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Articolo 2944 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Interruzione per effetto di riconoscimento

Dispositivo dell'art. 2944 Codice civile

La prescrizione è interrotta dal riconoscimento (1) del diritto da parte di colui contro il quale il diritto stesso può essere fatto valere (2).

Note

(1) In questo caso l'interruzione ha luogo perché il soggetto passivo effettua il riconoscimento dell'altrui diritto (ad esempio, si riconosce debitore promettendo il pagamento appena possibile), anche se continui comunque l'inattività del titolare. L'orientamento giurisprudenziale maggioritario afferma che il riconoscimento dettato dalla presente disposizione non debba per forza coincidere con il riconoscimento del debito ex art. 1988, ossia con la dichiarazione unilaterale mediante la quale un soggetto riconosce di essere debitore nei confronti di un altro soggetto, ma che possa altresì realizzarsi in qualsivoglia comportamento che produca l'ammissione dell'esistenza del diritto.
(2) Il riconoscimento viene ricompreso tra gli atti cosiddetti di ordinaria amministrazione, non necessitando quindi la piena capacità di agire stabilita all'art. 2 e potendo essere esercitato anche da chi, nonostante non sia il titolare del debito, abbia ad ogni modo interesse a che lo stesso subisca l'estinzione (tradizionale esempio ne è il fideiussore ex art. 1936).

Ratio Legis

La norma è posta, come la precedente, al fine di garantire che la prescrizione non operi qualora sopraggiunga una causa che faccia venire meno l'inerzia del titolare, eliminando pertanto il presupposto stesso dell'istituto.

Spiegazione dell'art. 2944 Codice civile

Il riconoscimento come atto interruttivo della prescrizione

Questo articolo si occupa della causa di interruzione della prescriscrizione del secondo gruppo, cioè della causa derivante da un atto di chi è per prescrivere, e tale atto è il riconoscimento che questi compie del diritto altrui. Si tratta, in sostanza, di una dichiarazione di volontà, quindi, di un negozio giuridico della specie di quelli c. d. ricognitivi ; unilaterale perchè concretantesi nella volontà di una sola parte (se, per avventura, dovesse contenersi in un contratto, non perciò muta tale suo carattere) ; recettizio in quanto la dichiarazione di volontà deve essere rivolta alla parte cui giova. Così definito l'atto del debitore, in esso dovranno richiedersi gli stessi requisiti esistenziali e di validità del negozio in genere e cioè, per i primi, la volontá, l'oggetto, la causa lecita, per i secondi la capacità negoziale di chi lo compie, intendendo per essa, la capacità, di disporre del diritto, l'assenza di vizi inficianti la volontà nel suo processo formativo; di ciò non è da dubitare, anche se la legge non ne parla, come invece, fa per la rinuncia ad opporre la prescrizione. Sul modo con cui il riconoscimento può essere compiuto, nulla dice il codice, inducendo, così, l'interprete ad applicare i principii generali, per cui si deve ammettere la libertà di forma quando una particolare non ne sia imposta dalla legge. Il riconoscimento può, quindi, avvenire in modo espresso, se reso in una scrittura, pubblica o privata, e tacito o implicito se risulta o può desumersi da un atto o da una serie di atti nei quali, per l'incompatibilità assoluta tra il fatto e la volontà di opporre una causa estintiva dell'obbligazione, si rivela inequivocabile la volontà di riconoscere il diritto altrui, quale esempio di tali atti, non pochi nella varia gamma della casistica, banno, tra i più tipici, ricordati: gli atti di esecuzione parziale dell’obbligazione, come il pagamento degli interessi, gli atti che hanno per fine di garantire o confermare l’obbligazione, cosi la prestazione di una garanzia o fideiussione; gli atti che, mentre ammettono l'esistenza di un debito, di dono ad una modifica nei suoi elementi, così una richiesta di dilazione del pagamento, una domanda di transazione ecc. Il riconoscimento inoltre può essere giudiziale e per la sua autonoma efficacia interruttivi esso produce l'effetto voluto dall'art. 2944, anche se il processo si estingue come diremo esaminando l'articolo seguente ; può infine, essere diretto al titolare del diritto oppure ad un terzo ; ma, mentre prima ipotesi ha valore di atto interruttivo, lo stesso non può dirsi nella seconda per la ragione evidente che se la prescrizione è fondata sul non uso del diritto, tale non use può apparire giustificato se il creditore sa che il debitore non gli contesta il suo diritto ; invece non ha giustificazione alcuna se la dichiarazione di ritenersi debitore sia da questi fatta ad estranei. Di qui la necessità di negare a priori quell'efficacia alla dichia­razione di riconoscimento resa a terzi, la quale, tuttavia, potrà essere liberamente apprezzata dal giudice (art. 2735, 10 comma).


