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Articolo 747 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/09/2020]

Collazione per imputazione

Dispositivo dell'art. 747 Codice Civile

La collazione per imputazione [746, 750 c.c.] si fa avuto riguardo al valore dell'immobile al tempo della aperta successione(1) [456 c.c.].

Note

(1) Il valore del bene immobile ai fini della collazione per imputazione si determina al tempo dell'apertura della successione, rimanendo irrilevanti i mutamenti dipendenti dalla diminuzione del potere di acquisto della moneta e gli altri eventi successivi.
Ciò crea una disparità di trattamento tra la collazione per imputazione e quella in natura in quanto in quest'ultimo caso il bene viene valutato al momento della collazione.

Spiegazione dell'art. 747 Codice Civile

Il conferimento per imputazione va fatto avuto riguardo al valore al momento dell'apertura della successione, che è il momento in cui la massa viene, benché virtualmente, reintegrata di quanto le compete.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 747 Codice Civile

Cass. civ. n. 9177/2018

La collazione per imputazione si differenzia da quella in natura per il fatto che i beni già oggetto di donazione rimangono di proprietà del medesimo donatario; sicché, ove il condividente abbia optato per la prima, la somma di denaro corrispondente al valore del bene donato, quale accertato con riferimento alla data di apertura della successione, viene sin da quel momento a far parte della massa ereditaria in sostituzione del bene donato, costituendo in tal modo "ab origine" un debito di valuta a carico del donatario, cui si applica il principio nominalistico, con la conseguenza che anche gli interessi legali vanno rapportati a tale valore e decorrono dal medesimo momento.

Cass. civ. n. 20041/2016

In tema di collazione, ove il "relictum" sia costituito da un unico bene, i prelevamenti devono essere effettuati stralciando dallo stesso la quota corrispondente al valore dei beni oggetto del conferimento per imputazione, atteso che la mancanza, nell'asse ereditario, di beni della stessa natura di quelli che sono stati così conferiti dagli eredi donatari non esclude il diritto degli eredi non donatari al prelevamento, che si attua, ex art. 725 c.c., solo per quanto possibile, con oggetti della stessa natura e qualità di quelli non conferiti in natura.

In tema di scioglimento della comunione ereditaria, la collazione per imputazione di un immobile che, successivamente alla sua alienazione da parte del donatario, ma anteriormente all’apertura della successione, abbia subito un incremento di valore per effetto di una destinazione edificatoria insussistente all'atto dell'alienazione suddetta, va eseguita stimando il valore del bene al momento dell’apertura della successione e, dunque, tenendo conto anche di tale sopravvenuta attitudine urbanistica la quale, non dipendendo da un’attività del donatario o del terzo diretta ad incrementare il valore del bene, né essendo correlativa ad un esborso del donatario o all’arricchimento, corrispondente al valore delle opere realizzate, che il terzo abbia voluto porre in essere in favore di quello, non corrisponde alla finalità che sottende il regime dei miglioramenti della res “donata” e, pertanto, non ne condivide la disciplina.

Cass. civ. n. 5659/2015

Nella divisione ereditaria, una volta che il condividente donatario abbia optato per la collazione per imputazione - che si differenzia da quella in natura per il fatto che i beni già oggetto di donazione rimangono di proprietà del medesimo condividente -, la somma di denaro corrispondente al valore del bene donato, quale accertato con riferimento alla data di apertura della successione, viene sin da quel momento a far parte della massa ereditaria in sostituzione del bene donato, costituendo in tal modo "ab origine" un debito di valuta a carico del donatario, cui si applica il principio nominalistico. Ne consegue che devono essere imputati non i frutti civili dell'immobile oggetto di collazione, ma gli interessi legali sulla predetta somma, con decorrenza dal momento dell'apertura della successione.

Cass. civ. n. 25473/2010

La collazione per imputazione dell'immobile donato in nuda proprietà con riserva di usufrutto va effettuata con riferimento al valore corrispondente alla piena proprietà come acquisita dal donatario all'epoca di apertura della successione, sia perché solo in tale momento si può stabilire il valore dell'intera massa da dividere ed attuare lo scopo della collazione di ricomposizione in modo reale dell'asse ereditario, sia perché l'acquisizione della piena proprietà del bene in capo al donatario alla morte del donante (ovvero al tempo di apertura della successione, come individuato dall'art. 456 c.c.) è, comunque, effetto riconducibile al suddetto atto di donazione. In caso contrario, il donatario si avvantaggerebbe ingiustificatamente del mancato conferimento alla massa di un importo corrispondente alla differenza tra il valore equivalente alla nuda proprietà e quello equivalente alla piena proprietà del bene stesso.

