Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 1495 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Termini e condizioni per l'azione

Dispositivo dell'art. 1495 Codice civile

Il compratore decade dal diritto alla garanzia, se non denunzia i vizi (1) al venditore entro otto giorni dalla scoperta (2), salvo il diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge [1511, 1512, 1522].
La denunzia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l'esistenza del vizio o l'ha occultato.
L'azione si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna; ma il compratore, che sia convenuto per l'esecuzione del contratto, può sempre far valere la garanzia, purché il vizio della cosa sia stato denunziato entro otto giorni dalla scoperta e prima del decorso dell'anno dalla consegna [172 disp.att.] (3).

Note

(1) La norma si applica anche all'ipotesi di mancanza di qualità (1497 c.c.) ma non a quella di consegna di un bene totalmente diverso da quello pattuito, poichè in tal caso vale la disciplina generale in tema di risoluzione per inadempimento (1453 c.c.).
(2) Se il vizio è apparente, cioè riconoscibile dal buon padre di famiglia con ordinaria diligenza (1176 c.c.), il termine decorre dalla consegna (v. 1511 c.c.), se invece è occulto decorre dalla scoperta.
(3) Il comma si applica a prescindere dal fatto che il vizio sia apparente od occulto.

Ratio Legis

La norma sottopone l'esperimento dell'azione derivante dalla garanzia per vizi (1490 c.c.) a precisi termini di prescrizione e decadenza al fine di assicurare la certezza dei traffici giuridici. Tuttavia, essa stabilisce che l'eccezione non si prescrive, in quanto, altrimenti, il contraente tenuto alla garanzia potrebbe attendere lo spirare del termine ed agire per l'adempimento ed al convenuto non sarebbe consentito opporsi.

Spiegazione dell'art. 1495 Codice civile

Termine di decadenza

L'art. 1495 cod. civ.stabilisce un termine di decadenza (otto giorni) e un termine di prescrizione: un anno.
Se le parti o la legge non hanno stabilito un termine diverso, il compratore decade dal diritto alla garanzia se non denuncia al venditore i vizi occulti entro otto giorni dalla scoperta.

Il termine rigoroso e perentorio di decadenza è nell'interesse del venditore. Innanzitutto per metterlo in guardia per facile eventualità che egli riconoscendosi in colpa voglia prontamente rimediarvi. In secondo luogo per metterlo in condizione (come nel caso analogo del regresso cambiario) di far valere le proprie ragioni verso il proprio venditore, (se può) e così di seguito, fino a giungere al fabbricante, ovvero al primo venditore.
Il termine va osservato indipendentemente dalla consegna della cosa. Infatti chi è venuto a conoscenza dei vizi della cosa venduta, anche se non ancora consegnata, e non muove obiezioni, ha inteso evidentemente di rinunciare a farli valere ritenendo ugualmente conveniente l'acquisto fatto. Ciò si desume dal testo dell'articolo in esame che sottoponendo l'azione redibitoria e per difetto di qualità ad un duplice termine di decadenza e di prescrizione, mentre fa decorrere il primo dalla scoperta dei difetti della cosa venduta, fa decorrere il secondo dalla consegna della cosa.


Eccezione

Ed appunto perché il termine è nell'interesse del venditore, non incorre in decadenza il compratore se il venditore ha riconosciuto l'esistenza del vizio. In tal caso sarebbe superflua da parte del compratore la denunzia, dal momento che già se ne è ottenuto l'effetto per il fatto soltanto del riconoscimento da parte del venditore.

Ugualmente (ma questa volta in pena della slealtà del venditore) non è necessaria la denunzia e quindi non v'è decadenza contro il compratore se il vizio fu occultato dal venditore.
Occorre che si tratti di vero occultamento cioè di positiva messinscena da parte del venditore allo scopo di nascondere quel che altrimenti sarebbe stato normalmente scoperto: come ad esempio quando la deficienza di peso specifico fosse stata occultata dal venditore con l'aggiunzione di acqua o con mezzi fraudolenti.
L'occultamento importa non la semplice reticenza, ma un'attività positiva diretta a nascondere qual che altrimenti non sarebbe nascondibile.


Prescrizione

Quando il compratore ha fatto denunzia entro il termine per evitare la decadenza (o se per riconoscimento da parte del venditore ovvero in pena del suo occultamento non occorre salvare il termine di decadenza) resta l'azione per il vizio occulto. Azione che si prescrive in ogni caso in un anno dalla consegna.
Termine che può anche superare l'anno se il vizio invece che in via di azione fatto valere in via di eccezione, come se ad es. il compratore, pur non avendo agito, non ha però pagato il prezzo e dopo più di un anno ne è richiesto dal venditore.
In tal caso, purché il vizio sia stato denunziato entro otto giorni dalla scoperta e prima del decorso d'un anno dalla consegna, la garanzia per vizi occulti non apparenti può esser fatta valere in via d'eccezione anche oltre l'anno.
È applicazione del principio già scritto nell'art. 1449 cod. civ. per l'azione di annullamento del contratto: benché l'azione di annullamento si prescriva in cinque anni, l'annullabilità può essere opposta dalla parte convenuta per l'esecuzione del contratto, anche se è prescritta l'azione per farla valere. Non che viga come principio generale il quae temporalia sunt ad agendum perpetua sunt ad excipiendum. Esso non è principio generale di diritto, ma vale solo in tema di annullabilità del contratto.

