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Articolo 2943 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Interruzione da parte del titolare

Dispositivo dell'art. 2943 Codice civile

La prescrizione è interrotta [1310] (1) dalla notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio, sia questo di cognizione [c.p.c. 163, 638 c.p.c.] ovvero conservativo [670 c.p.c.] o esecutivo [474, 491 c.p.c.].
È pure interrotta dalla domanda proposta nel corso di un giudizio.
L'interruzione si verifica anche se il giudice adito è incompetente.
La prescrizione è inoltre interrotta da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore [1219] e dall'atto notificato con il quale una parte, in presenza di compromesso o clausola compromissoria, dichiara la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri (2) (3).

Note

(1) Secondo dottrina e giurisprudenza prevalenti, gli atti che possono sancire l'interruzione del decorso prescrizionale sono tassativamente elencati e consistono in atti che importano l'esercizio del legittimo diritto da parte del titolare; mentre la prescrizione non subisce interruzione nelle ipotesi di trattative tra le parti in lite, diffida verbale ad adempiere, denuncia penale, querela e similia. In ogni caso, anche se non esplicitato ex lege, ha efficacia interruttiva l'atto materiale di esercizio di un diritto, in primis l'esercizio di una servitù di passaggio.
(2) La domanda di adempimento per produrre l'effetto interruttivo deve essere obbligatoriamente scritta e deve sottolinearsi che può essere utilizzato anche un atto di citazione che non risulti adeguato ad instaurare il processo a causa dell'invalidità della notifica.
(3) Tale comma risulta modificato dall'art. 25, L. 5 gennaio 1994, n. 25.

Ratio Legis

La disposizione in commento è posta allo scopo dichiarato di garantire che la prescrizione non operi qualora sopraggiunga una causa che faccia venire meno l'inerzia del titolare, venendo a mancare pertanto il presupposto stesso dell'istituto.

Spiegazione dell'art. 2943 Codice civile

Atti introduttivi del giudizio

L'articolo in esame si occupa delle prime cause. Di queste è innanzi tutto indicata la notifica di un atto con il quale si inizia un giu­dizio, sia questo di cognizione, ovvero conservativo od esecutivo ; costi­tuisce tale notifica una causa d'interruzione civile, cioè sostanziantesi in atti processuali, della prescrizione. L'art. 2125, abrogato, parlava di domanda giudiziale, di precetto e di atto di sequestro ed a tutti e tre riconosceva efficacia interruttiva della prescrizione. La diversa for­mulazione dell'art. 2943 non significa diversa regolamentazione poichè in esso sono pur previsti la domanda giudiziale, quale atto con cui si inizia il processo di cognizione, il precetto quale atto con cui si inizia il processo esecutivo ed il sequestro quale atto che tende ad assicurare la conservazione del diritto del creditore. Mutuata, altresì, dall'art. 2125, è la disposizione dell'ultimo comma, poichè come in questo anche in quello, si parlava espressamente di qualunque atto che costituisce in mora il debitore. Nuova è, invece, la disposizione del secondo comma per cui l'interruzione si verifica anche se la domanda sia proposta nel corso di un giudizio.

Vediamo ora, in breve, i requisiti di ciascuna delle anzidette cause interruttive.

L'atto con cui si inizia un giudizio di cognizione sarà, come s'è detto, la domanda giudiziale, la quale potrà o non avere per immediato oggetto il diritto che sta per prescriversi.

L'atto conservativo, che si pone accanto alla domanda come quello in cui si rivela la volontà del titolare di voler mantenere il diritto, è il sequestro e s'intende, ad effectum cavendi, che sarà richiesto mediante semplice ricorso intimato alla parte (art. 672 cod. proc. civ.).

Il precetto inizia, invece, il processo esecutivo, tendente ad assicu­rare al creditore la prestazione che gli è dovuta.

Per l'art. 2125, corrispondente a quello in esame, la domanda giu­diziale pur se fatta dinanzi a giudice incompetente aveva efficacia interruttiva della prescrizione ; l'art. 2943 ripete lo stesso principio con una formulazione che, .però, si rivela comprensiva sia della domanda giudiziale vera e propria, sia del sequestro, che del precetto; nel terzo comma infatti si stabilisce : «l'interruzione si verifica anche se il giu­dice adito è incompetente » ; non si parla più di domanda ma si consi­dera il giudice che potrà essere e quello della cognizione e quello della esecuzione. La norma in esame si comprende : infatti è fuor di dubbio che in ciascuno di quegli atti, anche se proposti dinanzi a giudice incompetente, si manifesta la volontà della parte di voler far riconoscere l'esistenza del proprio diritto.

L’atto di costituzione in mora. come quello con cui il creditore f.. rilevare al debitore ritardo da lui frapposto nell'adempimento dellE: prestazione, vuol significare volontà di far valere il proprio diritto in ciò sta l'efficacia sua di mezzo interruttivo della prescrizione. È ovvie che la costituzione in mora (la quale, è appena da rilevare, sarà quella ex persona e non già l'altra dovuta al semplice scadere del te
mine [art. 1219 3] ) dovrà essere notificata al debitore ; ma sul modo ej. cui tale notifica può e deve effettuarsi il codice tace ; dai lavori preparatori si rileva che osservata in sede di progetto ministeriale, la necessitá che questi atti fossero notificati a mezzo di ufficiale giudiziario non si ritenne necessario richiedere tale requisito ; va, perciò, escluso che' l'atto di costituzione in mora, per essere valido come tale, debba rive­stirsi di speciali requisiti formali, conclusione questa che ci sembra con­fermata anche dall'art. 1219 il quale, indicando gli atti di costituzione in mora del debitore, menziona accanto alla intimazione anche una richiesta del credito fatta per iscritto.

