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Articolo 2945 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Effetti e durata dell'interruzione

Dispositivo dell'art. 2945 Codice Civile

Per effetto dell'interruzione s'inizia un nuovo periodo di prescrizione(1).

Se l'interruzione è avvenuta mediante uno degli atti indicati dai primi due commi dell'articolo 2943, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato lasentenza che definisce il giudizio [1310; 324 c.p.c.](2).

Se il processo si estingue [306 c.p.c.], rimane fermo l'effetto interruttivo e il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell'atto interruttivo(3).

Nel caso di arbitrato la prescrizione non corre dal momento della notificazione dell'atto contenente la domanda di arbitrato sino al momento in cui il lodo che definisce il giudizio non è più impugnabile o passa in giudicato la sentenza resa sull'impugnazione(4).

Note

(1) Il fondamento dei due istituti della sospensione e dell'interruzione è diverso: nel primo l'inerzia del titolare continua a durare ma è giustificata, nel secondo viene a mancare o perché il diritto è stato esercitato o perché è stato riconosciuto dall'altra parte. Tale differenza non è fine a sè stessa ma si riverbera sugli effetti dei due istituti giuridici che risultano pertanto assai diversi: la sospensione dispiega la sua efficacia per tutto il periodo in cui sussiste la causa giustificativa dell'inerzia, ma non toglie valore al periodo eventualmente trascorso in precedenza che si somma al posteriore, dimostrandosi una sorta di parentesi nella vicenda giuridica; nella interruzione invece il tempo anteriormente trascorso non ha più alcun valore e comincia perciò a decorrere, per intero, un nuovo periodo prescrizionale.
(2) Nell'ipotesi in cui l'interruzione sia avvenuta tramite il riconoscimento o un atto semplice come può essere la messa in mora ex art. 1219, il termine prescrizionale inizia subito il nuovo decorso; nel caso invece in cui sia dovuta a domanda giudiziale, inizia quando la sentenza passa in giudicato o il giudizio si estingue. Infine, se si riscontra una situazione di litisconsorzio, l'interruzione fatta da un creditore avvantaggia anche gli altri, allargando in tal modo gli effetti favorevoli; al contrario, il riconoscimento da parte di un debitore non arreca pregiudizio agli altri, circoscrivendo l'efficacia sfavorevole.
(3) Per una deroga alle disposizioni previste da tale comma, si veda l'art. 1 bis, D.L. 17 marzo 1999, n. 64, convertito nella L. 14 maggio 1999, n. 134.
(4) Questo comma risulta aggiunto dall'art. 25, L. 5 gennaio 1994, n. 25.

Ratio Legis

La norma, come le precedenti, è finalizzata ad assicurare adeguata garanzia che la prescrizione non operi qualora sopraggiunga una causa che faccia venire meno l'inerzia del titolare, eliminando pertanto il presupposto stesso dell'istituto.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 2945 Codice Civile

Cass. civ. n. 20308/2018

L'effetto interruttivo permanente della prescrizione si determina anche nel caso di proposizione di un giudizio successivamente estinto nel corso del quale sia stata pronunciata sentenza non definitiva di merito, dovendosi ritenere tale ogni decisione che abbia risolto talune questioni sollevate dalle parti in ordine all'oggetto della domanda. (Nella specie, la S.C., in un giudizio avente ad oggetto l'opposizione alla stima di indennità dovute per occupazione ed espropriazione immobiliare, ha ritenuto interrotto il termine di prescrizione dalla proposizione di una precedente domanda fino al passaggio in giudicato della sentenza non definitiva con la quale, in un giudizio in seguito estinto, era stata accertata la mancata emissione del decreto di espropriazione, afferendo tale presupposto non già alla mera proponibilità dell'azione, bensì al suo accoglimento e, quindi, alla sussistenza del diritto).

Cass. civ. n. 21201/2017

L'estinzione del processo (sia stata o meno dichiarata dal giudice) elimina l'effetto permanente dell'interruzione della prescrizione prodotto dalla domanda giudiziale ai sensi dell'art. 2945, comma 2, c.c., ma non incide sull'effetto interruttivo istantaneo della medesima, comunque prodottosi, con la conseguenza che la prescrizione ricomincia a decorrere dalla data di detta domanda.

