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Articolo 83 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Procura alle liti

Dispositivo dell'art. 83 Codice di procedura civile

Quando la parte sta in giudizio col ministero di un difensore, questi deve essere munito di procura [125] (1) (2).

La procura alle liti può essere generale (3) o speciale (4), e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della citazione, del ricorso, del controricorso[370], della comparsa di risposta [167, 416] o d'intervento[267], del precetto [480] o della domanda d'intervento nell'esecuzione, ovvero della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in sostituzione del difensore originariamente designato [499, 525, 551, 563]. In tali casi l'autografia della sottoscrizione della parte deve essere certificata dal difensore (5). La procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all'atto cui si riferisce o su documento informatico separato sottoscritto con firma digitale e congiunto all'atto cui si riferisce mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia. Se la procura alle liti è stata conferita su supporto cartaceo, il difensore che si costituisce attraverso strumenti telematici ne trasmette la copia informatica autenticata con firma digitale, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e trasmessi in via telematica.

La procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo, quando nell'atto non è espressa volontà diversa(6).

Note

(1) Accanto ai casi in cui il difensore è munito di procura per volontà della parte, vi sono dei casi in cui è la stessa legge a designare il difensore. Si pensi al caso dell'amministrazione dello Stato che viene difesa ex lege dall'Avvocatura dello Stato (artt. 1-3 r.d. 30-10-1933, n. 1611 sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato), oppure al caso del gratuito patrocinio, in cui il difensore viene nominato da un'apposita commissione.
(2) Generalmente, il rilascio della procura deve precedere il compimento degli atti processuali. Tuttavia, il codice prevede che l'attore possa rilasciare la procura al difensore anche successivamente alla notificazione dell'atto, essendo sufficiente per sanare l'originario difetto di rappresentanza, che sia la procura venga conferita anteriormente alla costituzione della parte rappresentata (si cfr. l'art. 125, II comma).
(3) La procura può essere generale o speciale. Si definisce generale quando viene conferito al difensore il potere di rappresentare il cliente, come attore e convenuto, in tutte le cause in cui sarà parte. Diversamente, la procura si dice speciale quando si conferisce la rappresentanza soltanto per una o più liti, determinate o meno. Ad esempio il ricorso diretto alla Corte di Cassazione e la citazione con la quale si propone la revocazione delle sentenze devono essere necessariamente sottoscritti da un difensore munito di procura speciale (artt.365 e 398, 3).
(4) Si parla invece di procura complessa nel caso della procedura fallimentare, la quale si perfeziona con tre distinti atti, che devono essere compiuti nel seguente ordine: autorizzazione a stare in giudizio concessa dal giudice delegato al curatore fallimentare, nomina da parte del giudice delegato dell'avvocato del fallimento, rilascio da parte del curatore della procura al difensore designato dal giudice.
(5) Al momento della sottoscrizione della procura da parte del cliente, il difensore assume la veste di pubblico ufficiale, il quale certifica che la firma è stata apposta da quel determinato soggetto. Pertanto, sia la sottoscrizione del cliente che la certificazione fatta dal difensore fanno piena prova fino a querela di falso (si cfr. l'art.221).
(6) Di norma si ritiene che ogni impugnazione rappresenti un grado del processo. Se però il conferimento in primo grado della procura alle liti avviene mediante frasi come «nella presente procedura» o «nel presente giudizio» (processo, controversia etc.) senza specificazioni ulteriori, deve intendersi riferito all'intero giudizio, che si sviluppa nei suoi diversi gradi. Pertanto, l'effetto è quello di produrre l'estensione della procura ad un successivo grado, abilitando quindi il difensore alla proposizione dell'appello.

Ratio Legis

Secondo la giurisprudenza prevalente l'elencazione di cui alla norma in analisi deve ritenersi tassativa, diversamente la dottrina esclude tale tassatività ritenendo che la legge richiede solo che la procura venga apposta su un atto da depositarsi prima della costituzione. Tuttavia, non mancano orientamenti giurisprudenziali in base ai quali la procura conferita su un atto diverso da quelli elencati che venga depositata all'atto della costituzione è ugualmente valida purchè la controparte non sollevi specifiche contestazioni.
Ai sensi della l. 141/1997 la procura può essere rilasciata su foglio separato e viene considerata come apposta in calce.

Brocardi

Procurator

Spiegazione dell'art. 83 Codice di procedura civile

E’ difensore colui che, comparendo dinanzi al giudice, compie gli atti del processo in nome della parte, in virtù di un atto che gli attribuisce tale potere: la procura.

