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Articolo 771 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/09/2020]

Donazione di beni futuri

Dispositivo dell'art. 771 Codice Civile

La donazione non può comprendere che i beni presenti del donante. Se comprende beni futuri(1) [1348], è nulla rispetto a questi [1419, 1421 c.c.], salvo che si tratti di frutti non ancora separati(2) [820 c.c.].

Qualora oggetto della donazione sia un'universalità di cose [816 c.c.] e il donante ne conservi il godimento trattenendola presso di sé, si considerano comprese nella donazione anche le cose che vi si aggiungono successivamente, salvo che dall'atto risulti una diversa volontà(3).

Note

(1) Per bene futuro si intende sia quello che ancora non esiste in natura che quello che, pur esistendo, non è ancora entrato a far parte del patrimonio del donante.
(2) La nullità costituisce una deroga al principio di cui all'art. 1348 del c.c.. Si tratta di una norma di ordine pubblico.
Ove solo taluni beni oggetto della donazione siano futuri, la donazione, per la restante parte, è valida.
(3) In questo caso si preferisce tutelare l'unità delle universalità patrimoniali e si prevede, dunque, una deroga rispetto alla regola di cui al primo comma.

Ratio Legis

Il divieto evita che si compiano donazioni avventate, non percependo il reale sacrificio economico causato dalle stesse.

Spiegazione dell'art. 771 Codice Civile

Il primo comma riproduce la disposizione dell’art. #1064# del vecchio codice del 1865, che, com'è noto, si discostava dal diritto romano giustinianeo, in cui era possibile una donazione di beni futuri.
È nel diritto consuetudinario francese che in modo esplicito fu posto il principio della nullità dell’intera donazione che aveva per oggetto e beni futuri e beni presenti; l'art. 943 del codice Napoleone ne restrinse la portata, dichiarando la donazione nulla solo per la parte relativa ai beni futuri; analogo principio fu accolto dal codice del 1865 e da quello ora vigente.
Il divieto dell’art. 771 costituisce un’eccezione al principio comune vigente in materia contrattuale, per cui oggetto di convenzione possono essere anche le cose future: ciò ben si comprende considerando che l’intenzione dei contraenti è rivolta a cose future, a cose, cioè, che non sono nel patrimonio di uno dei contraenti, ma che verranno ad esistere in un tempo più o meno prossimo; il contratto, in tal caso, non ha efficacia reale, ma solamente obbligatoria. Diversamente è a dirsi per la donazione: questa attua la disposizione di cose o di diritti che, all'epoca in cui viene compiuta, devono far parte del patrimonio del donante, altrimenti si avrebbe una promessa di donazione che, come si è detto, è da ritenersi nulla.
Si spiega, solitamente, il divieto di donare beni futuri facendo ricorso al carattere della irrevocabilità della donazione. Ma l’irrevocabilità non spiega tutte le ipotesi: certo spiega il caso in cui taluno dichiari di donare una cosa futura per acquistare da altri: si tratta, in questo caso, di donazione che verrà ad attuarsi secondo l’arbitrio del donante, perché costui, a suo arbitrio, può o non può acquistare. Non spiega, invece, il caso in cui il donante assuma l’obbligo di procurare al donatario la cosa, non ancora sua al momento della donazione: qui non si avrebbe come contenuto della donazione una mera aspettativa dipendente dal mero arbitrio del donante, ma si ha un’obbligazione certa e irrevocabile fin dal momento dell’accordo: tuttavia, si incorre lo stesso nel divieto dell’articolo in esame che è di ordine pubblico (la nullità della donazione di cose future comprende, perciò, anche quella delle cose altrui).
Col divieto del primo comma, il legislatore impone al donante una condotta prudente: il divieto si giustifica, pertanto, come una norma che serve di remora alla prodigalità.
Che cosa deve intendersi per beni futuri? Questa espressione può essere intesa in due sensi: a) è futura una cosa che non esiste ancora in natura (frutti non nati o non ancora maturi); b) oppure che esiste in natura ma non ha ancora una propria ed autonoma esistenza (frutti nati e maturi ma non ancora separati: solo in questo caso è previsto che la donazione non sia affetta da nullità); c) oppure, in ultimo, la cosa di cui non si ha attualmente la proprietà e si attende di averla.
Ma se questi concetti possono accogliersi in linea di massima, vi sono, tuttavia, casi nei quali il carattere di bene presente è sicuro, anche se può sembrare l’opposto. Così, è da ritenersi valida la donazione dei frutti che verranno a maturazione, dei minerali che saranno estratti, dei profitti futuri di un’azienda, dei dividendi sociali che saranno distribuiti; in tutte queste e simili ipotesi, nonostante ogni contraria apparenza, giustifica la donazione di tali cose il rilievo che si tratta di cose alla cui proprietà esiste già un diritto del donante; si potrebbe, perciò, pur sostenere che costui abbia disposto a favore dell’altra parte di un diritto che egli ha di far sue le cose non ancora venute ad esistenza. Deve, invece, ritenersi donazione di cosa futura, e quindi nulla, la donazione dell’immobile che il donante dovrà a sua volta ricevere in donazione o acquistare da chi ne è proprietario; è ovvio che in queste ed analoghe ipotesi nel patrimonio del disponente esiste soltanto un diritto di aspettativa, la cui realizzazione è rimessa al mero arbitrio del donante. Donazione di cosa futura è pur quella che ha per oggetto una successione non ancora delata; anzi, qui concorrono due cause di nullità: l’una dovuta alla violazione del divieto dei patti successori, l’altra al divieto di donare beni futuri.
La disposizione di cui al secondo comma costituisce un’eccezione alla regola del primo comma; nel progetto preliminare del codice, essa si poneva come correttivo della proposta nullità dell'intera donazione; per il codice, invece, essa segna una limitazione della nullità della donazione di beni futuri, ma è rigorosamente ristretta all’ipotesi che sia donata un'universitas facti (un’azienda, un gregge, una biblioteca, ecc.) e che, inoltre, questa sia trattenuta ancora dal donante; in tal caso, il donatario ha diritto anche alle cose che vi si aggiungono successivamente.
L’art. 771, parlando di beni presenti, non esclude che possa trattarsi di una donazione universale. L’opinione che dubitava circa la validità di una siffatta specie di donazione non è più seguita perché è da escludere che la donazione, nella quale siano dedotti tutti i beni presenti del donante, determini una successione universale che importa nel donatario anche la responsabilità per i debiti; unico caso di tale forma di successione nel nostro diritto è quella ereditaria; la donazione di tutti i beni presenti è, invece, donazione che attua una successione particolare, non universale, che si traduce nella donazione dei singoli elementi costituenti il patrimonio o in un complesso di cose o di diritti senza il carattere di universalità.
Chiarita, in tal modo, la natura giuridica della donazione di tutti i beni presenti e tenuto fermo che - salvo patto contrario (accollo) - il donatario non è tenuto a rispondere dei debiti del donante, non vi è motivo per negarle diritto di cittadinanza nel nostro ordinamento.
A nulla, poi, rileva il silenzio su tal punto mantenuto nel codice attuale, come già in quello del 1865, in quanto questa specie di donazione, regolata dal progetto preliminare, che la consentiva a condizione che il donante avesse riservato una parte dei suoi beni in modo da soddisfare eventuali obbligazioni alimentari a suo carico, non fu espressamente considerata dal progetto definitivo, non già perché ritenuta contraria ai principi informativi della materia, ma perché la sua regolamentazione giuridica appariva superflua.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

