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Articolo 459 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Acquisto dell'eredità

Dispositivo dell'art. 459 Codice civile

L'eredità si acquista con l'accettazione [470 c.c.] (1). L'effetto dell'accettazione risale al momento nel quale si è aperta la successione (2).

Note

(1) Per l’acquisto della qualità di erede non è sufficiente la delazione ma è necessario che il chiamato accetti l’eredità.
L’accettazione può essere espressa o tacita (v. l'art. 475 e 476 del c.c.), semplice o beneficiata (v. l'art. 484 e ss. c.c.).
Per accettare l’eredità è necessario avere la capacità di agire, gli incapaci devono essere rappresentati o assistiti.
(2) Gli effetti dell’accettazione dell’eredità retroagiscono a partire dal momento dell’apertura della successione, benché la prima avvenga successivamente alla seconda.

Ratio Legis


La presente norma sancisce il principio in base al quale nessuno è erede contro la propria volontà, è infatti necessaria l'accettazione al fine di acquistare l'eredità.
Dalla norma si desume inoltre il principio inderogabile della retroattività degli effetti dell'accettazione all'apertura della successione.

Brocardi

Aditio
Aditio hereditatis
Delata hereditas intelligitur quam quis possit adeundo consequi
Omnis hereditas, quamvis postea adeatur, tamen cum tempore mortis continuatur

Spiegazione dell'art. 459 Codice civile

All'apertura della successione il chiamato non è immediatamente erede, ma esclusivamente titolare di due distinte situazioni giuridiche:
  • il diritto di accettare l'eredità che ha natura di diritto potestativo;
  • i poteri di amministrare la massa ereditaria ai sensi dell'art. 460 del codice civile.
La delazione ereditaria, infatti, non determina l'acquisto dell'eredità, ma attribuisce esclusivamente il diritto di accettarla.

Il mezzo previsto dall'ordinamento al fine di acquistare l'eredità è l'accettazione che può essere espressa (art. 475 del codice civile) o tacita (art. 476 del codice civile), pura o col beneficio di inventario (art. 470 del codice civile).
La necessità della c.d. aditio al fine dell'acquisto della qualità di erede trova fondamento nel principio generale in base al quale non si può determinare l'acquisto di diritti e l'assunzione di obblighi in capo ad un soggetto senza il consenso del soggetto interessato. Si rileva al riguardo che l'erede, salvo il caso in cui accetti col beneficio d'inventario, è responsabile ultra vires (quindi anche oltre il valore dei beni facenti parte dell'asse ereditario) dei debiti dell'eredità oltre a poter avere ragioni personali di natura morale per non voler assumere tale qualifica.
Dalla norma in esame si ricava il principio secondo il quale nessuno è erede contro la propria volontà.

La regola per cui l'eredità si acquista previa sua accettazione trova le sue eccezioni nelle particolari ipotesi di possesso dei beni ereditari (art. 485 2º e 3º comma del codice civile), di sottrazione dei beni ereditari (art. 527 del codice civile) e di acquisto dei beni parte dello Stato (art. 586 del codice civile).
In tali ipotesi, in particolare, l'acquisto dell'eredità si determina automaticamente prescindendosi dalla concreta volontà del chiamato o dal suo contegno concludente.

Il legislatore se da un lato prevede la necessaria accettazione dell'eredità al fine del suo acquisto, dall'altro stabilisce l'effetto retroattivo di tale acquisto al fine di garantire la continuità nella titolarità dei rapporti giuridici facenti capo al de cuius in un'ottica di certezza dei traffici giuridici.
Ricorrendo a tale fictio iuris, l'erede diviene titolare del patrimonio ereditario con effetto dall'apertura della successione nonostante la sua accettazione non possa che essere intervenuta in un momento successivo.

Tale efficacia retroattiva è inderogabile essendo espressione del concetto di successione universale quale successione in locum et ius defunti e trova conferma nella invalidità dell'accettazione sottoposta a condizione o termine (art. 475 2º comma del codice civile) nonché nell'impossibilità di prevedere un termine iniziale da cui dipenda l'efficacia o l'inefficacia di una disposizione a titolo universale (art. 637 del codice civile).

