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Articolo 471 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Eredità devolute a minori o interdetti

Dispositivo dell'art. 471 Codice civile

(1) Non si possono accettare le eredità devolute ai minori (2) e agli interdetti (3), se non col beneficio d'inventario, osservate le disposizioni degli articoli 321 e 374 .

Note

(1) Ove l'accettazione dell'eredità devoluta ai minori e agli interdetti non avvenga col beneficio di inventario, la stessa si considera priva di effetti, sia come accettazione semplice che beneficiata. Il minore e l'interdetto non acquistano, pertanto, la qualità di erede per effetto dell'accettazione semplice fatta in loro nome e per loro conto.
(2) Per i minori l'eredità deve essere accettata dai genitori congiuntamente o da quello che eserciti in via esclusiva la responsabilità genitoriale (v. art. 320 del c.c.). Ove questi non possano o non vogliano accettare l'eredità, può essere nominato un curatore speciale (v. art. 321 del c.c.).
In entrambi i casi è necessaria l'autorizzazione del giudice tutelare.
(3) Anche per gli interdetti è necessario che il tutore chieda l'autorizzazione al giudice tutelare.

Ratio Legis

La norma intende tutelare determinati soggetti "deboli" dagli effetti patrimoniali pregiudizievoli che potrebbero conseguire ad un'accettazione semplice dell'eredità.

Brocardi

Nolle adire hereditatem non videtur, qui non potest adire

Spiegazione dell'art. 471 Codice civile

La disposizione in esame prevede l’obbligo per i minori di anni diciotto e per gli interdetti di accettare col beneficio di inventario.

Il fondamento di tale obbligo risiede nell’esigenza di tutelare il patrimonio dei suddetti soggetti incapaci da eventuali eredità dannose in cui il valore dei debiti supera quello dei crediti.

L'accettazione col beneficio di inventario, infatti, impedisce l'effetto della confusione tra i patrimoni dell'erede e quello ereditario con conseguente limitazione della responsabilità dell'erede intra vires e quindi nei limiti del valore dell'attivo ereditario.

Un’eventuale accettazione pura e semplice di tali soggetti sarebbe nulla in quanto contraria a norma imperativa con conseguente permanenza in capo a questi ultimi del diritto di accettare entro il termine di prescrizione decennale previsto ai sensi dell’art. 480 del codice civile.

La necessità di accettare col beneficio di inventario determina la conseguente inammissibilità della decadenza dal beneficio di inventario così come previsto dall’art. 489 del codice civile.

L’accettazione col beneficio di inventario, stante l’incapacità di tali soggetti, sarà effettuata dal legale rappresentante debitamente autorizzato dal giudice tutelare:
  • ai sensi dell’art. 320 del codice civile in caso di minore rappresentato dai genitori;
  • ai sensi dell’art. 374 del codice civile in caso di minore o di interdetto rappresentato dal tutore.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 471 Codice civile

Cass. civ. n. 21456/2017

L’art. 471 c.c., disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell'incapace possa accettare l'eredità in modo diverso, sicché l'eventuale accettazione tacita, fatta dal rappresentante con il compimento di uno degli atti previsti dall'art. 476 c.c., non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell'incapace. Tuttavia, se a seguito dell'inefficace accettazione dell'eredità per suo conto fatta dal legale rappresentante il soggetto già minore d'età non provvede- ai sensi dell'art. 489 c.c.- a conformarsi alle disposizioni degli artt. 484 e segg. c.c. entro l'anno dal raggiungimento della maggiore età, rimane ferma con pieni effetti l'accettazione pura e semplice già avvenuta nel suo interesse ed acquistano efficacia anche tutti gli atti inerenti all'eredità accettata posti in essere dal rappresentante legale del minore.

