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Articolo 413 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 20/02/2026]

Giudice competente

Dispositivo dell'art. 413 Codice di procedura civile

Le controversie previste dall'articolo 409 sono in primo grado di competenza del tribunale (1) in funzione di giudice del lavoro.

Competente per territorio è il giudice nella cui circoscrizione è sorto il rapporto (2) ovvero si trova l'azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto (3).

Tale competenza permane dopo il trasferimento dell'azienda o la cessazione di essa o della sua dipendenza, purché la domanda sia proposta entro sei mesi dal trasferimento o dalla cessazione.

Competente per territorio per le controversie previste dal numero 3) dell'articolo 409 è il giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del rappresentante di commercio ovvero del titolare degli altri rapporti di collaborazione di cui al predetto numero 3) dell'articolo 409(4).

Competente per territorio per le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni è il giudice nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio al quale il dipendente è addetto o era addetto al momento della cessazione del rapporto (5).

Nelle controversie nelle quali è parte una Amministrazione dello Stato non si applicano le disposizioni dell'articolo 6 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.

Qualora non trovino applicazione le disposizioni dei commi precedenti, si applicano quelle dell'articolo 18 (6).

Sono nulle le clausole derogative della competenza per territorio.

Note

(1) La norma attribuisce al giudice monocratico la competenza in materia di controversie di lavoro in quanto il legislatore ha ritenuto che un organo individuale potesse soddisfare le esigenze di agilità e rapidità di giudizio che caratterizzanti il rito del lavoro.
(2) In tema di competenza territoriale, l'opinione dottrinale prevalente ritiene che la norma contempli tre fori speciali esclusivi, alternativamente concorrenti tra loro. Il primo è quello in cui è sorto il rapporto di lavoro, il secondo è quello in cui si trova l'azienda e il terzo è quello della dipendenza dove il lavoratore è addetto, dove la nozione di "dipendenza" deve essere interpretata in modo conforme al principio di eguaglianza ai sensi dell'art. 3 Cost..
Infine, si precisa che il difetto di competenza deve essere eccepito esclusivamente nella memoria difensiva o può essere rilevato d'ufficio non oltre l'udienza di discussione.
(3) Più precisamente il foro del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro deve essere individuato in base all'art. 1326 del c.c., ovvero il luogo in cui si è perfezionato il contratto con la conoscenza da parte del proponente dell'accettazione della proposta. Tale criterio è l'unico operante una volta decorso il termine dei sei mesi dalla cessazione o dal trasferimento dell'azienda. Il foro dell'azienda è quello del luogo in cui si accentrano i poteri di amministrazione e direzione dell'impresa. Infine, quello della dipendenza coincide con il luogo in cui è ubicata una struttura organizzativa di ordine economico o funzionale, costituita da un complesso di beni decentrati avente una propria individualità tecnica anche se di modesta entità, la quale sia collegata in via strutturale con la sede centrale.
(4) Il comma in analisi indica il foro competente relativo ai rapporti di lavoro caratterizzati da parasubordinazione, il quale ha carattere esclusivo. Questo foro, ispirato ad esigenze di tutela del lavoratore parasubordinato, viene individuato con il domicilio in cui si svolge o viene svolta l'attività del lavoratore.
(5) Il foro relativo alle controversie dei dipendenti pubblici è un foro speciale e ha carattere esclusivo e non concorrente.
(6) Il rinvio all'art. 18 del c.p.c. contenuto nel settimo comma della norma in analisi, attribuisce al foro generale delle persone fisiche e di quelle giuridiche (anche se l'art. 19 del c.p.c. non risulta espressamente richiamato) carattere sussidiario rispetto ai fori indicati nella norma.

Spiegazione dell'art. 413 Codice di procedura civile

A seguito della soppressione della figura del Pretore, l'art. 82 del D.lgs. n. 51/1998 ha attribuito al tribunale, in funzione di giudice del lavoro, le controversie in materia di lavoro.
Su tale controversie il tribunale è chiamato a decidere in composizione monocratica, in quanto le stesse non sono contemplate dall'art. 50 bis del c.p.c. fra quelle rimesse alla decisione collegiale.

Nel caso in cui il Tribunale si componga di più sezioni, si designa, ex art. 46 ord. giud., la sezione alla quale sono devolute le controversie in materia di lavoro e di previdenza e assistenza obbligatorie.
Occorre, tuttavia, evidenziare che la questione della ripartizione fra sezione ordinaria e sezione lavoro è estranea al concetto di competenza, in quanto attiene alla distribuzione degli affari all’interno del medesimo ufficio, con conseguente inammissibilità del regolamento di competenza.
Al foro generale disciplinato dalla norma in esame occorre fare riferimento anche in tema di repressione di condotta antisindacale, qualora l'azione sia proposta in via ordinaria e non secondo le forme speciali di cui all'art. 28 dello st. lav..

La competenza deve essere accertata sulla base delle prospettazioni delle parti ed allo stato degli atti; in particolare, grava sull'attore l'onere di provare la sussistenza degli elementi di fatto che determinano la competenza per territorio del giudice adito.

