Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 119 Testo unico bancario

(D.lgs. 1 settembre 1993, n. 385)

[Aggiornato al 30/10/2020]

Comunicazioni periodiche alla clientela

Dispositivo dell'art. 119 Testo unico bancario

1. Nei contratti di durata i soggetti indicati nell'articolo 115 forniscono al cliente, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente stesso, alla scadenza del contratto e comunque almeno una volta all'anno, una comunicazione chiara in merito allo svolgimento del rapporto. Il CICR indica il contenuto e le modalità della comunicazione.

2. Per i rapporti regolati in conto corrente l'estratto conto è inviato al cliente con periodicità annuale o, a scelta del cliente, con periodicità semestrale, trimestrale o mensile.

3. In mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, gli estratti conto e le altre comunicazioni periodiche alla clientela si intendono approvati trascorsi sessanta giorni dal ricevimento.

4. Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione.

Notizie giuridiche correlate all'articolo

Tesi di laurea correlate all'articolo

Modelli di documenti correlati all'articolo

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 119 Testo unico bancario

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Marina B. chiede
mercoledý 31/03/2021 - Piemonte
“15 anni prima della morte di un mio amico, egli mi ha donato una somma in denaro tramite bonifico, di cui alcuna persona e’ a conoscenza. Egli è mancato 01/10/20
Oggi sono erede universale, e la figlia ha la legittima al 50%.
Mi risulta che la banca possa fornire documentazione ufficiale contabile unicamente dei 10 anni antecedenti alla morte. La figlia ha accettato eredità con beneficio di inventario.
E’ possibile che possa richiedere la riduzione di eredità su questa somma donata? E in che modo nel caso?”
Consulenza legale i 07/04/2021
L’art. 119 del Testo unico bancario impone agli istituti di credito il dovere di conservare gli estratti conto bancari non oltre il decennio e, pertanto, nel caso di specie la banca non avrebbe alcun obbligo di soddisfare una eventuale richiesta della figlia relativa ad un periodo che va ben oltre tale periodo.
Peraltro, nel quesito posto si dice che nessuno è a conoscenza di quel trasferimento di denaro che l’amico ha effettuato a titolo puramente liberale, il che induce a pensare che difficilmente la figlia potrebbe pensare di richiedere all’istituto di credito le movimentazioni bancarie relative ad un periodo superiore al decennio.

A ciò si aggiunga un’altra considerazione: la figlia non sembra essere stata del tutto esclusa dalla successione del padre, in quanto si dice che, sebbene chi pone il quesito sia stata nominata erede universale, alla figlia è andata comunque la quota spettantele per legge e pari al 50% del patrimonio del defunto.
Sotto questo profilo, dunque, almeno con riferimento al patrimonio c.d. relictus del defunto (ossia ai beni che componevano il suo patrimonio al momento della morte), non si può temere alcuna azione di riduzione, risultando la figlia pienamente soddisfatta dei diritti che la legge le riserva, quali risultanti dall’art. 537 del c.c., nella parte in cui dispone che se il genitore lascia un solo figlio, a questi deve essere riservata la metà del patrimonio.

Quanto detto, ovviamente, non tiene conto di quale può essere stata l’effettiva consistenza del bonifico ricevuto, in quanto se trattasi di una somma di una certa rilevanza, tale da non potersi far rientrare nei limiti di quella che la legge definisce quota disponibile, e se la figlia aveva comunque conoscenza della reale consistenza del patrimonio del padre, allora la stessa potrebbe essere interessata ad approfondire la situazione economica del de cuius, per cercare di capire come quest’ultimo abbia potuto consumare il suo patrimonio.

Un esempio pratico può aiutare a chiarire meglio ciò che si vuole dire: se il de cuius aveva accumulato in vita un patrimonio di 200 e di questi 150 sono stati trasferiti all’amica con bonifico, lasciando un relictus di 50, sembra evidente che la figlia possa non accontentarsi di 25, ossia del 50% di ciò che il padre ha fatto trovare al momento della sua morte.

