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Articolo 782 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Forma della donazione

Dispositivo dell'art. 782 Codice Civile

La donazione deve [1875 c.c.] essere fatta per atto pubblico [1350 n. 13, 2699 c.c.], sotto pena di nullità [783, 799, 1350 comma 1, 1421, 1422, 2725, 2739 c.c.]. Se ha per oggetto cose mobili(1), essa non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell'atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio.

L'accettazione può essere fatta nell'atto stesso o con atto pubblico posteriore [785 c.c.; 35, 167 comma 2](2). In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l'atto di accettazione è notificato(3) al donante.

Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione [1328, 1329 c.c.].

[Se la donazione è fatta a una persona giuridica, il donante non può revocare la sua dichiarazione dopo che gli è stata notificata la domanda diretta a ottenere dall'autorità governativa l'autorizzazione ad accettare. Trascorso un anno dalla notificazione senza che l'autorizzazione sia stata concessa, la dichiarazione può essere revocata](4).

Note

(1) Vi rientrano il denaro, i beni mobili di non di modico valore (v. art. 783 del c.c.), i titoli di credito ecc.
(2) L'accettazione fatta nell'atto di donazione si considera integrata dalla sola sottoscrizione dell'atto.
(3) E' dubbio se la conoscenza dell'accettazione possa essere data con qualsiasi mezzo o solo attraverso la notificazione dell'atto da parte degli ufficiali giudiziari.
(4) Il comma è stato abrogato dall'art. 13, L. 15 maggio 1997, n. 127, come sostituito dall'art. 1, L. 22 giugno 2000, n. 192 (Modifica dell'articolo 13 della legge 15 maggio 1997, n. 127, e dell'articolo 473 del codice civile).

Ratio Legis

Il requisito formale dell'atto pubblico serve a garantire la maggior ponderazione possibile dell'atto e a predisporre un mezzo di prova dotato di particolare efficacia nei confronti dei terzi che potrebbe essere pregiudicati nei loro interessi (es. creditori ed eredi).

Brocardi

Beneficia non obtruduntur
Donatio non praesumitur
Est iustus possessor et petitor qui liberalitatem accepit
Nec emere, nec donatum adsequi, nec damnosam quisquam hereditatem adire compellitur
Nemo invitus donat
Nolenti non fit donatio
Non potest liberalitas nolenti acquiri
Quod cuique pro eo praestatur, invito non tribuitur

Spiegazione dell'art. 782 Codice Civile

Qui la legge pone un limite alla regola generale della dispensa dall’uso di determinate forme per la conclusione dei negozi giuridici; infatti si richiede l’atto pubblico quale requisito per l’esistenza di qualsiasi donazione; un’eccezione è solo prevista dal successivo art. 783.
Su questo punto il codice non ha accolto l’innovazione proposta dal Progetto preliminare, che, mantenendo la necessità dell’atto pubblico per le donazioni immobiliari, non richiedeva alcuna formalità per le donazioni aventi come oggetto cose mobili per natura e titoli al portatore, purché alla dichiarazione fosse seguita l’effettiva tradizione; in tal modo si escludeva anche la necessità di una particolare disciplina per le donazioni manuali la cui regolamentazione giuridica era stata sempre motivo di vive dispute dottrinali e giurisprudenziali. Non accolta tale riforma, il sistema resta quello degli articoli #1056# e #1070# del vecchio codice del 1865: necessario è, perciò, l’atto pubblico per ogni specie di donazione, sia di immobili che di mobili; solo di quest’ultima - qualunque sia la natura dei mobili, tanto se cose mobili singole, guanto se universitates o collezioni - la validità è subordinata, oltre che alla redazione dell'atto pubblico, anche all’indicazione, nell’atto stesso o in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio, delle cose e del loro valore.
Scopo di tale formalità, che deve essere dettagliata (quindi va indicato ciascun quadro, ciascun libro, etc., non essendo sufficiente un'elencazione generica o per specie, è, duplice: a) salvaguardare gli eventuali diritti dei creditori del donante e dei legittimari che hanno un interesse ad impugnare l'atto di liberalità se, in seguito, dalla valutazione delle cose donate al momento della morte del donante risultino lese le loro ragioni; b) tutelare lo stesso donante, il che può, ad esempio, avvenire nel caso in cui la donazione sia revocata per ingratitudine o per sopravvenienza di figli, essendo, allora, necessario stabilire il valore delle cose donate che, per ipotesi, siano state distrutte o alienate dal donatario, che è tenuto a restituirle.
La nozione di atto pubblico è nota al pari di quello di pubblico ufficiale; quest'ultima qualifica non si restringe, sempre agli effetti della competenza a ricevere donazioni, al solo notaio; oltre che da questo, gli atti di donazione possono essere validamente ricevuti dai consoli per le donazioni all’estero, dai funzionari dell'Amministrazione statale, debitamente delegati a redigere i contratti nell'interesse dello Stato; i funzionari degli enti pubblici e privati quando risultano autorizzati, purché, però, agiscano in materia di loro competenza, la quale sta alla validità della donazione come alla validità della medesima sta la competenza territoriale del notaio. Lo stesso criterio della competenza funzionale conduce all'inesistenza della donazione ricevuta dal presidente del Tribunale e dal cancelliere nel verbale di separazione personale dei coniugi o inserita in un verbale di risposta ad interrogatorio.

