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Articolo 747 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Autorizzazione alla vendita dei beni ereditari

Dispositivo dell'art. 747 Codice di procedura civile

L'autorizzazione a vendere (1) beni ereditari [c.c. 460 2, 499, 531, 694, 703 4, 719] (2) si chiede con ricorso diretto [per i mobili al pretore e per gli immobili] al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione [c.c. 456](3).

Nel caso in cui i beni appartengono a incapaci (4) deve essere sentito il giudice tutelare [c.c. 344] (5).

Il giudice provvede sul ricorso con decreto, contro il quale è ammesso reclamo a norma dell'articolo 739(6).

Se l'istanza di autorizzazione a vendere riguarda l'oggetto d'un legato di specie, il ricorso deve essere notificato al legatario [c.c. 649 ss.](7).

Note

(1) Al fine di salvaguardare l'integrità del patrimonio ereditario è prevista l'autorizzazione del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione non soltanto per la vendita, unica operazione espressamente prevista dalla norma in esame, ma per tutti gli altri atti di disposizione e di straordinaria amministrazione, come ad una permuta, una datio in solutum, la costituzione di diritti reali o un'eventuale divisione ereditaria, che sono idonei ad incidere sulla capienza dell'asse ereditario.
(2) Rientrano nell'ambito di applicazione della norma gli atti di disposizione relativi ai beni di un'eredità non ancora accettata ed amministrata dal chiamato, possessore o non possessore (460), o dal curatore dell'eredità giacente (531) ovvero i beni di eredità accettata con beneficio d'inventario (490 ss.), i beni oggetto di sostituzione fedecommissaria (692), nonché quelli amministrati dall'esecutore testamentario (703). Inoltre, si precisa che l'articolo in commento trova applicazione anche in relazione ai beni devoluti in eredità o in legato oggetto di condizione sospensiva o in favore di nascituri e per i quali sia nominato un amministratore ai sensi degli artt. 641 ss. c.c.
(3) In seguito alla riforma apportata dal d.lgs. 19-2-1998, n. 51, recante l'istituzione del giudice unico, gli atti di disposizione che hanno ad oggetto beni ereditari mobili sono autorizzati dal Tribunale in composizione monocratica mentre quelli che hanno ad oggetto beni immobili sono di competenza del Tribunale in composizione collegiale.
(4) Si precisa che l'eredità devoluta ad incapaci, ovvero minori, anche emancipati, interdetti o inabilitati, deve essere accettata con beneficio d'inventario ai sensi degli artt. 471 e 472 c.c..
(5) Nel caso degli atti di disposizione che hanno ad oggetto beni immobili del minore soggetto alla potestà dei genitori è necessario specificare che sarà il giudice tutelare del luogo di residenza del minore ai sensi dell'art. 320 c.c. a dover autorizzare la vendita dei beni che sono definitivamente acquisiti nel patrimonio del minore in seguito alla chiusura del procedimento di accettazione dell'eredità cono beneficio di inventario. Mentre sarà il Tribunale del luogo dell'apertura della successione come previsto al primo comma della norma in esame ad avere la competenza per autorizzare gli atti di disposizione quando il procedimento di acquisto non si sia ancora perfezionato essendo ancora pendente la procedura di accettazione con beneficio di inventario.
(6) Il decreto con cui viene autorizzata la vendita può essere impugnato con il reclamo alla Corte d'appello se è stato pronunciato dal Tribunale in composizione collegiale ed ha oggetto i beni immobili, mentre se si tratta di un provvedimento pronunciato dal Tribunale in composizione monocratica ed ha oggetto beni mobili, il reclamo dovrà essere presentato al Tribunale in composizione collegiale.
(7) Al fine di tutelare la posizione dei creditori ereditari e in osservanza del principio "nemo liberalis nisi liberatus", la norma prevede la vendita del bene ereditario oggetto di legato, anche se il bene non risulta più ereditario visto che il legato, ai sensi dell'art. 649 c.c., si acquista automaticamente senza bisogno di accettazione al momento dell'apertura della successione. Per tale motivo, in tali casi, la norma richiede che il ricorso per l'autorizzazione alla vendita del bene legato, venga notificato a colui che ne risulta titolare, ossia al legatario.