Cass. civ. n. 3741/2017

L'atto di precetto, contenendo un'intimazione ad adempiere rivolta al debitore (con conseguente sua messa in mora), produce un effetto interruttivo della prescrizione del relativo diritto di credito a carattere istantaneo, sicché, verificatosi tale effetto, inizia a decorrere, dalla data della sua notificazione, un nuovo periodo di prescrizione (artt. 2943, comma 3, e 2945, comma 1, c.c.), mentre l'atto di pignoramento determina un effetto tanto interruttivo quanto sospensivo della prescrizione stessa, giusta il disposto dell'art. 2943, comma 1, c.c., poiché ad esso consegue l'introduzione di un giudizio di esecuzione tutte le volte in cui risulti notificato regolarmente al debitore.

Cass. civ. n. 23502/2016

In caso di estinzione del processo tributario dovuta ad omessa riassunzione della causa davanti al giudice del rinvio, non trova applicazione la regola generale dettata dall'art. 2945, comma 3, c.c. ed il termine di prescrizione della pretesa fiscale decorre dalla data di scadenza del termine utile per la (non attuata) riassunzione, giacché solo da tale momento l'atto impositivo diviene definitivo, mentre, ove venisse meno l'effetto sospensivo previsto dall'art. 2945, comma 2, c.c., la prescrizione maturerebbe anteriormente a tale definitività in favore dell'unica parte processuale (il contribuente) interessata alla riassunzione, proprio al fine di evitare che l'atto impugnato diventi definitivo.

Cass. civ. n. 23867/2015

L'art. 2945, comma 3, c.c., che prevede, per il solo caso di estinzione del processo, il venir meno dell'effetto interruttivo permanente della prescrizione durante il corso del giudizio, trova applicazione, per identità di "ratio", anche nel caso di rinuncia alla domanda cui segua una sentenza di cessazione della materia del contendere, trattandosi di pronunzia inidonea ad acquisire efficacia di giudicato sostanziale sulla pretesa fatta valere.

Cass. civ. n. 20176/2013

L'interruzione del termine di prescrizione, con la notificazione del ricorso per decreto ingiuntivo, ha effetti permanenti fino all'acquisto dell'efficacia di giudicato da parte del decreto, per mancata tempestiva opposizione, anche nel caso in cui il decreto ingiuntivo sia stato dichiarato provvisoriamente esecutivo fin dalla sua emissione.

Cass. civ. n. 13438/2013

La mera proposizione, da parte del debitore, di una citazione in revocazione ex art. 395, n. 3, cod. proc. civ. non impedisce il passaggio in giudicato, ex art. 324 cod. proc. civ., della sentenza impugnata, sicchè termina l'effetto interruttivo permanente della prescrizione prodotto dalla notificazione dell'atto introduttivo del corrispondente giudizio. Tuttavia, se il creditore convenuto in revocazione si costituisce formulando una domanda comunque tendente all'affermazione del proprio diritto (ed in tale categoria va ricompresa certamente anche la mera richiesta di rigetto della revocazione) compie un'attività processuale rientrante nella fattispecie astratta prevista dal secondo comma dell'art. 2943 cod. civ.; e, quindi, ai sensi dell'art. 2945, secondo comma, cod. civ., la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il relativo procedimento.

Cass. civ. n. 6293/2007

Agli atti introduttivi del giudizio va riconosciuta efficacia permanente fino alla data in cui intervenga una sentenza, che pur risolvendo questioni processuali, come quella attinente alla giurisdizione, sia suscettibile di passare in giudicato, precludendo l'esame della stessa questione da parte di qualsiasi altro giudice, non rilevando che successivamente il giudizio di merito, trattenuto in rinvio in attesa della decisione sulla giurisdizione, sia dichiarato estinto.