L’inosservanza della forma prescritta per la donazione porta all'inesistenza dell’atto, rilevabile da qualsiasi interessato o d’ufficio dal giudice. Questa soluzione, pacifica se si tratti di mancanza dell’atto pubblico, varrà pur se, trattandosi di beni mobili, manchi l’atto estimativo. Qui il donante può rifiutarsi di eseguire la donazione; una differenza, però, esiste tra le due ipotesi: mentre in caso di mancanza dell’atto pubblico si ha inesistenza della donazione, in caso di mancanza della nota estimativa, per il principio utile per inutile non vitiatur, si verifica la nullità della donazione solo relativamente alle cose non specificate o stimate.

Nei riguardi di una donazione inesistente per inosservanza della forma non si può parlare di conferma; il donante deve rinnovare l’atto nei modi voluti dalla legge: ma è ovvio che, in tal caso, non è quella prima donazione che ha vita ma è la successiva, con efficacia dalla data della sua accettazione.

Alla formalità dell’atto pubblico sfuggono le donazioni indirette, le quali sono pienamente valide, sempre che siano state adempiute le formalità necessarie per la validità dell’atto da cui esse risultano.

Riconosciuto alla donazione il carattere d’un contratto, deriva che si applicano ad essa le regole che disciplinano la formazione dei contratti: così per quanto riguarda la proposta, come quella che costituisce la base del futuro negozio; così per l’accettazione, che segna, dal momento in cui è notificata all’altra parte, l’efficacia della donazione; essa, con la proposta, attua quella che può definirsi la collaborazione o cooperazione delle parti, estrinsecantesi nel reciproco concorso di attività e di voleri. All’accettazione, perciò, non può attribuirsi un mero carattere di adesione; la volontà che esprime il donatario con l’accettazione non ha diverso valore giuridico dal consenso che manifesta qualsiasi altro contraente. Il prevalente potere di iniziativa che esplica il donante di fronte al donatario si spiega per la natura del contratto e per il suo carattere di liberalità. Del resto, in ben altri casi questo potere di iniziativa del contratto è riservato ad uno solo dei contraenti senza che l’altro possa modificare l’offerta; eppure nessuno ha mai pensato di disconoscerne la natura contrattuale (c.d. contratti di adesione).

Della capacità di accettare la donazione il codice non si occupa espressamente (diversamente faceva, invece, il precedente codice all'art. #1059#) e non senza motivo: infatti, una volta definita la donazione un contratto, una particolare regolamentazione di quella sarebbe stata superflua; ne consegue che tutti coloro i quali hanno la piena capacità d’agire possono accettare.

