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Articolo 490 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Effetti del beneficio d'inventario

Dispositivo dell'art. 490 Codice civile

L'effetto del beneficio d'inventario consiste nel tenere distinto il patrimonio del defunto da quello dell'erede [2830, 2941 n.5 c.c.].

Conseguentemente:

  1. 1) l'erede conserva verso l'eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte [448 c.c.](1);
  2. 2) l'erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti [564, 586 2 c.c.](2);
  3. 3) i creditori dell'eredità e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell'erede [495, 499, 502 c.c.](3). Essi però non sono dispensati dal domandare la separazione dei beni, secondo le disposizioni del capo seguente [512 ss. c.c.], se vogliono conservare questa preferenza anche nel caso che l'erede decada(4) dal beneficio d'inventario [493, 494, 505, 564 c.c.] o vi rinunzi(5).

Note

(1) Alla morte del de cuius si estinguono gli obblighi che vengono meno con la morte (es. gli alimenti), mentre l'erede conserva i restanti diritti e obblighi che aveva verso il de cuius (es. diritto di credito per risarcimento del danno)
Diversamente, in caso di accettazione pura e semplice, tali rapporti obbligatori si sarebbero estinti per confusione (v. art. 1253 del c.c.).
(2) L'erede risponde dei debiti e dei pesi ereditari nei limiti di quanto ricevuto, ossia intra vires. Se il patrimonio non è sufficientemente capiente, i creditori del defunto, ancora non soddisfatti, non possono aggredire il patrimonio dell'erede.
(3) I creditori del defunto possono soddisfarsi sul patrimonio del de cuius, con diritto di preferenza rispetto ai creditori dell'erede. Ove tuttavia il patrimonio ereditario sia insufficiente non possono agire contro quello personale dell'erede.
(4) Si ha decadenza dal beneficio di inventario nelle seguenti ipotesi:
- alienazione di beni ereditari senza autorizzazione ( v. art. 493 del c.c.);
- omissioni o infedeltà nell'inventario (v. art. 494 del c.c.);
- inosservanza delle disposizioni di cui all'art. 505 del c.c..
(5) Solo all'art. 490 del c.c. si fa riferimento alla possibilità per l'erede di rinunciare al beneficio di inventario. La legge non prevede una forma per tale atto: secondo alcuni, per il principio generale di libertà delle forme, non vi sarebbe alcun requisito, secondo altri la rinuncia dovrebbe avvenire con la medesima forma prevista per l'accettazione beneficiata (v. art. 484 del c.c.).

Ratio Legis

Gli effetti che conseguono al beneficio di inventario fungono da stimolo all'accettazione di un'eredità anche nelle ipotesi di dubbia capienza della stessa, consentendo all'erede di limitare la propria responsabilità e di tenere distinto il proprio patrimonio personale da quello del defunto.

Brocardi

Legata non debentur, nisi, deducto aere alieno, aliquid superstit
Non ultra vires hereditatis
Ultra vires hereditatis
Venisse ad heredem nihil intelligitur visi deducto aere alieno

Spiegazione dell'art. 490 Codice civile

Il principale effetto dell'accettazione con beneficio di inventario è quello di determinare la separazione tra il patrimonio personale dell'erede e quello ereditario.

Il patrimonio dell'erede viene ad essere costituito da due masse patrimoniali differenti e tra di loro autonome sebbene si tratti di un'autonomia imperfetta.

L'autonomia tra le due masse patrimoniali determina l'impossibilità, per i creditori ereditari, di soddisfare i propri crediti con i beni del patrimonio personale dell'erede.

Viceversa, tuttavia, i creditori personali potranno soddisfare le proprie ragioni creditorie sui beni del patrimonio ereditario sebbene in via subordinata rispetto ai creditori ereditari; di qui l'autonomia imperfetta tra le due masse patrimoniali.