La procura alle liti può essere di due tipi:
  1. generale: la parte conferisce all’avvocato il potere di difesa in tutti i processi che andrà a proporre o che saranno contro di essa proposti;
  2. speciale: la parte conferisce all’avvocato il potere di difesa solo in un determinato giudizio.
Mentre la prima deve esser conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata, quella speciale può anche essere apposta a margine o in calce all’atto processuale e lo stesso difensore ne certifica l’autografia.

La norma in esame trova applicazione per le procure rilasciate e autenticate nel territorio dello Stato italiano, anche se la parte abbia il domicilio o la residenza fuori dal territorio della Repubblica; se manca l'indicazione del luogo del rilascio della procura stessa e della sua autenticazione, si deve presumere che l'uno e l'altro siano avvenuti nel territorio dello Stato, salvo prova contraria posta a carico della parte che contesta tali circostanze.
La procura alle liti per un processo italiano rilasciata all'estero deve avere, sulla base di quanto disposto dall'art. 12, L. 31.5.1995, n. 218, forma di atto pubblico o scrittura autenticata, mentre il soggetto autorizzato ad attribuire pubblica fede all'atto deve essere individuato in base alla legge dello stato in cui lo stesso atto è formato.

La riforma del 2009 ha tra l’altro aggiunto che la procura alle liti può essere apposta sulla memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta od in sostituzione del difensore originariamente designato, e che può essere conferita su un documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale e congiunto all'atto cui si riferisce mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia.

Se la procura alle liti è stata conferita su supporto cartaceo, il difensore che si costituisce attraverso strumenti telematici ne trasmette la copia informatica autenticata con firma digitale, nel rispetto della normativa, anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e trasmessi in via telematica.

Il rilascio della procura in calce o a margine dell'atto non richiede espressioni solenni, essendo sufficiente che sia deducibile la volontà di conferire ai difensori i relativi poteri o facoltà.
Il ruolo che il difensore ha nel certificare l'autografia della sottoscrizione della parte, ai sensi degli artt. 83 e art. 125 del c.p.c., pur trovando la sua base in un negozio giuridico di diritto privato (mandato), ha natura essenzialmente pubblicistica, atteso che la dichiarazione della parte, con la quale questa assume su di sé gli effetti degli atti processuali che il difensore è legittimato a compiere, è destinata a dispiegare i suoi effetti nell'ambito del processo.
Ne consegue che il difensore, con la sottoscrizione dell'atto processuale e con l'autentica della procura riferita allo stesso, compie un negozio di diritto pubblico e riveste la qualità di pubblico ufficiale, la cui certificazione può essere contestata soltanto con la querela di falso.
Ai fini della validità della certificazione dell'autografia, prevista dal terzo comma della norma, sono necessarie la firma, l'indicazione dell'identità del soggetto che l'ha apposta e la certificazione della sua riferibilità a tale soggetto.
La procura speciale sottoscritta con forma illeggibile è stata ritenuta nulla soltanto qualora dall'intestazione, o dal contesto dell'atto, o dalla procura stessa non emerga il nome del mandante, in quanto, se questa indicazione emerge, l'atto è comunque da ritenere idoneo a realizzare il suo scopo tipico, che è quello di fornire alla controparte la certezza giuridica della riferibilità dell'attività svolta dal difensore al sottoscrittore.

Ai fini della validità della procura alle liti rilasciata da chi si qualifichi legale rappresentante della persona giuridica, è sufficiente che nell'intestazione dell'atto al quale la procura si riferisce siano indicati i poteri rappresentativi di colui che la sottoscrive, essendo onere della parte che contesta tale qualità allegare tempestivamente e fornire la prova dell'inesistenza del rapporto organico o della carenza dei poteri dichiarati. Se si viene a verificare un mutamento dell'organo investito della rappresentanza processuale della persona giuridica, tale mutamento sarà irrilevante rispetto alla regolarità del procedimento iniziato in forza della procura rilasciata dal precedente rappresentante.

Può accadere che il mandato (con rappresentanza speciale processuale) conferito al difensore si estingua per morte del mandante anteriormente alla costituzione in giudizio; tale situazione determina nullità dell’atto sotto il profilo del mandante deceduto, mentre non assume alcuna rilevanza nei confronti delle altre parti che hanno, contestualmente, rilasciato il mandato allo stesso difensore nel medesimo atto processuale.

