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Articolo 82 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

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Dispositivo dell'art. 82 Codice di procedura civile

Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede euro 1.100 (1).

Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l'assistenza di un difensore [417, 442] (2). Il giudice di pace tuttavia, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona.

Salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti [86, 417, 707] (3), davanti [al pretore,] (4)al tribunale e alla corte di appello le parti debbono stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente (5); e davanti alla Corte di cassazione col ministero di un avvocato iscritto nell'apposito albo [365] (6) (7) (8).

Note

(1) Le parole «euro 516,46» sono state sostituite dalle attuali «euro 1.100» dall'art. 13, comma 1, lett a), del D.L. 22 dicembre 2011, n.212, convertito con modificazioni nella L.17 febbraio 2012, n.10.
(2) Si precisa che i difensori devono essere necessariamente iscritti negli appositi albi, aperti a quanti risultino possesso dei requisiti richiesti dalla legge professionale. La tenuta degli albi consiste in una delle tante funzioni demandate al Consiglio dell'ordine degli avvocati presso ogni Tribunale.
(3) Sono diversi i casi in cui le parti possono stare in giudizio personalmente davanti al giudice. Ciò avviene ad esempio nelle cause di valore non superiore a euro 129,11 in materia di lavoro (417 1), di previdenza e assistenza obbligatorie (442) ed in materia di locazione (447bis). Diversamente, nell'ambito del giudizio di separazione vige l'obbligo per le parti di comparire personalmente davanti al giudice senza l'assistenza di un difensore (707).
Infine, se la parte è anche un avvocato, può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore (86).
(4) Le parole "al pretore" sono state soppresse ai sensi dell'art. 61, d.lgs. 19-2-1998, n. 51, a decorrere dal 2-6-1999.
(5) L'avvocato iscritto nell'apposito albo del distretto della Corte di appello, nel quale si trova l'ufficio giudiziario adito è legalmente esercente la professione forense. Infatti, non è ritenuta sufficiente la sola abilitazione all'esercizio della professione.
(6) Con la l. 24-2-1997, n. 127 è stato soppresso l'Albo dei procuratori legali, di conseguenza oggi, all'atto del superamento dell'esame di abilitazione, si acquisisce direttamente il titolo di avvocato dopo aver prestato il giuramento di rito ed essere iscritti all'Albo degli avvocati. Ad oggi, il termine «procuratore» indica solamente le funzioni procuratorie di rappresentanza della parte in udienza.
(7) L'avvocato cassazionista è il difensore iscritto nell'albo dei patrocinanti innanzi alle giurisdizioni superiori, tenuto dal Consiglio nazionale forense. Tale titolo viene conseguito dopo 12 anni di professione oppure in seguito al superamento di un apposito esame.
(8) Per stare in giudizio l'avvocato deve essere autorizzato con apposita la procura alle liti, ovvero l'atto unilaterale con il quale la parte designa il difensore che dovrà rappresentarla nel processo. La mancanza di procura implica la nullità dell'attività processuale compiuta dal difensore, attività che viene comunque considerata come posta in essere dal soggetto che si è costituito in giudizio senza difensore.

Ratio Legis

La norma in analisi sancisce in ossequio al più ampio diritto alla difesa previsto dall'art. 24 della Costituzione la necessità del patrocinio, fatta eccezione per alcune ipotesi. La difesa tecnica viene resa necessaria dalla complessità e dal tecnicismo del processo non affrontabili dalle parti personalmente senza l'ausilio dei difensori.