La separazione tra i patrimoni determina in capo all'erede:
  1. la conservazione, nei confronti dell'eredità, di tutti i rapporti attivi e passivi che egli aveva nei confronti del defunto e che non si sono estinti con la morte. Ciò si applica anche ai diritti reali limitati si pensi ad esempio all'ipotesi dell'erede titolare del diritto di usufrutto su un bene facente parte dell'eredità. La separazione dunque in concreto impedisce l'estinzione dei rapporti debitori e creditori per confusione e la consolidazione dei diritti reali limitati;
  2. la limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti ereditari nei limiti del valore dei beni ereditari a lui pervenuti (intra vires hereditatis).
Un ulteriore effetto dell'accettazione beneficiata è disciplinato dall'art. 2830 del codice civile, il quale esclude la possibilità per i creditori ereditari di iscrivere ipoteche giudiziali sui beni ereditari in caso di accettazione beneficiata allo scopo di garantire la par condicio creditorum.
I creditori personali potranno del pari iscrivere ipoteche giudiziali sui suddetti beni, ma non potranno in alcun modo comunque soddisfarsi su tali beni in via preferenziale rispetto ai creditori del de cuius stante quanto previsto dal secondo comma della norma in esame.









Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 490 Codice civile

Cass. civ. n. 11458/2018

La limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti ereditari, derivante dall'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l'erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell'avviso di liquidazione nei confronti dell'erede, non può esigere il pagamento dell'imposta di successione, sino a quando non venga chiusa la procedura di liquidazione dell'eredità e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell'erede. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato l'illegittimità della cartella di pagamento, notificata quando la procedura di liquidazione dei debiti ereditari non era ancora conclusa).

Cass. civ. n. 23389/2017

L’accettazione con beneficio d’inventario da parte del minore, comporta che l'accettante, a parte la distinzione del patrimonio del defunto da quello dell'erede ex art. 490, comma 1, c.c., divenga erede a tutti gli effetti di legge e, in quanto tale, soggetto passivo d’imposta, tanto da essere pienamente legittimato a ricevere la notifica dell’avviso di accertamento emesso in relazione a redditi non dichiarati dal “de cuius”.

Cass. civ. n. 21942/2013

La pronuncia avente ad oggetto un mero accertamento del credito nei confronti degli eredi del debitore, non costituendo titolo esecutivo, non preclude agli stessi successori la possibilità di far valere in eventuale ulteriore giudizio la limitazione della loro responsabilità "intra vires", derivante dall'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario.

Cass. civ. n. 13906/2008

In materia d'imposta di successione, l'erede che abbia accettato con beneficio d'inventario è, comunque, tenuto a corrispondere il tributo, ma in misura non superiore al valore dei beni a lui pervenuti, con la conseguenza che, ai fini della quantificazione del debito tributario, deve prima essere completata la procedura di formazione dell'inventario, con la definitività correlatile alla mancata opposizione, solo successivamente potendo quantificarsi l'imponibile e procedersi, quindi, alla liquidazione dell'imposta.

Cass. civ. n. 14766/2007

La circostanza che l'erede del responsabile di un illecito aquiliano abbia accettato l'eredità con beneficio d'inventario, e quindi non possa rispondere ultra vires, non può essere rilevata d'ufficio, ma va tempestivamente dedotta e provata da chi vi abbia interesse.

Cass. civ. n. 6488/2007

Colui che accetta l'eredità con beneficio d'inventario è erede, come stabilito dall'art. 490, primo comma, c.c., con l'unica rilevante differenza, rispetto all'accettazione pura e semplice (art. 470, primo comma), che il patrimonio del defunto è tenuto distinto da quello dell'erede, e che si producono gli effetti conseguenti indicati dall'art. 490, secondo comma, c.c. L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, quindi, non determina, di per sé sola, il venir meno della responsabilità patrimoniale dell'erede per i debiti, anche tributari, ma fa solo sorgere il diritto di questo a non rispondere ultra vires hereditatis ovverossia al di là dei beni lasciati dal de cuius.

