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Articolo 61 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

Consulente tecnico

Dispositivo dell'art. 61 Codice di procedura civile

Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica [191, 217, 259, 260, 424, 441, 445, 689; c.c. 419] (1) (2).

La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta tra le persone iscritte in albi speciali formati a norma delle disposizioni di attuazione al presente Codice [disp. att. 13 e ss., 146] (3).

Note

(1) La norma si riferisce al consulente tecnico nominato discrezionalmente dal giudice e scelto tra gli iscritti negli appositi albi. Tale professionista assume il ruolo di ausiliario del giudice ed il suo compito è quello di dare una valutazione puramente tecnica dei fatti della causa, di cui non può essere investito lo stesso organo giudicante.
(2) In via generale l'attività del c.t.u. non può essere considerata un mezzo di prova in senso proprio, in quanto ha solo la finalità di fornire al giudice una valutazione tecnica degli elementi acquisiti, fornendo una possibile soluzione a questioni che necessitano di specifiche conoscenze. Di conseguenza, si esclude che la consulenza tecnica possa essere sostitutiva dell'onere probatorio che incombe sulle parti (si cfr. art. 2697 del c.c.).
(3) Presso ogni Tribunale vengono istituiti gli albi dove vengono iscritti i professionisti che il giudice può nominare quali C.T.U.. Tali elenchi vengono suddivisi per categorie, al fine di agevolare la scelta del consulente da parte del giudice. Se il giudice ritiene di nominare una persona non iscritta in nessun albo, ma fornita della competenza tecnica particolare richiesta nella fattispecie, si deve rivolgere al Presidente del tribunale che dovrà esprimersi con un parere. Inoltre, è possibile procedere alla nomina dell'esperto, pur sempre abilitato, ma non iscritto ad alcun ordine professionale, sempre che le parti non si oppongano.

Massime relative all'art. 61 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 23133/2015

Il consulente tecnico d'ufficio che abbia inutilmente chiesto il dovuto in base al decreto di liquidazione provvisoria del compenso può esigerne il pagamento solidale dalle parti a prescindere dalla diversa ripartizione della spesa contenuta nella sentenza che ha definito il giudizio, in quanto - salvi i rapporti interni tra le parti - l'ausiliare opera nell'interesse della giustizia in virtù di un mandato neutrale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 23133 del 12 novembre 2015)

Cass. civ. n. 4185/2015

Il provvedimento che dispone una consulenza tecnica di ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice del merito, insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente sostenuto dalla necessità di risolvere questioni implicanti specifiche cognizioni tecniche. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto insindacabile la valutazione di disporre consulenza tecnica contabile per l'accertamento di crediti retribuitivi, in relazione ad un rapporto di lavoro contestato nella sua esistenza, con formulazione di un quesito articolato su un doppio conteggio - avuto riguardo al c.c.n.l. applicabile ed ai principi normativi di riferimento - poiché giustificato dalle deduzioni delle parti).
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4185 del 2 marzo 2015)

Cass. civ. n. 23522/2014

In tema di compenso dovuto al consulente tecnico d'ufficio, il decreto di liquidazione che pone lo stesso a carico di entrambe le parti (o di una di esse) non è implicitamente assorbito dalla regolamentazione delle spese di lite ex art. 91 cod. proc. civ., in quanto quest'ultima attiene al diverso rapporto tra parte vittoriosa e soccombente sicché, ove non sia espressamente modificato dalla sentenza in sede di regolamento delle spese di lite, resta fermo e vincolante anche nei confronti della parte vittoriosa, salvi i rapporti interni tra la medesima e la parte soccombente.
(Cassazione civile, Sez. VI-3, sentenza n. 23522 del 5 novembre 2014)