Il primo criterio previsto è il luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro, dovendosi considerare come tale quello in cui è stato concluso il contratto di lavoro (secondo quanto previsto dall'art. 1326 del c.c., il contratto si considera concluso nel luogo in cui il proponente ha avuto conoscenza dell'accettazione).
Nella particolare ipotesi in cui il contratto di lavoro non sia stato stipulato per iscritto e non si possa individuare esattamente il luogo in cui il rapporto è sorto, competente territorialmente sarà il giudice nella cui circoscrizione ha avuto inizio l'esecuzione della prestazione lavorativa.

Per determinare il foro dell'azienda occorre fare riferimento alla sede effettiva, e non alla sede legale oppure al luogo in cui è collocato il complesso principale dei beni aziendali; più precisamente, occorre fare riferimento al luogo in cui si accentrano i poteri di direzione e amministrazione dell'impresa.

Al foro della dipendenza si può ricorrere solo se il lavoratore è addetto alla stessa o vi era addetto al momento della cessazione del rapporto.
Si può considerare dipendenza dell'azienda ogni complesso di beni decentrato e munito di propria individualità tecnico-economica, anche se di modesta entità ed anche se in esso non si esercitano poteri decisionali e di controllo.
Anche l'abitazione del lavoratore può essere qualificata, ai fini della determinazione della competenza, come dipendenza, purché in essa vi si trovi un minimo di beni aziendali necessari per espletare la prestazione lavorativa.

Da quanto disposto al terzo comma se ne è dedotto che mentre il foro del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro è permanente e resta sempre applicabile, i fori dell'azienda e della dipendenza non sono più utilizzabili una volta decorso il termine di sei mesi dal trasferimento oppure dalla cessazione dell'azienda o della dipendenza cui il lavoratore era addetto.

Si ritiene, in particolare in giurisprudenza, che i tre fori di cui al secondo comma devono considerarsi tra di loro alternativamente concorrenti, non potendosi attribuire valore determinante ed esclusivo al luogo dove si svolge l'attività lavorativa.

Il quinto comma, invece, prevede un foro sussidiario e non alternativo rispetto a quelli previsti al secondo comma, individuandolo in quello generale delle persone fisiche ex art. 18 del c.p.c., coincidente con il luogo di residenza, domicilio o dimora del convenuto e, in mancanza, dell'attore.
Secondo parte della dottrina, poiché il forum contractus non può mai venire meno, al foro sussidiario è possibile fare ricorso solo in caso di rapporto di lavoro sorto all'estero, ovvero in caso di controversie che coinvolgono imprese, l'azienda o la dipendenza, già site in Italia, e che siano cessate o trasferite all'estero.
Malgrado ad essere richiamato sia solo l’art. 18 c.p.c., si ritiene sia pure invocabile, sempre in via sussidiaria rispetto ai criteri di cui al secondo comma, anche il foro generale della persone giuridiche ex art. 19 del c.p.c..

Il quarto comma, introdotto dall’art. 1 della Legge 11.2.1992, n. 128, prevede per i rapporti di cui al n. 3 dell’art. 409 del c.p.c. la competenza del tribunale del luogo in cui il lavoratore ha il proprio domicilio, introducendo per le relative controversie un foro speciale ed esclusivo, ossia non alternativo e concorrente con gli altri fori previsti dalla medesima norma.
Il domicilio del lavoratore parasubordinato va individuato, ex art. 43 del c.c., nel luogo in cui questi ha stabilito la sede principale dei suoi affari.

Per le controversie relative al pubblico impiego è competente il tribunale nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio al quale il dipendente è addetto o era addetto al momento della cessazione.
Tale criterio rispecchia il favor per il lavoratore e non subisce modifiche per il fatto che, al momento in cui è sorta la controversia, lo stesso lavoratore fosse addetto ad altro ufficio, ricompreso in altra circoscrizione.
Il riferimento va comunque fatto all'ufficio al quale il dipendente è stabilmente assegnato, non essendo influenti gli spostamenti temporanei o contingenti.
Anche questo criterio ha carattere esclusivo e non concorrente e, come tale, non è derogabile.

Con la disposizione contenuta al comma 6, invece, il legislatore ha voluto escludere il c.d. foro erariale.

L'ultimo comma sancisce la nullità delle clausole che derogano alla competenza per territorio; da ciò ne consegue che i criteri di competenza previsti da questa norma sono inderogabili ex art. 28 del c.p.c..

La nullità si configura nel caso in cui vengano esclusi tutti o soltanto alcuni dei fori speciali previsti; è anche nullo l'accordo derogatorio stipulato successivamente, mentre l'accettazione del convenuto o l'adesione del ricorrente all'eccezione di incompetenza, non sono vincolanti per il giudice, in considerazione del fatto che il vizio, oltre che deducibile da entrambe le parti, può essere rilevato anche d'ufficio.