Sostanzialmente la garanzia per vizi occulti è a tutela dell'errore del compratore che ebbe bensì la cosa contrattata, ma l'ebbe infetta da vizi tali che, se li avesse conosciuti, non l'avrebbe comprata.
Non senza ragione il termine dell'azione è piu breve del termine dell'eccezione: quando il compratore ha denunziato il vizio della cosa ed ancora ne deve il prezzo o parte del prezzo, l'inerzia stessa del venditore gli dà affidamento che il venditore, riconosciuto il proprio torto, abbia rimandato in sede di pagamento la discussione circa i diritti che derivano al compratore per avergli venduto cosa non immune da vizi.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

348 Sulle orme del progetto della Commissione reale (art. 372) si è poi introdotto un termine di decadenza, entro il quale i vizi devono essere denunziati al venditore (art. 379).
E' superfluo illustrare i motivi che hanno indotto a ridurre a cinque giorni il termine di sessanta giorni previsto dal precedente progetto.
Nessuna forma particolare è imposta per la denunzia e perciò deve ritenersi che sia ammissibile qualsiasi forma idonea allo scopo; ho aggiunto al testo della Commissione reale che il termine di cinque giorni può essere convenzionalmente modificato dalle parti e che sono salvi i termini stabiliti dalla legge.
La Commissione reale aveva proposto di dichiarare inopponibile la decadenza per mancata denunzia se si provi che il venditore con dolo ha indotto in errore il compratore: mi è parso preferibile, invece, proclamare in tal caso l'esonero dall'obbligo di denunzia e ho esteso la previsione al caso di riconoscimento del vizio da parte del venditore.
349 Stabilito un termine di decadenza per la denunzia, che tutela convenientemente gli interessi del venditore contro maliziose pretese del compratore, non è sembrato più necessario comminare un ulteriore termine di decadenza per l'esercizio dell'azione. Si è perciò trasformato in termine prescrizionale il termine utile per l'esperimento della redibitoria (art. 379) unificandone la durata, senza distinguere, come fa il codice vigente, a seconda della natura dell'oggetto venduto.
Il termine di prescrizione è stato fissato nella misura di un anno con decorrenza dalla consegna; ma anche oltre l'anno il compratore può far valere la garanzia in via di eccezione, purché entro l'anno dalla consegna abbia scoperto il vizio e sia stata fatta tempestiva denunzia. Il dolo del compratore, per quanto non espressamente previsto come sospensivo del decorso della prescrizione dell'azione redibitoria, ha ugualmente l'effetto di sospendere il decorso del termine annuale, in base a un'analoga disposizione generale che mi propongo di inserire nella disciplina della prescrizione. Non sarà poi possibile una variazione convenzionale del termine dell'articolo 379.

Massime relative all'art. 1495 Codice civile

Cass. civ. n. 11046/2016

In materia di garanzia per i vizi della cosa venduta, il termine di decadenza di otto giorni dalla scoperta del vizio occulto, di cui all'art. 1495 c.c., decorre dal momento in cui il compratore ne ha acquisito certezza obiettiva e completa, sicché, ove la scoperta del vizio avvenga gradatamente ed in tempi diversi e successivi, in modo da riverberarsi sulla consapevolezza della sua entità, occorre far riferimento al momento in cui si sia completata la relativa scoperta.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11046 del 27 maggio 2016)

Cass. civ. n. 8420/2016

In tema di garanzia per vizi nella compravendita, il riconoscimento dei difetti che, ai sensi dell'art. 1495, comma 2, c.c., esonera il compratore dall'onere della tempestiva denuncia, consiste in una manifestazione di scienza circa la sussistenza della situazione lamentata dall'acquirente, la quale, pur non richiedendo un'assunzione di responsabilità né forme particolari, deve essere univoca, convincente e provenire dal venditore, sicché ove il riconoscimento provenga da un terzo (nella specie, il produttore del bene difettato) estraneo al rapporto contrattuale, pur edotto dall'alienante delle lamentele dell'acquirente, questi non è esonerato dall'onere della tempestiva denunzia dei vizi nei confronti del compratore
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8420 del 27 aprile 2016)

Cass. civ. n. 19702/2012

In tema di garanzia per i vizi della cosa venduta, di cui all'art. 1490 c.c., qualora il venditore si impegni ad eliminare i vizi e l'impegno sia accettato dal compratore, sorge un'autonoma obbligazione di "facere", che, ove non estingua per novazione la garanzia originaria, a questa si affianca, rimanendo ad essa esterna e, quindi, non alterandone la disciplina. Ne consegue che, in tale ipotesi, anche considerato il divieto dei patti modificativi della prescrizione, sancito dall'art. 2936 c.c., l'originario diritto del compratore alla riduzione del prezzo e alla risoluzione del contratto resta soggetto alla prescrizione annuale, di cui all'art. 1495 c.c., mentre l'ulteriore suo diritto all'eliminazione dei vizi ricade nella prescrizione ordinaria decennale.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 19702 del 13 novembre 2012)

Cass. civ. n. 5732/2011

In materia di denunzia dei vizi della cosa venduta, ai fini della decorrenza del termine di decadenza di cui all'art. 1495 c.c., pur dovendosi, di regola, distinguere tra vizi apparenti ed occulti - là dove per i primi detto termine decorre dalla consegna della cosa, mentre per i secondi dal momento in cui essi sono riconoscibili per il compratore - occorre comunque che il "dies a quo" si faccia risalire al momento in cui il compratore acquisisce la certezza obiettiva del vizio, non essendo sufficiente il semplice sospetto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5732 del 10 marzo 2011)