Il codice del 1865, nell'art. 2128, escludeva espressamente ogni efficacia interruttiva alla domanda giudiziale o all'intimazione notificata per mezzo di ufficiale giudiziario incompetente ; il codice nuovo non ripete più questa disposizione ; ma, proprio per questo suo silenzio, è certo che l'interprete non può ritenersi autorizzato a riconoscere effi­cacia interruttiva della prescrizione all'atto notificato da ufficiale giu­diziario incompetente. D'altronde la diversità di trattamento, al fine dell'interruzione, dell'incompetenza nell'una e nell'altra ipotesi si spiega; appena si mediti sul rilievo che se l'ufficiale, il quale ha notificato l'atto, è incompetente egli deve essere considerato come un privato che non può far fede di quanto afferma di aver eseguito.

Lo stesso, invece, non può dirsi per il giudice incompetente, in quanto resta sempre accer­tato che la parte ha espresso in modo inequivoco la volontà di tutelare le proprie ragioni mediante un atto il cui contenuto non muta per la dichiarata incompetenza del giudice.



Momento in cui va proposta la domanda interruttiva della prescrizione

La domanda interruttiva della prescrizione può essere proposta, come s'è visto, anche nel corso del giudizio : cosicché avranno tale ef­fetto: l'eccezione di compensazione parziale di un credito, l'istanza ,di collocazione in un giudizio di graduazione di distribuzione del danaro ricavato da un'esecuzione mobiliare, di assegnazione di crediti, di am­missione al passivo di un fallimento ecc. Il giudizio sarà, di regola, quello istruttorio ; ma ben può essere anche quello che si svolge dinanzi ordinamento processuale è inibito proporre al collegio eccezioni e domande non fatte valere davanti all’istruttore (arg. ex. art. 189 del c.p.c.), perché se ciò è vero, sono vere anche due considerazioni: la prima che il codice civile consente di far valere l'interruzione della prescrivendone nel corso di un giudizio senz'altra specificazione ; la seconda che il termine giudizio è sì ampio da dover essere riferito sia a quello istrut­torio che all'altro, successivo, decisorio, poiché la funzione giurisdizionale è, oggi, ripartita tra giudice istruttore e collegio giudicante.

Per l'abrogato art. 2128 la domanda giudiziale interrompeva la pre­scrizione anche se perenta ; la norma non è stata riprodotta, essendo scomparso dal nuovo codice di procedura civile l'istituto della perenzione ; piuttosto poiché l'ipotesi dell'art. 2128 si può riportare ad altra di estin­zione del processo, di questa si dirà commentando l'art. 2945.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 2943 Codice civile

Cass. n. 2965/2017

Ai fini della costituzione in mora del debitore e della interruzione del termine di prescrizione, è sufficiente che il mandatario sia investito, anche senza formalità, di un generico potere di rappresentanza, dimostrabile con ogni mezzo di prova, comprese le presunzioni. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, per l'assenza di prova di una procura già conferita, aveva ritenuto inidonea ad interrompere la prescrizione una lettera firmata dal difensore poi designato dal lavoratore medesimo con procura a margine del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado).

Cass. n. 20414/2016

In caso di inadempimento della direttiva comunitaria n. 82/76/CEE, di cui risponde unicamente lo Stato, l'atto interruttivo della prescrizione proveniente dai medici specializzati ed indirizzato ad uno dei Ministeri competenti in materia di organizzazione universitaria e finanziamento delle attività istituzionali statali, che costituiscono articolazioni del Governo, è idoneo a interrompere la prescrizione nei confronti della Presidenza del Consiglio, posto che non viene rivolto ad una qualsiasi amministrazione estranea al rapporto controverso, conservando la funzione di messa in mora ed induzione del debitore all'adempimento.

Cass. n. 16293/2016

La domanda giudiziale ha efficacia interruttiva e sospensiva della prescrizione riguardo a tutti i diritti che si ricolleghino, con stretto nesso di causalità, al rapporto cui inerisce, senza che occorra proporre, nello stesso o in altro giudizio, una specifica domanda diretta a farli valere e anche quando, in quello pendente, tale domanda non sia proponibile, sicché la proposizione di un'azione revocatoria produce il suddetto effetto sulla prescrizione del diritto di credito la cui soddisfazione è diretta a garantire, pur se quest'ultimo sia azionato successivamente in autonomo giudizio.

Cass. n. 15631/2016

Gli atti interruttivi della prescrizione posti in essere nei confronti di un ente a struttura articolata hanno efficacia anche se diretti ad un organo che, investito della cura degli interessi cui l'atto stesso si riconnette, sia privo della rappresentanza esterna dell'ente medesimo, ovvero ad un organo incompetente, dovendo presumersi che quest'ultimo provveda ad inoltrare l'atto all'organo competente. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva erroneamente escluso l'efficacia interruttiva della prescrizione del credito dell'appaltatore di atti notificati non già direttamente al Presidente della Regione Calabria, ma all'assessorato dei lavori pubblici della medesima Regione).

