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Articolo 1197 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Prestazione in luogo dell'adempimento

Dispositivo dell'art. 1197 Codice civile

Il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta (1). In questo caso l'obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita [1198; 67 n. 2 l.f.] (2).

Se la prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il debitore è tenuto alla garanzia per l'evizione e per i vizi della cosa secondo le norme della vendita [1470], salvo che il creditore preferisca esigere la prestazione originaria e il risarcimento del danno (3).

In ogni caso non rivivono le garanzie prestate dai terzi [2927].

Note

(1) Le parti devono stipulare un vero contratto per stabilire che anche una prestazione diversa da quella originale abbia effetto estintivo, configurando la fattispecie della datio in solutum. Ciò accade, ad esempio, se si accordano perchè il debitore consegni la propria merce in luogo della somma dovuta. La datio in solutum è, secondo autorevole dottrina (Trabucchi), in contratto reale (1376 c.c.) ed oneroso. Inoltre, si tratta di una forma di adempimento satisfattoria diversa dall'adempimento ed atipica, ciò che assume rilevanza in materia di fallimento, essendo i pagamenti atipici revocabili (art. 67, comma 1, n. 2 l.f.).
(2) Finchè la diversa prestazione non viene eseguita il debitore rimane tenuto anche a quella originale. Ciò distingue la datio in solutum dalla novazione (1230 c.c.), con la quale le parti sostituiscono la prestazione iniziale con un'altra, l'unica dovuta.
(3) Una disciplina particolare viene dettata per l'ipotesi in cui la nuova prestazione consista nel trasferimento della proprietà o di altro diritto: in tal caso, a maggior tutela del creditore, si applicano anche le norme in tema di evizione e vizi.

Ratio Legis

La datio in solutum è ammessa solo se il creditore vi consente, e questo perchè egli ha diritto, in base alla legge, alla prestazione originaria (1176).
Il secondo comma è posto a maggior tutela del creditore mentre l'ultimo è volto ad evitare che i terzi siano pregiudicati dal mutamento della prestazione.

Brocardi

Aliud pro alio, invito creditore, solvi non potest
Datio pro soluto
Datio pro solvendo
Eodem modo vinculum obligationum solvitur, quo quaeri adsolet
Fere quibuscunque modis obligamur, iisdem in contrarium actis liberamur
Solutio est praestatio eius quod est in obligatione
Solvendi causa

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

80 La dazione in pagamento è regolata (art. 93) in modo più completo in confronto ai brevi cenni dell'art. 177 progetto del 1936 e a quelli indiretti dell'art. 1245 cod. civ.
Invece di ripetere il principio negativo secondo cui il creditore non può essere costretto a ricevere una cosa diversa da quella dovuta, si è esposto quello positivo che l'accettazione di una prestazione diversa dalla prestazione dedotta in obbligazione ha effetto estintivo uguale al pagamento.
Si è poi fissato il momento in cui la dazione si perfeziona: il problema sorge, come è noto, se vi è distacco tra promessa della cosa e dazione della medesima. Si è fatto coincidere il perfezionamento dopo la consegna, per distinguere la dazione dalla novazione; la prima è un negozio che vuole operare immediatamente una modifica nella sfera patrimoniale dei contraenti ed ha perciò un contenuto necessariamente reale, mentre la novazione importa, come carattere tipico, assunzione di un obbligo nuovo.
Si è mantenuto l'obbligo, fatto dal progetto del 1936 al debitore, di garantire il creditore per l'evizione e per i difetti della cosa, ferme le regole della vendita concernenti l'esclusione di tali garanzie.
Il secondo comma dell'art. 93 presume fatta pro solvendo la dazione dei crediti, generalizzando l'art. 345 n. 1 cod. comm., ed è naturale che debba lasciare salva la diversa volontà delle parti. Questa salvezza si estende a tutta l'economia dell'art. 93; e quindi non solo alla determinazione del momento in cui opera l'effetto estintivo di qualsiasi dazione, ma anche alla garanzia per la evizione e per i difetti.
81 Quali siano le conseguenze dell'inefficienza della dazione è detto nell'art. 94: in tali casi l'obbligazione non si considera estinta, per quanto il creditore possa agire per l'evizione o per i difetti. Il che vuole significare che il creditore può far valere i vizi della dazione ai fini di farla annullare o di farla dichiarare inefficace; ma può, ove lo creda a lui più conveniente, agire semplicemente per l'evizione o per i difetti, quando questa garanzia gli spetti in base ai principi della vendita.
Si dà modo, così, al creditore di stare alla dazione non ostante i vizi della prestazione ricevuta, in vista dei fatto che, per la sola conseguenza dell'accettazione della cosa, le : garanzie personali relative al credito soddisfatto si sono estinte (art. 1929 cod. civ.), ed è possibile che sia avvenuta l'estinzione della garanzia reale (restituzione della cosa data in pegno o cancellazione dell'ipoteca) o la prescrizione del credito cui si riferiva la dazione.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