Sussistono, peraltro, casi in cui la nomina del difensore non dipenda dalla volontà della parte di scegliere quel determinato avvocato, ma sia imposta dalla legge, come avviene per la Pubblica Amministrazione, la quale va sempre difesa dall'Avvocatura dello Stato.

Per quanto specificamente attiene al procedimento arbitrale, si è affermato il principio in forza del quale, considerata la natura privatistica dell'arbitrato (scaturente dal potere delle parti di disporre liberamente dei propri diritti e non riconducibile, pertanto, alla giurisdizione), deve ritenersi che la disciplina della procura ad litem contenuta nel codice di procedura civile non sia estensibile automaticamente a tale procedimento, a meno che le parti non manifestino espressamente una diversa volontà nell'atto di conferimento del potere agli arbitri.
Qualora manchi tale esplicito richiamo, l'atto introduttivo del giudizio arbitrale può essere effettuato, in conformità a quanto previsto nell'apposita clausola compromissoria, anche tramite lettera raccomandata proveniente dall'avvocato di una delle parti sfornito di procura alle liti.

Un’attenzione particolare va dedicata al caso della procura speciale rilasciata su un foglio separato.
La dottrina ha suscitato l'intervento del legislatore sul punto in quanto, nella prassi, era in uso l'utilizzo del rilascio della procura su foglio separato, prassi che aveva causato numerosi casi di nullità di atti processuali per non essere stato redatto il mandato speciale con le formule sacramentali.
Proprio in riferimento a tale pratica, nella giurisprudenza della Corte di Cassazione si erano delineati due diversi indirizzi, e precisamente:
  1. secondo un primo orientamento, qualora la procura fosse rilasciata con un atto diverso da quelli indicati dall'art. 83, ma ugualmente dotato di forma scritta e depositato al momento della costituzione in giudizio della parte della cui rappresentanza si trattava, e senza che fossero state al riguardo sollevate contestazioni ad opera della controparte, non sarebbe stata ravvisabile la nullità della procura rilasciata su foglio separato, stante il raggiungimento dello scopo perseguito dal legislatore con la citata norma, in relazione alle esigenze di certezza sia dell'esistenza sia della tempestività della procura stessa.
  2. secondo un altro orientamento, invece, doveva escludersi la validità di una procura ad litem, con sottoscrizione autenticata del difensore, ma apposta su un foglio separato, argomentando dal rilievo secondo cui i requisiti di certezza circa l'esistenza e la tempestività del rilascio della procura non potevano essere integrati con elementi esterni dell'atto, dovendo essi risultare, al contrario, dal contesto stesso dell'atto, in modo da essere immediatamente percepiti dalla controparte e dal giudice.

Le Sezioni unite ritennero preferibile questo secondo orientamento in quanto, anche se escludeva la validità di procura rilasciata e depositata su foglio separato (foglio staccato dall'atto processuale cui accede e ad esso legato), non escludeva la validità della procura rilasciata su foglio separato che tuttavia presentasse elementi certi di riferimento all'atto e vi fosse stata unita prima del deposito (foglio allegato facente corpo con l'atto mediante timbri di congiunzione, numerazione progressiva dei fogli, interlineatura degli spazi bianchi intermedi, ecc.).

Fu proprio per mettere ordine all'interno di tale incerto quadro giurisprudenziale che la L. 27.5.1997, n. 141 ha disposto che la procura rilasciata su foglio separato, ma che sia congiunta materialmente all'atto cui si riferisce, si considera apposta in calce.
La citata disposizione legislativa è stata interpretata in maniera contrastante dalle sezioni lavoro della Cassazione, a distanza di soli tre mesi; di recente, il tema è stato oggetto di nuove pronunce giurisprudenziali, le quali concordano tutte nello stabilire che la procura rilasciata su foglio separato è valida, purché sia materialmente congiunta all'atto cui si riferisce, non solo mediante spillatura, ma anche in altri modi.

L’ultimo comma della norma in esame statuisce che la procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo, quando nell'atto non sia espressa volontà diversa.
Tale disposizione ha fatto sorgere un’annosa questione in ordine ai limiti oggettivi della procura alle liti, con riferimento alla sua efficacia oltre il grado di giudizio per il quale risulta rilasciata; a tal proposito di particolare rilievo è la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 5528/1991, in cui si stabilisce che la procura ad litem, conferita per il giudizio di primo grado con la formula “per il presente giudizio” (o usando altri sinonimi quali "processo", "procedimento", "lite", "causa", "controversia"), ha efficacia anche per il secondo grado, ove dal contesto dell'atto non risulti l'esistenza di ulteriori elementi limitativi.

