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Articolo 782 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Forma della donazione

Dispositivo dell'art. 782 Codice civile

La donazione deve [1875 c.c.] essere fatta per atto pubblico [1350 n. 13, 2699 c.c.], sotto pena di nullità [783, 799, 1350 1, 1421, 1422, 2725, 2739 c.c.]. Se ha per oggetto cose mobili (1), essa non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell'atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio.

L'accettazione può essere fatta nell'atto stesso o con atto pubblico posteriore [785 c.c.; l.f. 35, 167 2] (2). In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l'atto di accettazione è notificato (3) al donante.

Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione [1328, 1329 c.c.].

[Se la donazione è fatta a una persona giuridica, il donante non può revocare la sua dichiarazione dopo che gli è stata notificata la domanda diretta a ottenere dall'autorità governativa l'autorizzazione ad accettare. Trascorso un anno dalla notificazione senza che l'autorizzazione sia stata concessa, la dichiarazione può essere revocata] (4).

Note

(1) Vi rientrano il denaro, i beni mobili di non di modico valore (v. art. 783 del c.c.), i titoli di credito etc.
(2) L'accettazione fatta nell'atto di donazione si considera integrata dalla sola sottoscrizione dell'atto.
(3) E' dubbio se la conoscenza dell'accettazione possa essere data con qualsiasi mezzo o solo attraverso la notificazione dell'atto da parte degli ufficiali giudiziari.
(4) Il comma è stato abrogato dall'art. 13, L. 15 maggio 1997, n. 127, come sostituito dall'art. 1, L. 22 giugno 2000, n. 192 (Modifica dell'articolo 13 della legge 15 maggio 1997, n. 127, e dell'articolo 473 del codice civile).

Ratio Legis

Il requisito formale dell'atto pubblico serve a garantire la maggior ponderazione possibile dell'atto e a predisporre un mezzo di prova dotato di particolare efficacia nei confronti dei terzi che potrebbe essere pregiudicati nei loro interessi (es. creditori ed eredi).

Brocardi

Beneficia non obtruduntur
Donatio non praesumitur
Est iustus possessor et petitor qui liberalitatem accepit
Nec emere, nec donatum adsequi, nec damnosam quisquam hereditatem adire compellitur
Nemo invitus donat
Nolenti non fit donatio
Non potest liberalitas nolenti acquiri
Quod cuique pro eo praestatur, invito non tribuitur

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

376 Un'altra disciplina che è stata profondamente innovata è quella della forma della donazione. Il progetto preliminare aveva ammessa la validità della donazione mobiliare di qualsiasi importo con la semplice tradizione, o, in mancanza di questa, quando ci fosse una scrittura privata contenente la descrizione delle cose e l'indicazione del loro valore. Il progetto definitivo aveva ritenuta pericolosa questa riforma, specie in considerazione della grande importanza del patrimonio mobiliare nell'economia moderna, e pertanto aveva prescritto anche per le donazioni mobiliari l'atto pubblico, riproducendo la norma dell'art. 1070 del codice del 1865, che richiede la descrizione delle cose con l'indicazione del valore. D'altra parte però aveva ammessa la validità della donazione di modico valore, quando fosse fatta per scrittura privata o fosse accompagnata dalla tradizione. La modicità doveva essere stabilita in relazione alle condizioni economiche del donante. Nella redazione del codice sono state perfezionate, sia dal punto di vista sostanziale, sia dal punto di vista formale, le disposizioni del progetto ministeriale, le quali avevano incontrato in via di massima approvazione. E' stata cioè ammessa la validità delle donazioni di modico valore aventi per oggetto cose mobili, quando vi sia stata la tradizione, e ciò in conformità all'indirizzo già affermatosi nella giurisprudenza sotto l'impero del codice del 1865. Non si è riconosciuta, invece, la possibilità di far donazioni con scrittura privata, per non allargare eccessivamente l'ammissibilità dei così detti doni manuali. Ed invero, se si prevedesse la scrittura privata, come mezzo idoneo al compimento dell'atto, si indurrebbe l'interprete a largheggiare nella valutazione della modicità, il che è indubbiamente da evitare. La norma relativa al criterio per la valutazione della modicità è stata emendata secondo alcune proposte in modo che ne risulta che va fatto riferimento innanzi tutto a una valutazione obbiettiva e poi anche alle condizioni economiche del donante. Infine è stata portata una modificazione nella sistemazione della materia, prevedendosi in un primo articolo (art. 782 del c.c.) la forma della donazione e dell'accettazione, e in un articolo successivo (art. 783 del c.c.) la donazione di modica valore, per la quale quella forma non è prescritta.

