Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 600 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Convocazione dei comproprietari

Dispositivo dell'art. 600 Codice di procedura civile

Il giudice dell'esecuzione, su istanza del creditore pignorante o dei comproprietari e sentiti (1) tutti gli interessati (2), provvede (3), quando è possibile (4), alla separazione della quota in natura spettante al debitore [disp. att. 180].

Se la separazione in natura non è chiesta o non è possibile (5), il giudice dispone che si proceda alla divisione a norma del codice civile, salvo che ritenga probabile la vendita della quota indivisa(6) ad un prezzo pari o superiore al valore della stessa, determinato a norma dell'articolo 568.

Note

(1) Il giudice dell'esecuzione fissa con decreto in calce al ricorso la data dell'udienza di comparizione dei soggetti interessati, ordinando al creditore o al comproprietario istanti di notificare il ricorso ed il pedissequo decreto ai contitolari e agli altri interessati, assegnando un apposito termine.
(2) Accanto ai contitolari non obbligati, che sono stati avvisati ai sensi degli artt. 599 e 180 disp. att., è necessario che vengano ascoltati anche gli aventi causa da questi e dal debitore, i creditori iscritti che abbiano notificato opposizione in data anteriore al pignoramento nonché i creditori intervenuti. Inoltre, è bene precisare che i creditori ipotecari se muniti di titolo esecutivo potranno provocare i singoli atti di esecuzione.
(3) Il giudice dell'esecuzione, se ritiene opportuno disporre la separazione, pronuncia un'apposita ordinanza, impugnabile ai sensi dell'art. 617.
(4) Il giudice dell'esecuzione può decidere tra tre diversi modi di liquidazione della quota, valutando prima di ogni cosa, se è possibile la separazione in natura della quota spettante al comproprietario debitore. Solamente nell'ipotesi in cui la separazione risulti materialmente impossibile o sconveniente sotto il profilo economico, arrecando pregiudizio agli altri comproprietari, potrà optare per la vendita della quota indivisa e per la divisione dell'intero bene.
Inoltre, è bene precisare che gli stessi comproprietari possano giungere ad un accordo, evitando la materiale separazione e la vendita della quota spettante al debitore o la divisione giudiziale dell'intero bene tramite un versamento di un conguaglio in danaro, quando questo risulti più conveniente.
(5) Secondo l'opinione dottrinale maggioritaria un'ulteriore ipotesi in cui non sia possibile giungere alla separazione, si verifica quando, nonostante il bene comune risulti materialmente divisibile, la divisione determinerebbe l'inidoneità all'uso a cui il bene sia destinato.
(6) Il giudice dell'esecuzione dispone, solo previa istanza di parte, la vendita della quota, sempre che questa possa avvenire ad un prezzo pari o superiore a quello base determinato ex art. 568 del c.p.c., ovvero al prezzo che normalmente sarà individuato dallo stimatore. Tale vendita produce come effetto la cessione della qualità di condomino e, di conseguenza, il subingresso dell'acquirente nei diritti ed obblighi inerenti a tale qualità, evitando lo scioglimento della comunione.

Massime relative all'art. 600 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 2624/2003

In tema di esecuzione forzata ed in ipotesi di espropriazione di beni indivisi l'ordinanza adottata ai sensi dell'art. 600 c.p.c., con la quale il giudice dell'esecuzione dispone la vendita della quota indivisa spettante al debitore esecutato — avendo natura di provvedimento esecutivo volto ad assicurare un ordinato svolgimento della procedura in vista del soddisfacimento coattivo dei diritti del creditore procedente — è revocabile dallo stesso giudice che l'ha adottata ed è impugnabile con opposizione agli atti esecutivi, ma non è ricorribile per cassazione ex art. 111 Costituzione.

Cass. civ. n. 718/1999

Nel caso di esecuzione forzata intrapresa dal creditore particolare di uno solo dei coniugi, su beni oggetto di comunione legale fra gli stessi, non può procedersi alla vendita della quota del singolo bene di spettanza del coniuge debitore se non dopo la previa audizione dell'altro coniuge affinché quest'ultimo possa eventualmente far valere le limitazioni di cui agli artt. 187 e 189 c.c.; in difetto di una tale audizione il procedimento esecutivo deve arrestarsi. Il coniuge non debitore — d'altronde — è parte necessaria del giudizio nato dall'opposizione proposta avverso l'ordinanza di vendita.