Qualche dubbio in tal senso può farsi discendere dalla circostanza che la figlia ha scelto di accettare l’eredità con beneficio di inventario, non essendo dato sapere se ha fatto ricorso a tale forma di accettazione per il timore di trovare nell’eredità paterna dei debiti oppure nell’intento di soddisfare la condizione che l’art. 564 del c.c. pone all’erede per agire in riduzione (sebbene la stessa norma appena citata precisi che il rispetto di tale condizione non è richiesto nel caso in cui si intenda chiedere la riduzione di donazioni e legati fatti a soggetti chiamati come coeredi).

Se tale scelta fosse stata effettuata al fine di agire in riduzione, non può del tutto escludersi che la figlia possa essere in possesso di qualche indizio da cui poter desumere che la consistenza del patrimonio paterno era ben altra da quella risultante al momento della sua morte.
Qualora, dunque, si decidesse a voler approfondire in tal senso, sarebbe astrattamente possibile superare quel limite temporale del decennio al di là del quale viene meno il dovere degli istituti di credito di conservare la documentazione contrattuale dei clienti e, conseguentemente, il loro obbligo di fornire agli interessati, che ne fanno richiesta, i relativi estratti conto.

A tal fine, infatti, ci si potrebbe avvalere dell’orientamento fatto proprio in diverse occasioni dalla Corte di Cassazione (cfr. Cass. 22.08.1985 n. 4480; Cass. 09.04.1984 n. 2262; Cass. 14.05.2005 n. 1590), la quale ha affermato che, sebbene il quarto comma dell’art. 119 TUB imponga alla banca il dovere di conservazione degli estratti conto non oltre il decennio, in realtà il relativo dies a quo deve farsi decorrere dalla chiusura del conto corrente.
La S.C., infatti, fa rilevare che il rapporto contrattuale che si viene ad instaurare tra banca e cliente deve essere a tutti gli effetti ricondotto al contratto di mandato (quantunque articolato in più atti esecutivi), e pertanto è dalla conclusione di tale mandato (coincidente con la chiusura del conto corrente) che deve farsi decorrere il termine decennale a cui fa riferimento l’art. 119 TUB.

Nel caso di specie la morte del correntista è avvenuta in data 01.10.2020, il che lascia supporre che il rapporto contrattuale con la banca o le banche interessate o non sia stato ancora chiuso oppure sia stato chiuso in prossimità di quella data.
Ciò consente, facendo proprio l’orientamento sopra riportato della S.C., di pretendere che la banca (da cui è partito il bonifico per effettuare la liberalità in favore dell’amica) fornisca alla figlia ogni documentazione utile a ricostruire le movimentazioni bancarie del padre anche oltre l’ultimo decennio.
Se dall’esame di tale documentazione si dovesse venire a conoscenza di una somma abbastanza consistente uscita gratuitamente dal patrimonio del de cuius, sembra evidente che la figlia non esiterà ad agire in riduzione per pretendere la quota di riserva che effettivamente le compete, calcolata non solo sul relictum, ma anche sul donatum.


