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Articolo 67 Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)

(D.P.R. 22 dicembre 1986, n.917)

Redditi diversi

Dispositivo dell'art. 67 TUIR

1. Sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente:

  1. a) le plusvalenze realizzate mediante la lottizzazione di terreni, o l'esecuzione di opere intese a renderli edificabili, e la successiva vendita, anche parziale, dei terreni e degli edifici;
  2. b) le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l'acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari, nonché, in ogni caso, le plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione In caso di cessione a titolo oneroso di immobili ricevuti per donazione, il predetto periodo di cinque anni decorre dalla data di acquisto da parte del donante;
  3. c) le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate. Costituisce cessione di partecipazioni qualificate la cessione di azioni, diverse dalle azioni di risparmio, e di ogni altra partecipazione al capitale od al patrimonio delle società di cui all'articolo 5, escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c), e dei soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a), b) e d), nonché la cessione di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni, qualora le partecipazioni, i diritti o titoli ceduti rappresentino, complessivamente, una percentuale di diritti di voto esercitabili nell'assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20 per cento ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio superiore al 5 o al 25 per cento, secondo che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni. Per i diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite partecipazioni si tiene conto delle percentuali potenzialmente ricollegabili alle predette partecipazioni. La percentuale di diritti di voto e di partecipazione è determinata tenendo conto di tutte le cessioni effettuate nel corso di dodici mesi, ancorché nei confronti di soggetti diversi. Tale disposizione si applica dalla data in cui le partecipazioni, i titoli ed i diritti posseduti rappresentano una percentuale di diritti di voto o di partecipazione superiore alle percentuali suindicate. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla presente lettera quelle realizzate mediante:
  4. 1) cessione di strumenti finanziari di cui alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 44 quando non rappresentano una partecipazione al patrimonio;
  5. 2) cessione dei contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b), qualora il valore dell'apporto sia superiore al 5 per cento o al 25 per cento del valore del patrimonio netto contabile risultante dall'ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto secondo che si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni. Per le plusvalenze realizzate mediante la cessione dei contratti stipulati con associanti non residenti che non soddisfano le condizioni di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a), ultimo periodo, l'assimilazione opera a prescindere dal valore dell'apporto;
  6. 3) cessione dei contratti di cui al numero precedente qualora il valore dell'apporto sia superiore al 25 per cento dell'ammontare dei beni dell'associante determinati in base alle disposizioni previste del comma 2 dell'articolo 47 del citato testo unico;
  7. c-bis) le plusvalenze, diverse da quelle imponibili ai sensi della lettera c), realizzate mediante cessione a titolo oneroso di azioni e di ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di società di cui all'articolo 5, escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c), e dei soggetti di cui all'articolo 73, nonché di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla presente lettera quelle realizzate mediante:
  8. 1) cessione dei contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b), qualora il valore dell'apporto sia non superiore al 5 per cento o al 25 per cento del valore del patrimonio netto contabile risultante dall'ultimo bilancio approvato prima della data di stipula del contratto secondo che si tratti di società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni;
  9. 2) cessione dei contratti di cui alla lettera precedente qualora il valore dell'apporto sia non superiore al 25 per cento dell'ammontare dei beni dell'associante determinati in base alle disposizioni previste dal comma 2 dell'articolo 47;
  10. c-ter) le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle lettere c) e c-bis), realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di titoli non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di valute estere, oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti correnti, di metalli preziosi, sempreché siano allo stato grezzo o monetato, e di quote di partecipazione ad organismi d'investimento collettivo. Agli effetti dell'applicazione della presente lettera si considera cessione a titolo oneroso anche il prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente;
  11. c-quater) i redditi, diversi da quelli precedentemente indicati, comunque realizzati mediante rapporti da cui deriva il diritto o l'obbligo di cedere od acquistare a termine strumenti finanziari, valute, metalli preziosi o merci ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di strumenti finanziari, di valute estere, di metalli preziosi o di merci e ad ogni altro parametro di natura finanziaria. Agli effetti dell'applicazione della presente lettera sono considerati strumenti finanziari anche i predetti rapporti;
  12. c-quinquies) le plusvalenze ed altri proventi, diversi da quelli precedentemente indicati, realizzati mediante cessione a titolo oneroso ovvero chiusura di rapporti produttivi di redditi di capitale e mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso di crediti pecuniari o di strumenti finanziari, nonché quelli realizzati mediante rapporti attraverso cui possono essere conseguiti differenziali positivi e negativi in dipendenza di un evento incerto;
  13. d) le vincite delle lotterie, dei concorsi a premio, dei giochi e delle scommesse organizzati per il pubblico e i premi derivanti da prove di abilità o dalla sorte nonché quelli attribuiti in riconoscimento di particolari meriti artistici, scientifici o sociali;
  14. e) i redditi di natura fondiaria non determinabili catastalmente, compresi quelli dei terreni dati in affitto per usi non agricoli;
  15. f) i redditi di beni immobili situati all'estero;
  16. g) i redditi derivanti dall'utilizzazione economica di opere dell'ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, salvo il disposto della lettera b) del comma 2 dell'articolo 53;
  17. h) i redditi derivanti dalla concessione in usufrutto e dalla sublocazione di beni immobili, dall'affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, macchine e altri beni mobili, dall'affitto e dalla concessione in usufrutto di aziende; l'affitto e la concessione in usufrutto dell'unica azienda da parte dell'imprenditore non si considerano fatti nell'esercizio dell'impresa, ma in caso di successiva vendita totale o parziale le plusvalenze realizzate concorrono a formare il reddito complessivo come redditi diversi;
  18. h-bis) le plusvalenze realizzate in caso di successiva cessione, anche parziale, delle aziende acquisite ai sensi dell'articolo 58;
  19. h-ter) la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione in godimento di beni dell'impresa a soci o familiari dell'imprenditore;
  20. i) i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente;
  21. l) i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere;
  22. m) le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filo-drammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche;
  23. n) le plusvalenze realizzate a seguito di trasformazione eterogenea di cui all'articolo 171, comma 2, ove ricorrono i presupposti di tassazione di cui alle lettere precedenti.