Prova del riconoscimento

Circa la prova del riconoscimento sono inapplicabili le limitazioni poste dalla legge in tema di prove. Infatti se la ricogni­zione è un atto unilaterale, che produce i suoi effetti indipendentemente dall'accettazione della persona cui è rivolta ; se l'art. 2722 vieta il sus­sidio dellaprovaper testimoni (sull'ammissibilità della quale converge, in sostanza, tutto l'interesse della questione) solo per le convenzioni, se, infine, con il documento ricognitivo si tende ad accertare quel fatto non in quanto è determinato dal concorso di due volontá ma in quanto è, come ricognizione, contenuto nella dichiarazione del debitore, bisogna
concludere che alcun limite può esser posto alla possibilità di provare il riconoscimento di un diritto che è sul punto di prescriversi.


Effetti del riconoscimento

Circa gli effetti del riconoscimento si deve dire che essi operano tra chi lo ha fatto e la persona a favore della quale è emesso ; cosi avviene anche nel caso di obbligazione solidale ; il riconoscimento del debito fatto da uno dei debitori in solido noci ha effetto riguardo agli altri, ma, pure, perla. stessa obbligazione solidale, il riconoscimento giova agli altri creditori in solido se fatto dal debitore a favore di uno solo dei creditori (art. 1309) ; qui si ha una deroga al principio della relatività, deroga che si spiega meditando sulla natura del debito solidale, non giustifica perchè, nella stessa obbligazione solidale, dal ri­conoscimento fatto da uno dei condebitori non debba scaturire identico effetto nei confronti degli altri debitori e sia prevalso il principio che un debitore solidale non può rendere, con una sua determinazione, peg­giore la condizione degli altri condebitori.



Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 2944 Codice civile

Cass. civ. n. 15893/2018

Il riconoscimento del diritto, al fine della interruzione della prescrizione, ex art. 2944 c.c., è configurabile in presenza non solo dei requisiti della volontarietà, della consapevolezza, della inequivocità e della recettizietà, ma anche di quello dell'esternazione, indispensabile al fine di manifestare anche alla controparte del rapporto quella portata ricognitiva che, con l'affidamento rispetto alla persistente esistenza del credito che ne deriva, sta a base dell'effetto interruttivo della prescrizione.

Cass. civ. n. 9097/2018

Il riconoscimento dell'altrui diritto non ha natura negoziale, ma costituisce un atto giuridico in senso stretto di carattere non recettizio, che non richiede in chi lo compie una specifica intenzione ricognitiva, occorrendo solo che esso rechi, anche implicitamente, la manifestazione della consapevolezza dell'esistenza del debito e riveli il carattere della volontarietà.

Cass. civ. n. 7820/2017

Il riconoscimento del diritto, idoneo ad interrompere la prescrizione, non deve necessariamente concretarsi in uno strumento negoziale, cioè in una dichiarazione di volontà consapevolmente diretta all'intento pratico di riconoscere il credito, e può quindi anche essere tacito e rinvenibile in un comportamento obiettivamente incompatibile con la volontà di disconoscere la pretesa del creditore. Pertanto, il pagamento parziale, ove non accompagnato dalla precisazione della sua effettuazione in acconto, non può valere come riconoscimento, rimanendo comunque rimessa al giudice di merito la relativa valutazione di fatto, incensurabile in sede di legittimità se congruamente motivata. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza con la quale il giudice di merito, esaminando la rilevanza di pagamenti di cartelle esattoriali, aveva escluso la natura di riconoscimento del debito complessivo, con motivazione né apparente, né illogica).

