Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 564 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Condizioni per l'esercizio dell'azione di riduzione

Dispositivo dell'art. 564 Codice civile

Il legittimario (1) [536 c.c.] che non ha accettato l'eredità col beneficio d'inventario (2) [484, art. 557 del c.c. c.c.] non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati, salvo che le donazioni e i legati siano stati fatti a persone chiamate come coeredi, ancorché abbiano rinunziato all'eredità [519 ss. c.c.]. Questa disposizione non si applica all'erede che ha accettato col beneficio d'inventario e che ne è decaduto [493, 505 c.c.], 494, 505] (2).
In ogni caso il legittimario, che domanda la riduzione di donazioni [555 c.c.] o di disposizioni testamentarie [554 c.c.], deve imputare alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti (3), salvo che ne sia stato espressamente dispensato (4) [552, 553, [[724cc] c.c.].
Il legittimario che succede per rappresentazione [467 ss. c.c.] deve anche imputare le donazioni e i legati fatti, senza espressa dispensa, al suo ascendente [740 c.c.].
La dispensa non ha effetto a danno dei donatari anteriori (5).
Ogni cosa, che, secondo le regole contenute nel capo II del titolo IV di questo libro, è esente da collazione, è pure esente da imputazione [737 ss. c.c.].

Note

(1) La previsione vale solo per il legittimario leso. Quello pretermesso, in quanto non chiamato all'eredità, non può accettarla.
(2) La mancanza dell'accettazione beneficiata può essere rilevata anche d'ufficio dal giudice.
(3) In tal modo si determina il valore reale della legittima (v. art. 536 del c.c.).
(4) La dispensa dall'imputazione deve essere espressa. Si ritiene debba rivestire la stessa forma dell'atto di donazione, benchè possa essere anche non contestuale ad essa.
(5) In questo modo si evita che attraverso la dispensa dall'imputazione possano essere indirettamente revocate le donazioni anteriori.

Ratio Legis

Imporre l'accettazione beneficiata all'erede che voglia agire in riduzione contro i non coeredi è un modo per tutelare tali soggetti consentendo loro di conoscere l'ammontare dell'eredità e, quindi, della disponibile.
L'imputazione ex se si spiega, invece, in quanto tali donazioni e legati vengono considerati un'anticipazione sulla quota di legittima, a meno che il de cuius non abbia espresso una diversa volontà.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 564 Codice civile

Cass. n. 22097/2015

La dispensa del donatario dall'imputare la donazione alla propria quota di legittima costituisce un negozio autonomo rispetto alla donazione medesima, sicché essa può essere effettuata anche nel successivo testamento del donante.

Cass. n. 22632/2013

In tema di azione di riduzione, qualora il legittimario, ai sensi dell'art. 564 cod. civ., non possa aggredire la donazione più recente a favore di un non coerede per aver accettato l'eredità senza beneficio d'inventario, egli non può aggredire la donazione meno recente a favore del coerede, se non nei limiti in cui risulti dimostrata l'insufficienza della donazione più recente a reintegrare la quota di riserva, non potendo ricadere le conseguenze negative del mancato espletamento di quell'onere su soggetti estranei all'assolvimento dello stesso.

Cass. n. 28632/2011

A norma dell'art. 564 c.c., il legittimario che abbia la qualità di erede non può esperire l'azione di riduzione delle donazioni e dei legati lesivi della sua quota di legittima ove non abbia accettato l'eredità con beneficio d'inventario, non potendo tale condizione valere, invece, per il legittimario totalmente pretermesso, il quale può acquistare i suoi diritti solo dopo l'esperimento delle azioni di riduzione o di annullamento del testamento. La pretermissione del legittimario può verificarsi anche nella successione "ab intestato", qualora il "de cuius" si sia spogliato in vita del suo patrimonio con atti di donazione.

Cass. sez. un. n. 7098/2011

La mancanza della rinunzia al legato in sostituzione di legittima, da parte del legittimario che agisce in riduzione ai sensi dell' art. 564 c.c., è rilevabile di ufficio, senza necessità di eccezione della controparte; ne consegue che è tempestiva la relativa eccezione sollevata per la prima volta nell'atto di appello.