Cass. civ. n. 4018/2011

Nel contratto di compravendita, l'onere di denunzia dei vizi della cosa venduta previsto dall'art. 1495 c.c. - applicabile anche al caso di mancanza di qualità - implica, a carico del compratore, un onere di verifica del bene il quale presuppone, a sua volta, che egli sia nella concreta possibilità di compiere tale verifica; ne consegue che, ove il bene oggetto del contratto sia stato consegnato ad un terzo, il termine per la tempestiva denunzia decorre dal momento in cui il compratore, tramite la contestazione da parte del terzo, sia messo in condizione di conoscere l'esistenza dei vizi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4018 del 18 febbraio 2011)

Cass. civ. n. 12130/2008

La denuncia dei vizi della cosa venduta effettuata al rappresentante del venditore, il quale abbia stipulato la compravendita in nome e per conto dell'alienante, è valida solo nella ipotesi in cui risulti la permanenza dei suoi poteri rappresentativi anche nel tempo successivo alla stipulazione dell'atto di vendita e fino al momento della denuncia dei vizi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12130 del 14 maggio 2008)

Cass. civ. n. 11410/2008

In materia di compravendita, in caso di inadempimento del venditore, oltre alla responsabilità contrattuale da inadempimento o da inesatto adempimento, è configurabile anche la responsabilità extracontrattuale del venditore stesso, qualora il pregiudizio arrecato al compratore abbia leso interessi di quest'ultimo che, essendo sorti al di fuori del contratto, hanno la consistenza di diritti assoluti; diversamente, quando il danno lamentato sia la conseguenza diretta del minor valore della cosa venduta o della sua distruzione o di un suo intrinseco difetto di qualità si resta nell'ambito della responsabilità contrattuale, le cui azioni sono soggette a prescrizione annuale (nella specie, la domanda di risarcimento danni aveva ad oggetto le spese sostenute per il filtraggio ed il re-imbottigliamento del vino destinato ad un cliente estero determinate dalla inidoneità dei tappi consegnati all'attore proposta da una società vinicola nei confronti di un sugherificio, a seguito della consegna di una partita di tappi difettosi).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11410 del 8 maggio 2008)

Cass. civ. n. 2797/2008

Nel contratto di vendita, il termine annuale di prescrizione per l'esercizio dell'azione redibitoria e dell'azione risarcitoria conseguente all'inadempimento, decorre dalla data della consegna e non può farsi coincidere con la data di stipula del contratto in mancanza della prova della coincidenza temporale tra le due date, spettando a chi eccepisce la prescrizione l'onere della prova in ordine alla individuazione temporale del dies a quo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2797 del 6 febbraio 2008)

Cass. civ. n. 13294/2005

In tema di compravendita l'impegno del venditore di eliminare i vizi che rendano la cosa inidonea all'uso cui è destinata (ovvero ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore economico) di per sé non dà vita a una nuova obbligazione estintiva-sostitutiva (novazione oggettiva: art. 1230 c.c.), dell'originaria obbligazione di garanzia (art. 1490 c.c.), ma consente al compratore di essere svincolato dai termini di decadenza e dalle condizioni di cui all'art. 1495 c.c., ai fini dell'esercizio delle azioni edilizie (risoluzione del contratto o riduzione del prezzo) previste in suo favore (art. 1492 c.c.), sostanziandosi tale impegno in un riconoscimento del debito, interruttivo della prescrizione (art. 2944 c.c.).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 13294 del 21 giugno 2005)

Cass. civ. n. 5251/2004

In tema di garanzia per vizi della cosa venduta (nella specie, un'imbarcazione usata), l'occultamento degli stessi, per assumere rilevanza, deve consistere non nel semplice silenzio serbato dal venditore, ma in una particolare attività illecita, funzionale, con adeguati accorgimenti, a nascondere il vizio della cosa. L'accertamento dell'apparenza e riconoscibilità dei vizi costituisce, poi, un apprezzamento di fatto, come tale sottratto al sindacato di legittimità per tutto ciò che non attiene al procedimento logico — giuridico seguito dal giudice di merito.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5251 del 15 marzo 2004)

Cass. civ. n. 4968/2004

A differenza del riconoscimento da parte del venditore della propria responsabilità in ordine al vizio o alla mancanza di qualità della cosa, il semplice riconoscimento che lo stesso venditore faccia del vizio o del difetto di qualità, rende soltanto superflua la denunzia del compratore, e non richiede l'ammissione da arte del venditore della propria responsabilità. Tale riconoscimento, che costituisce una dichiarazione di scienza relativa alla sussistenza della situazione obbiettiva lamentata dall'acquirente e non una dichiarazione negoziale, può essere fatta in qualsiasi forma, anche tacita, cioè con comportamenti incompatibili con l'intenzione di contestare la pretesa avversaria. (Fattispecie relativa a pubblicazione illustrativa di una macchina operatrice, diffusa presso la clientela, ove erano illustrate le caratteristiche del macchinario acquistato da un imprenditore che — in sede di opposizione a decreto ingiuntivo — aveva lamentato alcuni difetti del macchinario, ritenuti dal giudice di primo grado come tardivamente denunciati, e da quello di appello come già riconosciuti dal venditore attraverso il depliant illustrativo).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4968 del 11 marzo 2004)

