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Articolo 606 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Nullità del testamento per difetto di forma

Dispositivo dell'art. 606 Codice civile

Il testamento è nullo (1) quando manca l'autografiao la sottoscrizione nel caso di testamento olografo [602 c.c.], ovvero manca la redazione per iscritto, da parte del notaio, delle dichiarazioni del testatore (2) o la sottoscrizione dell'uno o dell'altro, nel caso di testamento per atto di notaio [603 c.c.].

Per ogni altro difetto (3) di forma il testamento può essere annullato su istanza di chiunque vi ha interesse (4). L'azione di annullamento si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie [590 c.c.].

Note

(1) Le ipotesi di nullità sono tassative.
A differenza di quanto accade per i contratti (in cui la nullità è disposta da una norma di portata generale, mentre l'annullabilità è prevista solo nei casi individuati dalla norma), in tema di testamenti il principio viene invertito (v. ratio legis).
(2) E' annullabile il testamento:
- olografo in cui manchi o sia incompleta la data.
- pubblico (e segreto, ove compatibile) di cui non sia stata data lettura, in cui manchi la dichiarazione del testatore circa il fatto che quella è la sua volontà testamentaria e della menzione, della riduzione in iscritto e della lettura di tale dichiarazione; in caso di mancanza o inidoneità dei testimoni o dei fidefacienti; la mancata menzione della data, dell'ora, del Comune o del luogo dove l'atto è stato ricevuto; la mancanza della sottoscrizione degli altri partecipanti; l'omissione della lettura alla presenza dei testi; la mancanza della menzione delle formalità; la violazione degli artt. 54 , 55, 56 e 57 legge notarile.
- segreto, la mancanza della dichiarazione del testatore, dei sigilli sulla carta in cui sono stese le disposizioni o su quella che serve da involucro, e la mancanza dell'atto di ricevimento sulla carta in cui dal testatore è scritto o involto il testamento o su un ulteriore involucro predisposto dal notaio e da lui debitamente sigillato e la mancanza dell'espletamento delle ulteriori formalità previste dall'art. 605 del c.c.
(3) Per la mancanza di capacità a disporre per testamento, si veda l'art. 591 del c.c..
(4) Legittimato è, dunque, chi dall'annullamento possa acquistare diritti.

Ratio Legis

La tassatività delle ipotesi di nullità del testamento si spiega con la necessità di preservare, per quanto possibile, la volontà del testatore, in considerazione dell'impossibilità di una sua ripetizione.

Brocardi

Iurisdictionis mutare formam, vel iuri publico derogare, testatori permissum non est

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

294 L'art. 606, che riproduce l'art. 148 del progetto definitivo, prevede tra i vari casi di nullità formale del test-mento la mancanza di redazione in iscritto da parte del notaio delle dichiarazioni del testatore, e ciò nel manifesto intento di colpire di nullità il testamento nuncupativo. E' stato peraltro proposto di modificare questa parte della disposizione in guisa da prevedere, anziché la mancanza nella scheda testamentaria, la non corrispondenza del contenute della scheda alla volontà dichiarata dal testatore. Ho creduto opportuno attenermi alla formulazione del progetto definitivo. Infatti l'emendamento suggerito avrebbe modificato la portata della norma, riferendone il precetto non a un difetto di forma della volontà testamentaria, ma bensì all'ipotesi del documento non veridico, materia del tutto estranea alla finalità dell'articolo in esame, il quale intende solo stabilire 1 requisiti formali, dei quali deve essere rivestita la volontà del testatore, perché essa possa produrre effetti giuridici. Ho, invece, modificato l'impostazione formale data all'art. 152 primo comma, del testo precedente: questo pareva orientato a disciplinare la legittimazione attiva nelle impugnazioni del testamento per nullità formale, mentre in realtà intendeva indicare le cause stesse di tale nullità. Eguale modificazione ho apportata all'art. 619 del c.c. che prevede le nullità dei testamenti speciali.

