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Articolo 519 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Diritti delle parti

Dispositivo dell'art. 519 Codice di procedura penale

1. Nei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2, salvo che la contestazione abbia per oggetto la recidiva, il presidente informa l'imputato che può chiedere un termine per la difesa(1).

2. Se l'imputato ne fa richiesta, il presidente sospende il dibattimento [477 2, 304] per un tempo non inferiore al termine per comparire previsto dall'articolo 429, ma comunque non superiore a quaranta giorni. In ogni caso l'imputato può chiedere l'ammissione di nuove prove a norma dell'articolo 507(2).

3. Il presidente dispone la citazione della persona offesa, osservando un termine non inferiore a cinque giorni.

Note

(1) Si tratta di un termine non inferiore a quello per comparire in giudizio, a seguito dell'emissione del decreto di cui all'art. 429.
(2) Tale comma è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo prima, con sent. 3 giugno 1992, n. 241, nella parte in cui nei casi previsti dall'art. 516 non consente al pubblico ministero e alle parti private diverse dall'imputato di chiedere l'ammissione di nuove prove e nell'inciso "a norma dell'art. 507" e poi, con sent. 20 febbraio 1995, n. 50, nella parte in cui in caso di nuova contestazione effettuata a norma dell'art. 517 non consente al pubblico ministero e alle parti private diverse dall'imputato di chiedere l'ammissione di nuove prove.

Ratio Legis

Tale disposizione trova il fondamento nella necessità di garantire il diritto di difesa, in presenza di nuove contestazioni.

Spiegazione dell'art. 519 Codice di procedura penale

In tutti i casi in cui, vuoi su iniziativa del pubblico ministero come nel caso della contestazione di fatto diverso rispetto a quanto oggetto di imputazione, nuova circostanza aggravante o reato connesso, vuoi su consenso dell'imputato come nella contestazione del fatto nuovo, il presidente è tenuto ad informare l'imputato che ha diritto ad un termine a difesa non inferiore a quello per comparire in giudizio (ma comunque non superiore a quaranta giorni).

In ogni caso è possibile l'ammissione di nuove prove, ma non solo da parte dell'imputato, bensì, come stabilito dalla Corte Costituzionale, anche da parte del pubblico ministero e delle altre parti private. Le prove sono anche ammissibili secondo le regole generali (art. 495 riferito agli artt. 190 e 190 bis), e non solo secondo le regole dettate dall'art. 507, che prevede l'ammissione di nuovi mezzi di prova solo se assolutamente necessario.

Nella medesima ottica di tutela di tutte le parti del procedimento, il presidente dispone la citazione della persona offesa, osservando un termine non inferiore a cinque giorni.

Massime relative all'art. 519 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 29213/2005

In caso di contestazione suppletiva nel corso dell'udienza preliminare, il diritto di difesa non subisce nessuna effettiva compromissione in conseguenza della mancata concessione di un termine per la difesa, non previsto dall'art. 423 c.p.p. a differenza di quanto stabilito dall'art. 519 c.p.p. per la fase dibattimentale.

Cass. pen. n. 11783/1995

Nell'ipotesi di nuova contestazione effettuata dal P.M. ai sensi dell'art. 516 c.p.p., qualora dal verbale di udienza non risulti specificamente che il presidente abbia informato l'imputato del diritto di chiedere un termine per la difesa ex art. 519 c.p.p., non sussiste alcuna nullitā della sentenza a norma dell'art. 522 c.p.p. se dal detto verbale emerga che, dopo tale contestazione, nulla hanno opposto le difese. La menzione dell'acquiescenza delle stesse alla contestazione appare, infatti, comprensiva di tutta l'attivitā orale svolta in quel contesto dalle parti, compresa la cognizione della possibilitā di avere un termine e l'espressa rinuncia ad avvalersi di tale facoltā.

Cass. pen. n. 1890/1994

A differenza di quanto stabilito dall'art. 519 c.p.p. per il dibattimento, non č prevista la concessione di un termine per la difesa nel caso di modificazione del capo di imputazione nel corso dell'udienza preliminare.

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Consulenze legali
relative all'articolo 519 Codice di procedura penale

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Anonimo chiede
sabato 26/06/2021 - Lazio
“Spett.le Brocardi.it

Sono a chiedere il seguente parere.

Il Giudice Penale Monocratico di sua iniziativa, ha interrotto e rinviato il dibattimento in quanto ha ordinato al Pubblico Ministero di correggere il capo d’imputazione in quanto ha appurato che risulta un fatto diverso da come è descritto (art. 516 c.p.p.).