373 Non ho apportato un emendamento suggerito in riguardo al capoverso dell'art. 770 del c.c., che esclude dal concetto di donazione «la liberalità che si suole fare in occasione di servizi resi o comunque in conformità agli usi». Invero la formula «a causa di servizi», che si sarebbe voluta sostituire all'altra «in occasione di servizi», avrebbe snaturato il concetto di liberalità d'uso, e avrebbe piuttosto richiamato il concetto di un atto a titolo oneroso. La distinzione ha particolare importanza agli effetti della collazione, giacché l'ultimo comma dell'art. 742 del c.c. dichiara non soggette a collazione le liberalità d'uso previste in questo capoverso. Ho invece apportato alcune modificazioni all'art. 771 del c.c., il primo comma del quale, vietando di comprendere nella donazione beni futuri, sembrava escludere la possibilità di donare i frutti non ancora raccolti, che l'art. 820 del c.c. considera appunto beni futuri. L'esclusione sarebbe stata senza dubbio illogica, dato che, per il loro valore economico attuale, tali frutti avrebbero potuto formare oggetto di disposizione, come lo stesso art. 820 chiarisce: ho pertanto in sede di coordinamento eccettuato dal divieto di donare beni futuri i frutti pendenti. Il secondo comma dello stesso articolo nella sua precedente formulazione stabiliva che, qualora oggetto della donazione fosse un'universalità di cose, delle quali il donante avesse conservato il godimento trattenendole presso di sè, si consideravano comprese nella donazione anche le cose che vi si aggiungessero posteriormente, salvo che risultasse una volontà contraria. Ho chiarito che tale volontà deve risultare dall'atto stesso. Uguale modificazione ho apportato all'art. 773 del c.c..

Massime relative all'art. 771 Codice Civile

Cass. civ. n. 5068/2016

La donazione di cosa altrui o parzialmente altrui, sebbene non espressamente vietata, è nulla per difetto di causa, sicché la donazione del coerede avente ad oggetto la quota di un bene indiviso compreso nella massa ereditaria è nulla, atteso che, prima della divisione, quello specifico bene non fa parte del patrimonio del coerede donante; tuttavia, qualora nell'atto di donazione sia affermato che il donante è consapevole dell'altruità della cosa, la donazione vale come donazione obbligatoria di dare.