Cass. civ. n. 21248/2012

A norma dell'art. 2944 c.c., la prescrizione è interrotta dal riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale il diritto stesso può essere fatto valere, e, pertanto, il riconoscimento deve provenire dal soggetto che abbia poteri dispositivi del diritto, e non già da un terzo, che non sia stato autorizzato dal primo, né risulti comunque abilitato ad agire in suo nome o per suo conto, quale il professionista di fiducia incaricato dalla compagnia assicurativa di sottoporre l'assicurato contro gli infortuni a visita medico-legale. (In applicazione di questo principio, la S.C. ha affermato che le note, redatte dal medico legale incaricato di sottoporre a visita medica il paziente, non costituiscono riconoscimento del diritto dell'assicurato e non sono quindi idonee ad interrompere la prescrizione).

Cass. civ. n. 4324/2010

Il riconoscimento del diritto, idoneo ad interrompere il corso della prescrizione, non deve necessariamente concretarsi in uno strumento negoziale. cioè in una dichiarazione di volontà consapevolmente diretta all'intento pratico di riconoscere il credito, e può, quindi, anche essere tacito e concretarsi in un comportamento obiettivamente incompatibile con la volontà di disconoscere la pretesa del creditore. Pertanto, il pagamento parziale, ove non accompagnato dalla precisazione della sua effettuazione "in acconto", non può valere come riconoscimento, rimanendo comunque rimessa al giudice di merito la relativa valutazione, tenendo conto del contesto in cui avviene il pagamento e del tipo di "parzialità" riscontrabile.

Cass. civ. n. 16379/2009

La rinuncia alla prescrizione per effetto di atto incompatibile con la volontà di avvalersi di essa, a norma dell'art. 2937 c.c., ovvero l'interruzione della prescrizione medesima per effetto di riconoscimento, a norma dell'art. 2944 c.c., possono conseguire anche da una proposta transattiva, qualora questa, anziché presupporre la contestazione del diritto della controparte, venga formulata in circostanze e con modalità tali da implicare ammissione del diritto stesso, e sia rivolta solo ad ottenere un componimento sulla liquidazione del "quantum".

Cass. civ. n. 23746/2007

Il riconoscimento di un debito quanto al capitale non implica anche il riconoscimento del debito di interessi moratori e, quindi, non interrompe la prescrizione del relativo credito, ove non sia ad esso chiaramente riferito, stante l'autonomia causale delle due obbligazioni ed il legame solo genetico di accessorietà degli interessi rispetto al capitale, che rende i relativi diritti suscettibili di negoziazione autonoma.

Cass. civ. n. 15598/2007

L'atto di riconoscimento di debito, al quale l'art. 2944 c.c. ricollega l'effetto interruttivo, non ha natura negoziale né carattere recettizio, sicché, qualora tale riconoscimento costituisca l'atto dal quale far decorrere la prescrizione del diritto di credito, il relativo termine deve farsi decorrere dal giorno in cui esso avvenne e non da quello in cui il creditore ne ebbe conoscenza.

Cass. civ. n. 25943/2005

Per aversi riconoscimento dell'altrui diritto, al quale l'art. 2944 c.c. ricollega l'effetto interruttivo della prescrizione, pur non occorrendo formule sacrali e neppure una specifica volontà di produrre l'effetto interruttivo (data la natura non negoziale dell'atto), è pur sempre necessario che sussista, anche implicitamente, una manifestazione della consapevolezza della esistenza del debito che riveli il carattere della volontarietà. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che non aveva riconosciuto tali requisiti nella presa d'atto, da parte dei lavoratori, della riserva espressa dalla società di richiedere loro la restituzione degli emolumenti in contestazione, in caso di esito favorevole, per l'azienda, delle vertenze giudiziarie con altri ex dipendenti).

Cass. civ. n. 17054/2005

Il riconoscimento dell'altrui diritto, al quale l'art. 2944 c.c. ricollega l'effetto interruttivo della prescrizione, non ha natura negoziale ma costituisce un atto giuridico in senso stretto, di carattere non recettizio, il quale non richiede, in chi lo compie, una specifica intenzione ricognitiva, occorrendo solo che esso contenga, anche implicitamente, la manifestazione della consapevolezza dell'esistenza del debito e riveli i caratteri della volontarietà. La relativa indagine, in quanto rivolta alla ricostruzione di un fatto e non all'applicazione di specifiche norme di diritto, è riservata al giudice del merito, ed è sindacabile in sede di legittimità sotto il profilo della correttezza logica e giuridica della motivazione. (Nella specie, relativa all'interruzione della prescrizione delle sanzioni amministrative, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva ritenuto come atti di riconoscimento le richieste di sospensione dell'esecuzione e di prestazione di cauzione omettendo ogni motivazione).