Per acquistare l'eredità è necessaria la sussistenza in capo al chiamato di una delazione attuale. Qualora non sussista tale presupposto non è possibile accettare l'eredità, ma neanche possono verificarsi le ipotesi di acquisto senza accettazione di cui sopra.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 459 Codice civile

Cass. civ. n. 5473/2008

La morte del debitore d'imposta comporta il trasferimento agli eredi della relativa obbligazione tributaria per effetto della mera accettazione, anche implicita, dell'eredità. Pertanto, ai fini della sussistenza di tale obbligazione in capo agli eredi, è irrilevante che gli atti di accertamento o di riscossione dell'imposta siano stati notificati non all'erede, ma al suo rappresentante legale.

Cass. civ. n. 8737/1993

In tema di successioni legittime, qualora sussista una pluralità di designati a succedere in ordine successivo, si realizza una delazione simultanea a favore dei primi chiamati e dei chiamati ulteriori, con la conseguenza che questi ultimi, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità per i primi chiamati, sono abilitati ad esercitare un'accettazione (espressa o tacita) valida, ma con efficacia subordinata al venir meno, per rinuncia o prescrizione — eventi che configurano una condicio iuris — del diritto dei primi chiamati.

Cass. civ. n. 6400/1984

L'accettazione, espressa o tacita, dell'eredità, implicando l'effettivo subingresso dell'erede nella totalità o in una parte frazionaria dell'universum jus costituente l'asse ereditario, prescinde dalla specificazione di singoli beni o rapporti, la cui sorte non può che essere regolata dalla legge o dalla volontà eventualmente manifestata dall'autore della successione.

Cass. civ. n. 2575/1975

Il «titolo idoneo» a trasferire la proprietà od a costituire un diritto reale su bene immobile, richiesto per l'usucapione decennale di cui all'art. 1159 c.c., deve consistere in un atto traslativo a titolo particolare, e non può essere ravvisato in una successione universale mortis causa; quest'ultima, infatti, determinando il subentrare del successore nell'intero patrimonio del de cuius, od in una quota ideale di esso, non consente di accertare la necessaria precisa corrispondenza fra l'oggetto dell'usucapione e quello del titolo, dal quale deve risultare con esattezza l'immobile od il diritto immobiliare trasmesso.

Cass. civ. n. 714/1974

Nel nostro diritto successorio il titolo di erede non è necessariamente collegato con l'acquisto di beni; pertanto, l'istituzione è valida anche qualora nessuna attività si riscontri in concreto nella successione.

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Consulenze legali
relative all'articolo 459 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Vittorio C. chiede
mercoledì 27/03/2019 - Lazio
“Richiesta di Successione:<br />
Siamo 7 Fratelli in cui 6 abitiamo in Germania e 1 sorella in Italia.<br />
Abbiamo ereditato un immobile a Cisterna d.LT. da nostra madre deceduta nel Luglio 2018.<br />
Dobbiamo fare la successione.....come possiamo fare la successione essendo 6 in Germania e una sorella in Italia?<br />
E possibile farla Online da un legale?”
Consulenza legale i 30/03/2019
Dal primo gennaio 2019 non è più possibile presentare la dichiarazione di successione tramite il vecchio modello cartaceo. Unica modalità per farlo è la compilazione e trasmissione online.

A tal fine l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione sul proprio sito (www.agenziaentrate.gov.it) un modello che consente contestualmente di presentare la dichiarazione di successione e la domanda di voltura catastale, e ciò per il caso in cui nel patrimonio ereditario vi siano immobili (adempimento quest’ultimo fondamentale e da non trascurare per realizzare il c.d. allineamento catastale, il quale consentirà in seguito di disporre giuridicamente dei beni immobili ereditati).

Inoltre, al preciso fine di agevolare coloro che possono trovarsi nella condizione di chi pone il quesito, sempre sul sito dell’Agenzia delle entrate è possibile reperire, insieme al modello “Dichiarazione di successione e domanda di voltura catastale”, uno specifico software da utilizzare per la compilazione, il calcolo ed il pagamento telematico delle imposte dovute, nonché per l’invio e la stampa del modello (i tributi in questo caso vanno autoliquidati).