Cass. n. 7076/2016

Gli atti di impulso processuale successivi a quello introduttivo del procedimento possono spiegare autonoma efficacia interruttiva della prescrizione ove abbiano i connotati dell'atto di costituzione in mora del debitore, ai sensi dell'art. 2943, comma 4, c.c., e cioè contengano una richiesta di pagamento a lui comunicata direttamente. Ne consegue che non può attribuirsi una tale efficacia al gravame proposto avverso la sentenza del giudice di primo grado, perché esso non è diretto personalmente alla parte, ma al suo procuratore, e, soprattutto, per sua natura, non ha il contenuto di un atto di costituzione in mora, essendo diretto al riesame della sentenza impugnata, nei limiti del devoluto

Cass. n. 4278/2016

In tema di opposizione a cartella esattoriale per crediti contributivi, sono dotati di efficacia interruttiva della prescrizione anche atti privi di sottoscrizione quando l'opponente non ne abbia tempestivamente contestato la riferibilità all'ente previdenziale e la ricezione.

Cass. n. 1516/2016

La domanda nuova introdotta con l'atto d'appello, pur se inammissibile, ha effetti interruttivi della prescrizione poiché presuppone, in ogni caso, una pronuncia giudiziale suscettibile di passaggio in giudicato formale e, dunque, una difesa attiva della controparte, che resta compiutamente edotta della volontà dell'attore di esercitare il diritto di credito.

Cass. n. 14427/2013

La proposizione di una domanda giudiziale ha effetto interruttivo della prescrizione, protraentesi fino al massimo in giudicato della sentenza che definisca il giudizio decidendo il merito o eventuali questioni processuali di carattere pregiudiziale, con riguardo a tutti i diritti da essa coinvolti o che si ricolleghino, con stretto nesso di causalità, al rapporto dì cui essa inerisce, sicché una siffatta efficacia, relativamente al termine decennale di presrizione afferente il conguaglio della indennità di espropriazione e di occupazione giudizialemente invocato può essere attribuita alla precedente domanda di opposizione alla stima solo in presenza di una correlazione sostanziale o processuale tra le decisioni che abbiano definito i rispettivi giudizi. (Nella specie la S.C., confermando la sentenza impugnata, ha escluso una tale conrrelazione avendo il giudizio di opposizione alla stima riguardato, originariamente, indennità relative a porzioni di terreno diverse da quella per la quale sera stato successivamente richiesto il suddetto conguaglio, ed essendo, altresì, rimasto incensurato il diniego di valenza interruttiva della prescrizione attribuito alla statuizione di inammissibilità concernente la domanda tardivamente ivi formulata anche con riguardo a quest'ultima).

Cass. n. 14230/2013

Il reclamo ex art. 22 legge fall. può avere efficacia interruttiva della prescrizione, atteso che l'atto di costituzione in mora non è soggetto a forma solenne, essendo sufficiente che il creditore manifesti e porti a conoscenza legale del debitore, mediante atto scritto, la volontà di ottenere il soddisfacimento del suo diritto.

Cass. n. 12480/2013

In tema d'interruzione della prescrizione, tanto l'atto giudiziale, di cui ai primi tre commi dell'art. 2943 cod. civ., quanto l'atto stragiudiziale, di cui all'ultimo comma dello stesso articolo, postulano, ai fini della produzione dell'effetto interruttivo, la conoscenza dell'atto - non necessariamente effettiva, essendo sufficiente la conoscenza legale (artt. 1334, 1335 cod. civ., artt. 137 e segg. cod. proc. civ.) - da parte del destinatario.

Cass. n. 11985/2013

In tema di applicazione degli artt. 2943, primo comma, e 2945, secondo comma, cod. civ., la nullità della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio impedisce l'interruzione della prescrizione e la conseguente sospensione del suo corso fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, a nulla rilevando, in senso contrario, la mera possibilità che la nullità sia successivamente sanata, e fermo restando che, qualora la sanatoria processuale abbia poi effettivamente luogo, i relativi effetti sul corso della prescrizione decorrono dal momento della sanatoria medesima, senza efficacia retroattiva.

Cass. n. 23017/2012

In tema di interruzione della prescrizione, l'inammissibilità della domanda (nella specie, per difetto di procura alla lite) non ne esclude l'efficacia interruttiva, che, anche in questo caso, permane fino al giudicato.

Cass. n. 7097/2012

Ai fini dell'interruzione della prescrizione, l'intimazione scritta ad adempiere può essere validamente effettuata non solo da un legale che si dichiari incaricato dalla parte, ma anche da un mandatario o da un incaricato, alla sola condizione che il beneficiario ne intenda approfittare, e senza che occorra il rilascio in forma scritta di una procura per la costituzione in mora, potendo questa risultare anche solo da un comportamento univoco e concludente idoneo a rappresentare che l'atto è compiuto per un altro soggetto, nella cui sfera giuridica è destinato a produrre effetti. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l'intimazione a corrispondere le differenze retributive dovute ad un lavoratore, fatta da un rappresentante sindacale che dichiari di agire nell'interesse del lavoratore, è idonea ad interrompere la prescrizione).