Brocardi

Ius postulandi

Massime relative all'art. 82 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 26935/2013

La Comunità europea che sia parte in una lite può giovarsi dell'assistenza e difesa di un avvocato del libero foro, non avendo l'obbligo, in quanto ente sovranazionale, di avvalersi dell'Avvocatura dello Stato, significativamente rivolgendosi il tenore letterale del d.p.r. 17 febbraio 1981, n. 173, non alla Comunità o alla Commissione, bensì all'Avvocatura stessa, la quale può assumere il patrocinio legale di un ente soltanto in presenza di un'espressa disposizione legislativa al riguardo.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 26935 del 2 dicembre 2013)

Cass. civ. n. 3874/2012

Il provvedimento col quale il giudice di pace autorizza la parte a stare in giudizio di persona ex art. 82, secondo comma, c.p.c., sebbene intervenuto durante il processo e in forma implicita, non può essere revocato, con l'effetto di rendere invalida la costituzione del rapporto processuale, potendo il giudice di pace, con la sentenza che definisce il giudizio, unicamente dichiarare l'eventuale nullità della concessa autorizzazione.

Il provvedimento col quale il giudice di pace autorizza la parte a stare in giudizio di persona ex art. 82, secondo comma, c.p.c. non deve necessariamente precedere l'instaurazione del giudizio, né manifestarsi in forma espressa, in quanto anche l'autorizzazione sopravvenuta durante il processo e resa implicitamente "per facta concludentia" garantisce l'effettività della difesa e la regolarità del contraddittorio.
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 3874 del 12 marzo 2012)

Cass. civ. n. 9842/2010

In tema di sanzioni amministrative, ai fini della regolarità della costituzione in giudizio della P.A. nel giudizio di opposizione all'ordinanza-ingiunzione, è sufficiente la sottoscrizione della comparsa di risposta da parte del funzionario delegato e la sua dichiarazione di stare in giudizio in tale qualità, in quanto la delega rilasciata dall'autorità amministrativa al funzionario incaricato della difesa in tale giudizio, ai sensi dell'art. 23, comma quarto, della legge 24 novembre 1981, n. 689, non è equiparabile alla procura alle liti rilasciata al difensore a norma dell'art. 83 c.p.c., ma si concreta in un atto amministrativo di investitura di funzioni, riferibile anche ad una generalità indistinta di controversie future.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9842 del 24 aprile 2010)

Cass. civ. n. 22186/2009

Il diritto di ogni cittadino di difendersi da sé o con il ministero di un difensore in ogni stato e grado di giudizio, previsto dall'art. 6 della C.E.D.U., non comprende la facoltà della parte che abbia già nominato il proprio difensore di esercitare attività difensiva (nella specie, di inviare atti al giudice) indipendentemente e, quindi, eventualmente anche in potenziale contrasto con le scelte tecniche del proprio difensore, potendo tale condotta costituire fonte di inefficienza e confusione per l'intero processo (particolarmente per quello civile) e, quindi, di potenziale menomazione per la difesa della stessa parte.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22186 del 20 ottobre 2009)

Cass. civ. n. 6166/2007

In tema di rappresentanza e difesa in giudizio delle Regioni da parte dell'Avvocatura dello Stato, la legge reg. non può prevedere, nemmeno nelle Regioni a statuto speciale, la necessità del mandato specifico all'Avvocatura stessa, avendo lo Stato legislazione esclusiva in materia di giurisdizione e norme processuali, ordinamento civile e penale e giustizia amministrativa (art. 117 Cost. lett. c), con la sola possibilità di attribuire condizioni particolari di autonomia limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace. Né la costituzione con legge reg. di un servizio legale interno, cui venga istituzionalmente demandato il patrocinio e l'assistenza in giudizio della Regione (nella specie: art. 3 della legge della Regione Calabria 17 aprile 1984, n. 24), comporta, nel silenzio della legge, la rinunzia della Regione stessa ad avvalersi del patrocinio facoltativo dell'Avvocatura dello Stato o configura una abrogazione tacita dell'art. 107 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616. A tale riguardo, anche nel caso in cui la Regione scelga di avvalersi, per la difesa in giudizio, non del proprio servizio legale ma dell'Avvocatura dello Stato, deve trovare integrale applicazione la normativa statale sul suddetto patrocinio facoltativo, sicché si applicano, l'art. 1, secondo comma, del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, richiamato dal successivo art. 45, in base al quale non è richiesto, per lo ius postulandi dell'Avvocato dello Stato, il rilascio del mandato, nonché l'art. 12 della legge 3 aprile 1979, n. 103, ai cui sensi l'Avvocato dello Stato non è onerato della produzione del provvedimento del competente organo regionale di autorizzazione del legale rappresentante ad agire o resistere in giudizio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6166 del 16 marzo 2007)