Particolari deroghe a questo principio, riguardanti sia le persone fisiche incapaci che le persone giuridiche, sono dettate dal libro I, ed alle medesime è necessario far ricorso. Così, nel caso di una donazione fatta ad un minore, questa sarà accettata dal genitore che esercita su di lui la responsabilità genitoriale o dal tutore: non occorre neppure una preventiva autorizzazione del giudice tutelare, poiché questa è dalla legge imposta solo se la donazione sia soggetta a pesi o a condizioni: il che si comprende potendo l’atto di liberalità, per il modus o per la condizione che vi ineriscono, arrecare un pregiudizio, anziché un vantaggio, all'incapace.
Nel caso in cui chi doveva accettare in luogo del donatario incapace non abbia accettato, quale rimedio avrà l’incapace? Il diritto romano accordava a costui la restitutio in integrum, che anche l’antico diritto riteneva spettasse al donatario. Ma, riproducendo la contraria disposizione dell’art. 942 del codice napoleonico, l’art. #1063# del vecchio codice del 1865 aveva stabilito che nei confronti dei minori, degli interdetti e di qualsivoglia altro donatario non fosse prevista la restituzione per la mancanza di accettazione delle donazioni, salvo il regresso contro chi aveva l’obbligo dell'accettazione. Questa disposizione non è stata accolta dal codice attuale, e molto opportunamente, data la sua superfluità; infatti, nella prima parte, essa ricordava il rimedio della restitutio in integrum per escluderlo e nella seconda non conteneva che un richiamo all’azione di risarcimento di danni, alla quale è tenuto qualsiasi amministratore o rappresentante che colposamente rechi pregiudizio agli interessi del suo amministrato.
La donazione deve essere accettata direttamente dal beneficiario, oppure può esserlo anche da altri in sua vece? Non si discute sulla possibilità che il donatario faccia conoscere la sua accettazione per mezzo di un terzo che partecipa, perciò, solo naturalmente all’atto; la sua figura è, in sostanza, quella del nuncius che tantum modo praestat ministerium e sotto questo lato la sua funzione è paragonabile a quella di una lettera. Ma, messa da parte questa ipotesi, ci si domanda se l’accettazione può essere compiuta a mezzo di mandatario. L’art. #1058# del codice precedente, risolvendo ogni dubbio e prevenendo le controversie sorte nel diritto consuetudinario francese sulla validità di un'accettazione compiuta dal mandatario, consentiva che questa potesse essere fatta in nome del donatario maggiorenne, da persona munita di procura per atto autentico esprimente la facoltà di accettare la donazione fattagli o la facoltà, in generale, di accettare donazioni; per quell’articolo, dunque, il donatario poteva far accettare non solo una determinata donazione, ma anche tutte le donazioni che gli fossero state fatte da una persona munita di un mandato speciale ad hoc.

Questa norma non è stata ripetuta dal codice attuale; ma da ciò non si deve dedurre la sua soppressione, perché la sua espressa regolamentazione appariva superflua, richiedendo l’art. #1741# del vecchio codice del 1865 che l’accettazione di una donazione dovesse essere fatta per mandato espresso. È il caso di rilevare che un mandato può ammettersi solo per accettare una determinata donazione; quindi va decisamente esclusa la validità di un mandato ad accettare donazioni in generale. L’inopportunità e l’erroneità di un siffatto potere appare evidente se si riflette sul fatto che è impossibile delegare ad altri il proprio animo con un mandato ad accettare donazioni in generale, senza specificare l’oggetto e la persona che dona. L’accettare una donazione non equivale a gerire un affare qualsiasi; anche per tale atto è necessario l’animus accipiendi donationis causa, il quale può non sussistere da parte del beneficato nei confronti di un donante, il quale potrebbe essersi spinto alla liberalità per farsi ripromettere dal donatario un vantaggio, oppure per altri motivi, più o meno leciti, l’apprezzamento dei quali deve essere lasciato all’esclusivo giudizio di chi è chiamato ad accettare la donazione.
La donazione è la sintesi di una proposta (atto di donazione) e della relativa accettazione; della prima la legge non si occupa: non così della seconda.
L’accettazione può essere fatta nello stesso atto pubblico in cui il donante pone in essere la sua offerta di donare, oppure con atto pubblico posteriore. Questa possibile non contestualità dell’incontro delle dichiarazioni costituisce un carattere particolare della donazione, poiché, mentre per i contratti per i quali sia sufficiente solo la scrittura privata non occorre che la forma scritta risulti da un unico contesto, invece, per i contratti per i quali è richiesto l’atto pubblico, la regola è che esso non può constare di due atti pubblici, separati e successivi, di offerta e di accettazione.

Stabilita la forma con cui questa deve esser fatta, la legge non dice quando debba compiersi: fino a quando il donante è tenuto ad attendere l’accettazione del donatario? Se questi non interviene all'atto, il donante può prefiggergli un termine entro cui decidersi; in caso contrario, il donatario sarà libero di determinarsi nel momento che ritenga opportuno.