Massime relative all'art. 606 Codice civile

Cass. civ. n. 9466/2012

Il termine di prescrizione di cinque anni, che l'art 606, secondo comma, c.c. stabilisce per impugnare il testamento olografo per difetti di forma diversi dalla mancanza di autografia o di sottoscrizione, decorre dal giorno in cui è stata data, anche da uno soltanto dei chiamati all'eredità, esecuzione alle disposizioni testamentarie, senza che sia necessario che siano eseguite tutte le disposizioni del testatore, poiché altrimenti la situazione giuridica inerente allo "status" dei chiamati all'eredità e alla qualità stessa di eredi rimarrebbe indefinitamente incerta, il che la legge ha inteso evitare assoggettando l'azione di annullamento, su istanza di chiunque vi abbia interesse, al breve termine quinquennale dall'esecuzione anche parziale dell'atto di ultima volontà.

Cass. civ. n. 8366/2012

La domanda giudiziale con cui la parte intenda far accertare la nullità di un testamento pubblico (nella specie, per la mancata indicazione dell'ora della sottoscrizione), al fine di poterne disconoscere gli effetti, si pone, rispetto ad un'ipotetica domanda di annullamento di quel medesimo atto dipendente da un'invalidità meno grave, nei termini di maggiore a minore, sicché il giudice, in luogo della richiesta declaratoria di radicale nullità del testamento, può pronunciarne l'annullamento, ai sensi dell'art, 606, secondo comma, c.c., ove quest'ultimo risulti fondato sui medesimi fatti, senza che la sentenza sia censurabile per il vizio di ultrapetizione; né rileva, al riguardo, il principio di conservazione delle ultime volontà del defunto, non ricorrendo, nel caso in esame, una questione di interpretazione del testamento, bensì una questione di qualificazione della domanda di nullità dello stesso.

Cass. civ. n. 25845/2008

In materia di testamento olografo, mentre la falsità della data non può ritenersi, di per sé, causa di nullità del testamento come semplice vizio di forma, l'azione di nullità per falsità della data è esperibile quando vi sia un interesse giuridico alla sua deduzione, come avviene quando il testamento è stato, in realtà, completato in tutti i suoi elementi in epoca successiva alla data in esso indicata e il testatore sia, nel frattempo, divenuto incapace.

Cass. civ. n. 8285/1999

Nullità e annullabilità sono forme di invalidità nettamente distinte quanto a presupposti, disciplina e conseguenze e deve escludersi che l'una azione sia compresa nell'altra o siano tra loro in rapporto di fungibilità anche quando siano fondate sui medesimi fatti (nella specie era stata originariamente proposta domanda di nullità di testamento per difetto dell'olografia e nella comparsa conclusionale del giudizio di primo grado, quindi tardivamente, domanda di annullamento per mancanza di data in conseguenza dell'accentata apocrifia di quella apparentemente apposta).

Cass. civ. n. 16/1985

L'azione diretta a conseguire la nullità del testamento può essere proposta da chiunque abbia un interesse meritevole di tutela, e poiché essa prescinde dalla qualità di erede dell'attore, si distingue nettamente dall'azione di petizione dell'eredità, di cui all'art. 533 c.c., la quale ha come oggetto il riconoscimento, a favore dell'istante, della sua qualità di erede al fine di ottenere la restituzione dei beni ereditari da parte di chi possieda questi a titolo di erede o senza titolo alcuno.

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Consulenze legali
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Anonimo chiede
giovedì 31/12/2015 - Lombardia
“Buonasera, la problematica risulta essere abbastanza complessa e riguarda la compravendita di un bene di provenienza ereditaria.

Nello specifico, oggetto della compravendità è un bene che il de cuius OMISSIS ha apparentemente devoluto alla vedova. L’oggetto è stato messo da lei stessa in vendita nel OMISSIS ed è subito iniziata la contrattazione, complicata all'atto finale proprio dinanzi al notaio, il quale faceva notare che la vedova, apparentemente in buona fede, era divenuta presunta erede solo in base ad un semplice atto di successione da lei presentato e non in base ad una regolare successione testamentaria. Pertanto a detta del notaio, l'atto di successione era pressochè inefficace ed in mancanza di figli e di testamento, legittimi eredi erano anche i fratelli con i quali non erano mantenuti buoni rapporti. A questo punto, alla luce di violazioni della legittima, con conseguente nullità\annullabilità di un eventuale atto di acquisto, la compravendità fallì.