Anna chiede
martedý 24/11/2020 - Lombardia
“Buongiorno, avrei alcune informazioni da chiedere in merito ad un contenzioso con la banca: sto chiedendo in qualità di erede legittimo tutta la documentazione bancaria degli ultimi 10 anni del de cuius,dopo snervanti tira e molla ,mi viene consegnata la documentazione che presenta a mio parere delle stranezze: contratti ai quali mancano dei fogli(lo si evince dalla graffatura manomessa), contratti ai quali mancano praticamente le condizioni,le firme,eventuali modifiche contrattate col cliente...e via dicendo;inoltre ci sono pochissime fotocopie degli originali e dei prelievi fatti allo sportello tramite operatore, mi sono stati consegnati fogli che non sono assolutamente fotocopie ma sembrano stampati appositamente che indicano sì il tipo di operazione con data e ora, ma non riportano la firma dell'impiegato bancario e la firma del de cuius viene riportata in pennarello nero fortemente mancato, come se fosse stata presa e messa lì per la necessità.Il de cuius può aver depositato la firma visto le precarie condizioni di salute degli ultimi anni e autorizzato la banca ad usarla quando qualcuno si presentava magari chi aveva una delega? Presumo ci sia un contratto anche per queste autorizzazioni o no? Sono erede legittimo, ma la banca non mi ha richiesto alcuna autocertificazione di erede ne l'atto di morte quando ho fatto la richiesta,e mi ha comunque consegnato tali documenti.Mi è stato detto che un altro erede si è presentato in banca per sbloccare ,non riuscendoci il conto che io avevo fatto bloccare al momento del decesso di nostro padre, per far svincolare dei soldi, può aver fatto la richiesta anche a mio nome? È legale ciò? Un erede può rappresentare tutti gli altri senza il consenso degli stessi e chiedere alla banca determinate cose?Come posso tutelarmi, dato che ho prove certe che la banca sta ostacolando la mia legittimità nel richiedere ciò che mi spetta di diritto?Grazie.”
Consulenza legale i 01/12/2020
Il primo aspetto che il caso in esame richiede di affrontare è quello relativo alla presunta contraffazione dei documenti che la banca ha finora messo a disposizione.
Al riguardo occorre avvertire che il tema della falsità documentale è un tema molto delicato e rischioso, in quanto si tratta di mettere in dubbio documenti prodotti da terzi, accusandoli di averli scientemente e dolosamente alterati, ponendo dunque in essere una condotta che potrebbe assumere rilevanza anche sotto il profilo penale.
Si vuole a tal proposito segnalare la recente sentenza del Tribunale di Bari, Sezione IV civile n. 34/2019, pubblicata in data 03/01/2019, che può indurre a riflettere prima di pensare concretamente di portare avanti la tesi della falsità dei documenti messi a disposizione dalla banca, sentenza che si ritiene particolarmente pertinente al caso in esame perché proprio relativa alla materia bancaria.

Si legge in un passo della motivazione di tale sentenza che “secondo il prevalente e condiviso orientamento della giurisprudenza anche di legittimità il disconoscimento della conformità della copia all’originale presuppone che il dichiarante indichi in quali punti la copia costituisce un “falso” (cfr. Cass. 30.6.2014, n. 14804), ossia, sia stata materialmente contraffatta nel suo originario contenuto, o, più semplicemente, non corrisponde integralmente all’originale non prodotto e sia in grado di offrire elementi, almeno indiziari, sul diverso contenuto che la scrittura presentava nella versione originale del documento. Infatti, come testualmente affermato da Cass. n. 7775 del 3.4.2014, “La contestazione della conformità all’originale di un documento prodotto in copia non può avvenire con clausole di stile e generiche, quali “impugno e contesto” ovvero “contesto tutta la documentazione perché inammissibile ed irrilevante”, ma va operata – a pena di inefficacia – in modo chiaro e circostanziato, attraverso l’indicazione specifica sia del documento che si intende contestare, sia degli aspetti per i quali si assume differisca dall’originale …Una contestazione della conformità all’originale d’un documento prodotto in copia, insomma, è validamente compiuta ai sensi dell’art. 2719 del c.c. quando si indichi espressamente in cosa la copia differisca dall’originale, ovvero quando si neghi l’esistenza stessa d’un originale. Limitarsi a dichiarare di “contestare” un documento senza nemmeno indicare cosa ci sia da contestare è un artificio che può trovar spazio nei manuali di retorica, non negli atti d’un processo, e chi lo adotta non potrà che imputare a sè medesimo le conseguenze derivanti dalla imperfetta contestazione”.

