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Articolo 304 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n.477)

Sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare

Dispositivo dell'art. 304 Codice di procedura penale

1. I termini previsti dall'articolo 303 sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell'articolo 310, nei seguenti casi:
a) nella fase del giudizio[465 ss.], durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato per impedimento dell'imputato o del suo difensore [486] ovvero su richiesta dell'imputato o del suo difensore [477 2], sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per esigenze di acquisizione della prova [508, 509] o a seguito di concessione di termini per la difesa [108, 519 1 , 2] (1);
b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato a causa della mancata presentazione, dell'allontanamento o della mancata partecipazione di uno o più difensori che rendano privo di assistenza uno o più imputati;
c) nella fase del giudizio, durante la pendenza dei termini previsti dall'articolo 544 commi 2 e 3;
c-bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l'udienza è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nelle lettere a) e b) e durante la pendenza dei termini previsti dall'articolo 544, commi 2 e 3 (2).
2. I termini previsti dall'articolo 303 possono essere altresì sospesi quando si procede per taluno dei reati indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a), nel caso di dibattimenti o di giudizi abbreviati particolarmente complessi, durante il tempo in cui sono tenute le udienze o si delibera la sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni (3).
3. Nei casi previsti dal comma 2, la sospensione è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, con ordinanza appellabile a norma dell'articolo 310 (4).
4. I termini previsti dall'articolo 303, comma 1, lettera a), sono sospesi, con ordinanza appellabile a norma dell'articolo 310, se l'udienza preliminare è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nel comma 1, lettere a) e b), del presente articolo (5).
5. Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1, anche se riferite al giudizio abbreviato, e di cui al comma 4 non si applicano ai coimputati ai quali i casi di sospensione non si riferiscono e che chiedono che si proceda nei loro confronti previa separazione dei processi (6).
6. La durata della custodia cautelare [284, 285, 286] non può comunque superare il doppio dei termini previsti dall'articolo 303, commi 1, 2 e 3 senza tenere conto dell'ulteriore termine previsto dall'articolo 303, comma 1, lettera b), numero 3bis) e i termini aumentati della metà previsti dall'articolo 303, comma 4, ovvero, se più favorevole, i due terzi del massimo della pena temporanea prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza [521]. A tal fine la pena dell'ergastolo è equiparata alla pena massima temporanea.
7. Nel computo dei termini di cui al comma 6, salvo che per il limite relativo alla durata complessiva della custodia cautelare, non si tiene conto dei periodi di sospensione di cui al comma 1, lettera b).

Note

(1) Trattasi dei casi di rinuncia, revoca, incompatibilità, abbandono di precedente difensore o di nuove contestazioni effettuate durante il dibattimento, in cui il difensore può chiedere un termine al fine di organizzare una miglior difesa dell'assistito.
(2) Tale lettera è stata inserita dall'art. 2, lett. a), del D.L. 7 aprile 2000, n. 82, convertito in l. 5 giugno 2000, n. 144.
(3) Nelle ipotesi qui considerate sono ricompresi anche i delitti tipici della criminalità organizzata.
(4) Sussistendo i requisi del comma secondo, la sospensione non opera ex officio, ma solo su richiesta del P.M. e qualora questa manchi si verificherà ex lege il congelamento del corso dei termini di custodia ex art. 297, comma 4, parimenti al caso in cui non venga pronunciato il provvedimento di sospensione.
(5) Il comma in esame è stato modificato dalla l. 8 agosto 1995, n. 332, che ha allargato l'operatività dell'istituto della sospensione dei termini di custodia anche alla fase dell'udienza preliminare.
(6) Viene qui in rilevo l'esigenza di garantire l'equità tra i coimputati rimasti estranei alle situazioni processuali integratrici delle suddette ipotesi di sospensione.

Ratio Legis

La disposizione in esame fornisce copertura legislativa all'istituto della sospensione del termine di custodia cautelare, quale deroga all'ordinaria disciplina dei termini di durata massima di tale misura, in un'ottica però più restrittiva rispetto al codice previgente, così da evitare l'uso improprio di istituti processuali.

Massime relative all'art. 304 Codice di procedura penale

Cass. n. 33217/2016

La sospensione dei termini di durata della custodia cautelare, disposta ai sensi dell'art. 304, comma primo, lett. c) cod. proc. pen., durante il periodo stabilito dall'art. 544, commi 2 e 3, cod. proc. pen. per la stesura della motivazione, cessa alla scadenza del termine stabilito dalla legge o determinato dal giudice nel dispositivo, con la conseguenza che da tale data riprendono a decorrere i termini di fase della custodia cautelare, restando irrilevante a questi fini l'effettivo deposito della motivazione in un termine eventualmente più breve.

Cass. n. 28663/2015

Il giudizio di complessità, ex art. 304, comma secondo c.p.p., che legittima la sospensione dei termini di custodia cautelare, ha carattere prognostico, dovendo essere formulato non con riguardo all'attività espletata ed esaurita, bensì in ragione dell'attività da compiere ed implica un accertamento fattuale insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. (Nella specie, la Corte ha ritenuto correttamente motivata l'ordinanza di sospensione dei termini che aveva fondato la valutazione di complessità del procedimento alla luce della struttura delle imputazioni, del numero degli imputati e di quello assai elevato di testimoni indicati nelle rispettive liste, nonché della necessità di trascrivere un rilevante numero di conversazioni intercettate).

Cass. n. 13038/2015

La sospensione dei termini di custodia cautelare per la particolare complessità del dibattimento può essere legittimamente disposta solo se non sono scaduti i termini di fase e, una volta deliberata, è immediatamente operativa, non potendone essere differita la decorrenza al momento di naturale scadenza. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che l'ordinanza di sospensione avesse "coperto" tutto il periodo intercorrente tra la sua adozione e la sentenza di primo grado, ivi compreso quello decorso "medio tempore" dopo una sentenza di incompetenza e fino alla ritrasmissione degli atti al giudice che aveva emesso il provvedimento di sospensione, sebbene il termine "ordinario" di fase non fosse ancora scaduto al momento della sentenza di incompetenza).

Cass. n. 36208/2014

In tema di durata della custodia cautelare, l'astensione dei difensori dalle udienze, proclamato in conformità del codice di autoregolamentazione e prontamente comunicato al giudice, costituendo esercizio di un diritto di libertà, determina la sospensione dei termini di durata della custodia cautelare ex art. 304, comma primo, lett. a), cod. proc. pen., con la conseguenza che nel computo del limite temporale massimo pari al doppio dei termini di fase deve tenersi conto anche del periodo di tempo relativo al rinvio della udienza.

Cass. n. 29556/2014

In tema di durata della custodia cautelare nei procedimenti per uno dei delitti di cui all'art. 407, comma secondo, lett. a), c.p.p., qualora il termine di fase sia stato sospeso per la particolare complessità del dibattimento o del giudizio abbreviato, ai sensi dell'art. 304, comma secondo, c.p.p., il termine massimo di durata della custodia, fissato nel doppio dei termini di fase dal sesto comma del predetto art. 304, non può essere superato sommando ad esso l'ulteriore termine eventualmente utilizzato, nella fase del giudizio per uno dei delitti citati, ai sensi dell'art. 303, comma primo, lett. b), n. 3 bis, c.p.p.

Cass. n. 23872/2014

È legittima l'ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare a norma dell'art. 304, comma primo, lett. a), c.p.p., richiesta dal pubblico ministero a seguito dell'accoglimento dell'istanza di rinvio del processo avanzata dal difensore dell'imputato al fine di attendere le determinazioni della Corte di cassazione, adita con ricorso avverso la declaratoria di inammissibilità dell'istanza di ricusazione pronunciata dalla Corte d'appello, non essendo il differimento un atto dovuto.

Cass. n. 50120/2013

È legittima l'ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare a norma dell'art. 304, comma primo, lett. a), cod. proc. pen., richiesta dal pubblico ministero a seguito dell'accoglimento dell'istanza di rinvio del processo avanzata dal difensore dell'imputato al fine di attendere le determinazioni della Corte di cassazione, adita con ricorso avverso la declaratoria di inammissibilità dell'istanza di ricusazione pronunciata dalla Corte d'appello, non essendo il differimento un atto dovuto.

Cass. n. 42879/2013

In tema di durata della custodia cautelare, l'applicazione del meccanismo di recupero previsto dall'art. 303, comma primo, lett. b), n. 3 bis., c.p.p., che consente il prolungamento dei termini di fase per mezzo dell'imputazione del periodo residuo a fasi diverse, non comporta l'aumento dei termini di massimi di custodia fissati dall'art. 304, comma sesto, c.p.p..

