Cassazione civile Sez. Lavoro sentenza n. 768 del 23 gennaio 1995

(1 massima)

(massima n. 1)

La decadenza che, in forza del combinato disposto degli artt. 420, comma 5 e 414, n. 5, colpisce l'intempestiva deduzione dei mezzi di prova nel giudizio di primo grado e che opera anche nel giudizio di appello per il richiamo dell'art. 434 c.p.c. alla seconda delle succitate norme e del divieto di nuove prove sancito dell'art. 437 stesso codice, non pu˛ utilmente richiamarsi con riguardo alla dimostrazione della titolaritÓ del potere rappresentativo di una persona giuridica, poichÚ chi agisce in giudizio sull'assunto di tale qualitÓ ha l'onere di darne la prova solo quando essa venga contestata, tanto pi¨ quando abbia espressivamente indicato gli elementi da cui la qualitÓ stessa deriva, essendo questa l'unica ragione che determina l'insorgere di un onere probatorio altrimenti inattuale, con la conseguenza che, se essa sopravviene soltanto nel corso del giudizio di appello, ci˛ legittima la parte onerata alla produzione in quel momento dei documenti utili a dimostrare la sussistenza della propria legittimazione processuale, trattandosi, peraltro, di prove precostituite, rispetto alle quali non opera la preclusione derivante dalla loro mancata assunzione giÓ nel giudizio di primo grado.

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