Cass. civ. n. 2276/1995

L'art. 471 c.c., disponendo che le eredità devolute ai minori e agli interdetti non si possono accettare se non con il beneficio di inventario, esclude che il rappresentante legale dell'incapace possa accettare l'eredità in modo diverso da quello prescritto dall'art. 484 c.c., che consiste in una dichiarazione espressa di volontà volta a fare acquistare all'incapace la qualità di erede con limitazione della responsabilità ai debiti e ai pesi intra vires hereditatis. Ne consegue che l'accettazione tacita, fatta con il compimento di uno degli atti previsti dall'art. 476 c.c. (nella specie, trattavasi di una divisione amichevole dei beni ereditari), non rientra nel potere del rappresentante legale e perciò non produce alcun effetto giuridico nei confronti dell'incapace, che resta nella posizione di chiamato all'eredità fino a quando egli stesso o il suo rappresentante eserciti il diritto di accettare o di rinunziare all'eredità entro il termine della prescrizione.

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Daniele B. chiede
lunedì 29/01/2018 - Toscana
“Buongiorno, la morte di mio padre ha lasciato a mia madre e a noi 2 figli alcune proprietà cointestate anche ad altre persone.
Quindi nella ripartizione spetterebbero a noi figli alcune parti di poco valore (1/18), per cui avremmo solo oneri (tasse e spese) e nessun beneficio concreto.
Per questo sarebbe intenzione di noi 2 figli rinunciare all'eredità, lasciare tutto a nostra madre ed ereditare le proprietà solo alla sua morte.
Entrambi abbiamo figli minori, per cui subentrerebbe la rappresentazione (art. 467 C.C. ).
Cosa succederebbe in tal caso?
Possiamo noi genitori scegliere per loro il rifiuto dell'eredità per le stesse motivazioni (risparmio di spese inutili)?
Interviene un giudice tutelare? Può accogliere le nostre motivazioni?
Grazie.”
Consulenza legale i 05/02/2018
Correttamente chi pone il quesito sostiene che – con riguardo ai figli minori dei due figli chiamati all’eredità - opera la rappresentazione di cui all’art. 467 c.c..
Quest’ultima, infatti – in base a quanto stabilito nell’art. 468 c.c. - si applica solamente, in linea retta, a favore dei discendenti dei figli (come nel caso di specie) e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto.

Essendo tuttavia, nel caso di specie, i chiamati per rappresentazione minori d’età, e non essendo possibile che essi decidano per sé stessi, è necessario che un altro soggetto valuti al loro posto quale sia la scelta migliore nel loro interesse.
Questo soggetto, però, non sono i genitori ma è il Giudice tutelare.

Infatti, l’art. 320 c.c. che disciplina la rappresentanza dei figli minori da parte dei genitori, precisa che “I genitori non possono alienare, ipotecare o dare in pegno i beni pervenuti al figlio a qualsiasi titolo, anche a causa di morte, accettare o rinunziare ad eredità o legati, accettare donazioni, procedere allo scioglimento di comunioni, contrarre mutui o locazioni ultranovennali o compiere altri atti eccedenti la ordinaria amministrazione né promuovere, transigere o compromettere in arbitri giudizi relativi a tali atti, se non per necessità o utilità evidente del figlio dopo autorizzazione del giudice tutelare.

Occorrerà dunque presentare presso la Cancelleria del Tribunale del luogo in cui risiedono i minori (quella della cosiddetta “volontaria giurisdizione”) un ricorso al Giudice Tutelare, nel quale vanno illustrate le ragioni dei genitori in ordine alla richiesta autorizzazione alla rinuncia (la norma parla di “necessità” o “utilità” evidente).
Il Giudice, sulla base delle motivazioni addotte, valuterà quindi quale sia il preminente interesse del minore ed emetterà un decreto autorizzativo o di diniego.

E’ opinione comune, in effetti, che il rifiuto di un’eredità da parte di un minore sia un atto che va contro l’interesse di quest’ultimo e che pertanto il Giudice tutelare difficilmente può autorizzare. In realtà, come già detto, se si dimostra, o comunque risulta palese dalla situazione del patrimonio ereditario, che l’accettazione potrebbe costituire un inutile peso per il minore, poiché non porta alcun vantaggio (ma solo imposte, adempimenti burocratici, divisioni giudiziali etc.), il Giudice non avrà alcun motivo per rigettare la richiesta. L'importante è che l'istanza sia molto ben fatta.

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