Cass. civ. n. 12531/2004

Il riconoscimento dell'altrui diritto, al quale l'art. 2944 c.c. ricollega l'effetto interruttivo della prescrizione, richiede in chi lo compie una specifica intenzione ricognitiva, occorrendo a tal fine la consapevolezza del riconoscimento desunta da una dichiarazione univoca, tale da escludere che la dichiarazione possa avere finalità diverse o che lo stesso riconoscimento resti condizionato ad elementi estranei alla volontà del debitore. Deve, pertanto, escludersi che possa configurarsi in guisa di atto interruttivo la circolare di un ente che, oltre a non provenire da chi ne abbia la rappresentanza esterna, per essere rivolta ad una platea più o meno estesa di destinatari, non attesta la piena consapevolezza di ogni singolo rapporto giuridico (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che non aveva riconosciuto tale carattere ad una circolare delle Ferrovie dello Stato).

Cass. civ. n. 6644/2004

Perchè ad un documento possa attribuirsi la natura di riconoscimento del debito, e la conseguente efficacia interruttiva della prescrizione, occorre che esso consista in una dichiarazione inequivocamente e consapevolmente finalizzata al riconoscimento di un proprio debito nei confronti di un altro soggetto, in un contesto che escluda che essa possa avere finalizzazioni diverse. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che il giudice di merito abbia fatto corretta applicazione di tale principio, negando efficacia interruttiva della prescrizione alla circolare 15.10.1980 delle Ferrovie dello Stato che affermava «nel trasmettere le istanze dei dipendenti intese ad ottenere la rideterminazione dei compensi per lavoro straordinario, ai direttori compartimentali si precisa che non sussistono motivi per temere la decorrenza della prescrizione» in quanto avente la diversa finalità di contenere l'invio di istanze interruttive della prescrizione alla direzione generale).

Cass. civ. n. 4632/2004

Il pagamento di una somma che si assume pienamente satisfattoria della pretesa del creditore, pretesa della quale si contesti — contestualmente al pagamento — il maggior ammontare, non assume il significato di riconoscimento del diritto, idoneo ad interrompere la prescrizione ai sensi dell'art. 2944 c.c. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., ha escluso che la presentazione, da parte di un datore di lavoro, all'INPS del modello 01/M, contenente il riepilogo delle retribuzioni corrisposte nell'anno precedente ai propri dipendenti, integrasse un riconoscimento del debito contributivo — in quanto tale idoneo ad interrompere la prescrizione — in relazione alle retribuzioni ivi indicate, risultanti di importo superiore a quello mensilmente documentato con i modelli DM 10 relativi al medesimo periodo, in relazione alle quali i contributi erano stati regolarmente versati, contestandosi tuttavia l'obbligazione contributiva relativamente alle maggiori retribuzioni risultanti dal riepilogo annuale).

Cass. civ. n. 14748/2002

Le trattative per comporre bonariamente la vertenza, non avendo quale precipuo presupposto l'ammissione totale o parziale della pretesa avversaria e non rappresentando, quindi, riconoscimento del diritto altrui ai sensi dell'art. 2944 c.c., non hanno efficacia interruttiva della prescrizione, né possono importare rinuncia tacita a far valere la stessa, perché non costituiscono fatti incompatibili in maniera assoluta — senza cioè possibilità alcuna di diversa interpretazione — con la volontà di avvalersi della causa estintiva dell'altrui diritto, come richiesto dall'art. 2937, terzo comma, c.c.

Cass. civ. n. 10235/2002

Il riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale il diritto stesso può essere fatto valere interrompe — ai sensi dell'art. 2944 c.c. — la prescrizione che sia ancora in corso, mentre se la prescrizione è già compita può solo ipotizzarsi la rinuncia alla prescrizione secondo la diversa disciplina dettata dall'art. 2937 c.c.