Cass. civ. n. 25646/2008

Nel giudizio di divisione ereditaria, una volta che il condividente donatario abbia optato per la collazione per imputazione che si differenzia da quella in natura per il fatto che i beni già oggetto di donazione rimangono di proprietà del medesimo condividente la somma di denaro corrispondente al valore del bene donato, quale accertato con riferimento alla data di apertura della successione, viene sin da quel momento a far parte della massa ereditaria in sostituzione del bene donato, costituendo in tal modo ab origine un debito di valuta a carico del donatario cui si applica il principio nominalistico; ne consegue che anche gli interessi legali vanno rapportati a tale valore e decorrono dal medesimo momento.

Cass. civ. n. 17878/2003

In tema di divisione ereditaria ed in ipotesi di determinazione dell'eventuale lesione della quota di legittima, la stima del valore dei beni da riunire fittiziamente va compiuta con riferimento allo stato di fatto e di diritto esistente alla data di apertura della successione e, conseguentemente, per accertarne la commerciabilità, devesi aver riguardo alla disciplina normativa vigente a tale data. Peraltro ove un bene, ancorché incommerciabile, sia suscettibile di produrre, comunque, reddito, di tale capacità devesi tener conto ai fini della stima del suo valore.

Cass. civ. n. 645/2003

In tema di divisione ereditaria ed in ipotesi di collazione di immobili per imputazione, ai fini della determinazione delle quote spettanti a ciascuno degli eredi, il valore dei beni donati dal de cuius dev'essere calcolato con riferimento alla sua consistenza al momento dell'apertura della successione e avuto riguardo a tutte le potenzialità economiche dei beni stessi. In esse va compreso per intero il contributo di ricostruzione di cui alla legge 14 maggio 1981, n. 219, se il corrispondente diritto è maturato al tempo dell'apertura della successione, trattandosi di un utile oggettivo connesso al bene, comunque sia stato erogato, per la prima casa o per altre unità abitative.

Cass. civ. n. 2163/1998

La collazione per imputazione costituisce una fictio iuris per effetto della quale il coerede, che, a seguito di donazione operata in vita dal de cuius, abbia già anticipatamente ricevuto una parte dei beni a lui altrimenti destinati solo con l'apertura della successione, ha diritto a ricevere beni ereditari in misura ridotta rispetto agli altri coeredi, tenuto conto del valore (attuale) di quanto precedentemente donatogli, senza che i beni oggetto della collazione tornino materialmente e giuridicamente a far parte della massa ereditaria, incidendo i medesimi esclusivamente nel computo aritmetico delle quote da attribuire ai singoli coeredi.

Cass. civ. n. 1159/1995

In tema di divisione ereditaria e nel caso di collazione di immobile per imputazione l'equivalente pecuniario del valore del bene deve essere determinato con riferimento alla sua consistenza al tempo di apertura della successione (art. 747 c.c.), a prescindere da ogni mutamento dipendente dalla diminuzione del potere di acquisto della moneta o da altro evento intervenuto in epoca successiva.

Cass. civ. n. 4381/1982

Il donante ha solo il potere di dispensare il donatario dalla collazione, ma non può in alcun modo vincolare la sua scelta, qualora egli sia tenuto alla collazione, di conferire in natura il bene (immobile) ricevuto ovvero di attuare la collazione per imputazione.

