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Articolo 1353 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Contratto condizionale

Dispositivo dell'art. 1353 Codice civile

(1) Le parti possono subordinare l'efficacia (2) o la risoluzione (3) del contratto o di un singolo patto a un avvenimento futuro e incerto [108, 475, 520, 633, 702, 1521, 1757, 1938, 2010, 2659] (4).

Note

(1) La norma si riferisce alla condizione prevista dalle parti che si differenzia dalla condicio iuris, la quale influenza l'efficacia del contratto ma per volontà di legge, senza che i contraenti possano incidervi: essa si ha, ad esempio, in caso di donazione con condizione di reversibilità (v. 791 c.c.). La condizione si distingue anche dalla presupposizione che si ha quando, interpretando il contratto secondo buona fede, risulta che le parti hanno ritenuto determinante del consenso una certa situazione che però non hanno dedotto espressamente nell'accordo. Secondo un primo indirizzo essa costituisce una condizione implicita, secondo altri, se l'evento è comune, determinante ed oggettivo, il suo mancato avverarsi può essere fatto valere ai sensi dell'art. 1467 del c.c..
(2) In tal caso si parla di condizione sospensiva: ad esempio, Tizio si impegna ad acquistare un fondo se il Comune gli concederà di costruirvi un immobile.
(3) In tal caso la condizione è risolutiva: ad esempio, Tizio acquista il fondo subito ma con la condizione che l'acquisto venga caducato se entro un anno non ottiene la possibilità di edificarvi.
(4) L'avvenimento dedotto in condizione deve essere: futuro, altrimenti le parti non avrebbero bisogno di posticipare gli effetti o la risoluzione del contratto; incerto, ciò che distingue la condizione dal termine; lecito (v. 1354 c.c.), poichè l'illiceità non riceve protezione dall'ordinamento; possibile (v. 1354 c.c.) poichè altrimenti la condizione sarebbe priva di utilità per le parti.

Ratio Legis

Il legislatore prevede la condizione allo scopo di consentire alle parti di dare ingresso, nel contratto, ai propri motivi personali, di regola irrilevanti (v. 1325 c.c.).

Brocardi

Ante condicionem existentem, solutum repeti potest
Condicio
Condicio deest
Condicio existit
Condicio facti
Condicio non est in obligatione
Condicio suspendit sed non cogit
Condiciones in praeteritum vel in praesens collatae
Ex tunc
Nulla est condicio quae in praeteritum confertur, vel quae in praesens

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

203 La definizione della condizione si è data attraverso la fusione in un unico articolo (il 222) degli articoli 108 e 109 del progetto 1936, in modo da offrire una più chiara e piu completa nozione della condizione e dei suoi due tipi, sospensivo e risolutivo: dall'art. 109 suddetto si è eliminato ogni richiamo all'effetto della condizione risolutiva perché esso andava regolato in altro luogo.

Massime relative all'art. 1353 Codice civile

Cass. civ. n. 5692/2012

Le parti, nella loro autonomia contrattuale, possono pattuire una condizione sospensiva o risolutiva nell'interesse esclusivo di uno soltanto dei contraenti, occorrendo al riguardo un'espressa clausola o, quanto meno, una serie di elementi, idonei ad indurre il convincimento che si tratti di una condizione alla quale l'altra parte non abbia alcun interesse. Ne consegue che la parte contraente, nel cui interesse è posta la condizione, ha la facoltà di rinunziarvi sia prima, sia dopo l'avveramento o il non avveramento di essa, senza che la controparte possa comunque ostacolarne la volontà. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso il carattere unilaterale della condizione risolutiva prevista in un contratto preliminare di compravendita di un immobile, relativa alla mancata rinuncia da parte di terzi alla prelazione convenzionale loro attribuita in precedenza sul medesimo bene, non ravvisando l'esclusivo interesse del promittente acquirente rispetto alla pattuita condizione).

Cass. civ. n. 25138/2010

L'atto di dimissioni, nel realizzare il diritto potestativo di recesso del lavoratore, idoneo a determinare la risoluzione del rapporto di lavoro indipendentemente dalla volontà del datore di lavoro, non sopporta una condizione risolutiva, che inammissibilmente porrebbe nel nulla un effetto risolutivo già avvenuto, ma ben può contenere una condizione sospensiva, permessa dal principio generale di libertà negoziale. (Nella specie, relativa alla cessazione, per dimissioni volontarie, del rapporto lavorativo di un dirigente di una società, titolare di azioni della stessa, la S.C. ha ritenuto ammissibile l'apposizione, all'atto di dimissioni del detto dirigente, della condizione sospensiva del trasferimento ad altra società delle azioni di cui il medesimo era titolare).