Cass. civ. n. 10767/2003

In tema di decadenza dalla garanzia per vizi della cosa venduta (art. 1495 c.c.), anche nei casi di compravendita di azienda la denunzia deve seguire entro gli otto giorni dalla scoperta, onde consentire al venditore il controllo del fondamento della contestazione nell'immediatezza del manifestarsi del vizio stesso ed il sollecito apprestamento delle opportune difese, ovvero del dovuto rimedio, non solo laddove, come nella specie, si tratti di compravendita d'azienda di ridotte dimensioni, nella quale il valore di ciascuna singola componente concorra in misura rilevante alla formazione del valore del complesso, ma soprattutto ove la disfunzione della singola componente assuma autonoma rilevanza, influendo in misura determinante sull'idoneità produttiva del complesso stesso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10767 del 9 luglio 2003)

Cass. civ. n. 4893/2003

In tema di vizi della cosa nella compravendita (come nel contratto di opera o di appalto) ed al fine d'integrare l'ipotesi del riconoscimento ex art. 1495, secondo comma, c.c., ad opera del venditore (o prestatore) — che esonera la controparte dall'obbligo di denunzia entro i prescritti termini — non è sufficiente la mera conoscenza (o possibilità di conoscenza) del vizio, in quanto detto riconoscimento, se non implica una manifestazione di volontà, costituisce pur sempre una manifestazione di verità o di scienza relativa alla sussistenza di un fatto produttivo di conseguenze giuridiche negative per il dichiarante. Tale manifestazione, peraltro, non essendo soggetta a forme particolari, può essere desunta sia da qualsivoglia espressione linguistica, purché univoca e convincente, sia da facta concludentia, senza necessità che ad essa si accompagni l'ammissione del vizio o della responsabilità o l'assunzione di obblighi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4893 del 1 aprile 2003)

Cass. civ. n. 15758/2001

Il riconoscimento, da parte del venditore, dei vizi della cosa alienata, che può avvenire anche per facta concludentia quali l'esecuzione di riparazioni o la sostituzione di parti della cosa medesima ovvero la predisposizione di un'attività diretta al conseguimento od al ripristino della piena funzionalità dell'oggetto della vendita, determina la costituzione di un'obbligazione che; essendo oggettivamente nuova ed autonoma rispetto a quella originaria di garanzia, è sempre svincolata, indipendentemente dalla volontà delle parti, dai termini di decadenza e di prescrizione fissati dall'art. 1495 c.c. ed è, invece, soggetta soltanto alla prescrizione ordinaria decennale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15758 del 13 dicembre 2001)

Cass. civ. n. 10728/2001

I termini di decadenza e di prescrizione di cui all'art. 1495 c.c. riguardano tutte le azioni spettanti al compratore per i vizi o la mancanza di qualità della cosa pattuita, e, pertanto, anche quella di risarcimento dei danni relativi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10728 del 3 agosto 2001)

Cass. civ. n. 5597/2001

Il riconoscimento dei vizi della cosa venduta da parte del venditore — che, ex art. 1495, secondo comma, c.c. esonera l'acquirente dall'onere della tempestiva denuncia ed impedisce la decadenza dello stesso dalla garanzia pur in difetto d'ottemperanza a tale onere — può aver luogo sia per dichiarazione espressa della parte che tacitamente per facta concludentia; in tale ultimo caso esso deve estrinsecarsi in comportamenti nei quali sia ravvisabile un'inequivoca ammissione della sussistenza dei vizi ed un'altrettanto inequivoca accettazione delle obbligazioni conseguenti. Parimenti perché sussista una valida rinuncia ad eccepire la decadenza o la prescrizione in materia è necessaria un'incompatibilità assoluta tra il comportamento del soggetto e la volontà dello stesso di avvalersi della causa estintiva del diritto altrui, senza possibilità alcuna di una diversa interpretazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5597 del 17 aprile 2001)

Cass. civ. n. 11452/2000

Il termine per la denunzia dei vizi della cosa venduta, decorre dal ricevimento del bene soltanto per i vizi apparenti, mentre per i vizi non rilevabili attraverso un rapido e sommario esame della cosa, il termine decorre dal momento della loro scoperta, la quale ricorre allorché il compratore abbia acquisito la certezza oggettiva della esistenza del vizio. (Nella specie la S.C. in applicazione del principio su riportato, ha affermato che, nella vendita di animali, il termine per la denuncia dei vizi decorreva non dalla consegna dei capi, ma solo quando il morbo che li aveva colpiti si era manifestato con sintomi inequivocabili).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11452 del 30 agosto 2000)

Cass. civ. n. 10188/2000

L'azione di risoluzione del contratto di compravendita per vizi che rendono la cosa venduta inidonea all'uso si fonda sul disposto degli artt. 1490, 1492 e 1495 c.c., e soggiace ai termini di decadenza e di prescrizione di cui all'art. 1495 dello stesso codice, termini che riguardano tutte le azioni spettanti al compratore per vizi o mancanza di qualità della cosa venduta, ma non per consegna di aliud pro alio, ipotesi più grave di inadempimento — che si realizza quando la cosa consegnata sia completamente diversa da quella contrattata, appartenendo ad un genere del tutto diverso, o sia assolutamente priva delle capacità funzionali necessarie a soddisfare i bisogni dell'acquirente — assoggettata alla disciplina dell'azione di risoluzione per inadempimento ex art. 1453 c.c., e, quindi, svincolata dall'osservanza dei predetti termini.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10188 del 3 agosto 2000)

Cass. civ. n. 6234/2000

L'azione di inadempimento del contratto di compravendita è regolata non già dalla disciplina generale dettata dagli artt. 1453 e ss. c.c., ma dalle norme speciali di cui agli artt. 1492 e ss. c.c., che prevedono specifiche limitazioni rispetto alla disciplina generale ed in particolare l'onere di denuncia dei vizi nel termine di otto giorni dalla scoperta, che condiziona sia l'esercizio dell'azione di risoluzione e dell'azione di riduzione del prezzo previste dall'art. 1492 c.c., sia quella di risarcimento dei danni prevista dall'art. 1494 c.c.

