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Articolo 1709 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Presunzione di onerosità

Dispositivo dell'art. 1709 Codice civile

Il mandato si presume oneroso (1) [1725]. La misura del compenso, se non è stabilita dalle parti, è determinata in base alle tariffe professionali o agli usi; in mancanza è determinata dal giudice (2).

Note

(1) Trattasi di presunzione relativa e, pertanto, superabile. In particolare, le parti possono accordarsi espressamente per la gratuità del mandato ovvero ciò si può desumere, implicitamente, dal loro comportamento o dalle circostanze che hanno accompagnato la stipula.
(2) L'intervento del giudice è, pertanto, residuale.

Ratio Legis

Poichè il mandante riceve un vantaggio dal compimento dell'attività da parte del mandatario, si presume che esso sia oneroso. Da qui la necessità di porre una norma che indichi i criteri per determinare il compenso, in modo da evitare la nullità della stipula (1418 c.c.).

Spiegazione dell'art. 1709 Codice civile

La presunzione di onerosità del mandato. Origine e svolgimento storico di essa.

Per il diritto romano la gratuità era elemento essenziale del mandato. La rigidità originaria del principio si attenuò col tempo e si ammise che potesse essere spontaneamente dato e liberamente pattuito un compenso (honor, honorarium, salarium). Del compenso si poteva chiedere il pagamento soltanto con la procedura extra ordinem: ma la limitazione perdette importanza nel diritto giustinianeo dopo che divenne ordinaria detta procedura. Sulla domanda era competente a provvedere per la provincia il governatore e per Roma il praeses o il praetor. Con la procedura extra ordinem il magistrato poteva attribuire il compenso anche quando non fosse stato convenuto e poteva variare la misura di quello pattuito.
Nel diritto comune rimase fermo il principio della gratuità anche in materia commerciale, soprattutto per la costruzione teorica del rapporto, giacché per il resto gli usi riconobbero l'efficacia piena della promessa del compenso.
All'epoca della codificazione francese fu richiamata solennemente la legge I, § IV, libro XVII del Digesto ove si dichiara la nullità del mandato retribuito per il riflesso che il rapporto « trahit originem ex officio atque amicitia ». E si formulò l'art. 1986 di quel codice, che fu letteralmente tradotto dall'art. 1739 codice del 1865: « il mandato è gratuito se non vi è patto in contrario ».
In Italia dal 1865 al 1882 si fece anche su questo terreno molto cammino e il secondo comma dell'art. 349 dell'abrogato codice di commercio capovolse per il mandato commerciale la situazione risultante dall'articolo 1739 cod. civ.
Di guisa che prima del codice vigente, sotto l'impero dei codici precedenti, il mandato civile si presumeva gratuito, il mandato commerciale si presumeva oneroso. Poiché nell'uno e nell'altro caso si trattava di presunzione, il compenso poteva essere convenuto nel primo caso ed escluso nel secondo.

Il codice vigente ha generalizzata la presunzione di onerosità.
Le cause che hanno determinato tale generalizzazione sono due:
a) la nuova concezione del lavoro quale risulta dal sistema del codice;
b) la riconosciuta forza di espansione dei principi e delle norme del diritto commerciale.
Per l'art. 1709 quando le parti tacciono circa il compenso s'intende che questo è dovuto. La misura se non è stabilita dalle parti è determinata in base alle tariffe professionali o agli usi o, in mancanza, dal giudice.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1709 Codice civile

Cass. civ. n. 9741/2013

Ai fini della liquidazione del compenso per le attività professionali non protette svolte dal mandatario non professionista, l'art. 1709 cod. civ. non impone che il compenso sia determinato nella stessa misura prevista, dalle tariffe professionali. (Nella specie, la Suprema Corte ha enunciato il principio confermando la decisione del giudice di merito, che aveva ritenuto la prestazione professionale non protetta, resa dal non professionista, caratterizzata da un minor valore in quanto carente della spendita, a beneficio del committente, della competenza ed esperienza del professionista).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9741 del 22 aprile 2013)

Cass. civ. n. 7498/2006

In tema di mandato, sulle somme anticipate dal mandatario, mentre gli interessi legali, che sono di natura corrispettiva, decorrono dal giorno dell'esborso o, se manca la prova di tale data, dalla messa in mora, la rivalutazione monetaria non è dovuta automaticamente, atteso che, trattandosi di un debito di valuta, il maggior danno subito dal creditore dev'essere dimostrato, ai sensi dell'art. 1224 secondo comma c.c.; al riguardo il ricorso ad elementi presuntivi ed a fatti notori è consentito solo con riferimento a criteri personalizzati in relazione alla categoria economica cui appartiene il creditore, che è comunque tenuto a fornire la prova di elementi in base ai quali il danno sia concretamente qualificabile nell'ambito della categoria di appartenenza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7498 del 30 marzo 2006)

Cass. civ. n. 7008/1993

Il mandatario che è stato incaricato della conclusione di un affare assume, nei confronti del mandante, l'obbligo del compimento degli atti giuridici necessari per l'esercizio dell'incarico e, a differenza del mediatore, che, in posizione di terzietà rispetto alle parti da lui poste in relazione senza esservi obbligato, ha diritto alla provvigione solo dopo la conclusione dell'affare, può chiedere il compenso dovutogli prescindendo dal risultato, a meno che le parti non abbiano ad esso condizionato il pagamento di tale compenso.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7008 del 24 giugno 1993)

Cass. civ. n. 5117/1993

I1 mandatario che chiede il compenso per l'attività svolta non ha l'onere di specificare se ed in quale misura il suo credito eccede l'importo della somma riscossa per l'esecuzione del mandato, perché tale credito, trattandosi di un diritto autonomo e proprio del mandatario, non è automaticamente compensato con i suoi eventuali debiti verso il mandante, come avviene, invece, per le spese sostenute, delle quali il mandatario può chiedere il rimborso solo per la parte eccedente l'ammontare delle somme riscosse nell'esecuzione del mandato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5117 del 3 maggio 1993)

Cass. civ. n. 3596/1990

Nell'ipotesi di mandato oneroso il diritto del mandatario al compenso e al rimborso delle anticipazioni e spese sostenute è condizionato alla presentazione al mandante del rendiconto del proprio operato, che deve necessariamente comprendere la specificazione dei dati contabili delle entrate, delle uscite e del saldo finale.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3596 del 28 aprile 1990)

Cass. civ. n. 3233/1982

La presunzione di onerosità del mandato, stabilita iuris tantum dalla legge, può essere superata da una prova contraria la quale può essere basata su circostanze quali la prassi esistente presso il mandante (nella specie un condominio di edificio) di conferire gratuitamente il mandato, nonché il contegno delle parti prima e dopo lo svolgimento delle prestazioni. (Nella specie, l'amministratore nei cinque anni successivi alla cessazione non aveva avanzato alcuna richiesta di compenso). 
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3233 del 27 maggio 1982)

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