Ma, avvenga nell’atto stesso o successivamente, la validità dell'accettazione è subordinata alle seguenti tre condizioni: 1) che il donante sia ancora in vita; 2) che egli persista nella sua determinazione di voler donare; 3) che egli conservi la capacità necessaria per donare: che, cioè, sia nelle stesse condizioni giuridiche in cui era al momento della proposta. Scaturiscono da queste premesse alcune conseguenze: se, nell’intervallo fra la proposta e l’accettazione, il donante muore, l’accettazione non può essere fatta dai suoi eredi; se, nell’intervallo, il donante abbia revocato la donazione, perché l’accettazione sia possibile deve essere rinnovata la proposta.
In quale modo vada fatta l’accettazione, se, cioè, sia necessaria una formale manifestazione espressa di volontà o se sia sufficiente anche una manifestazione implicita di voler accettare, la legge nulla dice: di qui la disputa nella dottrina. È noto che il codice napoleonico richiedeva che l’accettazione si compisse in termini espressi, ma, nel nostro ordinamento, sembra che, pur escludendo l'idoneità di una qualsiasi forma, trattandosi di atto solenne, si possa, tuttavia, qualificare accettazione la firma ad esempio apposta dal donatario all’atto pubblico alla presenza del notaio; qui non si può dubitare che si tratti di una manifestazione non tacita ma espressa di volontà, anzi, di una delle più tipiche forme di manifestazione della volontà; le stesse considerazioni non potrebbero ripetersi, ad esempio, nell’ipotesi in cui si abbia solo l’intervento del donatario all’atto e la presa di possesso da parte sua della cosa donata.
Per l’accettazione contenuta in atto separato non occorre l'assistenza di testimoni.
L'accettazione determina il sorgere della donazione nel momento in cui essa è dichiarata, se ciò avviene contestualmente; ma se, invece, essa è fatta con un posteriore atto pubblico (non sarebbe perciò valida una scrittura privata), allora la donazione non è perfetta che dal momento in cui l’atto di accettazione è notificato al donante a mezzo di ufficiale giudiziario; è così risolta la disputa che si faceva dalla dottrina vigente sotto il vecchio codice del 1865, che nell’art. #1057# richiedeva la notifica al donante dell’atto separato di accettazione, ma non specificava in qual modo quella doveva essere effettuata. Fino a che non riceve la notifica dell’accettazione, il donante non è vincolato dalla sua disposizione e può revocare l’offerta o espressamente o tacitamente, disponendo, ad esempio, della cosa donata; se il donante muore o diviene incapace prima del compimento di tale formalità, la donazione non può più perfezionarsi essendo inattuabile l’incontro delle volontà; per la stessa ragione, la notifica dell’accettazione non può essere fatta dagli eredi del donatario dopo la morte di questo, né dai suoi rappresentanti legali dopo che egli è divenuto incapace, occorrendo, in quest’ultimo caso, che l’accettazione sia rinnovata dai legali rappresentanti nelle dovute forme.

La facoltà di accettare la donazione non si trasmette agli eredi, né si può esercitare dai creditori del donatario a mezzo dell’azione surrogatoria: l'animus accipiendi donationis causa non consente alcuna delega né sostituzione; neppure i creditori possono impugnarla, perché non costituisce rinuncia l’omissio adquirendi di un diritto patrimoniale.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

376 Un'altra disciplina che è stata profondamente innovata è quella della forma della donazione. Il progetto preliminare aveva ammessa la validità della donazione mobiliare di qualsiasi importo con la semplice tradizione, o, in mancanza di questa, quando ci fosse una scrittura privata contenente la descrizione delle cose e l'indicazione del loro valore. Il progetto definitivo aveva ritenuta pericolosa questa riforma, specie in considerazione della grande importanza del patrimonio mobiliare nell'economia moderna, e pertanto aveva prescritto anche per le donazioni mobiliari l'atto pubblico, riproducendo la norma dell'art. 1070 del codice del 1865, che richiede la descrizione delle cose con l'indicazione del valore. D'altra parte però aveva ammessa la validità della donazione di modico valore, quando fosse fatta per scrittura privata o fosse accompagnata dalla tradizione. La modicità doveva essere stabilita in relazione alle condizioni economiche del donante. Nella redazione del codice sono state perfezionate, sia dal punto di vista sostanziale, sia dal punto di vista formale, le disposizioni del progetto ministeriale, le quali avevano incontrato in via di massima approvazione. E' stata cioè ammessa la validità delle donazioni di modico valore aventi per oggetto cose mobili, quando vi sia stata la tradizione, e ciò in conformità all'indirizzo già affermatosi nella giurisprudenza sotto l'impero del codice del 1865. Non si è riconosciuta, invece, la possibilità di far donazioni con scrittura privata, per non allargare eccessivamente l'ammissibilità dei così detti doni manuali. Ed invero, se si prevedesse la scrittura privata, come mezzo idoneo al compimento dell'atto, si indurrebbe l'interprete a largheggiare nella valutazione della modicità, il che è indubbiamente da evitare. La norma relativa al criterio per la valutazione della modicità è stata emendata secondo alcune proposte in modo che ne risulta che va fatto riferimento innanzi tutto a una valutazione obbiettiva e poi anche alle condizioni economiche del donante. Infine è stata portata una modificazione nella sistemazione della materia, prevedendosi in un primo articolo (art. 782 del c.c.) la forma della donazione e dell'accettazione, e in un articolo successivo (art. 783 del c.c.) la donazione di modica valore, per la quale quella forma non è prescritta.

