Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 1988 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Promessa di pagamento e ricognizione di debito

Dispositivo dell'art. 1988 Codice civile

La promessa di pagamento o la ricognizione di un debito [969, 1309, 1870, 2720, 2944, 2966] dispensa colui a favore del quale è fatta dall'onere di provare [2697] il rapporto fondamentale (1). L'esistenza di questo si presume fino a prova contraria [1325 n. 2, [2944] (2).

Note

(1) La norma si riferisce all'ipotesi in cui la promessa di pagamento e la ricognizione di debito siano pure, cioè non facciano riferimento al rapporto fondamentale (che è quello dal quale traggono giustificazione). In tal caso esse sono, secondo la tesi dominante, dichiarazioni confessorie, cioè negozi processuali e non sostanziali perchè non fanno sorgere un obbligo ma comportano la presunzione del rapporto fondamentale e l'inversione dell'onere della prova (2697 c.c.).
(2) La prova contraria, che può essere fornita anche per testimoni (2721 c.c.), può coprire non solo l'inesistenza ma anche l'invalidità, l'inefficacia o la sopravvenuta estinzione del rapporto sottostante.

Ratio Legis

Secondo la tesi dominante (che vede nella promessa di pagamento e nella ricognizione di debito dichiarazioni confessorie) la norma risponde alla volontà legislativa di agevolare chi riceva l'una o l'altra di tali promesse unilaterali, atteso che tale soggetto non è tenuto a provare il rapporto fondamentale sottostante.

Brocardi

Recognitio nil dat novi

Spiegazione dell'art. 1988 Codice civile

Il concetto fondamentale dell'articolo secondo la relazione ministeriale. La promessa di pagamento e la ricognizione di debito come negozi giuridici, e non soltanto come prove

Non si possono trascurare le osservazioni che la Relazione mi­nisteriale contiene a proposito di detto articolo: “Nell'articolo 1988 sono riunite la promessa di pagamento e la ricognizione di debito, in quanto appaiono come negozi unilaterali. La disposizione ha preso in esame l'ipotesi che l'una e l'altra non menzionino il rapporto fondamentale, cui si ricolle­gano. L'art. 1988 attribuisce prima facie all'una o all'altra virtù obbligatoria nel senso che il debitore pub essere convenuto in base alla promessa e alla ricognizione, senza che sia necessario provare anche il rapporto fonda­mentale. Come si è detto, spetterà al convenuto richiamarvisi o provarne la mancanza, traendo tutte le possibili difese.

Il caso meritava di essere considerato perché é il solo di promessa obbligatoria non titolata, e perché conveniva di mettere in evidenza meglio di quanto non risultasse per la promessa di pagamento dell'art. 1325 del codice del 1865 che promessa di pagamento e ricognizione di debito non sono e non meritano di essere trattate soltanto come prove, ma soprattutto come negozi giuridici, regolandosi anche dal punto di vista processuale in riguardo alla loro astrattezza dal rapporto fondamentale, che rimane sempre astrat­tezza processuale e non materiale”.

In precedenza, la Relazione, ragionando della causa nei contratti aveva osservato: « La mancanza di causa è ricordata nell'art. 1418 cap. Da questo risulta riaffermato il divieto di costruire negozi astratti, mediante i quali la dichiarazione di volontà risulta separata dalla causa che le sta a base e la giustifica. Nemmeno la promessa di pagamento o la ricognizione di debito dànno origine, come si ripeterà, a negozi sostanzialmente astratti. L' una isola la promessa col .suo corrispettivo; l'altra scinde la dichiarazione di cia­scuna parte; ma nell'un caso e nell'altro la dichiarazione non è definitiva­mente staccata dalla ragione giuridica, che l'ha determinata. Ciò é tanto vero che, nello stesso giudizio in cui la controparte fa valere la promessa o la ricognizione, il promittente o il dichiarante sono ammessi a provare l'un-sussistenza del rapporto fondamentale o il suo venir meno, in modo che il giudice è costretto a costruire il complesso negozio, da cui la promessa o la ricognizione venne stralciata (c. d. astrazione processuale).