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Consulenze legali
relative all'articolo 747 Codice Civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Dott. A. B. chiede
martedì 08/12/2020 - Marche
“INTEGRAZIONE VS/ CONSULENZA Q 202025635 GIA' PAGATA
Io Alberto (padre donante) coproprietario al 76,1785% di un appartamento A2 Cl 4 - C6 Cl.6 ( Tot.R.D. 982,61), con la ex-moglie per il 25,8215%, doniamo la proprietà intera con intestazione al figlio legittimo Luca (seconda casa), mediante unico atto con calcolo imposte su valori catastali , previa indicazione "importo calcolato ai meri fini fiscali " (?) .
1° Quesito: Si può indicare su unico rogito il doppio valore catastale e di mercato con pagamento imposte sul primo, tenuto conto che Klara chiede il collegamento tra i due atti (vedi sotto).
2° Quesito: Io dovrei donare in contanti (a 1/2 bonifico od ass.circ.) alla figlia naturale Klara la contropartita della quota immobiliare donata a Luca del 74,1785% su Euro 236.000 ante lavori di ristrutturazione (valore finale da stima Euro 293.000 - 57.000 pagate da Luca come spese straordinarie incrementative). Si può indicare nel rogito della 2° donazione il collegamento al rogito di cui sopra, tracciato da ass.circ., con motivazione "controvalore quota immobiliare", anche per documentare meglio eventuale verifica Ag. Entrate, data rilevanza importo trasferito? E' possibile o vi è qualche impedimento normativo? Indicando i valori di mercato, oltre ad un maggior costo di imposte ed oneri notarili, immagino che l'Agenzia delle Entrate pretenderà il calcolo valore finale di mercato di Euro 293.000 e non di Euro 236.000 (importo ante lavori , ancorchè incrementati di Euro 57.000) . Ma in questo caso ci sarebbe uno sbilancio tra gli importi nominali rispetto agli effettivi concordati tra i figli . Allego perizia di stima, accettata dai figli, penso che non sia opportuno allegare al rogito, specie se si sceglie il calcolo automatico catastale.
3° quesito: Visto lo sbilancio di importi negli atti ufficiali, la motivazione del rogito "a meri fini fiscali", che accentuerebbe i rischi delle donazioni, in presenza di parti conflittuali si potrebbe fare una scrittura privata non a carattere pre-successsorio ma di regolarizzazione proprietà a seguito di lavori pagati da Luca? (Vedi Allegato).
In attesa di cortese urgente risposta, allego anche copia bonifico ed invio cordiali saluti.”
Consulenza legale i 20/12/2020
La prima domanda a cui si chiede di rispondere è se è possibile indicare in un atto notarile di donazione il doppio valore, e precisamente quello reale (o commerciale) e quello catastale, quest’ultimo da utilizzare come parametro per la tassazione dello stesso atto.

Tale domanda investe il tema del c.d. prezzo valore, sistema introdotto dall’art. 1, comma 497 della Legge n. 266/2005 (finanziaria 2006), successivamente modificata dal c.d. decreto Bersani e dalla finanziaria 2007, ed in vigore per tutti gli atti di trasferimento immobiliare stipulati a partire dal 1° gennaio 2006.
Finalità di tale normativa è stata proprio quella di consentire di indicare in tali atti il prezzo reale pattuito e, al contempo, di pagare le imposte relative all’atto stipulato solo sul valore dell’immobile determinato con i meccanismi di rivalutazione della rendita catastale, c.d. “valutazione automatica”.

Ciò che conta è che si tratti di cessioni soggette ad imposta di registro e che la cessione si realizzi nei confronti di persone fisiche che non agiscano nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali.
Tale sistema prevede anche delle limitazioni di natura oggettiva, ossia derivanti dal tipo di bene che costituisce oggetto di trasferimento, in quanto deve trattarsi di immobili ad uso abitativo e relative pertinenze.
Il sistema, inoltre, vale anche per il trasferimento di abitazioni e relative pertinenze in favore di chi non possa godere delle agevolazioni prima casa; quindi, anche chi acquista una seconda o terza casa dovrà pagare le imposte secondo le aliquote ordinarie, ma potrà chiedere che la tassazione venga effettuata sulla base del valore catastale.

Sebbene la norma faccia riferimento solo alle cessioni a titolo oneroso, occorre precisare che la suddetta regola del prezzo valore può trovare applicazione anche nel caso delle donazioni, non avendo il legislatore specificato una limitazione a favore delle sole cessioni a titolo oneroso (in tal senso si è espressa la Commissione Tributaria Provinciale di Milano con sentenza n. 9617/3/2016).
Pertanto, può rispondersi dicendo che è possibile, almeno in linea teorica, effettuare la donazione al proprio figlio dell’immobile, chiedendo al notaio di volersi avvalere, ai fini della tassazione, del sistema prezzo valore e indicando nell’atto anche il reale valore di mercato attribuibile all’immobile trasferito.