Cass. civ. n. 19786/2006

Anche nell'ipotesi di rappresentanza e difesa facoltativa degli enti pubblici da parte dell'Avvocatura dello Stato, non è necessario che, in ordine ai singoli giudizi, l'ente rilasci uno specifico mandato all'Avvocatura medesima, né che questa produca il provvedimento del competente organo dell'ente recante l'autorizzazione del legale rappresentante ad agire o a resistere in causa, giacché, a norma dell'art. 45 R.D. n. 1611 del 1933, anche al patrocinio cosiddetto facoltativo si applica il secondo comma dell'art. 1 R.D. cit., alla stregua del quale gli Avvocati dello Stato esercitano le loro funzioni innanzi a tutte le giurisdizioni ed in qualunque sede senza bisogno di mandato, neppure nei casi nei quali le norme ordinarie prevedono il mandato speciale, purché consti la loro qualità. (Fattispecie relativa alla difesa in giudizio dell'Anas Spa, già Ente Nazionale per le Strade, per la quale permane il patrocinio facoltativo dell'Avvocatura dello Stato a norma dell'art. 2 del D.L.vo n. 142 del 1994).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19786 del 14 settembre 2006)

Cass. civ. n. 8026/2006

Nei giudizi dinanzi al giudice di pace, nei casi in cui è ammessa la difesa personale della parte, deve ritenersi consentito alla stessa la facoltà di delegare la partecipazione all'udienza ad altro soggetto.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8026 del 6 aprile 2006)

Cass. civ. n. 17008/2004

Nel procedimento dinanzi al giudice di pace, l'autorizzazione a stare in giudizio di persona, «in considerazione della natura e entità della causa» ex art. 82 c.p.c., attiene all'accertamento che nulla osti a che il soggetto possa agire senza il patrocinio di un difensore, ed è volta a rimuovere un limite al potere della parte di agire personalmente, essendo pertanto volta a tutelare, oltre a quello delle parti, anche l'interesse generale e costituzionalmente garantito dell'effettività del diritto di difesa. Tale mancanza di autorizzazione dà luogo all'invalida costituzione del rapporto processuale, deducibile dalla controparte e rilevabile anche d'ufficio dal giudice, ma sanabile con effetto ex tunc qualora essa autorizzazione venga concessa successivamente alla costituzione del soggetto, rimanendo anche in tal caso assicurate le esigenze di tutela perseguite dalla norma.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17008 del 26 agosto 2004)

Cass. civ. n. 12680/2004

Nei giudizi in cui è consentito alla parte la difesa personale (e cioè nel procedimento dinanzi al giudice di pace, ex art. 82 c.p.c., ove il valore della lite sia inferiore al milione di lire, ovvero, senza limite né per giudice adito né per valore, in caso di opposizione a sanzione amministrativa ex art. 23 della legge n. 689/1981), è onere della parte stessa, che riveste anche la qualità di avvocato, specificare a che titolo intenda partecipare al processo, poiché (a prescindere dal profilo fiscale), mentre la parte che sta in giudizio personalmente non può chiedere il rimborso delle spese vive sopportate, il legale, ove manifesti, appunto, l'intenzione di operare come difensore di se medesimo ex art. 86 c.p.c., ha diritto alla liquidazione delle spese secondo la tariffa professionale.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12680 del 9 luglio 2004)

Cass. civ. n. 8500/2004

In tema di contratti della P.A., che devono essere stipulati ad substantiam per iscritto, il requisito della forma del contratto di patrocinio è soddisfatto con il rilascio al difensore della procura ex art. 83 c.p.c., atteso che il relativo esercizio della rappresentanza giudiziale, tramite la redazione e la sottoscrizione dell'atto difensivo perfeziona — con l'incontro di volontà fra le parti — l'accordo contrattuale in forma scritta, che, rendendo possibile l'identificazione del contenuto negoziale e i controlli dell'Autorità tutoria, risponde ai requisiti previsti per i contratti della P.A.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8500 del 5 maggio 2004)

