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Articolo 484 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Accettazione col beneficio d'inventario

Dispositivo dell'art. 484 Codice civile

(1) L'accettazione col beneficio d'inventario [470, 490, 510, 511 c.c.] si fa mediante dichiarazione (2), ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione [456 c.c.], e inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso tribunale [52, 53 disp. att.] (3).

Entro un mese dall'inserzione, la dichiarazione deve essere trascritta, a cura del cancelliere, presso l'ufficio dei registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione [456, 2648 2830 c.c.] (4).

La dichiarazione deve essere preceduta o seguita dall'inventario, nelle forme prescritte dal codice di procedura civile [494 c.c., 769 ss. c.p.c.] (5).

Se l'inventario è fatto prima della dichiarazione, nel registro deve pure menzionarsi la data in cui esso è stato compiuto.

Se l'inventario è fatto dopo la dichiarazione, l'ufficiale pubblico che lo ha redatto deve, nel termine di un mese, far inserire nel registro l'annotazionedella data in cui esso è stato compiuto [495, 511 c.c.].

Note

(1) L'accettazione con beneficio di inventario evita la confusione tra il patrimonio del de cuius e quello dell'erede. Per l'effetto, il secondo risponde dei debiti ereditari nei limiti di quanto ricevuto (intra vires). Ove i beni del defunto non siano sufficienti, i suoi creditori non possono aggredire il patrimonio dell'erede.
(2) Per accettare l'eredità con benefico di inventario è necessario seguire la procedura formale di cui agli articoli 484 ss. del c.c.. Pertanto l'accettazione può avvenire solo in forma espressa e non tacita.
(3) Il comma è stato così modificato dal D. Lgs. 19 febbraio1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado).
(4) La trascrizione dell'accettazione beneficiata ha la funzione di pubblicità notizia, la cui omissione non determina l'inefficacia dell'accettazione con beneficio di inventario ma impedisce all'erede di pagare i creditori e legatari ai sensi dell'art. 495 del c.c..
Scopo di tale adempimento è quello di tenere informati i creditori, consentendo loro di tutelare i propri interessi.
(5) L'inventario consiste nell'elencazione di tutti i beni, mobili e immobili, che fanno parte del patrimonio ereditario allo scopo di determinarne la consistenza e di tenerlo separato da quello dell'erede.
Alle operazioni vi procede il cancelliere del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione o un notaio, che possono farsi assistere da uno stimatore per la valutazione economica dei beni ereditari.
Si seguono le norme di cui agli articoli 769 ss. del c.p.c..

Ratio Legis

Scopo della norma è quello di tutelare l'erede dalle conseguenze negative che potrebbero derivargli dall'accettazione di un'eredità in cui i debiti e i pesi superano il valore dei beni ereditari. L'accettazione beneficiata permette, quindi, di accettare anche eredità di dubbia consistenza consentendo all'erede di limitare la propria responsabilità.

Brocardi

Beneficium inventarii
Damnosa hereditas
Non praesumitur testator heredem gravare voluisse
Successio pro oneribus portioni suae respondet
Unicuique licet iuri pro se introducto renuntiare

Spiegazione dell'art. 484 Codice civile

Ai sensi dell'art. 459 del codice civile l'eredità si acquista con l'accettazione.
Uniche eccezioni al suddetto principio sono costituite: dal possesso dei beni ereditari (art. 485 2° e 3° comma del codice civile), dalla sottrazione dei beni ereditari (art. 527 del codice civile) e dall'acquisto dell'eredità da parte dello Stato (art. 586 del codice civile).

L'accettazione dell'eredità è l'atto giuridico con cui il chiamato all'eredità, titolare di una delazione attuale, acquista la qualità di erede e con essa l'eredità stessa.

L'eredità può essere accettata puramente e semplicemente o col beneficio di inventario (art. 470 del codice civile).

La differenza tra le due modalità di accettazione rileva sotto il profilo della responsabilità dell'erede per i debiti ereditari.
  • L'accettazione pura e semplice determina la confusione tra il patrimonio dell'erede e quello del de cuius, che diventano un tutt'uno inscindibile. L'erede sarà di conseguenza tenuto al pagamento dei debiti ereditari ultra vires e dunque anche qualora il loro valore superi quello dell'attivo ereditario.
  • L'accettazione col beneficio di inventario impedisce l'effetto della confusione tra i patrimonio dell'erede e quello ereditario, con conseguente limitazione della responsabilità dell'erede intra vires e quindi nei limiti del valore dell'attivo ereditario.

L'acquisto dell'eredità retroagisce all'apertura della successione (art. 459 del codice civile) garantendosi in tal modo la continuità dei rapporti giuridici tra defunto ed erede.

Il fondamento giuridico che sta alla base dell'istituto dell'accettazione beneficiata è quello di agevolare l'accettazione dell'eredità al fine di soddisfare l'interesse generale a che vi sia un erede che permetta la continuazione dei rapporti giuridici del de cuius dopo la sua morte.
Per tale motivo ai sensi del 2° comma della norma in oggetto il testatore non può in alcun modo vietare che la propria eredità sia accettata con beneficio d'inventario.

Il testatore è infatti libero di determinare i soggetti e l'oggetto della delazione mentre ogni ulteriore profilo della disciplina della delazione è indisponibile.
Ne discende la nullità della clausola che preveda espressamente il divieto di accettare col beneficio di inventario così come di ogni ulteriore clausola che implicitamente disponga tale divieto.

La dottrina preferibile esclude, altresì, la possibilità per il de cuius di prevedere l'obbligo testamentario di accettare con beneficio di inventario in quanto quantunque tale previsione sia posta nell'interesse dell'erede al fine di limitare la sua responsabilità per i debiti ereditari all'effettivo valore della massa ereditaria e quindi di agevolare l'accettazione dell'eredità, lo stesso si pone in contrasto con il superiore principio generale che tutela la libertà di accettare previsto ai sensi dell'art. 470 2° comma del codice civile.

