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Articolo 1703 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Nozione

Dispositivo dell'art. 1703 Codice civile

(1) Il mandato è il contratto col quale una parte (2) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici (3) per conto dell'altra (4).

Note

(1) Il mandato è un contratto consensuale ad effetti obbligatori (1376 c.c.) ed a forma libera (1325 c.c.); è discusso se il mandato senza rappresentanza (1705 c.c.) ad acquistare immobili debba essere stipulato per iscritto (1350, 1351 c.c.). Esso si distingue dall'appalto (1655 c.c.) e dal contratto di lavoro (2096 c.c.) i quali non hanno ad oggetto una attività giuridica. Si distingue anche dalla commissione (1731 c.c.) poichè anch'essa ha ad oggetto un'attività materiale.
(2) Tale parte è il mandatario (ausiliario se si tratta di attività commerciale, (2082 c.c.).
(3) E' atto giuridico, ad esempio, la conclusione di un contratto (1325 c.c.) o il compimento di un atto unilaterale (1324 c.c.). Ciò costituisce l'oggetto del contratto e, pertanto, deve avere i requisiti previsti dal codice (1346 c.c.).
(4) Chi conferisce l'incarico è il mandante che può attribuire o meno al mandatario anche il potere di rappresentanza (1704, 1705 c.c.).

Ratio Legis

Il contratto di mandato soddisfa l'interesse del mandante al compimento dell'atto giuridico che egli stesso non può o non vuole compiere e quello del mandatario, se oneroso, a ricevere un compenso per tale attività.

Spiegazione dell'art. 1703 Codice civile


Natura giuridica del "mandato"

Il contratto di mandato è un contratto consensuale, ovvero produce i suoi effetti nel momento dello scambio del consenso.
E' un contratto a effetti obbligatori. Ciò si desume dalle lettera della norma, laddove dice "il mandato è il contratto con il quale il mandatario si obbliga".

E' un contratto incolore. Esso, cioè, può essere sia oneroso che gratuito. Nel primo caso, secondo parte della dottrina, deve considerarsi un contratto a prestazioni corrispettive. Da un lato vi è il mandatario che si obbliga a compiere una determinata attività giuridicamente rilevante, e dall'altra, in un chiaro rapporto di sinallagmaticità, vi è la corresponsione di un compenso da parte del mandante.

E' un contratto ad esecuzione differita. E' chiaro, infatti, che la prestazione del mandatario non potrà che essere differita rispetto al momento di sottoscrizione del contratto. Ciò è rilevante in relazione alla possibilità di applicare la disciplina della risoluzione per sopravvenuta eccessiva onerosità solamente ai contratti che sono ad esecuzione differita, appunto, continuata o periodica.

E' un contratto intuitu personae. Ciò si desume chiaramente dall'art. 1722 n. 4 c.c. laddove prevede che il mandato si estingue per morte del mandatario, non proseguendo in campo ai suoi eredi.

Causa del "mandato"

Come accennato sopra il mandato è un contratto con causa incolore. A prescindere, infatti, dalla presenza o meno di una controprestazione in denaro da parte del mandatario (se c'è, il mandato si considererà oneroso, altrimenti sarà gratuito) è comunque sempre presente un elemento caratteristico e valido per ogni tipo di mandato che consiste nel "programma pattizio di cooperazione gestoria alla cui attuazione una delle parti si impegna nei confronti dell'altra".
Il compenso non incide, quindi, sulla causa del negozio, che rimane la cooperazione gestoria ed alla cui attuazione una parte si impegna nei confronti dell'altra.

La forma del "mandato"

Molto dibattuto sia in dottrina che in giurisprudenza è il problema della forma del mandato. La questione però si pone solo per il mandato senza rappresentanza perché, infatti, per quello con rappresentanza l'ordinamento prescrive in modo espresso che la procura debba avere la stessa forma richiesta per il contratto che il rappresentante deve concludere (art. 1392 c.c.). E in tal caso si ritiene che i requisiti di forma debbano sussistere solo per la procura.

Relativamente dunque al mandato senza rappresentanza sono varie le teorie che si dividono il campo. Quella più accreditata ritiene che valga in generale il principio della libertà della forma, ma non quando il mandato abbia ad oggetto la vendita di diritti immobiliari, nel qual caso sarebbe necessaria la forma scritta.