Un cenno, infine, va fatto alle controversie di lavoro nautico, per le quali competente per materia è il tribunale monocratico in funzione di giudice del lavoro, mentre per la competenza territoriale la norma in esame è derogata dall'art. 603 c. nav., norma che fa riferimento al luogo nel quale è iscritta la nave e a quello dove è stato concluso, eseguito o cessato il rapporto e, in caso di ingaggio non seguito da arruolamento, a quello dove è pervenuta la proposta del lavoratore.
Va tuttavia precisato che tale disciplina si applica soltanto alla c.d. gente di mare, ossia ai lavoratori vincolati ad un contratto di arruolamento stipulato direttamente con l'armatore.

Massime relative all'art. 413 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 6894/2026

Nelle controversie relative a rapporti di agenzia, la competenza (anche quanto al rito lavoro ex art. 409 c.p.c. e al criterio territoriale ex art. 413, 4° comma, c.p.c.) va determinata sulla base della prospettazione contenuta nella domanda attorea, salvo che essa risulti prima facie artificiosa e preordinata ad eludere il giudice precostituito per legge; le contestazioni del convenuto sulla natura del rapporto (imprenditoriale o parasubordinata) non rilevano ai fini del riparto di competenza.

Cass. civ. n. 4080/2026

In tema di competenza territoriale nelle controversie di lavoro, ai sensi dell'art. 413 c.p.c., i fori concorrenti sono esclusivamente quelli del luogo in cui è sorto il rapporto, del luogo in cui si trova l'azienda e del luogo in cui si trova la dipendenza aziendale alla quale il lavoratore è addetto o presso la quale prestava la propria opera al momento della cessazione del rapporto; non è, pertanto, idoneo a radicare la competenza il mero "luogo di svolgimento della prestazione lavorativa", se non qualificabile come dipendenza aziendale intesa come nucleo, anche modesto, di beni organizzati per l'esercizio dell'impresa.

Cass. civ. n. 4046/2026

Ai sensi dell'art. 413 c.p.c., la nozione di dipendenza aziendale deve intendersi in senso ampio, non coincidente con quella di unità produttiva di cui ad altre norme di legge; essa include anche luoghi di lavoro stabilmente destinati all'espletamento dell'attività lavorativa, nonostante siano di proprietà di terzi, purché siano strettamente legati alle mansioni svolte dal lavoratore.

Cass. civ. n. 1886/2026

Per determinare la competenza territoriale nelle controversie di lavoro, si deve far riferimento al luogo di domicilio del lavoratore come stabilito dall'art. 413, quarto comma, c.p.c., anche in presenza di contestazioni riguardanti la natura del rapporto di lavoro stesso.

Cass. civ. n. 761/2026

La nozione di "dipendenza alla quale è addetto il lavoratore", ai sensi dell'art. 413, comma 2, c.p.c., deve essere interpretata in senso estensivo, includendo qualsiasi complesso di beni, anche di modesta entità, che abbiano propria individualità tecnico-economica e che consentano l'effettivo svolgimento della prestazione lavorativa presso di essi. Questa interpretazione permette di radicare il foro speciale del lavoro nel luogo della prestazione lavorativa, favorendo la funzionalità e la celerità del processo.

Cass. civ. n. 30773/2025

In materia di procedure giudiziarie dinanzi ai tribunali delle pubbliche amministrazioni, il lavoro carcerario non rientra tra le controversie disciplinate dall'art. 417-bis c.p.c., essendo piuttosto soggetto ai criteri previsti dall'art. 413, comma 2, c.p.c. Pertanto, la partecipazione al giudizio attraverso un dipendente dell'Amministrazione Penitenziaria è da considerarsi irrituale.

Cass. civ. n. 30198/2025

In tema di appalto di opere e servizi, il lavoratore che agisca contro l'appaltatore ed il committente, facendo valere, nei confronti di quest'ultimo, la responsabilità solidale con il primo ai sensi dell'art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276 del 2003, può adire il giudice del luogo ove si trova la dipendenza aziendale cui è addetto anche per la domanda proposta nei confronti del committente, dovendosi ritenere che tra questa e quella proposta nei confronti dell'appaltatore ricorra una particolare connessione, che, in analogia con le ipotesi più intense ex art. 31 e ss. c.p.c., consente di instaurare, anche in deroga ai fori speciali inderogabili di cui all'art. 413 c.p.c., un unico giudizio davanti al giudice territorialmente competente per l'una o l'altra delle cause connesse. (Regola competenza)

Cass. civ. n. 27727/2025

Ai sensi dell'art. 413 c.p.c., la competenza territoriale per le controversie in materia di lavoro deve essere individuata in base a tre criteri concorrenti: il luogo in cui è sorto il rapporto, il luogo in cui si trova l'azienda o una sua dipendenza alla quale il lavoratore è addetto, o presso la quale prestava la sua opera al momento della fine del rapporto. In caso di conflitti, ha prevalenza il criterio della dipendenza aziendale specificatamente indicata nel ricorso introduttivo.