L'autonomia del documento. Le impugnative del rapporto sottostante

La parte della relazione trascritta é esauriente per spiegare la ragione e la portata della norma. Questa non codifica alcun principio nuovo e benché, secondo la relazione, mira a detergerei caratteri processuali dalla promessa di pagamento e dalla ricognizione di debito, concerne sempre l'onore della prova. Meglio si direbbe che afferma l'autonomia del documento.
In effetti, il creditore in base all'una o all'altra può chiedere la condanna, senza dare altra dimostrazione del suo credito, che il debitore promette di soddisfare o riconosce; l'origine e la causa del debito non devono essere provate, anche se la promessa o la ricognizione non ne facciano parola. A sua volta il debitore, che vuol provare la sua liberazione nei confronti della promessa ó della ricognizione, deve dimostrare che il debito fu successivamente estinto o prescritto o che la promessa o la ricognizione fu fatta per errore o fu estorta, ottenuta con dolo, ecc. Nel caso, per altro, che voglia impugnare il debito per una delle cause di nullità (art. 1418 del c.c.) del rapporto sotto­stante, questo viene in discussione e si verifica così una concentrazione pro­cessuale dell'intero negozio giuridico nelle due fasi per cui é passato della costituzione e della ricognizione. In tal caso la promessa di pagamento o la ricognizione non può valere come convalida (art. 1423 del c.c.).


Rapporto sottostante plurilaterale e gli effetti della promessa o della ricognizione a favore di uno dei creditori. Gli stessi effetti sulle obbligazioni solidali o indivisibili

Se il rapporto sottostante è plurilaterale, la promessa o la ricognizione può avvenire che sia fatta nei confronti di uno dei creditori o dei più, ma non dì tutti. Essa in tal caso opera nei confronti di colui o di coloro a favore dei quali fu rilasciata. Se si tratta però di un debito solidale, il rico­noscimento dello stesso fatto da uno dei debitori in solido non ha effetto riguardo agli altri; se invece è fatto dal debitore nei confronti di uno dei creditori in solido, giova anche altri (art. 1309 del c.c.). Altrettanto è a dire della promessa di pagamento. Gli stessi principi regolano la promessa o la ricogni­zione di prestazione indivisibile che sia tale, tanto per sua natura quanto per il modo con cui è stato considerato dalle parti nel rapporto sottostante (art. 1316 del c.c.)

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

782 Nell'art. 1988 del c.c. sono riunite la promessa di pagamento e la ricognizione di debito in quanto appariscono come negozi unilaterali. La disposizione ha preso in esame l'ipotesi che l'una o l'altra non menzionino il rapporto fondamentale cui si ricollegano. L'art. 1988 attribuisce prima facie all'una ed all'altra virtù obbligatoria, nel senso che debitore può essere convenuto in base alla promessa ed alla ricognizione senza che sia necessario provare anche il rapporto fondamentale. Come si è detto (n. 615), spetterà al convenuto richiamarvisi o provarne la mancanza, traendo tutte le possibili difese. Il caso meritava di essere considerato perchè è il solo di promessa unilaterale obbligatoria non titolata; e perciò conveniva mettere in evidenza, meglio di quanto non risultasse per la promessa di pagamento dall'art. 1325 del codice del 1865, che promessa di pagamento e ricognizione di debito non sono o non meritano di essere trattate soltanto come prove, ma soprattutto come negozi giuridici, regolandoli anche dal punto di vista processuale in riguardo alla loro astrattezza dal rapporto fondamentale, che rimane sempre astrattezza processuale e non materiale.