Quanto alla natura giuridica:
  • dell'atto di accettazione beneficiata dell'eredità secondo la dottrina prevalente si tratterebbe di un negozio complesso nel quale si fonderebbe lo scopo di accettare l'eredità con quello di limitare la responsabilità per i debiti ereditari intra vires nei limiti del valore dei beni ereditari;
  • del beneficio di inventario prevale la teoria secondo la quale il beneficio di inventario rientrerebbe nella fattispecie dei patrimoni separati determinando una separazione tra il patrimonio personale dell'erede e quello ereditario e costituendo un'eccezione, legalmente prevista, al principio della generale responsabilità patrimoniale del debitore in forza del quale il debitore risponde dei propri debiti con tutti i beni presenti e futuri del suo patrimonio (art. 2740 del codice civile).
L'accettazione con beneficio di inventario richiede l'adempimento di particolari formalità:
  1. dichiarazione formale (l'accettazione beneficiata è sempre espressa) ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (ultimo domicilio del de cuius);
  2. inserzione della suddetta dichiarazione nel Registro delle Successioni presso il Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione;
  3. trascrizione dell'accettazione presso l'ufficio dei registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione avente natura di pubblicità notizia e avente lo scopo di rendere edotti i creditori ereditari dell'accettazione. Detta trascrizione, stante la sua specifica finalità, deve essere effettuata anche qualora nel compendio ereditario non siano presenti beni immobili. Quanto alla trascrizione degli acquisti mortis causa di beni immobili: qualora i beni immobili siano tutti ubicati nel luogo di apertura della successione la trascrizione ai sensi dell'art. 484 del codice civile varrà anche come trascrizione ai sensi dell'art. 2648 del codice civile. Qualora vi siano, invece, immobili ubicati in un luogo diverso sarà necessario provvedere alla loro trascrizione presso la competente conservatoria;
  4. redazione dell'inventario dei beni ereditari. Si tratta di un'operazione giuridica volta a determinare la consistenza del patrimonio ereditario. Secondo la ricostruzione preferibile l'accettazione con beneficio di inventario integrerebbe una fattispecie a formazione progressiva di cui l'inventario costituirebbe elemento perfezionativo. L'inventario può essere redatto prima o dopo la dichiarazione di accettazione dell'eredità;
  5. annotazione dell'inventario nel Registro delle Successioni presso il Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione. Trattasi di una pubblicità rilevante ai soli effetti della decorrenza del termine di cui all'art. 495 del codice civile necessario affinché l'erede possa procedere al pagamento dei creditori ereditari. La sua assenza non inficia la validità dell'accettazione beneficiata nè determina la decadenza dalla stessa.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 484 Codice civile

Cass. civ. n. 16739/2005

In tema di successioni mortis causa l'art. 484 c.c., nel prevedere che l'accettazione con beneficio d'inventario si fa con dichiarazione, preceduta o seguita dalla redazione dell'inventario, delinea una fattispecie a formazione progressiva di cui sono elementi costitutivi entrambi gli adempimenti ivi previsti; infatti, sia la prevista indifferenza della loro successione cronologica, sia la comune configurazione in termini di adempimenti necessari, sia la mancata di una distinta disciplina dei loro effetti, fanno apparire ingiustificata l'attribuzione all'uno dell'autonoma idoneità a dare luogo al beneficio, salvo il successivo suo venir meno, in caso di difetto dell'altro. Ne consegue che, se da un lato la dichiarazione di accettazione con beneficio d'inventario ha una propria immediata efficacia, determinando il definitivo acquisto della qualità di erede da parte del chiamato che subentra perciò in universum ius defuncti compresi i debiti del de cuius d'altro canto essa non incide sulla limitazione della responsabilità intra vires che è condizionata (anche) alla preesistenza o alla tempestiva sopravvenienza dell'inventario,in mancanza del quale l'accettante è considerato erede puro e semplice (artt. 485, 487, 488 c.c.) non perché abbia perduto ex post il beneficio, ma per non averlo mai conseguito.
Infatti, le norme che impongono il compimento dell'inventario in determinati termini non ricollegano mai all'inutile decorso del termine stesso un effetto di decadenza ma sanciscono sempre come conseguenza che l'erede viene considerato accettante puro e semplice, mentre la decadenza è chiaramente ricollegata solo ed esclusivamente ad alcune altre condotte,che attengono alla fase della liquidazione e sono quindi necessariamente successive alla redazione dell'inventario. Poiché l'omessa redazione dell'inventario comporta il mancato acquisto del beneficio e non la decadenza dal medesimo, ne consegue che all'erede, il quale agisce contro i terzi non chiamati alla successione, è precluso l'esperimento dell'azione di riduzione, non sussistendo il presupposto al riguardo richiesto dall'art. 564, primo comma, ultima parte, c.c., cioè l'accettazione con beneficio d'inventario.

Cass. civ. n. 2689/1978

Dell'accettazione con beneficio d'inventario, di cui agli artt. 484 e segg. c.c., in quanto diretta ad evitare che il patrimonio del de cuius si confonda con quello del chiamato alla successione ereditaria, e che questi debba rispondere dei debiti ultra vires hereditatis, possono avvalersi esclusivamente gli eredi, e cioè, i soggetti che subirebbero detti effetti in caso di accettazione pura e semplice. La legittimazione ad accettare con beneficio di inventario, pertanto, deve essere negata ai successori a titolo particolare, ivi compreso il coniuge superstite che subentri in una quota d'usufrutto, quale legatario ex lege, ai sensi delle disposizioni del codice civile vigenti prima della riforma del diritto di famiglia di cui alla L. 19 maggio 1975, n. 151, giacché anche per le obbligazioni a suo carico a termini dell'art. 1010 c.c. non è esposto al pericolo di dover rispondere con il patrimonio personale.