Cass. civ. n. 1183/2012

La liquidazione del compenso in favore del consulente d'ufficio, disposta genericamente da parte del giudice di merito a carico di "parte convenuta", implica l'obbligo del relativo pagamento a carico di tutti i convenuti, se più di uno, senza che al giudice dell'opposizione al precetto sia consentito, con un'inammissibile riapplicazione della normativa già apprezzata dal giudice cui risale la formazione del titolo esecutivo, procedere ad integrazione e sostanziale correzione di quest'ultimo, sul presupposto che la relativa condanna non sia stata pronunciata in modo conforme alla disciplina sulla liquidazione delle spese. (Nella specie, il giudice dell'opposizione a precetto aveva posto le spese di liquidazione della ctu solo a carico di alcuni dei convenuti).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1183 del 27 gennaio 2012)

Cass. civ. n. 24992/2011

In tema di liquidazione del compenso in favore del consulente tecnico medico, il criterio dell'onorario fisso stabilito dagli artt. 20 e 21 della tabella allegata dal d.m. 30 maggio 2002 è applicabile in riferimento agli accertamenti aventi ad oggetto lo stato di salute della persona; ne consegue che, ove la consulenza abbia avuto ad oggetto la verifica della correttezza, secondo le regole della scienza medica, dell'operazione chirurgica cui è stata sottoposta una delle parti, tale indagine ha una sua propria specificità, per cui in tal caso, mancando un'apposita previsione in tabella, il giudice può legittimamente fare ricorso al criterio fondato sulle vacazioni.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 24992 del 25 novembre 2011)

Cass. civ. n. 22959/2011

Ai fini della determinazione del compenso spettante al consulente tecnico d'ufficio (nella specie, incaricato di espletare un accertamento di natura contabile in una procedura fallimentare circa gli interessi relativi ad un mutuo bancario) deve aversi riferimento non all'intero ammontare del mutuo, ma - in applicazione del principio generale, valevole anche al di fuori delle questioni di competenza, secondo cui il valore della controversia si determina in base alla domanda - in relazione agli importi oggetto di contestazione e per i quali è stata disposta la consulenza tecnica.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 22959 del 4 novembre 2011)

Cass. civ. n. 19399/2011

Il consulente di parte svolge, nell'ambito del processo, attività di natura squisitamente difensiva, ancorchè di carattere tecnico, mirando a sottoporre al giudicante rilievi a sostegno della tesi difensiva della parte assistita; pertanto, il suo espletamento è riconducibile al contratto d'opera professionale; ne consegue che il relativo compenso deve essere determinato sulla base delle relative tariffe professionali, mentre non è possibile ricorrere ai criteri seguiti per la determinazione delle spettanze del consulente tecnico d'ufficio, la cui attività non si ricollega ad un rapporto contrattuale. (Applicando detto principio, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, che aveva confermato quello del giudice delegato al fallimento, con il quale, al consulente di parte nominato dalla procedura nell'ambito di un giudizio di revocatoria da essa promosso, era stato liquidato il compenso in base alla tariffa di cui al D.M. 30 maggio 2002, applicabile agli ausiliari del curatore).
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 19399 del 22 settembre 2011)

Cass. civ. n. 14906/2011

La mancanza o l'invalidità della iscrizione nell'albo dei consulenti tecnici non è motivo di nullità della relativa nomina da parte del giudice, la cui scelta è insindacabile in sede di legittimità, così come quella di attenersi, in tutto o in parte, al relativo parere, ove la stessa sia sorretta da adeguata motivazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14906 del 6 luglio 2011)

Cass. civ. n. 28094/2009

In tema di consulenza tecnica di ufficio, il compenso dovuto al consulente è posto solidalmente a carico di tutte le parti, atteso che l'attività posta in essere dal professionista è finalizzata alla realizzazione del superiore interesse della giustizia, che invece non rileva nei rapporti interni tra le parti, nei quali la ripartizione delle spese è regolata dal diverso principio della soccombenza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 28094 del 30 dicembre 2009)

Cass. civ. n. 23586/2008

In tema di compenso al consulente d'ufficio, l'obbligo di pagare la prestazione eseguita ha natura solidale e, di conseguenza, l'ausiliare del giudice può agire autonomamente in giudizio nei confronti di ognuna delle parti, anche in via monitoria, non solo quando sia mancato un provvedimento giudiziale di liquidazione ma anche quando il decreto emesso a carico di una parte sia rimasto inadempiuto, in quanto non trova applicazione, per essere l'attività svolta dal consulente finalizzata all'interesse comune di tutte le parti, il principio della soccombenza, operante solo nei rapporti con le parti e non nei confronti dell'ausiliare.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 23586 del 15 settembre 2008)

