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Articolo 267 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Costituzione del terzo interveniente

Dispositivo dell'art. 267 Codice di procedura civile

Per intervenire nel processo a norma dell'articolo 105 (1), il terzo deve costituirsi presentando in udienza o depositando in cancelleria una comparsa formata a norma dell'articolo 167 con le copie per le altre parti, i documenti e la procura.

Il cancelliere dà notizia dell'intervento alle altre parti, se la costituzione del terzo non è avvenuta in udienza (2).

Note

(1) L'art. 105 del c.p.c. richiamato dalla norma in commento disciplina l'intervento volontario in giudizio di colui che vanti un diritto relativo all'oggetto della causa o dipendente dal titolo dedotto nel processo (intervento principale o adesivo autonomo) oppure che intenda sostenere la posizione di una delle parti (intervento adesivo dipendente).
L'art. 267 si applica anche all'intervento in causa del pubblico ministero (art. 70 del c.p.c.).
(2) Il terzo può costituirsi sia in udienza che depositando presso la cancelleria la comparsa di risposta, i documenti e la procura.
La giurisprudenza ha ritenuto che la comparsa di intervento non debba essere notificata personalmente al contumace (v. art. 292 del c.p.c.) nel caso in cui non contenga domande nuove. In questa ipotesi, l'omessa notifica non determina comunque la nullità dell'intervento se il contraddittorio si è in altro modo instaurato, ad esempio perché la parte contumace si è successivamente costituita oppure se lo stesso interventore abbia rinnovato la comparsa, notificandola questa volta ritualmente.

Massime relative all'art. 267 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 9903/1998

L'irregolarità consistente nella mancata comunicazione a cura della cancelleria alle parti già costituite dell'avvenuto intervento in causa di terzi, prescritta dall'art. 267, comma 2, c.p.c., non importa nullità dell'intervento stesso, se ciò nonostante il procedimento si sia svolto regolarmente e sia stata raggiunta la finalità di assicurare il contraddittorio tra le parti.

Cass. civ. n. 3905/1995

Il terzo, che intende intervenire nel giudizio, deve costituirsi con la comparsa prevista dall'art. 267 c.p.c., che può presentare in udienza o depositare in cancelleria. Nella prima ipotesi il contraddittorio con le parti si instaura immediatamente nella stessa udienza di costituzione dell'interventore volontario; nella seconda, il momento della costituzione del contraddittorio è posticipato, nei confronti delle parti costituite, alla data della comunicazione effettuata dal cancelliere ai sensi del comma 2 dell'art. 267 sopracitato, ovvero, mancando tale comunicazione, nell'udienza già fissata; nei confronti delle parti contumaci, all'atto della notifica della comparsa d'intervento contenente la domanda contro la stessa proposta.

Cass. civ. n. 1104/1985

La comparsa d'intervento, sia autonomo che adesivo, che contenga conclusioni anche nei confronti di una parte rimasta contumace, deve essere notificata a quest'ultima, ai sensi dell'art. 292 c.p.c. L'omissione di detta notificazione, peraltro, in applicazione dei principi generali fissati dall'art. 156 c.p.c., non spiega effetti invalidanti sull'intervento, quando risulti comunque assicurato il contraddittorio con la parte contumace, come quando questa si sia successivamente costituita, ovvero quando l'interventore abbia provveduto a rinnovare la comparsa d'intervento, notificandola regolarmente.

Cass. civ. n. 3692/1984

L'ammissibilità dell'intervento del terzo nella nuova fase innanzi all'istruttore, che sia riaperta da un provvedimento di natura esclusivamente istruttoria o anche da provvedimenti diversi, deve essere accertata di volta in volta in relazione alla specifica vicenda processuale, e specie in ipotesi di pronuncia di una sentenza non definitiva, considerando quindi soprattutto il contenuto della pronuncia già emessa e la natura e l'ambito delle richieste dell'interventore, cui non è dato di proporre domande tendenti a modificare detta pronuncia. Pertanto, nel caso in cui la sentenza non definitiva abbia pronunciato la condanna generica del convenuto al risarcimento dei danni patiti, in un incidente stradale, dal proprietario di un autoveicolo, è ammissibile, nella successiva fase del giudizio concernente la liquidazione di tali danni, l'intervento, adesivo autonomo, dell'Inail, diretto ad ottenere in via surrogatoria, ai sensi dell'art. 1916 c.c., il rimborso — alla stregua della già affermata responsabilità del convenuto e nell'ambito della percentuale di colpa già attribuita al medesimo — delle somme da esso istituto erogate anche se in favore degli autisti del veicolo dell'attore, rimasti infortunati nel medesimo incidente.