Cass. n. 25861/2010

Gli atti interruttivi della prescrizione ri­conducibili alla previsione dell'art. 2943, quarto comma. c.c., consistono in atti recettizi, con i quali il titolare del diritto manifesta al soggetto passivo la sua volontà non equivoca, intesa alla realizzazione del diritto stesso. Essi, pertanto, possono produrre tale effetto limitatamente ai diritti ai quali corrisponde nel soggetto passivo un dovere di comportamento e non anche per i diritti potestativi, ai quali fa riscontro una situa­zione di mera soggezione, anziché di obbligo, nel soggetto controinteressato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, con riguardo all'azione proposta dal lavoratore subordinato per l'annullamento delle dimissioni comunicate al datore di lavoro, aveva ritenuto inidoneo ad interrompere il corso della prescrizione l'atto del difensore del dipendente volto a sollecitare una soluzione transattiva di una futura controversia).

Cass. n. 3371/2010

In tema di interruzione della prescrizione, un atto, per avere efficacia interruttiva, deve con­tenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l'esplicitazione di una pretesa e l'intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritte, nei confronti del soggetto indicato, con l'effetto sostanziale di co­stituirlo in mora (elemento oggettivo). Quest'ul­timo requisito non è soggetto a rigore di forme, all'infuori della scrittura, e, quindi, non richiede l'uso di formule solenni né l'osservanza di par­ticolari adempimenti, essendo sufficiente che il creditore manifesti chiaramente, con un qualsiasi scritto diretto al debitore e portato comunque a sua conoscenza, la volontà di ottenere dal mede­simo il soddisfacimento del proprio diritto. Ne consegue che non é ravvisabile tale requisito in semplici sollecitazioni prive di carattere di inti­mazione e di espressa richiesta di adempimento al debitore e che è priva di efficacia interruttiva la riserva, anche se contenuta in un atto scritto, di agire per il risarcimento di danni diversi e ul­teriori rispetto a quelli effettivamente lamentati, trattandosi di espressione che, per genericità ed ipoteticità, non pub in alcun modo equipararsi ad una intimazione o ad una richiesta di pagamento.

Cass. n. 18399/2009

Ai fini della tempestività dell'interruzione della prescrizione ai sensi dell'art. 2943, primo comma, c.c., in applicazione del principio della scissione del momento perfezionativo della noti­ficazione per il richiedente e per il destinatario, occorre aver riguardo non già al momento in cui l'atto con il quale si inizia un giudizio viene consegnato al destinatario, bensì a quello antecedente in cui esso é stato affidato all'ufficiale giudiziario che lo ha poi notificato (nella specie a mezzo del servizio postale), posto che l'esigenza che la parte non subisca le conseguenze negative di accadi­menti sottratti al proprio potere d'impulso sus­siste non solo in relazione agli effetti processuali, ma anche a quelli sostanziali dell'atto notificato.

Cass. n. 14862/2009

L'effetto interruttivo della prescrizione esige, per la propria produzione, che il debitore abbia conoscenza (legale, non necessariamente effettiva) dell'atto giudiziale o stragiudiziale del creditore; esso, pertanto, in ipotesi di domanda proposta nelle forme del processo del lavoro, non si produce con il deposito del ricorso presso la cancelleria del giudice adito, ma con la notifica­zione dell'atto al convenuto.

Cass. n. 13588/2009

In materia di prescrizione, la consegna all'ufficiale giudiziario dell'atto da notificare non è idonea ad interrompere il decorso del termine prescrizionale del diritto fatto valere, dovendosi ritenere che il principio generale - affermato dalla sentenza n. 477 del 2002 della Corte cost. - secondo cui, quale sia la modalità di trasmissione, la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell'affidamento dell'atto all'ufficiale giudiziario. non si estenda all'ipotesi di estinzione del diritto per prescrizione in quanto, perché l'atto, giudizia­le o stragiudiziale, produca l'effetto interruttivo del termine, è necessario che lo stesso sia giunto alla conoscenza (legale, non necessariamente ef­fettiva) del destinatario. Ne consegue che, in caso di domanda proposta nelle forme del processo del lavoro, il mero deposito del ricorso presso la cancelleria del giudice non produce un effetto in­terruttivo, restando escluso - ove la domanda giu­diziale non sia il solo mezzo previsto dall'ordina­mento per l'interruzione della prescrizione di un determinato diritto - che ciò consenta di dubitare, in riferimento all'art. 3 Cost., della legittimità co­stituzionale dell'art. 2943 c.c. in relazione all'art. 414 c.p.c. e all'art. 2934 c.c.

Cass. n. 22238/2007

La domanda giudiziale (nella specie, relativa a controversia di lavoro) pervenuta a conoscenza della controparte costituisce esercizio effettivo del diritto sufficiente ad interrompere la prescri­zione, quale che sia l'esito successivo del giudizio, ed anche ove la domanda sia dichiarata nulla; in tal caso, permane altresì l'effetto della domanda relativo alla sospensione del decorso del termine prescrizionale fino al passaggio in giudicato della sentenza che ne ha dichiarato la nullità, in quanto tale pronuncia, anche se in rito, è diversa dalla pronuncia di estinzione del giudizio, che è la sola atta a privare la domanda giudiziaria dell'effetto sospensivo ai sensi dell'art. 2945 c.c.