Ratio Legis

La ratio della norma in esame si riscontra nella necessità di tutelare l'integrità del patrimonio ereditario salvaguardando in tal maniera i diritti e gli interessi di coloro che riceveranno i beni ereditari, ovvero ad esempio i chiamati all'eredità, i chiamati in subordine, il sostituito fedecommissario.

Massime relative all'art. 747 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 30051/2019

Il decreto reso dal presidente del tribunale, ai sensi dell'art. 745 c.p.c., sul ricorso avverso il rifiuto del cancelliere di rilasciare copia di sentenza, non è impugnabile per cassazione, a norma dell'art. 111 Cost., trattandosi di atto di volontaria giurisdizione, adottato sulla base dell'audizione di detto cancelliere e senza necessità di instaurazione del contraddittorio con il soggetto passivo del diritto alla copia, e che, pertanto, non si traduce in statuizioni sul diritto stesso, non ravvisabili in valutazioni di tipo meramente delibativo, le quali lasciano impregiudicato quel diritto e la sua tutelabilità in sede contenziosa nel rapporto con l'amministrazione depositaria del documento.

Cass. civ. n. 39/2015

Il curatore dell'eredità giacente, pur non essendo rappresentante del chiamato all'eredità, è legittimato attivamente e passivamente, ai sensi dell'art. 529 cod. civ., in tutte le cause che riguardano l'eredità medesima.

Cass. civ. n. 13520/2012

La competenza ad autorizzare la vendita di immobili ereditati dal minore soggetto alla potestà dei genitori appartiene al giudice tutelare del luogo di residenza del primo, a norma dell'art. 320, terzo comma, c.c., unicamente per quei beni che, provenendo da una successione ereditaria, si possono considerare acquisiti al suo patrimonio. Ne consegue che, ai sensi del primo comma dell'art. 747 c.p.c., la competenza spetta, sentito il giudice tutelare, al tribunale del luogo di apertura della successione, ove il procedimento dell'acquisto "iure hereditario" non si sia ancora esaurito per essere pendente la procedura di accettazione con beneficio di inventario, in quanto, in tale ipotesi, l'indagine del giudice non è circoscritta soltanto alla tutela del minore, ai sensi dell'art. 320 c.c., ma si estende a quella degli altri soggetti interessati alla liquidazione dell'eredità, così evitandosi una disparità di trattamento fra minori "in potestate" e minori sotto tutela, con riguardo alla diversa competenza a provvedere per i primi (giudice tutelare ai sensi dell'art. 320 c.c.) e i secondi (tribunale quale giudice delle successioni, in base all'art. 747 c.p.c.).

Cass. civ. n. 14182/2011

L'azione di petizione di eredità non esige l'integrale contraddittorio di tutti i coeredi, sicché il possessore dei beni ereditari, convenuto in giudizio da uno solo degli eredi, nulla può opporre al riguardo, essendo sempre tenuto alla restituzione dei beni per intero, in quanto appartenenti all'eredità, mentre nei rapporti interni tra i coeredi la rivendicazione vale per la quota spettante a ciascuno di essi; con la conseguenza che, ove uno dei coeredi sia rimasto contumace nel giudizio di primo grado promosso dall'altro coerede, gli eredi di entrambi hanno facoltà di intervenire, anche in appello, nel relativo giudizio, chiedendo l'estensione degli effetti della domanda originaria, senza che possa configurarsi novità della domanda.