1-bis. Agli effetti dell'applicazione delle lettere c), c-bis) e c-ter) del comma 1, si considerano cedute per prime le partecipazioni, i titoli, gli strumenti finanziari, i contratti, i certificati e diritti, nonché le valute ed i metalli preziosi acquisiti in data più recente; in caso di chiusura o di cessione dei rapporti di cui alla lettera c-quater) si considerano chiusi o ceduti per primi i rapporti sottoscritti od acquisiti in data più recente.

1-ter. Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rivenienti da depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d'imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all'inizio del periodo di riferimento sia superiore a cento milioni di lire per almeno sette giorni lavorativi continui.

1-quater. Fra le plusvalenze e i redditi di cui alle lettere cter) , cquater) e cquinquies) si comprendono anche quelli realizzati mediante rimborso o chiusura delle attività finanziarie o dei rapporti ivi indicati, sottoscritti all'emissione o comunque non acquistati da terzi per effetto di cessione a titolo oneroso. Fra le plusvalenze di cui alla lettera c-ter) si comprendono anche quelle di rimborso delle quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio realizzate mediante conversione di quote o azioni da un comparto ad altro comparto del medesimo organismo di investimento collettivo.

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Consulenze legali
relative all'articolo 67 TUIR

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

FRANCESCO L. chiede
martedì 01/05/2018 - Liguria
“Buongiorno,
l'azienda individuale famigliare (unica) è stata affittata, il reddito derivante dal canone percepito dal soggetto titolare l'azienda (il canone include anche gli immobili ove si svolge l'attività aziendale), ai fini fiscali, può essere ripartito sulle teste dei coniugi, titolari in regime di comunione, degli immobili sopra menzionati? almeno per la quota parte del canone imputabile (in via teorica in quanto non formalmente suddiviso, il canone) all'affitto degli stessi?
Il fisco contesta tale ripartizione chiedendo l'imputazione del reddito totalmente al titolare dell'azienda affittata, essendo stata una ditta individuale si tratta di una persone fisica. Ma come si tutela il reddito del coniuge? il quale ha la proprietà degli immobili al 50% ma non ne gode nessun frutto?”
Consulenza legale i 08/05/2018
Si premette che, al fine di dare una risposta esaustiva al quesito, sarebbe necessario conoscere il titolo sulla base del quale la ditta individuale detiene il 50% degli immobili di proprietà del coniuge non imprenditore, poiché questo titolo (comodato, usufrutto, locazione, ecc.) ovviamente, continua ad essere efficace anche nell’ambito della nuova situazione che si crea a seguito dell’affitto dell’azienda.