Cass. civ. n. 24808/2005

Il principio fissato dall'art. 2945 c.c. - secondo il quale l'interruzione della prescrizione per effetto di domanda giudiziale si protrae fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio - trova deroga solo nel caso di estinzione del processo, e pertanto resta applicabile anche nell'ipotesi in cui detta sentenza non decida nel merito ma definisca eventuali, questioni processuali di carattere pregiudiziale; ne consegue che deve riconoscersi alla domanda giudiziale l'effetto interruttivo protratto di cui all'art. 2945 c.c. anche nell'ipotesi in cui il giudizio si concluda con una sentenza che dichiari l'improponibilità della domanda.

Cass. civ. n. 13081/2004

Sia con la notifica del ricorso e del relativo decreto ingiuntivo, sia con la comparsa di risposta all'opposizione, l'opposto esercita una azione di condanna idonea ad interrompere la prescrizione ex art. 2943 primo e secondo comma c.c. ; tale interruzione ha effetti permanenti (e non meramente istantanei ) ex art. 2945, secondo comma, c.c., fino alla sentenza che decide il giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo ovvero fino a quando quest'ultimo sia divenuto non più impugnabile ed abbia quindi acquistato autorità ed efficacia di cosa giudicata sostanziale al pari di una sentenza di condanna. Dal momento del passaggio in giudicato della sentenza che decide sull'opposizione ovvero del decreto decorrerà poi l'ulteriore termine di prescrizione previsto dall'art. 2953 c.c.

Cass. civ. n. 11919/2003

La disposizione dettata dal secondo comma dell'art. 2945 c.c., intesa a non far correre la prescrizione nel tempo richiesto per la realizzazione del diritto in via giurisdizionale, non può trovare applicazione quando lo stesso creditore, dopo aver proposto in giudizio una determinata domanda, la abbandoni, così impedendo che intervenga, sulla domanda stessa, la sentenza definitiva da cui possa iniziare il nuovo periodo di prescrizione previsto dalla legge, senza che possa rilevare che il giudizio prosegua e giunga a definizione relativamente ad altre e diverse pretese avanzate contestualmente a quella abbandonata. (In applicazione ditale principio di diritto la S.C. ha confermato sul punto la sentenza di merito, che aveva correttamente ritenuto, in una causa di ripetizione di somme indebitamente riscosse dall'INPS, che il diritto agli interessi moratori fosse diritto autonomo, come tale necessitante di una autonoma domanda, e che, in caso di mancata riproposizione di tale domanda in appello, per il combinato disposto degli artt. 329 e 346 c.p.c., essa dovesse presumersi rinunciata, con il conseguente venir meno dell'effetto interruttivo permanente della prescrizione per tutta la durata del giudizio ed il permanere della sola interruzione istantanea della prescrizione prodotta dalla proposizione della domanda giudiziale).

Cass. civ. n. 11016/2003

In caso di estinzione del processo, di norma solo l'atto introduttivo del giudizio ha efficacia interruttiva istantanea della prescrizione, che ricomincia a decorrere dalla data di tale atto, non avendo efficacia interruttiva le attività processuali svolte nei processo estinto. tuttavia, all'interno di un processo poi estinto può esplicare efficacia interruttiva della prescrizione il singolo atto processuale qualora esso esprima al contempo anche un contenuto sostanziale, essendo espressione di un comportamento inequivoco del creditore volto a far valere il proprio diritto e tale da comportare la costituzione in mora del debitore.

Cass. civ. n. 10480/2002

In tema di prescrizione nel caso di estinzione del processo, il nuovo periodo di prescrizione, relativa al diritto dedotto in giudizio, inizia a decorrere, a norma dell'art. 2945, comma terzo, c.c., dall'atto introduttivo del giudizio, ovvero dalla domanda proposta in corso di causa, e non anche da uno degli atti processuali successivi, quali le deduzioni difensive, le istanze di merito e le richieste di prove formulate dal difensore.