Mandato con o senza rappresentanza

IL MANDATO CON RAPPRESENTANZA
L’art. 1704 c.c. prevede l’applicazione delle norme sulla rappresentanza qualora al mandatario sia stato attribuito il potere di spendere il nome del mandante (contemplatio domini). In questo caso vi sono due diversi negozi giuridici, il mandato e la procura, con collegamento negoziale e con funzioni differenti: il primo, con effetti obbligatori, regola i rapporti interni tra mandante e mandatario, mentre il secondo regola i rapporti verso i terzi esterni al negozio.

II MANDATO SENZA RAPPRESENTANZA
In questo caso non si instaurano rapporti tra mandante e terzo, anche se questi è a conoscenza del mandato; tuttavia il mandante può esercitare i diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato(art. 1705, co. 2, cc..). La dottrina spiega la possibilità come una speciale azione surrogatoria (ex art. [[n2900cc] c.c.). II mandante, inoltre, può rivendicare le cose mobili acquistate per suo conto dal mandatario (art. 1706 c.c.).
Si discute se la possibilità di rivendica configuri una facoltà solo processuale (tesi più accreditata in dottrina) o indichi un’efficacia reale del mandato senza rappresentanza all’acquisto di beni mobili.

Nel mandato senza rappresentanza ad acquistare beni immobili vi è, invece, un doppio trasferimento (dal terzo al mandatario e da questi al mandante). L'atto di ri-trasferimento deve esplicitare la propria causa ed il contratto di mandato che contenga tale obbligo di ritrasferire è assimilabile ad un contratto preliminare (pertanto, necessita della forma scritta).

Nel mandato senza rappresentanza ad alienare beni immobili la principale questione riguarda il mezzo che permetta al mandatario di acquistare la titolarità del bene da trasferire a terzi in nome proprio:
1) tesi del trasferimento diretto al terzo: secondo la quale il mandato conferisce al mandatario anche la legittimazione a disporre del bene. Critica: la tesi presuppone un'inaccettabile distinzione tra titolarietà e legittimazione a disporre;
2) tesi dell'autonomo atto di trasferimento: trova fondamento normativo nell'art. 1719 c.c. in base al quale il mandante deve somministrare al mandatario i mezzi per l'esecuzione dell'incarico, tra cui quindi il potere di acquistare la titolarietà del bene. Critica: l'attribuzione immediata del diritto al mandatario è eccessiva rispetto all'intento delle parti e crea, tra l'altro, innumerevoli inconvenienti, ad esempio, sottrae al mandante la possibilità di compiere personalmente l'atto. Inoltre, non è chiaro cosa succeda in caso di revoca del mandato;
3) tesi dell'immediata efficacia traslativa del mandato: sostenuta dalla giurisprudenza più recente e si fonda sul cd. consenso traslativo, attribuendo alla causa mandandi efficacia reale. Il trasferimento dal mandante al mandatario è strumentale all'esecuzione del mandato e si ritiene, quindi, che lo stesso sia sospensivamente condizionato alla corretta esecuzione del negozio gestorio. In questo senso il mandato sarebbe certamente trascrivibile.

SCOPO DEL MANDATO AD ALIENARE
Il mandato ad alienare può essere funzionalizzato ad uno scopo di garanzia: nulla quaestio in ordine alla liceità del mandato se con rappresentanza che si sostanzia in una sorta di cessione dei beni ai creditori. Se il mandato è senza rappresentanza il negozio non viola il divieto del patto commissorio in quanto il creditore non acquista per sè stesso, essendo il trasferimento subordinato all'esecuzione del mandato.


Sostituzione e sub-mandato

La sostituzione del mandatario è prevista dall’ art. 1717 c.c.. Oggi si ritiene generalmente che il mandatario rimanga responsabile verso il mandante e che egli non ceda il contratto di mandato, ma stipuli con il sostituito un ulteriore contratto in favore del terzo mandante: da tanto discende l’analogia tra l'azione diretta, spettante al mandante nei confronti del sostituito ex art. 1717 co. 4 c.c., e quella spettante al terzo ex art. 1411, co. 2., c.c.
Si differenzia dalla sostituzione la figura del sub-mandato che esplica effetti meramente interni tra mandatario, sub-mandante e terzo sub-mandatario, non rilevando per i terzi.