Cass. civ. n. 6414/2007

Il principio secondo cui l'indeterminabilità del valore della causa si deve intendere in senso obiettivo, ovvero quale conseguenza di un'intrinseca inidoneità della pretesa ad essere tradotta in termini pecuniari, al momento di proposizione della domanda, vale, anche ai fini dell'applicazione delle tariffe per la liquidazione dei compensi del consulente tecnico d'ufficio, sicché, al fine di stabilire il valore della causa a tale scopo, gli elementi di valutazione sono solo quelli che risultino precostituiti e disponibili fin dall'introduzione del giudizio, essendo invece irrilevanti quelli acquisiti nel corso dell'istruttoria, anche attraverso la stessa consulenza tecnica.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6414 del 19 marzo 2007)

Cass. civ. n. 20314/2006

Qualora il giudice civile, nel liquidare il compenso ad un consulente tecnico d'ufficio, abbia disposto che la somma dovuta sia «anticipata provvisoriamente da tutte le parti in causa, con quote di egual misura» il giudice dell'opposizione all'esecuzione — proposta da una di tali parti contro il titolo esecutivo recante la liquidazione, nel presupposto di non dover rispondere solidalmente con le altre per l'intero compenso —, poiché l'obbligazione delle parti per il corrispettivo del consulente ha natura solidale, deve interpretare il titolo esecutivo — di per sé suscettibile, in ragione dell'indicata formulazione, di essere inteso come impositivo sia di un'obbligazione parziaria, sia di un'obbligazione solidale — in questo secondo senso, restando esclusa l'interpretazione del provvedimento di liquidazione nel senso che imponga la solidarietà solo se esso individui come obbligata soltanto una parte o escluda espressamente la solidarietà. In difetto di tali ipotesi, qualora l'opposizione all'esecuzione venga introdotta avanti al giudice di pace, l'interpretazione nel senso della solidarietà costituisce principio informatore, al cui rispetto quel giudice è tenuto ove debba decidere secondo equità.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 20314 del 19 settembre 2006)

Cass. civ. n. 7632/2006

In tema di compenso agli ausiliari del giudice, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 319 del 1980, costituiscono prestazioni eccezionali per le quali è consentito l'aumento fino al doppio degli onorari previsti nelle tabelle, quelle prestazioni che, pur non presentando aspetti di unicità o, quanto meno, di assoluta rarità, risultino comunque avere impiegato l'ausiliare in misura notevolmente massiva, per importanza tecnico-scientifica, complessità e difficoltà. Pertanto, mentre l'ampiezza dell'incarico affidato all'ausiliare costituisce un elemento di giudizio nella determinazione degli onorari variabili tra il minimo e il massimo ai sensi dell'art. 2 legge n. 319 del 1980 (secondo cui il giudice deve al riguardo tenere conto della difficoltà dell'indagine, della completezza e del pregio della prestazione), ai fini dell'applicabilità della disposizione di cui all'art. 5 citato, occorre che il tasso di importanza e di difficoltà della prestazione, che le legge prescrive debba essere «eccezionale», sia necessariamente maggiore rispetto a quello che deve essere compensato con l'attribuzione degli onorari nella misura massima.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7632 del 31 marzo 2006)

Cass. civ. n. 21288/2005

Il ricorso previsto dall'art. 11 della legge 8 luglio 1980, n. 319 avverso il provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti al consulente tecnico d'ufficio può essere proposto dal difensore che assiste la parte nel giudizio nel cui ambito la consulenza è stata disposta, senza necessità di una specifica procura: il mandato ad litem infatti, attribuisce al difensore la facoltà di proporre tutte le domande che siano comunque ricollegabili all'originario oggetto della causa, ivi compresa quella di verifica della correttezza della liquidazione, la quale è innegabilmente collegata alla domanda per la cui valutazione è stata disposta la consulenza
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 21288 del 3 novembre 2005)