Cass. civ. n. 3791/2003

L'erede che ha accettato l'eredità con beneficio d'inventario può essere convenuto in giudizio dai creditori del de cuius, i quali possono ottenerne la condanna al pagamento del debito ereditario per l'intero, salva la limitazione della responsabilità dell'erede entro il valore dei beni ereditari, qualora egli la abbia fatta valere, proponendo la relativa eccezione.

Cass. civ. n. 16046/2001

Colui che accetta l'eredità con beneficio d'inventario, è erede a tutti gli effetti con l'unica particolarità che, ai sensi degli artt. 484 e 490, secondo comma n. 2, c.c., tiene distinto il proprio patrimonio da quello del defunto. Da ciò consegue che egli sia soggetto passivo dell'I.n.v i.m. quale acquirente a titolo gratuito, ai sensi dell'art. 4 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 643.

Cass. civ. n. 11084/1993

L'erede, in confronto del quale sia stato formato un titolo esecutivo che lo condanni in qualità di erede beneficiato e che sarà perciò tenuto al pagamento non oltre il valore dei beni a lui pervenuti (art. 490, comma secondo, n. 2, c.c.), per potersi esonerare dal pagamento deve dimostrare non che l'asse ereditario sia stato originariamente insufficiente a coprire la passività bensì che lo stesso è rimasto esaurito nel pagamento di creditori presentatisi in precedenza.

Cass. civ. n. 5641/1993

La responsabilità intra vires dell'erede beneficiario per i debiti ereditari costituisce una qualità del relativo rapporto che assume rilievo già in fase antecedente l'esecuzione forzata, precludendo ogni misura anche cautelare sui beni personali dell'erede. (Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la decisione di merito che aveva riconosciuto l'interesse del coerede ad opporsi al decreto ingiuntivo emesso per il pagamento di un debito ereditario senza alcun riferimento né alle quote ereditarie, né alla qualità di erede beneficiario, sì da esporre i coeredi alla responsabilità solidale ultra vires per l'intero debito).

Cass. civ. n. 5067/1993

La disposizione dell'art. 490 comma secondo n. 2) c.c. che limiti la responsabilità dell'erede accettante con il beneficio d'inventario per il pagamento dei debiti ereditari e dei legati intra vires e cum viribus hereditatis, va intesa nel senso che nell'espressione «debiti» debbono ricomprendersi, sebbene non espressamente menzionati, anche gli oneri modali e, più in generale, tutti i pesi ereditari posti a carico dell'erede dall'art. 752 c.c., con la conseguenza che, in caso di inadempimento, il beneficiario del modo testamentario non può agire sui beni propri dell'erede che abbia accettato con beneficio d'inventario ma deve subire il concorso dei creditori ereditari e dei legatari.

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Consulenze legali
relative all'articolo 490 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Donatella P. chiede
martedì 03/03/2020 - Lombardia
“Ho accettato con beneficio di inventario l’eredità di mio padre, anche gli altri eredi, ossia mio fratello maggiorenne e due nipoti minori hanno accettato con beneficio di inventario. Ho creato un cc apposito per la gestione di questa eredità, che utilizzo esclusivamente per pagare spese di qs eredità (imposte bollette ecc). Ora ci sono delle spese di manutenzione da fare su qs patrimonio ereditario, ma sul mio conto ereditario non ci sono soldi sufficienti per pagarle. Preciso che sono spese necessarie per la messa in sicurezza di un immobile. Se il cc ereditario (aperto per il mio terzo di quota) non presenta fondi sufficienti, se uno degli altri coeredi paga poi può rivalersi sul mio stipendio personale o chiedere il fermo della mia auto personale?”
Consulenza legale i 09/03/2020
La linea di condotta che si è deciso di seguire si ritiene che sia perfettamente conforme sia alle norme dettate dal codice civile in materia di accettazione di eredità con beneficio di inventario sia alla ratio di fondo di tale disciplina, ovvero mantenere distinto il patrimonio del de cuius da quello degli eredi.