Occorre precisare che, per la totalità della giurisprudenza, l'interpretazione della procura di primo grado riferita anche al secondo può applicarsi pure ai rapporti tra fase cautelare ante causam e giudizio di merito, estendendo i poteri conferiti con la procura nel procedimento cautelare anche al successivo giudizio di merito. Nonostante la piena autonomia della fase cautelare rispetto a quella di merito, infatti, la procura rilasciata per la fase cautelare, ove contenga un riferimento esplicito alla fase successiva o al suo contenuto, deve ritenersi rilasciata anche per la successiva fase di merito.

La dottrina si dimostra, invece, critica sulla piena trasposizione al processo cautelare del principio enunciato dalle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza sopra citata, argomentando dalla considerazione secondo cui processo cautelare e giudizio di merito, sebbene collegati, sono due processi distinti.
Una cosa è infatti il processo cautelare (che si conclude necessariamente o con la concessione di un provvedimento o con il suo rigetto), un'altra cosa è invece il giudizio di merito, avente ad oggetto l'accertamento e la tutela piena del diritto tutelato nel primo solo in via cautelare.

Va comunque precisato che, in ogni caso, la verifica dell'effettiva estensione della procura rilasciata al difensore costituisce un obbligo del giudice, a garanzia non tanto delle controparti quanto della stessa parte che l'ha rilasciata, affinché la medesima non risulti esposta al rischio del coinvolgimento in un'ulteriore controversia non voluta, in ragione dell'autonoma iniziativa del proprio difensore.

Resta inteso che la regola dell'art. 83, 4° co., vale per la procura alle liti e non si estende alla procura sostanziale a gestire l'affare altrui, quest'ultima essendo disciplinata dall'art. 1387 del c.c. e ss..
In caso di morte o perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore, l'omessa dichiarazione o notificazione del relativo evento ad opera di quest'ultimo comporta, giusta la regola dell'ultrattività del mandato alla lite, che il difensore continui a rappresentare la parte come se l'evento stesso non si fosse verificato, risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata (rispetto alle altre parti ed al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale, nonché in quelle successive di sua quiescenza od eventuale riattivazione dovuta alla proposizione dell'impugnazione (da ciò se ne è fatto conseguire che è ammissibile la notificazione dell'appello presso il procuratore della parte costituita in primo grado e deceduta successivamente).

Per quanto concerne i rapporti tra rilascio della procura e diritto a richiedere il compenso professionale, si è precisato che soggetto obbligato a corrispondere il compenso professionale al difensore per l'opera professionale richiesta, se ed in quanto la stessa sia stata espletata, non è necessariamente colui che ha rilasciato la procura ad litem, potendo essere anche colui che ha affidato al legale il mandato di patrocinio, anche se questo sia stato richiesto e si sia svolto nell'interesse di un terzo.
Infatti, si osserva che, mentre la procura ad litem è un negozio unilaterale con il quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio, il contratto di patrocinio è un negozio bilaterale col quale il professionista viene incaricato di svolgere la sua opera secondo lo schema del mandato.

La mancanza della procura alle liti in capo all'avvocato non rileva ai fini del diritto al compenso, in quanto, per la differente funzione svolta dalla procura alle liti e dal mandato professionale, ciò che rileva, è lo svolgimento di una determinata attività processuale da parte del professionista.
Va, tuttavia, segnalato che, in tal caso, l'attività del difensore non riverbera alcun effetto sulla parte e resta attività processuale di cui il legale assume esclusivamente la responsabilità e, conseguentemente, è ammissibile la sua condanna a pagare le spese del giudizio.
E’ stato poi chiarito che la nomina, nel corso del giudizio, di un secondo procuratore non autorizza, di per sé sola, in difetto di univoche espressioni contrarie, a presumere che la stessa sia fatta in sostituzione del primo procuratore; in tale ipotesi deve, invece, presumersi che sia stato aggiunto al primo un secondo procuratore e che ognuno di essi sia munito di pieni poteri di rappresentanza processuale della parte.

Il principio secondo il quale la volontà di revocare il precedente mandato deve essere espressa, costituisce un corollario interpretativo dell'art. 1716 del c.c., relativo alla natura tipicamente disgiunta del mandato ed alla conseguente necessità di provarne in concreto il carattere congiunto.
Tale presunzione non può essere superata dalla designazione di un nuovo procuratore, non potendo tale atto essere ritenuto una manifestazione tacita della volontà di revoca.