A distanza di un anno, fui nuovamente contattato dall’erede (da chi ne fa le veci) che mi riferì di aver ritrovato in un luogo nascosto un testamento olografo (il quale ovviamente devolveva tutto alla vedova) e che pertanto la vendita si poteva perfezionare in quanto, in base a questo testamento, era stata nominata erede universale.

Infatti, successivamente fu presentato dinanzi ad un notaio un nuovo atto di successione (stavolta con la pubblicazione del testamento) con il pagamento delle relative imposte (al momento, però, non è stata trascritta nessuna accettazione espressa di eredità).

Al giorno d’oggi, avendo gia concordato le modalità di pagamento ed i dettagli, la trattativa per l’acquisto del bene è ufficiosamente in fase avanzata ma le varie informazioni confuse reperite su internet mi hanno un po intimorito, mettendomi in guardia, in maniera molto sommaria e frammentaria, sui rischi a cui vado incontro e suggerendo poche tutele legali a mio favore (in particolare, tra le altre cose, non riesco bene a cogliere le fattispecie dell'art. 534 e 2652 comma 7 del codice civile e su come esse possano inficiare il mio acquisto).

Ad oggi sono state diverse e discordanti le opinioni di vari notai ed avvocati interpellati, cosi come le dottrine facilmente reperibili su internet.
Tanti sono i dubbi che mi assalgono e poche le risposte certe in un campo assai districato... Ad esempio, sono tutelato ed in che modo nel caso in cui si riscontrasse quel testamento fosse un falso? C’è un termine per la presentazione della domanda giudiziale per la fondatezza del testamento da parte di eventuali eredi che possano impugnare quel testamento? Le tutele art. 534 e 2652 valgono anche in caso di testamento falso o rischio di perdere il bene in qualsiasi momento? La garanzia per evizione mi tutela in toto e per quanto tempo? Nel mio caso, l'evizione è parziale o totale? Sono necessari ulteriori accorgimenti, come dire, notarili o mi conviene desistere dall'acquisto?

Ringrazio in anticipo per la disponibilità e resto in fervida attesa di un Vostro parere, per me vincolante ai fini del buon fine dell’acquisto.