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Consulenze legali
relative all'articolo 484 Codice civile

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Maria A. L. chiede
domenica 24/02/2019 - Lombardia
“Salve, vi scrivo in quanto ho bisogno di una consulenza.
Il 31/01/2018 è venuta a mancare una delle sorelle di mio padre (lui è deceduto nel 2002) , parecchio benestante ma con cui non ho mai avuto rapporti: sono venuta a conoscenza del suo decesso per puro caso solo 3 mesi dopo (non sono stata avvertita né che fosse malata ed in casa di riposo, né del decesso).
Essendosi occupata di lei un'altra sorella di mio padre ho pensato, anche giustamente, che avesse lasciato tutti i suoi averi a lei.
In data 21/02/2019, per via traverse, vengo a conoscenza che il 21/01/2019 (quindi quasi un anno dopo dal decesso) questa mia zia si è rivolta ad un avvocato per aprire la successione, asserendo inoltre che lei ed una delle figlie ci hanno rimesso di tasca loro per spese condominiali della casa, retta della casa di riposo e funerale, ovviamente il tutto comprovato da fatture; per disguidi con Poste Italiane non ho ricevuto la raccomandata inviatami che mi informava di ciò.
Questa zia che si è occupata dell'altra poi deceduta, vive da ben 2 anni e mezzo nella casa della defunta e continua a viverci tuttora; conoscendo la sua disonestà e sapendo che la defunta possedeva un patrimonio non indifferente, temo che in questo anno (ma anche precedentemente) abbia in qualche modo approfittato della situazione (a quanto pare, la defunta negli ultimi anni non era più lucida al 100%), ripulendo i possibili conti di cui la defunta poteva essere titolare e portando via beni mobili di valore e preziosi dalla casa.
Sembra abbiano già iniziato l'inventario dei beni ma, a quanto ne so, non avrebbero potuto farlo senza la presenza degli altri eredi; a parte questo, sembra che da un primo controllo, oltre alla casa è stato rinvenuto un c/c con soli €200 ed è davvero improbabile che la defunta non avesse più nulla.
Dalle info raccolte gli eredi che sono in possesso dei beni, devono aprire la successione entro 3 mesi dalla morte; in caso contrario, diventano automaticamente eredi sia dell'attivo che del passivo, il loro patrimonio personale viene diciamo "sommato" all'eredità, senza possibilità di beneficio di inventario.
All'inizio pensavo di rinunciare, ma avendo la possibilità di accettare col beneficio di inventario, sto valutando anche questa opzione visto che in questo caso i miei beni personali non verrebbero intaccati in caso di passivo.
Vorrei quindi sapere, se accetto con beneficio di inventario, una volta appunto terminato l'inventario e determinato quindi l'attivo ed il passivo, basterà la dichiarazione già fornita, o dovrò decidere se accettare SENZA beneficio di inventario o rinunciare, affrontando quindi tutte le spese di un'ulteriore dichiarazione?
Ho appuntamento con l'avvocato di mia zia il 04 marzo, che in quella data vuol ricevere una risposta
Mi scuso nuovamente per essermi dilungata e vi ringrazio per l'attenzione,

M. A. L.”
Consulenza legale i 26/02/2019
L’accettazione dell’eredità con beneficio d'inventario (disciplinata dagli artt. 484 ss. c.c.) consiste in una dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione. Essa deve essere inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso tribunale.
Inoltre essa va trascritta presso l'ufficio dei registri immobiliari del luogo in cui si è aperta la successione.
L’inventario può essere fatto sia dopo la dichiarazione sia prima di essa, e va eseguito nelle forme prescritte dal codice di procedura civile. (in particolare, dagli artt. 769 ss. c.p.c.).
In questo caso, chi pone il quesito si trova nella situazione prevista dall’art. 487 del c.c., ovvero nella posizione del chiamato all'eredità che non è nel possesso di beni ereditari, e pertanto può fare la dichiarazione di accettare col beneficio d'inventario fino a che il diritto di accettare non è prescritto (il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni, che decorrono dal giorno dell’apertura della successione, ai sensi dell’art. 480 del c.c.: chiaramente in questo caso, considerata la situazione descritta nel quesito, sarà opportuno non attendere troppo).
Se la dichiarazione di accettare con beneficio di inventario viene fatta prima dell’inventario stesso, quest’ultimo va compiuto entro tre mesi dalla dichiarazione (salva eventuale proroga accordata dal giudice); in mancanza, è considerato erede puro e semplice (vedremo tra poco la differenza).

Se, invece, il chiamato all’eredità ha fatto l'inventario prima della dichiarazione d'accettazione, quest’ultima va fatta nei quaranta giorni successivi al compimento dell'inventario; in mancanza il chiamato perde il diritto di accettare l'eredità.

Con riferimento agli effetti dell’accettazione con beneficio di inventario, essi consistono essenzialmente nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell'erede (art. 490 del c.c.).
Da ciò deriva, tra l’altro, che:
  1. l'erede conserva verso l'eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte;
  2. l'erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti.
  3. i creditori dell'eredità e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell'erede.
Invece in caso di accettazione pura e semplice si verifica la “confusione” tra patrimonio del defunto e patrimonio dell’erede, il quale risponde, pertanto, del pagamento dei debiti ereditari anche con i propri beni.
Pertanto, per rispondere alla specifica domanda posta nel quesito, se il chiamato all’eredità ha reso la dichiarazione di accettazione beneficiata, una volta compiuto l’inventario nel termine di legge non sarà necessaria una ulteriore dichiarazione. Diversamente, se l’inventario è stato compiuto prima della dichiarazione di accettazione, quest’ultima andrà espressamente fatta nel ristretto termine di quaranta giorni previsto appunto dall’art. 487 c.c.
Naturalmente, quanto sopra presuppone che chi ha posto il quesito sia effettivamente un "chiamato" all'eredità, e cioè che la zia defunta non lasci né coniuge né figli (nel quesito non viene detto esplicitamente); in questo caso, la nipote succederebbe per rappresentazione del padre premorto (fratello della de cuius) ex art. 467 del c.c.