È infatti evidente che, così come contestato dall’Amministrazione Finanziaria, il reddito che deriva dall’affitto dell’azienda deve essere attribuito al titolare della stessa azienda e, sotto questo profilo, ai fini della corretta classificazione di tale reddito, occorre distinguere tra il caso in cui:
  1. l’affittuario è un imprenditore individuale che affitta una della sue aziende o un ramo della sua unica azienda;
  2. l’affittuario è un imprenditore individuale che affitta la sua unica azienda.
La distinzione è fondamentale poiché, nel primo caso, i canoni maturati nel singolo periodo di imposta (al netto delle spese documentate relative al contratto), nel rispetto del principio della competenza economica, concorrono, come componenti positivi, alla determinazione del reddito di impresa complessivo, che deriva anche dalle altre imprese o dagli altri rami della stessa impresa di cui l’imprenditore è ancora titolare.
Nel secondo caso, invece, il reddito che deriva dall’affitto dell’unica azienda rientra nella categoria dei redditi diversi (art. 67 del TUIR), stante il fatto che, per effetto dell’affitto della sua unica azienda, l’affittuario perde, almeno momentaneamente, la qualifica di imprenditore.

Il discrimine è fondamentale, ad esempio, ai fini dell’IRAP che, nel primo caso, continuerà ad essere applicata anche sui canoni di affitto; nel secondo caso, invece, non potrà più essere applicata.
Probabilmente, in passato, la disponibilità degli immobili era assicurata all’azienda tramite un contratto di comodato d’uso e, pertanto, il coniuge non imprenditore, proprietario del 50% di detti immobili, aveva rinunciato a godere dei relativi frutti a favore dell’attività di impresa dell’altro coniuge.
Il fatto che, nella nuova situazione, il coniuge “imprenditore” abbia concesso in affitto l’azienda a favore di terzi, pone chiaramente la necessità di rivedere il titolo negoziale sulla base del quale la disponibilità degli immobili è assicurata all’impresa, sostituendo il contratto di comodato con un contratto di locazione che, da un lato, continuerà ad assicurare all’azienda la disponibilità dei beni di cui si discute; dall’altro, permetterà al coniuge non imprenditore di godere dei frutti della proprietà del 50% degli immobili.

In questo modo, il coniuge imprenditore che cede in affitto l’azienda, resterà titolare dei canoni di affitto che includerà nel proprio reddito complessivo, come reddito di impresa o come reddito diverso, a seconda di quanto detto prima e, naturalmente, indicherà tra le proprie spese i canoni per la locazione corrisposti all’altro coniuge, in modo tale da essere tassato solo sulla quota dei canoni di affitto di azienda che costituisce un suo effettivo reddito.

L’altro coniuge dichiarerà tra i propri redditi fondiari i canoni di locazione percepiti per effetto del nuovo contratto posto in essere, attribuendo così a se stesso i frutti dei diritti posseduti sugli immobili.

Fabio F. chiede
venerdì 05/01/2018 - Toscana
“Buongiorno
Ho questo quesito "complesso": locazione fra un proprietario persona fisica e me medesimo persona fisica, applicazione della cedolare secca, permesso di subaffitto totale, divieto di cessione.Posso io sublocare a mia volta l'appartamento ad una mia ditta individuale che poi subaffitterà le singole stanze? esempio: io affitto da un privato a 1.500 con cedolare, riaffitto alla mia ditta individuale a 1600(o potrei addirittura affittarlo allo stesso prezzo di 1500??), la mia ditta individuale risubaffitta le singole stanze a 2.500 totali.In sostanza: è possibile fare la sublocazione della sublocazione? Se fosse possibile rischio comunque che come privato visto che affitto a 1500 e ricavo 1600 l'ade può contestarmi attività d'impresa di qualche tipo?se riaffitto allo stesso prezzo non dichiarando niente? al proprietario l'ade può revocare la cedolare secca se io locatario privato risubaffitto ad una (mia) ditta? La situazione più semplice sarebbe fare direttamente il contratto di locazione con possibilità di subaffitto alla mia ditta ma invece che 1.500 € di locazione me ne chiederebbero 2.000 € per compensare la maggior tassazione(i proprietari hanno tutte aliquote irpef fra il 38 e il 43).Premetto che conosco chi lo fa, e ha registrato il contratto di locazione, il contratto fra se stesso e la sua ditta, e i contratti fra la sua ditta e i singoli occupanti delle camere all'ade senza problemi(finora..) ma tutti quelli del settore(commerciale) che ho sentito fino ad ora dicono che non è possibile fare la sublocazione della sublocazione.