Massime relative all'art. 1988 Codice civile

Cass. civ. n. 26334/2016

La ricognizione del debito, prevista dall’art. 1988 c.c., costituisce una dichiarazione unilaterale recettizia che, in virtù di astrazione meramente processuale, esonera dall’onere di provare il rapporto fondamentale soltanto il soggetto al quale è stata indirizzata, a meno che non contenga l’indicazione della “causa debendi”: in tal caso, anche il cessionario del credito, quale successore a titolo particolare nel rapporto obbligatorio oggetto della scrittura ricognitiva, può avvalersi della presunzione correlata alla sua sottoscrizione.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 26334 del 20 dicembre 2016)

Cass. civ. n. 20689/2016

La ricognizione di debito non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha solo effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, determinando, ex art. 1988 c.c., un'astrazione meramente processuale della "causa debendi", da cui deriva una semplice "relevatio ab onere probandi" che dispensa il destinatario della dichiarazione dall'onere di provare quel rapporto, che si presume fino a prova contraria, ma dalla cui esistenza o validità non può prescindersi sotto il profilo sostanziale, venendo, così, meno ogni effetto vincolante della ricognizione stessa ove rimanga giudizialmente provato che il rapporto suddetto non è mai sorto, o è invalido, o si è estinto, ovvero che esista una condizione o un altro elemento ad esso attinente che possa comunque incidere sull'obbligazione derivante dal riconoscimento.

La ricognizione di debito può offrire elementi di prova anche nei confronti di un soggetto diverso da quello dal quale proviene ove contenga un espresso riferimento al rapporto fondamentale, del quale il primo sia parte, nonché la menzione di fatti da cui possa evincersi, in concorso con altri elementi istruttori, la dimostrazione della pretesa azionata. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da censure la sentenza impugnata laddove aveva condannato la debitrice della banca controricorrente avvalendosi, oltre che dei contratti di conto corrente tra esse intercorsi, recanti pure l'indicazione del pattuito tasso di interessi per la disposnibilità accordata, e delle fideiussioni rilasciate in favore della creditrice, di due lettere ricognitive di debito provenienti dalle garanti e da cui aveva desunto l'ammontare del debito residuo).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 20689 del 13 ottobre 2016)

Cass. civ. n. 19803/2016

La cambiale può essere utilizzata anche come titolo recante una promessa di pagamento riconducibile alla previsione dell'art. 1988 c.c., ed in tal caso è idonea ad integrare la prova scritta del credito derivante dal rapporto sottostante (nella specie, un contratto di mutuo chirografario) tra il traente ed il prenditore della stessa.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19803 del 4 ottobre 2016)

Cass. civ. n. 14993/2016

Nel caso di assicurazione plurima contro i danni, è consentito all'assicuratore rinunciare ad avvalersi della facoltà di rifiutare il pagamento dell'indennizzo, accordatagli dall'art. 1910, comma 2, c.c., quando l'assicurato sia stato reticente circa l'esistenza di altre polizze, senza che ciò comporti una violazione del principio indennitario (secondo cui, in caso di pluralità di assicurazioni, l'assicurato non può mai ottenere un'indennità superiore all'ammontare del danno), se non vi è prova che l'assicurato abbia già percepito indennizzi sufficienti a ristorarlo del pregiudizio subito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14993 del 21 luglio 2016)

Cass. civ. n. 3184/2016

L'accettazione della cessione del credito da parte del debitore ceduto non costituisce ricognizione tacita del debito, trattandosi di una dichiarazione di scienza priva di contenuto negoziale, sicché, il ceduto non viola il principio di buona fede nei confronti del cessionario, se non contesta il credito, pur se edotto della cessione, né il suo silenzio può costituire conferma di esso, perché, per assumere tale significato, occorre un'intesa tra le parti negoziali cui il ceduto è estraneo.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3184 del 18 febbraio 2016)

Cass. civ. n. 13689/2012

La promessa di pagamento, al pari della ricognizione di debito, comporta la presunzione fino a prova contraria del rapporto fondamentale, differenziandosi dalla confessione,che ha per oggetto l'ammissione di fatti sfavorevoli al dichiarante e favorevoli all'altra parte; ne consegue che una promessa di pagamento, ancorché titolata, non ha natura confessoria, sicché il promittente può dimostrare l'inesistenza della causa e la nullità della stessa promessa, e che le particolari limitazioni di prova, poste per la confessione dall'art. 2732 c.c., possono trovare applicazione soltanto ove, nello stesso documento, coesistano una promessa di pagamento (o una ricognizione di un debito) e la confessione.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13689 del 31 luglio 2012)