Con ciò vuole chiaramente dirsi che, se non si ha assoluta certezza e riscontro concreto della asserita falsità documentale e se la stessa si fonda su semplici supposizioni, è consigliabile non portare avanti, né giudizialmente né in via extragiudiziaria, una contestazione di tale tipo.
Se, al contrario, i dubbi sulla autenticità di alcuni dei documenti prodotti dalla Banca sono seri, concreti e ben circostanziati (nel senso che si dispone di concrete fonti di prova), e soprattutto se si è consapevoli che dalla accertata falsità giudiziale di tali documenti possano trarsi dei concreti vantaggi, allora si potrà fare ricorso al disposto dell’art. 221 del c.p.c., norma che consente di proporre la querela di falso anche in via principale, ossia instaurando un autonomo giudizio ordinario di cognizione, volto ad accertare la falsità dei documenti oggetto di impugnazione.
Giudice competente è il Tribunale in composizione collegiale, come risulta dal combinato disposto degli artt. 221, 225 e 50 bis c.p.c. (è obbligatorio l’intervento del pubblico ministero).

L’altro aspetto della vicenda descritta, per il quale si chiedono suggerimenti, è come possa giustificarsi l’atteggiamento assunto dalla Banca, la quale, nel fornire la documentazione richiesta, non ha preteso alcun documento che potesse servire a comprovare il proprio status di chiamato all’eredità (si ricorda che la posizione di erede si acquista solo dopo l’accettazione).
Va intanto detto che, dagli elementi che vengono forniti nel quesito potrebbe pensarsi ad un rapporto di conto corrente cointestato a firma congiunta, in cui la cointestazione potrebbe riguardare l’altro erede che ha tentato di operare sul conto, ma a cui non gli è stato concesso di farlo proprio perché a firma congiunta.

Per questo si ritiene che sia indispensabile acquisire, per prima cosa, tutta la documentazione contrattuale, in quanto solo dal suo esame sarà possibile verificare la presenza di eventuali deleghe o cointestazioni in favore di terzi.
Le banche, generalmente, cercano di frapporre ostacoli alla consegna di tale documentazione, adducendo che il quarto comma l’art. 119 T.U. bancario, sulla cui base viene esercitato il diritto di ricevere copia dei documenti da parte della banca, fa riferimento soltanto alle c.d. comunicazioni periodiche alla clientela, ed in particolare gli estratti conto, dai quali è possibile desumere le varie movimentazioni.
Ciò, tuttavia, non esclude che il cliente abbia il diritto di ricevere anche le copie dei contratti sottoscritti, in quanto, sebbene la norma citata non lo dica espressamente, il relativo obbligo in capo alla banca può farsi discendere dal dovere generale che sulla stessa grava di comportarsi secondo correttezza ex art. 1175 del c.c. anche nei confronti del cliente (debitore e creditore), oltre che dal principio contenuto all’art. 1375 del c.c.,, il quale impone che il contratto debba essere eseguito secondo buona fede.

E’ proprio argomentando da tali norme che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 12093/2001 ha imposto alla banca di fornire al cliente l’intera documentazione relativa al rapporto obbligatorio ed al suo svolgimento.
Pertanto, qualora sussista il fondato dubbio che l’istituto di credito non abbia fornito tutta la documentazione relativa al rapporto intrattenuto con il de cuius e che abbia artificiosamente trasmesso documentazione incompleta, non resta altra soluzione che far pervenire alla stessa una diffida ad integrare detta documentazione, specificando anche di fornire ogni documento relativo ad eventuali deleghe o cointestazioni ed evidenziando, a tal proposito, tutte le incongruenze e le stranezze rilevate, senza mai palesare alcun sospetto nei confronti dell’operato della Banca.

Nel caso in cui l’istituto di credito non dovesse far seguito a tale diffida o dovesse rispondere asserendo di non essere in possesso di altri documenti e che tutta la documentazione prodotta è conforme agli originali, non resta altra soluzione che quella di ricorrere all’autorità giudiziaria, potendosi a tal fine avvalere dello strumento del ricorso per decreto ingiuntivo avente ad oggetto la consegna degli estratti conto degli ultimi dieci anni, nonché di tutti i contratti sottoscritti.
Nel momento in cui la banca, poi, dovesse opporre di aver già prodotto la documentazione richiesta e, si ripete, qualora si abbia fondata certezza della mancanza di autenticità di alcuni di essi, si potrà proporre nel corso del giudizio di opposizione, che si andrà ad instaurare, querela di falso c.d. incidentale, sempre ex art. 221 c.p.c. per contestare quei documenti in riferimento ai quali si nutrono dubbi di autenticità.