Giampaolo R. chiede
domenica 08/01/2017 - Lombardia
“Buongiorno, pongo un quesito in merito a quanto segue:

siamo 4 fratelli ( tutti residenti in Lombardia ) ed il penultimo sposato con separazione dei beni ma nullatenente in Italia muore lasciando un legato alla moglie di beni immobiliari tenuti all'estero ( mai dichiarati in Italia ).

Noi 3 fratelli viventi e residenti in Italia scopriamo che il fratello defunto ha in essere debiti EQUITALIA risalenti fin dall'anno 2000 per un valore di circa €. 100.000,-
Non essendoci in Italia altre eredità se non il mero debito EQUITALIA ci troviamo nell'obbligo dell'eredità LEGITTIMA ( 1/3 noi fratelli e 2/3 la moglie ) di dover provvedere alle rinunce, considerate che noi 3 fratelli abbiamo un totale di 7 figli, i cui figli hanno poi 8 figli di cui 7 minori . ( potete immaginare il costo che saremo tenuti a pagare per tutte le rinunce )
Siamo poi stati informati che 1 mese prima di morire nostro fratello ha firmato un LEGATO col quale lascia alla moglie UNA proprietà immobiliare all'estero che nel frattempo aveva provveduto a vendere per un importo di €. 120.000 e sempre nel paese straniero ha in corso di definizione una causa d'appello che probabilmente verrà aggiudicata a suo favore del valore di circa €. 140.000 .
Ora vorrei sapere se è verosimile il fatto che la moglie possa rinunciare alla Legittima ( e cioè ai 2/3 del debito EQUITALIA ) e godere invece del LEGATO pari a 120.000 + 140.000 tra l'altro mai dichiarati in Italia ???
e noi fratelli saremo tenuti invece a dover pagare per una considerevole ammontare di tutte le rinunce per noi, i nostri figli e nipoti ???
La legge può permettere tutto questo ???
grazie per vostro gentile riscontro.
Cordiali saluti.”
Consulenza legale i 14/01/2017
Purtroppo non esiste una soluzione che eviti ai fratelli del defunto esborsi considerevoli per la rinuncia all’eredità ed al contempo impedisca alla moglie del medesimo di beneficiare dell’unica parte del patrimonio del marito che non sia in passivo.
La rinuncia, pur nella sua complessità per il numero di persone coinvolte e con i costi che comporta, è d’obbligo se si desidera evitare l’accollo dei debiti ereditari.

Solitamente, per evitare quest’ultima conseguenza, i chiamati all’eredità possono optare per la cosiddetta accettazione con beneficio d’inventario, disciplinata dagli articoli 490 e seguenti del codice civile.
Sostanzialmente, con l’accettazione beneficiata, si mantengono distinti il patrimonio del defunto da quello dell’erede, con l’importante conseguenza che l’erede non sarà tenuto al pagamento dei debiti ereditari oltre il valore dei beni che gli sono pervenuti dall’eredità: ciò è rilevante perché egli potrà estinguere i debiti ereditari solo con l’attivo dell’asse ereditario, senza intaccare il suo patrimonio.
Nel caso in esame, ad avviso di chi scrive, la soluzione appena illustrata potrebbe convenire ai due fratelli superstiti solamente qualora (come in effetti sembra che sia), con il prezzo della vendita dell’immobile situato all’estero nonché il presumibile realizzo dell’azione giudiziaria attualmente pendente, si possano coprire completamente i debiti ereditari. Non è chiaro invece se residui un attivo da ripartire e quindi se alla fine, tutto considerato, l’accettazione, pur beneficiata, sia conveniente o meno sotto il profilo economico.

Sotto quest’ultimo profilo, tra l’altro, occorre tenere presente anche il problema fiscale: le somme di cui si parla del quesito, infatti, non sono mai state dichiarate in Italia e questo comporta normalmente – in caso di “rientro” dei capitali dall’estero - l’obbligo di corrispondere le imposte non versate dal de cuius nel frattempo.
Esiste a tal proposito una soluzione per poter “limitare i danni”: l’adesione alla procedura di “voluntary disclosure” attraverso la quale chi detiene illecitamente capitali all’estero può provvedere a regolarizzare la propria posizione “autodenunciandosi”, ossia denunciando spontaneamente al fisco del proprio Stato di appartenenza le violazioni commesse in materia di “monitoraggio” fiscale.
In particolare, per quel che riguarda coloro che – come nel nostro caso – abbiano ricevuto in eredità un patrimonio che il de cuius non aveva mai dichiarato, sarà possibile evitare quantomeno la corresponsione delle sanzioni, mentre si dovranno comunque pagare le imposte e gli interessi dovuti dal defunto.
L’adesione a questa particolare procedura non esclude, in ogni caso, l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, per cui sarà comunque possibile pagare le imposte non versate del de cuius ma entro i limiti del patrimonio ricevuto. Valgono qui, dunque, le medesime considerazioni sopra avanzate relativamente alla reale convenienza, nel caso concreto in esame, di un’accettazione di eredità, pur beneficiata, dal momento che occorrerà valutare con la massima precisione possibile la sufficienza dell’attivo ereditario sia a copertura di spese ed imposte, che a beneficio degli eredi.