Cass. n. 19527/2005

In tema di azione di riduzione delle donazioni e dei legati, qualora il testatore abbia disposto a titolo universale dell'intero asse ereditario, la condizione dell'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario è esclusa nell'ipotesi in cui il legittimario, essendo stato totalmente pretermesso, non assume, ai sensi dell'art. 467 secondo comma c.c., la qualità di chiamato all'eredità fino a quando l'istituzione testamentaria non venga ridotta nei suoi confronti; tale regola è stata da tempo estesa all'erede legittimo sul rilievo che, qualora il de cuius si sia spogliato in vita dell'intero patrimonio con atti di donazione, anche nella successione ab intestato può configurarsi la totale pretermissione del legittimario il quale, per l'assenza di beni relitti, si trovi nella necessità di esperire l'azione di riduzione a tutela del diritto sostanziale riconosciutogli dalla legge; infatti, la disposizione di cui all'art. 564 c.c., che subordina la proposizione dell'azione di riduzione delle donazioni e dei legati da parte del legittimario alla sua accettazione con beneficio d'inventario, salvo che le donazioni e i legati siano fatte a persone chiamate come coeredi, risponde alla ratio di evitare che la confusione dei patrimoni del de cuius e dell'erede impedisca al donatario e al legatario di verificare l'effettività della lesione della riserva e, inoltre, all'esigenza, di cui è fatta menzione nella relazione al progetto definitivo del codice civile, di evitare il contrasto logico ed insanabile fra la responsabilità illimitata dell'erede, nonchè il suo obbligo di rispettare gli atti di disposizione del defunto, e l'azione di riduzione della liberalità.

Cass. n. 9424/2003

La riduzione della disposizione testamentaria conseguente all'accoglimento della domanda del legittimario che si ritenga leso nella sua quota di riserva, non derivando da un vizio di nullità dell'atto dispositivo, rende tale atto soltanto inefficace ex nunc nei confronti del legittimario vittorioso, sicché, fino a quando non sia intervenuta la pronuncia di accoglimento della domanda di riduzione, le disposizioni testamentarie (come anche le donazioni) lesive della quota di legittima conservano ed esplicano la loro efficacia. Ne consegue che la controversia relativa all'azione di riduzione non si pone in rapporto di pregiudizialità necessaria con la domanda di liquidazione della quota di capitale sociale oggetto di disposizione testamentaria suscettibile di riduzione in caso di accoglimento della domanda proposta dal legittimario che si ritenga leso, non potendosi comunque verificare il contrasto di giudicati.

Cass. n. 2294/1996

L'esperimento dell'azione di simulazione da parte degli eredi, relativamente ad un negozio apparentemente oneroso compiuto dal de cuius, preordinato al successivo eventuale esercizio dell'azione di riduzione e diretto contro persone estranee all'eredità non è condizionato all'accettazione con beneficio d'inventario nei soli casi in cui venga in questione la simulazione assoluta di un negozio giuridico o in cui, pur prospettandosi Ia simulazione come relativa, il negozio dissimulato sia nullo per vizio di forma o per incapacità di uno dei soggetti o per altra causa, non potendo in tali casi negarsi l'interesse del legittimario a fare accertare, indipendentemente dall'azione di riduzione, l'intervenuta simulazione e cioè l'inesistenza dell'apparente negozio giuridico posto in essere dal de cuius. Viceversa, allorquando sia stato impugnato un negozio oneroso siccome dissimulante una donazione, essendo il negozio dissimulato rivestito della forma prescritta, l'azione di simulazione è in funzione unicamente dell'azione di riduzione e perciò in tanto può essere proponibile, in quanto sussista il presupposto cui è condizionata la proposizione della seconda e cioè l'accettazione con beneficio d'inventario.