Massime relative all'art. 83 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 26338/2017

È affetta da mero errore materiale la procura speciale ad impugnare che, sebbene non congiunta materialmente all’atto, individui la pronuncia impugnata, sia corredata di data certa successiva alla stessa e provenga inequivocabilmente dalla parte ricorrente, in quanto l’art. 83, comma 3, c.p.c., non può essere interpretato in modo formalistico, avendo riguardo al dovere del giudice, ex art. 182 c.p.c., di segnalare alle parti i vizi della procura affinché possano porvi rimedio e, più in generale, al diritto di accesso al giudice, sancito dall’art. 6, par. 1, della CEDU, che può essere limitato soltanto nella misura in cui sia necessario per perseguire uno scopo legittimo. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha cassato la pronuncia del CNF che aveva ritenuto invalido, ai sensi dell’art. 83 c.p.c., l’atto di nomina del difensore di fiducia non congiunto materialmente al ricorso, avente data successiva alla decisione impugnata e depositato contestualmente alla stessa ed all’impugnazione).

Cass. civ. n. 20950/2017

Ove più parti abbiano conferito il mandato difensivo al medesimo professionista, la situazione di conflitto d'interessi idonea a provocare l'invalidità del mandato può essere non solo attuale, ma anche potenziale; tale potenzialità, tuttavia, va intesa non come astratta eventualità, bensì in stretta correlazione con il concreto rapporto esistente tra le parti i cui interessi risultino suscettibili di contrapposizione. (Nella specie, relativa a mandato conferito allo stesso difensore dal progettista e dal direttore dei lavori convenuti dal committente nel giudizio di responsabilità per danni strutturali ad un edificio, la S.C. ha escluso la ricorrenza di detto conflitto, essendo in contestazione non già il riparto di responsabilità tra i due professionisti ma, con difese comuni ad entrambi,la fondatezza della pretesa attorea).

Cass. civ. n. 17216/2017

Il mutamento dell'organo investito della rappresentanza processuale della persona giuridica è irrilevante rispetto alla regolarità del procedimento iniziato in forza di procura rilasciata dal precedente rappresentante, e ciò vale ad escludere l'idoneità del mutamento stesso a privare della sua perdurante efficacia un mandato “ad litem” originariamente concesso dall'organo effettivamente investito del potere rappresentativo. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto irrilevante che, al momento della notifica del ricorso per cassazione, il legale rappresentante dell’INPS fosse diverso da quello che aveva conferito la procura).

Cass. civ. n. 16634/2017

La procura speciale alle liti rilasciata, per conto di una società esattamente indicata con la sua denominazione, con sottoscrizione affatto illeggibile, senza che il nome del conferente, di cui si alleghi genericamente la qualità di legale rappresentante, risulti dal testo della stessa, né dall’intestazione dell’atto a margine od in calce al quale sia apposta, ed altresì priva, nell’uno o nell’altra, dell’indicazione di una specifica funzione o carica del soggetto medesimo che lo renda identificabile attraverso i documenti di causa o le risultanze del registro delle imprese, è affetta da nullità relativa, che la controparte può tempestivamente opporre ex art. 157, comma 2, c.p.c., onerando, così, l’istante d'integrare con la prima replica la lacunosità dell’atto iniziale, mediante chiara e non più rettificabile notizia del nome dell’autore della suddetta sottoscrizione, difettando la quale, così come in ipotesi di inadeguatezza o tardività di tale integrazione, si verifica invalidità della procura ed inammissibilità dell’atto cui essa accede.

Cass. civ. n. 14276/2017

In tema di attività professionale svolta da avvocati, mentre la procura "ad litem" è un negozio unilaterale con il quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio, il mandato sostanziale costituisce un negozio bilaterale (cd. contratto di patrocinio) con il quale il legale viene incaricato, secondo lo schema negoziale che è proprio del mandato, di svolgere la sua opera professionale in favore della parte; conseguentemente, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, non è indispensabile il rilascio di una procura "ad litem", essendo questa richiesta solo per lo svolgimento dell'attività processuale, né rileva il versamento di un fondo spese o di un anticipo sul compenso, atteso che il mandato può essere anche gratuito e che, in ipotesi di mandato oneroso, il compenso ed il rimborso delle spese possono essere richiesti dal professionista durante lo svolgimento del rapporto o al termine dello stesso.