Per quanto riguarda la posizione della moglie, va premesso che il legato è una disposizione di favore che si acquista di diritto ed automaticamente per effetto della successione, senza bisogno di un formale atto di accettazione.
Il legato può essere disposto a favore di un terzo estraneo alla successione oppure a beneficio di un erede. In quest’ultimo caso, può trattarsi di una semplice attribuzione di favore, che sarà a carico dell’eredità (gravando anche sulla quota dell’erede legatario oppure no), oppure può essere disposto “in sostituzione di legittima”.

La quota di legittima è la quota minima di eredità spettante per legge ad alcune categorie di successibili (tra i quali il coniuge) – appunto detti “legittimari” - e che non può essere lesa neppure dal de cuius con disposizione testamentaria
Si parla di legato in sostituzione di legittima, disciplinato all’art. 551 c.c., allorquando il testatore, al fine di evitare il frazionamento del patrimonio o di conservare i beni familiari, riconosca in favore del legatario una somma di denaro o beni determinati per un valore uguale o superiore alla legittima purché l’erede legittimo rinunzi ad ogni altra pretesa sull’eredità. Con l’accettazione di detto legato, salvo che il testatore abbia diversamente disposto, il beneficiario perde il diritto di chiedere un supplemento e non acquista la qualità di erede.

Nel caso di specie, il legato è stato disposto a favore della moglie, quindi di uno degli eredi legittimari; tuttavia, da quanto emerge nel quesito, pare potersi certamente escludere che si tratti di legato in sostituzione di legittima.
Infatti, in primo luogo il defunto non ha inserito la disposizione all’interno di un testamento dove ha altresì disposto del proprio patrimonio nel suo complesso, ma si è limitato (almeno ciò è quanto si comprende dalla lettura dei fatti) ad attribuire un legato specifico a favore della moglie. In secondo luogo, pare evidente che la moglie fosse l’unico membro della famiglia al quale il de cuius volesse attribuire solo dei vantaggi (non per nulla alla moglie, in definitiva, è stato lasciato l’unico “attivo” del patrimonio, escludendone così tutti gli altri): non avrebbe senso, quindi, imporle una scelta alternativa tra lascito ed eredità.

La conclusione è che la moglie, purtroppo per i due fratelli, potrà quindi tranquillamente rinunciare all’eredità e beneficiare del lascito del marito: quest’ultimo infatti, come detto, è già entrato automaticamente nel patrimonio della donna non appena si è aperta la successione, e costituisce una attribuzione di favore del tutto slegata dalla qualità della moglie di potenziale erede, posizione quest’ultima alla quale la donna potrà rinunciare come ogni altro.

Si consiglia, in ogni caso, come già accennato, prima di adottare qualunque decisione definitiva, di rivolgersi ad un professionista (un commercialista) per una stima il più attendibile possibile dell’attivo e del passivo dell’eredità e per un chiarimento circa i possibili risvolti fiscali di un’accettazione (beneficiata o meno) cui si accennava sopra. 

MARIO R. chiede
mercoledì 25/05/2016 - Lombardia
“A mio nipote,unico erede di mio fratello germano deceduto l'11-9-2013 è stato venduto ad un'asta giudiziaria l'appartamento ,gravato d'ipoteca ,in cui abitava prima con il padre e poi da solo. La successione era stata espletata a suo tempo presso un notaio con accettazione tacita dell'eredità. L'udienza finale ha avuto luogo il 10 dicembre 2015. Il liquidatore, che aveva redatto il il relativo prospetto ha provveduto a soddisfare gli aventi diritto (Procedura-Banca-Equitalia-Condominio). L'importo rimanente pari a circa euro 32000,00 è stato assegnato a mio nipote, che però si è visto costretto dal giudice ad effettuare l'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario.In febbraio la Cancelleria del Tribunale di Monza ha fissato l'incontro per la firma della relativa documentazione,avvenuta il 19 aprile,ed il pagamento di circa euro 300,00 per bolli e diritti vari. Non è stata consegnata nessuna ricevuta ne copia , in quanto il Testo Unico sull'imposta di registro
ne prevede la possibilità solo dopo 90-120 giorni.
Per tale ragione, mio nipote di anni 58, invalido civile al 75% ,senza lavoro e senza reddito,in attesa che gli venga corrisposto quanto dovutogli,vive in notevoli ristrettezze economiche,in una stanza
affittatagli da una signora nel suo appartamento di Borghetto Lodigiano .
Tenuto conto dello spirito e della normativa della legge Bassanini,
Vi sembra regolare il comportamento del Tribunale di Monza che
non riesce ad esaminare nel frattempo un documento ,che si trova in un ufficio della stessa struttura ?
In attesa di una Vs. gradita risposta,porgo distinti saluti.”
Consulenza legale i 06/06/2016
Va preliminarmente detto che, per pacifico e consolidato orientamento, l’espletamento della formalità relative alla denuncia di successione non costituisce atto di accettazione tacita dell’eredità, trattandosi di adempimenti di carattere fiscale ed obbligatori.

Nel caso di specie, quindi, è come se il figlio del defunto non avesse mai accettato l’eredità.

Il Tribunale ha ritenuto opportuna, in un secondo momento – con scelta, ad avviso di chi scrive, del tutto condivisibile e di buon senso - l’accettazione con beneficio d’inventario presumibilmente proprio a motivo delle condizioni fisiche e materiali in cui si trova l’erede: in particolare, il fatto che non abbia fonti di reddito ha indotto il Giudice ad imporre l’accettazione beneficiata per non aggravare potenzialmente una situazione già di per sé disagiata.