Eccesso e abuso del "mandato"

Il negozio compiuto dal mandatario eccedendo i limiti del mandato è improduttivo di effetti nei confronti del mandante, salvo ratifica (art. 1711 c.c.). La ratifica, secondo l'opinione preferibile, è atto unilaterale recettizio modificativo del precedente contratto, con efficacia retroattiva e rivestito della medesima forma. Essa si distingue dalla ratifica prevista dall'art. 1399 c.c. che opera nei rapporti esterni (tra rappresentato e terzo), tuttavia, come è ovvio, qualora l’atto venga ratificato verso i terzi, la ratifica opera anche nei rapporti interni.


Il mandato in rem propriam

La causa del mandato in rem propriam viene arricchita dal perseguimento degli interessi del mandatario all’esecuzione del mandato. Conseguenza del negozio è l'irrevocabilità del mandato che, qualora pattuita, non basta però a far presumere la natura del negozio: deve emergere dal contratto la volontà dei soggetti di perseguire anche l'altrui interesse.


L’estinzione del "mandato"

L’art. 1722 c.c. elenca le cause di estinzione del mandato. La revoca e la rinuncia da parte del mandatario vanno giuridicamente qualificate come recesso, operante ex nunc.
L'art. [n1724cc]] c.c. contempla due casi di revoca tacita (la nomina di un nuovo mandatario od il compimento in proprio dell'affare), tuttavia essa produce effetto solo a seguito della comunicazione al mandatario del verificarsi di uno di tali fatti.
La revoca del mandato oneroso e la rinunzia da parte del mandatario, senza giusta causa, obbligano chi la compie al risarcimento dei danni (art. 1725 ss. c.c.) e la norma si estende anche al mandato oneroso a tempo indeterminato revocato o rinunziato senza congruo preavviso.
Se vi sono più mandanti, la revoca deve essere pronunciata da tutti (art. 1726 c.c.), mentre nel caso di estinzione che opera nei confronti di un solo mandatario il mandato si estingue (art. 1730 c.c.).

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

508 Per giungere alla determinazione degli elementi costitutivi del mandato ho dovuto anzitutto risolvere il problema della discriminazione di esso dalla locazione d'opera e dal contratto di lavoro.
Questa discriminazione è stata fatta dalla Commissione reale nel senso di rinvenire un mandato nell'incarico normalmente gratuito di gerire uno o più affari o di compiere uno o più atti o fatti (articoli 556 e 557 primo comma del progetto del 1936); la locazione d'opera o il contratto di lavoro invece presupporrebbero, per la detta Commissione, il compimento di un'opera verso compenso o la prestazione retribuita di servigi (art. 557 secondo comma).
Alla gratuità del mandato non è stata data rilevanza essenziale e infatti il progetto del 1936 ammette che possa esservi un mandato anche quando il mandatario ha avuto promesso un compenso. Il che è giuridicamente corretto; e perciò la differenza del mandato dalla locazione d'opera e dal contratto di lavoro deve avere per base la diversa natura della prestazione che è oggetto di ciascuno dei tre contratti.
La Commissione reale si è orientata per vero verso il criterio obiettivo di distinzione al quale ho accennato, ma essa ha posto insieme come oggetto del mandato la gestione d'affari e il compimento di atti o fatti, mentre è opinione consolidata nella nostra dottrina e nella nostra giurisprudenza che si ha mandato solo quando l'incarico deve prestare attività cosidetta negoziale, cioè quando deve emettere delle dichiarazioni di volontà produttive di effetti giuridici (consenso nei contratti o dichiarazioni unilaterali). Questa concezione spinge verso la locazione di opere o verso il contratto di lavoro ogni attività meramente materiale; essa è stata accolta nel codice civile vigente ove la contrapposizione tra mandato locazione d'opera e locazione d'opera si pone nel senso che in base al primo si compra o si tratta un affare (art. 1737 cod. civ. e art. 349 cod. comm.), in base alla seconda si obbliga la propria opera (art. 1627 cod. civ.), in base alla terza si promette di fare un lavoro (art. 1634 cod. civ.).
Il termine "affare" dell'articolo 1737 si usa nella dottrina e nella pratica come sinonimo di negozio giuridico; la sua adozione perciò può fa sorgere il dubbio che solo gli atti volitivi in senso proprio e non le dichiarazioni di scienza possono compiersi dal mandatario. Per poter accentuare che oggetto del mandato può essere anche una dichiarazione di volontà non negoziale, ho parlato genericamente nell'articolo 590 di compimento di uno o più atti giuridici, senza peraltro rinunciare all'uso della parola "affare", ormai tradizionale al mandato, che ho richiamato talvolta quando il rigore della terminologia non mi è parso assolutamente necessario.
509 Ho ulteriormente modificato la definizione del mandato proposta dalla Commissione reale per enunciare che l'atto oggetto dell'incarico deve essere compiuto per conto del mandante: l'essenza del mandato sta infatti nella sostituzione della volontà negoziale del mandante, con la ripercussione diretta sul patrimonio di lui, il che è scolpito negli articoli 1737 e 1744 cod. civ. e negli articoli 380 e seg. cod. comm.

