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Articolo 31 Testo Unico sulle successioni e donazioni

(D.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346)

[Aggiornato al 29/04/2022]

Termine per la presentazione della dichiarazione

Dispositivo dell'art. 31 Testo Unico sulle successioni e donazioni

1. La dichiarazione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione.

2. Il termine decorre:

  1. a) per i rappresentanti legali degli eredi o legatari, per i curatori di eredità giacenti e per gli esecutori testamentari dalla data, successiva a quella di apertura della successione, in cui hanno avuto notizia legale della loro nomina;
  2. b) nel caso di fallimento del defunto in corso alla data dell'apertura della successione o dichiarato entro sei mesi dalla data stessa, dalla data di chiusura del fallimento;
  3. c) nel caso di dichiarazione di assenza o di morte presunta, dalla data di immissione nel possesso dei beni ovvero, se non vi è stata anteriore immissione nel possesso dei beni, dalla data in cui è divenuta eseguibile la sentenza dichiarativa della morte presunta;
  4. d) dalla scadenza del termine per la formazione dell'inventario, se l'eredità è accettata con beneficio d'inventario entro il termine di cui al comma 1;
  5. e) dalla data della rinunzia o dell'evento di cui all'art. 28, commi 5 e 6, o dalla diversa data in cui l'obbligato dimostri di averne avuto notizia;
  6. f) dalla data delle sopravvenienze di cui all'art. 28, comma 7;
  7. g) per gli enti che non possono accettare l'eredità o il legato senza la preventiva autorizzazione, purché la relativa domanda sia stata presentata entro sei mesi dall'apertura della successione, dalla data in cui hanno avuto notizia legale dell'autorizzazione;
  8. h) per gli enti non ancora riconosciuti, purché sia stata presentata domanda di riconoscimento e di autorizzazione all'accettazione entro un anno dalla data di apertura della successione, dalla data in cui hanno avuto notizia legale del riconoscimento e dell'autorizzazione.

3. Fino alla scadenza del termine la dichiarazione della successione può essere modificata con l'osservanza delle disposizioni degli articoli 28, 29 e 30.

4. La presentazione ad ufficio del registro diverso da quello competente si considera avvenuta nel giorno in cui la dichiarazione è pervenuta all'ufficio competente.

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Consulenze legali
relative all'articolo 31 Testo Unico sulle successioni e donazioni

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A. P. chiede
sabato 28/01/2023 - Liguria
“Buongiorno.
In caso di successione tra fratelli, nel senso che uno dei fratelli è venuto a mancare, in mancanza di eredi diretti, moglie e figli, la casa di proprietà passa ai restanti fratelli rimasti.
Nel caso di
- rinuncia di uno dei due
- l'altro non si pronuncia su accettazione o no della sua parte
la terza persona può avviare la pratica di successione in attesa di pronuncia degli altri due aventi diritto? Nel qual caso come si dovrebbe procedere?
Grazie”
Consulenza legale i 02/02/2023
In forza di quanto disposto dall’art. 565 del c.c., nel caso di successione legittima, in assenza di coniuge, discendenti ed ascendenti, l’eredità si devolve ai collaterali, ovvero fratelli e sorelle.
Precisa il successivo art. 570 del c.c. che fratelli e sorelle succedono in parti eguali tra loro (salvo il caso di fratelli e sorelle unilaterali, a cui spetta la metà della quota che conseguono i germani).
Qualora, poi, come si pensa possa accadere nel caso di specie, taluno dei chiamati per legge abbia intenzione di rinunciare all’eredità, dovrà farsi applicazione dell’art. 522 c.c., il quale dispone che, salvo il diritto di rappresentazione, la parte di colui che rinuncia si accresce a coloro che avrebbero concorso con il rinunciante (quest’ultima norma, a sua volta, costituisce esplicazione del principio generale espresso all’art. 521 del c.c., ove è detto che il rinunciante è considerato come se non fosse mai stato chiamato all’eredità).

Occorre precisare che, rientrando i primi chiamati all’eredità nella categoria dei collaterali del de cuius, l’accrescimento in favore degli altri chiamati o dell’unico altro chiamato rimasto potrà aver luogo soltanto se non può operare l’istituto giuridico della rappresentazione, istituto disciplinato dagli artt. 467 e ss. c.c., e per effetto del quale la chiamata ereditaria si estende ai discendenti del rinunziante, se ve ne sono.

Prima di affrontare il tema a cui si fa esplicitamente riferimento nel quesito, si ritiene possa anche essere utile precisare che il legislatore, all’art. 481 del c.c., ha previsto un particolare strumento giuridico (c.d. actio interrogatoria) per mezzo del quale chiunque vi abbia interesse (è tale uno qualunque dei chiamati all’eredità) può rivolgersi all’autorità giudiziaria, chiedendo la fissazione di un termine entro il quale i chiamati che non hanno intenzione di manifestare alcuna volontà devono necessariamente dichiarare se accettano o rinunziano all’eredità (trascorso inutilmente detto termine, si perde definitivamente il diritto di accettare).

Precisato quanto sopra e passando ad esaminare la questione posta, va detto che l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione entro il termine fissato dall’art. 31 del T.U. successioni e donazioni (ossia dodici mesi dalla data di apertura della successione) incombe su tutti i soggetti chiamati all’eredità, salvo che gli stessi, anteriormente alla scadenza del suddetto termine e non essendo nel possesso dei beni ereditari, non vi abbiano rinunciato (si veda in tal senso la risposta ad interpello dell’Agenzia delle Entrate n. 296 del 25 maggio 2022).
Infatti, come chiarito con la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17 de 15 marzo 1991, per effetto del combinato disposto di cui al comma 2 dell’art. 28 del T.U. successioni e donazioni ed al comma 4 dell’art. 7 del T.U. successioni e donazioni, il presupposto dell’obbligo di presentare la dichiarazione di successione va individuato non nella qualità di erede accettante l’eredità, bensì in quella di chiamato all’eredità.
Inoltre, fin quando l’eredità non è stata accettata o non è stata accettata da tutti i chiamati, l’imposta è determinata considerando come eredi i chiamati che non vi hanno rinunciato.

In tal senso può richiamarsi la recente sentenza della Corte di Cassazione sez. V del 12.04.2022 n. 11832 nella quale si afferma che, facendo corretta applicazione dell’art. 7 del D.lgs. 246/1990, in tema di imposta successione il presupposto dell’imposizione tributaria deve individuarsi nella chiamata all’eredità e non già nell’accettazione.
Tale individuazione resta condizionata alla circostanza che il chiamato acquisti poi effettivamente la qualità di erede, mentre l’efficacia retroattiva della eventuale e successiva rinuncia, legittimamente esercitata, determina il venir meno del presupposto soggettivo dell’imposizione tributaria.

A quanto detto sopra va aggiunto che, secondo quanto si legge nelle istruzioni che l’Agenzia delle Entrate fornisce per la presentazione dichiarazione di successione, qualora, come nel caso in esame, vi siano più persone obbligate, nella loro qualità di chiamati all’eredità, è sufficiente che la dichiarazione sia presentata e sottoscritta anche da uno solo dei soggetti obbligati.
Ciò significa che soggetto dichiarante può anche essere il solo fratello che ha intenzione sin d’ora di accettare, mentre nella dichiarazione devono essere indicati i nominativi di tutti gli eredi con le relative quote di devoluzione.
Pertanto, se alcuni dei chiamati si rifiutano di presentare la denuncia di successione (come è probabile), se ne potrà fare carico uno solo degli eredi senza che sia necessario ottenere l’assenso degli altri.