Cass. n. 12632/1995

Il legittimario pretermesso non è chiamato alla successione per il solo fatto della morte del de cuius, potendo acquistare i suoi diritti solo dopo l'esperimento delle azioni di riduzione o di annullamento del testamento, ovvero dopo il riconoscimento dei suoi diritti da parte dell'istituito. Ne consegue che la condizione della preventiva accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, stabilita dal primo comma dell'art. 564 per l'esercizio dell'azione di riduzione, vale soltanto per il legittimario che abbia in pari tempo la qualità di erede (per disposizione testamentaria o per delazione ab intestato), e non anche per il legittimario
totalmente pretermesso dal testatore.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: è possibile inviare documenti o altro materiale allegandolo ad una email da inviare all'indirizzo info@brocardi.it indicando nell'oggetto il nome con il quale si è richiesto il servizio di consulenza

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 564 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Anonimo chiede
martedì 25/07/2017 - Piemonte
“Mio padre è morto l’8 agosto 2015 lasciando un testamento fatto dal notaio e pubblicato in data 12-10-2015 dichiarando che in vita aveva dato molto di più al figlio ( in quanto figlio maschio prediletto)
Mio fratello Tizio ha fatto l’accettazione con beneficio di inventario ricevuta dal notaio in data 12-02-2016
Non ha finito l’inventario e dovuto chiedere una prima proroga di 3 mesi
-intanto è stata fatta la Successione il 14 luglio 2016 per non incorrere nella scadenza dei termini
-il 10 agosto 2016 è scaduta la proroga di 3 mesi concessa dal giudice per finire l’inventario che non è mai stato portato a termine
-il 14 settembre 2016 , con il deposito di una memoria di costituzione ,chiede l’ennesima proroga che verrà rigettata il 29 settembre 2016 . Nella stessa memoria dichiara di non essere nel possesso dei beni ereditari e nello specifico della proprietà del laboratorio odontoiatrico ,lasciatogli in quota x testamento . Che il laboratorio in questione è stato occupato fino al giorno 12 sett.2016 dal CENTRO Alfa di Tizia ( sua moglie) e inoltre che un mazzo di chiavi è stato consegnato all’amministratore del condominio che ancor oggi non sa che farsene ( forse tutto questo x cercare di spossessarsi del bene).
-Peraltro, a confutare la sua falsa affermazione di non essere nel possesso dei beni ,risulta che egli è anche comproprietario di una quota di un terreno e di alcuni quadri del padre che sono stati trasferiti nella nuova sede del Centro Alfa di Tizia e che si vedono fotografati nel sito internet .
Inoltre il Centro Alfa utilizza il numero di telefono appartenuto al laboratorio del padre sin dal 1964 che denota l’appropriamento del pacchetto clienti del papà raccolta in 60 anni di attività...., senza aver riconosciuto un quantum ,creando un danno economico anche alla sorella che non ha potuto usufruire di tale importante attività e del reddito che ne consegue …
A distanza di 10 mesi dalla scadenza dei termini di inventario ,in data 20 luglio 2017 abbiamo ricevuto invito a partecipare ad un incontro con una società di mediazione in quanto il fratello chiede “ previa ricostruzione dell’asse ereditario, riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni del decuius per reintegrare la quota di legittima lesa ai suoi danni per un importo di circa 150.000e. Restituzione all’ eredità dei prelievi effettuati e delle somme distratte .”
Ho letto che “ Chiuso l’inventario l’erede ha poi 40 giorni per accettare o meno l’eredità. Che in caso di inerzia, si ritiene che abbia accettato puramente e semplicemente.”
Vi chiedo se la richiesta di partecipare a questa mediazione sia la logica prosecuzione di una azione che credevo fosse finita …essendo trascorso quasi un anno dalla scadenza dei termini di inventario che x sua incuria non è stato portato a termine…se quindi sia la strada obbligata indicata dalla legge , o se a parer vostro è solo un mero tentativo di riprovarci per avere altri vantaggi economici .
Inoltre chiedo di sapere : se dovesse essere necessario aderire alla mediazione … posso io mettere in chiaro le donazioni/regalie che sono state fatte da mio padre a mio fratello o saranno messe in dubbio solo quelle che riguardano il resto della famiglia ?
Se avete un consiglio da darmi sarà ben accetto
Resto in attesa cordiali saluti”
Consulenza legale i 31/07/2017
Da quanto è dato leggere nel quesito sembra di capire che sia il fratello che la sorella sono stati istituiti eredi dal padre ma in misura diversa, essendo stata lasciata alla sorella una quota maggiore rispetto al fratello, con la motivazione che quest’ultimo in vita era stato beneficiato in misura superiore.