Cass. n. 36638/2013

Il giudizio di complessità, ex art. 304, comma secondo c.p.p. - che legittima la sospensione dei termini di custodia cautelare - ha carattere prognostico, dovendo essere formulato non con riguardo all'attività espletata ed esaurita, bensì in ragione dell'attività da compiere ed implica un accertamento fattuale insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. (Nella specie, la Corte ha ritenuto correttamente motivata la decisione adottata in sede di giudizio abbreviato, nel quale era stata disposta attività probatoria integrativa, ex art. 441 c.p.p., che aveva giustificato la complessità sulla scorta del numero elevato di testimoni da esaminare, del tempo necessario per la discussione finale, dei concomitanti impegni del giudice e del carico di lavoro dell'ufficio).

Cass. n. 4823/2013

Il provvedimento di sospensione dei termini di custodia cautelare durante la pendenza del termine per il deposito della sentenza, prorogato dal giudicante ai sensi dell'art. 544, comma terzo, c.p.p., in considerazione della ritenuta particolare complessità della stesura della motivazione, può essere motivato anche soltanto attraverso il richiamo del disposto degli artt. 304, comma primo, lett. c) e dell'art. 544, comma terzo, c.p.p., che enunciano specificamente i presupposti che consentono la dilazione dell'ordinario termine di deposito della sentenza e, correlativamente, la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare.

Cass. n. 27361/2011

È legittimo il provvedimento di sospensione dei termini di durata della custodia cautelare, in pendenza dei termini per la redazione della sentenza, ex art. 304, comma primo, lett. c), c.p.p., assunto d'ufficio, senza il previo contraddittorio delle parti.

Cass. n. 10447/2009

Competente a disporre la sospensione dei termini di durata della custodia cautelare (nella specie a norma dell'art. 304, comma secondo, c.p.p.), nelle more del giudizio di appello, dopo la trasmissione degli atti da parte del giudice di primo grado, è il giudice di secondo grado, anche se il decreto di citazione a giudizio non sia stato ancora emesso. (Nella specie la Corte ha precisato anche che per "giudice competente" si intende sempre l'organo giudiziario, escluso ogni riferimento alle persone fisiche che siano eventualmente chiamate a comporre il collegio, anche nel caso in questione, relativo a sospensione per dibattimento particolarmente complesso, essendo riferibile il principio dell'immutabilità del giudice, che si riferisce anche alle persone fisiche dell'organo collegiale, soltanto alla deliberazione della sentenza).

Cass. n. 12372/2007

La sospensione dei termini di custodia cautelare di cui all'art. 304, comma primo, lett. c), c.p.p. rappresenta un'ipotesi di sospensione automatica che opera a vantaggio della successiva fase di appello e in relazione a tutti i reati oggetto della sentenza, a nulla rilevando che con riferimento ad alcuni di essi, non menzionati nell'ordinanza di sospensione adottata contestualmente alla lettura del dispositivo, sia stato emesso, dopo la lettura del dispositivo stesso, il provvedimento di ripristino della custodia cautelare di cui all'art. 307, comma secondo, c.p.p.

Cass. n. 35199/2006

L'ordinanza che sospende i termini di durata della custodia cautelare durante il tempo di redazione dei motivi della sentenza può essere emessa con procedura de plano in quanto la norma non prevede esplicitamente che la decisione debba essere presa con le forme e le modalità della camera di consiglio.

Cass. n. 5819/2004

Nel caso di processi a carico di più imputati, ad alcuni soltanto dei quali si riferiscano le cause di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare previste dall'art. 304, comma 1, lett. a) e b), e comma 4, è sufficiente, per escludere l'operatività della sospensione anche nei confronti degli altri imputati, che costoro, ai sensi del comma 5 dello stesso art. 304, chiedano la separazione della loro posizione, e non anche che questa venga effettivamente disposta.

Cass. n. 5288/2004

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, nei casi previsti dal primo comma dell'art. 304 c.p.p., a differenza di quelli previsti dal comma successivo, prescinde da qualsiasi valutazione discrezionale, tanto da non richiedere neppure la richiesta del pubblico ministero, per cui il relativo provvedimento, di natura puramente dichiarativa e ricognitiva, può essere adottato anche dal giudice d'appello, ove non lo abbia fatto quello di primo grado.

Cass. n. 34030/2003

La competenza a pronunciare il provvedimento di sospensione dei termini di custodia cautelare per il tempo necessario per la stesura della sentenza nei casi di cui all'art. 544, secondo e terzo comma, c.p.p. spetta anche al giudice di appello, qualora non vi abbia provveduto il giudice di primo grado.

Cass. n. 43566/2002

In tema di termini di durata massima della custodia cautelare, poiché a norma dell'art. 304, commi 1 e 4, c.p.p. è consentita l'immediata appellabilità dell'ordinanza che ne dispone la sospensione, la mancata presentazione, da parte dell'interessato, dell'atto di appello nel termine perentorio stabilito dall'art. 310, comma 2, stesso codice, comporta, in virtù del fenomeno della preclusione endoprocessuale, l'inammissibilità della successiva e tardiva richiesta di declaratoria di estinzione della misura e di scarcerazione per sopravvenuta scadenza dei termini cautelari di fase, a nulla rilevando l'illegittimità dell'originaria sospensione. (Fattispecie relativa a provvedimento, non impugnato tempestivamente, di sospensione dei termini, disposto, a seguito di dichiarazione di ricusazione del giudice da parte dell'imputato, con effetti fino alla successiva udienza di rinvio, anziché fino alla data, anteriore, di reiezione dell'istanza e quindi, almeno sotto il profilo della durata della sospensione, illegittimo).

Cass. sez. un. n. 31421/2002

La presentazione della dichiarazione di ricusazione del giudice non determina automaticamente la sospensione dell'attività processuale e, conseguentemente, non comporta la sospensione dei termini di durata della custodia cautelare ai sensi dell'art. 304, commi 1, lett. a) e 4, c.p.p., salvo che intervenga nel momento immediatamente precedente la deliberazione della sentenza, nel qual caso la sospensione dell'attività processuale ha luogo come effetto indiretto della richiesta dell'imputato, con la conseguenza che legittimamente il giudice dispone la sospensione di detti termini.

Cass. n. 8094/2002

In tema di durata dei termini di custodia cautelare, l'art. 304, comma 6, c.p.p., come modificato dall'art. 2 del D.L. 24 novembre 2001 n. 341, conv. con modifiche nella legge 19 gennaio 2001 n. 4, nello stabilire che per effetto di cause di sospensione, la durata dei termini di fase della custodia cautelare «non può superare il doppio dei termini previsti dall'art. 303, comma 1, lett. b n. 3 bis», deve intendersi nel senso che detto ultimo termine, derivante dall'aumento di sei mesi previsto per la fase del giudizio di primo grado quando si procede per taluno dei delitti di cui all'art. 407, comma 2, lett. a c.p.p., non solo non è suscettibile di raddoppio, ma neppure è addizionabile al termine ordinario di fase raddoppiato.

Cass. n. 42590/2001

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare prevista dall'art. 304, comma 2, c.p.p., (nella specie, per la particolare complessità del dibattimento) può essere disposta solo in relazione ai reati espressamente indicati nell'art. 407, comma secondo, lett. a), stesso codice, la cui previsione ha carattere tassativo e non può essere estesa a diverse, quantunque affini, figure criminose, dato il suo carattere eccezionale, che ne impone un'interpretazione restrittiva. (Fattispecie relativa a contestazione dei reati di cui agli artt. 71 e 74 della legge 22 dicembre 1975 n. 685, che la Corte ha ritenuto impropriamente equiparati a quelli previsti dagli artt. 73 e 80, comma 2, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309).