Cass. n. 21006/2007

Il principio fissato dall'art. 2943 c.c., se­condo cui la domanda giudiziale ha effetto in­terruttivo della prescrizione, fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, sia essa di merito o risolutiva di questioni pre­giudiziali o preliminari, non trova applicazione quando la domanda sia inidonea ad instaurare un valido rapporto processuale, come nel caso in cui la notificazione della citazione sia affetta da inesi­stenza (nella specie, a causa della assoluta illeggi­bilità della firma).

Cass. n. 25500/2006

In tema di interruzione della prescrizione, ai sensi dell'articolo 2943 c.c., perché un atto abbia efficacia interruttiva, deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato, l'esplicitazione di una pretesa e l'intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a ma­nifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto, nei confron­ti del soggetto indicato, con l'effetto sostanziale di costituirlo in mora. E pertanto priva di efficacia interruttiva la riserva, contenuta in un atto di citazione, di agire per il risarcimento di danni diversi e ulteriori rispetto a quelli effettivamente lamentati, trattandosi di espressione che, per genericità ed ipoteticità, non può in alcun modo equipararsi ad una intimazione o ad una richie­sta di pagamento. (Nella specie la corte di merito aveva rigettato, perché estinta, la domanda, a tito­lo di responsabilità extracontrattuale, per i danni cagionati dalle illegittime azioni intraprese da una banca per un effetto cambiario scaduto nel dicembre del 1982; avevano sostenuto i ricorrenti di avere fatto espressa riserva dì agire per tutti i danni nella citazione di un precedente giudizio, nel novembre 1984, per il rimborso delle spese di procedura di urgenza, e di avere fatto una diffida ad adempiere, nel settembre 1989, cui era seguita, nel maggio del 1992, l'introduzione dl presente giudizio, di modo che il quinquennio non si sa­rebbe compiuto: sulla base dell'enunciato princi­pio la S.C. ha rigettato il ricorso).

Cass. n. 15766/2006

In tema di prescrizione, con riferimento alla idoneità degli atti ad acquisire efficacia interrut­tiva, va affermato che l'atto di interruzione della prescrizione non deve necessariamente consistere «in una richiesta o intimazione» (essendo questa una caratteristica riconducibile all'istituto della costituzione in mora), ma può anche emergere da una dichiarazione che, esplicitamente o per im­plicito, manifesti, puramente e semplicemente, l'intenzione di esercitare il diritto spettante al dichiarante, in tal guisa dovendosi interpretare estensivamente il disposto dell'articolo 2943, comma quarto, c.c., in sinergia ermeneutica con la più generale norma dettata, in tema di prescri­zione, dall'articolo 2934 c.c. (Nella specie la S.C., sulla base dell'enunciato principio, ha accolto il ricorso del danneggiato da un sinistro stradale av­verso la sentenza di appello che aveva escluso l'ef­ficacia interruttiva della prescrizione di una mis­siva da lui inviata alla compagnia di assicurazioni del danneggiante, in quanto essa contenuta solo «una semplice offerta di soluzione stragiudiziale della controversia, e non anche una intimazione o richiesta di adempimenti»).

Cass. n. 15489/2006

La rinnovazione della notificazione nulla di un atto di citazione a giudizio (disposta ed eseguita a mente del disposto dell'art. 291 c.p.c.) non può ri­tenersi idonea a determinare effetti interruttivi del corso della prescrizione (ex art. 2943, comma pri­mo. c.c.) con decorrenza retroattiva alla data della notificazione invalida, avendo la norma civilistica (nel sancire espressamente che la prescrizione è interrotta dalla notificazione dell'atto introduttivo del giudizio) stabilito una innegabile connessione tra effetto interruttivo e natura recettizia dell'atto, con la conseguenza che la mancata introduzione, nella sfera giuridica del destinatario, dell'atto di notifica nullo non consentirà in alcun modo a que­st'ultimo di risultare funzionale alla produzione dell'effetto retroattivo citato, a nulla rilevando la (apparentemente contraria) disposizione di cui all'art. 291, comma primo, c.p.c., la quale, stabi­lendo che «la rinnovazione della citazione nulla impedisce ogni decadenza» non ha inteso riferirsi all'istituto della prescrizione.

Cass. n. 10270/2006

L'atto di costituzione in mora di cui all'art. 1219 c.c., idoneo ad integrare atto interruttivo della prescrizione ai sensi dell'art. 2943, ultimo comma c.c., non è soggetto a rigore di forme, all'infuori della scrittura, e quindi non richiede l'uso di formule solenni né l'osservanza di par­ticolari adempimenti, essendo sufficiente che il creditore manifesti chiaramente, con un qualsiasi scritto diretto al debitore e portato comunque a sua conoscenza, la volontà di ottenere il soddi­sfacimento del proprio diritto. L'accertamento compiuto al riguardo dal giudice del merito costi­tuisce indagine di fatto ed è, perciò, incensurabile in sede di legittimità, se immune da vizi logici. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto atto idoneo alla co­stituzione in mora dell'acquirente di alcune merci l'emissione e la trasmissione della fattura, anche se non accompagnata da una espressa richiesta di pagamento, e lo aveva pertanto condannato al pagamento del residuo prezzo oltre agli interes­si legali dalla data della scadenza indicata nella fattura stessa).