La seconda domanda attiene alla successiva o contestuale stipula di un atto di donazione in favore dell’altra figlia ed avente questa volta ad oggetto una somma di denaro pari al valore della quota di immobile donata al figlio, detratta la somma spesa dal figlio donatario per lavori di miglioria eseguiti a proprio carico su quell’immobile.
Non sussiste alcuna norma che possa impedire nella seconda donazione di fare riferimento alla prima, né si rischia di incorrere nel divieto dei c.d. patti successori (ex art. 458 del c.c.), in quanto si sta disponendo in vita di beni facenti parte del proprio patrimonio.
Anzi, ciò che si consiglia è di chiedere al notaio a cui ci si rivolgerà di redigere un unico atto notarile contenente le due donazioni, facendo risultare dalla seconda donazione (quella alla figlia) che la somma donata è pari all’attuale valore di mercato dell’immobile donato con la prima donazione all’altro figlio.
Il richiamo alla donazione dell’immobile avrà sicuramente il suo rilievo probatorio qualora la sorella volesse intentare un’azione di riduzione nei confronti del fratello.

Tuttavia, malgrado gli accorgimenti che si ha intenzione di adottare in questo momento, non è purtroppo possibile escludere che uno dei due figli decida in futuro di agire in riduzione, in quanto, secondo il disposto dell’art. 556 del c.c., per determinare l’ammontare della quota disponibile e, di conseguenza, il valore della quota di riserva di ciascun legittimario, occorre riunire fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione secondo il loro valore determinato negli artt. da 747 a 750 c.c.
In particolare, l’art. 747 del c.c. sancisce che per gli immobili occorre tenere conto del valore che essi hanno al momento dell’apertura della successione, valore che di fatto potrebbe non corrispondere a quello risultante dalla perizia che ci si è premurati di far redigere.
Neppure la dispensa da collazione, che si ha intenzione di inserire negli atti di donazione, può scongiurare che i due figli possano in futuro scontrarsi in giudizio lamentando una lesione della quota di riserva, in quanto, secondo il chiaro disposto di cui al secondo comma dell’art. 737 c.c., tale dispensa produce effetto nei limiti della quota disponibile e può soltanto valere ad esimere il coerede, in cui favore è stata disposta, dal conferire alla massa ereditaria quanto ha formato oggetto di donazione con dispensa.

Sembra quasi superfluo evidenziare che, ai sensi del secondo comma dell’art. 557 del c.c., i soggetti che possono chiedere la riduzione non possono, finchè vive il donante, rinunziare a questo diritto, né con dichiarazione espressa né prestando il proprio assenso alla donazione (pertanto, sarebbe nulla un’eventuale clausola inserita nell’atto di donazione con cui i figli rinunziano reciprocamente ad esercitare l’azione di riduzione).

Per quanto concerne il contenuto della scrittura privata che si ha intenzione di sottoscrivere e da valere quale scrittura accompagnatoria degli atti di donazione, si ritiene che non possa avere una forza maggiore di quella attribuibile all’atto pubblico di donazione.
Tale scrittura può soltanto utilizzarsi come semplice manifestazione di intenti, mentre alla medesima non può attribuirsi alcuna efficacia vincolante per coloro che la sottoscrivono (con conseguente diritto di pretenderne l’adempimento), per le seguenti ragioni:
  1. l’accettazione della proposta paterna, a cui si fa riferimento nella prima parte di essa, è superflua, in quanto già implicita nella stessa accettazione delle donazioni, in cui si dà peraltro atto del fatto che la somma donata alla figlia è pari all’attuale valore di mercato dell’immobile donato al figlio;
  2. la dichiarazione con cui i figli riconoscono che con tali attribuzioni non è stata posta in essere alcuna disparità di trattamento può valere soltanto per il presente, ma non per il futuro, sia perché integrerebbe un patto successorio rinunziativo (a diritti spettanti su una successione non ancora aperta) sia perché in futuro l’immobile avrà sicuramente un valore diverso da quello attuale (a ciò si è fatto già cenno nella prima parte di questa consulenza);
  3. l’impegno d’onore che si vuole far assumere ai figli non può avere alcuna rilevanza sul piano del diritto, così come il diritto che il genitore si riserva di esercitare tempestive azioni punitive o premiali” nel caso in cui qualcuno dei figli dovesse venir meno agli impegni assunti (anzi, ciò può snaturare la natura dell’atto di accettazione della donazione, il quale non sarebbe più libero);
  4. anche la parte relativa alla dichiarazione preliminare è già contenuta nell’atto pubblico del notaio, e pertanto sarebbe superfluo ripeterla nella scrittura privata;
  5. l’impegno “a non rimettere in discussione l’accordo raggiunto, ritenendolo a tutti gli effetti equo e soddisfacente”, invece, non può avere altro effetto che quello di rinunziare preventivamente ad esperire una successiva azione di riduzione, ciò che contrasta con il disposto dell’art. 557 del c.c.;
  6. infine, la dichiarazione da parte del padre di depositare il nuovo testamento modificato, lasciando intendere che la modifica dello stesso sia stata effettuata in considerazione dell’impegno assunto dai figli di rispettare le donazioni, può costituire motivo per impugnare quello stesso testamento per mancanza di libertà e spontaneità nel volere.