Cass. n. 40701/2001

In tema di sospensione dei termini della custodia cautelare per la particolare complessità del dibattimento, il giudice non può decidere sulla sola istanza del pubblico ministero, ma deve sentire anche il difensore o comunque porlo nella condizione di interloquire, scegliendo, a tal fine, le forme ritenute più opportune per assicurare alla difesa la conoscenza della richiesta della parte pubblica, nonché la possibilità di valutarla adeguatamente e di replicare; l'omissione di tali adempimenti determina una nullità generale a regime intermedio, che può essere rilevata o dedotta, al più tardi, nel giudizio di appello davanti al tribunale costituito ai sensi dell'art. 310 c.p.p., alla cui declaratoria consegue, ove sia nel frattempo scaduto il termine di fase, la perdita di efficacia della misura coercitiva e la scarcerazione dell'imputato «ora per allora». (Nell'affermare tale principio la Corte ha precisato che, ove l'istanza di sospensione venga formulata dal pubblico ministero fuori udienza, al giudice incombe l'obbligo di preavvertire la difesa ed instaurare un contraddittorio cartolare, con deposito di atti e scambio di memorie, ovvero orale, con la convocazione anche informale delle parti e relativa discussione).

Cass. n. 34862/2001

La sospensione dei termini di custodia cautelare nel caso previsto dall'art. 304, comma 1, lett. c), c.p.p., e cioè nelle more del deposito di motivazione non contestuale della sentenza, riguarda la fase del giudizio in atto e deve, pertanto, essere disposta dal giudice di tale fase, pur non conseguendo dal relativo provvedimento la posposizione della data di decorrenza dei termini della fase successiva, che resta fissata in quella della pronuncia di sentenza di condanna ovvero in quella dell'eventuale, sopravvenuta esecuzione della custodia nei confronti di soggetto che, all'atto di tale pronuncia, fosse in stato di latitanza. Ne consegue che la sospensione già disposta nei confronti dei coimputati detenuti non opera per il latitante catturato in pendenza del deposito della motivazione, salva la facoltà del giudice che ha pronunciato la sentenza di condanna di adottare anche nei suoi confronti apposito provvedimento.

La sospensione dei termini di durata della custodia cautelare nel caso previsto dall'art. 304, comma 1, lett. c), c.p.p. (pendenza dei termini di cui all'art. 544, commi 2 e 3, per la redazione della sentenza), è da ritenersi riferita alla fase del giudizio in atto e deve quindi essere disposta dal giudice di detta fase, pur non determinando un corrispondente slittamento in avanti della data di decorrenza dei termini della fase successiva, la quale rimane ancorata alla data di pronuncia della sentenza o all'eventuale, sopravvenuta esecuzione della custodia nei confronti di soggetto il quale, all'atto di detta pronuncia, fosse in stato di latitanza. Ne consegue che, verificandosi tale ultima ipotesi, ed in mancanza di un apposito provvedimento (che il giudice che ha pronunciato la sentenza può emettere, qualora all'atto della cattura del latitante il deposito della motivazione non sia ancora avvenuto), la sospensione non può valere a prolungare i termini di custodia applicabili al soggetto in questione.

Cass. n. 34119/2001

L'art. 304, comma 6, c.p.p., nel testo modificato dall'art. 2, comma 2, del D.L. 24 novembre 2000 n. 341, convertito con modifiche in legge 19 gennaio 2001 n. 19, nel vietare che, per effetto delle sospensioni previste dai commi precedenti, venga superato il doppio dei termini di custodia cautelare previsti dal precedente art. 303, commi 1, 2 e 3, precisa che non si deve tener conto dell'ulteriore termine di sei mesi previsto dallo stesso art. 303, comma 1, lett. b), n. 3 bis, con ciò significando, quindi, che detto ultimo termine (introdotto dall'art. 2 comma 1, del citato D.L. n. 341/2000), viene ad essere sterilizzato, per cui non può essere aggiunto ai termini di durata massima della custodia cautelare, i quali restano pertanto inalterati.

L'art. 304, comma 6, c.p.p., nel testo modificato dall'art. 2, comma 2, del D.L. 24 novembre 2000 n. 341, convertito con modifiche in legge 19 gennaio 2001 n. 19, nel vietare che, per effetto delle sospensioni previste dai commi precedenti, venga superato il doppio dei termini di custodia cautelare previsti dal precedente art. 303, commi 1, 2 e 3, precisa che non si deve tener conto dell'ulteriore termine di sei mesi previsto dallo stesso art. 303, comma 1, lett. b), n. 3 bis, con ciò significando, quindi, che detto ultimo termine (introdotto dall'art. 2 comma 1, del citato D.L. n. 341/2000), viene ad essere sterilizzato, per cui non può essere aggiunto ai termini di durata massima della custodia cautelare, i quali restano pertanto inalterati.

Cass. n. 29941/2001

La sospensione dei termini di custodia cautelare, disposta ai sensi dell'art. 304, comma 2, c.p.p., cessa di operare qualora sopravvenga una causa di sospensione del procedimento a tempo indeterminato, come si verifica nel caso di rimessione degli atti alla Corte costituzionale per la decisione di una questione incidentale di legittimità costituzionale.

Cass. n. 4042/2000

Una volta instaurata la fase di appello, spetta al giudice d'appello la competenza ad adottare il provvedimento dichiarativo della sospensione ex lege dei termini di custodia cautelare, ai sensi dell'art. 304, comma 1, lett. c), c.p.p., per il tempo corrispondente a quello a suo tempo fissato dal giudice di primo grado per la redazione e il deposito della sentenza.

Cass. n. 3504/2000

Il dettato dell'art. 304, secondo comma, c.p.p., nel fare riferimento a ?dibattimenti particolarmente complessi?, intende comprendere, in tale locuzione, le difficoltà e gli ostacoli attinenti sia al singolo processo, ivi inclusa l'esigenza di approfondimento della posizione di ciascun imputato e di escussione di numerosi testi, sia all'organizzazione di mezzi per la sua celebrazione. (Nella specie la Corte ha esemplificativamente indicato le esigenze di natura logistica connesse alla necessità di garantire l'incolumità dei testi e dei collaboranti o la traduzione degli imputati detenuti in luoghi diversi e lontani dalla sede del giudice).

In materia di sospensione dei termini della custodia cautelare, ogni decisione sulla applicazione della causa di sospensione assume autorità di giudicato “allo stato degli atti”, nel senso che ha effetto fin tanto che non intervenga un nuovo elemento che possa incidere sulla valutazione precedentemente espressa. Correlativamente, tenuto conto della connessione esistente tra l'esigenza di sospendere i termini di custodia e l'evoluzione dinamica del processo, deve ritenersi reiterabile l'istanza di sospensione ex art. 304 c.p.p., perché la medesima istanza va a incidere su una situazione che, in quanto non rimasta statica, va considerata “nuova” rispetto a quella precedentemente esaminata.

Cass. n. 1623/2000

Nel computo dei termini di durata massima della custodia cautelare previsti dal comma 6 dell'art. 304 c.p.p., non si tiene conto, a norma del comma 7 del medesimo articolo, dei periodi di sospensione di cui al comma 1, lett. b). Né a tal riguardo assume rilievo contrario la sentenza interpretativa di rigetto della Corte costituzionale n. 292 del 1998, ove si è già affrontato il tema della durata massima della custodia in ipotesi di regressione del processo, in quanto, ferma restando la portata generale da annettere al limite sancito dall'art. 304, comma 6, c.p.p., altro e diverso è il problema relativo al calcolo di tale limite.

Cass. n. 1324/2000

La motivazione dell'ordinanza che sospende il decorso dei termini di custodia cautelare alla stregua dei parametri di cui all'art. 304, secondo comma, c.p.p. e con riferimento alla particolare complessità del dibattimento, diventa un giudizio prognostico e come tale esula dalle concrete e contingenti modalità di esplicazione del dibattimento, purché determinate sulla base dei criteri legali e delle prassi organizzative. Ne consegue che l'ordinanza non è censurabile per motivi attinenti al successivo evolversi delle udienze (come, nella specie, per rinvii dovuti alla mancata comparizione di collaboranti o anche presunte carenze organizzative), né è possibile individuare nello status libertatis di altri coimputati argomento correttivo del fondamentale criterio fissato dalla legge.

Cass. n. 163/2000

La circostanza che l'art. 304, terzo comma, c.p.p., in tema di sospensione dei termini di custodia cautelare, non preveda, a differenza di quanto dispone l'art. 305, stesso codice in tema di proroga di quei termini, che sia sentito il difensore, non può essere intesa come possibilità che il procedimento per l'adozione del relativo provvedimento si svolga senza la sua partecipazione, e trova la sua spiegazione nel fatto che la prima norma si riferisce alla fase del giudizio, nella quale la partecipazione della difesa è obbligatoria e pertanto è assicurata la presenza del difensore, mentre la seconda norma si riferisce alla fase delle indagini preliminari, nella quale la partecipazione del difensore non è costante e deve essere assicurata di volta in volta, allorché il giudice è chiamato a decidere. (In motivazione, la S.C. ha precisato che, ove la richiesta del P.M. di sospensione dei termini di custodia venga avanzata in udienza pubblica, in tale sede può aver luogo l'audizione del difensore, mentre, qualora la richiesta venga formulata nell'intervallo tra un'udienza e l'altra, il contraddittorio deve essere assicurato o riservando l'audizione del difensore e la decisione nella prima udienza utile, oppure fissando un'apposita udienza in camera di consiglio, nelle forme e con le modalità previste dall'art. 127 c.p.p.).