Cass. civ. n. 4203/2002

Il precetto, non costituendo atto diretto alla instaurazione di un giudizio, interrompe la prescrizione senza effetti permanenti, ed il carattere solo istantaneo dell’efficacia interruttiva sussiste anche nel caso in cui, dopo la notificazione del precetto, l’intimato abbia proposto opposizione, tuttavia, efficacia interruttiva permanente della prescrizione va riconosciuta, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2943, primo comma, e 2945, secondo comma, c.c., all’atto con il quale viene iniziata la procedura esecutiva, e tale effetto si protrae sino al momento in cui detta procedura giunga ad uno stadio che possa considerarsi l’equipollente di ciò che l’art. 2945, secondo comma, cit., individua, per la giurisdizione cognitiva, nel passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, ossia allorché il processo esecutivo abbia fatto conseguire al creditore procedente l’attuazione coattiva del suo diritto, ovvero quando la realizzazione della pretesa esecutiva non sia stata conseguita per motivi diversi dalla estinzione del processo, quali, ad esempio, la mancanza o l’insufficienza del ricavato della vendita, la perdita successiva del bene pignorato e simili.

Cass. civ. n. 8136/2001

La disciplina dell'art. 1310, secondo comma c.c., sull'estensibilità dell'interruzione della prescrizione agli altri condebitori solidali va completata con la disciplina degli effetti della durata dell'interruzione contenuta nell'art. 2945 c.c., con la conseguenza che l'azione giudiziaria e la pendenza del relativo processo determina l'interruzione permanente della prescrizione anche nei confronti del condebitore rimasto estraneo al giudizio.

Cass. civ. n. 7270/2000

L'effetto interruttivo permanente dipende dall'atto introduttivo e dal successivo giudizio a norma dell'art. 2945, secondo comma non dev'essere necessariamente eccepito dalla parte interessata. Infatti in tal caso l'effetto interruttivo costituisce un effetto ex lege della domanda e del successivo giudizio, con la conseguenza che è la parte che eccepisce la prescrizione che deve provare l'avvenuto decorso del tempo senza calcolare a questo fine anche il tempo del giudizio.

Cass. civ. n. 5961/2000

Nell'ipotesi di revoca tacita della costituzione di parte civile a norma dell'art. 102 dell'abrogato codice di procedura penale per allontanamento dall'udienza od omessa presentazione delle conclusioni, trova applicazione, per quanto attiene alla prescrizione dell'azione civile per il risarcimento del danno e le restituzioni, la disposizione dell'art. 2945 comma terzo c.c. che esclude l'effetto interruttivo permanente della prescrizione, stabilendo che il nuovo periodo prescrizionale riprende a decorrere dalla data dell'atto interruttivo.

Cass. civ. n. 14243/1999

L'effetto interruttivo della prescrizione derivante dalla domanda giudiziale, purché idonea ad instaurare un valido rapporto processuale, perdura fino al passaggio in giudicato della sentenza definitiva del giudizio, non solo in merito, ma anche su questioni pregiudiziali di rito (giurisdizione, competenza, difetto di presupposti processuali), ovvero preliminari di merito (prescrizione), in quanto anch'essa suscettibile di passare in giudicato in senso formale.

Cass. civ. n. 2417/1999

La prescrizione di un diritto non corre per tutta la durata del processo, necessaria per farlo valere, ma soltanto se questo è definito con sentenza, mentre, se si estingue, l'atto introduttivo ha soltanto efficacia interruttiva istantanea, e la prescrizione ricomincia a decorrere dalla data di tale atto, non avendo efficacia interruttiva alcuna gli atti processuali successivi compiuti nel processo estinto; invece la riassunzione del processo dinanzi al giudice competente è atto processuale idoneo ad interrompere istantaneamente la prescrizione perché, esprimendo la volontà di far valere il diritto e menzionandone la causa e l'ammontare, è equipollente ad un atto di costituzione in mora.

Cass. civ. n. 9400/1997

Poiché il protraentesi effetto interruttivo della prescrizione, previsto dall'art. 2945 secondo comma c.c., consegue anche ad una sentenza di rito, in quanto, anche se con essa è stata dichiarata la nullità del processo, il rapporto processuale si è comunque instaurato — come nel caso in cui non sia rispettato il termine a comparire cui è atto riassuntivo non rispetta il termine a comparire, il processo non è dichiarato estinto in mancanza della costituzione del convenuto e nella relativa eccezione — è solo dal passaggio in giudicato della sentenza che riprende a decorrere il termine prescrizionale.