Indubbiamente sotto un profilo pratico può non risultare così semplice avvalersi personalmente di tale sistema, soprattutto per chi non ha le necessarie competenze tecniche per utilizzare in autonomia il servizio.
Ebbene, ciò non deve costituire motivo di preoccupazione, in quanto per la compilazione del modello online ci si può tranquillamente avvalere anche di intermediari abilitati, quali sono professionisti (commercialista o ragioniere) e Caf.

Neppure può costituire motivo di preoccupazione il fatto che di tutti coloro che si trovano nella posizione di chiamati all’eredità, sei si trovano in Germania ed uno solo in Italia, in quanto, qualora vi siano più soggetti obbligati alla presentazione della medesima dichiarazione, è sufficiente che la presenti uno solo di essi.

Pertanto, in questo caso sarà ben possibile che soltanto il chiamato all’eredità residente in Italia si rechi presso un Caf o un professionista abilitato e lo incarichi di presentare online la denuncia di successione con contestuale domanda di voltura catastale.
Si ricorda che la dichiarazione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data del decesso e che all’intermediario occorre fornire:
  • il certificato di morte del defunto;
  • i dati anagrafici dei chiamati all’eredità, con copia dei relativi documenti di identità;
  • solo per il caso di successione testamentaria, copia degli atti di ultima volontà del defunto, nonché copia del verbale di pubblicazione del testamento;
  • certificato catastale degli immobili caduti in successione, da cui poter ricavare la relativa rendita (è sulla base di quest’ultima che vanno autoliquidate le imposte).

La dichiarazione andrà sottoscritta soltanto da colui che ne richiede la presentazione ed avrà valore per tutti gli obbligati.

Solo per completezza, si ricorda che è consigliabile (ma non obbligatorio) indicare in dichiarazione:
  1. i titoli del debito pubblico, compresi BOT e CCT;
  2. gli altri titoli di Stato, ma anche eventuali beni o diritti dichiarati esenti dall’imposta sulle successioni.

Infine va anche detto che, in via eccezionale ed unicamente per coloro che risiedono all’estero e sono impossibilitati ad avvalersi del servizio telematico, è consentita la presentazione cartacea della dichiarazione, da inviare al competente ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate (quello del luogo di ultima residenza del defunto) a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno o altro mezzo equivalente, purchè in grado di documentare con certezza la data di spedizione (soluzione questa che potrebbe presentarsi come residuale per il solo caso in cui l’erede che si trova in Italia non voglia occuparsi di tale adempimento).

Felice S. chiede
lunedì 05/02/2018 - Sardegna
“Buongiorno,sono l'erede legittimo di 1/3 di un immobile di cui ho accettato eredità dopo la morte di mia mamma,avvenuta il 20/10/2012,insieme a mie due sorelle con una dichiarazione di successione regolarmente registrata il 14/02/2013.Questo immobile è di 2 piani in cui,in uno,adibito a prima casa da me medesimo(specificato in "osservazioni" nella dichiarazione di successione).Nel 2015 ho avuto ipoteca legale da parte dell'Equitalia per 1/3 dell'immobile e vorrei sapere se per cancellare l'ipoteca posso rinunciare all'eredità tramite atto notarile o con dichiarazione in cancelleria del tribunale.Inoltre avrei bisogno di sapere quanto tempo avevo a disposizione prima di effettuare la successione dal notaio dopo la morte della mamma.
grazie.”
Consulenza legale i 06/02/2018
Ai sensi dell’art. 459 c.c. l’eredità si acquista con l’accettazione che, se esercitata, produce i suoi effetti sin dal momento in cui si è aperta la successione.

L’accettazione viene qualificata come un negozio unilaterale e non recettizio attraverso il quale il chiamato all’eredità esercita il suo diritto di acquistare l’eredità.

Una volta esercitata l’accettazione, non sarà più possibile revocarla.

Nel nostro ordinamento vige, infatti, il principio secondo cui “semel heres, semper heres” (una volta eredi si è sempre eredi) in virtù del quale una volta che si sia divenuti erede non è più possibile perdere questa qualità per rinuncia.

La rinuncia può essere fatta dal chiamato all’eredità solo fino al momento dell’accettazione.

Una volta accettata l’eredità, si diventa eredi e la qualifica di erede segue per sempre il soggetto che ne è stato investito in quanto egli rappresenta la continuità della persona del defunto.