Cass. civ. n. 5311/1978

Colui che interviene volontariamente nel giudizio deve osservare le forme di cui all'art. 267 c.p.c. L'inosservanza di queste forme non comporta, tuttavia, la nullità dell'intervento, se sia stata egualmente raggiunta la finalità di assicurare il contraddittorio alle parti interessate. (Nella specie, una persona aveva ottenuto, insieme ad altra, un decreto ingiuntivo ed, essendo stata proposta opposizione dall'ingiunto soltanto contro l'altro intimante, si era nondimeno costituita nel relativo giudizio, con la stessa comparsa di risposta, in cui si era definita «convenuta». La corte ha confermato la sentenza del merito, che aveva ritenuto valida detta costituzione, enunciando il principio di cui in massima).

Cass. civ. n. 765/1976

L'inosservanza da parte dell'interveniente delle forme prescritte dall'art. 267 c.p.c. non importa la nullità dell'intervento, se, nonostante il vizio di forma, sia stata raggiunta la finalità di assicurare il contraddittorio delle parti interessate.

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Consulenze legali
relative all'articolo 267 Codice di procedura civile

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Pietro S. chiede
martedì 01/03/2011 - Toscana

“Ho effettuato intervento adesivo dipendente prima della concessione dei termini ex art. 183 c.p.c., producendo nuovi documenti che possono cambiare l'oggetto e l'esito della causa. Il convenuto da me adiuvato aveva concluso in comparsa di risposta remissivamente.
Può lo stesso convenuto, alla luce delle nuove prove, in questo primo stadio del giudizio, mutare le proprie conclusioni?
Grazie.”

Consulenza legale i 02/03/2011

Nel caso in esame, alle parti sono stato appena stati concessi i termini per il deposito delle memorie di cui all'art. 183 del c.p.c., sesto comma. Si è, quindi, già svolta la prima udienza di comparizione e trattazione ex art. 183 del c.p.c..

In questa fase del giudizio, le parti possono precisare e modificare le domande (emendatio), ma non proporne di nuove (mutatio).
La giurisprudenza di legittimità afferma che l'emendatio si ha “quando si incida sulla causa petendi sicché risulti modificata soltanto l'interpretazione o qualificazione giuridica del fatto costitutivo del diritto oppure sul petitum nel senso di ampliarlo o limitarlo per renderlo più idoneo al concreto ed effettivo soddisfacimento della pretesa fatta valere” (Cassazione civile sez. III, 12 aprile 2005 n. 7524).

La c.d. mutatio libelli si ha, invece, quando si avanzi una "pretesa obiettivamente diversa da quella originaria, introducendo nel processo un "petitum" diverso e più ampio oppure una "causa petendi" fondata su situazioni giuridiche non prospettate prima e particolarmente su un fatto costitutivo radicalmente differente di modo che si ponga un nuovo tema di indagine e si spostino i termini della controversia, con l'effetto di disorientare la difesa della controparte ed alterare il regolare svolgimento del processo" (Cassazione civile sez. III, 12 aprile 2005 n. 7524).

Il mutamento delle domande ed eccezioni del convenuto sarà ammessa nei limiti sopra indicati.


Testi per approfondire questo articolo

  • Le problematiche del litisconsorzio nel processo tributario

    Editore: Aracne
    Pagine: 168
    Data di pubblicazione: aprile 2015
    Prezzo: 12 €

    L'istituto del litisconsorzio presenta molteplici problematiche che investono sia principi generali dell'ordinamento tributario, sia aspetti applicativi, rendendo ardua una disciplina compiuta dell'istituto. Il presente lavoro, in considerazione delle molteplicità di tutele che implica detto istituto (integrità del contraddittorio, ragionevole durata del processo, diritto di difesa, tutela dell'interesse erariale) che non hanno consentito di trovare un assetto stabile, tenta... (continua)