Massime relative all'art. 1703 Codice civile

Cass. n. 2828/2016

La qualificazione di un rapporto come mandato o come agenzia va operata avendo riguardo principalmente al criterio della stabilità ed alla natura dell'incarico, che nel contratto di agenzia ha ad oggetto tipicamente la promozione di affari, sicché un'attività promozionale può rientrare nello schema del mandato, e non dell'agenzia, solo se è episodica ed occasionale e, quindi, con le caratteristiche del procacciamento di affari. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, senza approfondire l'aspetto della stabilità, aveva escluso che fossero riconducibili all'agenzia rapporti di lavoro di promotori finanziari che presentavano gli elementi tipici del mandato).

Cass. n. 24128/2009

Il mandato a riscuotere un credito non è sog­getto a particolari forme e, pertanto, può essere contenuto in una scrittura privata con sottoscri­zione non autenticata; tuttavia la preposizione, da parte del creditore, di altro soggetto incaricato di riscuotere, in sua vece, il credito, deve essere preventivamente ed adeguatamente portata a co­noscenza del debitore per poter spiegare effetti nei confronti di questi.

Cass. n. 16382/2009

Il conferimento ad un mediatore profes­sionale dell'incarico di reperire un acquirente od un venditore di un immobile dà vita ad un contratto di mandato e non di mediazione, es­sendo quest'ultima incompatibile con qualsiasi vincolo tra il mediatore e le parti. Da ciò conse­gue che nell'ipotesi suddetta il c.d. "mediatore": (a) ha l'obbligo, e non la facoltà, di attivarsi per la conclusione dell'affare; (b) può pretendere la provvigione dalla sola parte che gli ha conferito l'incarico; (c) è tenuto, quando il mandante sia un consumatore, al rispetto della normativa sui con­tratti di consumo di cui al D.L.vo n. 206 del 2005; (d) nel caso di inadempimento dei propri obbli­ghi, risponde a titolo contrattuale nei confronti della parte dalla quale ha ricevuto l'incarico, ed a titolo aquiliano nei confronti dell'altra parte.

Cass. n. 24333/2008

Per stabilire se un contratto abbia natura di mandato o di mediazione non è sufficiente fare riferimento all'esistenza o meno di un potere di rappresentanza in capo alla persona incaricata del compimento dell'affare (in quanto anche il mediatore può assumere la rappresentanza del­l'intermediato), né è sufficiente avere riguardo all'oggetto dell'incarico (potendo la mediazione essere preordinata alla stipula di qualsiasi con­tratto, ivi compresi quelli di finanziamento), oc­correndo, invece avere riguardo alla natura vin­colante o meno dell'incarico, in quanto mentre il mandatario ha l'obbligo di eseguirlo, il mediatore ha la mera facoltà di attivarsi per mettere in re­lazione le parti.

Cass. n. 12848/2006

Ferma la distinzione tra procura e mandato risolvendosi, la prima, nel conferimento ad un terzo del potere di compiere un atto giuridico in nome di un altro soggetto e, il secondo, in un contratto in forza del quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici nell'interesse di un'altra; il mandato con rappresentanza a ven­dere beni immobili non è soggetto all'onere della forma scritta stabilito, ai sensi del combinato di­sposto degli artt. 1392 e 1350 n. 1) c.c. per l'atto di procura, atteso che gli effetti del contratto di compravendita si producono in capo al rap­presentato in forza del solo rapporto di rappre­sentanza, mentre il mandato spiega i suoi effetti nel rapporto tra rappresentante e rappresentato.

