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Articolo 55 Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)

(D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917)

[Aggiornato al 29/06/2019]

Redditi d'impresa

Dispositivo dell'art. 55 TUIR

1. Sono redditi d'impresa quelli che derivano dall'esercizio di imprese commerciali. Per esercizio di imprese commerciali si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate nell'art. 2195 c.c., e delle attività indicate alle lettere b) e c) del comma 2 dell'art. 32 che eccedono i limiti ivi stabiliti, anche se non organizzate in forma d'impresa.

2. Sono inoltre considerati redditi d'impresa:

  1. a) i redditi derivanti dall'esercizio di attività organizzate in forma d'impresa dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell'art. 2195 c.c.;
  2. b) i redditi derivanti dall'attività di sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi, stagni e altre acque interne;
  3. c) i redditi dei terreni, per la parte derivante dall'esercizio delle attività agricole di cui all'articolo 32, pur se nei limiti ivi stabiliti, ove spettino alle società in nome collettivo e in accomandita semplice nonché alle stabili organizzazioni di persone fisiche non residenti esercenti attività di impresa.

3. Le disposizioni in materia di imposte sui redditi che fanno riferimento alle attività commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate nel presente articolo.

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Consulenze legali
relative all'articolo 55 TUIR

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

T. G. chiede
lunedì 23/12/2019 - Trentino-Alto Adige
“Salve, possiedo 4 appartamenti costituenti due case in una zona assai frequentata di turisti. Negli ultimi anni gli ho affittati tramite i portali ......... ed ........., usufruendo del regime forfettario (raggiungendo un fatturato di ca. 44 mila), dal quale però uscirò dal 2020 per superamento dei 30mila da reddito dipendente.
Offro biancheria, Wifi e pulizia, nessun‘altro servizio aggiuntivo. Domanda:
Potrò affittare dal 2020 come privato con cedolare al 21%, SENZA correre alcun rischio che dopo cinque anni arriva l‘Agenzia a riclassificare il tutto come reddito d‘impresa in regime normale? Il dubbio sorge una volta per il n. appartamenti (che un domani saranno 5) e poi per il fatturato che eccede il reddito dipendente.
Grazie, buone feste”
Consulenza legale i 30/12/2019
Al fine di rispondere al quesito occorre affrontare la questione sotto due distinti profili: un primo profilo è quello delineato dalla normativa regionale in materia di B&B; un secondo profilo è quello indicato dalla prassi dell’Amministrazione finanziaria.
Effettivamente la normativa regionale (seppure con alcune differenze da regione a regione) qualifica l’attività di cui si discute in modo diversificato (reddito diverso o reddito di impresa) a seconda del numero delle unità immobiliari destinate alla stessa e della durata del soggiorno (inferiore a 30 giorni/superiore a 30 giorni).
Pare, però, dalla lettura del quesito, che il punto di vista di maggiore interesse sia quello dell’Agenzia delle Entrate, posto che il dubbio posto attiene principalmente alla probabilità di una eventuale riclassificazione del reddito da parte di detta amministrazione.

L’Agenzia delle Entrate ha affrontato la problematica in un primo documento di prassi che è la Risoluzione n. 180 del 14 dicembre 1998 del Ministero delle Finanze, Dipartimento delle Entrate, Direzione Centrale Affari Giuridici e Contenzioso tributario.
Nella predetta risoluzione, che muove dall’esame della Legge della Regione Lazio 29 maggio 1997, n. 18, è infatti sostenuto che la possibilità di ricondurre l’attività di cui si discute nel solco delle attività di tipo imprenditoriale è, fondamentalmente, ancorata alla sussistenza del requisito della professionalità nell'esercizio del servizio di fornitura di “alloggio e prima colazione”, ricavabile, sotto il profilo amministrativo, dal fatto che detta attività travalichi il limite dell'ospitalità volontaria per sfociare in quello dell'ospitalità imprenditoriale.

La risoluzione individua il predetto discrimine, in primo luogo, nella compresenza del titolare e degli ospiti nelle unità immobiliari messe a disposizione, lasciando intendere che l'attività non rientra tra quelle di sfruttamento dell'immobile per fini commerciali (e non ha, dunque, natura imprenditoriale), se questo è destinato principalmente a soddisfare le esigenze abitative di coloro che offrono ospitalità.
In secondo luogo, nella mancanza di autorizzazione sanitarie, posto che precisa ancora che è da ritenere che rientrino nella normale conduzione e manutenzione dell'immobile i servizi di pulizia delle stanze e di prima colazione, forniti unitamente alla messa a disposizione dei locali, resi in assenza delle suddette autorizzazioni e senza l'impiego di particolari strumentazioni tecniche ma avvalendosi della normale organizzazione familiare.
In terzo luogo, anche se non assume in se valore decisivo, nel contesto normativo delineato, appare rilevante il fatto che l'esercizio dell'attività non sia subordinato al rilascio di autorizzazioni amministrative.
A contraris, laddove i predetti parametri vengano superati e, dunque, laddove le prestazioni di servizi siano non occasionali ma rientranti in un'attività esercitata per professione abituale; laddove l’attività non abbia il carattere della saltuarietà e tale attività, anche se esercitata periodicamente, sia svolta in modo sistematico, con un carattere di stabilità, evidenziando una opportuna organizzazione di mezzi che è indice della professionalità dell'esercizio dell'attività stessa, in questi casi si configura una vera e propria attività di impresa, così come definita dall’art. 4 del T.U. IVA e, pertanto, il reddito che ne deriva rientrerà nella categoria del reddito di impresa e sarà, altresì, attratto nella sfera impositiva dell’IVA.