Consulenza legale i 11/01/2016
Con il quesito si delinea effettivamente una questione complessa, che di seguito si cercherà di chiarire per quanto possibile.
Il testamento può essere inficiato sia da vizi di sostanza (ad es. incapacità del testatore, vizi del volere ecc.) che da vizi di forma. Quanto a questi ultimi, l'art. 606 c.c. disciplina la nullità per difetto di forma e stabilisce due distinte ipotesi. Il testamento olografo, infatti, può essere nullo per mancanza di autografia o sottoscrizione (co. 1), mentre per ogni altro difetto formale la disposizione commina l'annullabilità (co. 2). Nel primo caso, in conformità alla disciplina dell'atto nullo (art. 1418 ss c.c.), si può ritenere che l'azione sia imprescrittibile. Infatti, da un lato solo il secondo comma prevede un termine di prescrizione, dall'altro il testamento nullo si può considerare come se non esistesse. L'azione di cui al secondo comma può essere intentata da chiunque abbia interesse ma entro 5 anni da quando è data esecuzione alle disposizioni testamentarie anche se l'esecuzione viene data da uno soltanto dei chiamati (Cass. 9466/2012).
Se viene meno la successione testamentaria, la conseguenza è che opera quella legittima e, quindi, in luogo del testamento che devolve l'intero alla moglie del de cuius, il patrimonio andrebbe diviso anche con i fratelli di quest'ultimo (in base alla situazione descritta).
Una volta che un soggetto abbia vista riconosciuta la sua qualità di erede (come detto anche per l'operare della successione legittima in luogo di quella testamentaria), è naturale che egli agisca per ottenere i beni cui ha diritto: a tal fine l'art. 533 c.c. disciplina l'azione di petizione dell'eredità. Precisamente, grava sull'erede che agisca in base a tale azione l'onere di dimostrare sia che egli è tale sia che i beni reclamati appartengono all'asse ereditario. Anche tale azione è imprescrittibile ma se nel frattempo si è compiuta sul bene l'usucapione (secondo la relativa disciplina) l'acquisto è salvo.
Peraltro, colui che ritenendosi erede vuole ottenere la restituzione del bene, può anche agire direttamente in base all'azione in esame, con la quale si mira proprio al riconoscimento di detta qualità e dalla quale discende l'eventuale effetto restitutorio.
Tra i soggetti contro i quali l'erede può rivolgersi vi sono anche i terzi cui il possessore ha alienato il bene. Tuttavia, la legge si preoccupa anche di tutelare tali terzi, facendo salvo il loro acquisto (art. 534 c.c.).
In particolare, se si tratta de beni immobili o mobili registrati, è necessario che l'acquisto dall'erede apparente sia effettuato in buona fede (la quale va provata) e a titolo oneroso e, inoltre, che tanto tale acquisto che quello a titolo di erede siano stati trascritti prima della trascrizione dell'acquisto da parte del vero erede oppure prima che questi abbia trascritto la domanda giudiziale di petizione dell'eredità contro l'erede apparente. Valgono, cioè, i principi della pubblicità immobiliare: poiché esiste, appunto, un sistema di pubblicità per tali beni, chi acquista deve essere diligente e verificare se chi vende è legittimato a farlo.
Tuttavia, la disciplina va integrata con quanto dispone l'art. 2652 n. 7. Circa il rapporto tra tale norma e l'art. 534 c.c. è necessario guardare a dottrina e giurisprudenza sul punto (v. GAZZONI, Manuale di diritto privato, 2009, pag. 535 ss.). Esse ritengono che si tratti di norme che regolano fattispecie diverse perché: l'art. 534 c.c. presuppone l'acquisto a titolo oneroso, in buona fede (da provare) da un erede apparente; l'art. 2652 n. 7 c.c. tratta dell'acquisto da un falso erede (e quindi prescinde dall'apparenza), in buona fede (ma qui è presunta) e si applica anche se l'acquisto è a titolo gratuito. Inoltre, l'art. 534 c.c. si applica solo alla petizione di eredità, mentre l'art. 2652 n. 7 si applica a qualsiasi azione con cui si contesti un acquisto ereditario, cioè anche a tutte le ipotesi in cui si contesti la validità di una disposizione testamentaria (Cass. 4114/1966). La diversa disciplina sta in ciò: quando si applica l'art. 534 c.c. l'acquisto del terzo è salvo se tanto egli che il suo dante causa hanno trascritto i rispettivi acquisti; quando opera l'art. 2652 n. 7, invece, se il vero erede trascrive la sua domanda dopo 5 anni dalla trascrizione dell'acquisto, la sentenza che accoglie la sua domanda non pregiudica i terzi che abbiano trascritto o iscritto il loro acquisto prima della trascrizione di detta domanda.
Pertanto, come si ricava dall'esame della disciplina, è fondamentale che l'acquisto a titolo di erede sia trascritto: se ciò avviene, opera la tutela ex 534 c.c. ovvero ex 2652 c.c., a seconda dei presupposti applicabili; se non avviene, l'acquisto del terzo è evidentemente suscettibile di essere caducato agevolmente.
Quando l'acquirente è soccombente di fronte alle pretese del terzo ed è tenuto a restituire il bene si ha evizione totale. Essa è, invece, parziale, se la pretesa del terzo riguarda solo una parte del bene. Alle diverse fattispecie corrisponde una diversa disciplina (art. 1483 ss c.c.), che si sostanzia comunque nella possibilità di far valere la responsabilità del venditore per il fatto di evizione.
Tale garanzia è, in ogni caso, un effetto naturale del negozio, per cui non serve una specifica disciplina affinché operi; può invece essere modificata per accordo delle parti.
Infine, quanto all'opportunità di procedere all'acquisto, con i pochi dati a disposizione, non è possibile esporsi con suggerimento alcuno. Si consiglia di ponderare attentamente tutti gli aspetti giuridici della vicenda (e, naturalmente, tutte le consulenze già ricevute in materia), con particolare attenzione all'elemento della trascrizione ad opera della moglie del de cuius. A tale riguardo, peraltro, dovrà considerarsi un ulteriore elemento, che non emerge dal testo del quesito (dal quale si evince una forte incertezza del richiedente). Tale elemento è dato dal fatto che le parti nel corso delle trattative sono tenute a comportarsi secondo buona fede (art. 1337 c.c.), essendo sanzionato l'abbandono ingiustificato di esse. Pertanto, soprattutto se le trattative sono in fase avanzata, sarà opportuno tenere conto anche di questo aspetto. E' chiaro poi che molto dipende anche dalla convenienza economica dell'affare e dal livello di propensione al rischio dell'acquirente. Da valutare anche la posizione dei fratelli del de ciuis. Se sono "sereni" o "sul piede di guerra".