Alla luce di tale principio dettato in materia di successioni, poiché Lei ha già accettato l’eredità a seguito della morte di Sua mamma, non vi potrà più rinunciare.

Una volta acquisito il titolo di erede, come è avvenuto nel Suo caso, lo si conserva per sempre.

In merito all’ulteriore domanda formulata, ossia quanto tempo aveva prima di effettuare la successione dal Notaio, se si riferisce ai termini per presentare la dichiarazione di successione, quest’ultima doveva essere presentata entro 12 mesi dalla data del decesso, che coincide con l’apertura della successione.

Se invece si riferisce al termine entro il quale andava accettata l’eredità, il detto termine era di 10 anni decorrenti dalla data di morte di Sua mamma.

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive, infatti, in 10 anni che decorrono dall’apertura della successione e cioè dalla data di morte del de cuius.

Il detto termine per accettare l’eredità può ridursi nel caso in cui qualunque interessato chieda al Tribunale che venga fissato un termine entro il quale il chiamato deve dichiarare se accetta o meno l’eredità (c.d. azione interrogatoria).


riccardo d.l. chiede
sabato 10/01/2015 - Lazio
“In riferimento al quesito n.12087/15 ed alla risposta da Voi data in merito al pagamento delle imposte che dovranno seguire quanto stabilito nella transazione circa la qualifica ereditaria , si precisa quanto previsto nella transazione stessa :
“……….l’ erede legittimo , previa presentazione della dichiarazione di successione,trasferisce transattivamente all’ erede testamentario la proprietà dell’ immobile, senza corrispettivo ma verso rinuncia all’ appello da parte di quest’ ultimo……..
………l’erede legittimo tratterrà per se’ le somme liquide……..”

Le imposte arretrate e non versate (ICI-IMU-TARSU-TARI), nella situazione rappresentata, a chi faranno
carico?
Per evitare che il Comune, come giustamente da Voi affermato, si rivolga in prima battuta all’ erede legittimo in qualità sottoscrittore della dichiarazione di successione, chiedo se la dichiarazione di successione può essere presentata e sottoscritta contestualmente dall’ erede legittimo e dall’ erede testamentario.”
Consulenza legale i 12/01/2015
Dalla clausola riportata nel quesito si evince che le parti non hanno indicato, circa la controversia relativa alla qualifica di erede, una soluzione alternativa a quella individuata dal giudice di primo grado, posto che i presunti eredi testamentari (che a questo punto non potrebbero essere legittimamente chiamati "eredi") hanno semplicemente rinunciato a proseguire l'appello contro la sentenza che li ha visti soccombenti.

Per questo motivo, appare ragionevole ritenere che, formalmente, una volta che il giudizio di impugnativa sia definitivamente estinto (si suppone per inattività delle parti, che lo abbandoneranno), il giudicato si formi sulla sentenza che dichiara gli eredi legittimi quali veri eredi del de cuius. Ciò è confermato dal fatto che nella transazione si stabilisce che gli eredi legittimi trasferiscano agli eredi testamentari l'immobile, sul presupposto - condiviso da tutte le parti - che esso appartenesse a loro in quanto unici aventi causa dal de cuius.
Quindi, dal momento della morte del de cuius sono tenuti al pagamento delle imposte sugli immobili gli eredi legittimi.

Tuttavia, questi hanno ceduto il bene agli eredi testamentari con accordo transattivo: l'efficacia reale dell'accordo (cioè il trasferimento della proprietà) non può aversi retroattivamente e quindi si ritiene che gli eredi testamentari siano tenuti al pagamento delle imposte solo a far data dal perfezionamento dell'atto transattivo con rogito notarile (e relativa voltura catastale).
Di fatto, quindi, la titolarità dei beni, rispecchiata a livello catastale, subirebbe due passaggi: dal de cuius agli eredi legittimi e da questi agli eredi testamentari.