Cass. n. 115/2000

In tema di sospensione dei termini di durata massima di custodia cautelare, in sede di giudizio incidentale de libertate, salvo il caso di abnormità del provvedimento, non è deducibile alcuna questione inerente la mancata separazione dei processi, trattandosi di decisione adottata dal giudice di cognizione nella sua discrezionalità.

Cass. n. 5940/1999

Il provvedimento di sospensione dei termini custodiali durante la pendenza del termine per il deposito della sentenza non esige altra motivazione che il richiamo del disposto dell'art. 304, primo comma lett. c), e dell'art. 544, terzo comma c.p.p. in cui sono già specificamente enunciati i presupposti che consentono la dilazione dell'ordinario termine di deposito della sentenza e, correlativamente, la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, (complessità particolare della stesura della motivazione per il numero delle parti e/o per il numero e gravità delle imputazioni), senza alcuna necessità di ulteriori esplicazioni da parte del giudice.

Cass. n. 4964/1999

Agli effetti della sospensione dei termini della custodia cautelare a norma dell'art. 304 comma 2 c.p.p., il presupposto della particolare complessità del dibattimento e quello riguardante la natura dei reati contestati a ciascun imputato, sono fra loro diversi, giacché mentre la difficoltà di trattazione del dibattimento relativo ad un processo plurisoggettivo corrisponde ad una situazione unitaria, l'oggetto delle imputazioni conserva, invece, carattere necessariamente individuale, connotando le posizioni dei singoli coimputati e differenziandole tra loro, anche ai fini della disciplina delle misure cautelari personali, in relazione alla diversa gravità dei delitti contestati a ciascuno di essi. La sospensione dei termini di custodia cautelare può pertanto essere disposta soltanto nei confronti degli imputati chiamati a rispondere di delitti inclusi nell'elencazione contenuta nell'art. 407, comma 2, lett. a) c.p.p.

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare che, nel caso previsto dall'art. 304, comma 2, c.p.p., è sottoposta alla duplice condizione che si tratti di taluno dei reati indicati nell'art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p. e che il dibattimento abbia carattere di particolare complessità, non può trovare applicazione nei confronti di quei coimputati per i quali manchi la prima di dette condizioni; e ciò a differenza di quanto si verifica nel caso di mancanza dell'altra condizione, nella quale ipotesi l'operatività della sospensione anche per i coimputati la cui singola posizione non sia particolarmente complessa risulta giustificabile ove si consideri che la difficoltà di trattazione del dibattimento relativo ad un processo plurisoggettivo corrisponde ad una situazione cumulativa unitaria, mentre l'oggetto delle imputazioni conserva sempre un carattere necessariamente individuale, connotando le posizioni dei singoli coimputati e differenziandole fra loro, anche ai fini della disciplina delle misure cautelari; ragion per cui la regola della inscindibilità, se può valere rispetto alla condizione della complessità del dibattimento perché coinvolgente le posizioni di tutti i coimputati ai quali fa capo la situazione processuale unitaria, non è applicabile, invece, in riferimento alla natura delle singole imputazioni, onde la sospensione non può che riferirsi ai soli imputati chiamati a rispondere di delitti compresi nell'elencazione di cui al citato art. 407, comma 2, lett. a).

Cass. n. 4871/1999

In caso di procedimento nei confronti di più imputati, l'impedimento di alcuni di essi o dei loro difensori a comparire e la conseguente richiesta di rinvio comporta l'applicazione dell'art. 304, primo comma, lett. a) anche nei confronti di tutti quei restanti coimputati che, con la loro manifestata «non opposizione» al rinvio medesimo, ne abbiano accettato l'eventuale accoglimento. Ed invero solo la manifestazione di opposizione al rinvio per quel che concerne il proprio assistito, anche a costo di eventuale stralcio del procedimento a suo carico, impedisce l'applicabilità della sospensione dei termini di carcerazione preventiva per il relativo imputato, al quale conseguentemente la diversa eventuale decisione del giudice di non procedere allo stralcio per ragioni processuali non potrà essere addebitata come causa di sospensione del detto termine.

Cass. n. 3440/1999

Ai fini della sospensione dei termini di custodia cautelare a norma dell'art. 304, comma 2, c.p.p., non può farsi riferimento a posizioni individuali differenziate, dato che la causa di sospensione per la complessità del dibattimento si basa su di una situazione che va valutata complessivamente e cumulativamente, sicché la eventuale sospensione deve riguardare indistintamente tutti gli imputati. Tuttavia, ove la sospensione dei termini di custodia cautelare sia stata disposta soltanto per alcuni degli imputati, tale provvedimento, anche se non perfettamente conforme al dettato normativo, mantiene pienamente la sua validità ove emesso in presenza dei presupposti richiesti dalla legge.

Cass. n. 3431/1999

Configura un caso di paralisi dell'attività dibattimentale determinata da mancata assistenza difensiva la revoca in massa delle nomine dei difensori da parte degli imputati detenuti con nomina di altri difensori ai quali venga concesso termine a difesa, senza che rechi alcuna differenza la circostanza che l'iniziativa sia riferibile agli imputati o ai difensori. In tale ipotesi, ove sia adottato provvedimento di sospensione dei termini di prescrizione, gli effetti di esso si producono nei confronti di tutti gli imputati anche se alcuni non abbiano dato causa al comportamento ostruzionistico, in quanto costoro possono chiedere, per evitare conseguenze per loro pregiudizievoli, che si proceda nei loro confronti previa separazione dei processi a norma del comma quinto dell'art. 304 c.p.p.

Cass. n. 3123/1999

Il rinvio dell'udienza dovuto a legittimo impedimento del difensore (ivi compreso quello determinato dall'adesione di quest'ultimo ad astensione collettiva dalle udienze), non comporta, quando non incida sulla sospensione dei termini di custodia cautelare (o perché trattasi di procedimento con imputato a piede libero o perché non è stato adottato lo specifico provvedimento previsto dall'art. 304, comma 1, lett. a, c.p.p.), la sospensione del corso della prescrizione, ai sensi dell'art. 159, comma 1, c.p.

Cass. n. 2423/1999

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare disposta, ai sensi dell'art. 304, comma 2, c.p.p., per i dibattimenti particolarmente complessi relativi ai reati indicati nell'art. 407, comma 2, lett. a), stesso codice non viene meno per il fatto che, all'esito del giudizio di merito, la contestazione, sulla cui base la sospensione era stata concessa, sia stata esclusa o modificata in senso più favorevole all'accusato; conseguentemente il periodo di sospensione non può essere computato nei termini di carcerazione successivi o in quelli massimi previsti dall'art. 303. (Fattispecie in tema di spaccio di sostanze stupefacenti in cui con la sentenza di primo grado era stata esclusa l'aggravante dell'ingente quantità).

Cass. n. 596/1999

In tema di misure cautelari personali, le ipotesi di sospensione dei termini di custodia cautelare previste dall'art. 304, commi uno e due, c.p.p., si distinguono non solo perché solo le prime consentono di limitarne gli effetti ad alcuni degli imputati, escludendo cioè coloro cui le cause di sospensione non si riferiscono e che facciano richiesta di separazione del procedimento, ma anche perché la sospensione prevista dall'art. 304 comma 1 può essere disposta d'ufficio dal giudice, mentre quella prevista dall'art. 304 comma 2 presuppone la richiesta del P.M. (La Corte ha argomentato sul punto osservando che la distinzione trae origine non solo dalla dizione letterale della norma dell'art. 304 c.p.p., la quale a proposito delle sospensioni previste dal primo comma dispone che «i termini... sono sospesi», mentre con riferimento a quelle del secondo comma precisa che «i termini... possono... essere sospesi»; ma anche perché le situazioni previste dal primo comma sono specificamente disciplinate ed indicate dalla legge ed obiettivamente rilevabili dal giudice, il quale è tenuto a disporre la sospensione, con declaratoria meramente dichiarativa, senza margini per valutazioni discrezionali non appena una delle condizioni abbia a verificarsi).