Cass. civ. n. 8248/2000

Il riconoscimento del diritto, al fine della interruzione della prescrizione, ex art. 2944 c.c., è configurabile in presenza dei requisiti della volontarietà, della consapevolezza, della inequivocità, della esternazione e della recettizietà (seppur non direttamente nei confronti del titolare del diritto), requisiti che devono coesistere nello stesso atto, restando escluso che questo possa essere ricomposto a posteriori attraverso l'integrazione a mezzo dei risultati di attività probatoria svolta nel processo. Ne consegue che la ricognizione interruttiva della prescrizione non può essere ricollegata alla correlazione tra una singola voce, complessiva e generica, di bilancio, ed un atto interno di contabilità specificativo, in quanto, in tale ipotesi, il bilancio non è fornito di quel carattere specificatorio necessario per integrare la manifestazione di consapevolezza idonea alla ricognizione del singolo debito, mentre l'atto interno, pur dotato di specificità, è, però, privo della esteriorizzazione implicante la manifestazione di consapevolezza. (Alla stregua del principio richiamato in massima, la Suprema Corte, nella specie, ha confermato la decisione del giudice di merito che, in sede di opposizione allo stato passivo proposta da un legale che si dichiarava creditore della società fallita per prestazioni professionali svolte per la stessa, aveva escluso il valore ricognitivo, ai fini della interruzione della prescrizione, del credito nell'affermazione resa dal curatore in giudizio, di aver rinvenuto in bilancio una posta debitoria denominata «debito verso professionisti», con un dettaglio allegato nel quale rientrava anche la posizione dell'opponente).

Cass. civ. n. 12833/1999

Il riconoscimento del diritto che, a norma dell'art. 2944c.c., interrompe la prescrizione non coincide necessariamente con quello di cui all'art. 1988 c.c., potendo estrinsecarsi non solo in una dichiarazione esplicita, ma anche in qualsiasi altro fatto, compresa una manifestazione tacita di volontà, che implichi, comunque, l'ammissione dell'esistenza del diritto della controparte.

Cass. civ. n. 576/1994

Il riconoscimento dell'altrui diritto, che ne interrompe la prescrizione ai sensi dell'art. 2944 c.c., non esige formule speciali e può risultare - secondo un accertamento riservato al giudice del merito ed incensurabile in sede di legittimità, se immune da vizi logici o da errori di diritto - da qualsiasi inequivoca manifestazione di volontà, ancorché non esplicita, del debitore, purché sopravvenuta allorché la prescrizione ha già iniziato il suo corso. Lo stesso riconoscimento, inoltre, costituendo un atto non eccedente l'ordinaria amministrazione, ha efficacia interruttiva, in virtù dell'apparenza del diritto e della tutela dell'affidamento del terzo, ancorché, nel caso in cui il debitore sia un ente a struttura articolata provenga da organo che, investito della cura degli interessi cui l'atto stesso si riconnette, sia peraltro privo della rappresentanza esterna dell'ente. (Nella specie, la Suprema Corte, confermando, sul punto, l'impugnata sentenza, ha disatteso la tesi dell'ente Ferrovie dello Stato circa l'inidoneità di circolari amministrative aziendali a configurare atti di riconoscimento del diritto dei dipendenti a differenze retributive a titolo di compenso per lavoro straordinario).

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Consulenze legali
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Enzo D. M. chiede
mercoledì 18/07/2018 - Abruzzo
“Ho degli anni di contribuzione alla cassa professionale non pagati e oramai prescritti (anche da circa 20 anni).
Adesso la Cassa mi propone un piano di rateizzazione globale dei contributi non versati, comprese le annualità già prescritte. Nel modulo di domanda dovrei dichiarare di riconoscere interamente il debito e di rinunciare a qualsiasi azione.
In pratica l'atto di riconoscimento del debito (art. 1988 c.c.) incardinerebbe come conseguenza, anche tacita, la rinuncia alla prescrizione scaduta (art. 2937 c.c.) e interromperebbe quella ancora in corso (art. 2944 cc).
Il mio quesito è questo, accettando e sottoscrivendo il piano e poi magari per problemi economici pago solo qualche rata e non pago più che succede? La Cassa potrebbe azionare la riscossione forzosa anche dei crediti che erano precedentemente prescritti?
Da quello che ho potuto capire, in caso di decadenza del piano di dilazione, la Cassa non potrebbe pretendere la riscossione delle annualità che erano prescritte in virtù del riconoscimento del debito (negozio giuridico con effetto non novativo secondo il tenore letterale dell'art. 1988 cc).
Potrebbe invece farlo in forza della rinuncia alla prescrizione scaduta?”
Consulenza legale i 24/07/2018
Per dovere di chiarezza, si osserva innanzitutto come la domanda, in realtà, sia mal posta: il riconoscimento di debito, infatti, e la rinuncia alla prescrizione, nel caso di specie non sono due atti negoziali distinti: la rinuncia alla prescrizione non è che l’effetto implicito del riconoscimento di debito.
Non è corretto, dunque, scindere gli effetti dei due atti, per cui il riconoscimento di debito non avrebbe effetto novativo dell’obbligazione mentre la rinuncia alla prescrizione (forse) no.