Cass. civ. n. 5274/2006

Il giudice competente a provvedere sull'eredità giacente, ai sensi dell'art. 105 del D.L.vo n. 51 del 1998, è il tribunale in composizione monocratica, i provvedimenti del quale sono reclamabili in Corte d'appello in applicazione della norma, di carattere generale, stabilità dall'art. 747, comma terzo, c.p.c.; ne consegue che, ove il tribunale disponga la cessazione della curatela a seguito della decadenza di un erede — genitore di figli minorenni — dalla rinunzia all'eredità, il relativo provvedimento, ancorché adottato dal tribunale «quale giudice tutelare» e non quale giudice funzionalmente competente per l'eredità giacente, è soggetto al reclamo sopraindicato e non a quello (ai sensi dell'art. 739 c.p.c.) al tribunale in composizione collegiale, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione avverso il provvedimento con il quale il tribunale, così adito, si dichiari incompetente.

Cass. civ. n. 1593/1981

Anche dopo la riforma del diritto di famiglia, la competenza ad autorizzare la vendita di beni immobili ereditari del minore soggetto alla potestà dei genitori appartiene al giudice tutelare del luogo di residenza del minore, a norma del terzo comma dell'art. 320 c.c., unicamente per i beni che, provenendo da una successione ereditaria, si possano considerare acquisiti definitivamente al patrimonio del minore; l'autorizzazione spetta invece — sentito il giudice tutelare — al tribunale del luogo dell'apertura della successione, in virtù del primo comma dell'art. 747 c.p.c., tutte le volte in cui il procedimento dell'acquisto iure hereditario non si sia ancora esaurito, come quando sia pendente la procedura di accettazione con il beneficio dell'inventario, e ciò sia perché in tal caso l'indagine del giudice non è limitata alla tutela del minore, alla quale soltanto è circoscritta dall'art. 320 citato, ma si estende a quella degli altri soggetti interessati alla liquidazione dell'eredità, sia perché altrimenti si determinerebbe una disparità di trattamento tra minori in potestate e minori sotto tutela, sotto il profilo della diversa competenza a provvedere in detta ipotesi per i primi (giudice tutelare, ai sensi dell'art. 320 c.c.) e per i secondi (tribunale quale giudice delle successioni, in base all'art. 747 c.p.c.).

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Consulenze legali
relative all'articolo 747 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Alberto A. chiede
giovedì 15/07/2021 - Veneto
“All'attenzione di chi spetta;

PREMESSA: In seguito ad accettazione di eredità usufruendo del beneficio di inventario, mia madre (soggetto non interdetto, ne inabilitato) è entrata in possesso di un immobile (tra le altre sostanze), del quale è stato chiesto il permesso di alienazione al giudice competente secondo quanto prescritto dall'art. 493 c.c.
Successivamente, accordato il permesso, l'immobile è stato ceduto ad una GEIE ed è stato percepito il corrispettivo tramite bonifico incassato su c/c intestato a mia madre. Dal momento dell'apertura della successione (3 anni addietro) non si è presentato alcun creditore, ragion per la quale non è stato formato lo stato di graduazione. Inoltre, non si è ritenuto opportuno avviare una liquidazione promossa dall'erede ex art. 503 c.c.

DOMANDA: il denaro, per ora depositato su c/c personale, sembra si debba depositare su "c/c vincolato". Cosa implica la locuzione "vincolato"? Può rimanere nel c/c personale qualora non si disponga della parte percepita a seguito dell'alienazione ed essa rimanga a disposizione di eventuali creditori? Questo comporterebbe la decadenza dal beneficio d'inventario? Può essere investito in obbligazioni?

Grazie”
Consulenza legale i 21/07/2021
Nell’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, il pagamento dei debiti ereditari può avvenire da parte dell’erede attraverso tre modalità:
  1. la liquidazione individuale; b) la liquidazione concorsuale; c) il rilascio dei beni ereditari.

