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Articolo 551 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Intervento

Dispositivo dell'art. 551 Codice di procedura civile

L'intervento di altri creditori è regolato a norma degli articoli 525 e seguenti (1).

Agli effetti di cui all'articolo 526 l'intervento non deve avere luogo oltre la prima udienza di comparizione delle parti (2).

Note

(1) Le norme a cui l'articolo rinvia sono quelle che disciplinano l'intervento dei creditori nell'espropriazione mobiliare presso il debitore. Di conseguenza, anche nell'espropriazione presso terzi, l'intervento è condizionato alla presenza di un credito certo, liquido ed esigibile.
(2) Si precisa che con l'espressione "prima udienza di comparizione delle parti" si intende quella in cui creditore procedente e terzo debitore sono tenuti a comparire innanzi al G.E. affinché il terzo renda la dichiarazione di cui all'art. 547. Diversamente, secondo un'opinione minoritaria che muove dalla considerazione che il terzo potrebbe non comparire oppure rifiutare di rendere tale dichiarazione (impedendo che il pignoramento si perfezioni, con la conseguente necessità del giudizio ex art. 548), si ritiene che il termine ultimo per spiegare intervento sia l'udienza di assegnazione o vendita successiva al perfezionamento del pignoramento.

Massime relative all'art. 551 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 16/2000

Nell'espropriazione presso terzi, l'oggetto del pignoramento è costituito non dalla quota del credito per il quale l'esecutante agisce in forza del titolo esecutivo notificato (art. 543 c.p.c.), ma la somma di cui il terzo è debitore, costituendo il credito indicato dall'esecutante soltanto il limite della pretesa fatta valere in executivis, sicché l'intervento di altri creditori ai sensi dell'art. 551 c.p.c., incontra nella distribuzione l'unico limite delle somme dovute dal terzo, ma non anche l'ulteriore limite del credito per il quale ha agito in executivis il creditore pignorante. Tale principio trova applicazione anche a favore del creditore pignorante intervenuto.

Cass. civ. n. 798/1999

Nella esecuzione forzata per espropriazione mobiliare presso terzi di un credito, l'ammontare del credito per cui si procede non assume la funzione di limitare l'oggetto del pignoramento alla corrispondente parte del maggior credito indicato nell'atto di pignoramento come oggetto dello stesso, onde, qualora il terzo faccia dichiarazione positiva dell'esistenza del credito, i creditori intervenuti possono soddisfare i loro crediti sull'intera somma oggetto del credito pignorato. (Nella specie il creditore procedente aveva genericamente pignorato le somme dovute dal terzo al debitore quale suo tesoriere, senza limitare il pignoramento all'ammontare corrispondente al suo credito).

Cass. civ. n. 4584/1995

Nella esecuzione presso terzi di somme di denaro o di prestazioni continuative di somme di denaro oggetto del pignoramento è non tanto una quota pari al credito per il quale l'esecutato agisce in forza del titolo esecutivo notificato, quanto la somma, unitaria e frazionata nel tempo, di cui il terzo è debitore. Il credito indicato dall'esecutante, a norma dell'art. 543, comma 2, n. 1, c.p.c., costituisce, infatti, soltanto il limite della pretesa fatta valere in executivis, sicché l'intervento di altri creditori, previsto dall'art. 551 c.p.c. — il quale rinvia agli artt. 525 e seguenti — incontra, nella distribuzione, l'unico limite delle somme dovute dal terzo, ma non anche l'ulteriore limite del credito per il quale ha agito in executivis il creditore pignorante.

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Consulenze legali
relative all'articolo 551 Codice di procedura civile

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Antonio L. chiede
giovedì 09/07/2015 - Abruzzo
“Pongo il seguente quesito :
-l'udienza di comparizione indicata nel pignoramento presso terzi è per il 30.11.2014
-l'udienza stessa viene differita d'ufficio e si tiene il 30.1.2015
-a tale udienza il creditore deposita la dichiarazione positiva del terzo
-un creditore interviene in data 29.1.2015
L'intervento è tempestivo o tardivo?”
Consulenza legale i 15/07/2015
Ai sensi dell'art. 499 del c.p.c. il ricorso con cui il creditore interviene nel processo esecutivo promosso da altri deve essere depositato prima che sia tenuta l'udienza in cui è disposta la vendita o l'assegnazione ai sensi degli articoli 530, 552 e 569.
Tale udienza fa da spartiacque tra la tempestività e la tardività dell'intervento.

Nell'espropriazione presso terzi, l'udienza per l'autorizzazione alla vendita o per l'assegnazione coincide con la prima udienza di comparizione delle parti per la dichiarazione del terzo.

Il fatto che l'udienza sia stata differita non sembra rilevare nel caso di specie, posto che il codice di rito non si riferisce alla data dell'udienza indicata nell'atto di pignoramento, ma molto più semplicemente dice "prima che si sia tenuta l'udienza [...]". Quando il legislatore ha voluto essere più preciso lo ha fatto: pensiamo al caso della costituzione del convenuto nel giudizio di cognizione ordinario, che deve avvenire "almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione" (art. 166 del c.p.c.).

Inoltre, va sottolineato che il creditore intervenuto non è destinatario dell'atto di pignoramento presso terzi, ma di norma viene a conoscenza dell'esistenza di una procedura esecutiva mediante indagine presso la cancelleria, oppure perché ha chiesto il pignoramento di un bene già pignorato: di conseguenza, per lui fa fede la data dell'udienza fissata dal G.E.

Per questi motivi, anche se il codice di procedura civile non affronta espressamente il problema, è preferibile ritenere che l'intervento del creditore fatto entro la data dell'udienza fissata dal G.E., anche se posticipata rispetto a quella indicata in atto di pignoramento presso terzi, sia tempestivo.

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