Cass. civ. n. 22811/2010

Nel caso in cui le parti abbiano condizionato l'efficacia (o la risoluzione) di un contratto al verificarsi di un evento senza indicare il termine entro il quale questo può utilmente avverarsi, può essere ottenuta la dichiarazione giudiziale di inefficacia del contratto stesso per il mancato avveramento della condizione sospensiva (o per l'avveramento della condizione risolutiva) senza che ricorra l'esigenza della previa fissazione di un termine da parte del giudice, ai sensi dell'art. 1183 c.c. quando lo stesso giudice ritenga essere trascorso un lasso di tempo congruo entro il quale l'evento previsto dalle parti si sarebbe dovuto verificare.

Cass. civ. n. 9504/2010

Qualora le parti, nell'ambito dell'autonomia privata, abbiano previsto l'inadempimento di una di esse alle obbligazioni contrattuali quale condizione risolutiva, una volta verificatosi tale inadempimento, lo stesso non può essere invocato dalla controparte quale illecito contrattuale e fonte di obbligazione risarcitoria ai sensi dell'art. 1223 cod. civ., trattandosi del legittimo esercizio di una potestà convenzionalmente attribuita, in quanto costituente l'evento espressamente dedotto in condizione risolutiva potestativa per concorde volontà dei contraenti.

Cass. civ. n. 2863/2006

In tema di contratto, le parti possono assumere l'evento consistente nella condicio iuris che è un requisito necessario di efficacia del negozio, alla stessa stregua di una condicio facti assoggettando la prima a regolamentazione pattizia pur non potendola superare o eliminare in forza di successivi accordi o per loro inerzia; infatti, la stessa trovando fonte nell'ordinamento giuridico esula dall'autonomia negoziale nel senso che il suo mancato definitivo avveramento rende irrimediabilmente inefficace il contratto indipendentemente dalla volontà delle parti. Ne consegue che, essendo legittima la previsione di un limite temporale all'avverarsi della condicio iuris il venir meno, nel termine stabilito, dell'elemento (esterno) legalmente necessario per l'efficacia del contratto, ne comporta l'invalidità. (Nella specie, le parti avevano subordinato l'efficacia del contratto preliminare di vendita di un bene immobile al rilascio - mai avvenuto — della concessione edilizia entro un dato termine).

Cass. civ. n. 419/2006

Nel caso in cui una condizione sia costituita da un evento incerto sia nell'an che nel «quando», le parti possono concordare un limite temporale riguardo al suo verificarsi, per non lasciare indefinitamente nell'incertezza l'efficacia del contratto, e sono abilitate a porre tale limite nell'interesse esclusivo di una di esse, nonché a rinunciare a farlo valere, anche con comportamenti concludenti.

Cass. civ. n. 3579/2005

La clausola contrattuale che sottoponga il sorgere del diritto alla seconda parte del compenso, in favore del professionista incaricato da un Comune del progetto di un comparto P.E.E.P. — compenso la cui prima parte debba per contratto essere corrisposta alla consegna dell'elaborato — , alla ricezione da parte del Comune dei corrispettivi delle convenzioni da stipulare con gli enti attuatori del progetto, non dà luogo all'istituto della presupposizione, che ricorre quando le parti, nel concludere il contratto, abbiano inteso come certa la esistenza di una situazione di fatto (passata, presente o futura), o di diritto, indipendente dalla loro volontà, stipulando l'atto su tale presupposto; né configura un termine o una condizione meramente potestativa, ma, piuttosto, una condizione mista, in quanto l'evento, alla data del contratto futuro ed incerto nell'an e nel quando per essere le parti consapevoli, all'atto del perfezionamento del contratto d'opera professionale, del potere del Comune di non stipulare le convenzioni con gli enti attuatori, attesa la facoltà, attribuita allo stesso dall'art. 35 della legge n. 865 del 1971, richiamato nella clausola contrattuale di cui si tratta, di procedere in proprio alla esecuzione del comparto P.E.E.P. —, della stipula delle convenzioni con i predetti enti, è rimesso anche alla volontà di questo ultimi. Ne consegue che, ove il Comune, ritenendo, nell'esercizio della propria discrezionalità, venuto meno, per effetto di varianti imposte da nuove norme regionali, il pubblico interesse alla esecuzione del P.E.E.P., non proceda alla stipulazione delle convenzioni dedotte in condizione, non essendo configurabile la nullità della condizione apposta al contratto d'opera professionale, né ravvisabile a carico dell'ente alcuna violazione delle regole di correttezza e buona fede nella esecuzione del contratto, non sorge il diritto del professionista al conseguimento della seconda parte del compenso pattuito.