Cass. civ. n. 11975/2002

Nel procedimento civile nel quale il P.M. è litisconsorte (nella specie adozione di minore), il P.M. stesso, in assenza di qualsiasi potere di iniziativa in materia di compensi al consulente tecnico d'ufficio, non può proporre ricorso per cassazione contro la relativa liquidazione, né può impugnare l'ordinanza che ne conclude e definisce il procedimento.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11975 del 8 agosto 2002)

Cass. civ. n. 2315/2000

Ai sensi dell'art. 11, quarto comma, legge 8 luglio 1980 n. 319, il decreto di liquidazione del compenso al Ctu, emesso dal giudice, costituisce titolo provvisoriamente esecutivo e pertanto, per il principio ne bis in idem, il Ctu non può ottenere un decreto ingiuntivo per la medesima causa petendi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2315 del 2 marzo 2000)

Cass. civ. n. 10443/1998

Il compenso al Ctu è liquidabile con il criterio della commisurazione al tempo (cosiddette vacazioni), anziché a percentuale, per prestazioni che rientrano nelle corrispondenti tabelle di cui al D.P.R. 14 novembre 1983, n. 820 e successivi aggiornamenti, o ad esse analoghe, soltanto se il valore della controversia non è determinabile e pertanto il giudice del merito deve motivare al riguardo nel provvedimento di liquidazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 10443 del 21 ottobre 1998)

Cass. civ. n. 3687/1998

Il criterio di determinazione degli onorari del consulente tecnico con riferimento al valore della controversia può ritenersi inapplicabile, e si rende quindi necessaria la commisurazione degli stessi al tempo necessario per lo svolgimento dell'incarico (art. 1 delle tabelle ex D.P.R. 27 luglio 1988, n. 352), solo in caso di controversia di valore indeterminabile secondo i criteri al riguardo utilizzabili in materia di competenza (art. 9 c.p.c.), e quindi la determinazione dei compensi a percentuale è applicabile anche in caso di mancata specificazione del quantum nell'atto introduttivo del giudizio, quando lo stesso sia determinabile, ed eventualmente proprio a ciò tenda la consulenza tecnica ammessa dal giudice.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3687 del 9 aprile 1998)

Cass. civ. n. 1952/1996

La disciplina dettata dal combinato disposto degli artt. 11 della legge n. 319 del 1980 e 29 della legge n. 794 del 1942 — in tema di liquidazione del compenso spettante a periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori nominati dall'autorità giudiziaria — ha carattere di specialità; essa, pertanto, può essere applicata soltanto agli ausiliari del giudice elencati nelle menzionate norme. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha escluso che la citata disciplina sia applicabile al commissionario giudiziale per la vendita del prodotto agrario sequestrato, affermando che a lui ed alla parte obbligata a corrispondergli il compenso sono offerti i rimedi che derivano, secondo la legge processuale, dalla natura monitoria del decreto e che valgono ad attuare la tutela dei loro diritti).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 1952 del 11 marzo 1996)

Cass. civ. n. 5164/1994

In tema di liquidazione dei compensi ai periti e consulenti tecnici, la norma di cui all'art. 8 della L. 8 luglio 1980, n. 319, va interpretata nel senso che l'accertamento se il ritardo nell'espletamento dell'incarico sia conseguente o non a «fatti sopravvenuti e non imputabili» deve essere effettuato in sede di liquidazione del compenso; all'esito di siffatta indagine, in caso di risposta positiva, non deve essere applicata alcuna sanzione ed il compenso deve essere liquidato senza tener conto del ritardo stesso, mentre, in caso di risposta negativa, ossia se il ritardo è imputabile all'ausiliare; si deve: a) procedere alla determinazione delle vacazioni senza tener conto del periodo successivo alla scadenza; b) ridurre gli onorari di un quarto; c) applicare le altre sanzioni previste dai codici di rito penale e civile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5164 del 26 maggio 1994)

Cass. civ. n. 4714/1983

(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4714 del 12 luglio 1983)