La liquidazione individuale, che è quella che in questo caso si è scelto di seguire, costituisce la modalità più semplice e più diffusa nella prassi ed è prevista dall’ordinamento all’art. 495 del c.c.; ad essa è possibile fare ricorso quando non vi sia stata opposizione dei creditori e qualora l’erede, di sua spontanea iniziativa, abbia preferito non procedere con la modalità di liquidazione concorsuale.

Scegliendo tale forma di liquidazione, all’erede è consentito pagare i debiti senza seguire particolari formalità, trascorso un mese dalla trascrizione di cui all’art. 484 del c.c.; in particolare, l’erede potrà liquidare creditori e legatari nell’ordine di richiesta, man mano che si presentano e fino a esaurimento dell’attivo.
Il pagamento potrà essere effettuato oltre che con denaro liquido esistente nell’eredita, anche con il denaro ricavato dall’alienazione dei beni ereditari, il tutto previa autorizzazione del Tribunale del luogo di apertura della successione.
Tale modalità di liquidazione, tuttavia, pur essendo la meno onerosa e la più snella, ha il difetto di non garantire certezza sui tempi entro cui i creditori devono essere soddisfatti e questo perché il codice civile non prescrive un termine massimo di liquidazione.
Da ciò ne consegue che la perdita della qualifica di bene ereditario è collegata alla prescrizione dei crediti ereditari medesimi, i quali generalmente si prescrivono in dieci anni; tuttavia, si deve tener presente che, anche dopo il decorso di tale termine, è sempre possibile che un creditore (rimasto inerte perché, ad esempio, non a conoscenza del decesso del defunto o perché il proprio credito risulti essere sottoposto a condizione) eserciti le azioni a tutela del proprio credito nei confronti dell’erede.
Il rischio di questa forma di liquidazione, dunque, è che i beni dell’asse possano essere aggrediti senza termine dai creditori del defunto.

Leggendo le norme che disciplinano l’istituto dell’accettazione con beneficio di inventario ed in particolare quelle che regolano l’attività liquidatoria che spetta all’erede (gli artt. art. 495 del c.c. e 498 c.c.), se ne ricava che l’attività di amministrazione costituisce per l’erede beneficiato un diritto in quanto egli, a differenza del chiamato, del curatore dell’eredità giacente e dell’esecutore testamentario, nella sua qualità di erede, è titolare e proprietario dei beni dell’eredità ed ha piena legittimazione a porre in essere gli atti di amministrazione del patrimonio ereditario ed a compiere le scelte di amministrazione sulla base di principi di economicità e di opportunità, da sottoporre alla valutazione del giudice delle successioni.
Dall’altro lato, l’amministrazione di quei medesimi beni fa sorgere in capo all’erede l’obbligo di non recare pregiudizio a creditori e legatari, conservando beni sufficienti a garantirli (parte della dottrina ha parlato di onere di amministrazione, per sottolineare la necessità di svolgere una determinata attività per il raggiungimento o la conservazione del beneficio della separazione dei patrimoni).
Si tratta, in ogni caso, della amministrazione di un patrimonio separato in vista della soddisfazione degli interessi di particolari soggetti; per tale ragione, non essendo tale attività libera, ma assolutamente vincolata alla funzione liquidatoria di cui si è detto, occorre che qualunque atto di disposizione di beni del defunto sia sottoposto al preventivo vaglio del giudice delle successioni ex art. 747 del c.p.c., anche allorchè si tratti di compiere un atto come quello a cui nel quesito si fa riferimento (reimpiegare la somma ricavata dalla vendita nell’acquisto di obbligazioni).
Il principio a cui ci si deve sempre attenere è quello secondo cui l’amministrazione di un’eredità beneficiata deve porsi in funzione conservativa, cioè non deve tendere a migliorare o arricchire il patrimonio ereditario, ma deve essere svolta in funzione della sua liquidazione.