Pertanto, in conclusione, ciò che si consiglia è di evitare di redigere la scrittura privata e limitarsi a far risultare dalle donazioni effettuate per atto notarile la volontà di voler soddisfare in egual modo entrambi i figli con l’attribuzione di beni di egual valore, almeno attuale.
E’ anche opportuno inserire la dispensa da collazione, soprattutto se si vuole soddisfare il desiderio che l’immobile resti in ogni caso nel patrimonio del figlio.


Francesco F. chiede
mercoledì 11/09/2019 - Lombardia
“Mio padre e' defunto, e quando era in vita, ha fatto donazione di 100.000 € a mia sorella per l'acquisto di un appartamento che poi la stessa ha rivenduto dopo 10 anni ed all'apertura della successione non era più nella sua disponibilità.
Da quanto ne so' non si dovrebbe più tenere conto dei 100.0000€ ma del valore dell'appartamento, ma andrebbe periziato l'appartamento o varrebbe il valore indicato nell'atto di vendita (120.000€ )?
L'atto notarile di vendita che mi sono fatto inviare da notaio (pdf) per essere depositato in tribunale deve avere qualche autenticazione notarile?
Grazie in anticipo”
Consulenza legale i 17/09/2019
Il tema della donazione del denaro o dell’immobile con esso acquistato non è di così semplice soluzione ai fini della successiva collazione ed eventuale riduzione, in quanto non sempre può dirsi che ad una donazione di denaro debba conseguirne la collazione dell’immobile con esso acquistato.
Infatti, vi sono dei presupposti da rispettare per pretendere che oggetto di collazione da parte del coerede donatario sia, anziché il denaro, l’immobile acquistato con l’utilizzo di esso.
In particolare, nessun dubbio può sussistere qualora le parti (donante e donatario) abbiano posto in essere una donazione indiretta, rientrante tra quegli altri atti di liberalità di cui si parla all’art. 809 del c.c. e all’art. 737 del c.c., norme che riguardano rispettivamente le liberalità risultanti da atti diversi dalla donazione e la collazione di quanto si è ricevuto per donazione direttamente o indirettamente.

Tipico esempio che può farsi di donazione indiretta è il contratto a favore di terzo (art. 1411 del c.c.), fattispecie che possiamo definire trilatera, alla quale intervengono promittente (il genitore-donante), promissario (venditore) e terzo beneficiario (il figlio donatario), in cui l’acquisto da parte del terzo beneficiario avviene con denaro che altro soggetto (il genitore) mette a sua disposizione con spirito di liberalità; in tale ipotesi, infatti, l’attribuzione gratuita viene attuata con il negozio oneroso (la compravendita), il quale produce non soltanto l’effetto diretto che gli è proprio, ma anche quello indiretto relativo all’arricchimento del destinatario.
In queste ipotesi, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che, affinchè possa ritenersi oggetto di donazione l’immobile e non il denaro, non è sufficiente una dichiarazione resa dal genitore in sede di stipula della compravendita (nella quale si dice che il pagamento del prezzo viene effettuato con denaro da questi somministrato al figlio a titolo di donazione manuale), ma è necessario che il pagamento venga effettuato contestualmente alla stipula del rogito (cfr. Cass. Civ. Sez. I sent. N. 21494 del 10/10/2014).

