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Articolo 527 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Sottrazione di beni ereditari

Dispositivo dell'art. 527 Codice civile

(1) (2) I chiamati all'eredità, che hanno sottratto o nascosto beni spettanti all'eredità stessa, decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia [476, 494 c.c.].

Note

(1) Si parla in proposito di accettazione legale, coatta o presunta: la legge collega ad un determinato comportamento, a prescindere da una manifestazione di volontà in tal senso del chiamato, le conseguenze proprie dell'accettazione. Il chiamato decade dalla possibilità di rinunziare all'eredità e si considera erede puro e semplice.
Per un'ulteriore ipotesi di accettazione legale si veda l'art. 485 c.1 del c.c..

(2) Il chiamato deve essere consapevole che i beni appartengono all'eredità. La norma, quindi, non si applica ove il chiamato si appropri di tali beni credendoli erroneamente propri.

Ratio Legis

La disposizione sanziona i comportamenti illeciti del chiamato che, senza averne titolo, sottragga beni all'eredità danneggiando i creditori del de cuius.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 527 Codice civile

Cass. civ. n. 6412/1984

L'art. 527 c.c., secondo cui i chiamati all'eredità che hanno sottratto o nascosto i beni a questa spettanti, decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia, è applicabile non soltanto nei confronti del chiamato, il quale abbia commesso gli atti di sottrazione o di nascondimento prima della rinunzia all'eredità, ma anche nei confronti del chiamato il quale abbia posto in essere tali atti in un momento successivo, purché il diritto di accettare l'eredità non sia prescritto e questa non sia stata accettata da altri chiamati.

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    (continua)