Cass. civ. n. 6549/1985

In tema di espropriazione forzata immobiliare su bene indiviso, in forza di pignoramento limitato alla quota di spettanza del debitore, il potere-dovere del giudice dell'esecuzione di adottare i provvedimenti contemplati dall'art. 600 c.p.c. e configuranti atti esecutivi in senso proprio, resta soggetto, oltre che alla sussistenza dell'indicato presupposto del pignoramento di sola quota, alle modalità ed ai criteri fissati dalla norma medesima, che prevede, in via principale, la separazione di detta quota in natura, e, solo quando ciò sia impossibile, consente la scelta fra la vendita della quota stessa e la divisione della comunione, da disporsi con un ordine del medesimo giudice della esecuzione di trattazione ed istruzione della causa davanti a sé (quale giudice istruttore), ove la competenza spetti all'ufficio giudiziario al quale appartiene e siano presenti nel processo esecutivo tutti gli interessati, ovvero, in difetto di tali condizioni, con ordine di instaurazione di autonomo procedimento e fissazione all'uopo di termine perentorio. L'inosservanza di detti principi (ivi inclusa, pertanto, la inapplicabilità dell'art. 600 cit., perché l'esecuzione, sia pure a seguito di riunione di pignoramenti, venga a svolgersi in danno di tutti i comproprietari) si traduce in un vizio di legittimità del relativo atto esecutivo, e come tale è deducibile dagli interessati con l'opposizione contemplata dall'art. 617 c.p.c.

Cass. civ. n. 1114/1976

Poiché, a norma degli artt. 599, 600 e 601 c.p.c., la separazione della quota in natura spettante al debitore esecutato è consentita nel solo caso in cui non tutti i comproprietari dei beni indivisi, oggetto dell'esecuzione, siano obbligati nei confronti del creditore procedente, non può disporsi tale separazione nella ipotesi in cui, dopo che il creditore abbia iniziato il procedimento di espropriazione di un immobile appartenente a due suoi debitori solidali, uno di questi sia fallito e nel procedimento esecutivo contro costui sia subentrato, a norma dell'art. 107 legge fallimentare, il curatore del fallimento.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 600 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

P. P. chiede
lunedì 12/11/2018 - Abruzzo
“buona sera, vorrei sapere se il giudice delegato all'esecuzione delle vendite all'asta può decidere di applicare l'art. 600 del c.p.c. con l'asta già in corso, oppure deve aspettare che tutte le aste vadano deserte.
Grazie”
Consulenza legale i 19/11/2018
In realtà, l’art. 600 c.p.c. citato nel quesito fa riferimento ad un'ipotesi procedurale antecedente all’asta.

Di seguito sono descritti i vari passaggi.
Una volta eseguito il pignoramento e dopo aver inviato avviso di quest’ultimo a tutti i comproprietari del bene indiviso soggetto ad esecuzione, il creditore procedente ha onere di proporre istanza di vendita.
Depositata l’istanza, il Giudice fissa udienza (comunicandolo con decreto a tutti gli interessati).
E’ all’udienza in questione che il Giudice, se non ritiene di svolgere prima dell'attività di natura “preparatoria” (come ad esempio la nomina di uno stimatore), provvede sulle modalità di liquidazione della quota, secondo quanto stabilito dall’art. 600 c.p.c..

Se viene disposta (perché possibile) la separazione della quota spettante al debitore in natura (ovvero la parte materialmente determinata che spetta al debitore sul bene comune), allora il processo esecutivo prosegue con la vendita o l’assegnazione, ovviamente del solo lotto attribuito al debitore. Gli effetti del pignoramento cessano invece per tutti gli altri contitolari estranei al titolo.
Se, al contrario, non è possibile la separazione in natura, il Giudice deve eseguire una valutazione prognostica sull’opportunità di disporre un giudizio di divisione del bene, ovvero dovrà cercare di capire se sia probabile che la vendita della quota indivisa produca ricavi pari o maggiori al valore della medesima.