Sembra chiaro che intenzione del fratello sia adesso quella di chiedere la riduzione delle disposizioni testamentarie per lesione della sua quota di legittima, intenzione già esplicitata per il fatto stesso di aver accettato l’eredità con beneficio di inventario.

Infatti, se si legge l’art. 564 c.c., inserito nella sezione dedicata alla reintegrazione della quota riservata ai legittimari, si può vedere che tale norma pone quale condizione per l’esercizio dell’azione di riduzione la circostanza che il legittimario preteso leso abbia accettato l’eredità con beneficio di inventario.
La medesima norma, però, continua dicendo che il rispetto di tale condizione non si rende necessario nell’ipotesi in cui si tratti di ridurre donazioni e legati fatti a persone chiamate come coeredi e che tale disposizione non si applica all’erede che abbia accettato con beneficio di inventario e che ne sia decaduto.

E’ proprio questo ciò che è successo nel caso di specie, essendo il fratello decaduto dal beneficio di inventario per non essere riuscito nei termini a completare l’inventario, malgrado le diverse proroghe richieste, ma non avendo per questo perso il diritto di agire in giudizio per la reintegrazione della sua quota di legittima.

Dunque, a prescindere dal fatto che sia o meno nel possesso dei beni ereditari, pur se decaduto dal beneficio di inventario e divenuto erede puro e semplice, potrà esercitare l’azione di reintegrazione della quota a lui riservata dalla legge in qualità di legittimario.
Per fare ciò occorre rispettare la fase della mediazione obbligatoria, istituto entrato in vigore nel nostro ordinamento dal 20 settembre 2013, anche se, in realtà si tratta di una re-introduzione.
Infatti, tra le materie oggetto di mediazione obbligatoria si annoverano, nell’odierna come nella passata normativa, le successioni ereditarie.

Ora, l’obiettivo del raggiungimento di una intesa tra coeredi in disaccordo (ossia l’accordo di conciliazione vero e proprio), risulta certamente più facile nell’ambito di una mediazione piuttosto che in un’aula di Tribunale, tenuto conto che peculiarità della stessa è proprio quella di mirare prima di ogni cosa alla soddisfazione di tutte le parti partecipanti al procedimento e, di conseguenza, anche al recupero del rapporto umano tra parenti.

Sul piano prettamente pratico, in ambito successorio il conseguimento di un consenso condiviso tra tutti i coeredi viene conseguito con il calcolo esatto delle quote ereditarie spettanti a ciascuna parte, con l’analisi dell’asse ereditario e del valore di mercato da attribuire ad esso e con la conseguente e finale definizione dei rapporti patrimoniali tra le stesse.

Per fare ciò occorre rispettare l’altra condizione posta dal secondo comma del predetto art. 564 c.c., il quale dispone che il legittimario che domanda la riduzione di donazioni o di disposizioni testamentarie, deve imputare alla sua porzione legittima, le donazioni e i legati a lui fatti, salvo che dal fare ciò ne sia stato espressamente dispensato (si tenga conto, comunque, che una eventuale dispensa da collazione produce effetto, ex art. 737 c.c., soltanto nei limiti della quota disponibile).
Quindi, è proprio questa norma che pone, quale ulteriore condizione affinché il fratello possa esercitare l’azione di riduzione, che lo stesso imputi alla sua porzione di legittima le donazioni già ricevute in vita dal padre, il che potrà anche essere richiesto dalla sorella nel corso ed in occasione della stessa mediazione, al fine di determinare con esattezza l’asse ereditario e così calcolare esattamente le quote spettanti a ciascuna parte e la quota di cui il testatore poteva liberamente disporre.