Non risulta chiaro, dal quesito, a che tipo di documento si faccia riferimento laddove è scritto che il Tribunale non riesce ad esaminarlo nonostante esso si trovi nella medesima struttura: se si trattasse della denuncia di successione, va detto che – se effettivamente presente presso un’altra Cancelleria del medesimo Tribunale – è presumibile (al contrario di quel che si ipotizza nel quesito) che il Giudice l’abbia senz’altro visionato per verificare se l’eredità era stata accettata ed al fine di decidere in merito al tipo di accettazione di eredità che si rendeva opportuna nel caso di specie.

La redazione dell’inventario, purtroppo, è procedura non troppo veloce, dal momento che deve seguire precise formalità e passaggi indicati dal codice di procedura civile (articolo 769 e seguenti): le tempistiche, pertanto, sono dovute in parte all’obbligo di osservanza delle procedure di legge, in parte alla consistenza del patrimonio ereditario, infine - in ultima parte - al carico di lavoro del Tribunale o del notaio incaricato di occuparsi dell’incombente.

In casi come questi, si ritiene sempre consigliabile conferire incarico ad un legale (che conosce le procedure ed ha dimestichezza con l’ambiente del Tribunale e gli uffici interni) il quale si rechi periodicamente presso le Cancellerie competenti (nel caso di specie, quella che si occupa delle esecuzioni immobiliari nonché quella che cura gli adempimenti in materia di successioni) per ottenere informazioni sullo stato e sull’andamento dei fascicoli, oltre che sulle presumibili tempistiche e sulla formalità che è eventualmente ancora necessario espletare per il definitivo incasso delle somme ricavate dalla vendita dell’immobile.

Per quanto riguarda infine la liquidazione delle imposte ed il rilascio delle copie di atti, purtroppo il Tribunale non ha alcuna possibilità di influire sulle tempistiche dell’Ufficio del Registro: ha solamente un obbligo di trasmissione a quest’ultimo degli atti soggetti ad imposizione fiscale, ma non può determinare i tempi della procedura né sollecitare il rispetto di determinati termini.

Giuseppe B. chiede
martedì 14/07/2015 - Emilia-Romagna
È necessario per l'erede che ha accettato con beneficio d'inventario al fine di non decadere dal beneficio stesso, far riaprire l'inventario (con verbale o notarile) ogni qualvolta venga a conoscenza di nuove passività?
Grazie”
Consulenza legale i 21/07/2015
La risposta è negativa. Difatti, l'erede decade dal beneficio d'inventario solo nelle ipotesi previste dalla legge, in particolare dall'art. 505 del c.c., che prevede i casi in cui:
- l'erede, in caso di opposizione da parte di creditori o legatari, non osserva le norme stabilite dall'articolo 498 c.c.;
- l'erede non compie la liquidazione o lo stato di graduazione nel termine stabilito dall'articolo 500 c.c.;
- l'erede, nel caso previsto dall'art. 503, dopo l'invito ai creditori di presentare le dichiarazioni di credito, esegue pagamenti prima che sia definita la procedura di liquidazione o non osserva il termine che gli è stato prefisso a norma dell'articolo 500.

A seguito del pagamento di creditori e legatari collocati nello stato di graduazione, i creditori/legatari che non si siano presentati per tempo vanno soddisfatti a mano a mano che si rivelano all'erede, cioè non più con la liquidazione concorsuale, ma con quella individuale.
Essi, peraltro, hanno azione contro l'erede solo nei limiti della somma che residua dopo il pagamento avvenuto in base allo stato di graduzione; azione che si prescrive in tre anni da giorno in cui lo stato è divenuto definitivo o è passata in giudicato la sentenza che ha pronunciato su eventuali reclami (art. 502, ultimo comma).

Arianna P. chiede
sabato 23/08/2014 - Emilia-Romagna
“Buonasera, il mio caso riguarda una complicata successione ancora irrisolta da 5 anni, che mi ha portato a cambiare ben 5 avvocati diversi perché dopo che prendevano contatti per riscuotere l'unico credito molto promiscuo, chi in un modo e chi in un'altro, non portava più i miei interessi ma bensì anche con la mia accettazione con beneficio d'inventario e inventario compreso, tutto depositato nei termini, mi insisteva intimandomi ad aspettare per la riscossione in quanto avrei pagato con il mio patrimonio personale quando invece con il tempo documentandomi personalmente via internet, o addirittura chi sosteneva di dover rifiutare, scoprivo che avrei pagato con il patrimonio di mio padre, e che addirittura, avevo infatti già accettato portandosi col tempo al rischio prescrizioni. Le volevo chiedere: tra gli eredi ci sono io e due bambini (ad oggi minori) nati da un legame extra coniugale di mio padre e fatti riconoscere dalla madre dopo la morte di mio padre, hanno ACCETTATO CON BENEFICIO D'INVENTARIO nel 2012 e fino ad oggi al tribunale NON risulta depositato nessun inventario, come sono considerati? Ancora eredi o no? Come posso intervenire nei loro confronti? Per essere tutelati non dovevano fare solo il BENEFICIO D'INVENTARIO? Art. 471? Per riscuotere il credito voglio fare un decreto ingiuntivo dove premetto, il tribunale mi ha già concesso il gratuito patrocinio in essere, lo devo fare solo per la mia quota ereditaria o posso farlo per tutto il credito? Spero di essere stata abbastanza eloquente. Cordiali saluti”
Consulenza legale i 23/08/2014
Il quesito propone due questioni. La prima attiene al mancato deposito dell'inventario da parte di due eredi minori; la seconda la possibilità per il singolo erede di agire per la riscossione di un intero credito ereditario.