Qualora venga instaurato il giudizio di divisione, quello esecutivo rimane sospeso, in attesa della definizione del primo. Si tratta di sospensione automatica e necessaria.
Quando si è concluso il giudizio di divisione il creditore procedente ha poi l’onere di riassumere quello esecutivo entro sei mesi (dalla cessazione della causa di sospensione o comunque dal termine indicato dal Giudice). Una volta ripresa l’esecuzione, si procederà quindi alla liquidazione del lotto assegnato al debitore, secondo le regole generali.

Per concludere: non è possibile che il Giudice adotti provvedimenti in ordine alla liquidazione di quote di beni indivisi soggetti ad esecuzione nel corso di una vendita già disposta e pendente, perché si tratta di una valutazione che deve necessariamente precedere quest'ultima.

daniela chiede
lunedì 13/02/2012 - Lazio
“grazie se riuscirete a togliermi la paura che mi ha preso dal ricevimento della notifica di oggi.sono 4 mesi che non posso pagare l affitto,non abbiamo lavoro e viviamo a stenti,comunque il padrone di casa ha tutte le ragioni.ma perchè essere chiamata al tribunale art. 140 c.p.c? Per favore datemi una risposta.grazie”
Consulenza legale i 22/02/2012

Il contratto di locazione costituisce la fonte primaria delle obbligazioni reciproche del locatore e del conduttore. La l. 431/1998 prevede che il mancato pagamento, anche di una sola mensilità del canone di locazione, dà la possibilità al proprietario di intimare lo sfratto per morosità, cioè di avere un ordine dal Tribunale per liberare la casa dall'inquilino che non paga. Gli obblighi principali del conduttore, infatti, sono non solo quelli di prendere in consegna la cosa ed osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel servirsene per l'uso determinato dal contratto, ma anche quelli di dare il corrispettivo nei termini convenuti. Il mancato pagamento del canone di locazione, dunque, legittima il locatore a richiedere al giudice la risoluzione del contratto e il rilascio dell'immobile da parte dell'inquilino.

Il legislatore, all'art. 5 della l. 431/1998, ha introdotto un criterio "certo" di gravità dell'inadempimento prevedendo che quest'ultimo sia grave quando il mancato pagamento del canone si protragga per oltre venti giorni dalla scadenza contrattuale. Laddove si verifichi questo presupposto, il locatore potrà introdurre nei confronti dell'inquilino inadempiente un procedimento di sfratto per morosità finalizzato ad ottenere dal giudice un'ordinanza di rilascio dell'immobile.

Il giudizio di convalida viene introdotto mediante un atto di citazione predisposto dal legale del locatore con il quale il conduttore viene chiamato a comparire davanti al giudice entro il termine di 20 giorni dalla notifica dell'atto stesso. All'udienza di convalida il conduttore può comparire anche personalmente (sarebbe opportuna l'assistenza di un avvocato per opporsi ad una accusa falsa) qualora non intenda opporsi allo sfratto.

Nel caso in cui il conduttore compaia in giudizio, non contesti la morosità ma manifesti comprovate difficoltà (come ad esempio i problemi economici che non hanno permesso di pagare le mensilità arretrate), è legittimato a chiedere al giudice una dilazione per il pagamento delle somme dovute al locatore (c.d. termine di grazia). L'inquilino deve allegare all'istanza ogni documento utile ai fini della valutazione del suo stato di bisogno e di necessità della proroga. Se il Giudice ritiene che ne sussistano i presupposti, concede con ordinanza un termine massimo di novanta giorni (in caso di disoccupati o cassaintegrati la proroga può arrivare a diciotto mesi) per pagare al locatore l'importo dovuto. In caso di pagamento delle somme indicate dal giudice entro il termine assegnato, il giudizio si estingue e il contratto di locazione resta in vita. In difetto dell'integrale pagamento delle somme richieste il giudice convaliderà lo sfratto fissando il termine per il rilascio dell'immobile non oltre sessanta giorni dalla scadenza di quello concesso per il pagamento.


Testi per approfondire questo articolo