Alquanto corretta ed in grado di fornire la massima trasparenza, infatti, è la decisione di istituire un apposito conto corrente ad hoc intestato alla procedura beneficiata, in conformità peraltro a quanto previsto dall’art. 496 del c.c., norma che impone all’erede di rendere il conto della sua amministrazione.

Ciò consente di rispettare e dare piena attuazione a quei principi di retta amministrazione a cui sono volte le particolari cautele proprie del beneficio di inventario e che permettono di mantenere separato il patrimonio del defunto da quello dell’erede (così il comma 1 dell’art. 490 del c.c.).
L’erede che accetta con beneficio di inventario, infatti, diviene titolare di due masse patrimoniali distinte, ossia quella dei beni personali (riservata alla soddisfazione dei soli creditori personali) e quella dei beni ereditari (aggredibile da ogni creditore, anche se nel concorso tra creditori personali ed ereditari, questi ultimi “hanno preferenza”, secondo il chiaro disposto del secondo comma n. 3) dell’art. 490 c.c.).

L’erede con beneficio di inventario, però, non amministra i beni ereditari soltanto nel proprio interesse, ma anche nell’interesse dei creditori ereditari e dei legatari, ed è per tale ragione che il legislatore ha dettato la disposizione di cui all’art. 491 del c.c., norma che prevede un criterio attenuato di misura della responsabilità, limitata alla sola colpa grave e riferita, almeno secondo la tesi preferibile, alla sola attività di manutenzione conservativa ordinaria.
Nulla viene precisato in ordine a quale tipo di sanzione consegue all’erede incorso in responsabilità per avere con il proprio comportamento pregiudicato la garanzia dei creditori ereditari e dei legatari, ma è pur vero che, se si esclude la decadenza dal beneficio di inventario (previsto per altre ipotesi), non resta che applicare la normale sanzione di diritto privato, ossia l’obbligo del risarcimento del danno.
Inoltre la responsabilità sarà di tipo personale, e dunque l’erede sarà tenuto a rispondere con tutti i suoi beni, senza alcun limite derivante dal suo patrimonio.

Da quanto fin qui detto, pertanto, si ritiene possa essere facilmente intuibile che l’accettazione con beneficio di inventario comporta, in capo all’erede, l’assunzione di un obbligo di amministrare anche nell’interesse di creditori e legatari, e che in tale obbligo di amministrazione vi si deve intendere ricompreso anche quello di effettuare ogni opera necessaria per la messa in sicurezza e, dunque, la conservazione dei beni costituenti il patrimonio ereditario.

Per quanto concerne l’obbligo si sostenere tutte le spese che nel corso del tempo si renderanno necessarie per la conservazione di tale patrimonio, troverà innanzitutto applicazione l’art. 511 del c.c., norma in forza della quale le spese di ogni altro atto dipendente dall’accettazione con beneficio di inventario devono porsi a carico dell’eredità.
Tuttavia, nel caso in cui, come quello di specie, il patrimonio ereditario non disponga di liquidità sufficienti per affrontare tali spese, poiché l’erede beneficiato, come prima accennato, assume un duplice ruolo (amministra, oltre che nell’interesse di creditori e legatari anche nel proprio interesse), dovrà farsi applicazione anche delle norme dettate in materia di comunione in generale, ed in particolare di quanto disposto dall’art. 1110 del c.c., norma che riconosce il diritto al rimborso a quello dei partecipanti alla comunione che, in caso di trascuranza degli altri partecipanti, sia stato costretto a sostenere spese necessarie per la conservazione della cosa comune.

Pertanto, se una volta completata la procedura di accettazione beneficiata, ciò che residua dei beni ereditari non dovesse essere sufficiente a coprire le spese nel frattempo sostenute, colui che le ha anticipate potrà agire in regresso nei confronti degli altri eredi che non vi hanno partecipato, con diritto di aggredire anche esecutivamente il loro patrimonio personale (ossia con pignoramento della busta paga, di autoveicoli o di immobili personali).

