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Articolo 5 Legge sul divorzio

(L. 1 dicembre 1970, n.898)

Dispositivo dell'art. 5 Legge sul divorzio

Il tribunale adito, in contraddittorio delle parti e con l'intervento obbligatorio del pubblico ministero, accertata la sussistenza di uno dei casi di cui all'articolo 3, pronuncia con sentenza lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ordina all'ufficiale dello stato civile del luogo ove venne trascritto il matrimonio di procedere alla annotazione della sentenza.

La donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio.

Il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio quando sussista un interesse suo o dei Figli meritevole di tutela.

La decisione di cui al comma precedente può essere modificata con successiva sentenza, per motivi di particolare gravità, su istanza di una delle parti.

La sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti. Il pubblico ministero può, ai sensi dell'articolo 72 del codice di procedura civile, proporre impugnazione limitatamente agli interessi patrimoniali dei figli minori o legalmente incapaci.

Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell'assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione.

Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico.

I coniugi devono presentare all'udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria.

L'obbligo di corresponsione dell'assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.

Il coniuge, al quale non spetti l'assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell'ente mutualistico da cui sia assistito l'altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze.

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Consulenze legali
relative all'articolo 5 Legge sul divorzio

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Claudio M. chiede
giovedì 11/01/2018 - Toscana
“Circa 3 anni fa ho ottenuto sentenza di separazione con assegno da dover dare di quasi 500 euro,che ho regolarmente pagato fino ad ora. Viene poi inoltrata richiesta di divorzio giudiziale anche con richiesta contemporanea di revisione dell'assegno; la revisione non viene accolta perché non c'erano i motivi di urgenza secondo il giudice, ma viene istruita la causa che porta alla sentenza di divorzio senza obbligo di pagamento, rifacendosi anche alla legge del maggio 2017.
La mia domanda è la seguente: posso richiedere indietro i pagamenti effettuati almeno dall'inizio della causa, naturalmente intentando causa perché tanto so che la mia ex non vuole pagare ? e ,se sì, che possibilità posso avere di vittoria.
Se è necessario per voi, posso spedire la sentenza.
Grazie.”
Consulenza legale i 28/02/2018
Nel caso in esame ci si chiede se, a seguito di una sentenza con la quale il giudice ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio ed ha disposto la revoca dell’assegno di mantenimento, possa trovare accoglimento la domanda finalizzata ad ottenere la restituzione delle somme versate dalla data della domanda alla sentenza.

La soluzione al caso in esame impone un richiamo ad un principio vigente in materia, ossia quello della c.d irripetibilità dell’assegno di mantenimento.

Sul punto la Cassazione afferma che “in tema di separazione personale, la decisione che nega il diritto del coniuge al mantenimento o ne riduce la misura non comporta la ripetibilità delle maggiori somme corrisposte in forza di precedenti provvedimenti non definitivi qualora, per la loro non elevata entità, tali somme siano state comunque destinate ad assicurare il mantenimento del coniuge fino all’eventuale esclusione del diritto stesso o al suo affievolimento in un obbligo di natura solo alimentare e debba presumersi, proprio in virtù della modestia del loro importo, che le stesse siano state consumate per fini di mantenimento”.

Il citato orientamento giurisprudenziale, dunque, in presenza di una decisione che nega il diritto del coniuge al mantenimento, ovvero ne riduce la misura, sostiene che non sono ripetibili (cioè da restituire) le somme maggiori corrisposte a tale titolo sino al formarsi del giudicato.

Ciò in considerazione della natura solidaristica ed assistenziale dell’assegno di mantenimento, destinato ad assicurare i mezzi adeguati al sostentamento del beneficiario. Il quale ultimo, proprio per questo, non è tenuto ad accantonare una parte di quanto percepito in funzione della eventuale riduzione dell’assegno.

La condizione è che deve trattarsi di somme non elevate, dato che una tale misura fa presumere che siano state consumate proprio per il sostentamento del medesimo (v. in questo senso anche Cass. 4198/1998; Cass. 28987/2008, Cass. 6864/2009; Cass. 23441/2013; Cass. 21675/2012; Cass. 15186/2015).

La irripetibilità delle somme versate a titolo di mantenimento derivano, ad avviso della giurisprudenza, dall’art. 189 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile che prevede la conservazione dell’efficacia dei provvedimenti provvisori, sia in ragione della natura alimentare dell’assegno di mantenimento che, proprio per tale natura, non sarebbe ripetibile.

Lo stesso principio vale per l’assegno divorzile allorché sia destinato nei fatti a soddisfare, per la sua non elevata entità, esigenze di carattere alimentare, non differenziandosi dall’assegno di mantenimento corrisposto in sede di separazione.

Da ultimo, inoltre, la Giurisprudenza ricollega la irripetibilità alla modestia dell’importo del mantenimento corrisposto affermando che: “ Quando l’entità dell’assegno di divorzio sia modesta, bastevole a soddisfare solo esigenze di carattere alimentare, le somme percepite, a titolo di assegno di divorzio, non sono ripetibili”. (Cassa. 9 .09.2002, n. 13060).

Anche una recente ordinanza n. 23409/15 in ordine alla ripetibilità o meno delle somme percepite dalla ex moglie dalla sentenza di separazione a quella di divorzio, ribadisce che “ la decisione che nega il diritto del coniuge al mantenimento o ne riduce la misura non comporta la ripetibilità (restituzione) delle maggiori somme corrisposte in forza di precedenti provvedimenti non definitivi, qualora, per la loro non elevata entità, tali somme siano state comunque destinate ad assicurare il mantenimento del coniuge fino all’eventuale esclusione del diritto stesso, e debba presumersi, proprio in virtù della modestia del loro importo, che le stesse siano state consumate per fini di sostentamento personali”.

Dunque la Cassazione conclude per la irripetibilità delle somme corrisposte al coniuge dalla sentenza di separazione fino alla successiva pronuncia di divorzio.

Alla luce, pertanto, dei citati orientamenti giurisprudenziali riteniamo non facilmente accoglibile, nel caso di specie, la domanda volta ad ottenere la restituzione delle somme.

Ciò sia in considerazione del modesto importo corrisposto, sia perché in sentenza il giudice non ha disposto la revoca dell’assegno di mantenimento con effetto retroattivo.

E’ pur vero che, negli ultimi tempi, alla luce del nuovo orientamento che nega l’assegno in presenza di mezzi adeguati dell’ex coniuge richiedente, si stanno intentando cause volte alla restituzione di somme versate a titolo di mantenimento, ma si tratta di casi in cui le somme corrisposte erano piuttosto elevate, così come consistenti erano i patrimoni posseduti da ambedue i coniugi.

Dunque, a nostro avviso, potrebbe comunque instaurare un giudizio in tal senso pur, si ripete, ritenendo che non ci siano buone possibilità di accoglimento della domanda di restituzione delle somme versate all’ex coniuge.

Sarà, in ogni caso, compito del Giudice valutare di dover o meno applicare, nel caso concreto, il principio della irripetibilità delle somme, in ragione di un particolare status del soggetto beneficiario o della esistenza di circostanze di fatto incompatibili con la funzione dell’assegno di mantenimento.