Cass. civ. n. 23392/2025

La connessione tra domande principali e subordinate, ex art. 33 c.p.c., non modifica il criterio di determinazione della competenza prescelto ai sensi dell'art. 413 c.p.c., ma attrae la competenza sulla domanda subordinata presso il giudice competente per la causa principale nella fattispecie di cumulo soggettivo di domande connesse per il titolo.

Cass. civ. n. 21663/2025

La nullità di una clausola contrattuale di proroga della giurisdizione sussiste solo nel caso in cui la mancanza di chiarezza e precisione renda oggettivamente problematica la sicura individuazione del giudice cui le parti hanno inteso affidare la risoluzione delle loro controversie e non, invece, quando la relativa formulazione richieda un'attività interpretativa rispetto alla quale si sia profilato un dissenso tra le parti, poiché in tal caso il giudice adito dovrà limitarsi ad indicare quale sia l'interpretazione corretta alla luce delle norme a tal fine applicabili, senza porre nel nulla la clausola. (Nella specie, con riferimento a una clausola di proroga che stabiliva l'applicazione della legge italiana ai rapporti giuridici tra le parti e, al contempo, indicava un foro esclusivo - quello del domicilio della parte convenuta - non coincidente con quello previsto come inderogabile dall'art. 413 c.p.c. per i rapporti di agenzia, la S.C. ha escluso la denunciata nullità, sul presupposto che trattavasi di mera divergente interpretazione della clausola in relazione ad un contrasto interno alla disposizione convenzionale). (Regola giurisdizione)

Cass. civ. n. 16005/2025

In tema di controversie relative al pubblico impiego, il principio per il quale, in caso di utilizzazione temporanea del dipendente presso altro ufficio appartenente alla medesima P.A., la competenza per territorio va determinata con riguardo al luogo in cui il lavoratore presta effettivamente servizio al momento del deposito del ricorso, si applica anche ai giudizi relativi al diritto del docente a tempo determinato a fruire della cd. carta docente alle medesime condizioni dei docenti a tempo indeterminato, in quanto, pur venendo in rilievo una serie di contratti a termine intrattenuti presso istituti ricadenti in diversi ambiti territoriali - astrattamente suscettibili di radicare la competenza di giudici diversi ovvero di far scattare il criterio residuale ex art. 413, comma 7, c.p.c. -, l'oggetto della controversia giustifica l'unitaria considerazione di tali contratti per valorizzare la continuità fra quelli cessati e quello in essere al momento del deposito della domanda, al fine di sostanziare il presupposto dell'attualità dell'inserimento nel sistema scolastico, necessario per l'accoglimento della richiesta di adempimento in forma specifica.

Cass. civ. n. 11324/2025

In materia di cessione di credito di natura retributiva, la competenza a giudicare le controversie che riguardano il credito ceduto rimane sempre attribuita al Giudice del lavoro in base alle norme speciali previste dall'art. 413 c.p.c., anche nei confronti del cessionario. La competenza così stabilita non viene alterata da eventuali clausole contrattuali che individuano fori esclusivi di competenza territoriale.

Cass. civ. n. 9077/2025

In tema di competenza per territorio nelle controversie di lavoro, la nozione di dipendenza aziendale ex art. 413, comma 2, c.p.c., pur indicando il luogo in cui il datore di lavoro ha dislocato un nucleo, seppur modesto, di beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, non può prescindere dalla sussistenza di un significativo collegamento funzionale, oggettivo o soggettivo, con l'organizzazione aziendale, tale da escludere che il lavoratore possa scegliere liberamente ed insindacabilmente il luogo dal quale offrire la propria prestazione e, quindi, incidere sulla individuazione dei criteri legali per la delibazione sulla competenza territoriale. (Nella specie, pronunciandosi in sede di regolamento di competenza, la S.C. ha escluso che l'abitazione del lavoratore potesse integrare la nozione di "dipendenza" per il sol fatto che egli vi svolgesse la prestazione lavorativa, non essendo sufficiente a dimostrare il suddetto collegamento funzionale il mero utilizzo di un computer o una stampante). (Regola competenza)

Cass. civ. n. 5799/2025

La controversia avente ad oggetto la domanda del lavoratore di condanna del datore di lavoro al pagamento, in favore dell'INPS, dei contributi previdenziali non prescritti, di cui è stato omesso il versamento, riguarda una domanda di natura risarcitoria (in forma specifica) ed è pertanto una controversia di lavoro, per la quale i criteri di competenza territoriale sono quelli dettati dall'art. 413 c.p.c. e non dall'art. 444 c.p.c. (Regola competenza)

Cass. civ. n. 5502/2025

L'art. 417-bis c.p.c., che consente la costituzione in giudizio del funzionario dell'amministrazione nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti pubblici, non trova applicazione nei confronti del lavoro svolto dai detenuti all'interno delle case circondariali. La deroga prevista dal suddetto articolo è infatti limitata ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni come definiti al quinto comma dell'art. 413 c.p.c.