Proprio perché, come si è detto prima, si tratta di amministrare un patrimonio separato, il giudice delle successioni generalmente, in sede di autorizzazione alla vendita di un bene ereditario, dispone che la somma ricavata da tale vendita venga depositata in un conto o libretto postale o bancario intestato ad “Eredità beneficiata del de cuius” (in tal senso si parla di deposito vincolato).
Dal punto di vista pratico, però, risulta abbastanza difficile dare attuazione ad un provvedimento di questo tipo, in quanto molti uffici postali e/o bancari neppure sono a conoscenza di tale prodotto.
La soluzione che si utilizza per raggiungere il medesimo obiettivo della separazione dei patrimoni è quello di richiedere l’apertura di un conto corrente ordinario, intestato all’erede che ha accettato con beneficio di inventario, destinandolo a svolgere esclusivamente le funzioni di conto corrente riservato all’eredità beneficiata.
In esso potranno farsi confluire i proventi della liquidazione dei beni immobili lasciati dal defunto, tenendosi presente che, argomentando anche dall’art. 492 c,c,, si tratta di somme vincolate alla liquidazione e che, unitamente ai proventi che se ne ricaverebbero, potrebbero essere distratte da questo fine solo per indispensabili atti di conservazione dei beni.

In conclusione, dunque, ciò che si consiglia, al fine di non rischiare di incorrere nella decadenza del beneficio di inventario, è di:
  1. chiedere al giudice delle successioni ex artt. 493 c.c. e 747 c.p.c., con ricorso di volontaria giurisdizione, di essere autorizzati all’apertura di un conto corrente ordinario intestato all’erede, con obbligo di dare immediata comunicazione al giudice delle coordinate di tale conto e di trasferire in esso i proventi della vendita già autorizzata ed eseguita;
  2. chiedere contestualmente al medesimo giudice di essere autorizzati ad investire le somme ricavate da detta vendita nell’acquisto di obbligazioni (fornendo al medesimo, ovviamente, adeguate garanzie circa la sicurezza dell’investimento), giustificando tale acquisto con la finalità di voler rendere redditizia quella somma e, dunque, di potere in questo modo accrescere il patrimonio ereditario, sempre in funzione della sua liquidazione.

Qualora il giudice non dovesse autorizzare quanto richiesto, si disporrà pur sempre di una prova attestante la propria intenzione di tenere il patrimonio del defunto separato da quello personale.