Cass. civ. n. 1074/1983

L'iscrizione dei consulenti tecnici negli albi dei tribunali, in ragione della loro competenza specifica, è diretta a facilitare la scelta del giudice, nonché ad assicurare una distribuzione degli incarichi, ma non comporta un limite al potere di scelta del giudice medesimo, in quanto l'inosservanza dei criteri fissati in proposito dagli artt. 61 c.c. e 22 disp. att. c.p.c., con l'affidamento dell'incarico a consulente iscritto all'albo di altro tribunale, o non iscritto in alcun albo, non incide sulla validità della consulenza tecnica.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1074 del 10 febbraio 1983)

Cass. civ. n. 412/1982

Le norme che disciplinano la scelta del consulente tecnico hanno natura e finalità semplicemente direttive; pertanto, la scelta di tale ausiliario, anche con riferimento alla categoria professionale di appartenenza e alla sua competenza qualificata, è riservata all'apprezzamento discrezionale del giudice del merito e la inosservanza di tali norme non produce alcuna nullità, non avendo esse carattere cogente. Né tale carattere può evincersi, nei processi relativi a domande di prestazioni previdenziali ed assistenziali, dall'art. 146 disp. att. c.p.c. (il quale prescrive che nell'albo dei consulenti tecnici istituito presso ogni tribunale debbono essere inclusi, per i processi suindicati, i medici legali e delle assicurazioni e i medici di lavoro), in quanto l'obbligo dell'iscrizione di tali professionisti — nel quale si sostanzia la portata innovativa della norma — è rivolto all'organo che presiede alla formazione dell'albo, non al giudice, e non introduce, perciò, un limite al potere di scelta di quest'ultimo.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 412 del 21 gennaio 1982)

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 61 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Stefano N. chiede
lunedì 06/02/2017 - Campania
“Egregio studio brocardi con la presente chiedo al vs. studio come già vi siete messi a disposizione consigliandomi per il passato con delle consulenze di cui ho fatto tesoro e affrontando i vari problemi relativi ad una causa di divisione ereditaria e di cui sono entusiasta delle vs consulenze, ora vi chiedo delle risposte a dei quesiti che mi accingo a descrivere.
Nella valutazione della massa ereditaria sono in contrasto con il c.t.u., il quale ha valutato i cespiti in modo arbitrario a secondo della propria fantasia. Le ricordo che dopo la dipartita della titolare dei beni immobili ho redatto Denuncia di successione scrivendo i valore dei vari immobili applicando i coefficienti forniti dall’ufficio delle entrate. In seguito alla presentazione della denuncia di successione l’ufficio delle entrate ha proceduto all’accertamento del valore di detti cespiti ed ha delegato l’ufficio del territorio che rappresenta l’organo superiore ai fini di valutare il valore degli immobili, sia essi fabbricati che terreni, che più o meno erano in linea con i valori dichiarati nella denuncia di successione da me redatta ed ha notificato ad ogni erede un documento relativo ai valori accertati che ritengo idonei.
Quindi con la presente chiedo al vostro studio legale il c.t.u. è obbligato a rispettare i valori accertati dall’ufficio del territorio che dopo aver preso in considerazione la posizione, appartenenza ad una determinata zona del piano regolatore e rendita associata ha stabilito il prezzo medio di mercato e notificato detto documento a tutti gli eredi e ha fatto pagare le dovute imposte, cosa che solo in due hanno provveduto a pagare, in sede di successione oppure può fissare una quotazione a suo gradimento?
Il suddetto documento relativo alla valutazione degli immobili trovasi nel fascicolo della vertenza che il c.t.u ha ignorato totalmente per cui chiedo se posso iniziare qualche azione legale per il comportamento del c.t.u. Altro quesito che pongo è questo: al momento del decesso la defunta ha lasciato dei problemi insoluti come debiti bancari ,debiti verso inps, liquidazioni ai dipendenti non pagate ed altri debiti gravanti sulla proprietà. A questi il sottoscritto con un altro erede hanno provveduto ad appianare il tutto, somme che sono state riconosciute, per cui per queste ho chiesto la restituzione di detti importi maggiorate degli interessi legali nonché rivalutazione monetaria in sede di divisione ereditaria con sentenza, cosa che la legge preveda oppure no? in tal caso come devo comportarmi? Qualora l’importo di quanto dovuto è maggiore della quota parte dell’asse ereditario quale lo è questi va decurtato d’ importo pari al debito dovuto oppure l’asse ereditario non può essere decurtato come ho chiesto al signor giudice? N.B. il sottoscritto è in possesso di un documento a firma della defunta la quale dichiara di spontanea volontà che per i debiti ripianati da parte dei propri eredi questi possono avere o soldi oppure proprietà corrispondenti in controvalore. Distinti saluti”
Consulenza legale i 09/02/2017
Il Consulente Tecnico d’Ufficio è un ausiliario del giudice (artt. 61 e ss. c.p.c.), che può essere chiamato dallo stesso organo giudicante quando si rendono necessarie specifiche competenze e/o conoscenze tecnico-professionali per cercare di fare luce sui fatti oggetto di causa.