Per ciascuna imposta si dovrà poi verificare la normativa di riferimento. Ad esempio, l'IMU si paga in base al periodo di possesso, cioè il periodo per il quale il soggetto è in possesso del fabbricato all'interno dell'anno d'imposta. Se l'immobile è ceduto nel corso dell'anno (es. il 20 gennaio 2015), vengono conteggiati nel periodo di possesso tutti i mesi in cui si sia posseduto per almento 15 giorni nell'arco del mese.
Si consiglia di rivolgersi al comune di competenza per ottenere chiarimenti circa il pagamento delle imposte frazionato nel corso dell'anno, in quanto potrebbero essere in vigore prassi particolari.

Naturalmente, è possibile che le parti si accordino diversamente, decidendo che il pagamento delle imposte gravi, per il periodo precedente al rogito, anche sugli eredi testamentari. Ci si chiede quindi se gli eredi legittimi (i "veri" eredi) e i chiamati nel testamento (presunti eredi testamentari) possano, a tal scopo, presentare insieme la dichiarazione di successione.
Per legge, la dichiarazione di successione può essere presentata dai chiamati all'eredità sia per legge che per testamento, anche se non hanno ancora accettato l’eredità, ma non da coloro che vi abbiano espressamente rinunziato. La dichiarazione può essere presentata anche da un solo erede, in quanto essa ha fini meramente fiscali e non ha lo scopo di individuare i successori del de cuius. Nel caso di specie, quindi, in linea teorica la successione potrebbe essere presentata da tutti i chiamati, ma si creerebbero poi delle incongruenze nel momento in cui dovrà essere presentata la domanda di voltura degli immobili (dopo aver registrato la dichiarazione di successione presso un ufficio delle Entrate, infatti, il contribuente ha trenta giorni di tempo per presentare la richiesta di voltura all’ufficio provinciale - Territorio dell’Agenzia competente).
La domanda di voltura è obbligatoria per i privati, in caso di successioni ereditarie. Quindi, nel nostro caso, gli eredi legittimi dovrebbero domandare la voltura dell'immobile a proprio favore (e di conseguenza ne diventeranno fiscalmente responsabili dalla morte del de cuius) e, solo successivamente, il notaio che si occuperà del trasferimento dagli eredi legittimi a quelli testamentari dovrà curare la voltura in favore di questi ultimi.
Ad onor del vero, comunque, nella transazione si legge che l'erede legittimo si impegna a presentare la dichiarazione di successione, quindi egli dovrebbe adempiere all'obbligazione assunta.

Chiariti questi passaggi, si deve quindi concludere che le imposte relative all'immobile gravano sugli eredi legittimi sino al momento del trasferimento dell'immobile agli eredi testamentari con atto notarile. Ciò non impedisce che le parti si accordino tra loro affinché gli eredi testamentari contribuiscano alle imposte relative al periodo precedente al loro acquisto, sotto forma però di rimborso di quanto gli eredi legittimi pagheranno al competente ente impositore.

Riccardo D.L. chiede
mercoledì 07/01/2015 - Lazio
“Nel caso di contenzioso in atto su una eredità, nel caso di transazione sullla stessa che nulla dispone in merito alla debenza dell'ICI-IMU e TARSU-TARI da parte dei sottoscrittori la transazione(eredi testamentari ed eredi legittimi), chi deve versare le suddette imposte arretrate? Si precisa che al momento della sottoscrizione della transazione gli eredi legittimi erano risultati vittoriosi nel primo grado di giudizio anche se la sentenza era stata sospesa dopo circa un anno dalla decisione di primo grado. Grazie”
Consulenza legale i 07/01/2015
Quando il proprietario di un immobile decede, per effetto dell'art. 459 del c.c. gli eredi acquisiscono la soggettività passiva a fini fiscali sin dal giorno della morte. Difatti, l'art. 459 dice esplicitamente che, per effetto dell'accettazione, l'eredità si acquista dal momento in cui si è aperta la successione: l'efficacia retroattiva dell'accettazione è inderogabile.

Nel nostro caso, tuttavia, la situazione è complicata dal fatto che vi è stata una causa tra presunti eredi testamentari ed eredi legittimi, da cui questi ultimi sono usciti vittoriosi. L'appello pende e la sentenza non è quindi passata in giudicato: tuttavia, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo.