Cass. civ. n. 11318/1996

L'estinzione del processo (sia o meno dichiarata dal giudice) elimina l'effetto permanente dell'interruzione della prescrizione prodotto dalla domanda giudiziale ai sensi dell'art. 2945 comma 2 c.c., ma non incide sull'effetto interruttivo istantaneo della medesima, con la conseguenza che la prescrizione ricomincia a decorrere dalla data di detta domanda.

Cass. civ. n. 12422/1995

Ove, nel corso del giudizio di merito, sia pronunciata sentenza su una querela di falso, tale pronuncia, anche se passata in giudicato, non costituisce una sentenza idonea a definire il giudizio ai sensi dell'art. 2945 comma secondo c.c.. in ragione della autonomia del giudizio di falso rispetto a quello di merito. Ne consegue che, estintosi il giudizio di merito, il nuovo periodo di prescrizione comincia a decorrere non dal passaggio in giudicato della sentenza che statuisce sul falso, ma dalla notifica dell'atto introduttivo del giudizio.

Cass. civ. n. 10055/1995

L'art. 2945, secondo comma, c.c. attribuisce alla domanda giudiziale effetto interruttivo permanente della prescrizione fin quando il rapporto processuale derivante dall'originario atto di citazione sia mantenuto in vita, negli eventuali diversi gradi in cui il processo si può articolare, mediante la notificazione di atti idonei a determinare l'instaurazione di altrettanti gradi di giudizio. Pertanto, tale effetto non si protrae fino alla data di dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione per falsità della relazione di notifica, atteso che tale falsità comporta la inesistenza della notifica e conseguentemente l'inesistenza dell'ulteriore rapporto processuale (solo apparentemente) instaurato con tale notifica ed il relativo accertamento è necessario, quindi, non per definire processualmente un rapporto (di impugnazione) mai venuto in essere; bensì al solo fine di accertare, ex tunc, la mancanza di litispendeza.

Cass. civ. n. 7407/1992

Anche nel caso in cui il processo si estingua perché non è stato tempestivamente riassunto davanti al giudice indicato come competente nella sentenza che ha dichiarato l'incompetenza del giudice adito (art. 50 c.p.c.), non si verifica l'effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione, secondo il principio stabilito dal secondo comma dell'art. 2945 c.c., ma solo l'effetto interruttivo-istantaneo prodotto dall'atto con cui è stato iniziato il giudizio (con la conseguenza che la prescrizione incomincia a decorrere dalla data di questo atto), ai sensi del terzo comma del medesimo articolo, che pone una eccezione alla regola generale del precedente comma, applicabile in tutti i casi di estinzione, tra i quali rientrano quelli in cui alla sentenza, ancorché definitiva del giudizio davanti al giudice adito deve seguire la prosecuzione del processo, pena la sua estinzione.

Cass. civ. n. 4108/1981

La notificazione della sentenza di primo grado e la proposizione del gravame, quale strumento d'impulso processuale per insistere in domande già in primo grado avanzate, non rientrano fra gli atti interruttivi della prescrizione contemplati dai primi due commi dell'art. 2943 c.c. (domanda introduttiva del giudizio e domanda proposta nel corso di un giudizio già pendente), e, pertanto, nel caso di estinzione del procedimento, possono spiegare autonoma efficacia interruttiva della prescrizione stessa, ai sensi dell'art. 2945 terzo comma c.c. solo quando abbiano i connotati dell'atto di costituzione in mora, a norma del quarto comma del citato art. 2943 c.c., e, cioè, integrino una manifestazione scritta di esercizio e di tutela del diritto da parte del creditore, comunicata personalmente al debitore.

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Consulenze legali
relative all'articolo 2945 Codice Civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Marco C. chiede
mercoledì 27/05/2020 - Lombardia
“sono un segretario comunale dipendente agenzia segretari comunali , nominato ed in servizio presso un ente - Nei confronti di enti cui ho prestato servizio ho fatto raccomandata costitutiva e interruttiva della prescrizione (spese legali . altri ) nel 2014 ma non ho fatto più nulla , è prescritta ogni possibilità ? in altri termini la prescrizione nei confronti della pubblica amministrazione per responsabilità contrattuale è dieci o cinque anni ? dopo una prima interruzione può esservene una seconda e entro quanti anni va fatta ? dieci o cinque ?