Cass. civ. n. 2745/2025

In materia di controversie tra datore di lavoro e organismo di previdenza complementare instaurate per il pagamento di contributi che si assumono versati in eccesso o non dovuti, la competenza territoriale si determina in base all'art. 442, comma 2, c.p.c., applicando l'art. 413, comma 7, c.p.c. e dunque il foro dell'ente convenuto ai sensi dell'art. 18 c.p.c.

Cass. civ. n. 34797/2024

La competenza territoriale per le controversie relative agli obblighi di assistenza e previdenza derivanti dall'autonomia collettiva (nella specie, accertamento del diritto a ricevere la pensione di reversibilità dal Fondo Nazionale di Previdenza per i Lavoratori dei Giornali Quotidiani "Lorenzo Casella") appartiene, in forza del rinvio operato dagli artt. 442, comma 2, e 413, comma 7, c.p.c., al giudice del foro generale delle persone fisiche di cui all'art. 18 c.p.c.

Cass. civ. n. 33302/2024

In materia di competenza territoriale nelle controversie di lavoro, ai sensi dell'art. 413, secondo comma, c.p.c., il lavoratore ha diritto di scegliere tra i fori alternativamente concorrenti del luogo in cui si trova l'azienda presso la quale è instaurato il rapporto, il luogo in cui il lavoratore presta la propria attività, o il luogo in cui viene costituito il rapporto. Pertanto, non rileva che il lavoratore abbia eseguito la propria prestazione presso un'unità operativa situata in una diversa circoscrizione territoriale, se ha indicato il foro dell'azienda come luogo del giudizio.

Cass. civ. n. 27372/2024

In tema di controversie relative al lavoro carcerario, ai sensi dell'art. 417-bis c.p.c., il Ministero della Giustizia non può costituirsi in giudizio avvalendosi direttamente dei propri funzionari, poiché tale difesa è limitata alle controversie relative ai rapporti di lavoro dei dipendenti pubblici, come specificato dall'art. 413, comma 5, c.p.c. Il lavoro carcerario, non rientrante in tale ambito, è da considerarsi come un rapporto di lavoro privato e soggetto ai criteri di cui all'art. 413, comma 2, c.p.c.

Cass. civ. n. 26272/2024

Il giudice territorialmente competente a decidere sulla domanda di annullamento della procedura di conferimento dell'incarico di Dirigente dell'Avvocatura generale della Regione Calabria ex art. 10 della l.r. Calabria n. 7 del 1996, nel testo antecedente all'entrata in vigore dell'art. 7, comma 1, lett. c), della l.r. Calabria n. 11 del 2015, va individuato applicando l'art. 413, comma 7, c.p.c., che rinvia, espressamente, all'art. 18 c.p.c. e, implicitamente, all'art. 19 c.p.c.

Cass. civ. n. 19192/2024

Quando una controversia non configura una discriminazione basata su un fattore tipizzato dalla legge (quale il genere, le convinzioni personali o altri fattori rientranti nel D.Lgs. n. 198 del 2006 e nel D.Lgs. n. 150 del 2011), il foro competente per territorio si determina secondo le disposizioni degli artt. 413 e ss. c.p.c., che non prevedono il domicilio del lavoratore come foro competente.

Cass. civ. n. 19190/2024

In tema di discriminazione nell’accesso al lavoro, deve escludersi che la condotta datoriale lamentata possa essere qualificata come discriminazione fondata su genere o convinzioni personali ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2006 e dell'art. 15 della legge n. 300 del 1970, qualora non venga allegata una disparità di trattamento rispetto a colleghi di sesso opposto né un svantaggio derivante da adesioni o convinzioni ideologiche preesistenti. Pertanto, l’individuazione del giudice competente per territorio deve essere effettuata sulla base dell’art. 413 c.p.c. e non dell’art. 28 del D.Lgs. n. 150 del 2011, risultando competente il tribunale del luogo dove si trova il datore di lavoro.

Cass. civ. n. 2092/2024

La regola di cui all'art. 413, comma 5, c.p.c., è da intendersi specificamente riferita ai rapporti di lavoro pubblico, mentre al lavoro carcerario sono applicabili i criteri previsti dall'art. 413, comma 2, c.p.c., trattandosi di prestazioni svolte - sia pure per il perseguimento dell'obiettivo di fornire alle persone detenute occasioni di lavoro e sotto la gestione degli istituti di pena, all'interno o all'esterno degli stessi penitenziari - nell'ambito di una struttura aziendale finalizzata alla produzione di beni per il soddisfacimento di commesse pubbliche e private, con conseguente instaurazione di un rapporto di lavoro privato.