Cass. n. 5981/2001

Il mandato a vendere, pur se accompagnato dal conferimento del potere rappresentativo, non determina il trasferimento, in capo al mandata­rio, della proprietà del bene da alienare, ma ha contenuto meramente obbligatorio, impegnando il mandatario alla successiva stipulazione del contratto traslativo per conto (ed eventualmente anche in nome) del mandante. Ne consegue che il mancato espletamento dell'incarico prima della morte del mandante stesso è di per sé sufficiente a determinare tanto l'inclusione della res nell'attivo devoluto agli eredi, quanto la sua computabilità ai fini del tributo successorio, senza che spieghi influenza, in contrario, la circostanza che l'esecu­zione del mandato sia stata differita post mortem dal de cuius.

Cass. n. 10265/1998

A differenza del mandatario, il quale compie atti giuridici per conto del mandante, l'agente si limita verso corrispettivo a promuovere la conclu­sione di affari fra preponente e terzi in una zona determinata, salvo che come previsto dall'art. 1752 c.c. gli sia stato attribuito il potere di stipula­re i contratti in rappresentanza di colui che gli ha affidato l'incarico. Pertanto in relazione a questa possibilità la riconduzione del rapporto all'uno o all'altro schema va operata avendo riguardo ad altri criteri, tratti dalla disciplina positiva e, principalmente, a quello della stabilità, la quale è caratteristica del rapporto di agenzia e comporta che l'incarico sia stato dato per una serie indefini­ta di affari.

Cass. n. 6063/1998

Il mandato ad acquistare beni immobili ri­chiede la forma scritta ad substantiam, sicché è inammissibile l'actio mandati per il risarcimento dei danni, giacché la nullità del negozio derivante dalla mancanza di uno dei requisiti di cui all'art. 1325 c.c. (nella specie forma scritta ad substantiam) impedisce che si costituisca il rapporto giuridico e che sorga quindi alcuna obbligazione tra le parti. Perciò colui che ha conferito il mandato oralmen­te non può per la nullità del negozio rivendicare l'immobile, né richiederne il trasferimento in suo favore, non essendo sorto a carico del preteso mandatario, l'obbligo corrispondente.

Cass. n. 3803/1995

Il contratto di mandato e di locazione d'ope­ra si distinguono in relazione al rispettivo oggetto, che nel primo caso è rappresentato da un'attività qualificata di conclusione di negozi giuridici per conto e nell'interesse del mandante, e nel secondo da un'attività di cooperazione (estranea alla sfera negoziale) consistente nel compimento di un'ope­ra o di un servizio, materiale od intellettuale. Conseguentemente, non può qualificarsi di mandato il rapporto nel quale gli atti da compiere consistano solo in una attività esecutiva riguardante adempi­menti tecnico-pratici e di cooperazione materiale da cui esuli ogni profilo giuridico-negoziale, tanto meno se di tali adempimenti il soggetto incarica­to debba sopportare in tutto o in parte il rischio economico.

Cass. n. 7590/1994

Se per il mandato è necessaria la forma scritta ad substantiam, il requisito può conside­rarsi soddisfatto solo in presenza di un documen­to contenente la manifestazione della volontà di conferire il potere di rappresentanza e non anche con documenti che facciano solo riferimento alla procura altrimenti rilasciata o che di questa pre­suppongono l'esistenza.

Cass. n. 3706/1994

Per il mandato a stipulare una compraven­dita immobiliare, essendo la forma scritta richie­sta ad substantiam è necessario che risultino per iscritto sia la proposta del mandante che l'accet­tazione del mandatario, anche se non espresse contestualmente; ne consegue che la ricognizione dell'avvenuto conferimento del mandato contenu­ta in una lettera proveniente da una delle dette parti, anche se accompagnata da una quietanza, non configura la documentazione necessaria a provare l'incontro dei consensi. 

Cass. n. 6384/1993

A differenza che nel mandato, in cui chi ac­cetta l'incarico volto alla conclusione di un affare è tenuto all'obbligo di curarne l'esecuzione e cioè a svolgere una determinata attività giuridica con diritto al compenso da parte del mandante indipendentemente dal risultato conseguito e quindi anche se l'affare non è andato a buon fine, a tale obbligo non è invece tenuto il mediatore il quale, interponendosi in maniera neutrale e imparziale tra due contraenti, ha soltanto l'onere di metterli in relazione, appianarne le divergenze e farli pervenire alla conclusione dell'affare, alla quale è subordinato il diritto a compenso, senza che l'indipendenza del mediatore che va intesa come assenza di qualsiasi vincolo o rapporto che renda riferibile al dominus l'attività dell'intermediario possa venir meno per la unilateralità del conferi­mento dell'incarico, ovvero per il fatto che il compenso sia previsto a carico di una sola parte o in maniera diseguale.

