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Articolo 119 Testo unico bancario

(D.lgs. 1 settembre 1993, n. 385)

[Aggiornato al 30/04/2019]

Comunicazioni periodiche alla clientela

Dispositivo dell'art. 119 Testo unico bancario

1. Nei contratti di durata i soggetti indicati nell'articolo 115 forniscono al cliente, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente stesso, alla scadenza del contratto e comunque almeno una volta all'anno, una comunicazione chiara in merito allo svolgimento del rapporto. Il CICR indica il contenuto e le modalità della comunicazione.

2. Per i rapporti regolati in conto corrente l'estratto conto è inviato al cliente con periodicità annuale o, a scelta del cliente, con periodicità semestrale, trimestrale o mensile.

3. In mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, gli estratti conto e le altre comunicazioni periodiche alla clientela si intendono approvati trascorsi sessanta giorni dal ricevimento.

4. Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione.

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Consulenze legali
relative all'articolo 119 Testo unico bancario

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Vittorio D. chiede
mercoledì 29/01/2020 - Campania
“Mio zio ha aperto un conto in banca nel 1987 e la stessa banca afferma che in (Banca delle M. del 1998) si sono trasferiti in carica e ha scritto un nuovo contratto

Ho il contratto del 1998
Ma ho chiesto il contratto del 1987 e stanno dicendo che non sono obbligati a darglielo ed è distrutto,

Sono autorizzati a distruggere un contratto del 1987?
È morto nel 2013, dopo 10 anni che hanno potuto distruggere, nel 2023 hanno dovuto tenere un registro

le banche sono tenute a conservare registri e firme dell'apertura dei conti bancari?

anche io ho i registri di storia bancaria dell'A. E. che mostrano la data di apertura del 1987 ma non è mai stata aperta la registrazione del 1998, quando le banche trasferiscono gli uffici sono obbligati a comunicarlo all'A.e.?

la mia domanda alla banca era se avesse già un conto nel 1987 perché avrebbe dovuto riaprire il conto nel 1998 se fosse la stessa banca che si è trasferita

quindi quali sono le leggi bancarie per tenere un registro di quando i clienti aprono conti?”
Consulenza legale i 02/02/2020
La risposta al primo quesito inerente alle motivazioni della riapertura di un conto, non si può che rilevare come, sovente, la banca sia portata, talvolta a causa di operazioni straordinarie che hanno coinvolto la banca (fusione tra banche, etc.), a porre in essere delle “migrazioni” dei rapporti di conto corrente.

La migrazione altro non è che la riapertura del contratto corrente, inizialmente in essere con una banca, con il nuovo soggetto bancario titolare del rapporto di conto corrente in forza del perfezionamento dell’operazione straordinaria.

Per fare un esempio, Caio intratteneva il rapporto di conto 1 con la banca x; la banca x si è fusa per incorporazione con la banca y; in seguito alla fusione, la banca x non esiste più in quanto incorporata nella banca y. Il nuovo soggetto titolare del rapporto sarà pertanto la banca y. Il vecchio rapporto di conto 1 intrattenuto con la banca x verrà migrato nella banca y, in quanto la banca x per via della fusione ha trasferito tutti i suoi rapporti con i vari clienti alla banca y, nuova titolare del rapporto di conto 1. Con la migrazione del rapporto, si avrà la riapertura del contro presso la banca y, e il rapporto di conto prenderà una nuova numerazione.

In relazione, invece, al secondo quesito, la norma di riferimento in punto di obblighi di conservazione della documentazione bancaria è l’art. 119, IV comma, del TUB, a mente del quale “Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione”.

Tale norma è stata interpretata in maniera difforme dalla giurisprudenza di merito e di legittimità.

Secondo una certa giurisprudenza di merito, la banca sarebbe tenuta alla conservazione dei contratti, come quello indicato nel quesito, solamente per dieci anni dal momento in cui è stato sottoscritto (cfr. Trib. Ravenna 6.6.2012; Trib. Taranto 17.9.2015; Trib. Sassari 21.12.2015 e Trib. Roma 10.4.2015); aderendo a questo indirizzo, la banca, nel caso di specie, non sarebbe tenuta a conservare un contratto sottoscritto nel 1987.

Tuttavia, come evidenziato dalla Corte d’Appello di Milano “Il contratto di c/c bancario … costituisce prova scritta richiesta ad substantiam ed a pena di nullità … costituisce la fonte della disciplina dei rapporti obbligatori tra le parti e, come tale, non può essere distrutto decorso il termine di dieci anni dalla sua sottoscrizione, qualora i diritti da esso nascenti non si siano prescritti” (App. Milano 22.5.2012).

Del medesimo avviso è la Suprema Corte che, di recente, ha statuito che la banca che “si disfa della documentazione afferente a un credito, di cui non ha ancora ottenuto soddisfacimento e rientro, si manifesta, in sé stesso, di negligenza grave, pure venendo apertamente a violare il dovere di “sana e prudente gestione” di cui all’art. 5 del vigente Testo unico bancario” (Cass. 20.2.2018, n. 4102)

Tirando le somme di questi ultimi indirizzi giurisprudenziali, maggiormente convincenti in punto di obbligo di conservazione della documentazione bancaria, si può concludere come segue per rispondere al secondo quesito formulato: non sussiste un limite temporale massimo scaduto il quale la banca possa ritenersi esonerata dal conservare un rapporto di conto corrente e, pertanto, anche per un contratto sottoscritto nel 1987 potrebbe sussistere un obbligo per la medesima banca di conservazione. Tuttavia, e per questo è stato utilizzato il condizionale “potrebbe”, l’obbligo di conservazione si deve conciliare con l’istituto della prescrizione. Pertanto, ove i crediti scaturenti da tale rapporto di conto corrente fossero già prescritti, si può affermare correttamente che verrebbe meno anche l’obbligo di conservazione di detto rapporto per la banca; diversamente, laddove detti crediti ancora non fossero prescritti, la banca sarà tenuta a conservare detto contratto.