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Articolo 710 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Modificabilità dei provvedimenti relativi alla separazione dei coniugi

Dispositivo dell'art. 710 Codice di procedura civile

Le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio, la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione(1) (2).

Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori e può delegare per l'assunzione uno dei suoi componenti.

Ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale può adottare provvedimenti provvisori e può ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento (3).

Note

(1) I provvedimenti relativi ai coniugi e alla prole che sono stati adottati con la sentenza di separazione, possono essere modificati in ogni tempo, in quanto si tratta di provvedimenti dipendenti dalle circostanze esistenti al momento in cui vengono pattuiti dalle parti in caso di separazione consensuale o imposti dal giudice in caso di separazione giudiziale. La modifica viene disposta dal Tribunale ordinario previo ricorso di uno o entrambi i coniugi. Tale ricorso dà avvio ad un giudizio in camera di consiglio, nel contraddittorio delle parti e si conclude con decreto soggetto a reclamo davanti alla Corte d'appello, nel termine di dieci giorni dalla notifica del decreto di revisione.
(2) La modifica dei provvedimenti relativi alla separazione può essere richiesta nel caso in cui sopraggiungano nuove circostanze di fatto o di diritto rispetto a quelli esistenti al momento della sentenza, ovvero nel caso in cui sussistano delle circostanze già esistenti ma che non sono state considerate dal giudice in sede di emanazione della sentenza.
(3) Con la sentenza del 9-11-1992, n. 416, la Consulta ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 710 «nella parte in cui non prevede la partecipazione del pubblico ministero per la modifica dei provvedimenti riguardanti la prole».

Massime relative all'art. 710 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 6297/2014

La competenza in ordine alla controversia avente ad oggetto l'adempimento delle obbligazioni di natura economica, imposte al coniuge in sede di separazione consensuale (nella specie relative al pagamento delle spese straordinarie relative ai figli sostenute dal coniuge affidatario), va determinata in ragione del valore della causa secondo i criteri ordinari, trattandosi di controversia diversa da quella concernente il regolamento dei rapporti tra coniugi ovvero la modifica delle condizioni della separazione, rientrante nella competenza funzionale del tribunale.

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Consulenze legali
relative all'articolo 710 Codice di procedura civile

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Salvatore C. chiede
lunedì 30/03/2015 - Emilia-Romagna
“Sono separato dal 2009. Voglio fare un revisione delle condizioni di mantenimento dei miei bambini, che vivono con me (attualmente è di 216 euro): la loro madre vive in un'altra regione, quale è il tribunale competente, quello della madre o dove i bambini vivono?
Entrambi i genitori percepiscono sin da prima della separazione e anche oggi circa 1500 euro: a quanto e come verrà stabilito l'assegno di mantenimento dei bambini?
I miei figli mi hanno fatto firmare una rinuncia agli assegni famigliari a favore della mamma, dicendo che "poi la mamma ce li gira a noi per i nostri studi". In realtà la somma (CIRCA 9000 euro) non è mai arrivata ai bambini: come posso sapere se c'è modo di recuperare quei soldi, che sono dei bambini?”
Consulenza legale i 01/04/2015
Le condizioni contenute nella sentenza di separazione o in un provvedimento di omologazione della separazione consensuale possono essere revocate o modificate dal Tribunale, su istanza di uno solo dei coniugi o di entrambi, in qualsiasi momento.

Necessario presupposto della modificazione delle condizioni è che siano mutate le circostanze in riferimento alle quali furono stabilite.
Non basta un qualunque mutamento, ma serve che sia sorto uno squilibrio nei rapporti dei coniugi, tra loro o nei confronti dei figli (ad esempio, un coniuge ha perso il lavoro oppure, se non aveva lavoro, l'ha trovato).

Ciò premesso, nel caso di specie, la competenza territoriale va attribuita ai sensi degli artt. 709 ter e 710 c.p.c.: per i procedimenti diretti alla modificazione dei provvedimenti relativi alla separazione dei coniugi e relativi alla prole è competente il tribunale del luogo di residenza del minore.

Circa la quantificazione dell'assegno di mantenimento, non è possibile fare previsioni a priori: sarà il giudice a valutare, sentite le parti e ammessi eventuali mezzi di prova da queste richiesti, a decidere a quanto ammonterà il mantenimento della prole.
Il fatto che la madre abbia percepito delle somme importanti (ad esempio da assegni familiari) giocherà a favore del marito che le chieda di contribuire maggiormente al mantenimento dei figli.

Si sottolinea nuovamente che per poter ottenere la modifica delle condizioni stabilite al momento della separazione devono essersi verificati cambiamenti di fatto nei rapporti economici della famiglia, di cui si dovrà dare prova in giudizio. Se i redditi dei coniugi sono rimasti identici, il mutamento deve interessare altri aspetti: ad esempio, un figlio ha subito un incidente e ha riportato un handicap; oppure un coniuge ha subito lo spossessamento dell'immobile in cui vive e deve reperire altra abitazione; e così via.

E' consigliabile, in ogni caso, rivolgersi ad un legale, il quale tenti innanzitutto di raggiungere un accordo con la moglie.
Va ricordato, infatti, che con il D.L. 132/2014, convertito in legge con modifiche il 10 novembre 2014 dalla legge n. 162, è oggi possibile concordare la modifica delle condizioni di separazione mediante un accordo da raggiungersi con la negoziazione assistita da un avvocato. Poiché nel caso di specie vi sono figli minori, l'accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita dovrà essere trasmesso entro dieci giorni al Procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, per sottoporlo alla sua autorizzazione. Se questa autorizzazione manca (cioè il PM ritiene che l'accordo non risponda all'interesse dei figli), l'accordo andrà trasmesso al presidente del tribunale, davanti al quale le parti dovranno comparire.

La presenza di figli minori impedisce, invece, di poter ricorrere al nuovo istituto della modifica delle condizioni attraverso separate dichiarazioni dei coniugi rese davanti al sindaco, quale ufficiale dello stato civile (introdotto sempre con D.L. 132/2014).

domenico chiede
venerdì 19/11/2010

“Sono divorziato da 13 anni e all'epoca sono stato condannato al pagamento di un assegno di mantenimento per l'unica figlia nata da matrimonio. Ho sempre dato questo sostentamento, ora la ragazza ha 30 anni, vive sempre con la madre affidataria, e lavora in nero e poiché i rapporti non sono dei migliori ho deciso di non erogare più l'assegno.
Vorrei sapere cortesemente se sono ancora obbligato a dare i soldi e fino a che età.”

Consulenza legale i 19/11/2010

In riferimento alla durata dell'obbligo di mantenimento dei figli, si ammette comunemente che l'obbligo e il diritto al mantenimento non sono legati alla minore età del figlio, ma permangono finchè il figlio non abbia raggiunto la propria indipendenza economica o sia stato nelle condizioni per essere autosufficiente. L'obbligo cessa non solo quando il figlio si trovi definitivamente avviato a un effettivo lavoro che gli dia autonomia economica, ma anche quando il genitore dimostri di aver messo il figlio nelle condizioni di assumere tale idoneo lavoro o di conseguire un titolo sufficiente a esercitare un'attività lucrativa oppure quando il figlio abbia raggiunto un'età tale da far presumere la sua capacità di provvedere a se stesso.
L'onere di provare la sussistenza di una delle condizioni per la cessazione dell'obbligo di mantenimento incombe sul genitore che l'allega.