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Articolo 210 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Ordine di esibizione alla parte o al terzo

Dispositivo dell'art. 210 Codice di procedura civile

Negli stessi limiti entro i quali può essere ordinata a norma dell'articolo 118, l'ispezione di cose in possesso di una parte o di un terzo (1), il giudice istruttore, su istanza di parte [94 disp. att.] (2), può ordinare all'altra parte o a un terzo di esibire in giudizio un documento o altra cosa di cui ritenga necessaria l'acquisizione al processo (3).

Nell'ordinare l'esibizione, il giudice dà i provvedimenti opportuni circa il tempo, il luogo e il modo dell'esibizione [95 disp. att.] (4).

Se l'esibizione importa una spesa, questa deve essere in ogni caso anticipata dalla parte che ha proposto l'istanza di esibizione [90 c.p.c.].

Note

(1) L'art. 118 del c.p.c. stabilisce che l'ispezione può essere ordinata se non comporti un grave danno per la parte o per il terzo, senza costringerli a violare uno dei segreti previsti negli artt. 200 e 201 c.p.p. (segreto professionale o d'ufficio).
Il giudice potrà ordinare l'esibizione solo se la prova del fatto da dimostrare non è acquisibile in nessun altro modo: tale valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del g.i., il quale non deve specificare le ragioni per cui ritiene di pronunciare l'ordine.
Tuttavia, è indispensabile che l'ordine di esibizione sia impartito solo per gli atti la cui acquisizione al processo sia necessaria o quantomeno molto influente per la decisione della causa.
(2) L'istanza di esibizione è sempre necessaria, tranne nel caso previsto dall'art. 2711 del c.c. in relazione all'esibizione dei libri contabili per estrarne le registrazioni concernenti la controversia nonché scritture contabili, lettere, telegrammi o fatture concernenti la causa stessa.
L'istanza di parte presuppone in ogni caso: l'interesse del richiedente; la certezza dell'esistenza del documento, che deve essere precisamente indicato; la prova della effettiva possibilità di consegnare il documento o la cosa; l'indicazione del soggetto cui è rivolto l'ordine.
(3) Il giudice si pronuncia sull'esibizione con ordinanza, revocabile e modificabile ai sensi degli artt. 177 e 178.
La parte destinataria dell'istanza di parte è tenuta a conservare la documentazione oggetto della richiesta sino a che il giudice abbia definitivamente provveduto in ordine all'esibizione.
(4) L'ordine di esibizione rivolto ad una parte del processo non è assistito dalla possibilità per il giudice di farlo eseguire coattivamente: pertanto, il comportamento del destinatario dell'ordine che rifiuti l'esibizione ha per il giudice valore indiziario ai sensi del secondo comma dell'art. 116 del c.p.c..

Ratio Legis

L'esibizione è un mezzo di prova che ha ad oggetto un documento o un bene rilevante per il giudizio, del quale però la parte non ha la disponibilità materiale.

Brocardi

Actio ad exhibendum
Ad exhibendum possunt agere omnes, quorum interest
Exhibere est facere in publico potestatem ut ei qui agat experiundi sit copia