Infine, per quanto concerne la circostanza che la banca ha messo a disposizione di chi pone il quesito la documentazione richiesta senza pretendere di verificare il titolo che legittimava tale richiesta, le spiegazioni a cui può pensarsi sono due, ossia l’esistenza di un particolare rapporto di fiducia e conoscenza nei confronti del richiedente ovvero che tale legittimazione fosse stata già accertata nel momento in cui ci si è recati in banca per bloccare il conto (per cui sarebbe stata del tutto superflua un’ulteriore verifica).


Alessandro R. chiede
mercoledý 16/09/2020 - Emilia-Romagna
“Spett.le Brocardi, il problema riguarda l' ottenimento della così detta "copia conforme" dell' estratto conto del conto corrente bancario in ambito condominiale.
In ottemperanza a quanto disposto dall' art. 1129 c.c comma 7 ho preso appuntamento con l' amministratore di condominio per ricavare la copia degli estratti conto a partire dal 01/01/2013 al 31/12/2018, non essendo disponibili mi è stato fornito l' elenco dei movimenti contabili fino al 30/12/2017 e la copia dell'estratto conto per il restante periodo, il tutto in formato digitale pdf.
Il precedente amministratore aveva però effettuato dei pagamenti utilizzando il sistema dei bonifici multipli pertanto l' attuale amministratore avrebbe richiesto all' istituto bancario la copia conforme degli estratti conto e la distinta dei bonifici multipli.
Dopo circa 30 giorni, non ricevendo comunicazione in merito ho richiesto informazioni all' amministratore scoprendo che non aveva ancora provveduto, dopo circa altri 30 giorni ho trovato nella mia casella di posta elettronica diverse email, tutte inviate lo stesso giorno da parte dell' amministratore, con allegati gli estratti conto, le distinte dei bonifici ed il pagamento dell' operazione emesso dall' istituto bancario per un costo di € 19,50 il tutto in formato pdf, ho contattato l' amministratore il quale mi ha risposto che quello era ciò che gli ha dato la banca.
Survolando sul fatto che al passaggio di consegne il precedente amministratore avrebbe dovuto consegnare tutta la documentazione e quindi anche degli estratti conto e che il suo successore avrebbe dovuto pretendere la consegna di ciò che mancava, è noto che l' istituto bancario invii al correntista, periodicamente, l' estratto conto normalmente in formato cartaceo con l' addebito del costo di spedizione, oppure che , tramite accordo con il cliente, invii l' estratto conto in formato digitale, a titolo gratuito, nell account dell' home bancking e che, dietro richiesta, fornisca la copia conforme con addebito della produzione della copia.
Il dispositivo dell' art. 119 del T.U.B dispone che le comunicazioni inerenti il rapporto in essere debbano avvenire "in forma scritta o mediante altro supporto durevole" ed ai fini della direttiva n° 65/2002 C.E. per "supporto durevole" si intende qualsiasi strumento che permette al consumatore di memorizzare informazioni a lui personalmente dirette in modo che possano essere agevolmente recuperate durante un periodo di tempo adeguato ai fini a cui sono destinate le informazioni stesse e che consente la "riproduzione immutata" delle informazioni memorizzate.
Il semplice file in formato pdf non soddisfa le esigenze essendo privo di firma digitale elettronica, pertanto, facilmente modificabile e non equiparabile a scrittura privata, praticamente inutilizzabile in ambito giuridico, ritengo che l' istituto bancario debba produrre la copia degli estratti conto e le distinte dei bonifici multipli in apposito formato cartaceo e che la produzione e l' invio nell' account di home bancking del formato digitale debba essere a titolo gratuito e ritengo anche che, avendo già effettuata la necessaria richiesta tramite l' amministratore senza, per altro, aver ottenuto l' adeguato riscontro, mi possa rivolgere direttamente all' istituto bancario come da decisione A.B.F n° 7960/2016.
Le mie richieste possono essere considerate legittime?
Può la banca rifiutarsi di fornire quella che considero la "copia conforme"?”
Consulenza legale i 20/09/2020
La finalità dell’art. 119 tub, alla cui lettura si rimanda, è quella di permettere la trasparenza nel rapporto tra ente creditizio e cliente.