Cass. n. 5681/2006

In tema di atti interruttivi della prescrizio­ne, l'atto di costituzione in mora non è soggetto all'adozione di formule sacramentali e quindi non richiede la quantificazione del credito (che potrebbe essere non determinato, ma solo deter­ minabile), avendo l'esclusivo scopo di portare a conoscenza del debitore la volontà del creditore di ottenere il soddisfacimento delle proprie pretese; e il relativo accertamento costituisce indagine di fatto, riservata all'apprezzamento del giudice del merito e non sindacabile in sede di legittimità ove immune da errori giuridici e/o vizi logici. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto, quale atto di costituzione in mora, valido atto interruttivo della prescrizione, la richiesta di «pagamento delle competence», rivol­ta da un professionista al proprio cliente).

Cass. n. 5104/2006

L'inammissibilità della domanda, qualunque ne sia la causa, non esclude l'efficacia interruttiva della prescrizione del diritto con essa fatto valere, efficacia che — anche in questo caso — permane fino al giudicato.

Cass. n. 3873/2006

Ai fini della costituzione in mora del debito­re e della interruzione del termine di prescrizione, è sufficiente che il mandatario sia investito, anche senza formalità. di un generico potere di rappre­sentanza, dimostrabile con ogni mezzo di prova, comprese le presunzioni. (Nella specie, la S.C. ha annullato la sentenza impugnata, la quale aveva ritenuto che non fosse idonea ad interrompere il decorso del termine di prescrizione una lettera firmata da soggetto sfornito di procura scritta ai fini dell'atto giuridico extragiudiziale, poi desi­gnato dal lavoratore medesimo quale difensore con procura a margine del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado).

Cass. n. 6570/2005

Non ogni domanda ha effetto interruttivo della prescrizione, ma soltanto quella con cui l'at­tore chiede il riconoscimento e la tutela giuridica del diritto del quale si eccepisca poi la prescrizio­ne. Pertanto, la domanda proposta per chiedere l'adempimento di un'obbligazione derivante dalla legge o da convenzione o da atto dell'autorità non vale ad interrompere la prescrizione dell'azione, successivamente esperita di arricchimento senza causa. (Nella specie la Corte di cassazione ha rite­nuto che il corso della prescrizione della domanda di indebito arricchimento non fosse stata inter­rotta da una domanda precedentemente proposta con riferimento alla medesima situazione di fatto, ma avente come oggetto il pagamento di compen­so conseguente a contratto di prestazione d'opera professionale).

Cass. n. 3786/2005

La lettera raccomandata con cui si provveda a costituire in mora una società in persona del suo legale rappresentante è idonea ad interrompere la prescrizione, ancorché inviata non alla sede della società ma al domicilio del detto rappresentante legale, non richiedendosi, come per la notifica a mezzo di ufficiale giudiziario, l'osservanza delle regole previste dall'art. 145 c.p.c., bensì dovendosi ritenere che la società destinataria ne sia venuta a conoscenza tramite la persona di tale suo rap­presentante.

Cass. n. 13081/2004

Sia con la notifica del ricorso e del relativo decreto ingiuntivo, sia con la comparsa di rispo­sta all'opposizione, l'opposto esercita una azione di condanna idonea ad interrompere la pre­scrizione exart. 2943 primo e secondo comma c.c.; tale interruzione ha effetti permanenti (e non meramente istantanei) ex art. 2945, secondo comma, c.c., fino alla sentenza che decide il giu­dizio di opposizione al decreto ingiuntivo ovvero fino a quando quest'ultimo sia divenuto non più impugnabile ed abbia quindi acquistato autorità ed efficacia di cosa giudicata sostanziale al pari di una sentenza di condanna. Dal momento del passaggio in giudicato della sentenza che decide sull'opposizione ovvero del decreto decorrerà poi l'ulteriore termine di prescrizione previsto dall'art. 2953 c.c.

Cass. n. 12617/2003

L'atto di costituzione in mora può avere efficacia interruttiva della prescrizione, ai sensi dell'art. 2943, quarto comma, c.c., anche qualora sia indirizzato al rappresentante del debitore, ovvero ad un soggetto che abbia agito in tale qua­lità, benché privo del potere di rappresentanza, qualora risulti applicabile il principio dell'apparenza del diritto, che può essere invocato nei confronti dell'apparente rappresentato, nel caso in cui questi abbia tenuto un comportamento col­poso, tale da giustificare nel terzo il ragionevole convincimento che il potere di rappresentanza sia stato effettivamente e validamente conferito al rappresentante apparente. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, pur avendo accertato che l'atto di costituzione in mora era stato inviato a mezzo fax al legale al quale si presumeva conferito l'incarico di rappresentare il debitore nella composizione della controversia concernente il pagamento di un credito, ne aveva escluso l'efficacia interruttiva della prescrizione, senza valutare se il pregresso comportamento del debitore avesse o meno ingenerato nel creditore il ragionevole convincimento della titolarità da parte del legale del potere di rappresentanza del debitore.).

Cass. n. 17157/2002

In materia di prescrizione, condizione di idoneità di un atto alla produzione di effetti interruttivi della prescrizione è, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 2934 e 2943 c.c., la sua provenienza dal titolare del diritto ovvero da sog­getto che agisca quale suo valido rappresentante.