Cass. civ. n. 6473/2012

La ricognizione di debito e la promessa di pagamento, pur non avendo natura giuridica di confessione, consistendo la prima in una dichiarazione di scienza e la seconda in una dichiarazione di volontà, devono comunque provenire da soggetto legittimato dal punto di vista sostanziale a disporre del patrimonio su cui incide l'obbligazione dichiarata; ne consegue che, con riferimento ad un ente collettivo, non può aversi una promessa unilaterale proveniente da persona non munita dei relativi poteri rappresentativi. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva riconosciuto valore di ricognizione di debito fatta da una società di capitali ad un assegno bancario emesso da soggetto cui risultava, già in data anteriore all'emissione, revocata la delega ad operare sul conto corrente intestato alla stessa società).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6473 del 24 aprile 2012)

Cass. civ. n. 2104/2012

Il riconoscimento e la ricognizione di debito, che ai sensi dell'art. 1988 c.c. costituiscono dichiarazione unilaterale recettizia, non rappresentano una fonte autonoma di obbligazione, ma hanno soltanto un effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale. Pertanto, affinché la dichiarazione unilaterale, con la quale ci si riconosca debitori, possa spiegare i suoi effetti, è necessario che sia rimessa direttamente dall'obbligato al creditore, senza intermediazioni e vi sia lo specifico intento del primo di costituirsi debitore del secondo, da ciò conseguendo la sua efficacia nel momento in cui venga a conoscenza del promissario la volontà del mittente di obbligarsi nei suoi confronti. Ne deriva che nessuna presunzione può sussistere a beneficio del preteso promissario nel caso in cui la ricognizione ed il riconoscimento del debito siano avvenuti per interposta persona, restando irrilevante che il documento che li contenga venga ugualmente a conoscenza, seppure indirettamente, del presunto creditore.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2104 del 14 febbraio 2012)

Cass. civ. n. 5245/2006

In tema di promessa di pagamento e ricognizione di debito, una volta che il debitore abbia fornito la prova dell'inesistenza o dell'estinzione del debito relativo al rapporto fondamentale indicato dal creditore (ovvero dallo stesso debitore, essendone il creditore esentato e non essendo la promessa titolata), spetta a chi si afferma comunque creditore l'indicazione di un diverso rapporto sottostante che giustifichi il credito, in quanto il principio dell'astrazione processuale della causa, posto dall'art. 1988 c.c., che esonera colui a favore del quale la promessa o la ricognizione è fatta dall'onere di provare il rapporta fondamentale, non può intendersi nel senso che al debitore compete l'impossibile prova dell'assenza di qualsiasi altra ipotetica ragione di debito, ulteriore rispetto a quella di cui abbia dimostrato l'insussistenza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5245 del 10 marzo 2006)

Cass. civ. n. 6191/2005

In tema di promessa di pagamento, i limiti alla prova testimoniale, desumibili dall'art. 2556, primo comma, c.c. (in forza del quale i contratti aventi ad oggetto il trasferimento della proprietà o del godimento di un'azienda debbono essere provati per iscritto), operano solo quando sia dedotto, come fonte di obblighi, direttamente e specificamente il contratto e la parte chieda in giudizio l'accertamento o l'adempimento del suo eredito: Quando, però, la pretesa creditoria si fondi su una promessa di pagamento o su una dichiarazione ricognitiva di debito, in cui la causa non venga neppure enunciata, come il promittente, allo scopo di superare la presunzione di esistenza del rapporto sottostante (art. 1988 c.c.), non incontra alcun limite probatorio, e può provare con testimoni l'inesistenza o l'estinzione del rapporto giuridico assunto a causa della promessa, così il destinatario della promessa medesima può contrastare con qualsiasi mezzo istruttorio i risultati della prova prevista dalla controparte, e, quindi, far ricorso alla prova per testimoni contraria, anche se essa abbia ad oggetto un contratto per cui sia richiesta la forma scritta ad probationem (nella specie, trasferimento di azienda), quale fonte dell'obbligazione cui la deliberazione si riferisce, tenuto conto che, in questa situazione, il contratto stesso viene dedotto solo per esigenze difensive, quale mezzo al fine di consentire alla promessa di pagamento di spiegare i suoi effetti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6191 del 22 marzo 2005)