Cass. civ. n. 12782/2013

La donazione di cosa altrui, benché non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla alla stregua della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell'art. 771 cod. civ., poiché il divieto di donazione dei beni futuri riguarda tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante; tale donazione, tuttavia, è idonea ai fini dell'usucapione decennale, poiché il titolo richiesto dall'art. 1159 cod. civ. deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l'acquisto del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare.

Cass. civ. n. 1596/2001

La donazione di beni altrui non può essere ricompresa nella donazione di beni futuri, nulla ex art. 771 c.c., ma è semplicemente inefficace e, tuttavia, idonea ai fini dell'usucapione abbreviata ex art. 1159 c.c., in quanto il requisito, richiesto dalla predetta disposizione codicistica, della esistenza di un titolo che sia idoneo a far acquistare la proprietà o altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, va intesa nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere idoneo in astratto, e non in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l'acquisto del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare.

Cass. civ. n. 6544/1985

Ai fini dell'usucapione abbreviata a norma dell'art. 1159 c.c. non costituisce titolo astrattamente idoneo al trasferimento la donazione di un bene altrui, attesa l'invalidità a norma dell'art. 771 c.c. di tale negozio.

Cass. civ. n. 3490/1974

Mentre nell'ipotesi di donazione di pluralità di cose mobili che abbiano destinazione economica unitaria (cosiddetta donazione di universalità) ovvero in quella di donazione di tutti (o di una quota dei) beni del donante considerati nella loro totalità (cosiddetta donazione universale) si ha donazione unica; per contro, allorquando la donazione comprende più beni singolarmente individuati, si è in presenza di una donazione plurima; infatti l'unità o la pluralità dell'atto attributivo dipende dalla correlativa unità o pluralità del bene che ne è oggetto e non dal risultato di una indagine del tipo di quella prevista dall'art. 1419 c.c., diretta a stabilire se il donante avrebbe voluto egualmente la donazione di alcuni soltanto dei beni. La donazione concernente più beni singolarmente considerati si configura come donazione plurima per la pluralità dell'oggetto, senza alcuna necessità di indagini sulla volontà delle parti. Peraltro, ove la pluralità dei beni donati siano considerati come unico compendio, solo tale specifico atteggiamento della volontà negoziale, che deve essere espressamente dichiarato ovvero denunciato da particolarità del contenuto negoziale — come ad esempio: un elemento accidentale operativo solo in relazione a tutte le disposizioni — legittima ulteriori indagini anche in base ad elementi extratestuali.

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Antonio chiede
mercoledì 23/03/2011 - Puglia

“Vorrei sapere cortesemente se nel caso di donazione futura (non si sa ancora di quali beni) di genitore ad un figlio per il caso di sua morte, ci si debba rivolgere ad un notaio o se l'interessato possa presentarsi in un
ufficio di anagrafe dichiarando di volere fare una autentica della sua firma su un foglio ad uso bollo. In quale circostanze va applicato l'imposta di bollo?
Ringrazio Vivamente.”

DANIELE B. chiede
lunedì 20/12/2010
“Salve, è valido un atto regolarmente rogitato di un bene futuro? Vale a dire può essere oggetto di donazione da parte dei genitori a favore della figlia un immobile di nuova costruzione, già acquistato dai genitori ma di costruzione non ancora ultimata? I donanti in questo caso sono i legittimi proprietari ma il bene è futuro nel senso che ancora non esiste allo stato. Grazie”
Consulenza legale i 22/12/2010

Come noto, l’art. 771 del c.c. vieta, a pena di nullità, la donazione di beni futuri, quale un immobile ancora da costruire.

Secondo autorevole parte della dottrina tale disposizione non è però applicabile nel caso di donazioni indirette (cioè donazione del denaro necessario per acquistare il bene immobile): ciò perché l’art. 771 c.c. non assumerebbe una funzione sociale, essendo volto alla sola tutela del donante. Quindi, la sua applicazione sarebbe legata al mezzo impiegato - la donazione tipica - e non al risultato che si intende raggiungere.
La ratio del divieto è, quindi, quella di evitare che il donante si spogli di un bene di cui non si ha ancora la proprietà, cioè l’esigenza di porre un "freno" alla prodigalità del donante, mentre invece, nel caso di specie, i genitori si spogliano immediatamente del denaro per l’acquisto immobiliare.
Il rogito notarile potrebbe pertanto essere validamente concluso.

Si fa notare che il notaio avrebbe potuto valutare la possibilità di utilizzare, eventualmente, strumenti giuridici diversi, quali l’acquisto immediato da parte del figlio del suolo e la successiva stipula di un contratto di appalto per la costruzione dell’appartamento, il tutto sempre con pagamento del terzo genitore; oppure, la previa donazione diretta da parte dei genitori del denaro necessario al figlio, vincolata alla condizione risolutiva che tale somma venga utilizzata per il successivo acquisto immobiliare.
In entrambe le ipotesi l’oggetto della liberalità sarebbe un bene esistente e non futuro: una donazione indiretta del suolo, nel primo caso, una donazione diretta del denaro, nel secondo.


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