Massime relative all'art. 782 Codice Civile

Cass. civ. n. 7821/2015

In presenza di un contratto di donazione non ancora perfetto, per la mancanza della notificazione al donante dell'atto pubblico di accettazione del donatario, ai sensi dell'art. 782, secondo comma, cod. civ., va riconosciuto in capo all'"accipiens" il solo "animus detinendi" e non l'"animus possidendi", trattandosi di negozio traslativo non ancora venuto ad esistenza in quanto privo dell'elemento conclusivo di una fattispecie a formazione progressiva.

Cass. civ. n. 3819/2015

La rinuncia abdicativa della quota di comproprietà di un bene, fatta in modo da avvantaggiare in via riflessa tutti gli altri comunisti, mediante eliminazione dello stato di compressione in cui il diritto di questi ultimi si trovava a causa dell'appartenenza in comunione anche ad un altro soggetto, costituisce donazione indiretta, senza che sia all'uopo necessaria la forma dell'atto pubblico, essendo utilizzato per la realizzazione del fine di liberalità un negozio diverso dal contratto di donazione.

Cass. civ. n. 14197/2013

Per le validità delle donazioni indirette, cioè di quelle liberalità realizzate ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto dall'art. 782 c.c., non è richiesta la forma dell'atto pubblico, essendo sufficiente l'osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità, dato che l'art 809 c.c., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall'art. 769 c.c., non richiama l'art. 782 c.c., che prescrive l'atto pubblico per la donazione.

Cass. civ. n. 23551/2011

Nella donazione a persona giuridica, quando la notifica dell'atto pubblico di accettazione da parte del donatario avviene dopo la morte del donante, la formazione del consenso, necessaria per il perfezionamento del contratto di donazione, rimane impedita, in quanto gli eredi subentrano soltanto nei rapporti giuridici facenti capo al defunto che sono trasmissibili e non nei diritti ed obbligazioni "intuitu personae", tanto più se si tratti di dichiarazioni negoziali eminentemente personali nella cui categoria rientra la donazione.

Cass. civ. n. 10734/2010

A norma dell'art. 782, secondo comma, c.c., la donazione si perfeziona con l'accettazione da parte del donatario, la quale deve coesistere con la volontà del donante; ne consegue che - in conformità al principio generale secondo cui ogni proposta contrattuale cade con la morte del proponente - dopo la morte del donante, il donatario non può accettare la donazione né notificare l'atto di accettazione, a nulla rilevando che nell'atto di donazione risulti l'espressa previsione che l'accettazione può intervenire anche dopo la morte del donante.

Cass. civ. n. 5786/2006

La donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità (art. 783 c.c.) (rectius: art. 782 c.c. - N.d.R.) e, quindi, deve essere provata per iscritto, con l'atto pubblico di donazione, essendo ammissibile la prova per testi o per presunzioni soltanto nel caso di perdita incolpevole del documento (in applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto provata la donazione in base alla circostanza che il donante ne aveva menzionato l'esistenza nel proprio testamento olografo).

Cass. civ. n. 3499/1999

A differenza del cosiddetto negotium mixtum cum donatione, nel quale sullo scopo di liberalità prevale lo scopo oneroso e per la cui validità è sufficiente la forma richiesta per il negozio tipico a cui lo scopo oneroso corrisponde, la forma prescritta per la donazione remuneratoria, nella quale il donante persegue oltre allo scopo di liberalità anche lo scopo del riconoscimento di particolari meriti del beneficiario, è quella dell'atto pubblico.

Per la validità delle donazioni indirette, cioè di quelle liberalità realizzate ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto dall'art. 782 c.c., non è richiesta la forma dell'atto pubblico, essendo sufficiente l'osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità. (Nella specie trattavasi di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di danaro depositata presso un istituto di credito appartenuta all'atto della cointestazione ad uno solo dei cointestatari).

Cass. civ. n. 4231/1997

Nell'ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto che il disponente stesso intende in tal modo beneficiare, si verifica una donazione indiretta dell'immobile (non del denaro) per la quale non è necessaria la forma dell'atto pubblico prevista per la donazione (art. 782 c.c.), ma basta l'osservanza della forma richiesta per l'atto da cui la donazione indiretta risulta.

