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Articolo 331 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Integrazione del contraddittorio in cause inscindibili

Dispositivo dell'art. 331 Codice di procedura civile

Se la sentenza pronunciata tra più parti in causa inscindibile o in cause tra loro dipendenti, non è stata impugnata nei confronti di tutte, il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio fissando il termine nel quale la notificazione deve essere fatta e, se è necessario, l'udienza di comparizione(1)(2).

L'impugnazione è dichiarata inammissibile se nessuna delle parti provvede all'integrazione nel termine fissato(3).

Note

(1) Al giudizio di impugnazione devono partecipare tutti coloro che furono parti nel giudizio di primo grado: ciò al fine di evitare che la stessa sentenza passi in giudicato nei confronti di una parte e non anche nei confronti delle altre. Si può affermare che nel giudizio di gravame vi sia un vero e proprio litisconsorzio necessario tra le parti, tale che la sentenza eventualmente pronunciata in assenza di uno o più litisconsorti sarebbe inutiliter data.
Il giudice ordinerà l'integrazione del contraddittorio sia nel caso in cui l'impugnazione non sia stata proposta nei confronti di qualche litisconsorte, sia nell'ipotesi di invalida proposizione della stessa.
(2) La notifica di una copia integrale dell'atto di impugnazione, mediante la quale si ottempera all'ordine di integrazione, è di regola effettuata dalla parte indicata dal giudice, anche se si ritiene valida quella eseguita da una parte diversa.
La notifica risulta inutile e non necessaria se il litisconsorte pretermesso si costituisce spontaneamente in giudizio, ma ciò deve avvenire entro l'udienza fissata con l'ordinanza di integrazione.
(3) Se entro il termine fissato nell'ordinanza di integrazione l'ordine non viene eseguito, l'impugnazione dovrà essere dichiarata inammissibile, anche d'ufficio.
A tutela del diritto di difesa dei litisconsorti pretermessi, si deve ritenere che l'integrazione, operi a loro favore una rimessione in termini per la proposizione dell'impugnativa, qualora fossero già decorsi i termini di legge: in altre parole, la sentenza nei confronti dei pretermessi non si considera già passata in giudicato.

Ratio Legis

Il legislatore persegue l'obiettivo della unitarietà del giudizio di impugnazione di una stessa sentenza pronunciata nei confronti di più parti, titolari di rapporti sostanzialmente o processualmente inscindibili. Tale norma, inoltre, è espressione del principio della economia dei giudizi, secondo il quale va evitato ogni spreco di tempo e denaro sia per le parti che per la macchina della giustizia, già fortemente in difficoltà.

Massime relative all'art. 331 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 17898/2018

Le pronunce emesse in materia di integrità del contraddittorio hanno, in ogni caso, contenuto e natura meramente ordinatori, giammai decisori, e, conseguentemente, non possono costituire sentenza non definitiva suscettibile di separata impugnazione o riserva di appello e, in difetto, di passaggio in giudicato. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha condiviso la decisione della corte d'appello secondo cui, poiché i convenuti in primo grado, essendo comproprietari degli immobili a vantaggio dei quali esisteva la contestata servitù di acquedotto, erano litisconsorti necessari ex art. 102 c.p.c., la sentenza non definitiva del tribunale che aveva dichiarato il loro difetto di legittimazione passiva non poteva acquisire efficacia di giudicato, nonostante non avesse formato oggetto di riserva di appello).

Cass. civ. n. 25822/2017

La chiamata in garanzia determina un litisconsorzio necessario processuale tra il terzo chiamato e le parti originarie, con conseguente inscindibilità delle cause ex art. 331 c.p.c., sicché l’attore che impugna la sentenza a sé sfavorevole è tenuto ad evocare nel giudizio di appello oltre che il responsabile anche il garante.

Cass. civ. n. 13825/2017

La notificazione della sentenza eseguita direttamente presso l'amministrazione statale parte in causa, invece che presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato del luogo in cui ha sede l'autorità giudiziaria che ha pronunciato la sentenza stessa, non è idonea a far decorrere il termine breve di cui all'art. 325 c.p.c. per proporre impugnazione.

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Testi per approfondire questo articolo

  • La «consumazione» del potere d'impugnazione

    Collana: Biblioteca di diritto processuale
    Pagine: 336
    Data di pubblicazione: novembre 2011
    Prezzo: 33 €
    Categorie: Appello, Cassazione

    Il cd. principio di consumazione dell'impugnazione non ha mai costituito oggetto di un lavoro monografico, nonostante il suo notevole impatto pratico. Sul piano positivo, la consumazione consegue esclusivamente alla dichiarazione d'inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Nella dominante interpretazione, tuttavia, essa ha conosciuto una diffusione che va ben oltre la formulazione letterale delle norme che la prevedono, assurgendo, per l'appunto, a vero e proprio... (continua)