciso va poi chiarito che può introdurre prove e sollevare alcune eccezioni solo venti giorni prima dell’udienza, in quanto dopo decade dai rispettivi poteri.
Non avrà, detto altrimenti, tutti i poteri difensivi, sarà una difesa meno incisiva perché il procedimento deve andare avanti.

In Italia non è ammessa la difesa in proprio.
Non può difendersi in autonomia presentandosi personalmente in udienza, ma dovrà necessariamente costituirsi nel processo, nei modi e nei tempi dettati dalla legge, per mezzo di un avvocato.
L’art. 82 c.p.c. al 4° comma prevede infatti che “salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, davanti al tribunale e alla corte d'appello le parti debbono stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente”.
Peraltro la presenza personale della parte in questi tipi di procedimento è del tutto irrilevante e quindi potrà parteciparvi il solo difensore nominato.

Tuttavia qualora volesse partecipare personalmente al procedimento dovrà presentare, tramite il suo avvocato, un’istanza di differimento dell’udienza alla cancelleria del giudice competente, chiarendo i motivi oggettivi per i quali vuole partecipare personalmente all’udienza e le ragioni oggettive che non le consentono di recarsi in udienza in quel determinato giorno.
Non essendo necessaria la presenza personale infatti il Giudice sarà molto restìo a concederle un differimento.

Per la stessa ragione non può esserle concesso il rimborso delle spese di viaggio, neanche in caso di vittoria della controversia.

Circa la ripartizione delle spese legali, l’art. 91 c.p.c. pone a carico di chi perde la causa l’obbligo di pagare gli onorari degli avvocati delle parti vincitrici.
Tuttavia il Giudice può compensare le spese, ognuno sarà tenuto a pagare solamente il proprio legale, nei casi di “assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti” ovvero di violazione delle regole di diligenza (art. 92 c.p.c.).
Le spese possono essere compensate anche nei casi di soccombenza reciproca, casi in cui nessuno ha realmente vinto la causa perché il Giudice ha accolto in parte la tesi dell’uno ed in parte la tesi dell’altro.

Tendenzialmente è possibile affermare che se si costituisce in giudizio e si unisce alla linea difensiva seguita dalla sua ex, affermando l’insussistenza del diritto di servitù, qualora la domanda venga accolta otterrete il rimborso di quanto pagato per i compensi dell’avvocato.
Se invece il giudice accoglie l’azione negatoria, ma la sua linea difensiva era stata quella di sostenere la sussistenza del diritto di servitù, allora spotrebbe essere condannato a pagare le spese dell’avvocato della sua ex e sicuramente dovrà sostenere anche le spese del suo avvocato.

Viceversa se il giudice accogliesse la domanda della controparte e dichiarasse l’usucapione del diritto di servitù e lei, costituendosi, si fosse dichiarato remissivo rispetto a questa domanda, il Giudice dovrà compensare le spese solo del suo avvocato.
Se aveva, invece, affermato l’insussistenza del diritto di servitù, sarà condannato insieme alla sua ex alla refusione delle spese dell’avvocato dell’altra parte vittoriosa.
Dunque non è possibile sapere prima chi rimborserà a chi le spese legali, in quanto è il giudice che deciderà alla fine del procedimento, in base all’esito della controversia ed in base all'attività difensiva delle parti.

Francesca chiede
mercoledì 14/09/2011 - Campania
“In sostanza, in cosa si differenzia l'ipotesi di Litisconsorzio necessario da quella di Litisconsorzio necessario UNITARIO?”
Consulenza legale i 18/09/2011

Il litisconsorzio necessario è previsto dall'art. 102 del c.p.c., il quale, nel disciplinare tale istituto stabilisce che "se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo". La norma, in prima approssimazione, non fa altro che affermare la regola della legittimazione ad agire: il processo deve coinvolgere, fin dall'inizio, tutte le giuste parti (litisconsorti originari), cioè tutti i destinatari degli effetti della sentenza. In loro assenza il giudice non può pronunciare sul merito, così come previsto dal secondo comma dell'art. 102 c.p.c.

La dottrina, inoltre, lavorando su alcuni frammenti di norme, ha costruito una figura autonoma denominata litisconsorzio unitario, che si risolve in una forma di litisconsorzio necessario successivo. Si parla, in proposito, anche di litisconsorzio quasi necessario. Caso emblematico è rappresentato dall'impugnativa delle deliberazioni dell'assemblea di una s.p.a. di cui all'art. 2377 del c.c. e art. 2378 del c.c.. Più soggetti sono legittimati a tale impugnativa: i soci assenti, i soci dissenzienti, gli amministratori, il consiglio di sorveglianza e il collegio sindacale. Non essendo previsto il litisconsorzio necessario, il processo all'origine può essere instaurato anche da uno soltanto dei predetti legittimati attivi. In tal caso, quindi, il giudice non deve ordinare alcuna integrazione del contraddittorio. Ne consegue che, nella fase di instaurazione del giudizio, si potrebbe, perciò, configurare soltanto un litisconsorzio facoltativo. Peraltro, l'art. 2378 del c.c. quinto comma, stabilisce che tutte le impugnazioni relative alla medesima deliberazione, anche se separatamente proposte, devono essere istruite separatamente e decise con un'unica sentenza. Ne consegue che, se più legittimati abbiano agito o siano successivamente intervenuti, il litisconsorzio diviene necessario quanto alla sua prosecuzione.

In definitiva, il litisconsorzio unitario è una forma di litisconsorzio facoltativo quanto all'instaurazione del giudizio, che successivamente diviene litisconsorzio necessario, quanto alla trattazione e alla decisione delle cause.