Nulla di tutto ciò potrà accadere, invece, se al termine della liquidazione dovessero rimanere beni sufficienti a coprire tali spese, nel qual caso, in sede di divisione del patrimonio residuo, si procederà ex art. 723 c.c. alla resa dei conti, determinando le porzioni ereditarie dopo aver provveduto ai conguagli o rimborsi che i condividenti si devono tra loro.

Si tenga conto, comunque, che per affrontare tali spese ci si può avvalere di quanto disposto dall’art. 493 del c.c. , norma che consente agli eredi beneficiati di essere autorizzati, dal Tribunale del luogo di apertura della successione, alla vendita di uno o più beni ereditari con reimpiego del denaro ricavato da tale vendita nella esecuzione di quei lavori che risultano indispensabili per la conservazione del patrimonio ereditario, purchè ovviamente venga rispettato l’obbligo del rendimento del conto di cui all’art. 496 c.c.


Renata B. chiede
venerdì 28/06/2019 - Piemonte
“Buongiorno, 7 anni fa è mancato mio marito ed io ho aperto la successione [avendo lui 2 figli dal precedente matrimonio] i figli hanno accettato l'eredità con beneficio di inventario, ma la successione non è stata chiusa. La mia domanda è questa, perché il notaio non ha fatto la voltura catastale aggiungendo oltre me, sua moglie, i suoi 2 figli? Perché al catasto risulto io e il mio defunto marito.. e tutti pagamenti IMU e vari lavori che l'immobile necessita li devo sempre pagare io? Possono fare cosi questi 2 eredi? Era il notaio tenuto a fare la voltura catastale? Se non pagano le spese, io posso chiedere che rinuncino all'eredità? Grazie anticipatamente”
Consulenza legale i 04/07/2019
La situazione che viene qui descritta richiede di affrontare il tema della accettazione di un’eredità con beneficio di inventario e degli effetti che da essa ne conseguono.
Trattasi di una particolare forma di accettazione, disciplinata dagli artt. 484 e ss. c.c., dalla lettura dei quali ci si può rendere conto che, affinchè la stessa possa produrre gli effetti sperati, occorre rispettare e seguire degli adempimenti ben precisi ed entro limiti di tempo anch’essi specificamente determinati.

In particolare, occorre innanzitutto distinguere a seconda che l’erede accettante sia o meno nel possesso dei beni ereditari.
Se è nel possesso dei beni ereditari, trova applicazione l’art. 485 del c.c., il quale gli impone di redigere l’inventario entro il termine di tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità.
Se, invece, il chiamato all’eredità non è nel possesso dei beni ereditari, norma applicabile sarà l’art. 487 del c.c., il quale dispone che il chiamato all’eredità può dichiarare di accettare entro il termine di 10 anni dall’apertura della successione, ma nel momento in cui effettua la dichiarazione di accettazione con beneficio, avrà un termine di tre mesi per redigere il prescritto inventario.
In entrambi i casi conseguenza della mancata redazione dell’inventario entro il termine prescritto è sempre la stessa: l’accettante è considerato erede puro e semplice.
E’ possibile chiedere una proroga per il completamento dell’inventario, ma questa non può eccedere i tre mesi.

Ebbene, nel quesito si dice che sono trascorsi ben sette anni dal momento della morte del de cuius (data di apertura della successione), il che induce a doverne concludere che i figli hanno ormai acquistato a tutti gli effetti la posizione di eredi puri e semplici.
Il problema che a questo punto si pone, tuttavia, è che, secondo il disposto dell’art. 505 del c.c., ultimo comma, la decadenza dal beneficio di inventario (sia essa propria, ossia successiva al conseguito beneficio, che impropria, ovvero prima di quel momento) può essere fatta valere solo dai creditori del defunto o dai legatari, mentre non sono legittimati a farla valere altri soggetti, quali i coeredi o i creditori personali di questi.
Ciò significa che l’altro coerede, ossia la madre, non può farla valere.