In tema di misure cautelari personali, il provvedimento con il quale il giudice dispone la sospensione dei termini di custodia cautelare a norma dell'art. 304 c.p.p. può essere adottato dallo stesso giudice che ha emesso la sentenza anche dopo il deposito della motivazione, in quanto, ai sensi dell'art. 91 att. c.p.p., in materia di libertà personale la sua competenza funzionle permane fino a che gli atti sono depositati presso il suo ufficio.

In tema di misure cautelari personali, il provvedimento di sospensione dei termini di custodia cautelare può essere deliberato anche da un giudice diverso da quello dinanzi al quale si è verificata la causa che ha dato luogo alla sospensione, dovendosi rispettare, come unica condizione di legittimità del provvedimento sospensivo, che nel momento in cui venga adottato non siano già scaduti i termini di custodia cautelare che l'ordinanza intende sospendere. Ed invero, specie con riferimento alla sospensione di cui al primo comma lett. c) dell'art. 304 c.p.p., il provvedimento di sospensione la cui natura è meramente dichiarativa non deve necessariamente essere pronunciato contestualmente al dispositivo della sentenza, ma può essere pronunciato anche in un momento successivo.

Cass. n. 12756/1998

Il differimento della udienza dibattimentale dovuto ad astensione conseguente a deliberazione assunta dagli organi rappresentativi degli avvocati o ad altro impedimento del difensore non determina la sospensione del corso della prescrizione se non nei casi in cui, essendo stata applicata una misura cautelare personale, siano sospesi i termini di durata della custodia cautelare a norma dell'art. 304, comma primo, lett. b) c.p.p. Qualora i termini di prescrizione siano prossimi a maturare è invece legittima la nomina di un difensore di ufficio, sussistendo in tal caso un motivo di urgenza ostativo del differimento dell'udienza.

Cass. n. 4618/1998

In caso di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare ex art. 304, comma secondo, c.p.p., non può farsi luogo al riconoscimento di posizioni individuali differenziate tra imputati, sempreché si tratti di soggetti cui sia addebitato uno fra i reati indicati dall'art. 407, comma secondo, lett. a), c.p.p., basandosi la detta causa di sospensione su una situazione collettiva (o cumulativa), quale la complessità particolare del dibattimento, comune a tutti i partecipi, anche per le connessioni di vario tipo insite nell'intreccio delle varie posizioni.

Cass. n. 4306/1998

La sospensione dei termini di durata della custodia cautelare in pendenza del deposito della motivazione della sentenza di condanna, opera non solo per gli imputati che, durante il giudizio, fossero già detenuti, ma anche per quelli che, giudicati in stato di libertà, siano sottoposti a misura cautelare dopo la lettura del dispositivo. Ed invero, pur essendo indubbio che, nell'ipotesi di custodia in carcere disposta o ripristinata contestualmente alla sentenza di condanna di primo o secondo grado, l'ordinanza cautelare conserva una propria autonomia, è, peraltro, innegabile che la sospensione dei termini di custodia cautelare è operante nei confronti della situazione processuale obiettivamente considerata e investe, quindi, tutti gli imputati che durante il periodo di sospensione si trovino o vengano a trovarsi colpiti da un titolo custodiale: con la conseguenza inevitabile che, allorché si tratti di sospensione in pendenza del termine per il deposito della motivazione, gli effetti sospensivi si producono anche nei riguardi di quegli imputati che erano liberi nel momento della lettura del dispositivo di sentenza e sono stati assoggettati a custodia cautelare nel periodo in cui non è ancora redatta la motivazione e la sospensione è operativa.

Cass. n. 4204/1998

In caso di provvedimento di sospensione dei termini di custodia cautelare ai sensi dell'art. 304 comma secondo c.p.p. adottato «per tutti gli imputati in stato di custodia cautelare», ad esso deve necessariamente far seguito altro analogo provvedimento sospensivo nei confronti di quegli imputati, pure attinti dalla medesima misura, ma precedentemente non detenuti, in quanto latitanti, i quali sono legittimati, sotto il profilo dell'interesse, a impugnare soltanto lo specifico provvedimento che li riguardi.

Cass. n. 3940/1998

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare durante la stesura della motivazione della sentenza di primo grado, prevista dall'art. 304, comma primo, lett. c) c.p.p., opera a vantaggio della successiva fase di appello, in quanto la redazione della sentenza, nei casi previsti dai commi 2 e 3 dell'art. 544 c.p.p., è necessariamente successiva alla sua pronuncia, che individua il momento di passaggio dalla fase di primo grado a quella di appello. (La S.C. ha chiarito che la competenza ad emettere il provvedimento di sospensione attribuita al giudice di primo grado, che pure ha oramai esaurito il suo compito nel procedimento, si giustifica con la circostanza che, sino al deposito della motivazione, non è ancora cominciato il decorso dei termini di impugnazione e che pertanto non è stato ancora investito del processo il giudice d'appello, aggiungendo che i termini custodiali della fase di appello cominciano a decorrere dalla data di scadenza del termine fissato dal giudice per il deposito della motivazione).

Cass. n. 3327/1998

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare durante la stesura della motivazione della sentenza di primo grado, prevista dall'art. 304, comma primo, lett. c) c.p.p., opera a vantaggio della successiva fase di appello, in quanto la redazione della sentenza è necessariamente successiva alla sua pronuncia, che individua il momento di passaggio dalla fase di primo grado a quella di appello e, quindi, di decorrenza dei nuovi termini di fase. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che il provvedimento di sospensione adottato dal giudice di primo grado contestualmente o anche successivamente alla sentenza non potrebbe valere a integrare un'eventuale deficienza del termine prodottasi nella fase di primo grado, perché ciò comporterebbe una palese violazione del diritto di libertà dell'imputato, mentre l'attribuzione di un potere siffatto a un giudice che ha oramai esaurito il suo compito nel procedimento si giustifica con la circostanza che egli, essendo in possesso degli atti, appare l'unico organo in grado di adottare, con cognizione di causa, le statuizioni più consone al contemperamento dei contrapposti interessi delle parti).

Cass. n. 2163/1998

Quando il difensore sia presente in udienza, il diritto di difesa deve comunque ritenersi assicurato anche se dal verbale non risultino le richieste o conclusioni assunte in relazione ai singoli provvedimenti in ordine ai quali il patrono abbia diritto di interloquire. (Nella specie la Corte ? annullando il provvedimento del tribunale del riesame che aveva, a sua volta, annullato l'ordinanza del tribunale ordinario per non essere stato sentito il difensore nel momento in cui il giudice, su richiesta del P.M., aveva emesso l'ordinanza di sospensione dei termini della custodia cautelare per la particolare complessità del dibattimento ? ha osservato che il patrono, presente in udienza, e quindi in grado di svolgere le sue funzioni difensive, non le aveva svolte per sua libera scelta, e non per impedimento frapposto dal presidente del collegio giudicante).

Cass. n. 2139/1998

In materia cautelare competente all'emanazione dell'ordinanza di sospensione dei termini di fase, nella pendenza dei termini di deposito della motivazione, è il giudice procedente. Tuttavia l'eventuale omissione è emendabile, purché i termini non siano scaduti, da parte dello stesso giudice, con ordinanza emessa successivamente, e da parte di un giudice diverso purché investito della cognizione della ulteriore fase processuale nella quale provvede.

Cass. n. 1875/1998

La sospensione dei termini di custodia cautelare per la redazione della sentenza non deve necessariamente essere pronunciata contestualmente al dispositivo, ma può esser disposta successivamente da un giudice diverso, anche in senso processuale. (Nella specie la Corte ha ritenuto legittima la sospensione emessa dal giudice di appello, cui gli atti erano stati trasmessi ex art. 590 c.p.p.).

Cass. n. 433/1998

Il «congelamento» dei termini di custodia ai sensi dell'art. 297 comma quarto c.p.p. non è cumulabile con la «sospensione» disposta ai sensi dell'art. 304 comma secondo c.p.p.: quest'ultima, di più ampia portata, esclude — infatti — l'operatività del primo, limitata ai giorni delle udienze e della deliberazione della sentenza, sempreché non siano già «coperti» dal provvedimento sospensivo. Tra dette norme sussiste un rapporto di specialità, cosicché l'applicazione della disposizione «speciale» (quella dell'art. 304 comma secondo c.p.p.) esclude l'operatività di quella «generale» (dettata dall'art. 297 comma quarto c.p.p.).