Giuseppe chiede
lunedì 11/04/2011 - Sicilia
“Se in un procedimento c'è litisconsorzio necessario tra due condomini, che hanno in comune un'area adibita a parcheggio e l'attore ne cita in causa soltanto uno per veder riconosciuto il diritto a parcheggiarvi la propria auto, qualora entrambi i condomini, riuniti in assemblea straordinaria, approvino la delibera con la quale riconoscono il diritto dell'attore al posto auto,TALE DELIBERA HA EFFICACIA SANANTE rispetto alla mancata integrazione del contraddittorio?”
Consulenza legale i 12/04/2011

Si devono tenere ben distinti il campo del diritto processuale civile da quello del diritto sostanziale.

Per quanto riguarda il diritto sostanziale, l’art. 18 della legge 6 agosto 1967 n. 765 (c.d. legge “ponte”) ha aggiunto alla legge urbanistica del ’42 (legge 17 agosto 1942, n. 1150) l’art. 41 sexies, che introduce nell’ordinamento l’obbligo di riservare, nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse, appositi spazi per parcheggi. È possibile, quindi, agire per ottenere il riconoscimento in via giudiziaria della sussistenza del diritto reale d’uso e, del conseguente diritto al ristoro patrimoniale da liquidare per violazione del vincolo di destinazione di cui alla legge citata con effetti ex tunc (ossia dalla data di stipula del contratto di compravendita dell'immobile). Il diritto sorge, infatti, ex lege al momento del trasferimento dell’unità immobiliare, senz’essere condizionato o subordinato alla determinazione ex voluntate o all’accertamento giudiziale dell’integrazione del corrispettivo della vendita degli appartamenti, potendo tali eventi essere anche successivi ed indipendenti da detto riconoscimento (Cass. civ., 10.1.2011, n. 346; Cass. civ., 28.5.1993, n. 5979).

Sul piano del diritto processuale civile, se, come nel caso di specie, è intervenuta una delibera dei proprietari dell'area che riconosce il diritto de quo, nel processo pendente ci si potrebbe trovar di fronte ad un’ipotesi di cessazione della materia del contendere per intervenuta carenza dell’interesse ad agire, salvo il mantenimento dell’azione relativa alla richiesta di ristoro del danno ingiusto, risarcibile ai sensi dell’art. 872 del c.c., comma 2, per non aver potuto fare uso, pur avendone il diritto, dell’area adibita a parcheggio.

Sembra profilarsi un’ipotesi di litisconsorzio necessario in quanto l’esistenza del diritto reale d’uso va accertata nei confronti di entrambi i proprietari del bene nei cui confronti si agirà anche per il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno. L'eventuale integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 102 del c.p.c. viene ordinata dal giudice e realizzata dall’attore attraverso la notifica di un atto di citazione per integrazione del contraddittorio, entro il termine stabilito dal giudice, o in mancanza, entro i termini dell’art. 163 bis del c.p.c. rispetto all’udienza a cui si è rinviata la causa. Se l'integrazione non ha luogo ad opera delle parti, inevitabilmente il processo si estingue art. 307 del c.p.c.. Invece, fattispecie sanante è quella dell'intervento volontario del litisconsorte necessario pretermesso art. 268 del c.p.c..


Giovanni chiede
giovedì 14/10/2010
“Nel corso di un procedimento, qualora l'attore si avveda di non aver notificato l'atto introduttivo ad un soggetto che è litisconsorte necessario, può assumere l'iniziativa di chiedere al giudice l'integrazione del contraddittorio (al fine di evitare la nullità dell'emananda sentenza), sebbene l'altro convenuto,regolarmente costituito, non abbia sollevato alcuna eccezione in merito? Grazie!”
Consulenza legale i 27/12/2010

La non integrità del contraddittorio può essere eccepita dalla parte o rilevata dal giudice anche d'ufficio. Ciò può avvenire in ogni stato e grado del procedimento, sempre che ciò non sia precluso da un giudicato sul punto (esplicito od implicito).

La pronuncia dell'ordine di integrazione, non implicando valutazione discrezionale, costituisce un potere-dovere del giudice, che egli è tenuto ad esercitare qualora rilevi il difetto di integrità del contraddittorio.

L'ordine di integrazione ex art. 120 del c.p.c. non costituisce l'unica modalità che consente di sanare il difetto di contraddittorio: il vizio è sanato anche attraverso una chiamata ad opera delle parti (quindi, anche dell'attore) ex art. 106 del c.p.c. e art. 269 del c.p.c.; oppure, mediante intervento spontaneo del litisconsorte pretermesso.


Mario T. chiede
sabato 10/07/2010
“In caso di revoca di un incarico direttivo in una pubblica amministrazione. Controparte è il Ministero che ha adottato il provvedimento.Si ha liticonsorzio necessario nei confronti del funzionario chiamato ha sostituire il precedente direttore revocato dall'incarico?”
Consulenza legale i 02/09/2010
Figura processuale necessaria nel processo amministrativo è il cosiddetto controinteressato, ossia il titolare dell'interesse a sostenere la legittimità e la validità del provvedimento impugnato (dal quale evidentemente trae dei vantaggi). Egli ha quindi un interesse giuridicamente rilevante di segno opposto rispetto a quello del ricorrente, che mira alla conservazione dell'atto.

Certamente, nel caso esposto, controinteressato è colui che ricopre ora l'incarico.
Riteniamo, pertanto, che sia da considerarsi come litisconsorte necessario.

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