Giuseppe F. chiede
martedì 03/02/2015 - Campania
“Dopo circa 21 (ventuno) anni dal decesso del suocero, uno stretto parente ha letto (due mesi orsono) il testamento come (avrebbe dovuto essere) vergato dallo stesso, ma, sorto un dubbio e dopo essere riuscito a procurarsi copia di atti scritti dal cognato, figlio del de cuius, ha constatato la totale identità tra le due grafie. Se così fosse,il testamento, più che nullo, sarebbe inesistente e, quindi, anche in questo caso aggredibile da "chiunque ne abbia interesse".
Nelle more, al testamento è stata data esecuzione.
Ha due figli, oggi maggiorenni, e moglie -che solo ora sembra comprendere il valore dei beni attribuiti al germano.
Si può impugnare il testamento, e da chi? E' necessaria la querela di falso? In sede civile o anche in sede penale?”
Consulenza legale i 09/02/2015
L’art. 602 del c.c. stabilisce in maniera inequivocabile che il testamento olografo "deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore".
Di conseguenza, l'eterografia della scheda, ossia la sua provenienza da mano diversa da quella del testatore, rende irrimediabilmente nullo l'intero testamento (art. 606 del c.c.).

La nullità costituisce una patologia negoziale che rende il testamento impugnabile senza termini di scadenza, da chiunque vi abbia interesse (in primis, naturalmente, gli eredi legittimi che sono stati lesi dalle false disposizioni testamentarie). Secondo la giurisprudenza, nelle cause aventi ad oggetto l'impugnazione del testamento sono parti necessarie, oltre agli eredi istituiti dal de cuius, anche tutti i successibili per legge, poiché in caso di invalidazione del testamento la successione deve essere regolata per tutti unitariamente (Cass. civ. n. 2671 del 2001; n. 474 del 2010).

Quanto alla necessità di querela di falso, è necessario proporre alcune riflessioni.
La giurisprudenza di legittimità, infatti, oscilla tra diverse posizioni.

1. Si può chiedere il mero disconoscimento del testamento olografo, poiché esso è un documento che non perde la sua natura di scrittura privata per il solo fatto che deve rispondere a determinati requisiti di forma imposti dalla legge: la sua efficacia deriverebbe, secondo questa posizione, dal riconoscimento, espresso o tacito, che ne faccia il soggetto contro il quale la scrittura è prodotta (v. Cass. civ., sentenze 1979, n. 3849, 1992 n. 11504, 1994 n. 3833).
Secondo questa riscostruzione, la querela di falso è certamente ammessa, ma farebbe conseguire un risultato più ampio, cioè quello di rimuovere completamente ed erga omnes il valore del testamento.
Si è sostenuto che, nell'ipotesi di conflitto tra l'erede legittimo che disconosca l'autenticità del testamento e chi vanti diritti in forza di esso, l'onere della proposizione dell'istanza di verificazione del documento contestato incomberebbe su quest'ultimo, dovendo egli dimostrare la sua qualità di erede: sull'erede legittimo graverebbe solo l'onere del disconoscimento (v. sez. II, 12.4.2005, n. 7475; sez. II, 11.11.2008, n. 26943).