Il vantaggio della mediazione, in casi come questo, si traduce nel concreto in un elevatissimo risparmio di tempo e di denaro (i costi sono considerevolmente inferiori ad un normale giudizio), tenuto conto peraltro che, una volta raggiunto l’accordo, i contraenti non dovranno più rivolgersi al Tribunale per rendere esecutivo il verbale di mediazione (così come avveniva fino al 2013), ma gli avvocati delle parti, attestando che l’accordo raggiunto non è contrario a norme imperative o all’ordine pubblico, avranno immediatamente nel detto verbale un titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, l’esecuzione per consegna e rilascio, l’esecuzione degli obblighi di fare e non fare, oltre che per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

A ciò si aggiunga, infine, che tutti gli atti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni altra spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura; il verbale di accordo è anche esente dall’imposta di registro sino alla concorrenza del valore di 50.000 euro e, infine, in caso di successo della mediazione, le parti avranno diritto a un credito d’imposta fino a un massimo di 500 euro per il pagamento delle indennità complessivamente dovute all’organismo di mediazione, mentre, in caso di insuccesso, il credito d’imposta è ridotto della metà.
Sono diversi, dunque, come può notarsi, i vantaggi che possono indurre la sorella ad aderire alla mediazione al fine di raggiungere in tale sede un accordo tra i coeredi, trattandosi oltretutto di una fase prodromica obbligatoria onde poter iniziare una eventuale azione giudiziaria.

Dunque, alla domanda se la richiesta di mediazione sia la strada obbligata indicata dalla legge o un semplice tentativo posto in essere dal fratello e volto a conseguire ulteriori vantaggi economici, va risposto dicendo che in effetti trattasi di un percorso obbligato.
Infatti, il legislatore con il D.lgs. 28/2010, ha previsto delle ipotesi in cui le parti di una controversia civile o commerciale sono obbligate, prima di rivolgersi al giudice, ad esperire (a pena di improcedibilità della domanda) il procedimento di mediazione.

Si tratta delle controversie vertenti nelle materie elencate dall’art. 5, comma 1-bis del suddetto decreto legislativo, per come reintrodotto con alcune modifiche rispetto all’originaria disciplina, ad opera del c.d. decreto del fare, decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia”, conv., con mod., nella legge 9 agosto 2013, n. 98, e tra queste materie vi sono proprio le successioni ereditarie.

Si tenga conto però che il nuovo art. 5, comma 1-bis d.lgs. n. 28/2010 ha previsto che l’obbligatorietà della mediazione abbia natura transitoria e sperimentale: essa, difatti, ha efficacia per i quattro anni successivi alla data dell’entrata in vigore della riforma del 2013 (21 settembre 2013).
Pertanto, salvo ulteriori interventi normativi, le controversie vertenti nelle materie elencate nell’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010, tra cui appunto le successioni ereditarie, a decorrere dal 21 settembre 2017 non risulteranno più assoggettate alla disciplina della mediazione obbligatoria, il che potrebbe risultare sfavorevole per gli innegabili risparmi di spesa e di tempo che dall’esito positivo di tale procedura le parti potranno trarne.

Testi per approfondire questo articolo

  • La successione necessaria tra storia e riforme

    Collana: Cultura giuridica e rapporti civili
    Pagine: 592
    Data di pubblicazione: marzo 2013
    Prezzo: 60 €
    Categorie: Legittimari

    L'indagine ricostruisce, attraverso l'esame delle matrici storiche delle norme originarie del codice civile in tema di legittima, e mediante il confronto tra esse e i diversi strumenti di tutela previsti dai principali ordinamenti di civil law e di common law, le ragioni giustificative della disciplina e gli interessi da questa tutelati. Essa verifica in che misura le confliggenti esigenze della circolazione giuridica e gli interessi dei terzi giustifichino la riforma degli artt. 561 e 563... (continua)

  • Dei legittimari. Artt. 536-564

    Editore: Giuffrè
    Collana: Il codice civile. Commentario
    Data di pubblicazione: dicembre 2012
    Prezzo: 90,00 -10% 81,00 €
    Categorie: Legittimari

    Trattare oggi dei legittimari e dei loro diritti può forse suscitare minori diffidenze rispetto a qualche tempo fa. Si potrà sempre nutrire il sospetto che il commento degli articoli 536-564 del codice civile del 1942, che erano e restano la fondamentale sedes materiae, sviscerati come sono da tanti pregevoli contributi dottrinali, oltre che applicati da una consistente mole di decisioni giurisprudenziali, non riservi elementi consistenti di novità. Certo: si... (continua)