Consulenza legale i 20/01/2018
In relazione al primo quesito, ossia alla possibilità di sublocare un immobile locato, nell’ipotesi in cui nel contratto di locazione non sia stata espressamente denegata la facoltà di sublocazione a favore di terzi, la risposta non può che essere positiva: come disposto dall’art. 1594 c.c., il conduttore, salvo patto contrario, ha facoltà di sublocare la cosa locatagli, ma non può cedere il contratto senza il consenso del locatore.

La sublocazione è una nuova locazione contratta dal conduttore con il terzo, il quale è chiamato a godere per un tempo determinato e mediante corrispettivo tutta o parte della cosa che il conduttore originario ha in locazione.
La nuova locazione è distinta dalla precedente ma da questa dipendente, nel senso che il conduttore originario non può trasferire diritti maggiori di quelli nascenti dal primo contratto.

In linea generale la sublocazione è ammessa perché, di regola, il contratto di locazione, anche nei riguardi del conduttore, non è concluso intuitu personae; la persona del conduttore e in particolare il suo grado di abilità e di diligenza vengono in considerazione soltanto nel caso di locazione avente ad oggetto una cosa mobile o un bene produttivo, stante la facilità per questo tipo di beni di deteriorarsi e l'opportunità che il locatore si formi un preventivo giudizio sulle qualità di diligenza di chi deve godere del bene in luogo del conduttore, nel quale soltanto egli può avere espressa fiducia.

Inoltre, non è detto che l'oggetto della sublocazione debba corrispondere a quello della locazione, potendo il nuovo contratto comprendere una parte soltanto della cosa locata e, d'altro canto, potendo il conduttore aggiungervi altri elementi che rientrano nella propria economia, come mobili, riscaldamento, illuminazione.
Il sub-conduttore, comunque, non potrà in ogni modo beneficare di un godimento che eccede i limiti della concessione fatta al conduttore principale e non potrà destinare la cosa ad un uso che sia in contrasto con quello cui la cosa medesima doveva essere destinata secondo il rapporto principale di locazione.

Ne deriva che, quando il contratto di locazione prevede la destinazione ad uso di civile abitazione, la facoltà di subaffittare, anche se espressamente concessa, non rende legittimo nel conduttore l'esercizio dell’attività di affittacamere, importando quest’ultima un mutamento di destinazione della cosa locata, come sembra proprio configurarsi nel caso di specie, dal momento che ci si riferisce al caso di sublocazione ad una ditta individuale che svolge la predetta attività.

Riguardo al secondo quesito, si ritiene che la sublocazione, di per sé, non costituisce attività di impresa, stante il fatto che, l’attività di impresa presuppone un'attività economica professionalmente organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi, così come si evince dalla definizione di imprenditore di cui agli artt. 2082 e 2083 del codice civile.

In assenza di un’attività di impresa professionalmente organizzata, il reddito che deriva dalla sublocazione di un immobile rientra, invece, nella categoria dei redditi diversi di cui all’art.67, comma 1, lett. h) del TUIR ed è determinato sulla base del corrispettivo percepito al netto delle relative spese sostenute e documentate.
Pertanto, nell’ipotesi di sublocazione allo stesso prezzo della locazione principale, non sussiste un reddito da dichiarare, poiché il corrispettivo della sublocazione è esattamente pari alle spese sostenute per la locazione principale.
Ovviamente, il reddito della sublocazione non può neanche considerarsi reddito di natura fondiaria, come il reddito del proprietario-primo locatore.

Costituisce, invece, sicuramente attività di impresa quella svolta dalla ditta individuale che subaffitta le camere e, proprio in ragione di ciò, nel caso prospettato, la sublocazione configura un mutamento di destinazione della cosa locata rispetto al contratto di locazione originario che, deve necessariamente prevedere una destinazione ad uso di civile abitazione, dal momento che si tratta di un contratto assoggettato al regime delle cedolare secca.

Questa riflessione permette di introdurre il tema successivo della facoltà dell’amministrazione finanziaria di non riconoscere, nel caso prospettato, l’applicabilità del regime della cedolare secca in capo al proprietario dell’immobile.
Ed invero, nella Circolare n. 26/E del 01.06.2011, par. 1.2, è precisato che il regime della cedolare secca può trovare applicazione solo ed esclusivamente in relazione ai contratti di locazione aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo locati per finalità abitative ed alle relative pertinenze.