Ciò doverosamente premesso, il ragionamento va condotto esclusivamente in merito agli effetti della rinuncia alla prescrizione operata – come già detto – implicitamente con il riconoscimento del debito contributivo.
Ora, non c’è purtroppo un articolo di legge che risponda in maniera diretta al quesito che ci occupa: possiamo, tuttavia, evincere la soluzione al problema dal combinato disposto delle varie norme di riferimento in materia di prescrizione, ovvero l’art. 2937 c.c. (sulla rinuncia alla prescrizione ed in forza del quale il riconoscimento di debito vale pacificamente quale rinuncia implicita alla prescrizione), l’art. 2944 c.c. (che stabilisce l’interruzione della prescrizione quale effetto del riconoscimento del debito), l’art. 2945 c.c. (sugli effetti dell’interruzione) ed infine l’art. 2934 c.c. (sul decorso del termine iniziale di prescrizione).

In primo luogo va chiarito che, mentre la rinuncia (nel nostro caso, il riconoscimento di debito) fatta mentre ancora la prescrizione non è maturata ne interrompe semplicemente il decorso, più propriamente quella che interviene quando la prescrizione è già maturata vale come rinuncia a far valere la prescrizione (2937 c.c.).

Il riconoscimento di debito rientra tra le cause tipiche interruttive della prescrizione (2944 c.c.).
Quindi, anche se nel nostro caso il riconoscimento in questione – valevole, lo si ripete, quale rinuncia alla prescrizione – è stato successivo al maturare della prescrizione stessa, è presumibile, logico e coerente che l’effetto che ne consegue sia lo stesso della rinuncia, ovvero quello interruttivo.

La rinuncia alla prescrizione comporta, infatti, l’effetto di cui all’art. 2945 c.c., ovvero l’interruzione della prescrizione stessa ed il suo decorrere ex novo (il termine ricomincia a decorrere dall’inizio).

Ebbene, anche la rinuncia successiva, ad avviso di chi scrive, avrebbe come effetto quello di far decorrere nuovamente la prescrizione dal momento del riconoscimento del debito.

Se così non fosse, in effetti, non avrebbe alcun senso la norma di cui all’art. 2937 c.c.: se il debitore, insomma, decide di riconoscere il debito nonostante abbia potuto avvalersi dei vantaggi dell’intervenuta prescrizione (quindi rinuncia consapevolmente a tali vantaggi), a tutto beneficio del creditore, non sarebbe corretto né coerente che tale situazione potesse nuovamente mutare a svantaggio del creditore stesso a seguito di nuova, diversa ed arbitraria decisione del debitore.

Si consideri poi quanto previsto dall’art. 2934 c.c., ovvero che la prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere: il riconoscimento del debito implica che, da quel momento, il diritto possa essere nuovamente fatto valere dal creditore in passato rimasto inerte. Pertanto, è da tale momento che decorrerà un nuovo termine di prescrizione (e ciò è inevitabile: non è consentito nel nostro ordinamento l’esercizio di un diritto senza termini di durata, salvo che nei casi espressamente e tassativamente previsti dalla legge).

La rinuncia, infine, secondo gli studiosi del diritto, è un atto “abdicativo”, ovvero dismissivo del diritto ad essere liberati dalla pretesa altrui e/o del diritto ad opporre a controparte l’eccezione di prescrizione.
Questo significa, che, con la rinuncia, si perde definitivamente (e non si può riacquistare più) la possibilità di liberarsi da qualsiasi obbligo nei confronti di chi fa valere un diritto nei nostri confronti.

Tutto ciò premesso e considerato, la risposta al quesito, ad avviso di chi scrive, non può che essere negativa: il debitore non potrà eccepire nuovamente l’intervenuta prescrizione – agli effetti della quale, lo si ripete, egli ha ormai già rinunciato – nel caso di inadempimento.


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