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Articolo 437 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Udienza di discussione

Dispositivo dell'art. 437 Codice di procedura civile

Nell'udienza il giudice incaricato fa la relazione orale della causa (1). Il collegio (2), sentiti i difensori delle parti, pronuncia sentenza dando lettura del dispositivo nella stessa udienza.

Non sono ammesse nuove domande ed eccezioni (3). Non sono ammessi nuovi mezzi di prova (4), tranne il giuramento estimatorio, salvo che il collegio, anche d'ufficio, li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa. È salva la facoltà delle parti di deferire il giuramento decisorio in qualsiasi momento della causa.

Qualora ammetta le nuove prove, il collegio fissa, entro venti giorni, l'udienza nella quale esse debbono essere assunte e deve essere pronunziata la sentenza. In tal caso il collegio con la stessa ordinanza può adottare i provvedimenti di cui all'articolo 423.

Sono applicabili le disposizioni di cui ai commi secondo e terzo dell'articolo 429.

Note

(1) Prima di procedere alla relazione orale e relativa verbalizzazione, il giudice deve verificare la regolare costituzione delle parti. Se non compare all'udienza di discussione l'appellante al quale non è stato comunicato il decreto presidenziale di fissazione dell'udienza stessa, il giudice non potrà dichiarare l'improcedibilità ma dovrà fissare una nuova udienza ordinando che venga data comunicazione alle parti costituite. Se l'appellante non compare nemmeno a questa udienza successiva allora il giudice dichiarerà l'improcedibilità.
Se nessuna delle parti costituite si presenta all'udienza di discussione, verrà in rilievo l'art. 181 del c.p.c., I comma, con rinvio della causa ad una nuova udienza da comunicarsi alle parti. Se queste non compaiono alla successiva udienza allora il giudice ordinerà la cancellazione della causa dal ruolo.
Infine, in caso di rinvio d'ufficio dell'udienza, tale comunicazione deve essere resa nota alle parti ameno che il rinvio sia disposto per l'udienza immediatamente successiva a quella non tenuta. Nei casi in cui tale comunicazione debba essere effettuata ma venga omessa e la causa venga decisa nell'udienza successiva a quella che era stata fissata per la discussione, la sentenza pronunciata sarà affetta da assoluta nullità per violazione del principio del contraddittorio.
(2) Una volta iniziata l’udienza di discussione opera il principio di immutabilità della composizione del collegio. Il giudizio di appello ha quindi inizio con la relazione orale del giudice incaricato e poi la parola passa alle parti che procedono con la discussione delle rispettive argomentazioni, la quale può essere anche sostituita da scritti difensivi.
(3) Analogicamente a quanto previsto dall'art. 345 del c.p.c., non possono essere proposte nuove domande e nuove eccezioni in senso stretto (c.d. divieto dello ius novorum), ma soltanto quelle che costituiscono lo svolgimento logico di quelle proposte in primo grado: sono da ritenersi ammissibili le domande relative a interessi, frutti e accessori maturati dopo la sentenza di primo grado nonché il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza.
(4) Dall’analisi della norma si evince che il giudice d'appello dovrà necessariamente operare nel ristretto ambito in cui si è svolto il giudizio di primo grado. Infatti, la norma vieta l'ammissione di mezzi di prova nuovi rispetto al giudizio di primo grado, a meno che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione. La valutazione in merito al’indispensabilità di tali prove è rimesso alla valutazione discrezionale del collegio, pertanto non è sindacabile in sede di giudizio di legittimità

Massime relative all'art. 437 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 17368/2018

Nel rito del lavoro, in caso di mancata costituzione di entrambe le parti all'udienza di discussione, il giudice di appello deve dichiarare d'ufficio l'improcedibilità - che non è nella disponibilità delle parti - senza poter rinviare la causa ad altra udienza, ai sensi dell'art. 348, comma 2, c.p.c., poiché detto rinvio presuppone la regolare "vocatio in ius" e nelle ipotesi in cui l'appellante non provi che la notifica del ricorso e del decreto di fissazione sia avvenuta, non è consentito al giudice assegnare un termine per la rinotifica, dovendosi tutelare l'aspettativa della controparte al giudicato.

Cass. civ. n. 11994/2018

Nel rito del lavoro, il giudice d'appello, nell'esercizio dei suoi poteri istruttori d'ufficio, in applicazione del precetto di cui all'art. 437, comma 2, c.p.c., deve acquisire e valutare i documenti esibiti nel corso del giudizio dall'appellato, sia pure non in contestualità con il deposito della memoria di costituzione, allorquando detti documenti siano indispensabili, perché idonei a decidere in maniera definitiva la questione controversa tra le parti sulla ammissibilità del gravame. (Nella specie, la S.C., cassando con rinvio la sentenza di appello, ha ritenuto ammissibile la produzione dell'originale integrale della sentenza impugnata da parte del lavoratore appellato, dopo che che lo stesso aveva prodotto solo una copia parziale e ciò al fine della verifica dell'ammissibilità dell'appello).

Cass. civ. n. 6264/2014

L'esistenza del requisito contributivo delle prestazioni previdenziali giudizialmente pretese deve essere provata dall'assicurato e verificata anche d'ufficio dal giudice, mentre la sua negazione da parte dell'istituto assicuratore convenuto, in quanto integra una "mera difesa" e non una "eccezione in senso proprio", sfugge alle preclusioni di cui agli artt. 416 e 437 cod. proc. civ. ed è perciò idonea, anche se svolta oltre i limiti stabiliti da tali norme, a sollecitare il potere - dovere del giudice di rilevare di ufficio l'eventuale carenza del suddetto requisito.

Cass. civ. n. 4854/2014

Nel rito del lavoro, il divieto di "nova" in appello, ex art. 437 cod. proc. civ., non riguarda soltanto le domande e le eccezioni in senso stretto, ma è esteso alle contestazioni nuove, cioè non esplicitate in primo grado, sia perché l'art. 416 cod. proc. civ. impone un onere di tempestiva contestazione a pena di decadenza, sia perché nuove contestazioni in secondo grado, oltre a modificare i temi di indagine (trasformando il giudizio di appello da "revisio prioris instantiae" in "iudicium novum", estraneo al vigente ordinamento processuale), altererebbero la parità delle parti, esponendo l'altra parte all'impossibilità di chiedere l'assunzione di quelle prove alle quali, in ipotesi, aveva rinunciato, confidando proprio nella mancata contestazione ad opera dell'avversario.

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    CAP IV: Pisani 'Le preclusioni'

    CAP V: Boghetich 'L'udienza'

    CAP VI: Villani 'I poteri istruttori del giudice'

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