Cass. n. 6571/1997

Il provvedimento di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, nel caso previsto dall'art. 304, comma 1, lett. c), c.p.p., può essere legittimamente emesso anche dopo la scadenza dei termini previsti dall'art. 544, commi secondo e terzo, per il deposito della sentenza, senza che questo abbia avuto luogo, non determinando la detta scadenza l'esaurimento della fase del giudizio in corso, la quale si conclude, invece, soltanto con la trasmissione degli atti al giudice dell'impugnazione, come desumibile anche dall'art. 91 att. c.p.p., che regola la competenza in ordine ai provvedimenti concernenti le misure cautelari.

Cass. n. 4222/1997

La dichiarazione di ricusazione del giudice dell'udienza preliminare (ipotesi non disciplinata dall'art. 1 del D.L. 23 ottobre 1996 n. 553, convertito con modificazione in L. 23 dicembre 1996 n. 652, che riguarda esclusivamente la fase dibattimentale), non consentendo al giudice ricusato alcun vaglio preliminare in ordine alla fondatezza della dichiarazione stessa, ma imponendogli di sospendere comunque la propria attività, normalmente destinata ad esaurirsi in giornata, comporta, ai sensi del combinato disposto dei commi 1, lettera a) e 4 dell'art. 304 c.p.p., la pronuncia, da parte del medesimo giudice, di ordinanza sospensiva dei termini di custodia cautelare

Cass. n. 3920/1997

I provvedimenti di sospensione e rinvio del dibattimento hanno, di norma carattere ordinatorio e rientrano nel potere discrezionale del giudice che procede. Tale discrezionalità è vincolata, però, nel caso di sopravvenienza di circostanze eccezionali, quali quelle disciplinate dall'art. 304 c.p.p. — impedimento o allontanamento, mancata presentazione o partecipazione di uno o più difensori che rendano privi di assistenza uno o più imputati — che costituiscono un ostacolo concreto, ed eventualmente giuridico, alla prosecuzione del dibattimento. Di conseguenza, la diffusa astensione dalle udienze, attuata dai difensori in adesione alla deliberazione degli organi professionali, legittima, privando uno o più imputati della necessaria assistenza tecnica, il rinvio o la sospensione del dibattimento e giustifica, conseguentemente, la sospensione dei termini di custodia cautelare. (Ha peraltro affermato la Corte che non è giuridicamente apprezzabile la manifesta volontà dei detenuti di prosecuzione del processo, stante l'impossibilità concreta di assicurare, anche attraverso difensori di ufficio, l'assistenza tecnica a uno o più imputati, e rientrando nell'insindacabile discrezionalità del giudice la valutazione in ordine alla separazione dei giudizi).

Cass. n. 2969/1997

La sospensione della decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare per il periodo necessario alla redazione della sentenza disposta all'esito del giudizio di primo grado, incide sui termini di fase relativi all'appello, che cominciano perciò a decorrere alla scadenza della proroga o con il deposito della sentenza e non sul termine relativo al primo grado.

Cass. n. 1470/1997

In tema di sospensione dei termini di durata della custodia cautelare, verificandosi l'ipotesi di cui all'art. 304, comma primo, lett. b), c.p.p. (mancata partecipazione al dibattimento di uno o più difensori), nella quale rientra anche il caso dell'astensione degli avvocati dalle udienze per adesioni ad agitazioni di categoria, non operano, ai sensi di quanto espressamente previsto dal comma settimo del citato art. 304, i limiti massimi di fase di cui al precedente comma sesto, ma soltanto i limiti di durata complessiva della custodia cautelare.

Cass. n. 272/1997

Ai fini dell'operatività o meno della causa di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare prevista dall'art. 304, comma 1, lett. a), c.p.p., nella parte in cui questo fa riferimento ad una «richiesta» proveniente dall'imputato o dal suo difensore, occorre verificare se tale richiesta sia basata soltanto su motivi personali o si tratti, invece, di richiesta basata su motivi espressamente previsti dalla legge e ricollegabili all'esigenza, di interesse pubblico, della celebrazione di un «giusto processo». In detta seconda ipotesi, ove dall'accoglimento della richiesta derivi, come conseguenza necessaria, la stasi del procedimento, questa non potrà risolversi in pregiudizio dell'imputato e comportare, quindi, anche la sospensione dei termini summenzionati. (Nella specie, in applicazione di tali principi, è stato escluso che potesse dar luogo a sospensione dei termini di durata della custodia cautelare il rinvio — peraltro non dovuto — del dibattimento in conseguenza della presentazione di un'istanza di ricusazione del giudice, cui aveva fatto seguito, nel corso del relativo procedimento incidentale, la proposizione di una questione di legittimità costituzionale, poi ritenuta non fondata).

Cass. n. 4997/1996

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare disposta per il periodo necessario alla redazione della sentenza ai sensi dell'art. 304 comma primo, lett. c), opera sui termini previsti per la fase di appello rispetto alla quale determina un prolungamento dei termini massimi di custodia corrispondente a quello della sospensione.

Cass. n. 4600/1996

La sospensione dei termini massimi di custodia cautelare per il tempo concesso per la redazione della sentenza, secondo quanto previsto dall'art. 304, comma 1, lett. c), deve essere disposta dal giudice di primo grado, che può farlo anche dopo la pronuncia della sentenza, purché non siano scaduti i termini di fase, ma incide sulla fase del primo grado e non su quella del giudizio d'appello per il quale i termini massimi di custodia cautelare decorrono dal giorno della pronuncia della sentenza di primo grado e non dal novantesimo giorno successivo a questo.

Cass. n. 3680/1996

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare per quanto riguarda l'udienza preliminare (nella quale, come confermato nell'art. 303, lett. a) c.p.p. possono essere emesse sentenze a conclusione di giudizi abbreviati o di patteggiamento), è regolata autonomamente dal quarto comma dell'art. 304 c.p.p.; e poiché esso richiama solo le lett. a) e b) del primo comma deve escludersi che per i giudizi svoltisi nell'udienza preliminare sia applicabile la lett. c) del primo comma dell'art. 304 c.p.p.

Cass. n. 3676/1996

In materia di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare (art. 304 c.p.p.), la competenza ad emettere il provvedimento sospensivo, ai fini della redazione della motivazione della sentenza, spetta al giudice che ha pronunziato la sentenza medesima. Per quanto concerne, poi, la fase di operatività della sospensione, deve ritenersi che il periodo di redazione della motivazione ricada già nella fase successiva a quella conclusa, ai sensi dell'art. 303 comma primo lett. b) e c) dalla «pronuncia» della sentenza; e pertanto ricada nella fase di appello.

Cass. n. 3672/1996

In caso di sospensione dei termini di custodia cautelare, ai sensi dell'art. 304, comma 2, c.p.p., «nei confronti di tutti gli imputati detenuti», cui abbia fatto seguito altro analogo provvedimento nei confronti di altri imputati, precedentemente non detenuti in quanto latitanti, questi ultimi hanno titolo, sotto il profilo dell'interesse, ad impugnare il provvedimento che li riguarda.

Cass. n. 2646/1996

L'adesione del difensore all'astensione collettiva dalle udienze deliberata dall'associazione di categoria non costituisce legittimo impedimento a norma dell'art. 486, comma 5, c.p.p. Ne consegue che il rinvio del dibattimento riconducibile a tale avvenimento legittima la sospensione dei termini di custodia ai sensi dell'art. 304, comma 1, lett. b) c.p.p. (In motivazione, la S.C. ha affermato che l'adesione del difensore allo sciopero di categoria non può configurarsi come legittimo impedimento che, nella prospettiva dell'art. 486, comma 5, c.p.p., è impedimento a comparire e si ricollega a situazioni oggettive, non dipendenti dalla volontà del soggetto «implicito», mentre l'astensione dallo svolgimento delle attività difensive in udienza costituisce una libera scelta del difensore, il quale non è affatto impedito a comparire, ma manifesta espressamente — o tacitamente, rimanendo assente — la volontà di aderire alla proclamata astensione. Sicché tale adesione deve essere inquadrata nella nozione di abbandono della difesa, sia pure giustificato come esercizio di un diritto costituzionalmente garantito, che non fa venir meno definitivamente l'assistenza fiduciaria, rendendo, invece, operante la previsione dell'art. 97, comma 4, c.p.p., sicché il giudice deve designare un sostituto del difensore di fiducia, ove immediatamente reperibile. Di conseguenza, il rinvio dell'udienza non discende da una diretta applicazione dell'art. 486, comma 5, c.p.p., ma dalla verificata assoluta impossibilità di assicurare la necessaria assistenza difensiva in udienza all'imputato per la non immediata reperibilità di un difensore che possa essere designato come sostituto).