Massime relative all'art. 782 Codice civile

Cass. civ. n. 7821/2015

In presenza di un contratto di donazione non ancora perfetto, per la mancanza della notificazione al donante dell'atto pubblico di accettazione del donatario, ai sensi dell'art. 782, secondo comma, cod. civ., va riconosciuto in capo all'"accipiens" il solo "animus detinendi" e non l'"animus possidendi", trattandosi di negozio traslativo non ancora venuto ad esistenza in quanto privo dell'elemento conclusivo di una fattispecie a formazione progressiva.

Cass. civ. n. 3819/2015

La rinuncia abdicativa della quota di comproprietà di un bene, fatta in modo da avvantaggiare in via riflessa tutti gli altri comunisti, mediante eliminazione dello stato di compressione in cui il diritto di questi ultimi si trovava a causa dell'appartenenza in comunione anche ad un altro soggetto, costituisce donazione indiretta, senza che sia all'uopo necessaria la forma dell'atto pubblico, essendo utilizzato per la realizzazione del fine di liberalità un negozio diverso dal contratto di donazione.

Cass. civ. n. 14197/2013

Per le validità delle donazioni indirette, cioè di quelle liberalità realizzate ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto dall'art. 782 c.c., non è richiesta la forma dell'atto pubblico, essendo sufficiente l'osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità, dato che l'art 809 c.c., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall'art. 769 c.c., non richiama l'art. 782 c.c., che prescrive l'atto pubblico per la donazione.

Cass. civ. n. 23551/2011

Nella donazione a persona giuridica, quando la notifica dell'atto pubblico di accettazione da parte del donatario avviene dopo la morte del donante, la formazione del consenso, necessaria per il perfezionamento del contratto di donazione, rimane impedita, in quanto gli eredi subentrano soltanto nei rapporti giuridici facenti capo al defunto che sono trasmissibili e non nei diritti ed obbligazioni "intuitu personae", tanto più se si tratti di dichiarazioni negoziali eminentemente personali nella cui categoria rientra la donazione.

Cass. civ. n. 10734/2010

A norma dell'art. 782, secondo comma, c.c., la donazione si perfeziona con l'accettazione da parte del donatario, la quale deve coesistere con la volontà del donante; ne consegue che - in conformità al principio generale secondo cui ogni proposta contrattuale cade con la morte del proponente - dopo la morte del donante, il donatario non può accettare la donazione né notificare l'atto di accettazione, a nulla rilevando che nell'atto di donazione risulti l'espressa previsione che l'accettazione può intervenire anche dopo la morte del donante.

Cass. civ. n. 5786/2006

La donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità (art. 783 c.c.) (rectius: art. 782 c.c. - N.d.R.) e, quindi, deve essere provata per iscritto, con l'atto pubblico di donazione, essendo ammissibile la prova per testi o per presunzioni soltanto nel caso di perdita incolpevole del documento (in applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto provata la donazione in base alla circostanza che il donante ne aveva menzionato l'esistenza nel proprio testamento olografo).

Cass. civ. n. 3499/1999

A differenza del cosiddetto negotium mixtum cum donatione, nel quale sullo scopo di liberalità prevale lo scopo oneroso e per la cui validità è sufficiente la forma richiesta per il negozio tipico a cui lo scopo oneroso corrisponde, la forma prescritta per la donazione remuneratoria, nella quale il donante persegue oltre allo scopo di liberalità anche lo scopo del riconoscimento di particolari meriti del beneficiario, è quella dell'atto pubblico.

Per la validità delle donazioni indirette, cioè di quelle liberalità realizzate ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto dall'art. 782 c.c., non è richiesta la forma dell'atto pubblico, essendo sufficiente l'osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità. (Nella specie trattavasi di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di danaro depositata presso un istituto di credito appartenuta all'atto della cointestazione ad uno solo dei cointestatari).