Consulenza legale i 10/06/2020
Per prescrizione si intende l'estinzione del diritto per inerzia del titolare. L’art. 2934 c.c. dispone che "ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. Non sono soggetti alla prescrizione i diritti indisponibili e gli altri diritti indicati dalla legge".
Ai sensi dell’art. 2946 c.c. “Salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni”.
Con riferimento al rapporto di lavoro, la prescrizione estintiva quinquennale assume particolare rilievo nell'ambito delle retribuzioni periodiche. Infatti, l’art. 2948, n. 4, c.c. prevede che "tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi" sia soggetto a prescrizione estintiva quinquennale. Pertanto, si prescrivono in cinque anni le retribuzioni periodiche, sia quelle con cadenza mensile, quindicinale, settimanale, sia le erogazioni a periodicità annuale come le mensilità aggiuntive, le gratifiche, premi di produzione o di rendimento. Sono, altresì, soggette a prescrizione quinquennale le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro, quali il TFR e l'indennità sostitutiva del preavviso.
Sempre nell’ambito del rapporto di lavoro, la prescrizione decennale assume, invece, un rilievo residuale e trova applicazione generalmente nelle ipotesi di inadempimento contrattuale, diverso dal mancato pagamento delle voci attinenti alla retribuzione, nonché nelle ipotesi di erogazioni non aventi carattere periodico, come le erogazioni una tantum, tra cui, ad esempio: il premio di fedeltà, l'indennità di trasferimento, le somme attribuite con transazione novativa, il diritto alla qualifica (Cass., 17 luglio 2001, n. 9662), il diritto al risarcimento dei danni per omesso versamento da parte del datore di lavoro dei contributi previdenziali (Cass., 6 febbraio 1987, n. 1247) e il rimborso spese.
Vi è, inoltre, da tenere in considerazione la prescrizione presuntiva, che opera per i crediti retributivi, e che consiste in una presunzione di adempimento che determina, dunque, l'estinzione di un certo credito, salva la prova contraria del pagamento, superabile solo con la confessione giudiziale ex art. 2959 c.c., o con il giuramento ex art. 2960 c.c. del debitore di non aver adempiuto. Le retribuzioni del lavoratore sono sottoposte a prescrizione presuntiva annuale se hanno periodicità non superiore al mese (art. 2955, n. 2, c.c.) oppure triennale se hanno, invece, periodicità superiore (art. 2956, n. 1, c.c.). Il termine della prescrizione presuntiva decorre dalla scadenza della retribuzione periodica o dal compimento della prestazione ex art. 2957, comma 1, c.c.
La Suprema Corte ha chiarito che il regime della prescrizione presuntiva triennale fissato nell'art. 2956, n. 1), c.c. è applicabile alle c.d. mensilità aggiuntive (Cass. 18.2.2019, n. 4687).
Per quanto riguarda l’interruzione della prescrizione, bisogna fare, invece, riferimento all’art. 2945 c.c. il quale così dispone: "Per effetto dell'interruzione s'inizia un nuovo periodo di prescrizione”.
L'interruzione è funzionale a consentire un nuovo periodo di prescrizione a condizione che avvenga nelle forme e con le modalità di cui all'art. 2943 c.c., ovvero con la notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio, sia questo di cognizione ovvero conservativo o esecutivo ed è pure interrotta dalla domanda proposta nel corso di un giudizio. La prescrizione è inoltre interrotta "da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore e dall'atto notificato con il quale una parte, in presenza di compromesso o clausola compromissoria, dichiara la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri".
La Suprema Corte ha stabilito che “in tema di interruzione della prescrizione, un atto, per avere efficacia interruttiva, deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l'esplicitazione di una pretesa e l'intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto nei confronti del soggetto indicato, con l'effetto sostanziale di costituirlo in mora (elemento oggettivo). Quest'ultimo requisito non è soggetto a rigore di forme, all'infuori della scrittura, e, quindi, non richiede l'uso di formule solenni nè l'osservanza di particolari adempimenti, essendo sufficiente che il creditore manifesti chiaramente, con un qualsiasi scritto diretto al debitore e portato comunque a sua conoscenza, la volontà di ottenere dal medesimo il soddisfacimento del proprio diritto" (Cassazione civile, sez. lav., 28/11/2016, (ud. 15/09/2016, dep.28/11/2016), n. 24116).
Nel caso di specie, pertanto, si dovrà innanzitutto distinguere, a seconda del diritto che si vuole far valere, se lo stesso rientra nei casi di prescrizione quinquennale o decennale.
Per quanto riguarda gli stipendi arretrati, la prescrizione è quinquennale, pertanto il relativo diritto, anche nel caso in cui la prescrizione fosse stata interrotta nuovamente nel 2014, sarebbe ormai prescritto.
Peraltro, sarebbe da tenere in considerazione anche l’avvenuta prescrizione presuntiva di cui si è detto.
Per quanto riguarda invece il diritto al rimborso delle spese legali e al risarcimento del danno da mobbing, si applicherà la prescrizione decennale. Pertanto, nel caso in cui sia stata rinnovata la messa in mora nel 2014 e quindi sia stata nuovamente interrotta la prescrizione, da tale data si dovrà calcolare un nuovo periodo di prescrizione, sempre decennale. Il diritto si prescriverà, pertanto, nel 2024.
Si rileva che, perché ciò sia possibile, è tuttavia necessario che la messa in mora del 2014 sia valida. In particolare, controparte potrebbe eccepire che la stessa non sia chiara nello specificare quale sia il diritto fatto valere. Infatti, dall’analisi del documento trasmesso emerge che lo stesso richiama atti e comunicazioni precedenti, senza allegarli, né meglio specificarli; inoltre, non vi è una chiara intimazione, né un termine ad adempiere, né un invito a negoziare.