Cass. n. 2603/1996

In tema di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare a seguito di sospensione o rinvio del dibattimento per particolari ragioni, l'astensione degli avvocati dall'udienza, per l'adesione ad agitazioni di categoria, rientra nell'ipotesi «della mancata partecipazione di uno o più difensori» prevista dall'art. 304, comma 1, lett. b) c.p.p., con la conseguenza che del periodo di sospensione che ne è derivato non può tenersi conto, ai sensi del comma 7 della medesima disposizione, nel computo dei termini massimi della custodia. (Nell'occasione la Corte ha precisato che l'adesione del singolo difensore all'astensione collettiva proclamata dalle associazioni di categoria è pur sempre un atto volontario il quale, se da un lato giustifica e rende necessario il rinvio del dibattimento, da un altro non può essere anche incoraggiato o premiato con la sospensione dei termini di custodia).

Cass. n. 503/1996

L'ordinanza con la quale, ai sensi dell'art. 304, comma 1, lett. c) (già lett. b-bis), c.p.p., venga disposta la sospensione dei termini di durata della custodia cautelare, in pendenza di quelli previsti per la redazione della sentenza dall'art. 544, commi 2 e 3 c.p.p., non deve necessariamente essere pronunciata contestualmente al dispositivo della sentenza predetta, ma può essere invece pronunciata anche in un momento successivo, senza che sia neppure richiesta, in quest'ultimo caso, l'identità fisica fra il giudice che pronuncia l'ordinanza e quello che ha pronunciato la sentenza.

Cass. n. 3664/1995

La sospensione dei termini di durata della custodia cautelare (art. 304 c.p.p.) per sospensione e rinvio del dibattimento su richiesta dell'imputato o del suo difensore si applica anche in presenza di una richiesta implicita o adesiva a quella di altri. Il comportamento concreto adottato dall'imputato con la dichiarazione di «non opposizione» al differimento del dibattimento richiesto dal difensore di un coimputato, si risolve in una sostanziale adesione alla richiesta di rinvio da quello formulata e, per ciò stesso, in una implicita richiesta, anche personale, di differimento del dibattimento.

Cass. n. 2832/1995

È legittimo il rinvio del dibattimento ad altra udienza, con la conseguente applicazione della sospensione dei termini custodiali, ricorrendo la fattispecie di cui all'art. 304 c.p.p., allorché siano indicate, dal giudice di merito, con argomentazioni esenti da vizi o errori di diritto, le ragioni di fatto per le quali non sia possibile né separare la posizione processuale dell'imputato non scarcerato, né assicurare una valida difesa d'ufficio a tutti i coimputati del processo simultaneo a mezzo dell'unico avvocato presente in udienza, in periodo di astensione degli avvocati dalle udienze.

Cass. n. 1628/1995

Non può dubitarsi della legittimazione del pubblico ministero ad impugnare un'ordinanza reiettiva della sua richiesta di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare. Ciò risulta evidente dal richiamo operato dall'art. 304 comma 3 c.p.p. all'art. 310 c.p.p. il quale indica il pubblico ministero come il primo dei soggetti legittimato ad impugnare le ordinanze in materia di libertà, tra le quali rientra certamente quella che pronuncia sulla richiesta di sospensione dei suddetti termini.

Cass. n. 1601/1995

La disciplina relativa alla sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare è applicabile anche nel giudizio di appello camerale.

La disciplina relativa alla sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare è applicabile anche nel giudizio di appello camerale.

Cass. n. 1284/1995

Gli artt. 304, secondo comma e 305, secondo comma c.p.p. disciplinano ciascuno un istituto diverso: quello della sospensione dei termini e quello della proroga della custodia cautelare. Il primo, che attiene al giudizio, dà luogo ad un prolungamento di durata ex ante indeterminata e riguarda sia i termini intermedi di fase, sia il termine di durata complessiva di cui all'art. 303, quarto comma c.p.p. Il secondo che concerne le indagini, opera per un periodo di tempo determinato e riguarda solo il termine di fase delle indagini preliminari. In ragione di tale diversità, il requisito che i termini siano prossimi a scadere, previsto solo in relazione alla proroga dell'art. 305, secondo comma c.p.p., non è estensibile alla sospensione.

Cass. n. 543/1995

Avverso i provvedimenti di diniego della sospensione dei termini di custodia cautelare è ammesso l'appello davanti al tribunale indicato dall'art. 309, settimo comma, c.p.p. (La Corte ha precisato che la differenziazione tra gli strumenti impugnatori avverso le ordinanze di sospensione apparentemente risultante dall'art. 304, terzo comma, c.p.p. — in caso di sospensione, l'appello; in caso di diniego di sospensione, il solo ricorso per cassazione a norma dell'art. 568, secondo comma, c.p.p. — deriva da un esame strettamente letterale del disposto dell'art. 304 c.p.p. e del tutto avulso dal contesto normativo ove si colloca il regime dei rimedi de libertate; il tutto anche considerando che il richiamo all'art. 568, primo e secondo comma, c.p.p. si rivelerebbe del tutto inadeguato alla stregua dell'art. 310, primo comma, dello stesso codice, che ha costruito l'appello come mezzo generale di impugnazione «contro le ordinanze in materia di misure cautelari personali», con l'eccezione dei provvedimenti suscettibili di riesame. Cosicché l'area dei provvedimenti assoggettabili ad appello è individuata con riferimento a tutte le ordinanze relative ad una misura cautelare personale diverse da quelle assoggettabili a riesame ai sensi dell'art. 309 comma primo).

Cass. n. 37/1995

L'istituto della sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, di cui all'art. 304 c.p.p., si applica anche nel processo penale a carico di imputati minorenni. (La Corte, nell'affermare tale principio, premesso che la disciplina del processo minorile non ritenga un sistema autonomo, ma si articola invece in un insieme di deroghe alle norme del processo ordinario che trovano applicazione per quanto non previsto dalle disposizioni contenute nel D.P.R. 22 settembre 1988, n. 488, ha precisato che nessuna norma speciale esclude o regola diversamente, rispetto al rito ordinario, l'istituto della sospensione dei termini della custodia cautelare e che esiste inoltre piena compatibilità fra detta sospensione, finalizzata alla tutela delle esigenze cautelari, e la disciplina della custodia cautelare di cui all'art. 23 del D.P.R. suddetto, che a tali esigenze espressamente si richiama).

L'istituto della sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, di cui all'art. 304 c.p.p., si applica anche nel processo penale a carico di imputati minorenni. (La Corte, nell'affermare tale principio, premesso che la disciplina del processo minorile non ritenga un sistema autonomo, ma si articola invece in un insieme di deroghe alle norme del processo ordinario che trovano applicazione per quanto non previsto dalle disposizioni contenute nel D.P.R. 22 settembre 1988, n. 488, ha precisato che nessuna norma speciale esclude o regola diversamente, rispetto al rito ordinario, l'istituto della sospensione dei termini della custodia cautelare e che esiste inoltre piena compatibilità fra detta sospensione, finalizzata alla tutela delle esigenze cautelari, e la disciplina della custodia cautelare di cui all'art. 23 del D.P.R. suddetto, che a tali esigenze espressamente si richiama).

Cass. n. 4257/1994

Poiché la nullità o inutilizzabilità di un atto possono rispettivamente comunicarsi o avere effetto solo su atti successivi ed in quanto dipendenti dall'atto nullo o inutilizzabile, e non su quelli antecedenti, che hanno una propria autonomia, logica e giuridica, la cui validità va commisurata alla normativa che li regola, la richiesta del pubblico ministero di sospensione del termine di durata della custodia cautelare, formulata ex art. 304, terzo comma, c.p.p., mantiene la sua piena efficacia, nell'ipotesi di invalidità del provvedimento che l'accoglie, anche in relazione al rinnovato provvedimento del giudice.

Cass. n. 3538/1994

L'ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare, adottata ai sensi dell'art. 304, comma 2, c.p.p., non perde efficacia per l'intervenuto mutamento di composizione del collegio giudicante dal quale era stata emessa.