In mancanza di tali presupposti, invece, l’oggetto della donazione va identificato in ciò che fuoriesce dal patrimonio del donante (il denaro), piuttosto che in ciò di cui il donatario si sia effettivamente arricchito.
Afferma la Corte di Cassazione Sez. VI set. 02.09.2014 n. 18541 che per integrare la fattispecie di donazione indiretta è necessario che la dazione della somma di denaro sia effettuata quale mezzo per l’unico e specifico fine dell’acquisto dell’immobile: deve cioè sussistere incontrovertibilmente un collegamento teleologico tra elargizione del denaro e acquisto dell’immobile. Qualora tale nesso manchi o non si sia comunque in grado di fornire la prova, oggetto della donazione rimane il denaro stesso.
Se, al contrario, tale collegamento sussiste o si è in qualche modo in grado di fornirne in giudizio la prova, allora indubbiamente oggetto di collazione potrà essere l’immobile acquistato con il denaro donato, per la cui valutazione occorre fare riferimento agli artt. 746 e 747 cc..

Prevedono tali norme che la collazione di un immobile può farsi o con il rendere il bene in natura o con l’imputarne il valore alla propria porzione e che, qualora venga fatta per imputazione, occorre fare riferimento al valore che l’immobile ha al momento dell’apertura della successione.
La collazione per imputazione può essere frutto di una libera scelta del donatario oppure imposta dalla situazione di fatto, come accade nel caso di specie, in cui il donatario ha alienato l’immobile prima dell’apertura della successione.
Per tale ultima ipotesi è di indubbio interesse la sentenza della Corte di Cassazione, Sez. II n. 20041 del 06.10.2016, nella quale si afferma che il valore del bene donato deve essere determinato con riferimento al momento dell’apertura della successione, con la conseguenza che se il coerede donatario, prima della morte del de cuius, abbia venduto a terzi il bene oggetto della collazione, graverà sul medesimo il rischio che al momento dell’apertura della successione quel bene possa avere un valore maggiore, considerato che è di tale valore si dovrà tener conto ai fini dell’imputazione (nel caso preso all’esame dalla Corte di Cassazione il donatario aveva alienato a terzi un terreno a destinazione agricola, il quale al momento dell’apertura della successione era divenuto edificabile, con un valore commerciale indubbiamente accresciuto).

Pertanto, volendo a questo punto sinteticamente rispondere a quanto chiesto nel quesito, può dirsi che:
  1. la sorella donataria sarà tenuta ad imputare il valore dell’immobile acquistato con il denaro donatole dal padre solo se tra la donazione del denaro e quell’acquisto sussiste uno stretto collegamento negoziale, di cui si possa fornire prova in giudizio.
Sotto questo profilo un ruolo essenziale riveste sicuramente il contenuto dell’’atto notarile di compravendita, dal quale dovrà risultare il trasferimento di denaro dal padre alla figlia per pagare il prezzo di vendita; l’atto da produrre in giudizio dovrà essere una copia certificata conforme all’originale detenuto dallo stesso notaio (non sussiste alcun problema a farsi rilasciare una copia conforme dallo studio notarile interessato);
  1. qualora si riesca a dare prova del collegamento negoziale di cui si è detto sopra, sarebbe opportuno produrre in giudizio anche una perizia attestante il valore dell’immobile alla data di apertura della successione, e ciò conformemente a quanto disposto dall’art. 747 c.c. (tale valore, infatti, potrebbe essere superiore a quello concordato dalle parti nell’atto di compravendita).


Moreno C. chiede
martedì 13/12/2016 - Trentino-Alto Adige
“Al momento della successione un terreno edificabile donato risulta edificato; è possibile eseguire ancora un modesto aumento di volume. Il valore del terreno, al momento della successione ancora in zona edificabile, può essere quello relativo al modesto aumento di volume consentito?”
Consulenza legale i 17/12/2016
Il problema che con il caso in esame si è chiamati a risolvere è essenzialmente quello di stabilire quale sia il valore da attribuire ai beni donati in vita dal de cuius al fine di giungere ad una corretta determinazione del valore complessivo della massa ereditaria da dividere.

