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Articolo 2725 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Atti per i quali è richiesta la prova per iscritto o la forma scritta

Dispositivo dell'art. 2725 Codice civile

Quando, secondo la legge [918, 1659, 1888, 1908 2, 1919 2, 1928, 1967, 2096, 2556 1, 2581 2, 2596] o la volontà delle parti, un contratto deve essere provato per iscritto, la prova per testimoni è ammessa soltanto nel caso indicato dal n. 3 dell'articolo precedente (1).

La stessa regola si applica nei casi in cui la forma scritta è richiesta sotto pena di nullità (2) (3).

Note

(1) Il comma 1 del presente articolo riguarda gli atti per i quali la forma scritta è prevista ad probationem (a fini probatori) e che perciò, nell'ipotesi di inosservanza della suddetta forma richiesta dalla legge, non risultano nulli, ma producono come unica conseguenza il divieto della prova testimoniale e di quella presuntiva (v. 2729, 2), con l'unica eccezione della perdita senza colpa da parte del contraente del documento costituente prova (v. 2724). L'orientamento giurisprudenziale prevalente ritiene che l'inammissibilità della testimonianza e della presunzione, per la prova di un contratto per cui è richiesta la forma scritta ad probationem, non possa essere rilevata d'ufficio ma debba essere eccepita necessariamente dalla parte interessata.
(2) L'applicazione della disciplina del comma 1 risulta estendibile anche alle ipotesi nelle quali è richiesta quale elemento essenziale del negozio giuridico, ovvero ad substantiam, (per la validità del medesimo). Al di fuori dell'eccezione sopra menzionata dell'art. 2724, n. 3, la prova della stipulazione dell'atto ad substantiam può essere fornita soltanto con la produzione in giudizio del documento in cui esso risulta consacrato, non essendo possibile alcun mezzo probatorio differente.
(3) In linea di principio il legislatore impone alle parti l'onere di custodire il documento, onde poterlo in ogni momento esibire al giudice, senza poter sfruttare mezzi probatori diversi in sostituzione. L'opinione prevalente ritiene tuttavia che le parti, avvalendosi della propria autonomia negoziale, possano rinunciare all'adozione della forma scritta esplicitamente o tramite facta concludentia, facendo di conseguenza venire meno la limitazione sancita dalla presente disposizione.

Ratio Legis

Il divieto della prova testimoniale sancito dalla norma in esame è volto ad indurre le parti a precostituire un documento in cui l'atto risulti consacrato, venendo ammessa soltanto qualora il contraente abbia, senza sua colpa, perduto l'atto costituente prova.

Brocardi

Contra scriptum testimonium, non scriptum testimonium non fertur

Spiegazione dell'art. 2725 Codice civile

Casi eccezionali di ammissione della prova

Il potere del magistrato di ammettere per qualunque valore la prova testimoniale qualora ricorrano le condizioni fissate all'art. 2721 rende alquanto pleonastica la disposizione dell'art. 2724, che era invece logica nel più rigoroso sistema del vecchio codice. La differenza però consiste in questo : allorquando si verifica una delle ipotesi specifiche prevedute dall'art. 2724, il giudice è obbligato ad ammettere la prova : al suo libero apprezzamento, succintamente motivato (art. 134 del c.p.c.) essendo la prova disposta con ordinanza (si rimanda alla spiegazione dell’ art. 2721 del c.c.).

Le ipotesi previste dalla legge sono le seguenti:

A) Principio di prova. Occorre che esso: a) sia scritto, b) provenga dalla persona contro la quale è diretta la domanda o da un suo rappresentante, cioè da chi abbia per legge o per contratto il potere di compiere atti giuridici in suo nome. non Occorre che lo scritto sia posto in essere da colui contro il quale lo si invoca. Potrebbe provenire anche da un terzo, qualora la parte lo abbia comunque fatto proprio, ad es. producendolo in giudizio. Può dubitarsi se fra i rappresentanti di cui parla la legge vada incluso il procuratore a liti, il quale, come vedremo all'art. 2731, non Può ren.. dere confessioni ma fare semplici ammissioni : ritengo preferibile la tesi negativa, atteso il diritto della parte di contrastare le ammissioni medesime, c) occorre inoltre che esso renda verosimile il fatto allegato. Da questa disposizione si ricava ex adverso che allorquando la testimo­niale può essere ammessa senza che vi sia alcun principio di prova, la inverosimiglianza non la rende inammissibile, come è giurisprudenza costante della Cassazione. Quantunque sia piuttosto illusorio fis­sare certe gradazioni, si può dire che la verosimiglianza è qualcosa di più della possibilità e di meno della probabilità

B) Impossibilità di procurarsi la prova scritta. Deve trattarsi di Impossibilità, non solo di più o meno grande difficoltà ; ma anche il concetto di impossibilità è relativo. Essa può essere materiale o mo­rale (come già da tempo aveva pacificamente ritenuto la dottrina e la giurisprudenza). Caso tipico di impossibilità morale è il rapporto di pa­rentela, affinità, convivenza more uxorio o strettissima amicizia purché accompagnato da altro elemento costituente la causa della impossibilità.