La denunzia dei vizi della cosa venduta ai sensi degli artt. 1492 e 1495 c.c. non deve consistere necessariamente in una esposizione dettagliata dei vizi che presenta la res vendita, poiché in considerazione della finalità della denunzia consistente nel mettere il venditore sull'avviso in ordine alle intenzioni del compratore e contemporaneamente in condizione di verificare tempestivamente la veridicità della doglianza, una denuncia generica può essere idonea allo scopo, sempreché con essa il venditore sia reso edotto che il compratore ha riscontrato, seppure in maniera non ancora chiara e completa, che la cosa è affetta da vizi che la rendono inidonea all'uso cui è destinata o ne diminuiscono in modo apprezzabile il valore.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6234 del 15 maggio 2000)

Cass. civ. n. 6089/2000

Il riconoscimento da parte del venditore del vizio della cosa venduta — che ai sensi del secondo comma dell'art. 1495 c.c. esonera il compratore dall'onere della denuncia prevista dal primo comma della stessa disposizione — si ha anche quando il venditore ammette che la cosa presenta, qualsivoglia sia la causa, caratteristiche che non solo la rendono, ma anche possono renderla inidonea all'uso cui è destinata o diminuirne in modo apprezzabile l'utilizzazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6089 del 12 maggio 2000)

Cass. civ. n. 6036/2000

Perché il riconoscimento dei vizi possa sanare, ai sensi dell'art. 1495, secondo comma c.c., l'effetto preclusivo dell'omissione della denuncia da parte del compratore, è necessario che da esso possa farsi derivare la presunzione che il venditore avesse acquisito la conoscenza dell'esistenza dei vizi precedentemente alla scadenza utile per la loro denuncia da parte dell'acquirente.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6036 del 11 maggio 2000)

Cass. civ. n. 10854/1998

La denunzia dei vizi o della mancanza di qualità della cosa venduta può essere effettuata, oltre che dal compratore, da un suo rappresentante, a condizione che quest'ultimo manifesti tale qualità al venditore, e che il compratore provi di avergli conferito il relativo incarico.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10854 del 30 ottobre 1998)

Cass. civ. n. 4657/1998

Il termine di decadenza per la denuncia dei vizi della cosa venduta decorre dal momento dell'acquisita certezza dell'esistenza di essi ed è posto nell'interesse del compratore, si che questi può rilevare la mancanza di qualità promesse all'atto del ritiro della cosa, pur se a tale momento ha soltanto il sospetto dell'inutilizzabilità concreta - nella specie veicolo di dimensioni diverse da quelle pattuite per custodirlo in garage - mentre l'immediatezza della denuncia al venditore - volta a consentirgli di rimediare con sollecitudine - comporta che questi, ove destinatario del suddetto rilievo anticipato, risulti tutelato ancor più sollecitamente e pertanto è irrilevante che la successiva verifica, da parte del compratore, della fondatezza del dubbio, sia tardiva.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4657 del 8 maggio 1998)

Cass. civ. n. 440/1996

La denunzia dei vizi della cosa venduta, prevista dall'art. 1495 c.c., oltre allo scopo di far conoscere i vizi al venditore che li abbia eventualmente ignorati, ha anche quello di consentire sollecitamente l'accertamento dell'entità e della causa degli stessi, anche nell'interesse del venditore ai fini della sua eventuale rivalsa verso il proprio fornitore. Ne consegue che l'onere del compratore di denunziare i vizi implica anche quello di non utilizzare la merce e di tenerla a disposizione del venditore per il tempo minimo necessario a realizzare lo scopo della denunzia.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 440 del 20 gennaio 1996)

Cass. civ. n. 7541/1995

Il termine di decadenza previsto dall'art. 1495 c.c., per l'azione di garanzia dei vizi della cosa venduta decorre dalla effettiva scoperta dei vizi, che si ha quando il compratore ne abbia acquistato certezza obiettiva e completa (e non dalla data in cui i vizi avrebbero potuto essere astrattamente conosciuti) e che, conseguentemente, quando i vizi sono stati appresi dal compratore con la necessaria certezza solo attraverso la relazione di un consulente nominato dal giudice in un accertamento tecnico preventivo, non può farsi coincidere automaticamente con la data di deposito della relazione, della quale non può presumersi che le parti abbiano avuto notizia prima della comunicazione della cancelleria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7541 del 8 luglio 1995)

Cass. civ. n. 6073/1995

Il riconoscimento, da parte del venditore, dell'esistenza dei vizi della cosa venduta esime il compratore, a norma dell'art. 1495, secondo comma, c.c., dall'onere di denunziarli e può sanare gli effetti della decadenza, eventualmente verificatasi per l'omessa o tardiva denunzia. Ne consegue che, qualora il giudice del merito ritenga accertato il riconoscimento dei vizi da parte del venditore (a seguito, nell'ipotesi, del controllo della merce difettosa da parte di un suo dipendente, il quale si era impegnato a sostituirla), non è necessario verificare se la denuncia degli stessi, da parte del compratore sia stata, o meno, tempestiva.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6073 del 30 maggio 1995)