Quanto alla prima domanda, trova applicazione la norma dell'art. 471 del c.c., che impone per i minori l'accettazione dell'eredità col beneficio di inventario: ove ciò non avvenga, l'accettazione stessa si considera priva di effetti, sia come accettazione semplice che beneficiata. Il minore non acquisterebbe, pertanto, la qualità di erede per effetto dell'accettazione semplice fatta in suo nome e per suo conto.
Nel caso di specie, l'eredità dei due minori è stata accettata con beneficio d'inventario dal genitore esercitante in via esclusiva la potestà genitoriale, con - si immagina - la necessaria autorizzazione del giudice tutelare.
Tuttavia non è mai stato depositato l'inventario da parte di questi soggetti o di chi li rappresenta (la madre): ciò, però, non costituisce un problema, in quanto l'inventario era stato già presentato dalla prima figlia. Ai sensi dell'art. 510 del c.c., l'accettazione con beneficio d'inventario fatta da uno dei chiamati giova a tutti gli altri, anche se l'inventario è compiuto da un chiamato diverso da quello che ha fatto la dichiarazione.
Ciò significa che gli eredi che hanno accettato con beneficio d'inventario in un secondo momento hanno validamente acquistato l'eredità, potendo profittare dell'inventario già depositato dal primo erede accettante.

Circa la seconda questione proposta, si deve vedere la disciplina della solidarietà attiva, ossia della contitolarità di un credito in capo a più soggetti. Di norma la solidarietà attiva non si presume e quindi, quando la solidarietà non è espressamente prevista, il debitore che si trovi di fronte a più creditori è obbligato al pagamento frazionato verso ciascuno di loro e non sarebbe liberato verso gli altri se pagasse tutto il debito a uno solo.
Non esistendo una espressa previsione legislativa che preveda la solidarietà attiva tra coeredi, essa non esisterebbe (a meno che si tratti di obbligazione indivisibile, quale non è la prestazione di una somma di denaro).
Tuttavia, la Suprema Corte, risolvendo la spinosa questione con sentenza a Sezioni Unite, ha stabilito che i crediti del de cuius, a differenza dei debiti, non si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria: pertanto, ogni coerede può agire per ottenere la riscossione dell'intero credito, non ponendosi la necessità della partecipazione al giudizio di tutti gli eredi del creditore, atteso che la pronuncia sul diritto comune fatto valere dallo stesso spiega i propri effetti nei riguardi di tutte le parti interessate, restando peraltro estranei all'ambito della tutela del diritto azionato i rapporti patrimoniali interni tra coeredi, destinati ad essere definiti con la divisione (Cass. civ., SS.UU., sentenza 28.11.2007, n. 24657).

Stefano chiede
venerdì 08/11/2013 - Lazio
“Pongo alcuni quesiti circa L'accettazione con beneficio d'inventario fatta da uno solo dei chiamati.
Alla morte di mio padre io e i miei quattro fratelli abbiamo ereditato, senza testamento, beni mobili e immobili oltre che alcuni debiti e cause legali in corso cui mio padre era stato citato.
Io solo farò una accettazione dell’eredità con beneficio di inventario; gli altri quatto chiamati faranno una accettazione tacita, infatti non la ritengono necessaria e appena sarà disponibile, intendono usare per scopi personali la parte a loro spettante del denaro del conto corrente del defunto.
I quattro eredi che fanno l’accettazione dell’eredità possono utilizzare il beni ereditari a scopi personali prima che tutti i debiti ereditari siano stati pagati? Se si, come si pagano le spese inventariali di cui all’art. 511 c.c.?
Uno dei debiti ereditati è oggetto di contestazione da parte di alcuni dei miei fratelli. Io invece ritengo che il debito sia non contestabile e quindi da pagare. Farò inserire il debito nell’inventario. Successivamente, per effetto dell’accettazione beneficiata e con l'autorizzazione giudiziaria, alienerò un bene ereditario e pagherò un quinto del debito. Se la restante parte del debito non venisse pagato dagli altri eredi, il creditore potrà continuare rifarsi su di me? Se no, neanche dopo quando, pagati tutti i debiti a me spettanti e avanzando un attivo dall’eredità, decidessi di accettarla?
Con riferimento alle cause legali desiderò accordarmi con la controparte per una transazione. Poi, come nel caso precedente, con l’autorizzazione del giudice, alienerei un bene ereditario per pagare un quinto di quanto concordato. E’ possibile agire così, indipendentemente dagli altri fratelli che potrebbero non voler transare? Se si, la controparte sarà ancora legittimata ad agire contro di me?”
Consulenza legale i 19/11/2013
L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario produce i seguenti effetti di legge, ex art. 490 del c.c.:
- si tiene distinto il patrimonio del defunto da quello dell'erede;
- l' erede conserva verso l' eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte;
- l' erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti;
- i creditori dell' eredità e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell'erede. Essi però non sono dispensati dal domandare la separazione dei beni, secondo le disposizioni del capo seguente, se vogliono conservare questa preferenza anche nel caso che l' erede decada dal beneficio d' inventario o vi rinunzi.

L'art. 510 del c.c. stabilisce che l'accettazione fatta con beneficio d'inventario da uno dei chiamati giova a tutti gli altri, anche se l'inventario è compiuto da un chiamato diverso da quello che ha fatto la dichiarazione. La norma presuppone che i chiamati nei cui confronti viene ad operare l'effetto estensivo non abbiano ancora accettato l'eredità (espressamente o tacitamente) e che comunque accettino solo in un momento posteriore all'accettazione fatta con beneficio d'inventario da uno dei chiamati.
Pertanto, nel caso di specie, gli effetti dell'accettazione beneficiata andranno a favore anche degli eredi che successivamente accetteranno in maniera tacita.