vito chiede
martedì 04/12/2012 - Basilicata
“salve, il mio problema e il seguente:
mi è arrivato un sollecito di pagamento da parte di un'azienda ke fornisce materiale edile,l'aquisto di questo materiale e stato fatto da mio padre 30/06 2001data di emissione fattura,mentre loro mi anno inviato il sollecito il 04/12/12 volevo sapere come comportarmi premettendo che mio padre e deceduto due mesi fa.Nella speranza di una vostra risposta vi porgo cordiali saluti”
Consulenza legale i 05/12/2012

Il nostro ordinamento dispone all'art. 2946 del c.c. che salvi i casi in cui la legge dispone diversamente i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni.

Il diritto ad ottenere il pagamento di una somma di denaro a fronte della prestazione di una fornitura di materiale edile rientra nell'ambito di applicazione della predetta norma. Il termine prescrizionale di dieci anni decorre dal momento in cui il diritto può esser fatto valere; pertanto, nel caso di specie, dal momento in cui il pagamento è stato richiesto con l'emissione della fattura (30.06.2001). 

Considerando tale data quale momento a partire dal quale far decorrere il termine prescrizionale di dieci, il diritto dell'azienda ad ottenere il pagamento della fornitura si può considerare prescritto essendosi compiuto il termine decennale (30.06.2001-30.06.2011). Infatti, il sollecito di pagamento pervenuto il 4.12.2012 risulta tardivo in quanto il diritto è oramai prescritto.  

Quanto sino ad ora detto ha valore nei limiti in cui non sia intervenuto un sollecito di pagamento, quale atto interruttivo della prescrizione, nel termine di dieci anni sopra indicato. Se così fosse infatti, il diritto dell'azienda ad ottenere il pagamento non può considerarsi prescritto.


Anonimo chiede
sabato 16/07/2011 - Emilia-Romagna

Nel 1997 ricevo un avviso di accertamento tributario dall’Agenzia delle Entrate. Nel 2010 dopo varie sentenze viene dichiarato estinto il processo. Ora l’ufficio mi ha spedito la cartella di pagamento. L’avvocato sostiene che la pratica è prescritta. Chi ha ragione?”