Cass. n. 4032/1988

Il mandato si distingue dalla mediazione perché chi accetta l'incarico, nel mandato, ha l'obbligo giuridico di curarne la esecuzione ed acquista il diritto al compenso indipendentemen­te dal risultato raggiunto, mentre a tale obbligo non è tenuto il mediatore il quale, interponendosi in maniera neutrale ed imparziale fra i due con­traenti, ha soltanto l'onere di metterli in relazio­ne, appianarne le eventuali divergenze e far loro concludere l'affare, senza che l'indipendenza del mediatore possa venir meno per la unilateralità del conferimento dell'incarico, ovvero per il fatto che il compenso sia previsto a carico di una sola parte od in misura disuguale.

Cass. n. 6239/1982

Il mandato, con o senza rappresentanza, per concludere un negozio per il quale sia richie­sta la forma scritta ad substantiam, deve essere rilasciato per iscritto a pena di nullità. Pertanto l'esistenza di un mandato ad alienare (o ad ac­quistare) immobili, anche per quanto riguarda l'accettazione del mandatario, non può essere desunta, sulla base di semplici presunzioni, dal comportamento esteriore del mandatario ed in ispecie da un mero comportamento, anche se concludente, come quello relativo alla stipulazio­ne della vendita, dovendo essa risultare, non solo ai fini dell'opponibilità ai terzi, ma anche a quelli della sua validità fra le parti (mandante e manda­tario) da atto scritto ad substantiam da cui risulti il suo consenso.

Cass. n. 324/1982

Il contratto di mandato (con o senza rap­presentanza) — poiché ne è contenuto essenziale, a norma dell'art. 1703 c.c., l'obbligo assunto dal mandatario di «compiere uno o più atti giuridici per conto» del mandante — non può avere ad oggetto un'attività imprenditoriale, che non co­stituisce un atto od una pluralità di atti giuridici, bensì un fatto dinamico continuativo, svolgentesi nel settore economico, al quale l'ordinamento giuridico attribuisce rilevanza come status del soggetto che effettivamente lo pone in essere.

Cass. n. 848/1976

I1 negozio con il quale il debitore — autoriz­zato dal creditore al soddisfo rateale del debito, in corrispondenza di analoghi pagamenti rateali a lui dovuti da una banca - conferisce a quest'ul­tima l'incarico di versare le somme spettantegli direttamente al proprio creditore, configura, ove la banca accetti l'incarico, senza assumere alcun impegno nei confronti od in favore del creditore, un mandato nell'interesse del creditore, indicato quale adiectus solutionis causa (art. 1188 c.c.) in base al quale la banca, pagando il creditore del proprio mandante, soddisfa il suo debito verso il secondo, e non il debito del secondo verso il primo, ed in forza del quale nessun diritto nei confronti della banca scaturisce in favore del creditore; detto negozio, infatti, non concretizza una delegazione di debito, difettando il requisito dell'assunzione da parte del delegato dell'obbliga­zione del delegante nei confronti del delegatario, né una delegazione di pagamento, difettando il requisito della sostituzione del delegato al dele­gante nell'adempimento del debito di quest'ulti­mo verso il delegatario, né, infine, un contratto di mandato in favore di terzo, difettando il requisito dell'attribuzione convenzionale al terzo di un di­ritto da far valere nei confronti del mandatario. 

Cass. n. 4215/1974

Il mandato è il contratto con il quale il mandatario, munito o meno del potere di rap­presentanza si obbliga a compiere per conto del mandante uno o più atti giuridici, mentre il contratto d'opera, cui è estraneo il concetto di rappresentanza, consiste nel compimento verso corrispettivo di un'opera o di un servizio, cioè di una attività tecnica (materiale od intellettuale) estranea a quella negoziale.

Cass. n. 1247/1972

L'elemento che distingue l'istituto del man­dato da quello della mediazione consiste nel fatto che chi accetta l'incarico è tenuto, nel mandato, all'obbligo di curarne l'esecuzione dietro corri­spettivo, mentre tale obbligo non ha il mediatore, che ha soltanto l'onere di mettere in relazione i futuri contraenti, appianarne le divergenze e far loro concludere l'affare.

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