Premesso questo, veniamo ad esaminare i tre quesiti proposti.
Il primo attiene alla possibilità di utilizzare beni dell'eredità (in particolare denaro) prima del pagamento integrale dei debiti.
Il codice civile stabilisce cosa può fare dei beni ereditari il chiamato, durante il tempo necessario a redigere l'inventario: egli può compiere atti conservativi, di vigilanza e di amministrazione temporanea, e può farsi autorizzare dall'autorità giudiziaria a vendere i beni che non si possono conservare o la cui conservazione importa grave dispendio (art. 460 del c.c.). Utilizzare il denaro ereditario è una forma di alienazione di beni mobili ereditari che, ai sensi dell'art. 493 del c.c., se fatta senza autorizzazione giudiziaria prima dei 5 anni dalla dichiarazione di accettazione beneficiata, fa decadere l'erede che la compia dal beneficio d'inventario. Pertanto, per non incorrere in tale dannosa ipotesi (l'erede considerato come accettante puro e semplice risponde dei debiti ereditari con il proprio patrimonio!), sarà bene che tutti gli eredi attendano il pagamento dei debiti ereditari e procedano poi con la divisione del patrimonio del de cuius. Solo ultimato questo procedimento, potranno utilizzare il denaro loro pervenuto senza rischi.
Quanto alle spese di cui all'art. 511 del c.c., secondo la dottrina esse vanno prelevate dall'attivo mano a mano che maturano e diventano liquide, prima di eseguire i pagamenti a creditori e legatari (vedi in tal senso anche Trib. Modena, 21.10.2003).

Il secondo quesito concerne la solidarietà o meno nei debiti ereditari.
L'art. 752 del c.c. stabilisce una regola fondamentale: ciascun coerede deve rispondere dei debiti del de cuius in maniera proporzionale alla quota di eredità a lui pervenuta. In tema di debiti ereditari, quindi, non opera la regola della solidarietà passiva.
Pertanto, il coerede risponde dei debiti solo in proporzione alla propria quota e i creditori del de cuius non potranno chiedergli il pagamento delle quote degli altri eredi. Vale la pena rilevare, tuttavia, che, nel caso di specie, se i quattro fratelli, dopo l'accettazione beneficiata di uno di loro, rinunziassero all'eredità, i debiti sarebbero interamente a carico dell'unico fratello divenuto erede, ovviamente nei limiti dell'attivo ereditario.

Quanto alle modalità di pagamento dei creditori, ai sensi dell'art. 495 del c.c., l'erede che abbia accettato con beneficio d'inventario, trascorso un mese dalla trascrizione dell'accettazione, quando i creditori o legatari non si oppongono, paga i creditori e i legatari a misura che si presentano, salvi i loro diritti di preferenza. Oppure, l'erede può decidere di promuovere la liquidazione a norma dell'art. 503 del c.c.. E' molto importante notare che è previsto un termine dilatorio di un mese, prima del quale, se l'erede effettua un pagamento, perderà il beneficio d'inventario. Qualora, invece, entro il termine indicato nell'articolo 495 sia stata notificata all'erede opposizione da parte di creditori o di legatari, egli non può eseguire pagamenti, ma deve provvedere alla liquidazione dell'eredità nell'interesse di tutti i creditori e legatari (c.d. liquidazione concorsuale, disciplinata dagli artt. 498 ss. c.c.).

Infine, il terzo quesito riguarda la possibilità per un erede di transare una causa senza il consenso degli altri eredi.
Il già citato art. 493 c.c. stabilisce che l'erede decade dal beneficio d'inventario se transige relativamente a beni ereditari senza l'autorizzazione giudiziaria e senza osservare le forme prescritte dal codice di procedura civile. Nulla vieta che, ottenuta l'autorizzazione, un erede possa definire a stralcio la propria posizione nei confronti di un terzo con cui era in corso una lite: di conseguenza, se egli verserà al terzo la propria quota di spettanza, nulla gli potrà più essere chiesto, sulla base di quanto sopra esposto circa l'assenza di solidarietà passiva tra i coeredi. E' possibile che il giudice non autorizzi con facilità una transazione in presenza di altri potenziali eredi (i fratelli che non hanno ancora accettato), ma questa valutazione è lasciata alla discrezionalità del magistrato.

maristella chiede
lunedì 17/01/2011
“Ho presentato dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario presso il tribunale in cui si è aperta la successione.
Avendola sottoscritta solo io nel caso di creditori anche gli altri chiamati potranno giovarne, visto che il codice civile recita che l'accettazione con beneficio di inventario fatta da uno solo dei chiamati giova a tutti gli altri?
Ho presentato inoltre istanza di inventario: la legge dà tre mesi dall'apertura della successione per la formazione dello stesso; in tribunale mi dicono che avendo presentato istanza sono in regola anche se il cancelliere verrà a fare l'inventario successivamente ai tre mesi.”
Consulenza legale i 20/01/2011

Ai sensi dell'art. 510 del c.c. l'accettazione con beneficio d'inventario fatta da uno dei chiamati giova a tutti gli altri, anche se l'inventario è compiuto da un chiamato diverso da quello che ha fatto la dichiarazione.

L'inventario va obbligatoriamente completato entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o della notizia della devoluta eredità (se entro questo termine lo ha cominciato ma non è stato in grado di terminarlo, l'art. 485 del c.c. dice che comunque il chiamato può ottenere dal tribunale del luogo in cui si è aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi). La decorrenza dall'apertura della successione vale per il chiamato all'eredità che sia nel possesso di beni ereditari (anche di uno solo di essi).

Per il chiamato all'eredità che non sia in possesso dei beni ereditari, il termine di tre mesi decorre, invece, dalla dichiarazione di accettare col beneficio d'inventario, che può essere fatta fino a che il diritto di accettare non è prescritto, quindi entro dieci anni dall'apertura della successione (art. 487 del c.c.).


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