Cass. civ. n. 10937/2017

In virtù del principio di strumentalità delle forme di cui all’art. 156, comma 3, c.p.c. e dell’esigenza di interpretare il mandato alle liti alla luce dell’intestazione del ricorso, è valida la procura conferita da una società e dal suo legale rappresentante in proprio, benchè priva dell’indicazione del nominativo del soggetto conferente, ove in calce alla medesima sia apposto un timbro recante la denominazione della società e l’indicazione “l’amministratore unico”, sulla quale si rinvenga una sottoscrizione per sigla, dovendosi ricondurre detta sottoscrizione al legale rappresentante anche in proprio.

Cass. civ. n. 8821/2017

La procura conferita al difensore dall'amministratore di una società di capitali "per ogni stato e grado della causa" è valida anche per il giudizio di appello, e resta tale anche se l'amministratore, dopo il rilascio della stessa e prima della proposizione dell'impugnazione, sia cessato dalla carica, in conformità al principio secondo cui la sostituzione della persona titolare dell'organo avente il potere di rappresentare in giudizio la persona giuridica non è causa di estinzione dell'efficacia della procura alle liti, la quale continua ad operare a meno che non sia revocata dal nuovo rappresentante legale.

Cass. civ. n. 986/2014

La procura del difensore del Comune rilasciata dal sindaco e autenticata dal segretario comunale del medesimo ente, è valida atteso che a norma dell'art. 83, secondo comma, cod. proc. civ., la procura alle liti può essere rilasciata anche con scrittura privata autenticata e l'art. 97, comma 4, lettera c), del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, in tema di funzioni dei segretari comunali e provinciali, prevede che il segretario «può rogare tutti i contratti nei quali l'ente è parte ed autenticare scritture private e atti unilaterali nell'interesse dell'ente».

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Consulenze legali
relative all'articolo 83 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Guglielmo chiede
martedì 18/08/2015 - Veneto
“SE UN AVVOCATO, SOTTOSCRIVE IN AUTENTICA DELLA FIRMA, UNA PROCURA ALLA LITE, NON AVENDO MAI INCONTRATO IL CLIENTE, SAPENDO CHE LA FIRMA E' COMUNQUE DEL CLIENTE, IN QUANTO ALTRO LEGALE INDICATO NELLA PROCURA LO HA GARANTITO A QUESTI, INVECE DI FIRMARLA LUI L'AUTENTICA, COME PENSAVA VOLEVA IL CLIENTE, LA PROCURA E' VALIDA.
IL MOTIVO SEMBRA CHE DERIVI DAL FATTO CHE IL LEGALE REALMENTE INCARICATO NON SIA CASSAZIONI STA E SEMBRA NON ABBIA FIRMATO NEMMENO IL RICORSO PER CASSAZIONE.
MA E' STATO PAGATO. QUINDI NON HA RESPONSABILITÀ' DELL'ATTO CHE HA PREPARATO ? DEDUCO CHE DEBBA RESTITUIRE I DENARI ? CONSIDERANDO CHE VI E' UN ACCORDO TRA IL CLIENTE E IL LEGALE NON CASSAZIONI STA CHE PREVEDE CHE NULLA SPETTI AGLI ALTRI LEGALI EVENTUALMENTE FIRMATARI DEL CONTRO RICORSO. CONSIGLI ?
GRAZIE”
Consulenza legale i 25/08/2015
La situazione descritta nel quesito si verifica con una certa frequenza nella prassi e, nonostante alcuni profili sospetti dal punto di vista deontologico, non emerge un fondato motivo per sostenere che il legale incaricato dal cliente non abbia diritto al compenso.

La "validità" della procura, per come la si intende nel quesito, può essere letta da due punti di vista:
- verso l'esterno, la procura appare valida, in quanto sono presenti sia la sottoscrizione del cliente che quella dell'avvocato che poi ha firmato il ricorso per Cassazione. La firma del cliente è stata autenticata da un altro avvocato presente in procura, quindi sotto questo punto di vista non vi possono essere contestazioni. Si configura una situazione in cui, in presenza di più procuratori, opera la presunzione di conferimento disgiunto dell'incarico, pertanto, è sufficiente che un solo difensore sottoscriva poi il ricorso (ai sensi dell'art. 365 del c.p.c.);
- nei rapporti interni tra le parti, la scelta di un avvocato cassazionista effettuata senza avvisare il cliente, non tanto della persona prescelta, ma quanto del fatto stesso che l'avvocato incaricato non aveva l'abilitazione alle corti superiori, può essere fonte di responsabilità disciplinare.
Dal punto di vista disciplinare, se l'avvocato ha instillato nel cliente la fiducia nel fatto di essere egli stesso cassazionista, agendo quindi con dolo, si potrebbe ravvisare un comportamento censurabile, basato sulla violazione dei doveri di trasparenza e informazione alla parte assistita.