Ne deriva che, se il contratto originario non prevede la facoltà di sublocare per scopi diversi da quelli abitativi, siamo in presenza di un contratto di locazione ad uso abitativo e, pertanto, il locatore-proprietario può applicare legittimamente il regime della cedolare secca, ma il locatario non può sublocare alla ditta individuale per l’attività di affittacamere, poiché la sublocazione comporterebbe una diversa destinazione del bene locato rispetto al rapporto principale di locazione.

Se, invece, il contratto originario prevede sin dall’inizio la facoltà di sublocare per l’attività di affittacamere, allora anche la locazione originaria non può considerarsi ad uso abitativo e per finalità abitative e, pertanto, il regime della cedolare secca non può essere applicato.

È appena il caso di precisare che il regime della cedolare secca non può essere in nessun caso applicato al contratto di sublocazione, anche nell’ipotesi in cui sia la locazione che la sublocazione siano per finalità abitative, poiché, come precisato nella Circolare citata e come già detto prima, i redditi derivanti dalla sublocazione rientrano nella categoria dei redditi diversi di cui all’art. 67, comma 1, lett. h) del TUIR e non tra i redditi di natura fondiaria.

Claudio F. chiede
lunedì 25/09/2017 - Puglia
“Buonasera,
Vi scrivo per conto di mia madre, la quale quest'estate ha conosciuto un signore del Regno Unito, scozzese per la precisione.
In segno di gratitudine nei confronti di mia madre per una grande cortesia fattagli, questa persona vorrebbe donarle una somma di denaro.
Considerato il cambio attuale tra la sterlina e l'euro, l'importo della donazione ammonterebbe a circa 65.000 euro (50.000 sterline).
Tale somma verrebbe donata tramite bonifico bancario, attraverso l'azienda di proprietà del donante, sul conto corrente di mia madre.
Ho fatto una ricerca confermando quanto detto dal donante a mia madre, e cioè che la sua azienda ha un fatturato annuo di più di 200 milioni di euro.
L'importo della donazione sarebbe quindi, secondo il mio parere, da considerarsi di modico valore in riferimento al suo patrimonio.
Non lo sarebbe invece in riferimento alle condizione economiche del donatario.
La donazione avverrebbe senza scrittura privata considerato che il donante preferirebbe non dover venire in Italia per sottoscrivere la stessa.
Potreste gentilmente spiegarmi se tutto ciò è legale, non trattandosi di un prestito tra privati ma tra un'azienda ed un privato? Ci sono tasse da pagare? A che tipo di accertamenti possono essere sottoposti sia il donante sia il donatario? Supererebbe mia madre eventuali verifiche del fisco italiano?
Spero di avervi fornito tutte le informazioni necessarie per valutare il caso, rimango a vostra disposizione per qualsiasi dubbio.
Grazie e saluti
Claudio”
Consulenza legale i 15/10/2017
Sotto il profilo dell’imposizione diretta, l’art. 9 della Legge n. 97 del 06.08.2013 aveva introdotto il comma 2 dell’art. 4 del Decreto-legge del 28/06/1990 n. 167, in base al quale, a partire da febbraio 2014, le banche italiane sarebbero state obbligate ad applicare una ritenuta del 20% sui bonifici in arrivo dall’estero a meno che il contribuente non avesse dimostrato che le somme trasferite non erano classificabili nella categoria dei redditi da capitale (cioè come guadagni derivanti da un investimento finanziario) oppure dei redditi diversi (è il caso, ad esempio, delle plusvalenze generate dalla compravendita di un immobile o dei canoni di locazione di un appartamento situato all’estero).

L’onere della prova era stato posto a carico del beneficiario che avrebbe comunque dovuto dare specifiche disposizioni al proprio istituto di credito e dimostrare, anche mediante autocertificazione, che le somme incassate non erano classificabili come redditi da capitale o come redditi diversi, soggetti per l’appunto alla ritenuta.

Il beneficiario avrebbe potuto anche produrre la propria ultima dichiarazione dei redditi dando prova del fatto che non aveva compilato il quadro RW, relativo alle attività ed ai capitali detenuti all'estero e che, pertanto, le somme ricevute non erano riconducibili a frutti di tali attività e capitali.