Le medesime considerazioni sono state riprese nella Risoluzione n. 155 del 13.10.2000, anch’essa del Min. Finanze - Dip. Entrate Aff. Giuridici Uff. del Direttore Centrale.
Anche in questo caso, con riferimento alle prestazioni di alloggio e prima colazione effettuate nelle strutture ricettive, meglio note come Bed and Breakfast, operanti nella Regione Emilia Romagna, da un lato si pone la Legge regionale n. 170 del 26 maggio 1999 che, all'articolo 1, comma 3, dispone che “costituisce attività ricettiva a conduzione familiare "Bed and Breakfast", l'offerta di alloggio e prima colazione esercitata in non più di quattro stanze dell'unità abitativa ad uso residenziale e con un massimo di
10 posti letto
”.
Inoltre, i successivi articoli 2 e 3, prevedono, tra l'altro, che l'esercizio dell'attività in argomento non costituisce cambio di destinazione d'uso dell'immobile e comporta per i proprietari delle unità abitative l'obbligo di residenza nello stesso.

La risoluzione, dal canto suo, riprendendo il precedente documento di prassi, afferma che il presupposto soggettivo di imponibilità all'IVA sussiste qualora le prestazioni di servizi siano non occasionali, cioè rientranti in un'attività esercitata per professione abituale, e che il carattere saltuario dell'attività di fornitura di "alloggio e prima colazione" si identifica con quello della occasionalità; ne consegue, in via generale, che l'esclusione dal campo di applicazione dell'IVA può affermarsi solo se l'attività viene esercitata non in modo sistematico o con carattere di stabilità e senza quella organizzazione di mezzi che è indice di professionalità dell'esercizio dell'attività stessa.
Aggiunge, quindi, che l'utilizzo delle tre camere a sei posti letto, previsto dalla predetta legge regionale per il Lazio, non rappresenta il vero elemento dirimente al fine di stabilire l'esclusione o meno della stessa attività dall'ambito applicativo dell’imposta sul valore aggiunto, posto che questo è da rinvenire esclusivamente nel fatto che detta attività venga svolta in modo sistematico e con carattere di stabilità, evidenziando una certa organizzazione di mezzi.

In tale situazione l'attività rientrerebbe nel campo di applicazione dell'IVA, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 4, comma 1, del d.P.R. n. 633/72, conformemente con quanto previsto dal dettato normativo comunitario.
Viene, inoltre precisato sotto il profilo delle imposte sui redditi, che l'attività in questione, ancorché - ricorrendone i presupposti - non rientri nell'ambito applicativo dell'IVA, in quanto attività commerciale non esercitata abitualmente, è soggetta all'imposizione sui redditi, come reddito diverso ai sensi dell'art. 67 del T.U.I.R., comma 1, lettera i).

Sembra, quindi, potersi concludere che laddove:
  • non vi sia una situazione di compresenza del titolare e degli ospiti nelle unità immobiliari messe a disposizione;
  • i servizi di pulizia delle stanze e di prima colazione, forniti unitamente alla messa a disposizione dei locali, siano resi con l'impiego di particolari strumentazioni tecniche e, comunque, non avvalendosi della normale organizzazione familiare (ad esempio rivolgendosi ad una ditta specializzata);
  • l'esercizio dell'attività sia subordinato al rilascio di autorizzazioni amministrative e sanitarie;
si configura una attività di tipo professionalmente organizzata che, in quanto tale, rientra nel campo di applicazione dell'IVA, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 4, comma 1, del d.P.R. n. 633/72 e non è più soggetta all'imposizione sui redditi come reddito diverso ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettera i) del T.U.I.R. ma, costituisce vero e proprio reddito di impresa.

Riguardo, poi, al fatto di poter fruire del regime dei minimi, ossia del regime fiscale forfetario previsto per i contribuenti persone fisiche che esercitano attività di impresa, di cui all’art. 1, commi da 54 ad 89 della Legge n. 190/2014 (così come modificato dall’art. 1, commi 111-113 della Legge n. 208/2015), unitamente alla titolarità di un reddito di lavoro dipendente, va evidenziato che effettivamente esiste una soglia oltre la quale la titolarità del predetto reddito impedisce l’accesso al regime di cui si discute: non possono, infatti, avvalersi del regime forfetario i soggetti che, nell’anno precedente, hanno percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati eccedenti l’importo di € 30.000,00.
La verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro dipendente è cessato.
Come precisato nella Circolare n. 10/E del 04.04.2016, a seguito dell’introduzione di detto limite, è stato invece abrogato il precedente requisito di cui alla lett. d) del comma 54 dell’art. 1 della Legge n. 190/2014, che prevedeva che nell’anno precedente il reddito di impresa, connesso all’attività, fosse prevalente rispetto al reddito di lavoro dipendente o assimilato eventualmente percepito.
Ne deriva che, a decorrere dal 2016, l’unico limite per coloro che intendono fruire del regime di favore è che non devono avere percepito, nell’anno precedente, redditi di lavoro dipendente o assimilato superiori ad € 30.000,00.