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Articolo 630 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Sequestro di persona a scopo di estorsione

Dispositivo dell'art. 630 Codice penale

Chiunque sequestra [605] una persona (1) allo scopo di conseguire, per sé o per altri, un ingiusto profitto (2) come prezzo della liberazione, è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.

Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta [586] (3).

Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell'ergastolo (4).

Al concorrente [110] che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà, senza che tale risultato sia conseguenza del prezzo della liberazione, si applicano le pene previste dall'articolo 605. Se tuttavia il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da sei a quindici anni (5).

Nei confronti del concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera, al di fuori del caso previsto dal comma precedente, per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l'individuazione o la cattura dei concorrenti, la pena dell'ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dodici a vent'anni e le altre pene sono diminuite da un terzo a due terzi (6) (7).

Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell'ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell'ipotesi prevista dal terzo comma.

I limiti di pena preveduti nel comma precedente possono essere superati allorché ricorrono le circostanze attenuanti di cui al quinto comma del presente articolo (8).

Note

(1) Il sequestro rappresenta il mezzo di realizzazione dell'estorsione, in ciò differenziandosi dall'ipotesi di cui all'art. 605.
(2) Il profitto non ha rilevanza solo economica o patrimoniale, ma può quindi trattarsi di un diverso vantaggio, in ogni caso costituisce lo scopo specifico della condotta in esame.
(3) Si tratta di un'ipotesi di reato aggravato dall'evento morte in cui tale evento si pone come conseguenza non voluta dal reo, ma comunque legato per effetto del nesso causale alla condotta posta in essere da questi.
(4) Il presente comma contiene una particolare figura di omicidio doloso (v. 575), quindi in ragione del principio dell'assorbimento non concorre il delitto ex art. 575.
(5) Si tratta di una forma peculiare di recesso attivo, che richiede l'intervenuta consumazione del delitto e una concreta incidenza fattuale dell'atto sulla liberazione del sequestrato
(6) Si tratta nello specifico di due ipotesi circostanziali diverse, ma tra loro cumulabili, ovvero la collaborazione con l'autorità giudiziaria e la dissociazione operosa, entrambe caratterizzate da un atteggiamento di rottura dell'agente rispetto all'originario accordo criminoso ancora in atto.
(7) L'attenuante della cosiddetta dissociazione operosa interviene dopo la cessazione della fase esecutiva del delitto e si configura solo se si tratta di una forma decisiva di aiuto e se quindi il contributo fornito dal dissociato all'individuazione e alla cattura dei complici appare sostanziale.
(8) Si ricordi che la Corte Costituzionale, con sentenza 19 marzo 2012, n. 68, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata è diminuita quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell’azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità.

Ratio Legis

Tale disposizione trova il proprio fondamento non solo nella necessità di tutelare il patrimonio individuale, ma anche e soprattutto la libertà personale del singolo.

Brocardi

Plagium

Spiegazione dell'art. 630 Codice penale

Trattasi di reato plurioffensivo, posto a tutela sia della libertà individuale, sia del patrimonio. Il bene giuridico del patrimonio ha in realtà perso, con il passare del tempo e delle novelle legislative, gran parte della sua pregnanza, come comprovato dall'irrilevanza, ai fini della consumazione, del conseguimento del profitto.

La fattispecie si colloca a metà strada tra le condotte integranti il sequestro di persona (art. 605) e l'estorsione (art. 629). Essa consiste dunque nel sequestrare una persona, con il fine di costringere la persona sequestrata o altri a versare un prezzo per la liberazione.

Il reato può essere commesso sia in forma attiva che omissiva, qualora il soggetto agente abbia l'obbligo giuridico di proteggere il sequestrato.

L'ingiusto profitto deve essere precipuamente preso di mira come contropartita per la liberazione, configurandosi altrimenti il concorso materiale tra estorsione e sequestro di persona.

Come già accennato, il legislatore non pretende il conseguimento del profitto ai fini della consumazione, pertanto il tentativo risulta configurabile tutte le volte in cui la privazione della libertà personale non riesca a consolidarsi per l'intervento di fattori esterni. La norma richiede il dolo specifico, ovvero la volontà di conseguire un ingiusto profitto come prezzo per la liberazione.

Il comma due disciplina un evento aggravatore del reato, qualora dal sequestro derivi la morte del soggetto passivo, non voluta dal reo, mentre il comma tre disciplina una forma di reato complesso tra sequestro a scopo di estorsione ed omicidio, comminando la pena dell'ergastolo.

Il comma quattro prevede una riduzione di pena qualora uno dei concorrenti si dissoci e si adoperi al fine di far conseguire la libertà all'ostaggio. Trattasi di ipotesi differente dalla mera desistenza volontaria di cui all'articolo 56, dato che il reato è già stato consumato.

La dissociazione non implica la spontaneità del comportamento, ma solamente la volontarietà. Inoltre, a scapito della formulazione letterale, è stato chiarito che l'attenuante può applicarsi nei confronti di tutti i concorrenti nel reato, qualora decidano unanimemente di dissociarsi. Se la liberazione avviene, si applica il comma quattro, altrimenti il successivo comma cinque (meno favorevole). Affinchè tale diminuente possa operare è però necessario un concreto aiuto nei confronti dell'autorità al fine di contrastare il delitto di sequestro (dalla formulazione della norma pare potersi intendere che l'aiuto possa essere prestato anche per contrastare attività criminose di persone sconosciute al reo), nonché per la raccolta di elementi decisivi per l'individuazione e la cattura dei concorrenti.

Massime relative all'art. 630 Codice penale

Cass. pen. n. 18981/2017

L'attenuante della lieve entità del fatto, prevista dall'art. 311 cod. pen. ed applicabile anche al delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione a seguito della sentenza della C. Cost. 19 marzo 2012, n. 68, presuppone una valutazione oggettivamente riferita al fatto nel suo complesso, sicché essa non è configurabile se il requisito della lieve entità manchi o in rapporto all'evento di per sé considerato; ovvero in rapporto a natura, specie, mezzi, modalità e circostanze della condotta; ovvero, ancora, in rapporto all'entità del danno o del pericolo conseguente al reato, avuto riguardo a tempi, luoghi e modalità della privazione della libertà personale ed all'ammontare delle somme oggetto della finalità estorsiva.

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