Cass. civ. n. 9350/2024

Nel rito del lavoro, ai fini della individuazione del giudice territorialmente competente, il foro della dipendenza alla quale è addetto il lavoratore previsto dall'art. 413, comma 2, cod. proc. civ., non solo non coincide con quello di unità produttiva contenuto in altre norme di legge, ma deve intendersi in senso lato, in armonia con la "mens legis", mirante a favorire il radicamento del foro speciale del lavoro nel luogo prossimo alla prestazione lavorativa (Nel caso di specie, accogliendo il ricorso per regolamento di competenza proposto dal prestatore di lavoro, la Suprema Corte, richiamato l'enunciato principio, ha dichiarato competente il tribunale dichiaratosi "territorialmente incompetente", non avendo nell'ordinanza impugnata quest'ultimo adeguatamente argomentato perché il luogo dove il ricorrente risiedeva e prestava la propria opera professionale, utilizzando materiali e strumenti necessari per lo svolgimento del suo lavoro, non fosse idoneo, quale foro alternativo, a radicare comunque la competenza territoriale in ragione dell'ampia nozione di "dipendenza alla quale è addetto il lavoratore" elaborata dalla giurisprudenza di legittimità).

Cass. civ. n. 6803/2024

In caso di controversie riguardanti un contratto di agenzia tra un'impresa preponente e una persona fisica, si presume che la prestazione dell'agente sia resa in maniera continuativa e coordinata, ricorrendo quindi i presupposti del rapporto di parasubordinazione, che radica la competenza del giudice del lavoro.

Per escludere la competenza del giudice del lavoro in relazione a un agente persona fisica, è necessario dimostrare che l'agente abbia organizzato la propria attività con criteri imprenditoriali tali da far concludere che egli gestisca un'impresa autonoma propria. La mera titolarità di partita IVA e disponibilità di uno showroom non sono sufficienti a provare tale organizzazione imprenditoriale.

Cass. civ. n. 3932/2024

Ai fini della competenza territoriale per le controversie di lavoro parasubordinato, la disposizione dell'art. 413, comma 4, c.p.c. fa riferimento al domicilio ex art. 43 c.c., quale sede principale degli affari ed interessi, che si presume coincidente con la residenza, non potendosi ritenere, di norma, che il domicilio si trovi nel luogo cui la persona si rapporta nei limiti della prestazione lavorativa, anche se resa con funzioni di massima responsabilità. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. - in relazione a controversia avente ad oggetto la domanda, proposta da un medico pediatra di libera scelta in convenzione con la ASL, volta al conseguimento della declaratoria di condanna dell'azienda al pagamento di una indennità prevista dall'accordo collettivo nazionale - ha dichiarato la competenza del giudice del luogo in cui il prestatore d'opera aveva la residenza anagrafica). (Regola competenza)

Cass. civ. n. 1909/2024

La nullità, prevista dall'art. 413, ult. comma, c.p.c., delle clausole derogative della competenza per territorio del giudice del lavoro non riguarda soltanto i rapporti elencati dall'art. 409 c.p.c., ma anche quelli ad essi avvinti da uno stretto collegamento negoziale. (Nella specie, la S.C. ha affermato la nullità della clausola di deroga alla competenza territoriale apposta al contratto di cessione del credito retributivo ai fini del pagamento, da parte del lavoratore, delle quote di associazione al sindacato). (Regola competenza)

Cass. civ. n. 1800/2024

In tema di competenza per territorio nel rito del lavoro, la cessazione del criterio temporaneo ex art. 413, comma 3, c.p.c., in ragione dell'inizio della causa oltre sei mesi dopo il trasferimento dell'azienda o della dipendenza, presuppone che detto trasferimento sia idoneo ad incidere, ab origine, sulla competenza territoriale, essendo invece inidonei a tal fine gli spostamenti avvenuti all'interno dello stesso circondario o dello stesso Comune. (Nella specie, la S.C. ha negato la rilevanza - ai fini dell'individuazione del giudice competente per territorio - dello spostamento da un luogo ad un altro dello stesso Comune di una dipendenza aziendale, un parcheggio di autobus). (Regola competenza)

Cass. civ. n. 1509/2024

I diversi criteri di competenza territoriale previsti dall'art. 413 c.p.c. sono dettati in base alla disciplina sostanziale invocata da chi agisce in giudizio, sicché, in caso di rapporti di lavoro di collaborazione coordinata e continuativa ex art. 2, comma 1, d.lgs. n. 81 del 2015, qualora l'azione sia volta a conseguire le tutele derivanti dall'applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato, trova applicazione l'art. 413, comma 2, c.p.c. (Regola competenza)

Cass. civ. n. 26081/2023

In tema di competenza per territorio nel rito del lavoro e con specifico riferimento alle prestazioni lavorative rese nell'ambito di un appalto, ai fini dell'art. 413 c.p.c. costituisce dipendenza aziendale anche quella, seppur di proprietà della società committente, dove il lavoratore ha svolto o svolge, in via esclusiva, la prestazione di lavoro, trattandosi di luogo destinato a rendere possibile l'espletamento dell'attività appaltata e, quindi, il conseguimento dei fini imprenditoriali perseguiti dal datore di lavoro-appaltatore. (Regola competenza)

Cass. civ. n. 26067/2023

Va individuato applicando l'art. 413, comma 7, c.p.c. - che rinvia, espressamente, all'art. 18 c.p.c. e, implicitamente, all'art. 19 c.p.c. - il giudice territorialmente competente a decidere della domanda di condanna al pagamento di differenze retributive proposta da dirigente medico transitato ad altro ente sanitario per effetto di mobilità volontaria ex art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001, non potendosi fare riferimento ai criteri dettati dall'art. 413, comma 5, c.p.c., atteso che la mobilità volontaria realizza un'ipotesi di cessione del contratto ex art. 1406 c.c. e non di cessazione del rapporto di pubblico impiego.