Cass. civ. n. 2700/1995

Nel procedimento per la separazione consensuale, di cui all'art. 711 c.p.c., il provvedimento di omologazione del Tribunale, operando sul piano del controllo, ha lo scopo di attribuire efficacia all'accordo privato dall'esterno, senza operare alcuna integrazione della volontà negoziale delle delle parti. Di conseguenza, ove nell'accordo i coniugi abbiano convenuto una donazione, l'omologazione non vale a rivestire l'atto negoziale della forma dell'atto pubblico, richiesto dall'art. 782 c.c., che gli articoli 2699 e 2700 c.c. impongono sia «redatto» e «formato» dal pubblico ufficiale.

Cass. civ. n. 8446/1990

Quando l'atto di liberalità, oltre ad essere determinato da ragione di riconoscimento o da particolari meriti del beneficiario, è diretto, altresì, al soddisfacimento di prestazioni ricevute, si ha un unico negozio giuridico, nel quale confluiscono motivi in parte onerosi ed in parte gratuiti, la cui regolamentazione obbedisce al criterio della prevalenza, per cui ricorre la donazione remuneratoria, per la quale è richiesta la forma solenne delle donazioni tipiche, se risulti la prevalenza dell'animus donandi e si ha, invece, contratto oneroso, per il quale, in caso di trasferimento di beni immobili, è sufficiente la scrittura privata, allorché il fine della corrispettività si riveli assorbente rispetto a tale animus.

Cass. civ. n. 7647/1990

Qualora un assegno bancario venga emesso a titolo di donazione, l'opponibilità, nel rapporto diretto con il prenditore, di tale contratto sottostante (senza che possano invocarsi le limitazioni probatorie di cui all'art. 2722 c.c., non vertendosi in tema di prova contraria al contenuto di un documento) implica anche la possibilità di dedurre la nullità della donazione medesima, per carenza della prescritta forma.

Cass. civ. n. 6057/1981

L'accettazione della donazione, con il medesimo atto pubblico a mezzo del quale essa viene effettuata, non postula l'adozione di formule solenni o determinate, ma può risultare anche per implicito, ove il contesto complessivo di detto atto evidenzi inequivocamente la volontà di accettare.

Cass. civ. n. 1026/1977

La notificazione (da eseguirsi per mezzo di ufficiale giudiziario) dell'accettazione della donazione — stabilita, dall'art. 782, secondo comma, c.c., per i casi in cui proposta ed accettazione siano contenute in atti distinti — costituisce requisito indispensabile per la perfezione del relativo contratto che, pertanto, prima di essa non può considerarsi ancora concluso.

Cass. civ. n. 4153/1975

Qualora una proposta di donazione nulla per vizi sostanziali o formali (nella specie, perché contenuta in una scrittura privata, anziché in un atto pubblico), sia seguita da una nuova proposta valida, l'accettazione del beneficiario è idonea a perfezionare il contratto di donazione solo se fatta con riferimento alla seconda delle indicate proposte, e non con riferimento alla prima, la cui nullità, a norma dell'art. 1423 c.c., non può essere sanata con convalida. A norma dell'art. 782 secondo comma c.c., l'accettazione della donazione, ove fatta con atto pubblico posteriore, è idonea a determinare il perfezionamento del contratto solo con la notificazione al donante dell'atto di accettazione; tale effetto non si verifica, pertanto, qualora la delibera, con cui un consiglio comunale abbia accettato una donazione, sia rimasta atto interno del comune e non sia stata né esteriorizzata, né portata a conoscenza del donante.

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Consulenze legali
relative all'articolo 782 Codice Civile

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Anonimo chiede
lunedì 31/10/2016 - Liguria
“NEL 1983 IO E MIO MARITO COMPRAMMO UN APPARTAMENTINO A MIO FIGLIO F. DAI DOCUMENTI IN MIO POSSESSO RISULTA IL PAGAMENTO FATTO DA NOI E LA DESCRIZIONE DELL'APPARTAMENTO, CHE PERO' VENNE INTESTATO A MIO FIGLIO. AL DECESSO DI MIO FIGLIO F., IL TESTAMENTO FATTO DA LUI DICEVA CHE LASCIAVA EREDE UNIVERSALE IL FRATELLO R. E LA LEGITTIMA ALLE DUE FIGLIE (CHE VOLEVA DISEREDARE PER TROPPI MOTIVI, ORA L' APPARTAMENTO E 1/3 PER OGNI EREDE., POSSO FAR VALERE LE RICEVUTE E RIPRENDERMI L'APPARTAMENTO ?”
Consulenza legale i 07/11/2016
Il fatto che il pagamento del bene intestato al figlio sia stato eseguito dai genitori e con il denaro di questi ultimi, non può di per sé solo rilevare al fine di contestare la proprietà del bene stesso, ma può costituire indizio di un atto di liberalità.