Cass. civ. n. 14198/2004

La clausola contrattuale che sottoponga il sorgere del diritto al compenso, da parte del professionista incaricato del progetto di un'opera pubblica, all'intervenuto finanziamento dell'opera progettata, contiene una condizione mista che, con riferimento al periodo successivo all'entrata in vigore della legge n. 241 del 1990, obbliga la parte pubblica a osservare il principio di regolarità dell'azione amministrativa il quale viene ad integrare, se del caso, i canoni contrattuali di correttezza e buona fede. (In applicazione di tale principio, la Corte ha cassato la sentenza del giudice di merito il quale aveva escluso la possibilità di qualsiasi controllo sul comportamento del Comune, che — nella pendenza della condizione — non aveva neppure richiesto il finanziamento dell'opera oggetto del contratto di lavoro autonomo con il professionista, e ha affermato che la P.A. può ben mutare le sue valutazioni ma essa assume ogni conseguente responsabilità per tale cambiamento di posizione nei confronti di coloro che, avendo fatto affidamento su quello, sono perciò portatori di posizioni soggettive tutelabili).

Cass. civ. n. 4364/2003

La previsione di una prestazione contrattuale come condizione sospensiva è inammissibile nei contratti ad effetti reali, come la compravendita, potendo questa, come qualunque contratto ad effetti reali, non spiegare gli effetti suoi propri sino a quando non sia realizzata la condizione sospensiva prevista. (Nella fattispecie, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza della corte di appello, che, in un contratto di vendita di azioni di società, aveva interpretato le clausole negoziali nel senso di escludere l'effetto traslativo immediato dei titoli e di attribuire alla prestazione di controgaranzia del cessionario — che si era impegnato a far conseguire ai cedenti la liberazione delle fideiussioni prestate verso la società — la capacità di condizionare il detto effetto traslativo).

Cass. civ. n. 4124/2001

In tema di obbligazioni da contratto, il criterio distintivo tra termine e condizione va ravvisato nella certezza e nell'incertezza del verificarsi di un evento futuro che le parti hanno previsto per l'assunzione di un obbligo o per l'adempimento di una prestazione. Ricorre l'ipotesi del termine quando detto evento futuro sia certo, anche se privo di una precisa collocazione cronologica, purché risulti connesso ad un fatto che si verificherà certamente e, come tale, può riguardare sia l'efficacia iniziale che quella finale di un negozio giuridico o di un'obbligazione o di un credito di una parte. Nell'ipotesi di condizione, invece, si versa nell'incertezza dell'evento futuro dal cui verificarsi dipende il sorgere (condizione sospensiva) o il permanere (condizione risolutiva) dell'efficacia di un contratto o di un'obbligazione ad esso inerente (nella specie, l'insorgenza del credito di un professionista nei confronti di una pubblica amministrazione per l'eseguita progettazione era, nella previsione delle parti, connessa all'evento futuro ed incerto del finanziamento statale dell'opera cui si riferiva la progettazione medesima).

Cass. civ. n. 10921/2000

Ai fini della distinzione tra condizione sospensiva e risolutiva, occorre aver riguardo più che alla qualifica che le attribuiscono le parti, alle modalità da esse stabilite per il regolamento del rapporto nello stadio di pendenza della condizione. Tale accertamento costituisce un'indagine di fatto, riservata al giudice di merito, che può essere censurata in sede di legittimità soltanto per vizi di motivazione.

Cass. civ. n. 8685/1999

La cosiddetta condizione unilaterale, cioè la condizione convenuta nell'interesse esclusivo di uno solo dei contraenti, anche se non stipulata espressamente, può emergere per implicito, come corollario indefettibile dello scopo che le parti si propongono, allorquando la sua determinazione nell'interesse di un unico contraente, chiamato a sopportare un preciso onere economico, promani da una corretta valutazione dell'intero rapporto negoziale.

Cass. civ. n. 8493/1998

La mancata previsione di un termine finale di avveramento in relazione ad una condizione sospensiva apposta ad un contratto non postula che l'efficacia sospensiva della condizione debba estendersi fino al momento in cui sia accertata l'assoluta impossibilità, oggettiva o soggettiva, dell'avveramento, dovendo, per converso, la valutazione di tale impossibilità avvenire in termini concreti, con riferimento alla relativa prevedibilità nel contesto storico, sociale ed ambientale del momento.