Cass. n. 16131/2002

Perchè un atto abbia efficacia interruttiva della prescrizione, ai sensi dell'art. 2943, quarto comma, c.c., deve presentare un elemento sogget­tivo, costituito dalla chiara indicazione del sog­getto obbligato, ed un elemento oggettivo, consi­stente nell'esplicitazione di una pretesa e nella intimazione o richiesta scritta di adempimento idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto nei confronti del soggetto indicato, con l'effetto sostanziale di costituirlo in mora; la richiesta di pagamento produce l'interruzione della prescri­zione ad effetto istantaneo, pertanto non è am­missibile che l'effetto interruttivo sia riconducibi­le ad una pluralità di atti, succedutisi nel tempo, dal complesso dei quali possa ricavarsi la volontà dell'interessato di far valere il proprio diritto, in quanto, se la singola intimazione non è idonea a costituire in mora l'obbligato, l'effetto interrut­tivo non si verifica affatto; ne consegue che non produce alcun effetto interruttivo un atto, astrat­tamente valido ai fmi della interruzione della pre­scrizione, ove lo stesso intervenga quando si è già verificata l'estinzione del diritto per mancato esercizio dello stesso nel tempo indicato dalla legge.

Cass. n. 260/1999

Gli effetti interruttivi della prescrizione si verificano esclusivamente a favore del soggetto che ha compiuto atti di interruzione, onde essi sono riferibili ad un soggetto diverso soltanto se il primo abbia agito nell'interesse di quest'ultimo, nella dichiarata qualità di suo legittimo rappre­sentante e mandatario. (Nella specie la S.C. ha escluso che atti interruttivi della prescrizione po­sti in essere da uno dei diversi creditori potessero produrre effetti a favore di altri, ove i primi non avessero ricevuto mandato).

Cass. n. 2445/1998

La dichiarazione scritta del debitore di non voler eseguire l'obbligazione, non è equiparabile a costituzione in mora, pur rendendola superflua, e non vale quindi a interrompere la prescrizione a norma dell'art. 2943 ultimo comma c.c.

Cass. n. 2080/1998

Il combinato disposto delle norme di cui agli artt. 2934 e 2943 c.c. comporta che condizione di idoneità di un atto alla produzione di effetti inter­ruttivi della prescrizione sia la sua provenienza dal titolare del diritto (ovvero da soggetto che agi­sca quale suo valido rappresentante), con la con­seguenza che la pronuncia di difetto di legittima­zione attiva del soggetto che, titolare di un diritto cambiario, abbia agito in via causale, esclude che costui possa legittimamente dirsi titolare del relativo diritto di credito, e si pone come assolu­tamente ostativa alla produzione di qualsivoglia effetto interruttivo della prescrizione del relativo diritto (che, spettando ad altro soggetto, poteva solo da questi essere legittimamente esercitato), nonché della correlata azione cartolare.

Cass. n. 9589/1997

La domanda giudiziale proposta davanti ad un giudice ordinario o speciale da uno dei soggetti di un rapporto giuridico ed avente ad oggetto la sussistenza o meno degli elementi costitutivi del rapporto stesso, con efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi degli ant. 2943 e 2945 c.c. con riguardo a tutti i diritti che si ricolleghino con stretto nesso di causalità a quel rapporto senza necessità che il loro titolare proponga nello stesso (o in altro) giudizio con specifica domanda diret­ta a farli valere. Pertanto la domanda volta a far dichiarare l'illegittimità del licenziamento di un dirigente interrompe la prescrizione del diritto al pagamento delle indennità supplementari previste dall'art. 19 del Codice dei dirigenti di aziende in­dustriali, a prescindere dalla formulazione di una specifica richiesta.

Cass. n. 8711/1993

In tema di atti interruttivi della prescrizio­ne, la circostanza che la costituzione in mora provenga non dal creditore personalmente, ma da soggetto che abbia agito nella dichiarata qua­lità di rappresentante o mandatario del titolare del diritto, in forza di un potere genericamente o specificamente abilitante, ancorché conferito senza formalità ? e dimostrabile con ogni mezzo di prova, anche presuntiva ? non toglie all'atto la sua idoneità interruttiva, atteso che la disposi­zione dell'art. 1392 c.c. ? secondo cui la procura non ha effetto se non è conferita nelle forme pre­scritte per il contratto che il rappresentante deve concludere ? trova applicazione, ai sensi dell'art. 1324 c.c., per gli atti unilaterali negoziali, ma non per quello di costituzione in mora, ancorché, a norma dell'art. 1219 c.c., debba essere fatto per iscritto, trattandosi di mero atto giuridico non negoziale, che, una volta compiuto, produce gli effetti indicati nell'art. 1221 c.c. e, ai sensi dell'art. 2943, ultimo comma, c.c., anche quello di inter­rompere la prescrizione.

Cass. n. 5084/1992

La notificazione di un atto introduttivo di giudizio promosso nei confronti di una società di capitali, ove il giudice abbia dovuto disporne la rinnovazione per mancata costituzione della con­venuta, non è idonea a produrre — anteriormente a tale rinnovazione — almeno l'effetto interruttivo della prescrizione del credito vantato in giudizio, quando la sua originaria esecuzione sia avvenuta presso la privata dimora del legale rappresentan­te della convenuta società, non coincidente con la sede di questa.