Infatti, esiste una sola strada per tentare di dimostrare che l’appartamento è dei genitori e non del figlio, ovvero sostenere che, in realtà, contestualmente alla compravendita (acquisto dell’immobile dal terzo) è stata stipulata una donazione nulla per vizio di forma (donazione dell’appartamento dai genitori al figlio).
E’ noto, infatti, che per la validità di un atto di donazione occorre il rispetto della forma prescritta dalla legge, ovvero quella dell’atto pubblico (atto notarile, in presenza dei testimoni); senza questo presupposto la donazione è nulla: “La donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità (…).”(art. 782 c.c.).

L’azione di nullità è imprescrittibile e può essere fatta valere sempre dalle parti, anche se siano state loro stesse a dare causa alla nullità.
Se si riuscisse a dimostrare la nullità del negozio, l’immobile dovrebbe rientrare a tutti gli effetti nel patrimonio dei donanti (genitori) e quindi non spetterebbe più agli eredi del figlio (né al fratello né alle figlie del defunto).

Antonio R. chiede
martedì 13/11/2012 - Lombardia

“Mi sono state rimesse somme da parte di mia madre da me incaricata a gestire locazioni per mio conto e titoli di stato BTP quinquennali 1991-1996. Uno dei coeredi alla morte di mia madre ha dichiarato che le somme rimessemi erano donazioni esibendo esclusivamente le ricevute di bollettini postali ch8 e ricevute di n. 2 bonifici disposti nel 1996 per un totale di circa £ 105.000.000, materiale che mia madre custodiva in casa. Ci sono gli elementi sufficienti per dichiarare una donazione che non c'è mai stata.
Cordiali saluti.”

Consulenza legale i 17/11/2012

Nel caso di specie, poiché gli elementi di fatto non sono del tutto esaustivi, è possibile dare solo alcune indicazioni di massima.

Il trasferimento di somme da un soggetto ad un altro non può essere qualificato come donazione senza la prova dell'intento di liberalità del presunto donante. Pertanto, colui che sostenga esservi stata una donazione ha l'onere di provare l'animus donandi della madre nei confronti del figlio (per un caso simile, v. Cassazione civile , sez. II, sentenza 27.08.2012 n. 14654). Questi, al contrario, potrà giustificare il trasferimento degli importi a suo favore presentando ogni documentazione utile a dimostrare la titolarità dei rapporti locativi e dei titoli di stato, rispetto ai quali la madre aveva solo assunto un obbligo di gestione e riscossione delle somme, con contestuale dovere di ritrasferirle al legittimo titolare. Sul punto possono essere date anche eventuali prove testimoniali.

Qualora vi sia un giudizio pendente, se lo stadio del processo lo consente (ad esempio, è stato appena ricevuto l'atto di citazione oppure non sono ancora scaduti i termini per la presentazione delle memorie ex art. 183 del c.p.c., comma VI), possono essere proposte tutte le prove predette. Ad esempio, per poter provare la rimessione di somme inerenti a locazioni, sarà sufficiente produrre i contratti dai quali si evinca che il locatore era il figlio e non la madre.


Testi per approfondire questo articolo

  • Acquisti in comunione legale e circolazione dei beni di provenienza donativa

    Autore: Patti Filippo
    Editore: Ipsoa
    Pagine: 176
    Data di pubblicazione: giugno 2011
    Prezzo: 30,00 -5% 28,50 €

    Il volume tratta due temi, gli acquisti in regime di comunione legale di beni e la circolazione dei beni di provenienza donativa, entrambi di notevole interesse per i professionisti soprattutto per la necessità di trovare espedienti utili che consentano di arginare situazioni e fenomeni non adeguatamente risolvibili con i mezzi offerti dalla normativa esistente.

    Per ciascun argomento, partendo da un inquadramento generale, si analizzano poi le questioni interpretative ed... (continua)

  • Le donazioni. Tecniche redazionali e note di commento

    Editore: Ipsoa
    Collana: Notariato. Quaderni
    Pagine: 402
    Data di pubblicazione: febbraio 2014
    Prezzo: 30,00 -5% 28,50 €
    Categorie: Donazioni

    Il volume analizza i molteplici aspetti dell'istituto delle donazioni, tema di grande interesse per i notai e gli operatori del diritto in generale. Il volume fornisce le tecniche redazionali, nelle quali possono essere trasfusi accordi e negozi a titolo gratuito, ed esaustive note di commento. Arricchiscono il testo aggiornati riferimenti dottrinali e giurisprudenziali relativi alle più importanti questioni di carattere sostanziale e fiscale, finalizzati ad inquadrare agevolmente... (continua)