Cass. civ. n. 24975/2023

Nel rito del lavoro, la competenza territoriale va individuata, ai sensi dell'art. 413 cod. proc. civ., alternativamente nel luogo in cui è sorto il rapporto, in quello dove si trova l'azienda ovvero, infine, in quello ove si trova la dipendenza aziendale alla quale il lavoratore è addetto, intendendosi per tale il luogo in cui il datore ha dislocato un nucleo, seppur modesto, di beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, escludendosi tuttavia che la competenza territoriale possa radicarsi nel mero luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. In particolare, la nozione di dipendenza deve interpretarsi estensivamente, come articolazione della organizzazione aziendale nella quale il dipendente lavora, potendo coincidere anche con l'abitazione privata del lavoratore, se dotata di strumenti di supporto dell'attività lavorativa; a tal fine, si ritiene sufficiente che in tale nucleo operi anche un solo dipendente e che non sia necessario che i relativi locali e le relative attrezzature siano di proprietà aziendale, ben potendo essere di proprietà del lavoratore stesso o di terzi (Nel caso di specie, relativo ad un giudizio di impugnazione di un licenziamento per giusta causa, la Suprema Corte, rigettando il ricorso proposto dal lavoratore, il quale che svolgeva alle dipendenze della società resistente l'attività di informatore scientifico del farmaco, ha dichiarato la competenza del tribunale di Parma al quale l'adito tribunale di Trani adito, declinando la propria competenza territoriale, aveva rimesso la causa; nella circostanza, infatti, dagli elementi emersi, non si evinceva assolutamente l'indicazione di una "dipendenza alla quale è addetto il lavoratore", neppure nel senso estensivo innanzi specificato e, men che meno, coincidente con l'abitazione dello stesso lavoratore oppure con altro preciso luogo fisico o comunque percepibile come sede di un nucleo, seppur modesto, di beni organizzati per l'esercizio dell'impresa).

Cass. civ. n. 19023/2023

In tema di controversie di lavoro, ai fini della determinazione della competenza per territorio, per dipendenza aziendale va inteso il luogo in cui il datore di lavoro ha dislocato un nucleo, seppur modesto, di beni organizzati per l'esercizio dell'impresa. (Nella specie, la S.C. ha negato che l'abitazione del lavoratore, dalla quale questi eseguiva la sua attività lavorativa in "smart working", potesse essere qualificata come dipendenza aziendale, in difetto di alcun collegamento oggettivo o soggettivo del luogo di effettuazione della prestazione con l'organizzazione aziendale). (Regola competenza)

Cass. civ. n. 3873/2023

Sussiste la competenza territoriale del giudice del luogo ove ha avuto inizio l'esecuzione della prestazione lavorativa qualora il contratto di lavoro non sia stato stipulato per iscritto e non sia possibile identificare con esattezza il luogo in cui il rapporto è sorto.

Cass. civ. n. 27684/2020

In tema di competenza per territorio nel rito del lavoro, ai fini dell'individuazione del foro della dipendenza ove era addetto il lavoratore alla cessazione del rapporto, ai sensi dell'art. 413, comma 2, c.p.c., non opera il limite temporale previsto dal successivo comma 3, che si riferisce esclusivamente alla cessazione della dipendenza e non anche al venir meno della destinazione del lavoratore a prestarvi la sua opera. (Regola competenza).

Cass. civ. n. 27565/2020

Qualora un rapporto di lavoro si configuri come presupposto per il sorgere del diritto alla costituzione di un successivo rapporto, i criteri di identificazione della competenza territoriale, previsti in modo alternativo e concorrente dall'art. 413 c.p.c., vanno riferiti al rapporto in essere, stante il collegamento funzionale sussistente tra questo e quello da costituire. (Regola competenza).

Cass. civ. n. 21648/2020

Nelle controversie di lavoro, ai fini della individuazione del giudice territorialmente competente ai sensi dell'art. 413 c.p.c., il criterio del luogo della azienda o della dipendenza cui è addetto il lavoratore ha carattere temporaneo, sicchè, in caso di cessazione o di trasferimento dell'azienda o della dipendenza, esso non opera più, salvo che la domanda venga proposta entro i successivi sei mesi. Ha invece carattere duraturo il concorrente criterio del luogo in cui il rapporto è sorto, con la conseguenza che, decorsi sei mesi dalla cessazione o dal trasferimento dell'azienda, la domanda va necessariamente proposta davanti a tale giudice, la cui competenza preclude il ricorso ai fori generali di cui all'art. 18 c.p.c., il cui utilizzo è previsto dall'art. 413, comma 4, c.p.c., soltanto in via sussidiaria. (Regola competenza).