Cass. civ. n. 4514/1997

Nel caso in cui una condicio iuris sia costituita da un evento incerto sia nell'an che nel quando, le parti possono concordare un limite temporale riguardo al suo verificarsi, per non lasciare indefinitamente nell'incertezza l'efficacia del contratto, e sono abilitate a porre tale limite nell'interesse esclusivo di una di esse, nonché a rinunciare a farlo valere, anche con comportamenti concludenti. (Fattispecie relativa all'acquisto di un immobile da parte di uno Stato estero e alla relativa autorizzazione governativa. La S.C., sulla base del riportato principio e della ritenuta insussistenza dei dedotti vizi di motivazione, ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto il termine contrattualmente previsto circa il rilascio dell'autorizzazione posto nell'esclusivo interesse dell'acquirente; identificando la comune intenzione delle parti sulla base non solo del senso letterale delle parole ma anche della complessiva regolamentazione negoziale e del comportamento delle parti anche posteriore alla conclusione del contratto).

Cass. civ. n. 10220/1996

La condizione può ritenersi operante nell'interesse di una sola delle parti quando vi sia una espressa clausola contrattuale che disponga in tal senso o almeno una serie di elementi idonei ad indurre il convincimento che si tratti di una condizione al cui avveramento l'altra parte non abbia alcun interesse sicché in mancanza la condizione deve essere considerata apposta nell'interesse di entrambe le parti.

Cass. civ. n. 1333/1993

La condizione (sospensiva o risolutiva) non deve essere necessariamente collegata ad un interesse delle parti complementare o integrativo degli interessi direttamente riconducibili alla causa del contratto ma può anche servire interessi ulteriori e diversi, in modo da adattare gli effetti pratici del contratto alle concrete esigenze delle parti, con la conseguenza che anche questo interesse, assumendo giuridica rilevanza, legittima la parte ad avvalersi della condizione.

Cass. civ. n. 9388/1991

L'avveramento dell'evento futuro ed incerto, previsto dalle parti come condizione risolutiva del contratto, produce effetti a prescindere da ogni indagine sul comportamento colposo o meno dei contraenti, in ordine al verificarsi dell'evento stesso, tenuto conto che nella disciplina delle condizioni nel contratto, ove non possono trovare applicazione i principi che regolano l'imputabilità in materia di obbligazioni, detta indagine è rilevante solo nella diversa ipotesi del mancato avveramento della condizione medesima, ai sensi dell'art. 1359 c.c.

Cass. civ. n. 8051/1990

Per quanto la condizione costituisca di regola un elemento accidentale del negozio giuridico, come tale distinto dagli elementi essenziali astrattamente previsti per ciascun contratto tipico dalle rispettive norme, tuttavia, in forza del principio generale della autonomia contrattuale previsto all'art. 1322 c.c. - dal quale deriva il potere delle parti di determinare liberamente, entro i limiti imposti dalla legge, il contenuto del contratto anche in ordine alla rilevanza attribuita all'uno piuttosto che all'altro degli elementi costitutivi della fattispecie astrattamente disciplinata - i contraenti possono prevedere validamente come evento condizionante (in senso sospensivo o risolutivo dell'efficacia) il concreto adempimento (o inadempimento) di una delle obbligazioni principali del contratto; con la conseguenza in tal caso che, ove insorga controversia sulla esistenza ed effettiva portata di quella convenzione difforme dal modello legale, spetta alla parte che la deduca a sostegno della propria pretesa fornire la prova ed al giudice del merito compiere una approfondita indagine per accertare la volontà dei contraenti.

Cass. civ. n. 8009/1990

Il principio per cui la condizione volontaria unilaterale, quale elemento accidentale del negozio giuridico finalizzato a tutela dell'interesse di una sola parte, può essere oggetto di rinuncia, espressa o tacita, ad opera di quest'ultima, non solo prima, ma anche dopo il verificarsi dell'evento, senza che la controparte possa ostacolare tale volontà abdicativa, opera anche con riguardo alla proposta di concordato fallimentare, con la conseguenza che, ove il proponente ne abbia risolutivamente condizionato l'efficacia — a tutela di un proprio interesse — all'avverarsi di un evento futuro ed incerto (nella specie, presentazione di domande di insinuazione tardiva), l'accettazione di tale proposta non attribuisce ai creditori il potere di far valere gli effetti risolutivi di siffatto avveramento, in contrasto con la volontà dell'interessato, che vi abbia, per facta concludentia, rinunciato.