Norme di sicuro riferimento a tale riguardo sono quelle contenute nel Libro II, Titolo IV, Capo II del codice civile, dedicato alla collazione.
In particolare, con riferimento agli immobili (il bene donato nel caso di specie è un terreno), dispone l’art. 746 c.c. che “la collazione di un bene immobile si fa o col rendere il bene in natura o con l’imputarne il valore alla propria porzione, a scelta di chi conferisce”.
Sembra evidente che, avendo il donatario ricevuto per donazione un terreno edificabile ed avendo su tale terreno realizzato un fabbricato a sue spese prima della morte del de cuius, la forma di collazione che verrà scelta sarà senza dubbio quella per imputazione.
A questo punto, dunque, troverà applicazione il successivo art. 747 c.c., il quale dispone che “la collazione per imputazione si fa avuto riguardo al valore dell’immobile al tempo della aperta successione”.

La collazione per imputazione, infatti, costituisce una fictio iuris per effetto della quale il coerede che, a seguito di donazione, abbia già anticipatamente ricevuto una parte dei beni a lui altrimenti destinati solo con l’apertura della successione, ha diritto a ricevere beni ereditari in misura ridotta rispetto agli altri coeredi, tenuto conto del valore di quanto gli sia stato in precedenza donato, valore che va determinato con riferimento al momento dell’apertura della successione.

Si potrebbe in contrario obiettare che per ristabilire la proporzione delle quote ereditarie sarebbe giusto che il coerede donatario sia tenuto a conferire alla massa ereditaria solo il valore rappresentato dall’effettivo arricchimento di cui egli ha goduto a seguito della liberalità, in quanto, se così non fosse, gli eredi non donatari sarebbero favoriti, nella determinazione delle loro quote ereditarie, dall’aumento del valore del cespite.
Proprio nel caso che ci riguarda, infatti, il bene donato avrà senza alcun dubbio un valore maggiore rispetto a quello che aveva al tempo della donazione, avendo il donatario realizzato sullo stesso una costruzione.
Per tale ipotesi, tuttavia, il legislatore interviene con i successivi artt. 748 e 749 c.c., che consentono di tenere in considerazione, ai fini della collazione per imputazione, i miglioramenti apportati al bene (trattasi di norme che sono espressione, a loro volta, dei principi generali che reggono il possesso di buona fede espresso all’art. 1150 c.c. e, più in generale, di quelli in tema di indebito arricchimento).

Così sarà necessario dedurre in favore del donatario il valore dei miglioramenti apportati al fondo nei limiti del loro valore al tempo dell’aperta successione, in quanto non sarebbe ragionevole imporre al donatario di conferire un valore che non è riferito all’originaria consistenza della cosa donata, ma che dipenda da iniziative da lui assunte (nel caso di miglioramenti eseguiti a sua cura e spese) o da interventi di terzi.

In definitiva, al momento dell’apertura della successione, al fine di determinare il valore del terreno oggetto di donazione, si dovrà tener conto della destinazione urbanistica che esso ha e, in caso di sua attitudine edificatoria, della volumetria realizzabile, compresa, senz'altro, anche la volumetria già utilizzata per la costruzione ivi esistente.


Testi per approfondire questo articolo

  • Della collazione. Del pagamento dei debiti

    Editore: Giuffrè
    Collana: Il codice civile. Commentario
    Data di pubblicazione: ottobre 2009
    Prezzo: 53,00 -5% 50,35 €
    Categorie: Collazione

    Come sempre analitico nella trattazione, anche questo contributo al Commentario affronta una puntuale specifica di due particolari capi del codice civile, relativi alla collazione e al pagamento dei debiti.
    Partendo dall'estrazione storica dell'istituto della collazione, il volume scandisce l'esame sistematico delle ipotesi in cui si configura la necessità della sua applicazione e tutte le collegate circostanze in cui questa si presenta dubbia, fittizia o utile alla effettiva... (continua)

  • Oggetto ed esenzioni nella disciplina della collazione

    Collana: Quaderni della Rassegna di dirit. civile
    Pagine: 164
    Data di pubblicazione: settembre 2013
    Prezzo: 18 €
    Categorie: Collazione

    L'indagine, attraverso un'approfondita analisi ermeneutica del dato positivo corredata da una completa disamina degli orientamenti finora emersi in dottrina e giurisprudenza, si propone di individuare il profilo oggettivo dell'istituto della collazione, indicando ciò che, per legge o per disposizione negoziale, possa costituire oggetto dell'obbligo collatizio di conferimento oppure ne possa essere esentato.

    (continua)