Cass. civ. n. 4231/1997

Nell'ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto che il disponente stesso intende in tal modo beneficiare, si verifica una donazione indiretta dell'immobile (non del denaro) per la quale non è necessaria la forma dell'atto pubblico prevista per la donazione (art. 782 c.c.), ma basta l'osservanza della forma richiesta per l'atto da cui la donazione indiretta risulta.

Cass. civ. n. 2700/1995

Nel procedimento per la separazione consensuale, di cui all'art. 711 c.p.c., il provvedimento di omologazione del Tribunale, operando sul piano del controllo, ha lo scopo di attribuire efficacia all'accordo privato dall'esterno, senza operare alcuna integrazione della volontà negoziale delle delle parti. Di conseguenza, ove nell'accordo i coniugi abbiano convenuto una donazione, l'omologazione non vale a rivestire l'atto negoziale della forma dell'atto pubblico, richiesto dall'art. 782 c.c., che gli articoli 2699 e 2700 c.c. impongono sia «redatto» e «formato» dal pubblico ufficiale.

Cass. civ. n. 8446/1990

Quando l'atto di liberalità, oltre ad essere determinato da ragione di riconoscimento o da particolari meriti del beneficiario, è diretto, altresì, al soddisfacimento di prestazioni ricevute, si ha un unico negozio giuridico, nel quale confluiscono motivi in parte onerosi ed in parte gratuiti, la cui regolamentazione obbedisce al criterio della prevalenza, per cui ricorre la donazione remuneratoria, per la quale è richiesta la forma solenne delle donazioni tipiche, se risulti la prevalenza dell'animus donandi e si ha, invece, contratto oneroso, per il quale, in caso di trasferimento di beni immobili, è sufficiente la scrittura privata, allorché il fine della corrispettività si riveli assorbente rispetto a tale animus.

Cass. civ. n. 7647/1990

Qualora un assegno bancario venga emesso a titolo di donazione, l'opponibilità, nel rapporto diretto con il prenditore, di tale contratto sottostante (senza che possano invocarsi le limitazioni probatorie di cui all'art. 2722 c.c., non vertendosi in tema di prova contraria al contenuto di un documento) implica anche la possibilità di dedurre la nullità della donazione medesima, per carenza della prescritta forma.

Cass. civ. n. 6057/1981

L'accettazione della donazione, con il medesimo atto pubblico a mezzo del quale essa viene effettuata, non postula l'adozione di formule solenni o determinate, ma può risultare anche per implicito, ove il contesto complessivo di detto atto evidenzi inequivocamente la volontà di accettare.

Cass. civ. n. 1026/1977

La notificazione (da eseguirsi per mezzo di ufficiale giudiziario) dell'accettazione della donazione — stabilita, dall'art. 782, secondo comma, c.c., per i casi in cui proposta ed accettazione siano contenute in atti distinti — costituisce requisito indispensabile per la perfezione del relativo contratto che, pertanto, prima di essa non può considerarsi ancora concluso.

Cass. civ. n. 4153/1975

Qualora una proposta di donazione nulla per vizi sostanziali o formali (nella specie, perché contenuta in una scrittura privata, anziché in un atto pubblico), sia seguita da una nuova proposta valida, l'accettazione del beneficiario è idonea a perfezionare il contratto di donazione solo se fatta con riferimento alla seconda delle indicate proposte, e non con riferimento alla prima, la cui nullità, a norma dell'art. 1423 c.c., non può essere sanata con convalida. A norma dell'art. 782 secondo comma c.c., l'accettazione della donazione, ove fatta con atto pubblico posteriore, è idonea a determinare il perfezionamento del contratto solo con la notificazione al donante dell'atto di accettazione; tale effetto non si verifica, pertanto, qualora la delibera, con cui un consiglio comunale abbia accettato una donazione, sia rimasta atto interno del comune e non sia stata né esteriorizzata, né portata a conoscenza del donante.