Nel caso di specie, il CTU è stato chiamato a svolgere operazioni peritali di stima e valori di immobili facenti parte di un patrimonio ereditario. La discrepanza tra il valore dei beni sì come stimato dall’Ufficio del Territorio e quello dato dal CTU è senz’altro da rinvenirsi nel fatto che, mentre il primo si basa sulla rendita catastale del bene immobile, il CTU potrebbe avere fornito una stima più vicina al valore commerciale del bene, che di solito è più elevato rispetto al valore catastale dello stesso.

La Cassazione, in tema di valore dei beni immobili in sede di divisione ereditaria, afferma come “la stima dei beni deve essere compiuta con riferimento al loro valore venale al tempo della decisione della causa” (C. Cass., 4/5/2005 n. 9207); in uno con tale affermazione, non è radicalmente esclusa una stima anche più risalente nel tempo, ma “soltanto se si accerti che, nonostante il tempo trascorso, per la stasi del mercato o per il minore apprezzamento del bene in relazione alle sue caratteristiche, non sia intervenuto un mutamento di valore che renda necessario l'adeguamento di quello stabilito al tempo della stima”, posto che il fine primario della valutazione è quello di ottenere un valore il più possibile corrispondente alle quote ereditarie attualizzate (C. Cass., 21/5/2003 n. 7961; C. Cass., 16/2/2007 n. 3645)
Inoltre, “il riferimento della stima di beni ereditari al tempo dell'apertura della successione, ovvero ad un'epoca pregressa ed indipendente da quella successiva del giudizio divisorio, non ha alcun fondamento sul piano giuridico” (C. Cass., sez. II, 29/4/2009 n. 10037).

Naturalmente, laddove si ritenga comunque di dover confutare quanto affermato dal CTU, è ben possibile la formulazione di osservazioni e confutazioni da parte del consulente tecnico di parte (ove nominato ai sensi dell’art. 210 c.p.c.). Laddove ciò non fosse possibile, si potrebbe chiedere al giudice di effettuare una nuova consulenza, visto che il documento contenente la stima esatta del valore degli immobili è già agli atti o, comunque far valere in sede di comparsa conclusionale la discrepanza tra la stima validata dall’Ufficio del Territorio e quella effettuata dal CTU (art. 190 c.p.c.).

Inoltre, posto che le valutazioni espresse dal CTU non hanno efficacia vincolante per il giudice (essendo il CTU solo un suo ausiliario), questi può disattenderle attraverso una valutazione critica che sia necessariamente ancorata alle risultanze processuali (la stima validata agli atti) e indicando gli elementi che egli ritiene erronei sui quali si è basato il consulente (il valore degli immobili). Ciò in applicazione del principio per cui “iudex peritus peritorum”, in virtù del quale è consentito al Giudice di merito di valutare la complessiva attendibilità delle conclusioni peritali e, se del caso, disattenderne le sottese argomentazioni tecniche laddove queste risultino intimamente contraddittorie o erronee (cfr. ex plurimis: C. Cass., sez. I, 3/3/2011 n. 5148; sez. I, 22/11/2010 n. 23592; sez. III, 11/6/2009 n. 13530; sez. III, 18/11/1997 n. 11440).