565 Se il creditore consente ad una datio in solutitm, l'obbligazione si estingue quando la prestazione è eseguita (art. 1197 del c.c., primo comma). La datio in solutum è considerata come negozio che produce effetto estintivo al momento in cui viene eseguita la prestazione promessa. Da ciò una duplice conseguenza: là dove si creano solo effetti obbligatori, si ha piuttosto l'indice di una volontà diretta a novare, non ad adempiere e, nei casi, poi, in cui ha per oggetto il trasferimento di un diritto, la datio si perfeziona quando si opera il trasferimento. L'art. 1198 del c.c., primo comma, esclude però che il perfezionamento della datio importi sempre un'immediata estinzione dell'obbligo. La dazione di un credito si presume fatta pro solvendo, e quindi, se le parti non hanno manifestato una diversa volontà, l'estinzione del debito si produce con la riscossione del credito ceduto, salvo che la mancata realizzazione di questo è dipeso da negligenza dell'accipiente nell'iniziare o nel proseguire le istanze contro il debitore ceduto (art. 1198 del c.c., secondo comma). In considerazione della sua natura di negozio traslativo oneroso, si sono estesi alla datio in solutum i principii della vendita concernenti l'evizione e i vizi della cosa, che del resto anche in base al codice del 1865 si ritenevano applicabili ad ogni negozio traslativo a titolo oneroso (art. 1197 del c.c., secondo comma). L'azione per la garanzia è concessa in via alternativa con quella diretta a far valere il diritto di credito. Tale diritto sopravvive alla dazione quando questa non ha prodotto l'effetto patrimoniale al quale era diretta; viceversa la dazione estingue le garanzie prestate da terzi (art. 1197 del c.c., terzo comma), la posizione dei quali risulterebbe aggravata se la loro responsabilità dovesse durare quanto quella del debitore.

Massime relative all'art. 1197 Codice civile

Cass. civ. n. 922/2017

Ai sensi dell’art. 1197 c.c., la semplice esecuzione della prestazione sostitutiva dell’adempimento è idonea, se sussiste il consenso del creditore, ad estinguere integralmente, “ipso iure”, l’obbligazione, e ciò a prescindere dall’equivalenza di valore della prestazione sostitutiva a quella originariamente dovuta, essendo sufficiente che l’integrale effetto estintivo non sia stato escluso dal creditore tramite una espressa riserva.

Cass. civ. n. 12079/2007

In base alla regola di correttezza posta dall'articolo 1175 c.c., l'obbligazione del debitore si estingue a seguito della mancata tempestiva presentazione all'incasso del titolo di credito (assegno bancario, nella specie) da parte del creditore, che in tal modo, viene meno al suo dovere di cooperare in modo leale e fattivo all'adempimento dei debitore. Deve quindi ritenersi che, se il creditore omette, violando la predetta regola di correttezza, di compiere gli adempimenti necessari affinché il titolo sia pagato, nei termini di legge, dalla banca trattaria (o da altro istituto bancario), tale comportamento omissivo deve essere equiparato, a tutti gli effetti di legge, all'avvenuta esecuzione della «diversa prestazione», con conseguente estinzione dell'obbligazione, ex art. 1197 c.c.

Cass. civ. n. 27158/2006

Nelle obbligazioni aventi ad oggetto il pagamento di una somma di denaro, il pagamento effettuato mediante corresponsione di un assegno circolare, secondo gli usi negoziali, come è prassi per i pagamenti delle società di assicurazione o comunque ove accettato dal creditore, è idoneo a estinguere l'obbligazione, senza che occorra un preventivo accordo delle parti in tal senso o il rilascio di una quietanza liberatoria e senza che un tale effetto possa farsi discendere dal giorno dell'incasso del titolo, ossia dalla volontà del creditore, atteso che detto assegno costituisce un mezzo di pagamento e non sussiste alcun pericolo di mancanza della provvista presso la banca obbligata al pagamento, in quanto gli istituti autorizzati ad emettere gli assegni circolari ex art. 82 R.D. n. 1736 del 1933 devono costituire per legge idonea cauzione a garanzia degli stessi.