2. E' sempre necessaria la querela di falso, di cui agli artt. 221 ss. c.p.c. (v. Cass. civ., sez. II, 3.8.1968, n. 2793; sez. II, 30.10.2003, n. 16362)
Più recentemente, la Cassazione a Sezioni Unite (Cass. S.U., 23 giugno 2010, n. 15169) ha affermato che "nell'ambito delle scritture private deve riservarsi diverso trattamento a quelle la cui natura le connota di una carica di incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata, tale da richiedere la querela di falso onde contestarne la autenticità". In motivazione della sentenza, la Suprema Corte menziona, come scritture provenienti da terzi dotate di una tale incidenza, il testamento olografo, giungendo così ad affermare che la contestazione della sua autenticità richieda la querela di falso.

Una posizione intermedia è quella che sostiene che solo i successibili ex lege possano proporre il disconoscimento ex artt. 214 ss. c.p.c., mentre i terzi dovrebbero proporre querela di falso (v. Cass. civ. n. 1471 del 1964).

Anche se sembrerebbe più congruo con la natura del testamento chiedere l'esperimento della querela di falso, poiché le sezioni semplici della Corte di cassazione non hanno ancora assunto un orientamento unitario, gli ermellini, con ordinanza interlocutoria n. 28586 del 20 dicembre 2013, hanno rimesso la questione al Primo Presidente affinché eventualmente disponga che le Sezioni Unite chiariscano quale sia lo strumento processuale da utilizzare per contestare l’autenticità del testamento olografo. Non consta ancora l'emissione di una decisione definitiva.

Quindi, nel dubbio, è più sicuro proporre una querela di falso che non ricorrere al semplice disconoscimento del testamento.

Si deve ricordare che, oltre ai risvolti civilistici, la falsificazione del testamento olografo costituisce un reato di falso perseguibile anche d'ufficio ex art. 493 bis del c.p., comma secondo, soggetto ad una specifica pena ex art. 491 del c.p.. Si dovrà valutare nel concreto se denunciare il fatto anche ai sensi della norma penale.

Isabella A. chiede
martedì 26/03/2013 - Toscana
“Buongiorno, vorrei sapere se un testamento olografo puo' essere annullato dal momento che nel testamento non sono citati tutti i figli (nemmeno per la legittima); c'è un solo figlio maschio ed è unico erede universale.”
Consulenza legale i 27/03/2013
Il testamento olografo può essere annullato quando manchi la data o sia incompleta, quando il testatore sia privo della capacità di agire o quando il testamento sia frutto di un errore, di violenza o di dolo di cui è stato vittima il testatore. Ai sensi dell'art. 606 del c.c. l'azione di annullamento può essere proposta da chiunque vi abbia interesse, entro il termine di cinque anni decorrenti dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie.
Diversamente, nel caso in cui uno dei legittimari (dove per legittimari si intendono le persone come coniuge e discendenti in favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione ai sensi dell'art. 536 del c.c.),venga escluso dal testamento olografo non verrà a determinarsi una causa di annullamento dell'atto di ultima volontà, bensì un'ipotesi di legittimario pretermesso, ovvero escluso dalla successione. In questo caso, il legittimario o i legittimari esclusi dovranno agire per ottenere il riconoscimento della loro qualifica per poi poter promuovere l'azione di reintegrazione delle quote a loro riservate per legge (si veda l'art. 553 del c.c. e ss.).

Testi per approfondire questo articolo