Quanto appena riportato, tuttavia, influisce soltanto sulla limitazione di responsabilità dei figli in ordine alla presenza di eventuali debiti ereditari, mentre nessuna influenza può avere sulla loro posizione di eredi, considerato che ex art. 490 c.c., colui che accetta l’eredità con beneficio di inventario è considerato a tutti gli effetti erede.

A questo punto, comunque, occorre fare una precisazione: nel quesito viene fatto espresso riferimento ad un solo immobile ed alle spese da sostenere per la manutenzione dello stesso oltre che per il pagamento delle relative imposte (IMU).
Ciò lascia intuire che debba trattarsi di immobile sul quale alla moglie del de cuius compete, ex art. 540 del c.c., il diritto di uso e di abitazione.
In quanto titolare di tale diritto, è sulla moglie superstite che gravano tutte le spese relative alla manutenzione ordinaria dell'immobile e soprattutto tutti gli obblighi fiscali (compreso il pagamento dell’IMU).
Sugli altri coeredi, invece, intestatari della sola nuda proprietà, dovranno farsi gravare le sole spese di manutenzione straordinaria, con la conseguenza che se gli stessi non hanno alcuna intenzione di provvedervi, dovrà farsi ricorso alle norme che sempre il codice civile detta e che ritroviamo in materia di comunione ordinaria.
In particolare, troveranno applicazione per il caso in esame le seguenti norme:
  1. art. 1104 del c.c., il quale impone a ciascun partecipante alla comunione l’obbligo di contribuire nelle spese necessarie per la conservazione e per il godimento della cosa comune;
  2. art. 1110 del c.c., il quale riconosce a quello dei partecipanti alla comunione (sia essa ordinaria che ereditaria) che sia stato costretto, in caso di trascuranza degli altri, a sostenere spese necessarie per la conservazione della cosa comune, il diritto ad essere rimborsato.

Qualora, invece, la moglie superstite non sia titolare su quell’immobile di alcun diritto di uso e di abitazione, le regole appena viste si applicheranno per ogni tipo di spesa, e dunque anche per quelle di manutenzione ordinaria e per tutte le somme versate in dipendenza di obblighi fiscali.

Poiché si è detto che i figli hanno comunque acquistato la qualità di eredi, essi non potranno più rinunciare all’eredità, mentre si potranno liberare dall’obbligo di contribuire alle spese rinunciando volontariamente al loro diritto di comproprietà, per come dispone l’art. 1104 c.c.

Per quanto concerne l’errata intestazione catastale dei beni, va precisato che si tratta di attività normalmente svolta dalle c.d. agenzie di disbrigo pratiche e/o dai patronati, ma che in effetti, in molti casi, viene espletata all’interno dello studio notarile ove si procede magari alla pubblicazione del testamento.
In quanto tale, essa non può farsi rientrare propriamente nelle competenze e nel ruolo istituzionale del notaio, il quale non può essere in alcun modo chiamato personalmente a risponderne per eventuali errori successivamente riscontrati.
In ogni caso si tenga conto del fatto che la principale caratteristica del sistema catastale italiano è quella di non essere probatorio; la visura catastale non può costituire prova della titolarità giuridica di un diritto e di una quota su un determinato bene immobile.
In casi come questo si dice, tecnicamente, che sussiste un disallineamento tra i dati del catasto e quelli della Conservatoria RR.II., per effetto del quale si può verificare che un immobile sia ancora intestato ad un soggetto quando invece risulti di proprietà di uno o più altri soggetti.

A tale disallineamento si può facilmente rimediare mediante la c.d. rettifica catastale, per effettuare la quale non è neppure necessario recarsi fisicamente presso l’ufficio catastale, ma seguire una apposita procedura online o rivolgersi, anche in questo caso ad una agenzia di disbrigo pratiche.