Cass. civ. n. 3626/1989

Si ha condizione risolutiva — il cui verificarsi comporta lo scioglimento di diritto del rapporto ed i cui effetti retroagiscono al tempo di conclusione del contratto, salvo che sia stata stabilita una diversa decorrenza — allorquando le parti abbiano ancorato la risoluzione ad un evento futuro, incerto ed indipendente dalla loro volontà, mentre è da ravvisare il diritto di recesso quando ad una delle parti è attribuita la facoltà di sciogliere unilateralmente il contratto in base ad una libera dichiarazione di volontà.

Cass. civ. n. 2379/1985

Allorché i contraenti si riferiscono essenzialmente ad un dato cronologico allo scopo di indicare il periodo di tempo entro il quale deve essere eseguita una determinata prestazione, dichiarando poi incidentalmente la finalità pratica sottesa alla concessione di quel termine, nell'aspettativa del verificarsi di un certo evento, assume preminente rilievo il dato temporale e la relativa clausola va intesa nel senso che le parti vollero determinare il tempo dell'adempimento e non, invece, condizionare l'efficacia del contratto all'avveramento di un evento futuro.

Cass. civ. n. 5575/1983

La condizione propriamente detta (condicio facti) è caratterizzata dall'incertezza dell'evento futuro dal quale si fa dipendere l'efficacia o la risoluzione del negozio e per tale ragione si distingue dal termine ancorché le parti abbiano fatto riferimento non all'evento in sé, ma alla data del suo avverarsi essendo anche in tal caso sufficiente il requisito dell'incertezza di questo - da accertare con indagine che, involgendo apprezzamento di fatti è riservata al giudice di merito e sottratta al controllo di legittimità, in presenza di una motivazione logicamente e giuridicamente corretta — perché la clausola abbia solo l'apparenza del termine e sia invece da ricondurre sotto l'ipotesi della condizione.

Cass. civ. n. 1432/1983

Nessuna incompatibilità di principio può ritenersi sussistente fra condizione ed esecuzione di una prestazione essenziale, quale è il pagamento del prezzo rispetto al contratto di compravendita, talché è bene ammissibile la deducibilità di quest'ultima come evento condizionante, per accordo fra le parti o per volontà di legge, fermo restando peraltro, che anche qualora una incompatibilità fosse concretamente ravvisabile, rientrerebbe, comunque, nella discrezionalità del legislatore di superarla o comporla erigendo a condizione sospensiva il concreto adempimento di una delle obbligazioni essenziali.

Cass. civ. n. 1181/1983

Nei contratti bilateriali le reciproche prestazioni integrano gli elementi essenziali del contratto medesimo, per cui l'accordo in ordine ad essi non può essere assunto come condizione in senso tecnico, dato che questa costituisce uri elemento accidentale estraneo alla struttura tipica del negozio, mentre le prestazioni reciproche attengono all'esistenza stessa del negozio, in quanto ne costituiscono la causa in senso tecnico-giuridico. Ciò, tuttavia, non esclude che, in particolari ipotesi (da accertare sulla base dell'allegazione di una precisa volontà contrattuale in tal senso), il concreto adempimento di una delle prestazioni concordate possa essere dedotta ex professo come una condizione sospensiva, cui sia consensualmente subordinata la produzione degli effetti giuridici del negozio.

Cass. civ. n. 2412/1982

Il contraente a cui favore sia stata pattuita una condizione ha facoltà di rinunziarvi sia prima sia dopo l'avveramento o il non avveramento della condizione e siffatta rinunzia, anche quando trattasi di condizione apposta a un contratto traslativo o costitutivo di diritti reali immobiliari, non deve necessariamente risultare da atto scritto e può, quindi, essere desunta anche da facta concludentia.

Cass. civ. n. 934/1982

In virtù dell'autonomia contrattuale, le parti possono apporre una determinata condizione al contratto nell'esclusivo interesse di uno solo dei contraenti, nella quale ipotesi — il cui accertamento è rimesso al giudice del merito, con apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, se congruamente e correttamente motivato — tale contraente può ben rinunziare ad avvalersi della condizione, sia prima che dopo il non avveramento della stessa, senza che la controparte possa, comunque ostacolarne la volontà.

Cass. civ. n. 3559/1977

Mentre la condizione propriamente detta (condicio facti) è un avvenimento futuro e incerto dal quale le parti fanno dipendere l'efficacia di un contratto (condizione sospensiva) o la risoluzione di esso (condizione risolutiva), la condizione impropria (condicio juris) consiste in un requisito essenziale o in un presupposto logico di un negozio giuridico, senza il quale questo non esiste, ovvero in un requisito per la sua efficacia. Le condiciones juris della prima specie non hanno alcuna affinità con la condizione vera e propria. Quelle della seconda, invece, consistenti nell'avveramento del requisito richiesto per l'efficacia del negozio, sono perfettamente parificabili alle condiciones facti e suscettibili, quindi, non ostandovi limiti legali, di essere pattiziamente regolamentate.