Cass. civ. n. 4632/2004

L'atto di riconoscimento di debito non ha natura negoziale né carattere recettizio e non deve essere necessariamente compiuto con una specifica intenzione ricognitiva; tuttavia occorre che esso rechi, anche implicitamente, la manifestazione della consapevolezza del debito e riveli i caratteri della volontarietà. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., ha escluso che la presentazione all'INPS, da parte di un datore di lavoro, del modello 01/M, contenente il riepilogo delle retribuzioni corrisposte nell'anno precedente ai propri dipendenti, integrasse un riconoscimento del debito contributivo - in quanto tale idoneo ad interrompere la prescrizione - in relazione alle retribuzioni ivi indicate e risultanti di importo superiore a quello mensilmente documentato con i diversi modelli DM 10, in relazione alle quali i contributi erano stati regolarmente versati).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4632 del 6 marzo 2004)

Cass. civ. n. 18311/2003

La ricognizione di debito, al pari della promessa di pagamento, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha soltanto effetto conservativo di un preesistente rapporto fondamentale, realizzandosi ai sensi dell'art. 1988 c.c. — nella cui previsione rientrano anche dichiarazioni titolate — un'astrazione meramente processuale della causa, comportante l'inversione dell'onere della prova, ossia l'esonero del destinatario della promessa dall'onere di provare la causa o il rapporto fondamentale, mentre resta a carico del promittente l'onere di provare l'inesistenza o la invalidità o l'estinzione di detto rapporto, sia esso menzionato oppure no nella ricognizione di debito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 18311 del 1 dicembre 2003)

Cass. civ. n. 1831/2001

La ricognizione del debito costituisce una dichiarazione unilaterale recettizia che, in virtù di astrazione meramente processuale, produce l'effetto dell'inversione dell'onere della prova in ordine all'esistenza del sottostante rapporto obbligatorio. La presunzione di esistenza della causa debendi non sottrae il rapporto sostanziale alle norme ed ai patti che lo regolano, e la legge non pone alcuna limitazione alla prova di cui è onerato l'autore della ricognizione: tale prova può riguardare, pertanto, sia l'esistenza o meno del rapporto sostanziale, sia lo specifico contenuto e la causa di questo, sia infine le modalità e le ragioni della eventuale cessazione della vigenza del rapporto o dell'esigibilità del credito.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1831 del 9 febbraio 2001)

Cass. civ. n. 15575/2000

La promessa di pagamento, al pari della ricognizione del debito, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha soltanto effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, venendo ad operarsi, in forza dell'art. 1988 c.c. - nella cui previsione rientrano anche le dichiarazioni titolate - un'astrazione meramente processuale della causa debendi , comportante una semplice rilevatio ab onere probandi per la quale il destinatario della promessa è dispensato dall'onere di provare l'esistenza del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria e che, oltre ad essere preesistente, può anche nascere contemporaneamente alla dichiarazione di promessa (o trovarsi in itinere al momento di questa), ma della cui esistenza o validità non può prescindersi sotto il profilo sostanziale, con il conseguente venir meno di ogni effetto vincolante della promessa stessa ove rimanga giudizialmente provato che il rapporto fondamentale non è mai sorto, o è invalido, o si è estinto, ovvero (come nel caso di specie) che esista una condizione ovvero un altro elemento attinente al rapporto fondamentale che possa comunque incidere sull'obbligazione derivante dal riconoscimento.