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Anonimo chiede
martedì 10/04/2018 - Veneto
“In data 21.04.2010 viene incassato da mia madre, per contanti, un primo assegno di 26.000,00 euro emesso da mia sorella S. e, dopo l’incasso dell’assegno, il conto (cointestato col marito) presenta un saldo attivo di euro 80.978,64; dunque S. disponeva inizialmente di euro 106.978,64.
In data 23.04.2010 viene incassato da mia madre, sempre per contanti, un secondo assegno di 50.000,00 euro e il conto anziché presentare un saldo attivo di euro 30.978,64 è risultato avere un saldo di euro 35.978,64; dunque è intervenuto tra il giorno 21 e il giorno 23 aprile un versamento di euro 5.000,00 che sospetto essere parte dei 26.000 euro incassati da mia madre e poi consegnati a S..
In data 30.04.2010 viene incassato da mia madre, per contanti, un terzo assegno di 50.000,00 euro , cosa divenuta possibile perchè nel periodo dal 23 al 30 aprile vengono versati 15.000 euro ed infatti alla data del 30.04.2010 il conto presenta un saldo attivo di euro 978,64; il sospetto è che anche i 15.000 euro provengano dalle somme incassate da mia madre.
Infine, in data 7.05.2010, viene incassato presso altra Banca un quarto assegno di euro 100.000 (sempre per contanti) e il sospetto è che tale provvista sia stata conseguita, versando verosimilmente nelle stesse date di incasso degli assegni, prima i 21000 euro (26000-5000), poi i 35.000 (50.000-15.000) e infine i 50.000 (complessivamente 106.000 euro).
In tal modo disponendo di iniziali 106.978,64 S., agendo di concerto con mia madre, ha potuto ottenere una quietanza di 226.000 euro.
Poiché, evidentemente, chi ha versato le somme di cui sopra è mia sorella occorrerebbe richiedere al giudice, ex art.210 cpc, l’ordine di esibizione delle distinte di versamento dei 5.000 euro e dei 15.000 euro presso la prima Banca e dei 106.000 (21.000+ 35.000 + 50.000)presso la seconda Banca.
L’aspetto che dev’essere esaminato riguarda dunque l’ammissibilità o meno di tale mezzo istruttorio: il dubbio da risolvere riguarda il fatto che la richiesta possa essere intesa come avente finalità esplorativa, nel qual caso non verrebbe ammessa. Mi pare che il problema non si ponga nel caso dei versamenti dei 5.000 e dei 15.000 presso la prima Banca, essendovi certezza dei versamenti, mentre il problema si pone con i supposti versamenti presso la seconda Banca.
E’ molto probabile che le cose siano andate come da me ipotizzato , però mi domando , se il giudice dovesse ravvisare una finalità meramente esplorativa quanto ai versamenti nella seconda Banca, come altro si può fornire la prova? Si potrebbe invocare il principio di prossimità o vicinanza della prova , facendo ricadere su controparte l’onere della prova contraria o si deve fare ricorso alla prova per presunzioni, con tutte le incognite che essa comporta. Dico questo , perchè mi pare che l’onere probatorio richiestomi è quello di una probatio diabolica.”
Consulenza legale i 10/04/2018
L’ordine di esibizione alla parte o al terzo è disciplinato dall’art. 210 del c.p.c.
La sua ammissione presuppone la necessità di acquisizione al processo dei documenti richiesti.
In proposito l’art. 94 delle disp. att. c.p.c. prevede che l’istanza di esibizione debba contenere la specifica indicazione del documento o della cosa e, quando è necessario, l'offerta della prova che la parte o il terzo li possiede.
Chiaramente l’ordine di esibizione non può sopperire all’eventuale inerzia della parte nel dedurre mezzi di prova. Pertanto tale mezzo istruttorio sarà ammissibile solo ove la prova del fatto non sia acquisibile aliunde, cioè quando l’interessato non possa procurarsi da sé la documentazione richiesta (ad esempio, per mezzo dell’esercizio del diritto di accesso).
In questo caso, peraltro, è evidente che il richiedente potrebbe accedere alla documentazione bancaria della sorella solo a seguito di un ordine del Giudice.
Ad avviso di chi scrive, nel nostro caso una simile richiesta non dovrebbe essere considerata meramente esplorativa, data la sussistenza di indizi piuttosto precisi riguardanti un presunto accordo simulatorio intervenuto tra madre e sorella. La richiesta stessa non appare fondata su semplici sospetti, ma sull’analisi dei movimenti bancari del conto corrente della madre di cui, invece, il cliente è a conoscenza.

Occorre tuttavia tenere presente che non è possibile formulare una prognosi circa l’eventuale ammissione dell’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c., rientrando la stessa nella piena discrezionalità del Giudicante. Essa costituisce pertanto l’oggetto di una valutazione che non è neppure sindacabile in sede di legittimità, se non per vizio di motivazione.
Per completezza, anche se la prova “principe” in questo caso è sicuramente quella documentale, occorre ricordare che la prova della simulazione, ai sensi dell’art. 1417 del c.c., può essere data dai terzi con qualsiasi mezzo, anche per testimoni e presunzioni (art. 2729 del c.c.). Per creditori e terzi non vigono infatti le limitazioni sulla prova imposte alle parti.

Con specifico riferimento alla prova della simulazione nei rapporti tra coeredi, la giurisprudenza della Cassazione ha precisato che deve considerarsi terzo, e non incontra pertanto alcuna limitazione probatoria, l’erede che agisca in qualità di legittimario, vale a dire per la tutela di un diritto suo proprio, a condizione che, contestualmente alla domanda di simulazione, proponga altresì domanda di reintegrazione della propria quota (Cass. 7048/2008).

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