Per quanto concerne i pagamenti effettuati al legale non cassazionista, non si ravvisano ragioni per cui l'accordo/preventivo sottoscritto dal cliente non sia valido: il cliente, quindi, è tenuto a pagare solo il legale incaricato. Se si è effettivamente svolta attività giudiziale, al di là dall'esito della causa, i pagamenti sono dovuti, salvo il diritto al risarcimento del danno che possa essere provato in un separato e autonomo giudizio civile contro l'avvocato.

Il pagamento dell'onorario degli altri avvocati coinvolti è a carico dell'avvocato incaricato, sia in base allo stesso accordo sottoscritto tra le parti, sia ai sensi dell'art. 30 del codice deontologico forense, il quale stabilisce che è l'avvocato, che abbia scelto e incaricato direttamente altro collega di esercitare le funzioni di rappresentanza o assistenza, a doverlo retribuire, se non lo fa l'assistito, per le più diverse ragioni (compreso un accordo concluso in tal senso).

Se si desidera che l'avvocato venga sanzionato dall'Ordine di appartenenza, si potrà presentare una segnalazione a quest'ultimo, indicando i fatti così come si sono svolti e chiedendo all'organo preposto di analizzare la situazione ed individuare eventuali responsabilità disciplinari del collega. Il procedimento disciplinare si potrà concludere con una sanzione per l'avvocato (avvertimento, censura, sospensione, radiazione), ma non con un risarcimento del danno da corrispondere al cliente: si ponderi, pertanto, con attenzione l'opportunità di presentare la segnalazione, in quanto potrebbe comunque non portare a nessun risultato utile per l'ex cliente, considerato altresì il fatto che - salvo situazione di straordinaria negligenza o dolo - gli Ordini degli Avvocati tendono a limitare le sanzioni a semplici avvertimenti scritti nei confronti i propri iscritti.

Anonimo chiede
mercoledì 22/01/2014 - Lazio
“Nel complimentarmi con l'ottimo servizio da Voi offerto, provvedo ad illustrare il quesito, chiedendovi (omissis):
"Il giorno (omissis) è stata emessa una sentenza dal (omissis), per una causa civile promossa da me, mio fratello e nostro padre nel (omissis), il cui esito non è stato quello da noi sperato ma che, dati i lunghi tempi di attesa trascorsi per raggiungere questo primo passo, ci scoraggiano nell'intraprendere un eventuale appello come ha invece suggerito il nostro avvocato...
Ci è stato spiegato che i tempi per un eventuale appello (promosso da noi o dalla controparte) vanno dai 30 giorni ad un anno dalla notifica, e temiamo che questa notifica sarà fatta slittare oltre i 30 giorni dall'emissione della sentenza proprio per favorire altra perdita di tempo. A suo tempo inoltre, abbiamo firmato la delega all'Avvocato poiché viviamo a centinaia di km dall'abitazione per cui abbiamo promosso la causa.
Sulla base di quanto raccontato, vi chiedo:
1- può l'avvocato proporre ricorso in Appello con la sola delega firmata a suo tempo oppure dobbiamo firmare un nuovo atto?
2- Dal momento che, ripeto, non vogliamo ricorrere in Appello, come facciamo a far si che la notifica a noi ed alla controparte venga effettuata entro i famosi 30 giorni dalla sentenza?
3 - Dal momento che il giudice ha accolto una delle nostre istanze ordinando alla controparte di spostare delle (omissis) posti sul muro di confine tra la nostra abitazione ed il loro locale, e che la stessa controparte ha venduto il locale ad (omissis), bisogna intraprendere una nuova azione giudiziaria alla nuova proprietaria, tenendo presente che la sentenza è esecutiva?"
Grazie.”
Consulenza legale i 03/02/2014
1.
L'atto mediante il quale il cliente conferisce all'avvocato il potere di rappresentarlo in giudizio è la procura alle liti, disciplinata dall'art. 83 c.p.c.
L'ultimo comma di tale disposizione recita: "La procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo quando nell'atto non è espressa volontà diversa".
Pertanto, di regola, per proporre appello contro una sentenza di primo grado dovrà essere rilasciata all'avvocato una nuova procura.
E' consuetudine, tuttavia, che l'avvocato cui sia stato dato mandato per il primo grado di giudizio faccia sottoscrivere al cliente sin dall'inizio un mandato professionale in cui è prevista anche la legittimazione a proporre appello. Ciò potrebbe indurre a ritenere, sul piano esclusivamente processuale, che sia validamente proposto un appello da parte del legale, anche in assenza del consenso del cliente.
Tuttavia, non è possibile ritenere che il legale possa autonomamente decidere di proporre impugnazione contro una sentenza emessa nei confronti del suo assistito, se questi non lo ha espressamente incaricato di farlo. Tra cliente e avvocato, infatti, corre un rapporto di mandato, in virtù del quale il legale, seppur "libero" nelle scelte di natura squisitamente tecnica, è pur sempre tenuto ad eseguire la volontà del suo assistito.
Dal punto di vista deontologico, il rapporto tra l'avvocato e la parte assistita è infatti fondato sulla fiducia (art. 35, Codice Deontologico Forense). Ciò implica che il legale non possa mai sostituirsi al cliente nelle scelte e nelle valutazioni economiche a questi spettanti; né egli ha diritto di proseguire autonomamente una lite se la volontà del cliente va in una direzione opposta.
In ogni caso, al fine di tutelarsi contro ogni possibile scenario, sarà opportuno inviare raccomandata a.r. all'avvocato in cui si specifica che non c'è la volontà di proseguire con il secondo grado di giudizio e si diffida l'avvocato dal depositare qualsiasi atto. In caso di vera e propria rottura dei rapporti con il legale, gli si potrà direttamente inviare lettera di revoca del mandato (art. 85 c.p.c.), così che lo stesso non possa più agire in nome e per conto del cliente.