La natura di negozio unilaterale recettizio del riconoscimento di debito di cui all'art. 1988 c.c. comporta che l'effetto negoziale della dichiarazione (che determina astrazione processuale della causa debendi ) si verifichi soltanto se detta dichiarazione è indirizzata alla persona del creditore.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 15575 del 11 dicembre 2000)

Cass. civ. n. 1231/2000

La ricognizione di debito è atto unilaterale recettizio; in mancanza di tale requisito può valere come prova del rapporto debitorio se ha efficienza confessoria.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1231 del 4 febbraio 2000)

Cass. civ. n. 6675/1998

La ricognizione di debito non è fonte di obbligazioni nuove ed autonome, in quanto ha un valore meramente confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, con il limitato effetto di dispensare colui a cui favore è fatta dall'onere di fornire la prova. Di conseguenza, essa non sottrae il rapporto medesimo alle norma ed ai patti che lo regolano, e — pertanto — non interferisce sull'operatività della clausola compromissoria con la quale le parti abbiano devoluto ad arbitri le controversie ad esso inerenti.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6675 del 8 luglio 1998)

Cass. civ. n. 259/1997

La promessa di pagamento, anche se titolata, non ha natura confessoria, poiché non contiene una dichiarazione di scienza, ma una dichiarazione di volontà intesa a impegnare il promittente all'adempimento della prestazione oggetto della promessa, ma questo non esclude — pur nella distinzione concettuale delle due figure negoziali — che nello stesso documento siano contenute una promessa di pagamento (o la ricognizione di un debito) e la confessione, proveniente dal promittente, di fatti a lui sfavorevoli e pertinenti al rapporto fondamentale (nella fattispecie concreta la questione della identificazione della promessa di pagamento e della confessione si è posta, nel contesto di rapporti nascenti da un contratto di factoring, in relazione alla dichiarazione di accettazione della cessione del credito da parte del debitore ceduto, che aveva sottoscritto dei moduli di notificazione della cessione, recanti l'indicazione di avvenuta regolare, esecuzione delle forniture di cui alle fatture in essi menzionate).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 259 del 13 gennaio 1997)

Cass. civ. n. 3173/1993

La promessa di pagamento cosiddetta titolata, cioè facente riferimento al rapporto fondamentale, quale è quella che abbia per oggetto il versamento di una provvigione per attività di mediazione in relazione alla conclusione di un determinato affare, spiega gli effetti di cui all'art. 1988 c.c., in tema di ripartizione dell'onere della prova, solo se non vi sia contrasto sull'interpretazione del rapporto (o, se insorto, venga risolto secondo le comuni regole di ermeneutica negoziale), ed, inoltre, ove il rapporto stesso sia ancora in fieri al momento della formulazione, se il promissario fornisca la dimostrazione del suo perfezionamento; pertanto, se il promittente neghi che il rapporto sia stato eseguito, spetta al promissario dare la prova dell'esecuzione, fornita la quale spetta al promittente provare gli eventuali fatti modificativi o estintivi del rapporto medesimo, ai sensi dell'art. 2697 c.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3173 del 17 marzo 1993)

Cass. civ. n. 9480/1991

L'effetto giuridico che si ricollega alla promessa unilaterale di pagamento, sia essa pura o titolata, è l'astrazione processuale della causa debendi , per cui il promissario, agendo per l'adempimento dell'obbligazione, ha soltanto l'onere di provare la ricorrenza di tale promessa e non anche l'esistenza del rapporto giuridico da cui essa trae origine, mentre incombe al promittente l'onere di provare l'inesistenza o l'invalidità o l'estinzione del rapporto fondamentale, sia questo menzionato oppure non nella promessa unilaterale di pagamento.

Con riguardo alla ricorrenza di una promessa unilaterale di pagamento non sussistono limitazioni di carattere probatorio a carico del promissario, il quale, pertanto, si può avvalere della prova testimoniale, anche se questa abbia riferimento ad un rapporto per il quale sia richiesta la prova scritta, tenuto conto che il contratto viene richiamato solo per esigenze difensive, quale mezzo al fine di consentire alla promessa di pagamento di spiegare i suoi effetti e non viene azionato come autonoma fonte dalla quale nasca l'obbligazione dedotta in giudizio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9480 del 9 settembre 1991)