Anonimo chiede
domenica 07/03/2021 - Lazio
“Buongiorno,
Chiedo l'anonimato sul presente quesito nel rispetto della privacy.
Mio marito è morto all’inizio di quest'anno.
L'anno scorso è stato chiamato in causa, insieme ad altre persone, a seguito del fallimento di un'azienda della quale mio marito era parte del collegio sindacale. Gli contestano alcune mancanze che sono però tutte da verificare e da dimostrare nel futuro processo che si terrà.
Poiché il risarcimento che chiedono è alto, essendo il processo ancora in corso, non essendo ancora stata fatta una prima udienza, avendo dichiarando morto mio marito nel corso del processo e non sapendo se questo avrà qualche benefico nel far desistere l’accusa a continuare il processo contro noi eredi, noi familiari superstiti abbiamo dovuto prendere le seguenti decisioni delle quali non sono qui ad esporre i motivi dettagliati:
- io e la mia figlia più piccola abbiamo fatto un atto al notaio di accettazione dell'eredità col beneficio dell'inventario. L'inventario è in corso di completamento.
- gli altri due miei figli hanno fatto un atto al notaio di rinuncia all'eredità.
Tutte le persone coinvolte sono maggiorenni e, se può esservi di aiuto nella risposta al presente quesito, io e la mia figlia più piccola, ereditarie con inventario, siamo entrambe invalide 100% con legge 104 (di cui mia figlia con la gravità) e non ci sono altri creditori al di fuori del processo suddetto dall’esito ancora incerto.
Ovviamente il notaio che ci segue ha dovuto inserire nell’inventario 2 autoveicoli che sono intestati a mio marito defunto, dei quali specificherà anche il valore economico attuale basandosi su perizie automobilistiche di mercato.
Invece, un terzo autoveicolo è intestato a me ed è rimasto, quindi, fuori dall’inventario.
Il problema che vogliamo risolvere è il seguente:
una volta concluso e registrato l’inventario, è successivamente possibile svincolare i 2 autoveicoli in qualche modo? Magari avvalendosi delle necessità per due persone disabili oppure sostituendo il loro valore economico dichiarato nell’inventario con una reale somma di denaro e quindi, di fatto, comprandoli? In tal modo la somma barattata resterebbe nell’inventario e semmai un domani accettassi tutta l’eredità, sono soldi che rimarrebbero comunque in famiglia (non ci sono altri creditori al di fuori del processo suddetto dall’esito ancora incerto).
Sappiamo che ci sono delle procedure da eseguire al tribunale ma, come funzionano esattamente?
Quali sono gli esatti passi che dobbiamo compiere per fare queste richieste?
Queste procedure potranno essere fatte direttamente in tribunale o dovremo sempre avvalerci del notaio che sta concludendo l’inventario e quindi pagare una somma maggiore?
Inoltre, a prescindere dalle precedenti risposte, io che sono la moglie ereditaria con il beneficio di inventario, una volta concluso l’inventario, posso procedere all’intestazione in mio favore al PRA dei due autoveicoli al fine di poter rinnovare l’assicurazione e poterli comunque utilizzare? In caso affermativo, al PRA, devo dichiarare di essere erede oppure erede con inventario?
C’è qualche scadenza nell’effettuare il passaggio di proprietà da quando l’attuale intestatario è defunto?
Quali conseguenze e rischi corro nel fare il passaggio di proprietà?
Al contrario, se non faccio nulla, quali rischi corro nel continuare a guidare 2 veicoli ancora intestati ad una persona defunta?
Vi prego di rispondere in modo dettagliato ad ognuno dei quesiti posti.
Grazie,
Cordiali Saluti”
Consulenza legale i 15/03/2021
Cercheremo di rispondere in modo analitico a ciascuno dei quesiti posti, che per maggiore comodità vengono qui di seguito singolarmente riportati.

Una volta concluso e registrato l’inventario, è successivamente possibile svincolare i 2 autoveicoli in qualche modo?
L’art. 493 del c.c. consente di rispondere a questa domanda.
Tale norma elenca alcune categorie di atti, relativi a beni ricadenti nell’inventario, per il compimento dei quali si rende necessario, a pena di decadenza dal beneficio, chiedere ed ottenere la preventiva autorizzazione giudiziale.
Trattasi di un elenco che, per comune opinione, dottrinale e giurisprudenziale, non è da ritenere tassativo.
Ad esempio, si ritiene che con l’uso del termine “alienazione” non ci si sia voluti riferire soltanto alla vendita, ma ad ogni atto dispositivo dei beni ereditari, come una permuta, una rinuncia traslativa, una datio in solutum, ecc.).
Pertanto, se viene chiesta l’autorizzazione giudiziale è possibile svincolare i due autoveicoli sin da subito.


Seconda osservazione e secondo quesito
Magari avvalendosi delle necessità per due persone disabili oppure sostituendo il loro valore economico dichiarato nell’inventario con una reale somma di denaro e quindi, di fatto, comprandoli?

Purtroppo la scelta della accettazione con beneficio di inventario non può conciliarsi con le esigenze degli eredi, pur se relative a situazioni di accertata disabilità.
Una volta compiuto l’inventario, i beni in esso ricadenti avranno come finalità primaria quella di soddisfare eventuali creditori ereditari.
Con l’autorizzazione giudiziale, invece, sarà ben possibile surrogare le due autovetture con una somma di denaro, rappresentando al giudice, chiamato a concedere detta autorizzazione, la convenienza economica dell’operazione che si intende porre in essere, in quanto si andrebbe a sostituire una somma liquida di denaro (pari all’attuale valore commerciale delle due autovetture) con dei beni soggetti ad una ben nota svalutazione del settore a cui appartengono.