Innanzitutto, va premesso che l'azione di petizione di eredità (artt. 533 ss. c.c.), cioè l'azione con cui l'erede chiede il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possieda tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo, ha un duplice contenuto: da un lato con essa si chiede l'accertamento della qualifica ereditaria (azione di mero accertamento); dall'altro, si domanda la restituzione dei beni facenti parte dell'eredità (azione di condanna). Si ammette generalmente anche l'esperimento della sola domanda di accertamento della qualifica di erede, quando il convenuto non sia in possesso di beni ereditari.
Ciò chiarito, va quindi precisato che, secondo l'orientamento giurisprudenziale maggioritario, l'esecutività della sentenza di primo grado può riguardare solo i capi di condanna della sentenza (nel nostro caso, quello in cui si dispone la restituzione dei beni ereditari agli eredi legittimi.) Per quanto concerne la parte di accertamento della qualifica ereditaria, la sentenza non potrebbe essere già produttiva di effetti, in quanto il riconoscimento della qualità di erede in via definitiva si potrebbe ottenere solo con il passaggio in giudicato della sentenza ex art. 2909 del c.c. ("Al di fuori delle statuizioni di condanna consequenziali, le sentenze di accertamento (così come quelle costitutive) non hanno l'idoneità, con riferimento all'art. 282 cod. proc. civ., ad avere efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato, atteso che la citata norma, nel prevedere la provvisoria esecuzione delle sentenze di primo grado, intende necessariamente riferirsi soltanto a quelle aventi contenuto di condanna suscettibili dei procedimenti di esecuzione disciplinati dal terzo libro del codice di rito civile", Cass. civ., sez. II, 26.3.2009).

La soluzione di segno restrittivo, che appare prevalente nella giurisprudenza di legittimità, ci dice quindi che gli eredi legittimi, anche se vittoriosi in primo grado, non possono essere giuridicamente considerati "eredi" a tutti gli effetti, se non dal momento della formazione del giudicato formale, in quanto non esiste una specifica previsione normativa che preveda il contrario, come avviene per esempio in materia di interdizione e inabilitazione (art. 421 del c.c., le sentenze costitutive di interdizione e di inabilitazione sono efficaci fin dalla loro pubblicazione).

Quindi, in applicazione dei principi generali in materia di successione e di processo civile, si ritiene che, in mancanza del passaggio in giudicato della sentenza, la situazione di incertezza circa la debenza delle imposte relative all'immobile facente parte del compendio ereditario di fatto perduri. Non è possibile, da un punto di vista strettamente giuridico, asserire che gli eredi legittimi siano tenuti a corrispondere le imposte relative all'immobile caduto in successione, solo in quanto vittoriosi nel primo grado di giudizio: ciò perché essi sarebbero divenuti "eredi" solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza a loro favorevole.

Chiaramente, in difetto di pagamento delle imposte, il comune si rivolgerà ai soggetti che ai suoi occhi sono gli eredi (ad esempio, se ha ricevuto una dichiarazione di successione degli eredi testamentari, si rivolgerà ad essi). Ciò però non indica che quei soggetti siano davvero gli eredi.

Pertanto, si ritiene che l'aspetto del pagamento delle imposte dovrà seguire quanto stabilito nella transazione circa la qualifica ereditaria: cioè, saranno tenuti a pagarle coloro che in base alla transazione sono stati qualificati come eredi del de cuius. Gli eredi individuati come tali nell'accordo transattivo saranno tenuti al pagamento delle imposte in proporzione alle quote di possesso e sin dal momento della morte del loro dante causa.

marina chiede
martedì 24/05/2011 - Lombardia

“Mia zia è l’unica erede del marito ed in quanto tale ha ereditato tutto (la casa e il patrimonio in soldi). Il notaio ha fatto la denuncia di successione, cioè è andato all'ufficio del registro e al catasto e ora mia zia ha tutti i documenti intestati a lei.

Il notaio ha parlato di un “atto di accettazione di eredità” che, se viene fatto, ora, ha un prezzo pari a 600 euro, mentre se viene fatto in caso di vendita della casa da parte di mia zia, ha un prezzo di 200 euro.

In questo momento non c'è nessuna intenzione di vendere la casa, ma legalmente senza l'atto di accettazione dell'eredità, mia zia è proprietaria della casa o non lo è senza quell'atto? Che cosa potrebbe succederle senza l'atto di accettazione?

Grazie”

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