Notizie giuridiche correlate all'articolo

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 1988 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Franco V. chiede
mercoledì 25/07/2018 - Toscana
“Nel 2001 avevo la residenza nelle Marche ed ho ricevuto in prestito da un privato 20.000.000 di lire,all'interesse dell '8 %, che non no mai avuto la possibilità di restituire, rilasciando 4 cambiali, con doppia indicazione sia in lire che in euro, da 5.000.000 di lire con tassa di bollo di 60.000 . Da quella data non ho avuto nessuna richiesta scritta per la dovuta restituzione. Nel 2017 ho ricevuto una ingiunzione di pignoramento per la copertura del debito, avendo il creditore presentato in tribunale copia di n. 3 cambiali da 5.000,00 euro firmate da me e mia moglie, Marta Mariani, avendo contraffatto le cambiali da lire, in euro, e sullo spazio in lettere relativo all'importo, che era rimasto in bianco, ha scritto l'importo di cinquemila euro, con un altro tipo di penna, e cancellando l'ultimo "0" dei 5.000.000 con un #(cancelletto).
Il pignoramento è stato sospeso,ma l'avvocato che ci difende, a suo tempo aveva detto che le cambiali erano evidentemente contraffatte, prima ha richiesto di chiudere la pratica con 4 o 5 mila euro, poi che non servivano più,in quanto bastava la testimonianza dei miei figli, dichiarando che l'importo ricevuto nel 2001, che era in lire . Successivamente mi comunica che il Giudice difficilmente richiederà una testimonianza, e che la pratica si può chiudere con 10.000,00 euro più interessi.In sostanza tutto il dovuto. Il nostro avvocato, dice che le firme sono autentiche, e di conseguenza anche la contraffazione non è presa in considerazione dal giudice. I bolli cambiari sono relativi ad un importo pari a 5 milioni di lire o ad un valore corrispondente in euro 30,99-che non corrispondono al valore di € 5.000,00, ma il giudice, sempre secondo l'avvocato mi riferisce che è solamente evasione di bollo cambiario e non di veridicità dell'importo di 5.000,00 euro.
All'inizio il nostro avvocato ha detto che la veridicità del titolo la deve dimostrare chi presenta i titoli, ora non più in quanto la contraffazione la debbo certificare io con una perizia calligrafica. che verrebbe a costarmi più dell'importo dovuto.Mi sento preso in giro, e penso che il nostro avvocato è contro di noi a favore del creditore non prendendo in considerazione una querela per contraffazione falsificazione di titoli in atto pubblico. Inoltre non è stata presa in considerazione la prescrizione dei titoli, in quanto non c'è la data di emissione.Il giudice, a ragione, dice che un prestito va sempre restituito. Sono d'accordo ma non ho e non ho mai avuto la possibilità della restituzione”
Consulenza legale i 07/08/2018
Va premesso che, per articolare una risposta il più possibile esauriente e aderente alle caratteristiche del caso concreto, sarebbe stata opportuna una conoscenza più dettagliata degli atti processuali, purtroppo solo in minima parte a disposizione del cliente. Pertanto il parere verrà formulato sulla base della documentazione fornita e delle informazioni comunque assunte.
Partendo proprio dall’unico atto processuale prodotto, ossia l’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto ingiuntivo opposto, in essa si precisa che la sospensione stessa viene disposta sulla base del disconoscimento dell’autografia sia del contenuto che della sottoscrizione delle cambiali. Sembra dunque che nell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo sia stata contestata anche l’autenticità delle firme apposte sulle cambiali: ciò contrasta con la versione riportata nel quesito, ove non si afferma la falsità delle sottoscrizioni, ma si lamenta semmai tanto una contraffazione del contenuto originario delle cambiali (quanto all'indicazione dell'importo in cifre) quanto un abusivo riempimento di talune parti lasciate in bianco.
Anche per questo sarebbe stato necessario un esame quanto meno dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo nonché dei successivi atti processuali, in modo da comprendere la linea difensiva seguita.
In linea generale, è possibile contestare l’autenticità di un documento, a seconda dei diversi casi che possono presentarsi, o mediante il giudizio di verificazione della scrittura privata (artt. 214 ss. c.p.c.), che deve essere proposta dalla parte che intende avvalersi del documento a fronte del disconoscimento effettuato da controparte, o per mezzo della querela di falso (artt. 221 ss. c.p.c.), da proporsi invece a cura di chi vuol far valere la falsità.
In entrambi i casi, sarà necessario l’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio ad opera di un perito nominato dal giudice. Certamente la C.T.U. ha un costo notevole, che a seconda dell’esito del giudizio potrà essere posto dal giudice a carico dell’una o dell’altra parte ovvero suddiviso tra le stesse. Difficilmente però potrà avere un costo superiore all’importo in questo caso dovuto.
Quanto alla circostanza per cui le cambiali in esame risultano prive sia della data di emissione che della data di scadenza, occorre ricordare che il titolo cambiario invalido, o comunque privo dell’efficacia sua propria, può essere fatto valere come chirografo contenente una promessa unilaterale di pagamento (così Cass. Civ., Se. VI, ord. n. 17850/2017). Infatti in questo caso le cambiali non sono state azionate direttamente, non potendo valere come titoli di credito, ma sono state utilizzate quale “prova scritta” ex art. 633 del c.p.c. ai fini dell’emissione di decreto ingiuntivo.
Riguardo, infine, alla questione della prescrizione, sempre secondo la giurisprudenza appena citata, l'utilizzo della cambiale quale promessa di pagamento grava il debitore dell'onere di provare l'inesistenza del rapporto sottostante, ovvero l'estinzione delle obbligazioni da esso nascenti (ad esempio per prescrizione). Infatti ai sensi dell’art. 1988 del c.c. la promessa di pagamento esonera colui a favore del quale è fatta dall'onere di provare il rapporto fondamentale; l’esistenza di questo si presume fino a prova contraria.
Quindi in questo caso incombe sul debitore l’onere di provare l’estinzione del credito per avvenuta prescrizione.