Cass. civ. n. 566/1975

Non può essere inteso come condizione, alla quale è subordinata l'efficacia del contratto di compravendita immobiliare, il pagamento del prezzo da parte del compratore, costituendo tale pagamento l'obbligazione principale (elemento essenziale del contratto).

Cass. civ. n. 3783/1974

Sono condizioni improprie, non soggette alla disciplina prevista dagli artt. 1353-1361 c,c., quegli eventi che sono basati su presupposti i quali non hanno carattere di evento futuro e non sono oggettivamente incerti, ovvero che siano connessi con l'adempimento di obblighi legali o convenzionali incidenti sulle parti.

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Consulenze legali
relative all'articolo 1353 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Mariano A. chiede
venerdì 06/04/2018 - Lombardia
- Ho stipulato un contratto di sublocazione ad uso commerciale.
- Dopo alcuni mesi ho inviato regolare disdetta 3 mesi
- ho concordato verbalmente con il locatore una riduzione sostanziale del prezzo di affitto, ed un addendum con i nuovi accordi da allegare al contratto di locazione.
- nel frattempo che l'addendum venisse predisposto, su richiesta del locatore, ho inviato una revoca alla disdetta con la seguente frase :
Dichiaro di voler revocare la disdetta e di proseguire con il contratto di locazione stipulato in data 07/12/2017, con le correzioni stabilite nell’ addendum al contratto di locazione che sarà stipulato tra le parti in causa.
- i mesi sono passati e nessun addendum è pervenuto, ma nonostante gli accordi rimasti solo verbali, il canone di affitto è rimasto sempre quello originario.
- stiamo parlando di cifre importanti e fino ad oggi ho maturato un debito consistente aspettando l'addendum.
Il locatore dichiara di non aver mai accordato un addendum.
VORREI SAPERE SE LA CONDIZIONE ESPRESSA NELLA REVOCA, OSSIA LA PRODUZIONE DI UN ADDENDUM, QUALORA NON FOSSE RISPETTATA RENDA NULLA LA REVOCA, E VALGA LA DISDETTA ORIGINARIA.
Vorrei avere un parere certo supportato da riferimenti normativi.
cordiali saluti
Aresu Mariano”
Consulenza legale i 12/04/2018
Ai sensi dell’art. 1353 c.c. la condizione è un avvenimento futuro ed incerto al quale le parti intendono subordinare l’efficacia o la risoluzione del contratto o di una singola pattuizione negoziale.
Si tratta di un elemento accidentale del contratto, ossia un elemento che può anche non essere inserito nel contratto senza che ciò determini alcuna conseguenza sulla validità del contratto medesimo.
Si distingue tra condizione sospensiva e condizione risolutiva.
La condizione sospensiva è quella dal cui verificarsi viene fatta discendere l’efficacia del contratto o di un patto. Prima del suo avverarsi le parti non sono tenute alla realizzazione del programma negoziale.
La condizione risolutiva è quella al verificarsi della quale viene subordinata la cessazione degli effetti del negozio A differenza della condizione sospensiva, nel caso di condizione risolutiva il contratto è immediatamente produttivo di effetti ma la detta efficacia può venir meno ex tunc qualora si realizzi l’evento dedotto in condizione.
L’evento dedotto in condizione deve essere:
a) possibile. La possibilità, materiale e giuridica, deve intendersi come assenza di un impedimento che renda certa l’impossibilità di avvera mento dell’evento secondo un giudizio di ragionevolezza. L’impossibilità esclude la sussistenza della condizione e, difatti, l’art 1354, 2° comma, c.c. dispone che qualora si tratti di condizione sospensiva, l’intero contratto è nullo. Se si tratta di condizione risolutiva, si ha per non apposta;
b) lecito. La liceità è intesa come assenza di contrarietà a norme imperative, ordine pubblico e al buon costume.

Fatte queste premesse di carattere generale, riteniamo che, nel caso in esame, la dichiarazione “….con le correzioni stabilite nell’addendum al contratto di locazione che sarà stipulato tra le parti” possa configurare una condizione, il cui mancato avveramento rende inefficace l’atto di revoca.
Pertanto, laddove non fosse stipulato l’addendum cosi come pattuito, la revoca della disdetta sarà priva di effetto ed avrà valore la disdetta del contratto di locazione. La disdetta è un negozio giuridico unilaterale recettizio con il quale le parti possono provocare la cessazione della locazione.
In quanto atto recettizio, la disdetta produce effetto nel momento in cui perviene a conoscenza del destinatario e, poiché nel caso in esame, la disdetta è stata correttamente portata a conoscenza del locatore, la stessa è da ritenersi produttiva di effetti nel caso in cui non operi la revoca della disdetta medesima.