Nel caso di specie, risulta che la banca, conformemente all’art. 119, 1 comma, tub, abbia trasmesso gli estratti conto al cliente “in forma scritta o mediante altro supporto durevole accettato preventivamente dal cliente stesso”.

Non si possono condividere, infatti, le considerazioni svolte nel quesito per le seguenti ragioni.

Il file pdf risponde alla definizione di "supporto durevole" che si ritrova nella direttiva n° 65/2002 C.E. e anche nell’art. 120 quinquies TUB: “ogni strumento che permetta al consumatore o al professionista di conservare le informazioni che gli sono personalmente indirizzate in modo da potervi accedere in futuro per un periodo di tempo adeguato alle finalità cui esse sono destinate e che permetta la riproduzione identica delle informazioni memorizzate”.

Tale formato del file permette di ottenere quanto indicato nella definizione di “supporto durevole”, come interpretato in base alla normativa comunitaria e nazionale e, pertanto, la richiesta di ottenere copia degli estratti del conto corrente in formati differenti non rientra nel perimetro dell’art. 119 TUB e potrebbe, dunque, essere oggetto di una legittima obiezione da parte dell’ente creditizio.

Vittorio D. chiede
venerdý 17/04/2020 - Campania
“Ciao Brocardi

Zio Rocco non aveva moglie o figli, io sono suo nipote
Rocco è morto a settembre 2013

> Ho completato il successione 2016
> Nessuna documentazione, libretti bancari, libretti degli assegni, carte mai trovate in casa sua Sono stato in grado di lanciare INPS solo per trovare questo conto previdenziale
> La Banca mi ha fornito gli ultimi dieci anni di estratti conto bancari per un numero di conto 148
Ma questo mostra solo attività quotidiane e nulla per quanto riguarda gli investimenti separati

> Anche l'ufficio delle banche si è trasferito nel 2014, facendo sì che il numero di conto passi da # 148 a # 63111132

> Ho ritirato la mia parte del denaro a ottobre 2016 e gli altri eredi hanno preso la loro parte 7 mesi dopo, a luglio 2017, è molto strano perché la banca è molto vicina alle loro case

> Zio Rocco ha aperto il conto n. 148 nell'anno 1987 e la banca ha risposto al mio avvocato dicendo che non riuscivano a trovare il contratto di apertura quando lo avevo richiesto, sono obbligati a far firmare una copia del contratto quando ha aperto?

> Ho ottenuto un ANGRAFE BANCARIA dall'Agenzia Entrate in merito ai movimenti della Banca di Zio Rocco

> Abbiamo presentato copie della Anagrafe alla banca e chiesto una spiegazione del motivo per cui vi sono date incomplete e numeri di conto bancario incompleti che non sono stati comunicati all'Agenzia Entrate poiché tutte queste informazioni dovrebbero essere finalizzate a causa della chiusura ufficiale Il sistema bancario di Zio quando abbiamo diviso i suoi beni

> La Banca afferma di non sapere nulla o di considerare in ogni caso questi processi e che Anagrafe Bancaria dell'Agenzia Entrate non significa nulla per loro

> L'Agenzia Entrata mi ha detto che la banca comunica tutte queste informazioni e movimenti all'Agenzia Entrate in quanto obbligati a farlo

> Posso allegare le quattro pagine ANAGRAFE e inviarle a voi come durante la creazione di questo lavoro di consultazione non mi ha permesso di allegarlo, qui potete vedere le informazioni mancanti che non sono state comunicate all'Agenzia Entrate