Cass. civ. n. 12831/2003

L'Avvocatura dello Stato, cui spetta, senza bisogno di mandato, la rappresentanza processuale delle amministrazioni dello Stato, anche se ad ordinamento autonomo, ha la capacità di compiere tutti gli atti processuali consentiti al difensore munito di mandato, con la sola esclusione (in mancanza di un espresso conferimento del relativo potere), di quelli che importano una disposizione del diritto in contesa; il rapporto sottostante a quello di mandato ex lege fra l'amministrazione e l'Avvocatura e relativo alla gestione della lite costituisce un rapporto meramente interno all'amministrazione medesima, senza alcuna necessità che questa deliberi, con atti di rilievo esterno, la sua volontà di agire o resistere in giudizio, nei vari gradi e fasi di esso.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 12831 del 3 settembre 2003)

Cass. civ. n. 13069/2002

Il difetto di rappresentanza — difesa tecnica che colpisce la citazione introduttiva del giudizio comporta una nullità insanabile all'interno e nello sviluppo del processo, non l'inesistenza dello stesso, posto che il contraddittorio, pur se gravemente viziato, non è radicalmente assente; detta nullità, a sua volta, si riflette sulla sentenza, tramutandosi in motivo di gravame avverso la stessa, secondo la regola dell'art. 161, primo comma, c.p.c., restando sanata soltanto dal giudicato.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13069 del 9 settembre 2002)

Cass. civ. n. 12133/2001

Avendo l'art. 6 della legge 24 febbraio 1997, n. 27 abrogato l'art. 5 del regio decreto-legge n. 1578 del 1933, convertito nella legge n. 36 del 1994 (che ammetteva il procuratore legale ad esercitare la professione solo entro il distretto), ed avendo l'art. 8 della legge 16 dicembre 1999, n. 479 attribuito efficacia retroattiva a tale abrogazione (estendendone gli effetti a tutti i processi in corso alla data di entrata in vigore della citata legge n. 27 del 1997), il difensore munito di procura può, con la suddetta decorrenza, svolgere in ogni caso il suo patrocinio senza limitazioni territoriali.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12133 del 28 settembre 2001)

Cass. civ. n. 6959/2001

Gli artt. 1 e 6 della legge 24 febbraio 1997, n. 27, nel sopprimere la distinzione tra procuratori legali e avvocati, prescrivendo l'iscrizione in un unico albo per entrambi, non ha eliminato l'attività procuratoria, né di conseguenza ha, implicitamente, abrogato l'art. 82 del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, a norma del quale, se il procuratore, assegnato fuori della circoscrizione del Tribunale ove ha sede l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale svolge il suo ufficio, non ha ivi eletto domicilio, esso si intende eletto presso la cancelleria della autorità giudiziaria adita. Né tale disposizione può esser sospettata di incostituzionalità per violazione degli articoli 35 o 41 della Costituzione, in quanto non determina né una compressione del diritto del difensore ad organizzare liberamente il proprio lavoro, né una limitazione della sua attività economica, sotto il profilo del relativo onere aggiuntivo a carico della parte che lo ha scelto, avendo il legislatore, nella sua discrezionalità, preferito addossarlo a quest'ultima anziché alla controparte, esonerandola dai maggiori costi delle notifiche fuori circondario.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6959 del 22 maggio 2001)

Cass. civ. n. 3761/2001

Per la costituzione in giudizio del Prefetto la delega al funzionario incaricato, pur in assenza di forme particolari, deve essere conferita per iscritto, sia per ragioni processuali in conformità con l'art. 83 c.p.c., sia per regolarità amministrativa ex legge 7 agosto 1990, n. 241. (Fattispecie: costituzione di funzionario, delegato dal Prefetto, in giudizio di opposizione all'ordinanza ingiunzione di pagamento di sanzione amministrativa pecuniaria per violazione delle norme sulla circolazione stradale).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3761 del 15 marzo 2001)