Venendo al secondo quesito, Lei e il coerede bene avete fatto nel richiedere la restituzione di quanto pagato a titolo di sanatoria del debito contratto dalla de cuius. Non parrebbe invero possibile richiedere la somma maggiorata di interessi legali e rivalutazione monetaria, in quanto tali obbligazioni c.d. accessorie sorgono per debiti e ritardi nel pagamento dei predetti. Visto che il pagamento da parte Sua e del secondo coerede è avvenuto spontaneamente, non si vede perché richiedere l’aumento agli altri coeredi. Ciò – si badi – vale se e solo se gli altri coeredi non siano stati messi in mora (art. 1219 c.c.), vale a dire non sia stato loro intimato il pagamento di quanto dovuto, e il pagamento poi non sia avvenuto. In tal caso, infatti, ai sensi del successivo art. 1224 c.c. al creditore spettano gli interessi legali che decorrono dal giorno della messa in mora.

Venendo ora alla possibile interpretazione del documento sottoscritto dalla de cuius e a Sue mani, esso potrebbe essere interpretato alla stregua di un atto di ultima volontà, assimilabile ad un testamento olografo, contenente un legato ereditario. In tal caso, a Lei e all’altro coerede adempiente spetterebbe il bene o la somma di denaro indicata dalla defunta in aggiunta alla quota ereditaria spettante ex lege. Il legato, infatti, grava sul c.d. patrimonio disponibile e pertanto – nel caso di specie – sarebbe un’aggiunta alla quota di eredità a voi comunque spettante. Naturalmente, il legato dovrebbe essere eseguito dagli altri coeredi. In caso di mancata esecuzione, per Lei e l’altro coerede sarebbe ben possibile agire per l’adempimento dell’obbligazione contenuta nel testamento. Infatti, tale obbligazione è soggetta alla normativa generale in materia di rapporti obbligatori ed è da ritenersi comunque esigibile a far data dalla morte del de cuius.
Si badi che tale impostazione è valevole solo se si considera quel documento come testamento olografo (art. 602 c.c.).
Tre sono i requisiti stabiliti dalla legge per aversi tale tipologia di testamento:
  • l’autografia (deve essere scritto di proprio pugno dal testatore);
  • la presenza della data;
  • la sottoscrizione (la firma del testatore posta in calce).
In caso di assenza di autografia e/o sottoscrizione, l’art. 606 c.c. prescrive la nullità del testamento; in caso di assenza della data, il testamento è annullabile con domanda giudiziale proponibile da chiunque vi abbia interesse entro cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie;

Occorrerebbe analizzare lo scritto citato per poterne comprendere appieno la natura giuridica e dare quindi un parere definitivo.
E' evidente che tale documento è centrale nella soluzione di tutta la vicenda.


maria chiede
venerdì 25/02/2011 - Campania

“Salve, volevo sapere se esistono incompatibilità in merito alla nomina del consulente tecnico in sede civile. Può un giudice scegliere un consulente tecnico che si è già espresso negativamente sullo stesso atto in sede penale, in un processo archiviato? Il caso di specie attiene ad un testamento olografo. Sono state già effettuate due perizie : una in sede penale dal consulente X nominato dal giudice che ha prodotto esito negativo (il testamento è valido); l'altra di parte in sede civile che ha prodotto esito positivo (il testamento è contraffatto). Il giudice del processo civile ha nominato un perito d'ufficio per avere un' ulteriore elemento di valutazione, ma ha nominato il consulente X che si è già espresso in sede penale. Lo può fare? non c'è incompatibilità? si può obbligare il giudice a nominare un altro perito?
Grazie.”

Consulenza legale i 25/02/2011

La scelta del consulente tecnico è rimessa al potere discrezionale del giudice. Per il C.T.U. non trova applicazione l'istituto dell'astensione previsto per il giudice (per questo la mancata astensione del consulente non è ritenuta fonte di nullità della consulenza né degli atti che la presuppongono).
E' invece possibile che le parti propongano istanza di ricusazione ai sensi dell'art. 63 del c.p.c. e art. 51 del c.p.c., esponendo gli eventuali dubbi circa la obiettività e l'imparzialità del consulente stesso (Cass. civile, sez. Lavoro, 17 novembre 1997, n. 11412).