Unica cosa da chiarire: il contenuto dell'addendum era stato già definito? Nella comunicazione con cui si andava a revocare la disdetta si faceva riferimento genericamente ad un "addendum" da fare, o se ne determinava già il contenuto? Se il contenuto dell'addendum non fosse stato già indicato nella sopraccitata comunicazione, allora controparte potrebbe sostenere che l'oggetto della condizione era indeterminato e magari anche indeterminabile.

Andrebbe visionata la documentazione.


ROCCO B. chiede
sabato 31/01/2015 - Puglia
“BANDO di gara pag. 2
SOGGETTI CHE POSSONO PARTECIPARE ALA GARA:

POSSONO PARTECIPARE ALLA GARA , PENA ESCLUSIONE, DITTE CHE SONO IN POSSESSO, DISPONGONO A TITOLO DI PROPRIETA O IN BASE AD ALTRO TITOLO, COSI COME SPECIFICATO NELL'ART. 1 LETT. B) DEL D.M.31.01.1991, DI ALMENO 2 SCUOLABUS IDONEI, AI SENSI DEL D.M. 18.04.77 E D.M. 31.01.97, AL TRASPORTO Dl ALUNNI DELLA SCUOLA DELL'INFANZIA, PRIMARIA E SECONDARIA DI 1° GRADO IN NUMERO DI ALMENO 28 POSTI CIASCUNO PIU’ACCOMPAGNATORE, PIÙ AUTISTA. GLI SCUOLABUS DOVRANNO ESSERE DI PRIMA IMMATRICOLAZIONE O AL MASSIMO NON ANTECEDENTE AL 2005.

CONTRATTO DI ACQUISTO 13/05/2008 DEI SCUOLABUS
N.B. CONTRATTO DI ACQUISTO A RISOLUZIONE RISOLUTIVA
CHE L’ACQUISTO SARA’ RITENUTO VALIDO IN CASO DI ASSEGNAZIONE GARA COMUNE DI ... SCADENTE 27/05/2008.

SENTENZA DEL TAR ... N. .../2008
In effetti, la ricorrente in sede di partecipazione aveva dichiarato di "essere in possesso di n. 2 scuolabus di posti 28…. giusto contratto (articolo 832 c.c.) di acquisto del 13/05/2008 che agli atti allega”; l'atto negoziale prodotto tuttavia non attestava tale disponibilità dei mezzi (richiesta a pena di esclusione dal bando di gara, pagina 2). Pur trattandosi letteralmente e formalmente di una compravendita condizionata, infatti, il contratto si presenta comunque ad esecuzione differita, con consegna non immediata dei beni mobili.
Il ricorso incidentale va dunque accolto e, di conseguenza, quello originario, prodotto da La Prospettiva S.c. a r.l. dev’essere dichiarato inammissibile.

Pertanto, in base alle disposizione del bando pubblico, del contratto di acquisto e della sentenza del Tar emessa, vorrei una Vostra autorevole interpretazione in merito al giusto o sbagliato operato del Tar. Tutto al fine di potere valutare se vi siano margini per intraprendere un eventuale diritto al risarcimento dei danni nei confronti della stazione appaltante.”
Consulenza legale i 10/02/2015
La questione in punto di diritto concerne l'interpretazione della disposizione contenuta nel bando di gara, che recita "POSSONO PARTECIPARE ALLA GARA, PENA ESCLUSIONE, DITTE CHE SONO IN POSSESSO, DISPONGONO A TITOLO DI PROPRIETA O IN BASE AD ALTRO TITOLO [...]".

Specifichiamo il significato che il nostro ordinamento attribuisce ad alcuni termini:
- proprietà: diritto reale che ha per contenuto la facoltà di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi previsti dall'ordinamento giuridico (artt. 832 ss. c.c.);
- possesso: potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale (art. 1140 del c.c.);
- detenzione: potere di mero fatto esercitato su una cosa da un soggetto (detentore) che non ha l'intenzione di compiere un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale.