Alla data della nuova udienza dibattimentale, l’imputato potrà avvalersi dei diritti prescritti nell’art. 519 c.p.p. e potranno accadere due fattispecie, una che il Giudice d sua iniziativa informa l’imputato che può chiedere un termine per la difesa, (comma 1) e in ipotesi che il Giudice non informi l’imputato, quest’ultimo potrà chiedere di sua iniziativa di un termine per la difesa. (comma 2).

Già tale distinguo tra il comma 1 e 2 dell’art. Cit. sembrerebbe creare un solco giuridico, laddove nel comma 1 è il Giudice che (facoltativamente) propone la richiesta all’imputato, diversamente nel comma 2 è l’imputato nella sua totale iniziativa che richiede dei temini.

La domanda è: i tempi di sospensione del dibattimento richiesti ex art. 519 c.p.p., sia in ipotesi del comma 1 o del comma 2, sono oggetto di sospensione della prescrizione ex art. 159, comma 3 c.p.p.?

Ritengo che non sia giusto che l’imputato debba vedersi sospendere la prescrizione al fine di meglio difendersi da un atto (errato decreto di citazione diretta a giudizio) e da un fatto (errore nel capo d’imputazione) determinato per colpa imputabile unicamente al P.M.

La Corte appello Milano sez. II 30 gennaio 2009 ha statuito quanto segue:
Il testo dell'art. 159 c.p., nella formulazione previgente all'entrata in vigore della l. 5 dicembre 2005 n. 251, può risultare più favorevole per l'imputato in quanto non contempla tra i periodi di sospensione della prescrizione, al contrario della nuova disciplina, quelli relativi al legittimo impedimento delle altre parti processuali. Tale norma, richiamando i casi di sospensione previsti per legge, rimanda all'art. 304 lett. a c.p.p. il quale contempla la sospensione per concessione del termine a difesa. L’interpretazione della sospensione a seguito di concessione del termine a difesa offerta dalla giurisprudenza di legittimità è restrittiva in quanto contempla casi tipici, e come tale il suo contenuto non può essere ampliato oltre le ipotesi disciplinate specificamente dagli art. 108, 451, 519 e 520 c.p.p.

Ed ancora per quanto stabilito dalla Cassazione penale, SS.UU., sentenza 11/01/2002 n. 1021.

Giova sottolineare che nei processi di primo grado, ho visto che quando l’imputato chiede ex art. 519 c.p.p. i termini per la difesa, il Giudice sospende (illegittimamente?) i termini di prescrizione. (Untitled - Camera Penale di Monza – indeterminatezza capo d’imputazione).
In
In attesa del vostro parere per sapere come detto se ex art. 519 c.p.p. comma 1 e 2 in ipotesi di rinvio del dibattimento per la concessione e/o richiesta dei termini per la difesa la prescrizione viene sospesa o meno, porgo Cordiali saluti.”
Consulenza legale i 30/06/2021
Innanzitutto, nel caso di specie occorre sottolineare che l’art. 519 c.p.p. non pone alcuna diversificazione tra il caso in cui l’imputato chieda i termini a difesa di sua sponte o previa indicazione del giudice.

In realtà, infatti, la previsione del primo comma dell’articolo in parola si limita a fissare un incombente al giudice che, se non rispettato, configura una nullità di ordine intermedio, eccepibile dalla parte.

Detto ciò, stando alla giurisprudenza ad oggi maggioritaria, a prescindere dalla dinamica della richiesta, la concessione dei termini a difesa e il conseguente rinvio del dibattimento non è causa di sospensione della prescrizione.

Sul punto, è chiarissima la Cassazione che, con un precedente recente, ha affermato che “in tema di prescrizione del reato, la sospensione del procedimento e il rinvio o la sospensione del dibattimento comportano, senza necessità di un provvedimento formale, la sospensione dei relativi termini ogni qualvolta siano disposti per impedimento dell'imputato o del suo difensore, ovvero su loro richiesta e sempre che l'una o l'altro non siano determinati da esigenze di acquisizione della prova o dal riconoscimento di un termine a difesa”.

Secondo la Cassazione, dunque, allorché l’imputato, legittimamente, chieda un termine a difesa, la prescrizione non è sospesa.

Ciò, si badi bene, non vuol dire che il giudice non possa sospendere la prescrizione di proprio arbitrio. In tal caso, tuttavia, laddove la prescrizione dovesse essere decorsa se non ci fosse stato il provvedimento di sospensione, l’imputato sarebbe liberissimo di eccepire tale circostanza nei motivi di appello onde ottenere la declaratoria di intervenuta prescrizione.

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