Cassazione penale Sez. II sentenza n. 7455 del 26 luglio 1985

(2 massime)

(massima n. 1)

I delitti di sequestro di persona e di violenza privata o a pubblico ufficiale, pur avendo in comune l'elemento materiale della costrizione, si differenziano tra loro per la diversa incidenza della violenza o minaccia sulla libertÓ del soggetto passivo: nella violenza la coazione dell'agente lede soltanto la libertÓ psichica limitatamente a un singolo atto del processo di autodeterminazione della parte lesa, nel sequestro di persona la coazione si risolve nella restrizione della sua libertÓ fisica, intesa come libertÓ di movimento o di scelta del luogo in cui stare. Quanto all'elemento psichico, nel sequestro di persona l'agente ha il fine immediato di menomare la libertÓ cinetica, impedendo alla parte lesa di muoversi, mentre nei reati di violenza privata od a pubblico ufficiale l'elemento soggettivo si concreta nella coscienza e volontÓ di usare violenza o minaccia per indurre taluno a fare od omettere qualcosa. Se la violenza o minaccia usata per porre in essere la coercizione determina la privazione della libertÓ di locomozione ricorre sempre il delitto di sequestro di persona, indipendentemente dal fine ultimo proposto dall'agente che non ha alcuna rilevanza negativa sulla sussistenza del dolo generico.

(massima n. 2)

╚ ravvisabile concorso in sequestro di persona in caso di inserimento cosciente e volontario nell'attivitÓ da altri iniziata e svolta fino a quando si protrae la privazione della libertÓ personale.

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