Cass. n. 2720/1994

In tema di sospensione dei termini di custodia cautelare, l'art. 304, comma 2, c.p.p. prevede un potere discrezionale che il giudice può esercitare quando ricorrano due condizioni: che si tratti di reati indicati dall'art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p. e che il dibattimento sia particolarmente complesso. L'ordinanza di sospensione deve essere motivata a pena di nullità; e la motivazione non può essere limitata alla dichiarazione della esistenza delle due condizioni che la rendono possibile, ma deve riguardare il carattere necessitato del concreto esercizio della facoltà di sospensione. (Nella specie, è stata annullata l'ordinanza del giudice di merito, sul rilievo che essa non aveva spiegato i motivi per i quali le poche udienze ancora necessarie per la conclusione del dibattimento non avrebbero potuto essere tenute in giorni più ravvicinati, in modo da consentire la pronunzia della sentenza nel rispetto dei termini di cui all'art. 303 c.p.p., senza ricorrere alla sospensione).

Cass. n. 2670/1994

In tema di sospensione dei termini di custodia cautelare nella fase del giudizio, ai sensi dell'art. 304, comma 2, c.p.p., la relativa ordinanza può essere adottata anche fuori udienza ed è subordinata solo alla richiesta del P.M., non prevedendo il comma 3 del citato articolo né l'osservanza delle procedure previste dall'art. 127 c.p.p. né la previa audizione del difensore.

Cass. n. 1697/1994

È nulla l'ordinanza di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, nei casi previsti dal secondo comma dell'art. 304 c.p.p., qualora il giudice la disponga senza avere sentito la difesa, trattandosi di provvedimento emesso nella fase del giudizio, affidato al potere discrezionale del giudice ed incidente sullo status libertatis dell'imputato. L'omessa partecipazione della difesa, violerebbe il principio di partecipazione dell'accusa e della difesa su basi di parità in ogni stato e grado del procedimento, fissato nell'art. 2 n. 3 della legge delega.

Cass. pen. n. 888/1994

La sospensione dei termini di custodia cautelare presuppone una sospensione o rinvio del dibattimento disposti per legittimo impedimento dell'imputato ovvero per altri motivi espressamente previsti, sicché, in pendenza di più procedimenti a suo carico, l'imputato ben può chiedere e ottenere il rinvio di uno dei procedimenti, sopportandone però le conseguenze sul computo dei termini massimi di custodia cautelare, posto che queste sono per sempre riferibili a una sua richiesta, ancorché implicita, la cui valutazione non può essere sostituita da quella del giudice.

Cass. n. 250/1994

Appartenendo al giudizio abbreviato nel grado di appello una fase eventuale di assunzione di prove ed una fase di valutazione e decisione, parificate nella funzione al contenuto del dibattimento, non può escludersi di principio, senza procedere alla verifica puntuale della sussistenza delle condizioni richieste, l'applicabilità della normativa disciplinante la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare nelle ipotesi previste dall'art. 304, primo e secondo comma, c.p.p

Appartenendo al giudizio abbreviato nel grado di appello una fase eventuale di assunzione di prove ed una fase di valutazione e decisione, parificate nella funzione al contenuto del dibattimento, non può escludersi di principio, senza procedere alla verifica puntuale della sussistenza delle condizioni richieste, l'applicabilità della normativa disciplinante la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare nelle ipotesi previste dall'art. 304, primo e secondo comma, c.p.p.

Cass. n. 224/1994

In materia di sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare per sospensione e rinvio del dibattimento su richiesta dell'imputato o del suo difensore (art. 304, comma 1, lett. a, c.p.p.), quest'ultima può essere scritta o orale, individuale o collettiva, in caso di pluralità di imputati contestuale o successiva, e autonoma o adesiva a quella di altra parte. Ne consegue che i termini vanno sospesi anche nei confronti dell'imputato che, personalmente o tramite il difensore, ha aderito alla richiesta di rinvio formulata dal P.M., fondata sulla opportunità di una trattazione congiunta di tutte le imputazioni.

Cass. n. 4221/1993

Nell'ipotesi di sospensione del procedimento per rimessione degli atti alla Corte costituzionale, non possono ritenersi sospesi anche i termini di custodia cautelare, neppure nel caso in cui la rimessione degli atti è stata determinata da un'eccezione di incostituzionalità proposta dall'imputato. (Nella specie la Suprema Corte ha affermato che non può ritenersi sospeso il termine dei dieci giorni previsto dall'art. 309 c.p.p., in favore dell'indagato sottoposto a misura, entro il quale deve essere depositata l'ordinanza che decide sul riesame proposto).

Cass. n. 2445/1993

L'ordinanza di sospensione dei termini di custodia cautelare di cui all'art. 304, primo comma, c.p.p., può essere adottata successivamente al rinvio dell'udienza, purché prima del decorso del termine massimo di custodia.

Cass. n. 3284/1992

In tema di determinazione della durata della custodia cautelare, la sospensione del decorso dei relativi termini nei casi previsti dall'art. 304, lett. a) c.p.p. dura — secondo quanto si deduce dalla lettera e dalla ratio della suddetta norma — dalla data in cui è disposto il rinvio a quella fissata per la nuova udienza dibattimentale.

Cass. n. 2622/1992

La sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, prevista dall'art. 304 c.p.p., non opera allorché, pur a seguito di istanza formulata dall'imputato, il giudice ritenga necessaria la verifica di costituzionalità della norma cui detta istanza si riferisce (nella specie trattavasi dell'art. 37 c.p.p, in tema di ricusazione), e disponga pertanto la rimessione degli atti alla Corte costituzionale, sospendendo, nel frattempo, il procedimento.

Cass. n. 2577/1992

La sospensione del procedimento dovuta alla rimessione degli atti alla Corte costituzionale, allorché non intervenuta nell'ambito del giudizio principale, ma in quello incidentale conseguente a istanza di ricusazione avanzata dall'imputato, comporta la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare.

Cass. n. 2526/1992

La sospensione dei termini di custodia cautelare, prevista dall'art. 304, comma primo, c.p.p., è diretta ad evitare che l'imputato possa beneficiare di eventi o situazioni da lui determinati a fini meramente dilatori. Tale principio non si applica quando il legame tra l'istanza dell'imputato e il rinvio del dibattimento venga ad interrompersi poiché la causa che lo ha determinato trova origine nell'esercizio di attività processuali che la legge rende obbligatorie, indipendentemente dall'istanza dell'imputato, ponendosi questa solo come impulso all'espletamento di un'attività doverosa del giudice. Ne consegue l'inapplicabilità della sospensione dei termini di custodia cautelare nel caso in cui il processo sia stato sospeso per rimessione degli atti alla Corte costituzionale per il giudizio incidentale di costituzionalità di una norma.

Cass. n. 1520/1992

Nell'estendere, con il disposto del primo comma dell'art. 251 att. c.p.p., la nuova disciplina sulla durata della custodia cautelare anche ai procedimenti regolati dalle norme anteriormente vigenti, il legislatore non ha inteso prevedere eccezioni per quanto concerne le modalità di calcolo dei termini massimi e di applicazione delle cause di sospensione al loro naturale decorso. (Fattispecie in tema di sospensione del corso della custodia cautelare).

Nell'estendere, con il disposto del primo comma dell'art. 251 att. c.p.p., la nuova disciplina sulla durata della custodia cautelare anche ai procedimenti regolati dalle norme anteriormente vigenti, il legislatore non ha inteso prevedere eccezioni per quanto concerne le modalità di calcolo dei termini massimi e di applicazione delle cause di sospensione al loro naturale decorso. (Fattispecie in tema di sospensione del corso della custodia cautelare).

Cass. n. 1015/1992

La sospensione dei termini di custodia cautelare (art. 304 c.p.p.) si determina ogni qualvolta in un'attività processuale dell'imputato o del suo difensore sia configurabile una richiesta, anche implicita, di sospensione o di rinvio del dibattimento, perchè il richiedente, ben consapevole degli effetti della sua richiesta, ne accetta anche i riflessi sul computo di tali termini. (Nella specie il difensore dell'imputato si era opposto alla separazione dei giudizi dopo che il difensore di altri coimputati aveva richiesto il rinvio del processo per suo impedimento, cosicchè il dibattimento, nei confronti di tutti gli imputati, era stato rinviato a tempo indeterminato. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso avverso la declaratoria della corte d'assise di sospensione dei termini di custodia cautelare).

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