Il citato comma è stato abrogato a decorrere dal 24 aprile 2014, dall'art. 4, comma 2, del decreto-legge 24 aprile 2014 n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014 n. 89 e, pertanto, a partire dalla predetta data, non è più prevista alcuna ritenuta in entrata sui bonifici ricevuti dall’estero sui propri conti correnti bancari, indipendentemente dall’origine delle somme bonificate.

Sotto il profilo dell’imposizione indiretta, dal momento che la donazione avverrebbe in forma non scritta poiché il donante preferirebbe non dover venire in Italia per la sottoscrizione, la stessa potrebbe essere ricondotta nella categoria delle liberalità indirette di cui all’art. 56 bis del D. Lgs. n. 546/90 - Testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni -.

Le liberalità indirette sono, infatti, atti di disposizione, non formalizzati in atti pubblici, che perseguono le stesse finalità delle donazioni tipiche.

Tali liberalità sono soggette all’imposta sulle donazioni in caso di:
  • accertamento dell’Agenzia delle Entrate, secondo particolari condizioni;
  • registrazione volontaria delle parti.

Per espressa disposizione della norma, sono comunque escluse da tassazione:
  • le liberalità indirette collegate ad atti concernenti il trasferimento o la costituzione di diritti immobiliari o il trasferimento di aziende che siano già assoggettate all’imposta di registro in misura proporzionale oppure all’IVA (così come disposto dall’art. 1, comma 4 bis del D. Lgs n. 346/90);
  • le liberalità relative a spese non soggette a collazione, tra le quali rientrano ad esempio le spese di mantenimento e di educazione nonché quelle sostenute per malattia (art. 742 c.c.);
  • i comportamenti che le parti non manifestano in atti (ad esempio il pagamento di debito altrui);
  • le donazioni di modico valore, aventi per oggetto beni mobili (art. 783 c.c.).

Riguardo a queste ultime, coerentemente con quanto osservato nel quesito, la modicità deve essere effettivamente valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante, così come disposto dal comma 2 del citato art. 783 c.c.

Relativamente all’ipotesi in cui sussista un accertamento dell’Agenzia delle Entrate, che comunque non può riguardare le donazioni di modico valore, la tassazione ai fini dell’imposta sulle donazioni è, in ogni caso, subordinata al ricorrere, congiuntamente, delle seguenti due condizioni:
  • l’esistenza di liberalità risulta da dichiarazioni rese dall’interessato nell’ambito di procedimenti diretti all’accertamento di tributi (ad esempio, nel caso di accertamento sintetico per incrementi patrimoniali o “redditometro”, che potrebbero venire effettuati con la somma donata);
  • le liberalità così emerse abbiano determinato (anche cumulativamente con altre) un incremento patrimoniale superiore all’eventuale franchigia con riferimento ad unico beneficiario. Riguardo a quest’ultima condizione, si ritiene opportuno evidenziare che, nell’ipotesi di donazione tra soggetti diversi da coniugi, parenti in linea retta, fratelli, sorelle, altri parenti sino al 4° grado ed affini sino al 3° grado, l’art. 2, comma 48, del D. L. n. 262/2006, convertito dalla legge n. 286 del 24/11/2006, non prevede alcuna franchigia.

ALFREDO C. chiede
martedì 30/05/2017 - Lazio
“un cittadino italiano che possiede in italia un conto corrente in dollari deve dichiararli? se si come?
grazie e cordiali saluti
Alfredo Carboni”
Consulenza legale i 31/05/2017
In tempi di crisi, molte persone ricorrono ad investimenti in valuta straniera. Il conto corrente in valuta straniera è, infatti, una forma di investimento come altre.

Il rendimento di questo tipo di investimenti si calcola in base al Libor, ovvero il tasso variabile a cui le banche si attengono quando comprano e vendono capitali, oppure all’Euribor.

Quale componente negativa bisogna considerare il guadagno della banca. Ovviamente, maggiore è lo spread applicato dalle banche e minore è la convenienza dell’acquisto di un conto in una determinata valuta.

Tali tipi di conto corrente sono oggetto della medesima tassazione sugli interessi dei conti correnti in euro.

In aggiunta si deve considerare la tassazione sulle plusvalenze se nell’anno solare la giacenza complessiva di tutti i depositi e conti correnti in valuta intrattenuti dal contribuente è superiore a 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi continui.

Tale guadagno va riportato nella dichiarazione dei redditi nell’apposito quadro dedicato ai redditi diversi (quadro RT); questo, dunque, è l’unico onere dichiarativo collegato al conto corrente in valuta estera.

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