Cass. civ. n. 1082/1995

In tema di garanzia per vizi della cosa venduta, ai fini della decorrenza del termine breve di otto giorni per la denuncia, va considerato: che solo per il «vizio apparente», che è quello rilevabile attraverso un rapido e sommario esame del bene utilizzando una diligenza inferiore a quella ordinaria, il dies a quo decorre dal giorno del ricevimento della merce, mentre per gli altri vizi, il termine decorre dal momento della «scoperta», la quale si ha allorquando il compratore abbia acquistato «certezza» (e non semplice sospetto) che il vizio sussista; e che, nella compravendita di merce fra imprenditori, esperti del settore merceologico specifico, il dies a quo per la decorrenza del termine di decadenza della denuncia dei vizi (nella specie: acidità del vino), è quello in cui l'acquirente ha potuto eseguire gli esami necessari, equiparandosi in tal caso la possibilità di accertamento della condizione del bene alla riconoscibilità dei vizi apparenti.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1082 del 30 gennaio 1995)

Cass. civ. n. 1458/1994

Il termine di decadenza per la denunzia dei vizi della cosa venduta ai sensi dell'art. 1495 c.c., pur dovendo essere riferito alla semplice manifestazione del vizio e non già alla sua individuazione causale, decorre tuttavia solo dal momento in cui il compratore acquisisce la certezza obiettiva dell'esistenza del vizio con la conseguenza che ove la sua scoperta avvenga per gradi ed in tempi diversi e successivi, in modo da riverberarsi sull'entità del vizio stesso, occorre fare riferimento al momento in cui si completa la relativa scoperta, e, quindi, nel caso di macchinario dal complesso funzionamento, che necessiti di un periodo di rodaggio, il dies a quo per la decorrenza del termine dell'art. 1495, prima parte c.c., deve individuarsi nel momento in cui la fase di rodaggio sia completata.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1458 del 14 febbraio 1994)

Cass. civ. n. 6855/1993

Qualora l'esecuzione di un contratto di vendita avvenga mediante consegne ripartite di una stessa merce, il termine fissato dalla legge per la denunzia dei vizi — sussistenti fin nella prima partita di merce consegnata — decorre dalla loro scoperta e con riferimento a quella consegna, senza che la successiva consegna di altra partita della stessa merce sia idonea a far decorrere un nuovo termine per la denunzia.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6855 del 21 giugno 1993)

Cass. civ. n. 2660/1993

L'occultamento della mancanza di qualità della cosa venduta, che, ai sensi dell'art. 1495 c.c., al quale rinvia il secondo comma dell'art. 1497 c.c., determina l'esonero della denuncia e quindi esclude la correlata decadenza, richiede una particolare attività illecita del venditore, diretta, con adeguati accorgimenti, a nascondere il difetto, non essendo sufficiente il mero silenzio.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2660 del 4 marzo 1993)

Cass. civ. n. 8169/1991

L'azione del compratore contro il venditore per far valere la garanzia a norma dell'art. 1495 c.c. si prescrive in ogni caso nel termine di un anno dalla consegna del bene compravenduto, anche se i vizi non sono stati scoperti o non sono stati tempestivamente denunciati o se la denuncia stessa non è necessaria.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8169 del 22 luglio 1991)

Cass. civ. n. 6641/1991

Il riconoscimento dei vizi della cosa venduta — che a norma dell'art. 1495 c.c. esclude la necessità della loro denunzia da parte dell'acquirente — può avvenire anche tacitamente e cioè mediante il compimento di atti incompatibili con l'intenzione di respingere la pretesa del compratore o di far valere la decadenza, come, in particolare, quando il venditore provvede ad effettuare riparazioni a mezzo di propri tecnici oppure si offra di far riparare o sostituire la cosa venduta, poiché con tali comportamenti mostra di aver accettato la denunzia del compratore senza porre alcuna questione in ordine alla sua tempestività e di aver ritenuto suo obbligo procedere all'eliminazione dei vizi, riconoscendo, implicitamente, ma chiaramente, che la denuncia del compratore era fondata.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6641 del 12 giugno 1991)

Cass. civ. n. 328/1991

In tema di garanzia per vizi della cosa venduta, la denuncia dei vizi medesimi da parte del compratore, ai sensi ed agli effetti dell'art. 1495 c.c., può essere fatta, in difetto di diversa previsione, con qualunque mezzo idoneo, e, quindi, anche mediante comunicazione telefonica.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 328 del 15 gennaio 1991)

Cass. civ. n. 8226/1990

Si ha riconoscimento del vizio redibitorio, agli effetti di cui all'art. 1495, comma secondo, c.c. quando il venditore riconosce che un certo fenomeno denunciatogli, e comunque contestato, costituisce difetto della cosa venduta, anche se non ne indichi la causa o la attribuisca a fatto diverso da quello poi individuato come determinante il difetto. Al contrario, non si ha riconoscimento del vizio della merce quando il fenomeno, cui l'acquirente attribuisce natura di vizio, venga sì riconosciuto dal venditore, ma venga da lui riferito non già ad intrinseco difetto della cosa venduta, bensì a difetto imputabile all'acquirente o a terzi che, per incuria od altro fatto, dopo la vendita o la consegna della merce, ha determinato il fenomeno stesso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8226 del 11 agosto 1990)