Cass. civ. n. 112/1999

Nel procedimento dinanzi al giudice di pace, la violazione dell'art. 82 c.p.c. che si realizza allorché la parte stia in giudizio personalmente senza che ne ricorrano i presupposti, genera una nullità relativa, non rilevabile d'ufficio e non eccepibile per la prima volta in sede di legittimità.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 112 del 8 gennaio 1999)

Cass. civ. n. 7412/1998

A seguito della legge 24 febbraio 1997 n. 27, che ha soppresso l'albo dei procuratori legali prevedendo l'iscrizione di questi ultimi nell'(unico) albo degli avvocati, abrogando (all'art. 6) l'art. 5 R.D.L. 27 novembre 1933 n. 1578, che ammetteva il procuratore legale ad esercitare la professione solo intra districtum, è venuta meno la distinzione tra avvocato e procuratore e quindi, essendo il primo abilitato ad operare indifferentemente come difensore e come rappresentante della parte, può svolgere il suo patrocinio senza limitazioni territoriali. Tale jus superveniens non vale però a sanare le nullità degli atti in precedenza compiuti in violazione dell'art. 5 cit., atteso che l'abrogazione di questa disposizione non ha efficacia retroattiva e che per le norme processuali vale il principio tempus regit actum.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7412 del 28 settembre 1998)

Cass. civ. n. 6410/1998

Il provvedimento con il quale il giudice di pace autorizza la parte a stare in giudizio personalmente a norma dell'art. 82, comma secondo c.p.c. non esige il rigore formale di una redazione per iscritto, potendo risultare implicitamente dai verbali di causa e desumersi, in particolare, dalla circostanza che il giudice provveda su di una determinata istanza senza rilevarne l'avvenuta proposizione ad opera della parte personalmente. (Nella specie la S.C. ha ritenuto sussistere un'implicita autorizzazione alla parte a stare in giudizio di persona ricavandola dalla circostanza che il giudice di pace non aveva rilevato nulla in ordine alla circostanza che la parte svolgesse attività difensiva senza l'ausilio di un difensore).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6410 del 30 giugno 1998)

Cass. civ. n. 9576/1997

Nei processi che si svolgono dinanzi alla corte di appello, le parti devono necessariamente essere assistite da difensori (art. 82 c.p.c.) e, pertanto, viola la norma di cui all'art. 24, comma secondo, della Costituzione, nonché quelle di cui agli artt. 82 e 437 c.p.c. (ed è, conseguentemente, nulla) quella deliberazione del collegio, dinanzi al quale si sia svolta l'udienza di discussione di una controversia agraria, qualora il difensore di una delle parti abbia dichiarato di aderire alla astensione proclamata dal consiglio dell'ordine territoriale, che sia stata adottata omettendo di compiere, e di rendere sufficientemente manifesto, il (necessario) giudizio di comparazione tra il diritto della parte di essere difesa e l'interesse all'esercizio, celere e corretto, della funzione giurisdizionale quale servizio pubblico essenziale ordinato a tutela del bene costituzionalmente garantito della tutela giudiziaria dei diritti, non potendosi, all'uopo, legittimamente ritenere incombente, in capo al difensore che dichiari di volersi astenere, uno specifico obbligo di indicazione espressa e compiuta delle attività processuali che egli si riprometta di svolgere (pur potendo ciò qualificarsi, per il predetto, in termini di onere volto all'arricchimento del complessivo quadro degli elementi sottoposti al vaglio del giudicante), e dovendosi, al contrario, presumere, giusto disposto dell'art. 88 c.p.c., che il detto difensore, nel formulare la richiesta di rinvio, avesse in animo di svolgere una concreta attività difensiva.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9576 del 1 ottobre 1997)

