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Articolo 2126 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Prestazioni di fatto con violazione di legge

Dispositivo dell'art. 2126 Codice civile

La nullità o l'annullamento del contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione [1360, 1373, 1418, 1445, 1458, 2332], salvo che la nullità derivi dall'illiceitàdell'oggetto o della causa [1345, 1346, 2035].
Se il lavoro è stato prestato con violazione di norme poste a tutela del prestatore di lavoro, questi ha in ogni caso diritto alla retribuzione [2098].

Ratio Legis

La norma tutela il lavoratore, salva l'ipotesi in cui il contratto di lavoro abbia una causa illecita rappresentata dalla comune intenzione delle parti di costituire un rapporto previdenziale vietato dalle norme imperative.

Massime relative all'art. 2126 Codice civile

Cass. civ. n. 3384/2017

In caso di stipulazione di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa con una P.A., al di fuori dei presupposti di legge, il lavoratore non può mai conseguire la conversione del rapporto in uno di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma solo una tutela risarcitoria, nei limiti di cui all'art. 2126 c.c., qualora il contratto di collaborazione abbia la sostanza di rapporto di lavoro subordinato, con conseguente diritto anche alla ricostruzione della posizione contributiva previdenziale.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3384 del 8 febbraio 2017)

Cass. civ. n. 482/2017

In materia di pubblico impiego contrattualizzato, all’annullamento dell’atto di conferimento di mansioni superiori, equiparabile all’annullamento del contratto di cui all’art. 2126 c.c., consegue l’intangibilità sia della retribuzione percepita per l'attività effettivamente svolta sia della pensione maturata alla stregua di essa, se calcolata in base a contributi indebitamente versati ma “consolidati”, ex art. 8 del d.p.r. n. 818 del 1957, per il decorso del quinquennio dalla data del versamento.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 482 del 11 gennaio 2017)

Cass. civ. n. 991/2016

L'art. 2126 c.c. ha applicazione generale e riguarda tutte le ipotesi di prestazione di lavoro alle dipendenze di una P.A. compresa tra quelle di cui all'art. 2 del d.l.vo n. 165 del 2001, salvo il caso in cui l'attività svolta risulti illecita perché in contrasto con norme imperative e poste a tutela di diritti fondamentali della persona. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che, ai fini del diniego della retribuzione per la cd. "doppia reperibilità" di un medico ospedaliero, aveva rilevato che il detto servizio non era espressamente previsto dall'art. 82 del d.p.r. n. 270 del 1987 e dall'art. 20 c.c.n.l. del 5 dicembre 1996 comparto Sanità area dirigenza medica e veterinaria, e per i reparti di area medica era precluso dall'accordo quadro regionale e dalla deliberazione dell'ASL di appartenenza).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 991 del 20 gennaio 2016)

Cass. civ. n. 1639/2012

Il rapporto di lavoro subordinato instaurato da un ente pubblico non economico per i suoi fini istituzionali, affetto da nullità perché non assistito da regolare atto di nomina o addirittura vietato da norma imperativa, rientra nella sfera di applicazione dell'art. 2126 c.c., con conseguente diritto del lavoratore al trattamento retributivo e alla contribuzione previdenziale per il tempo in cui il rapporto stesso ha avuto materiale esecuzione.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1639 del 3 febbraio 2012)

Cass. civ. n. 11559/2011

In ipotesi di rapporto di lavoro subordinato avente ad oggetto l'insegnamento presso scuole private legalmente riconosciute, il possesso del titolo legale di abilitazione all'insegnamento da parte degli insegnanti rappresenta un requisito di validità dello stesso contratto di lavoro, il quale - ove l'insegnante risulti sprovvisto del titolo suddetto - deve considerarsi nullo per violazione delle citate norme di carattere imperativo, con conseguente impedimento alla prosecuzione ulteriore del rapporto e possibilità per il datore di lavoro di intimare il licenziamento per giusta causa, pur restando fermi, ai sensi dell'art. 2126 c.c., gli effetti del rapporto per il periodo in cui esso abbia avuto esecuzione.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 11559 del 26 maggio 2011)

Cass. civ. n. 25756/2008

Il rapporto di lavoro subordinato concluso con chi sia privo di abilitazione necessaria per l'esercizio di una determinata professione (nella specie, quella di biologo presso un laboratorio di analisi cliniche) è nullo per violazione di norme imperative ma, conformemente al disposto dell'art. 2126 cod. civ., tale nullità non produce effetto per il periodo di esecuzione del rapporto stesso ed a maggior ragione ove, nel corso del rapporto, sia stata conseguita, da parte del lavoratore, la necessaria abilitazione.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 25756 del 24 ottobre 2008)

Cass. civ. n. 24247/2007

L'equiparazione del contratto di lavoro invalido a quello valido, disposta dall'art. 2126 c.c., è limitata agli effetti retributivi del lavoro già prestato e non è idonea a fondare pretese conservative del lavoratore, onde, finita l'esecuzione delle prestazioni lavorative, non trova applicazione la tutela contro i licenziamenti illegittimi (principio affermato in controversia in cui la corte territoriale, in sede di giudizio di rinvio, aveva affermato la nullità del contratto di lavoro per violazione dell'art. 9 D.L.vo n. 541 del 1992, che richiedeva il diploma di laurea per l'attività di informatore scientifico, con sopravvivenza degli effetti di cui all'art. 2126 c.c.).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 24247 del 21 novembre 2007)