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Anonimo chiede
lunedì 31/10/2016 - Liguria
“NEL 1983 IO E MIO MARITO COMPRAMMO UN APPARTAMENTINO A MIO FIGLIO F. DAI DOCUMENTI IN MIO POSSESSO RISULTA IL PAGAMENTO FATTO DA NOI E LA DESCRIZIONE DELL'APPARTAMENTO, CHE PERO' VENNE INTESTATO A MIO FIGLIO. AL DECESSO DI MIO FIGLIO F., IL TESTAMENTO FATTO DA LUI DICEVA CHE LASCIAVA EREDE UNIVERSALE IL FRATELLO R. E LA LEGITTIMA ALLE DUE FIGLIE (CHE VOLEVA DISEREDARE PER TROPPI MOTIVI, ORA L' APPARTAMENTO E 1/3 PER OGNI EREDE., POSSO FAR VALERE LE RICEVUTE E RIPRENDERMI L'APPARTAMENTO ?”
Consulenza legale i 07/11/2016
Il fatto che il pagamento del bene intestato al figlio sia stato eseguito dai genitori e con il denaro di questi ultimi, non può di per sé solo rilevare al fine di contestare la proprietà del bene stesso, ma può costituire indizio di un atto di liberalità.

Infatti, esiste una sola strada per tentare di dimostrare che l’appartamento è dei genitori e non del figlio, ovvero sostenere che, in realtà, contestualmente alla compravendita (acquisto dell’immobile dal terzo) è stata stipulata una donazione nulla per vizio di forma (donazione dell’appartamento dai genitori al figlio).
E’ noto, infatti, che per la validità di un atto di donazione occorre il rispetto della forma prescritta dalla legge, ovvero quella dell’atto pubblico (atto notarile, in presenza dei testimoni); senza questo presupposto la donazione è nulla: “La donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità (…).”(art. 782 c.c.).

L’azione di nullità è imprescrittibile e può essere fatta valere sempre dalle parti, anche se siano state loro stesse a dare causa alla nullità.
Se si riuscisse a dimostrare la nullità del negozio, l’immobile dovrebbe rientrare a tutti gli effetti nel patrimonio dei donanti (genitori) e quindi non spetterebbe più agli eredi del figlio (né al fratello né alle figlie del defunto).

Antonio R. chiede
martedì 13/11/2012 - Lombardia

“Mi sono state rimesse somme da parte di mia madre da me incaricata a gestire locazioni per mio conto e titoli di stato BTP quinquennali 1991-1996. Uno dei coeredi alla morte di mia madre ha dichiarato che le somme rimessemi erano donazioni esibendo esclusivamente le ricevute di bollettini postali ch8 e ricevute di n. 2 bonifici disposti nel 1996 per un totale di circa £ 105.000.000, materiale che mia madre custodiva in casa. Ci sono gli elementi sufficienti per dichiarare una donazione che non c'è mai stata.
Cordiali saluti.”

Consulenza legale i 17/11/2012

Nel caso di specie, poiché gli elementi di fatto non sono del tutto esaustivi, è possibile dare solo alcune indicazioni di massima.

Il trasferimento di somme da un soggetto ad un altro non può essere qualificato come donazione senza la prova dell'intento di liberalità del presunto donante. Pertanto, colui che sostenga esservi stata una donazione ha l'onere di provare l'animus donandi della madre nei confronti del figlio (per un caso simile, v. Cassazione civile , sez. II, sentenza 27.08.2012 n. 14654). Questi, al contrario, potrà giustificare il trasferimento degli importi a suo favore presentando ogni documentazione utile a dimostrare la titolarità dei rapporti locativi e dei titoli di stato, rispetto ai quali la madre aveva solo assunto un obbligo di gestione e riscossione delle somme, con contestuale dovere di ritrasferirle al legittimo titolare. Sul punto possono essere date anche eventuali prove testimoniali.

Qualora vi sia un giudizio pendente, se lo stadio del processo lo consente (ad esempio, è stato appena ricevuto l'atto di citazione oppure non sono ancora scaduti i termini per la presentazione delle memorie ex art. 183 del c.p.c., comma VI), possono essere proposte tutte le prove predette. Ad esempio, per poter provare la rimessione di somme inerenti a locazioni, sarà sufficiente produrre i contratti dai quali si evinca che il locatore era il figlio e non la madre.


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