Sappiamo che ci sono delle procedure da eseguire al tribunale ma, come funzionano esattamente?
Quali sono gli esatti passi che dobbiamo compiere per fare queste richieste?
Queste procedure potranno essere fatte direttamente in tribunale o dovremo sempre avvalerci del notaio che sta concludendo l’inventario e quindi pagare una somma maggiore?
A queste domande può rispondersi congiuntamente.
Le informazioni di cui si è in possesso sono esatte.
Per ottenere l’autorizzazione di cui si è parlato prima occorre presentare un ricorso definito di volontaria giurisdizione.
Legittimato a presentare il ricorso è uno qualunque degli eredi beneficiati (o un suo rappresentante legale) oppure direttamente il notaio a cui è stato affidato il compito di redigere l’inventario.
Chiaramente in questo secondo caso occorrerà corrispondere al professionista il relativo onorario, mentre nel primo caso non si dovrà sostenere alcuna spesa, a condizione che si sia in possesso delle indispensabili competenze giuridiche per la predisposizione e adeguata motivazione del ricorso.
Giudice competente, ex art. 747 del c.p.c., è il Tribunale del luogo di apertura della successione (coincidente con l’ultimo domicilio del defunto ex art. 456 del c.c..

Domande successive, anche queste riunite perché strettamente connesse.

Inoltre, a prescindere dalle precedenti risposte, io che sono la moglie ereditaria con il beneficio di inventario, una volta concluso l’inventario, posso procedere all’intestazione in mio favore al PRA dei due autoveicoli al fine di poter rinnovare l’assicurazione e poterli comunque utilizzare?
In caso affermativo, al PRA, devo dichiarare di essere erede oppure erede con inventario?

La risposta è positiva ed in questo caso titolo idoneo per la trascrizione al PRA sarà l’atto di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.
Ciò sarà sufficiente per mantenere distinto il patrimonio del defunto da quello degli eredi.
Per quanto concerne l’uso, si ritiene opportuno precisare che, nonostante l’accettazione con beneficio di inventario, i beni caduti in successione restano sempre di proprietà dell’erede, che li deve custodire ed amministrare così come fa con tutti gli altri suoi beni.
Pertanto, l’uso ne è sicuramente consentito.


C’è qualche scadenza nell’effettuare il passaggio di proprietà da quando l’attuale intestatario è defunto?

Entro 60 giorni dall’autentica dell’atto di accettazione con beneficio di inventario, l’erede o un suo delegato deve chiedere la registrazione dell’atto di accettazione dell’eredità del veicolo ad uno Sportello Aci o al Pra, i quali rilasceranno il certificato di proprietà aggiornato a nome dell’erede o degli eredi.
Se la pratica per il passaggio di proprietà dovesse essere fatta dopo 60 giorni, occorre versare anche la sanzione dovuta per il ritardato pagamento, la quale è pari al trenta per cento dell’IPT (imposta provinciale di trascrizione) dovuta, oltre agli interessi legali (dovuti sulla sola IPT).

Quali conseguenze e rischi corro nel fare il passaggio di proprietà?
Nessuna conseguenza e nessun rischio, in quanto di tratta di un atto dovuto, compiuto in forza di un valido titolo (l’accettazione con beneficio di inventario), in grado di mantenere distinto il patrimonio del defunto.

Al contrario, se non faccio nulla, quali rischi corro nel continuare a guidare 2 veicoli ancora intestati ad una persona defunta?

In caso di controllo su strada da parte delle forze dell’ordine, si rischia una sanzione pecuniaria che va da un minimo di euro 356 ad un massimo di euro 1.776, oltre alla sanzione accessoria del ritiro della carta di circolazione, e ciò secondo quanto espressamente previsto dal codice della strada.



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