Consulenza legale i 22/07/2011

Non sono offerte sufficienti informazioni in merito alla vicenda occorsale.

Si ricorda che il potere di accertamento tributario è sottoposto a DECADENZA, per cui per ogni tipo di imposta o di tributo, lo Stato o l’Ente territoriale competente ha un periodo di tempo preciso entro cui esercitare il potere di accertamento.

Questa funzione del termine decadenziale assegnato dalla legge all’Ente impositore per esercitare la potestà di verifica comporta che dal mancato perfezionamento della notifica di un atto di accertamento entro un certo termine discendono decadenze di diritti e poteri a danno dell’Amministrazione onerata della notifica e la corrispondente affrancazione di quei diritti e poteri a beneficio del contribuente cui l’atto deve esser notificato.


Testi per approfondire questo articolo

  • Prescrizione e decadenza nel rapporto di lavoro

    Autore: Zani Enrico
    Editore: Giuffrè
    Collana: Officina. Lavoro e sicurezza
    Pagine: 78
    Data di pubblicazione: marzo 2016
    Prezzo: 18,00 -5% 17,10 €
  • Le prescrizioni nel diritto civile, penale e tributario. Analisi e casistica

    Collana: I manuali di Guida al Diritto
    Data di pubblicazione: marzo 2011
    Prezzo: 36,00 -5% 34,20 €

    La prescrizione determina l'estinzione di alcuni diritti nel caso in cui i titolari non li esercitino nei tempi stabiliti dalla legge. In ogni campo del diritto l'istituto ha pertanto l'importante funzione di garantire la certezza dei rapporti giuridici. Il presente volume si propone di offrire all'operatore una trattazione completa ed aggiornata sulla prescrizione, descrivendone gli elementi fondamentali e soffermandosi sull'incidenza che l'istituto ha nei vari settori del diritto civile,... (continua)

  • Prescrizione e decadenza. Come farle valere in giudizio e relative strategie processuali

    Editore: CEDAM
    Data di pubblicazione: marzo 2015
    Prezzo: 65,00 -5% 61,75 €

    Il volume affronta il tema della prescrizione e decadenza, sia sotto il profilo sostanziale che processuale, tenendo anche presente le sempre maggiori contaminazioni di matrice europea.

    Si è dato conto delle principali novità normative (l. 162/2014 in tema di degiurisdizionalizzazione e d.lgs. 21/2014 che ha modificato i tempi per l’esercizio del diritto di recesso), nonché degli orientamenti presenti in dottrina e giurisprudenza. In particolare, il testo... (continua)

  • Prescrizione e decadenza

    Editore: Giuffrè
    Collana: Il diritto privato oggi
    Data di pubblicazione: settembre 2009
    Prezzo: 80,00 -5% 76,00 €

    Il volume ricostruisce in maniera organica due istituti di grande rilievo e dai confini non sempre ben delineati.
    Partendo dai principi generali, l'Autore analizza le applicazioni pratiche della prescrizione e della decadenza in tutta la casistica del diritto civile: dai diritti reali ai contratti, dalle successioni alla famiglia, dalle obbligazioni all'azione risarcitoria, senza tralasciare i termini di decadenza previsti dal codice di procedura civile, recentemente riformati.(continua)

  • Prescrizione e decadenza nel diritto civile. Aspetti sostanziali e strategie processuali

    Collana: Argomenti del diritto
    Data di pubblicazione: settembre 2015
    Prezzo: 48,00 -5% 45,60 €

    Il volume propone una ricostruzione degli istituti della prescrizione e della decadenza affrontando le relative problematiche in chiave istituzionale ponendo in evidenza le rilevanti implicazioni pratiche. Nel dichiarato obiettivo di offrire agli operatori del diritto un completo quanto agile supporto ricognitivo degli istituti, il lavoro si sofferma sui profili sia sostanziali sia processuali attraverso una trattazione che si sviluppa dall'inquadramento dogmatico alle concrete... (continua)