Cass. civ. n. 5941/2004

In caso di inefficacia del contratto ad evidenza pubblica di conferimento dell'incarico di direttore generale di una ASL per mancanza del provvedimento amministrativo di individuazione del contraente, alle prestazioni di fatto svolte dal direttore generale prima della risoluzione del rapporto non si applica l'art. 2126 c.c., che non si riferisce alle prestazioni svolte in situazione di autonomia, sia pure aventi le caratteristiche della parasubordinazione, potendo il lavoratore autonomo avvalersi unicamente dell'azione per indebito arricchimento.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5941 del 24 marzo 2004)

Cass. civ. n. 10551/2003

La prestazione di lavoro subordinato svolta alle dipendenze di un ente pubblico non economico in violazione di norme imperative deve essere qualificata come pubblico impiego, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2126 c.c., con il conseguente diritto del dipendente non solo ai compensi previsti per quel tipo di rapporto, ma anche alla regolarizzazione della posizione contributiva previdenziale secondo le regole previste per gli impiegati pubblici; tale principio si applica anche ai dipendenti delle Università, per le quali, anche a seguito dell'autonomia loro riconosciuta dalle leggi n. 168 del 1989 e n. 537 del 1993, non è stata introdotta alcuna norma in modifica del regime pensionistico dei loro dipendenti, che rimane omogeneo a quello dei dipendenti delle altre amministrazioni statali, con la conseguenza che i medici che hanno lavorato in regime di subordinazione presso i policlinici universitari hanno diritto ad essere iscritti presso la gestione separata dei trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato presso l'Inpdap.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10551 del 3 luglio 2003)

Cass. civ. n. 15880/2002

In conformità con i principi costituzionali di tutela del lavoro in tutte le sue forme (art. 35 Cost.) e di garanzia di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità della prestazione, il contratto di lavoro instaurato in assenza di prova pubblica selettiva con un ente presso il quale, ancorchè di natura privata, l'assunzione sia consentita solo mediante procedura concorsuale (nella specie, una "casa di ospitalità") soggiace alla disciplina dettata dall'art. 2126 c.c., che fa salvi gli effetti del rapporto, ai fini retributivi, per il periodo in cui la prestazione lavorativa risulta di fatto effettuata.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 15880 del 12 novembre 2002)

Cass. civ. n. 5738/2001

Le disposizioni dell'art. 2126 c.c. non trovano applicazione ai rapporti di lavoro autonomo, sia pure aventi le caratteristiche della parasubordinazione, trattandosi di norme a carattere eccezionale attinenti al lavoro subordinato. (Fattispecie relativa ad attività didattiche svolte da soggetto quale cultore della materia nell'ambito di collaborazione professionale con istituto universitario).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5738 del 19 aprile 2001)

Cass. civ. n. 10299/2000

Il lavoratore che sia decaduto dal beneficio dell'integrazione salariale non può invocare l'art. 2126 c.c. per trattenere l'indennità di cassa integrazione indebitamente erogata in relazione alla propria partecipazione ai previsti corsi di formazione, non essendo la partecipazione ai predetti corsi parificabile alla prestazione di attività lavorativa ed essendo l'art. 2126 c.c. applicabile solo nell'ipotesi di prestazione di fatto di attività lavorativa.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 10299 del 4 agosto 2000)

Cass. civ. n. 8471/2000

Il difetto della forma scritta, necessaria ad substantiam per tutti i contratti della pubblica amministrazione, determina la nullità del contratto di lavoro autonomo stipulato da un ente pubblico, senza che, pur in presenza degli elementi della parasubordinazione a norma dell'art. 409 n. 3 c.p.c., possa trovare applicazione la regola della salvezza del diritto alla retribuzione dettata dall'art. 2126 c.c. con riferimento al lavoro subordinato.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 8471 del 21 giugno 2000)

Cass. civ. n. 14692/1999

Nel contratto di lavoro a tempo parziale la mancanza della forma scritta comporta nullità per difetto di forma e non anche per illiceità della causa o dell'oggetto. Pertanto, la nullità non produce effetto per il periodo in cui il contratto ha avuto esecuzione, con la conseguenza che il datore di lavoro è obbligato alla retribuzione e alla contribuzione secondo la previsione del contratto part-time.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 14692 del 29 dicembre 1999)

Cass. civ. n. 5516/1999

La tutela apprestata in favore del lavoratore dall'art. 2126, primo comma, c.c. non può trovare applicazione nell'ipotesi in cui il contratto di lavoro abbia una causa illecita rappresentata dalla comune intenzione delle parti di costituire un rapporto previdenziale vietato da norme imperative di ordine pubblico perché afferente ad un rapporto denunciato all'ente previdenziale come subordinato, ma rivelatosi ab origine mancante del vincolo della subordinazione.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5516 del 4 giugno 1999)

Cass. civ. n. 14/1990

L'art. 2126 cod. civ., secondo cui la nullità del contratto di lavoro non travolge gli effetti economici della prestazione lavorativa già eseguita, trova applicazione anche a tutela del lavoro «parasubordinato» (art. 409, n. 3, cod. proc. civ.) alla stessa stregua di quello subordinato, con riguardo alle esigenze fondamentali del lavoratore. Pertanto, anche la nullità del contratto di lavoro «parasubordinato» con un'amministrazione pubblica, per difetto della forma scritta, necessaria ad substantiam, non esclude il diritto alla retribuzione del lavoratore autonomo che abbia prestato un'attività inserita in modo coordinato e continuativo nella organizzazione dell'amministrazione stessa, ove non ricorra l'ipotesi di illiceità della causa o dell'oggetto del contratto, prevista dal secondo comma dell'art. cit., e sempre che non si tratti di esercizio di attività che richieda con riguardo ad una professione intellettuale l'iscrizione in un apposito albo od elenco (nella specie, l'amministrazione era autorizzata a concludere contratti a termine con esperti e l'attività svolta era stata di consulenza amministrativa).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14 del 10 gennaio 1990)

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