2.
E' opportuno un chiarimento circa i termini per proporre appello contro la sentenza di primo grado.
Esistono due termini, usualmente definiti, rispettivamente, "breve" e "lungo".
Il termine "breve", ai sensi dell'art. 325 del c.p.c., è di 30 giorni e decorre esclusivamente dalla notificazione della sentenza al procuratore costituito in primo grado (art. 326 del c.p.c.).
Il termine "lungo", previsto dall'art. 327 del c.p.c., decorre invece dalla pubblicazione della sentenza (cioè dal deposito della stessa da parte del giudice presso la cancelleria) ed è di sei mesi per i procedimenti instaurati a partire dall’entrata in vigore della legge 69/2009 avvenuta il 4 luglio del 2009; di un anno per tutti quelli precedenti.
Nel caso di specie, essendo il processo iniziato prima del 2009, la sentenza non può essere appellata:
- trascorsi 30 giorni dalla notifica della stessa all'avvocato della parte soccombente (notifica che può avvenire anche dopo i 30 giorni dalla pubblicazione della stessa!);
- trascorso comunque un anno dal suo deposito in cancelleria (nel caso di specie, un anno + 45 giorni di sospensione feriale dal 7.1.2014).
Va da sé che non è possibile "costringere" la controparte a notificare all'altra la sentenza. Se essa non lo fa spontaneamente, dovrà decorrere l'intero anno affinché il provvedimento non sia più appellabile.

3.
Alla terza domanda va data risposta positiva. Dopo aver notificato alla controparte la sentenza munita di formula esecutiva ed il precetto (art. 479 c.p.c.), dovrà essere instaurato un processo esecutivo ai sensi degli artt. 612 ss. c.p.c., per far sì che la controparte ottemperi alla sentenza. Trattandosi di esecuzione di un obbligo di "fare", sarà poi il giudice dell'esecuzione a stabilire le modalità dell'esecuzione stessa. Nel caso di specie, l'esecuzione coinvolgerà di fatto anche un terzo estraneo al giudizio. In tal caso, è auspicabile che il giudice dell'esecuzione presso cui è stato depositato il ricorso ordini di provvedere alla notifica dell'atto anche al terzo nuovo proprietario, affinché questo partecipi all'udienza in cui verranno determinate le modalità concrete dell'esecuzione. Il terzo potrà difendere le proprie eventuali ragioni, anche proponendo opposizione all'esecuzione, ed aprendo così un nuovo giudizio che avrà ad oggetto il diritto del creditore di procedere esecutivamente contro di lui.