Cass. civ. n. 7649/1997

i sensi degli artt. 56 R.D. 31 agosto 1933, n. 1592 (T.U. sull'istruzione superiore) e 43 R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611 (T.U. sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato), come modificato dall'art. 11 legge 3 aprile 1979, n. 103, la rappresentanza e difesa in giudizio di un'Università degli studi statale, ove non sussista conflitto con lo Stato o con le Regioni, spetta ope legis all'Avvocatura dello Stato, mentre può essere eccezionalmente affidata ad un difensore del libero foro in forza di apposita motivata delibera.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7649 del 18 agosto 1997)

Cass. civ. n. 3491/1994

La disposizione di cui all'art. 82, terzo comma, c.p.c. — a norma della quale, salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, davanti ai tribunali ed alle corti d'appello le parti debbono stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente — si applica, in mancanza di diversa disposizione, anche al processo del lavoro — relativamente al quale, costituendo esso una species del genus processo civile, trovano applicazione tutte indistintamente le disposizioni dettate per il processo civile ordinario, salvo quelle espressamente derogate o manifestamente incompatibili — e pertanto la parte appellante in una controversia individuale di lavoro (come pure la parte appellata che intenda costituirsi in giudizio) deve necessariamente avvalersi del ministero di un procuratore iscritto ad un ordine circondariale compreso nel distretto in cui rientra l'ufficio giudiziario adito, comportando l'esercizio delle funzioni di procuratore extra districtum la nullità insanabile degli atti in tal guisa posti in essere per difetto dello ius postulandi, ovvero della capacità del procuratore di stare in giudizio per la parte che rappresenta, senza che possa rilevare che lo stesso sia eventualmente iscritto anche nell'albo degli avvocati.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3491 del 14 aprile 1994)

Cass. civ. n. 12048/1992

Nelle procedure speciali, in cui è consentito alle parti di proporre e di svolgere personalmente le loro difese, come il procedimento per la liquidazione delle competenze professionali degli avvocati e procuratori ex artt. 28 e ss. della L. 13 giugno 1942, n. 794, è ammissibile il conferimento della rappresentanza e della difesa della parte ad un legale, purché questi sia abilitato all'esercizio professionale e munito di regolare mandato. Ne consegue, in caso di costituzione a mezzo di soggetto privo di detti requisiti, l'invalidità della costituzione medesima e dell'attività difensiva svolta dal rappresentante.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12048 del 7 novembre 1992)

Cass. civ. n. 8603/1984

Le disposizioni degli artt. 82 e 83 c.p.c., sul patrocinio delle parti e la procura alla lite, trovano applicazione anche nei procedimenti di esecuzione. Pertanto, nel processo esecutivo per espropriazione forzata immobiliare, devoluto al tribunale, l'intervento del creditore, per partecipare alla distribuzione della somma ricavata, ovvero anche, se munito di titolo esecutivo, per compiere o promuovere il compimento di singoli atti del processo, richiede il ministero di un procuratore legale abilitato nel distretto in cui ha sede detto tribunale e ciò anche nel caso di intervento di un'esattoria delle imposte ove rappresentata dal collettore, non trovando deroga il citato art. 82 c.p.c. nel disposto dell'art. 130 del D.P.R. 15 maggio 1963, n. 858. Ne deriva che l'intervento effettuato in detto processo dal creditore personalmente, in quanto proveniente da soggetto privo dello ius postulandi, si traduce in un atto giuridicamente inesistente, per inidoneità assoluta a raggiungere lo scopo cui è destinato, e come tale non è suscettibile di sanatoria per effetto di successiva comparizione di procuratore munito di regolare mandato (la quale, nel concorso dei prescritti requisiti, può eventualmente integrare un intervento tardivo con valore ex nunc), con l'ulteriore conseguenza che l'opposizione agli atti esecutivi, esperibile dagli interessati per far valere detta inesistenza, non è soggetta al termine perentorio di cinque giorni, ma può essere proposta in qualunque momento durante il corso del processo esecutivo.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8603 del 17 dicembre 1984)

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