Cass. n. 3074/1991

L'efficacia dell'atto interruttivo della pre­scrizione è circoscritta, sia dal lato attivo che da quello passivo, ai soggetti di tale atto (il quale sul piano sostanziale è un negozio unilaterale recetti­zio), senza alcuna influenza sulle posizioni di ter­zi, salve le particolari ipotesi di cui agli artt. 1309, 1310, comma primo, e 1957, comma quarto. c.c.; pertanto, l'atto interruttivo rivolto ad una per­sona fisica in proprio non estende la sua efficacia, qualunque ne sia il contenuto, nei confronti della società di cui tale persona sia organo, rimanendo pur sempre distinte le due soggettività e, quindi, differenziate le rispettive posizioni sostanziali e processuali.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 2943 Codice civile

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Maria chiede
giovedì 16/04/2015 - Toscana
“Preliminarmente chiedesi se il comma 4° di tal Art. 2943 cc, riferendosi alla possibilità della messa in mora del debitore, per vizi occulti nella compravendita immobiliare con istanza d'azione estimatoria quanti minoris, di cui all'Art. 1492 comma 3° cc, mediante raccomandata in forma stragiudiziale, possa avere valenza interruttiva della prescrizione di cui all'Art. 1495 cc, visto che per le azioni costitutive tale forma risulta invalida. Allora infine chiedesi se tale azione estimatoria di cui sopra e' ricomprendibile fra le azioni costitutive oppure no? .. grazie!”
Consulenza legale i 22/04/2015
Il quarto comma dell'art. 2943 c.c. stabilisce che la prescrizione può essere interrotta da qualsiasi atto che valga a costituire in mora il debitore. La norma fa riferimento a quegli atti che contengono una intimazione o una richiesta fatta al debitore per iscritto ai sensi dell'art. 1219 del c.c.. Non hanno valore di costituzione in mora, quindi, le richieste verbali o le manifestazioni di un mero desiderio, prive del carattere di intimazione o espressa richiesta formale.
L'atto di costituzione in mora non è soggetto a forme solenni, tranne la necessità che rivesta forma scritta. Secondo la giurisprudenza, non è nemmeno richiesta l'esatta quantificazione del credito, che può essere anche solo determinabile (v. Cass. civ. n. 5681/2006).
La richiesta di pagamento produce istantaneamente l'interruzione della prescrizione.

Nel caso di specie, si evince dal quesito che al debitore è stata inviata una raccomandata con cui si è intimata la riduzione del prezzo pagato per l'oggetto della compravendita (art. 1492, comma 3, c.c.), avendo lo stesso presentato vizi occulti.
Ci si chiede se tale comunicazione scritta possa valere come motivo di interruzione della prescrizione ai sensi dell'art. 1495.
Questo articolo stabilisce che l'azione con cui si fa valere la garanzia per vizi si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna (ma il compratore, che sia convenuto per l'esecuzione del contratto, può sempre far valere la garanzia, purché il vizio della cosa sia stato denunziato entro otto giorni dalla scoperta e prima del decorso dell'anno dalla consegna). La prescrizione decorre dalla consegna, indipendentemente dalla scoperta del vizio.

L'orientamento maggioritario in giurisprudenza ritiene applicabile a tale prescrizione annuale la disciplina di cui agli artt. 2934 e seguenti del c.c. ("L'art. 1495, 3^ co., c.c., ove dispone che l'azione di garanzia per vizi della cosa venduta si prescrive in ogni caso in un anno dalla consegna, intende fare decorrere quel termine anche se il compratore non abbia scoperto il vizio, ma non sottrae il termine medesimo alle cause di interruzione di cui agli artt. 2943 ss.", ha stabilito Cass. civ. 11.9.1991 n. 9510, che ha concluso ritenendo causa interruttiva della prescrizione l'instaurazione di un procedimento di istruzione tecnica preventiva, come un accertamento tecnico preventivo).
In particolare, poi, si è ritenuto in giurisprudenza che l'atto con cui il compratore manifesta al venditore la volontà di esercitare l'azione di garanzia è idoneo ad interrompere la prescrizione dell'azione medesima, ancorché nel porlo in essere il compratore si riservi di effettuare in un momento successivo la scelta tra i due rimedi alternativi della riduzione del prezzo e della risoluzione del contratto (in tal senso, si veda la sentenza della Corte di cassazione, 10 settembre 1999, n. 9630).

Ciò chiarito, nel caso in esame, la raccomandata con cui si è manifestata al venditore l'intenzione di esperire l'azione quanti minoris, secondo l'orientamento giurisprudenziale sopra indicato, avrebbe l'effetto di interrompere il termine prescrizionale annuale di cui al terzo comma dell'art. 1495.

Tale soluzione costituisce una deroga alla regola generale per cui il termine prescrizionale relativo al diritto ad esperire le azioni aventi natura costitutiva - o meglio, relativo a diritti potestativi in genere - non potrebbe essere interrotto in via stragiudiziale, richiedendosi l'esperimento dell'azione stessa.

Infatti, quanto alla domanda sulla natura dell'azione estimatoria - che ha lo scopo di salvaguardare l'equilibrio sinallagmatico delle prestazioni quando l'acquirente non possa o non voglia ricorrere al rimedio della risoluzione - si conferma che essa è generalmente ritenuta azione modificativa/costitutiva in senso stretto: difatti, la sentenza emessa all'esito del giudizio, ha l'effetto di modificare il contenuto dell’obbligazione pecuniaria (pagamento del prezzo) dell’acquirente, sotto il profilo quantitativo.

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