Cass. civ. n. 2586/1988

La prescrizione annuale del diritto del compratore alla garanzia per i vizi della cosa venduta — diritto che può anche mancare (come avviene quando il vizio sia facilmente riconoscibile o non presenti la gravità richiesta dall'art. 1490 c.c. o la garanzia sia stata efficacemente esclusa ex art. 1490, secondo comma, c.c.) — è interrotta, ai sensi dell'art. 2944 c.c., dal riconoscimento (esplicito o implicito), da parte del venditore, del diritto della controparte alla garanzia anzidetta, non essendo sufficiente, allo stesso fine, il semplice riconoscimento della esistenza dei vizi, ancorché questo esima il compratore dall'onere della denunzia e valga altresì a sanare gli effetti della decadenza eventualmente verificatasi al riguardo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2586 del 25 marzo 1988)

Cass. civ. n. 4085/1982

L'azione proposta dal compratore di un immobile che non possa godere di esso per l'inagibilità dell'impianto di riscaldamento stante il mancato collaudo da parte dei vigili del fuoco, non è soggetta ai termini di decadenza e di prescrizione sanciti dall'art. 1495 c.c., trattandosi di vizio noto al costruttore-venditore il quale, avendo alienato l'immobile nelle more del procedimento amministrativo per la progettazione ed esecuzione degli impianti termici, è tenuto a provvedere, nell'esecuzione del contratto secondo buona fede, a quanto richiesto per l'ottenimento del provvedimento amministrativo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4085 del 9 luglio 1982)

Cass. civ. n. 3907/1981

Seppure la denuncia dei vizi della cosa acquistata deve essere comunicata al venditore da parte dell'acquirente o da un suo incaricato, essa non deve rivestire forma o contenuto particolari, con la conseguenza che realizza tale finalità l'assemblea condominiale, alla quale abbiano partecipato tanto il compratore che il venditore di un appartamento, nella quale si sia discusso dei vizi dell'immobile, deliberando l'esecuzione dei lavori necessari per la loro eliminazione, avvenendo, nel processo formativo della volontà condominiale, uno scambio di dichiarazioni reciprocamente espresse e ricevute dai singoli condomini.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3907 del 16 giugno 1981)

Cass. civ. n. 4714/1977

L'occultamento del vizio della cosa venduta va identificato in una attività positiva volta a nascondere l'imperfezione del bene e, quindi, diretta a rendere impossibile o, quanto meno, difficile al compratore la scoperta del vizio con la comune diligenza. Non è sufficiente, pertanto, a integrare l'ipotesi di occultamento del vizio dell'immobile venduto, la generica dichiarazione di conformità di esso al progetto approvato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4714 del 5 novembre 1977)

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 1495 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Paolo M. chiede
mercoledì 03/10/2018 - Lombardia
“Buongiorno,
sto acquistando una vespa da un privato rispondendo ad un annuncio pubblicato sul sito internet moto.it la consulenza che vi chiedo è: come posso cautelarmi nei confronti del venditore dal rsichio di scoprire difetti, malfunzionamenti del mezzo dopo l'acquisto?
grazie

Consulenza legale i 10/10/2018
Occorre subito premettere che, nel caso di vendita tra privati, non trovano applicazione le garanzie previste dal Codice del Consumo (D. Lgs. n. 206/2005 e ss. mm.), che sono operanti solo nel caso di contratti conclusi tra professionista e consumatore, ma solo le norme dettate dal codice civile in materia di vizi della cosa venduta.
In particolare, ai sensi dell’art. 1490 del c.c., il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all'uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore.

L’art. 1491 del c.c., inoltre, esclude l’operatività della garanzia se, al momento del contratto, il compratore conosceva i vizi della cosa oppure se i vizi stessi erano facilmente riconoscibili; tuttavia, in quest’ultimo caso, la garanzia torna ad applicarsi se il venditore ha dichiarato che la cosa era esente da vizi.

Quanto agli effetti della garanzia, l’art. 1492 del c.c. stabilisce che il compratore può domandare, a sua scelta, la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo.

In caso di risoluzione del contratto il venditore è tenuto a restituire il prezzo e rimborsare al compratore le spese e i pagamenti legittimamente fatti per la vendita; da parte sua, il compratore deve restituire la cosa, se questa non è perita in conseguenza dei vizi (art. 1493 del c.c.).
Ai sensi dell’art. 1494 del c.c., sia che il compratore scelga la risoluzione del contratto, sia che opti per la riduzione del prezzo, il venditore è tenuto verso il compratore al risarcimento del danno se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa; inoltre il venditore deve risarcire al compratore i danni derivati dai vizi della cosa.
In caso di scoperta di vizi, il compratore ha l’onere di “denunciarli”, cioè di comunicarne l’esistenza al venditore. La denuncia non richiede forme particolari e può essere fatta anche telefonicamente. Tuttavia è consigliabile farla per iscritto, possibilmente con lo strumento che consente la massima certezza anche in ordine alla ricezione della stessa da parte del venditore, ovvero raccomandata A.R. o PEC, per meglio tutelarsi e poter dimostrare di avere tempestivamente provveduto alla denuncia.
Va aggiunto, infatti, che la denuncia deve essere effettuata entro termini ben precisi, che sono peraltro piuttosto ristretti: l’art. 1495 del c.c. prevede un doppio termine, di decadenza e di prescrizione.