FEDERICA P. chiede
venerdì 05/08/2016 - Emilia-Romagna
“Buongiorno,il quesito è il seguente.Ho un titolo esecutivo nei confronti di un soggetto deceduto.Gli eredi hanno accettato l'eredità con beneficio d'inventario rispettando i termini di legge per espletare le formalità necessarie.Alla luce della sentenza della Cassazione n.17633 del 4 settembre 2015 mi pare di capire di non poter agire esecutivamente nei confronti degli eredi.Se così fosse,come posso riscuotere il mio credito?Grazie.”
Consulenza legale i 08/08/2016
L’art. 490 c.c. precisa gli effetti del beneficio d’inventario: tra gli altri, “l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti; i creditori dell’eredità hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell’erede”.

In altre parole, l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario e l’espletamento delle relative formalità non ha come effetto una sorta di decadenza di tutti i titoli esecutivi e quindi un annullamento dei crediti nei confronti del de cuius, bensì una limitazione di responsabilità dell’erede, nel senso che egli dovrà soddisfare i crediti dell’eredità nei limiti del patrimonio ereditario (non vi sarà la c.d. confusione tra il patrimonio ereditario e il patrimonio personale dell’erede).

La sentenza citata afferma che “l'erede che abbia accettato l'eredità con beneficio di inventario, benché possa essere convenuto in giudizio dai creditori del de cuius che propongano azioni di accertamento o di condanna, non può, una volta che abbia eseguito la pubblicazione prevista dall'art. 498, terzo comma, c.c., dai medesimi essere assoggettato ad esecuzione forzata (neanche con riferimento ai beni caduti in successione), dovendosi procedere alla liquidazione dei beni ereditari".

Pertanto, il creditore ben potrà agire nei confronti dell’erede per vedere soddisfatto il suo credito, tenendo a mente però che l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti.

Mario chiede
sabato 05/05/2012 - Toscana
“Salve, vorrei porre questo problema presentatomi dopo 2 anni e 6 mesi dalla perdita dei miei genitori.
Al momento della divisone dei beni (denaro, quadri, mobili ecc...) sono passati 2 anni poco più, ora mia sorella vuole un mobile che è tutt'ora nel mio alloggio (che ho in affitto), vorrei sare ma questo è possibile?

Cordiali saluti”
Consulenza legale i 07/05/2012

La legge riconosce a ciascun coerede la facoltà di chiedere lo scioglimento della comunione, e nella divisione ciascun erede ha diritto di ottenere, per quanto possibile in natura, una parte proporzionale di tutte le specie dei beni che formano l'attivo ereditario.

Effettuata la divisione ereditaria, in una delle tre forme che il nostro ordinamento conosce (amichevole, giudiziale o testamentaria), i beni assegnati si considerano in proprietà del coerede assegnatario sin dall'apertura della successione. La divisione ereditaria ha cioè effetto retroattivo.

Nel caso prospettato, una volta effettuata la divisione dei beni dell'eredità, il mobile che le è stato assegnato risulta di sua proprietà esclusiva e sua sorella non può pertanto rivendicare su di esso alcun diritto.

Chiaro, poi, che per meglio rispondere al quesito, bisognerebbe capire come è stata formalizzata tale divisione di beni mobili.


Marcello chiede
martedì 12/07/2011 - Veneto

Se è stata fatta l'accettazione di eredità con beneficio di inventario 15 anni fa e poi non è stato fatto più niente oggi da parte degli eredi per eventualmente vendere la proprietà che occorre fare?
grazie.”