Penso che mi sia stato mostrato solo il normale conto bancario del libretto degli assegni generale e se c'era un conto di investimento o un risparmio non mi è stato mostrato e incluso nella divisione immobiliare

Abbiamo anche inviato un decreto ingiuntivo in merito a questo conto bancario e in particolare richiesto la conferma delle informazioni mancanti di ANAGRAFE Bancaria a cui hanno totalmente ignorato la domanda di ANAGRAFE, e l'avvocato delle banche ha risposto che era solo un conto bancario, questo mi fa preoccupare che potrebbe esserci stato un investimento o qualcosa che non ci viene comunicato

* Spero che tu possa capire ciò che ho scritto in dettaglio
* La banca non sta rispondendo o rispondendo a domande relative all'ANAGRAFE BANCARIA fornite dall'Agenzia Entrate e ha persino lanciato lettere di avvocati e molte telefonate

* Vi prego di informarmi su cosa posso fare per chiarire queste informazioni mancanti poiché la banca sta evitando la domanda e l'Agenzia Entrate ha confermato che questi dati sono stati completati e non completati, tutti provengono direttamente dalla banca
* Ho bisogno di questo ANGRAFE BANCARIA spiegato e perché mancano informazioni?
* Vorrei una revisione della revisione di tutta la storia bancaria di Zio Rocco
* Avvocati e commercialisti hanno visto ANAGRAFE e non sono in grado di spiegare le informazioni mancanti, ho bisogno di qualcuno che capisca esattamente di cosa tratta questo materiale
* Come posso risolvere questa situazione?”
Consulenza legale i 23/04/2020
Le strade da percorrere per tentare di ricostruire tutti i rapporti contrattuali intercorsi tra il de cuius e la Banca passano per due vie:

1) La prima è quella di trasmettere alla Banca una istanza ex art. 119 del Testo Unico Bancario finalizzata a richiedere formalmente tutta la documentazione che risulta dal documento “Anagrafe Bancario”.
Da quest’ultimo documento, infatti, risultano indicati alcuni dati (come la data di inizio del rapporto, l’Istituto Bancario, etc.) che potranno essere indicati nell’istanza al fine di circoscrivere la richiesta ed evitare eccezioni da parte della Banca;

2) Qualora l’istanza ex art. 119 TUB non abbia alcun effetto e la Banca si rifiuta di esibire la documentazione richiesta, si dovrà ricorrere ad un ricorso per decreto ingiuntivo ex art. 633 del c.p.c. con cui si chiederà che il Tribunale ordini l’esibizione di detta documentazione alla Banca.

Ovviamente, la documentazione di cui potrà essere richiesta copia può essere solo quella per cui è richiesta la forma scritta ex art. 117 TUB, tra questa non rientrano gli ordini di esecuzione di investimento, ad esempio.

Vittorio D. chiede
mercoledý 29/01/2020 - Campania
“Mio zio ha aperto un conto in banca nel 1987 e la stessa banca afferma che in (Banca delle M. del 1998) si sono trasferiti in carica e ha scritto un nuovo contratto

Ho il contratto del 1998
Ma ho chiesto il contratto del 1987 e stanno dicendo che non sono obbligati a darglielo ed è distrutto,

Sono autorizzati a distruggere un contratto del 1987?
È morto nel 2013, dopo 10 anni che hanno potuto distruggere, nel 2023 hanno dovuto tenere un registro

le banche sono tenute a conservare registri e firme dell'apertura dei conti bancari?

anche io ho i registri di storia bancaria dell'A. E. che mostrano la data di apertura del 1987 ma non è mai stata aperta la registrazione del 1998, quando le banche trasferiscono gli uffici sono obbligati a comunicarlo all'A.e.?

la mia domanda alla banca era se avesse già un conto nel 1987 perché avrebbe dovuto riaprire il conto nel 1998 se fosse la stessa banca che si è trasferita

quindi quali sono le leggi bancarie per tenere un registro di quando i clienti aprono conti?”
Consulenza legale i 02/02/2020
La risposta al primo quesito inerente alle motivazioni della riapertura di un conto, non si può che rilevare come, sovente, la banca sia portata, talvolta a causa di operazioni straordinarie che hanno coinvolto la banca (fusione tra banche, etc.), a porre in essere delle “migrazioni” dei rapporti di conto corrente.