Il termine di decadenza è di soli otto giorni, a meno che le parti o la legge abbiano stabilito un termine più ampio, e decorre dalla scoperta del vizio, cioè - come ha precisato più volte la giurisprudenza - dal momento in cui il compratore abbia acquisito certezza obiettiva e completa, per i vizi occulti; invece, per i vizi cosiddetti “apparenti”, cioè quelli visibili o comunque conoscibili dal compratore usando l’ordinaria diligenza, il termine per la denuncia decorre dalla consegna del bene.

Tuttavia, l’onere del compratore di denunciare (cioè portare a conoscenza del venditore) i vizi nel breve termine di decadenza previsto dalla legge viene meno se il venditore ha riconosciuto l'esistenza del vizio o, viceversa, se l'ha occultato.
In proposito va precisato che l'occultamento dei vizi, per assumere rilevanza, deve consistere non nel semplice silenzio serbato dal venditore in merito ai difetti della cosa, ma in una particolare attività illecita, funzionale, con adeguati accorgimenti, a nascondere il vizio della cosa: in questi termini, tra le altre, Cass. Civ., Sez. II, sentenza n. 5251/2004 (si trattava della vendita di un’imbarcazione usata).
Che sia o meno applicabile il termine di decadenza di otto giorni, l'azione per far valere la garanzia si prescrive, in ogni caso, nel termine di un anno dalla consegna; tuttavia il compratore che sia citato in giudizio per il pagamento del prezzo può sempre far valere la garanzia, purché il vizio della cosa sia stato denunziato entro otto giorni dalla scoperta e prima del decorso dell'anno dalla consegna.

Un consiglio molto pratico è quello di far visionare previamente il mezzo a un meccanico di fiducia (meglio di tutto un autorizzato Piaggio). Soprattutto i veicoli storici, infatti, possono riservare spiacevoli sorprese sia a livello di meccanica che di carrozzeria (fondi marci, telaio storto a seguito di sinistro, etc.). Ci sono meccanici che eseguono check up di questo tipo per 50 euro (che sono una cifra tutto sommato modesta paragonata alle migliaia di euro che si possono spendere per una Vespa in supposte buone condizioni). Una volta effettuato il controllo si potrà darne conto nell'atto di vendita (si suggerisce di redigere un breve scritto e di firmalo entrambi; sempre meglio un contratto di vendita scritto che verbale). In questo modo anche il venditore si sentirà più sicuro, e non solo l'acquirente.

Mario S. chiede
venerdì 08/01/2016 - Lombardia
“Chiedo la possibilità di ottenere ulteriori indicazioni di sentenze relative alla individuazione della persona che può compiere la denuncia dei difetti della cosa venduta o realizzata in appalto, in conformità alle sentenza Corte Cassazione 30.10.1998 n. 10854 e 08.09.2000 n. 11854.”
Consulenza legale i 14/01/2016
Con la sentenza 10854/1998 la Corte di cassazione ha espresso il seguente principio in tema di denuncia dei vizi nella vendita: "La denunzia dei vizi o della mancanza di qualità della cosa venduta deve essere effettuata dal compratore (art. 1495 cod. civ.), o da un suo rappresentante; in questo secondo caso il rappresentante deve manifestare tale sua qualità al venditore, e il compratore deve provare di avergli conferito il relativo incarico (vedi sentenza 29 ottobre 1983 n. 6445 di questa Corte)."

La sentenza citata indica essa stessa un precedente. Inoltre, è possibile richiamare Cass. 5142/2003 secondo cui è "pacifico che, in tema di garanzia per vizi della cosa venduta, la denunzia dei vizi della stessa da parte del compratore (o di un suo rappresentante), ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1495 c.c., può essere fatta, in difetto di una espressa previsione di forma, con qualunque mezzo (e, quindi, anche con una telefonata) che in concreto si riveli idoneo a portare a conoscenza del venditore i vizi riscontrati". Tale principio è stato poi ribadito da Cass. 20257/2005 (che richiama anche Cass. 10854/1998) nonché dalla pronuncia degli Ermellini 29263/2011.

Quanto alla pronuncia 11854/2000, la Suprema Corte ha statuito in tema di appalto che "mentre l'accertamento dei vizi da parte del direttore dei lavori nominato dal committente fa decorrere il termine per la denunzia, la contestazione operata dallo stesso direttore dei lavori all'appaltatore non costituisce valida denunzia ai fini della norma in esame, in quanto detto tecnico svolge funzioni di controllo per conto del committente ma" (a differenza di quanto deduceva il ricorrente nel caso deciso) "non ne ha la rappresentanza e non può, pertanto, effettuare in suo nome e per suo conto manifestazioni di volontà giuridicamente rilevanti".

La pronuncia, quindi, riconosce la legittimazione del committente ed al contempo esclude espressamente dal novero dei legittimati il direttore dei lavori, e ciò conformemente alla funzione (non di rappresentanza del committente bensì) di controllo svolta da quest'ultimo (come si deduce anche da Cass. 11359/2000).

In relazione a tale specifico profilo non si rinvengono, tra le sentenze note in materia, altre pronunce conformi. Vi sono peraltro molte pronunce che, in generale ed in linea con la formulazione della norma, indicano il committente quale legittimato alla denuncia (tra le altre Cass. 3040/2009, che mette a confronto l'azione ex art. 1667 ed ex art. 1669 c.c.; Cass. 28417/2005 in merito al rapporto tra art. 1668 ed art. 1667 c.c.).

Testi per approfondire questo articolo


→ Altri libri su Termini e condizioni per l'azione ←