Consulenza legale i 22/07/2011

Se la situazione è rimasta immutata dal momento in cui si è fatta accettazione con beneficio di inventario, gli eredi, per vendere

- i beni immobili devono richiedere l’autorizzazione al Tribunale ex art. 747 del c.p.c.-art. 748 del c.p.c. e art. 733 del c.p.c., pena la decadenza dal beneficio d’inventario ai sensi dell’art. 493 del c.c.;

- i beni mobili non abbisognano di alcuna autorizzazione, poichè una volta trascorsi cinque anni dalla dichiarazione di accettare con beneficio d’inventario la vendita diventa libera da vincoli di sorta (si veda art. 493 del c.c., ultimo comma).


Eleonora chiede
mercoledì 30/03/2011 - Lombardia
“Buongiorno, avrei bisogno di un'informzione:
cosa vuol dire "essere nel possesso dei beni"?”
Consulenza legale i 08/04/2011

L’espressione "essere nel possesso dei beni", in linea di massima, significa avere la materiale disponibilità del bene, ovvero l’apprensione materiale con possibilità di uso e godimento. Il possesso ai sensi dell’art. 1140 del c.c. è un potere di fatto esercitato nei confronti di un bene che consta oltre che dell’elemento oggettivo (l’apprensione materiale del bene), anche dell’elemento soggettivo (la precisa volontà di possederlo quale proprietario o titolare di altro diritto reale).
Si distingue il possesso dalla mera detenzione, che ricorre quando si ha l'apprensione materiale della cosa ma, nonostante questo, manca l’animus possidendi (l’elemento soggettivo).

Nella disciplina delle successioni, esiste un principio generale che è il seguente: l’erede è possessore di diritto anche se non si trova nella situazione di fatto che dovrebbe formare la sostanza del possesso. L’erede è continuatore del possesso del defunto, che gli è trasmesso ipso iure senza bisogno dell’accettazione, richiesta solo per l’acquisto della proprietà (è la c.d. sesína), per cui è legittimato dall’art. 460 del c.c. a tutta una serie di azioni di natura conservativa sui beni relitti, anche senza che dei medesimi abbia la materiale apprensione.

Se poi l'erede è anche nel possesso effettivo dei beni ereditari, c.d. possesso reale, ne derivano particolari conseguenze relativamente all’accettazione dell’eredità, al termine per una eventuale rinuncia e al termine entro cui è necessario fare l’inventario ex art. 485 del c.c., infatti “L'onere imposto dall'art. 485 del c.c.al chiamato possessore di beni ereditari di fare l'inventario entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o della notizia di essa condiziona non solo la facoltà del chiamato di accettare l'eredità con beneficio d'inventario ex art. 484 del c.c., ma anche quella di rinunziare all'eredità ai sensi dell'art. 519 del c.c.in maniera efficace nei riguardi dei creditori del "de cuius", dovendo il chiamato, allo scadere del termine previsto per l'inventario, essere considerato erede puro e semplice”, Cassazione civile, sez. II, 05/05/2008,n. 11018.


Sabrina N. chiede
mercoledì 23/02/2011 - Lazio
“Buonasera, vorrei sapere se in caso di eredità dove sono presenti moglie e figlio minore, è obbligatoria la richiesta di accettazione di eredità con beneficio di inventario per entrambi gli eredi, o se tale accettazione è prevista solamente per il figlio minore mentre per la moglie del de cuius è possibile presentare l'atto di successione separatamente dal figlio.
Grazie”
Consulenza legale i 02/03/2011

L'art. 510 del c.c. prevede che l'accettazione con beneficio d'inventario fatta da uno dei chiamati (in questo caso, il figlio minore) giova a tutti gli altri. La ratio della norma, tuttavia, non è quella di imporre agli altri chiamati l'accettazione con beneficio d'inventario, bensì quella di dispensare colui che intenda effettuare l'accettazione beneficiata dal dover espletare una seconda volta tutte le formalità.
Va, peraltro, rammentato che la norma dell'art. 510 c.c. si applica solo a favore dei chiamati, ma non dell'erede che ha già accettato puramente e semplicemente, ovvero di chi sia decaduto dal beneficio d'inventario.


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