La migrazione altro non è che la riapertura del contratto corrente, inizialmente in essere con una banca, con il nuovo soggetto bancario titolare del rapporto di conto corrente in forza del perfezionamento dell’operazione straordinaria.

Per fare un esempio, Caio intratteneva il rapporto di conto 1 con la banca x; la banca x si è fusa per incorporazione con la banca y; in seguito alla fusione, la banca x non esiste più in quanto incorporata nella banca y. Il nuovo soggetto titolare del rapporto sarà pertanto la banca y. Il vecchio rapporto di conto 1 intrattenuto con la banca x verrà migrato nella banca y, in quanto la banca x per via della fusione ha trasferito tutti i suoi rapporti con i vari clienti alla banca y, nuova titolare del rapporto di conto 1. Con la migrazione del rapporto, si avrà la riapertura del contro presso la banca y, e il rapporto di conto prenderà una nuova numerazione.

In relazione, invece, al secondo quesito, la norma di riferimento in punto di obblighi di conservazione della documentazione bancaria è l’art. 119, IV comma, del TUB, a mente del quale “Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione”.

Tale norma è stata interpretata in maniera difforme dalla giurisprudenza di merito e di legittimità.

Secondo una certa giurisprudenza di merito, la banca sarebbe tenuta alla conservazione dei contratti, come quello indicato nel quesito, solamente per dieci anni dal momento in cui è stato sottoscritto (cfr. Trib. Ravenna 6.6.2012; Trib. Taranto 17.9.2015; Trib. Sassari 21.12.2015 e Trib. Roma 10.4.2015); aderendo a questo indirizzo, la banca, nel caso di specie, non sarebbe tenuta a conservare un contratto sottoscritto nel 1987.

Tuttavia, come evidenziato dalla Corte d’Appello di Milano “Il contratto di c/c bancario … costituisce prova scritta richiesta ad substantiam ed a pena di nullità … costituisce la fonte della disciplina dei rapporti obbligatori tra le parti e, come tale, non può essere distrutto decorso il termine di dieci anni dalla sua sottoscrizione, qualora i diritti da esso nascenti non si siano prescritti” (App. Milano 22.5.2012).

Del medesimo avviso è la Suprema Corte che, di recente, ha statuito che la banca che “si disfa della documentazione afferente a un credito, di cui non ha ancora ottenuto soddisfacimento e rientro, si manifesta, in sé stesso, di negligenza grave, pure venendo apertamente a violare il dovere di “sana e prudente gestione” di cui all’art. 5 del vigente Testo unico bancario” (Cass. 20.2.2018, n. 4102)

Tirando le somme di questi ultimi indirizzi giurisprudenziali, maggiormente convincenti in punto di obbligo di conservazione della documentazione bancaria, si può concludere come segue per rispondere al secondo quesito formulato: non sussiste un limite temporale massimo scaduto il quale la banca possa ritenersi esonerata dal conservare un rapporto di conto corrente e, pertanto, anche per un contratto sottoscritto nel 1987 potrebbe sussistere un obbligo per la medesima banca di conservazione. Tuttavia, e per questo è stato utilizzato il condizionale “potrebbe”, l’obbligo di conservazione si deve conciliare con l’istituto della prescrizione. Pertanto, ove i crediti scaturenti da tale rapporto di conto corrente fossero già prescritti, si può affermare correttamente che verrebbe meno anche l’obbligo di conservazione di detto rapporto per la banca; diversamente, laddove detti crediti ancora non fossero prescritti, la banca sarà tenuta a conservare detto contratto.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.