Cass. civ. n. 17961/2004

Il debitore che sostituisca il mezzo di pagamento pattuito, costituito dall'assegno circolare, con un versamento tramite bonifico bancario, compie un inesatto adempimento privo, ai sensi dell'art. 1197 c.c., di effetto liberatorio, in quanto non solo effettua il pagamento con un mezzo non equivalente (come lo è invece l'assegno circolare) al danaro contante, ma lo effettua in un luogo diverso da quello pattuito (ossia presso la banca, e non presso il domicilio, del creditore).

Cass. civ. n. 15396/2000

L'accettazione del creditore di una somma di danaro di un assegno bancario di corrispondente importo rilasciatogli da debitore non estingue l'obbligazione, se il titolo di credito non va a buon fine, pur se per una ragione diversa dalla mancanza della provvista sul conto dell'emittente, perché, da un lato, ai sensi dell'art. 1197 c.c., la prestazione in tal caso non può ritenersi eseguita; dall'altro, ai sensi dell'art. 58 R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736, se non vi è stata novazione, l'azione causale permane. Pertanto, se dopo il versamento per l'incasso alla banca con la quale detto creditore ha un'apertura di conto corrente, durante l'inoltro dalla banca mandataria per l'incasso alla banca trattaria, il titolo è sottratto e poi pagato ad un terzo, sì che non è più accreditato sul conto del creditore, l'obbligazione nei suoi confronti non è estinta.

Cass. civ. n. 1326/1995

L'invio di un assegno di conto corrente per effettuare il pagamento del canone di locazione non ha efficacia liberatoria se non venga accettato dal creditore locatore. Tuttavia, l'efficacia liberatoria può ravvisarsi qualora la pregressa e prolungata accettazione dei canoni nella forma suddetta manifesti tacitamente il consenso del creditore ai sensi dell'art. 1197 c.c. alla prestazione diversa da quella dovuta e tale comportamento del creditore può essere idoneo anche ad escludere lo stato soggettivo di colpa del debitore inadempiente e, quindi, la mora idonea a permettere la risoluzione del contratto.

Cass. civ. n. 10617/1990

A differenza dell'assegno postdatato, che è soltanto un titolo irregolare in quanto la legge ne consente il pagamento a vista, l'assegno senza data è un titolo nullo ed ha valore soltanto come promessa di pagamento (art. 1988 c.c.), implicando solo presunzione iuris tantum dell'esistenza del rapporto sottostante, con la conseguenza che l'invio al creditore di un assegno senza data in luogo della somma di danaro dovuta integra una violazione degli artt. 1197, 1182 c.c. e non costituisce valido mezzo di pagamento.

Cass. civ. n. 4205/1980

L'invio di assegni bancari o circolari da parte del debitore obbligato al pagamento di somme di danaro si configura come una datio in solutum o, più precisamente, come proposta di una datio pro solvendo, la cui efficacia solutoria dipende dall'accettazione del creditore, nel senso che ove questi trattenga e riscuota l'assegno inviatogli dal debitore in sostituzione del danaro, la prestazione diversa da quella dovuta dovrà ritenersi accettata, con la riserva, quanto al definitivo effetto liberatorio, dell'esito della condizione «salvo buon fine» o «salvo incasso», di norma inerente alla accettazione di un credito, anche cartolare, in pagamento dell'importo dovuto in numerario.

Cass. civ. n. 721/1977

Nella datio in solutum, l'equivalenza tra l'oggetto della solutio e quello dato in sostituzione non costituisce la causa del contratto, ma può rappresentare soltanto un motivo di esso, come tale irrilevante ove non risulti inserito obiettivamente nella struttura del negozio concluso, in funzione di specifica condizione di efficacia, costituendo, così, un elemento di presupposizione.

Cass. civ. n. 888/1973

La datio in solutum di cui all'art. 1197 c.c. sostanzia una facoltà del debitore, consentita dal creditore, di eseguire una prestazione diversa da quella originaria, nell'ambito dell'unica obbligazione dedotta in giudizio; e in tal caso l'obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita, per cui, ove questa non possa essere adempiuta, è dovuta la stessa prestazione originaria.

Cass. civ. n. 913/1969

La norma dell'art. 1197 c.c. trova applicazione solo quando il consenso del creditore e del debitore è diretto a sostituire all'oggetto della prestazione originaria un oggetto diverso e ad estinguere, con la dazione di questo, l'obbligo del debitore. Pertanto, si è fuori dall'ambito di applicazione della norma quando l'accordo sia diretto non all'estinzione dell'obbligazione, ma soltanto all'assunzione di un'obbligazione nuova con oggetto diverso da quello dell'obbligazione originaria, che resta estinta per effetto della sostituzione.

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