Testi per approfondire questo articolo

  • Commentario al codice civile. Artt. 1987-2042: Promesse unilaterali. Titoli di credito. Gestione di affari. Indebito. Arricchimento senza causa

    Editore: Giuffrè
    Data di pubblicazione: giugno 2009
    Prezzo: 130,00 -10% 117,00 €

    Le novità legislative e giurisprudenziali di questi ultimi anni, in una materia particolarmente complessa e che appare in continuo movimento, soprattutto per quanto concerne i titoli di credito (le nuove forme di ricchezza mobiliare), la ripetizione dell'indebito, l'arricchimento senza causa.
    Come sempre, al testo di ogni articolo fa seguito nel volume un gioco di finestre iniziali, in cui si evidenzia qual è l'importanza di quella certa norma, anche nei suoi risvolti... (continua)

  • Commentario del codice civile. Delle promesse unilaterali, dei titoli di credito. Artt. 1987- 2027. Leggi collegate

    Pagine: 672
    Data di pubblicazione: novembre 2015
    Prezzo: 100,00 -10% 90,00 €

    Il volume "Dei titoli di credito", coordinato dal prof. Raffaele Lener, è un autorevole commento, articolo per articolo, alla disciplina codicistica regolata dagli artt. 1992- 2027 e alle disposizioni di riferimento contenute nel Testo Unico della Finanza. Nell'opera il professionista trova un'analisi approfondita delle disposizioni di ciascun articolo del codice civile, unitamente ad una panoramica degli spunti più interessanti per la pratica professionale offerti dalla... (continua)

  • Le promesse unilaterali

    Editore: CEDAM
    Data di pubblicazione: aprile 2010
    Prezzo: 40,00 -10% 36,00 €

    L'opera si propone di trattare in modo approfondito il tema delle promesse unilaterali.Come gli altri volumi del trattato il volume è suddiviso in due parti: la prima di contenuto teorico-espositivo, la seconde di contenuto pratico, contenente la trattazione di nove casi pratici che vengono affrontati, analizzati e risolti e che costituiscono un punto di riferimento per chiunque cerchi nel volume risposte concrete ed immediate.

    (continua)