Innanzitutto, il bando non appare chiaro nel punto in cui stabilisce che il "concorrente" sia "in possesso" "," (il bando usa la virgola) "disponga a titolo di proprietà": si potrebbe interpretare la disposizione sia come alternativa (il concorrente deve essere proprietario o possedere), sia come congiuntiva (il concorrente deve essere sia proprietario che possedere).

Inoltre, non è evidente se il bando abbia voluto distinguere tra una situazione di possesso e di detenzione ("disponga" a titolo di proprietario).

Tuttavia, l'interpretazione che appare più logica è quella che richiede che il concorrente sia proprietario o abbia altro diritto reale minore (es. usufrutto) per poter materialmente disporre degli scuolabus; in altre parole, sembra richiesto che il concorrente abbia un potere di fatto sui beni che si traduce nel loro possesso.

Ciò dato per assunto - e ribadito che si tratta solo di una interpretazione possibile del bando - ci si deve chiedere se la compravendita sottoposta a condizione sospensiva ponga l'acquirente nella posizione di essere nel possesso del bene compravenduto.

Prima di tutto, va chiarito che, anche se nel quesito si parla di "CONTRATTO DI ACQUISTO A RISOLUZIONE RISOLUTIVA", si tratta in realtà di una condizione sospensiva, visto che si dice poi "L’ACQUISTO SARA’ RITENUTO VALIDO IN CASO DI ASSEGNAZIONE GARA COMUNE DI ... SCADENTE 27/05/2008".

In generale, l'art. 1353 del c.c. stabilisce che le parti possono subordinare l'efficacia del contratto ad un avvenimento futuro ed incerto (nel nostro caso, l'assegnazione dell'appalto). Il primo comma dell'art. 1356 del c.c. sancisce che in pendenza della condizione sospensiva l'acquirente di un diritto può solo compiere atti conservativi (anche se non si deve escludere che "le parti, nell'ambito della loro autonomia contrattuale, possano concordare al riguardo iniziative e comportamenti - come l'anticipata consegna del bene acquistato - che vadano oltre la funzione meramente conservativa”, cfr. Cass. civ., sez. III, 4.5.1978, n. 2095).

Il congegno tipico della condizione sospensiva consiste nell’inefficacia iniziale del contratto, che dunque non produce nessuno dei suoi effetti propri: da un lato, l'acquirente non paga il prezzo (potrebbe pagare una caparra o un acconto, ma difficilmente sarà previsto l'obbligo di pagamento integrale); dall'altro, il venditore non consegna il bene.
Non si produce l'effetto traslativo di trasferimento della proprietà in capo all'acquirente fino a quando la condizione non si avvera (nel qual caso si produce la retroattività dell'acquisto al momento della conclusione del contratto).

La circostanza che gli scuolabus non siano stati consegnati al compratore, nel caso di specie, è confermata dal fatto che il TAR accenna ad una "consegna non immediata dei beni mobili".

Pertanto, in base ai dati di fatto forniti nel quesito, si ritiene che il TAR abbia operato una valutazione corretta del contratto sottoposto a condizione sospensiva, stabilendo che la parte acquirente, concorrente nella gara d'appalto, al momento della partecipazione non era né in possesso né disponeva ad alcun titolo degli scuolabus.

Il meccanismo scelto dal concorrente (compravendita condizionata sospensivamente) non è stata forse la scelta più appropriata nel caso di specie, poiché il bando sembrava chiedere - prima di ogni altra cosa - la disponibilità dei beni al momento della gara.
L'esito sarebbe stato diverso laddove le parti avessero optato per un contratto sottoposto a condizione risolutiva: il contratto avrebbe avuto efficacia immediata (in particolare, consegna bene - trasferimento titolarità) e sarebbe venuto meno solo in caso di mancata assegnazione dell'appalto. Certamente tale scelta avrebbe comportato maggiori oneri economici per l'acquirente (forse il venditore avrebbe preteso il pagamento immediato del prezzo o una congrua cauzione).

Testi per approfondire questo articolo

  • Contributo allo studio della condizione unilaterale

    Autore: Lener Giorgio
    Editore: Giuffrè
    Collana: Univ.Roma Tor Vergata-Fac.econom.s. giur.
    Data di pubblicazione: marzo 2012
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    Il lavoro monografico affronta il tema della condizione unilaterale, vale a dire la condizione apposta nell'esclusivo interesse di una delle parti. L'A., dopo aver esaminato le origini dell'istituto, di matrice giurisprudenziale, e le tesi ricostruttive di esso, si sofferma a valutare - prendendo in esame la possibile 'evoluzione' dell'interesse alla condizione, durante la fase di pendenza - entro quali limiti l'unilateralità della condizione ne consenta la libera disposizione,... (continua)