Si ricorda che se la parte non presenta istanza di ricusazione del consulente tecnico nei termini indicati dall'art. 192 del c.p.c., non può successivamente far valere la condizione di ricusabilità del consulente per contestare l'efficacia della consulenza, che rimane pertanto ritualmente acquisita al processo (Cass. civ., 1 febbraio 1993 n. 1215).


Antonio L. chiede
sabato 27/11/2010
“il termine per il deposito della perizia del CTU decorre dalla data del giuramento del CTU stesso, o dal giorno del sopralluogo se previsto?”
Consulenza legale i 28/11/2010

La consulenza tecnica in materia civile consiste in un parere non vincolante su speciali problemi tecnici, che il giudice non è in grado di risolvere da solo. Il consulente scelto tra gli iscritti all'albo ha l'obbligo di prestare il suo ufficio. Il conferimento dell'incarico comprende il giuramento, la proposta dei quesiti ed il termine ultimo per il deposito della relazione scritta. Il termine per il deposito della perizia decorre dalla data del giuramento del CTU. Il termine non è però perentorio. Sovente capita che il consulente tecnico non rispetti il termine iniziale, e ometta di depositare la relazione anche all'udienza di rinvio fissata dal giudice. In tal caso appare condivisibile la prassi di adottare di un mero provvedimento di sollecito, tramite la cancelleria, al deposito dell'elaborato peritale, atteso che un immediato provvedimento di sostituzione del consulente inottemperante provocherebbe un notevole appesantimento dell'attività processuale. Il nuovo consulente, infatti, dovrebbe compiere ex novo tutte le azioni peritali.


Testi per approfondire questo articolo

  • La translatio iudicii

    Editore: Giuffrè
    Data di pubblicazione: maggio 2010
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    La translatio iudicii per difetto di giurisdizione è l'importante novità introdotta dalla riforma del processo civile del 2009 sicché oggi lo sbaglio compiuto dall'attore nella scelta del giudice fornito di giurisdizione può essere rimediata e non rivelarsi un pregiudizio irreparabile.Il volume analizza sia la translatio iudicii per incompetenza, già disciplinata dal codice di procedura civile sia la translatio iudicii per difetto di giurisdizione e... (continua)

  • La giurisdizione nell'esperienza giurisprudenziale contemporanea

    Editore: Giuffrè
    Collana: Dialettica,diritto e processo
    Data di pubblicazione: dicembre 2008
    Prezzo: 32,00 -10% 28,80 €
    Categorie: Giurisdizione

    Sommario

    LIMITI DELLA GIURISDIZIONE NELLE CONTROVERSIE TRANSNAZIONALI: Introduzione (di R. Martino) - Rinvio alla competenza territoriale e fori esorbitanti (di R. Martino) - Compatibilità del sistema europeo di giurisdizione con la dottrina del Forum non conveniens (di R. Martino) - LIMITI INTERNI DELLA GIURISDIZIONE: Introduzione (di A. Panzarola) - Riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo nella giurisprudenza (di A. Panzarola) -... (continua)

  • Il riparto di giurisdizione

    Editore: Giuffrè
    Collana: Orientamenti di merito
    Data di pubblicazione: dicembre 2013
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    Il volume illustra i principi che regolano il riparto di giurisdizione ed affronta numerose fattispecie con utile taglio trasversale e multidisciplinare. In ogni capitolo è tracciato un quadro dell'evoluzione normativa, dottrinale e giurisprudenziale, con l'indicazione degli orientamenti consolidati e prevalenti. Le singole problematiche sono, infatti, analizzate, talvolta anche con taglio critico, sia nei profili sostanziali che in quelli processuali, dando notevole risalto... (continua)

  • Gli accordi sulla giurisdizione tra parti e terzi
    Natura e legge regolatrice

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    (continua)
  • Declinatoria di giurisdizione ed effetto conservativo del termine

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  • Sull'unità della giurisdizione

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