C) Perdita del documento scritto senza colpa del contraente. — Questa ipotesi era già preveduta, in forma più ridondante e non precisa, dall'art. 1348 cod. civ. 1865 (cfr. art. 395 n. 3, prima parte, cod. proc. civ. 1940).

Prova ad substantiam andata perduta

La disposizione dell'art. 2725 primo comma, è nuova rispetto al codice del 1865. La ipotesi dello scritto richiesto dalla legge ad probationem o comma, prima parte) o ad substantiam (2 comma) è conseguenza dei principii generali ; l'altra ipotesi (primo comma, 2a parte) è stata imposta dall'essersi introdotto il principio della necessità della prova scritta ad probationem anche per volontà di parte. Essa non richiede particolari illustrazioni dopo quanto si disse all'art. 2721, n. 4.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1115 L'art. 2724 del c.c. riproduce, eliminando esemplificazioni in parte inutili e in parte inesatte, le eccezioni che al divieto della prova testimoniale ponevano gli articoli 1347 e 1348 del codice civile anteriore, non senza però apportare all'art. 1348 due varianti: con la prima si chiarisce, in conformità dell'interpretazione prevalsa in dottrina e in giurisprudenza, che l'impossibilità di procurarsi la prova scritta può essere anche morale; con la seconda, alla locuzione del codice precedente, che parlava di perdita del documento "in conseguenza di un caso fortuito impreveduto e derivante da forza maggiore", si sostituisce una formula più semplice e chiara, che fa riferimento all'assenza di qualsiasi colpa nella perdita del documento. Delle tre eccezioni enunciate dall'art. 2724 soltanto quest'ultima estende il suo ambito ai casi in cui, secondo la legge o la volontà delle parti, un contratto deve essere provato per iscritto e a quella in cui la forma scritta è richiesta ad substantiam (art. 2725 del c.c.). Da tale disposizione scaturisce un'ulteriore limitazione del campo nel quale la prova per testimoni era ammissibile secondo il codice di commercio, dato che per l'art. 53 del detto codice la prova testimoniale di un contratto per cui il codice stesso avesse richiesto la prova scritta, avrebbe potuto ammettersi anche nel caso che concorresse l'una o l'altra delle prime due eccezioni (principio di prova per iscritto, impossibilità di procurarsi la prova scritta).

Massime relative all'art. 2725 Codice civile

Cass. civ. n. 1944/2014

In tema di prova testimoniale, agli effetti degli artt. 2724, n. 3, e 2725 cod. civ., la perdita del documento non può ritenersi incolpevole solo perché esso è stato affidato a terzi, dovendo risultare, viceversa, in ragione dello sfavore legislativo per la testimonianza su particolari contratti, che il comportamento dell'affidante sia stato adeguato e che l'affidatario sia esente da colpa.

Cass. civ. n. 5439/2002

L'art. 2725 c.c. esclude che la prova testimoniale possa sostituire la forma scritta quando la stessa è prevista a pena di nullità, ma non vieta che attraverso la prova testimoniale si accerti la effettiva riferibilità ad un determinato soggetto di un documento esistente. E dl cui lo stesso risulti l'autore.

Cass. civ. n. 144/2002

Mentre in materia di atti e contratti per i quali sia richiesta ad substantiam la forma scritta, eccettuata l'ipotesi della perdita incolpevole del documento (art. 2724 c.c.), è inammissibile la prova testimoniale della esistenza del negozio e tale inammissibilità può essere dedotta in ogni stato e grado del giudizio ed essere rilevata anche d'ufficio, per quanto riguarda, invece, gli atti e i contratti per i quali la forma scritta sia richiesta soltanto ad probationem (nella specie, transazione), l'inammissibilità della prova testimoniale non attiene all'ordine pubblico, ma alla tutela di interessi privati e quindi non può essere rilevata d'ufficio e deve, invece, essere eccepita dalla parte interessata, entro il termine dell'art. 157, secondo comma, c.p.c., nella prima istanza o difesa successiva al suo configurarsi.

Cass. civ. n. 8611/1998

Quando la legge stabilisca per un determinato contratto la forma scritta ad substantiam (nella specie contratto costitutivo di una servitù), alla mancata produzione in giudizio del documento non può supplire la prova testimoniale, ostandovi il disposto espresso dell'art. 2725 c.c. salva l'ipotesi della perdita incolpevole del documento costitutivo di quel diritto, essendo volta in tal caso la prova per testimoni alla ricostruzione del documento.

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