  • La donazione al minore e l'usufrutto legale

    Collana: Soluzioni di diritto
    Pagine: 84
    Data di pubblicazione: giugno 2018
    Prezzo: 18,00 -5% 17,10 €
    Categorie: Usufrutto, Donazioni
    L'opera affronta gli strumenti di protezione del patrimonio immobiliare della famiglia, con particolare riferimento alle ipotesi donative che coinvolgono soggetti minori di età. Il manuale vuole essere un aiuto al professionista per affrontare le diverse ipotesi applicative e risolvere il conflitto di interessi che viene a crearsi tra genitore e figlio non ancora maggiorenne, nell'ambito dei trasferimenti immobiliari. L'Autrice offre inoltre risposte ad una serie di interrogativi... (continua)
  • La circolazione dei beni di provenienza donativa

    Collana: Quaderni della Rassegna di dirit. civile
    Pagine: 164
    Data di pubblicazione: novembre 2012
    Prezzo: 18 €
    Categorie: Donazioni

    L'indagine muove dall'analisi dei rilevanti ostacoli alla circolazione dei beni di provenienza donativa originati dalla disciplina contenuta negli artt. 561 e 563 c.c. Rilevate, nel primo capitolo, la inadeguatezza e la dubbia validità di gran parte delle soluzioni negoziali escogitate dalla prassi professionale, nonché la perdurante impossibilità, pur dopo la (timida) riforma del 2005, per i riservatari in pectore di rinunciare, ante mortem del donante, all'azione di... (continua)

  • La donazione di beni altrui

    Collana: Univ. Napoli. Dip.diritt.comune patr.N.S.
    Pagine: 304
    Data di pubblicazione: maggio 2012
    Prezzo: 30 €
    Categorie: Donazioni
  • Commentario del codice civile. Delle donazioni. Artt. 1769-809

    Pagine: 616
    Data di pubblicazione: marzo 2014
    Prezzo: 100,00 -5% 95,00 €
    Categorie: Donazioni

    Il modulo “Delle Donazioni” è un autorevole commento articolo per articolo della disciplina normativa codicistica in tema di donazioni e contiene anche il commento alle principali norme speciali in materia.

    L’Opera, coordinata dal Prof. Bonilini , è commentata da accademici e professionisti di altissimo livello e si rivela essere un mezzo autorevole ed utile per la pratica quotidiana del notaio, dell’avvocato e del magistrato.

    In... (continua)

  • Diritto delle successioni e delle donazioni
    Le donazioni

    Data di pubblicazione: febbraio 2015
    Prezzo: 38 €
    Categorie: Donazioni

    L'opera, risultato di una raccolta di scritti di un gruppo di autori, con esperienze e professionalità diverse, si pone l'obiettivo di sistemare gli istituti e i problemi successori senza sacrificare gli approfondimenti utili per un insegnamento progredito e per l'aggiornamento professionale. I contributi, aggiornati e corredati da indicazioni giurisprudenziali e dottrinali, sono caratterizzati da un'impostazione rispettosa della "tecnica" e dei "concetti" ma consapevole del loro... (continua)

  • Donazioni, atti gratuiti, patti di famiglia e trusts successorii. Con CD-ROM

    Editore: Zanichelli
    Collana: Dottrina Casi Sistemi
    Pagine: 752
    Data di pubblicazione: luglio 2010
    Prezzo: 125,00 -5% 118,75 €
    Categorie: Donazioni, Trust

    Nella prima parte dell'opera si esaminano le nozioni di atto gratuito liberale e atto gratuito non liberale, la giustificazione non patrimoniale del contratto gratuito atipico, liberalità d'uso e donazioni di modico valore, donazione rimuneratoria, donazione modale, donazione mista, donazioni indirette, il configurarsi della fattispecie nell'ambito della fenomenologia successoria, capacità di donare, conferma delle donazioni nulla, la regola di gratuità degli atti di... (continua)

  • Liberalità indirette. Enunciazione dell'intento liberale quale metodologia operativa

    Editore: Ipsoa
    Collana: Notariato e diritto di famiglia
    Pagine: 432
    Data di pubblicazione: dicembre 2011
    Prezzo: 55,00 -5% 52,25 €
    Categorie: Donazioni

    Il presente volume, analizzando l'evoluzione dottrinale e giurisprudenziale degli ultimi anni in tema di donazioni e atti di liberalità , vuole ridurre le esitazioni che inducono spesso i notai a non evidenziare in un atto l'intento liberale per paura delle conseguenze che questo può comportare sulla stabilità del negozio e sui successivi trasferimenti e cerca di incoraggiare l'applicazione di schemi tipici come l'adempimento del terzo o il contratto in favore del... (continua)