Cass. civ. n. 14449/2019

La competenza territoriale in materia di lavoro va individuata, ai sensi dell'art. 413 c.p.c., alternativamente nel luogo in cui è sorto il rapporto, in quello dove si trova l'azienda ovvero, infine, in quello ove si trova la dipendenza aziendale alla quale il lavoratore è addetto. A tal fine, per dipendenza aziendale va inteso il luogo in cui il datore ha dislocato un nucleo, seppur modesto, di beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, dovendo escludersi che la competenza territoriale possa radicarsi nel mero luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. (Nella specie, è stata negata la sussistenza della competenza territoriale del giudice del luogo ove la prestazione di portierato e guardiania non armata veniva resa, in quanto espletata presso la presso la sede della società appaltante e non assistita da una pur minima struttura organizzativa riferibile al datore).

Cass. civ. n. 506/2019

In tema di controversie relative a rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione, la disposizione di cui all'art. 413, comma 5, c.p.c., che radica la competenza per territorio presso il giudice nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio al quale il dipendente è addetto, va interpretata nel senso che, in caso di utilizzazione temporanea del dipendente presso altro ufficio appartenente alla stessa amministrazione, la competenza per territorio va senz'altro determinata con riguardo al luogo in cui il lavoratore presta effettivamente servizio, in quanto la "ratio legis" è quella di rendere più funzionale e celere il processo, radicandolo nei luoghi normalmente più vicini alla residenza del dipendente, nei quali sono più agevolmente reperibili gli elementi probatori necessari al giudizio. (Nella specie, la S.C., risolvendo un conflitto di competenza sollevato dal tribunale davanti al quale il giudizio era stato riassunto in seguito alla declinatoria di competenza del giudice originariamente adìto, ha attribuito la competenza a quest'ultimo, in quanto la controversia era stata promossa da una docente di scuola media che, benché fosse stata assegnata, previa procedura di mobilità, ad un determinato ambito regionale, al tempo dell'introduzione della causa svolgeva temporaneamente servizio in una scuola media di una diversa regione).

Cass. civ. n. 25402/2017

In tema di controversie di lavoro, ai fini della individuazione della competenza per territorio del giudice nella cui circoscrizione è sorto il rapporto, il meccanismo previsto dagli artt. 1326, comma 1, e 1335 c.c. opera solo se manchino elementi per ritenere che una conoscenza dell'intervenuta accettazione si è avuta nel medesimo contesto di tempo e di luogo in cui è avvenuta la sottoscrizione della proposta per accettazione. (In applicazione di tale principio, la S.C., ritenuto che la circostanza che il rapporto di lavoro avesse avuto inizio nella stessa data e nello stesso luogo in cui il lavoratore aveva firmato la proposta facesse presumere che di tale accettazione il datore di lavoro avesse avuto conoscenza contestuale, ha affermato la competenza del giudice di tale ultimo luogo e non di quello ove il datore di lavoro aveva sottoscritto la proposta, poi trasmessa al lavoratore).

Cass. civ. n. 3087/2017

Ai fini dell'individuazione della competenza territoriale, in relazione ad una domanda con cui si prospetti l’esistenza di un rapporto di lavoro parasubordinato con la P.A., e se ne chieda l’accertamento, deve trovare applicazione il criterio di collegamento del domicilio di cui all’art. 413, comma 4, c.p.c., che dà rilievo alla natura della prestazione e non alla qualità, pubblica o privata, della controparte della prestazione dell’opera, operando il successivo comma 5 nella diversa ipotesi di domanda di costituzione di un rapporto di lavoro pubblico dipendente.

Cass. civ. n. 1381/2017

La competenza territoriale in ordine alle controversie di lavoro e previdenziali è inderogabile, non rilevando in senso contrario l'adesione dell'attore all'eccezione sollevata dal convenuto o la (inammissibile) rinuncia di quest'ultimo all'eccezione già ritualmente proposta.

Cass. civ. n. 11076/2015

Il socio lavoratore di una società cooperativa nell'ambito di un appalto di servizi, licenziato a fronte dell'impegno della società subentrante nell'appalto di procedere alla sua assunzione, poi non effettuata, qualora agisca per la costituzione del rapporto di lavoro e, in via subordinata, per l'annullamento del licenziamento, può adire, anche per la domanda nei confronti della società subentrante, il tribunale del luogo dove si trova la dipendenza aziendale cui era addetto, trattandosi di domande in rapporto di connessione per il titolo, sì da consentire l'instaurazione del giudizio davanti al giudice territorialmente competente per il rapporto di lavoro già in essere.

Cass. civ. n. 2152/2015

Qualora un rapporto di lavoro si configuri come presupposto per il sorgere del diritto alla costituzione di un successivo rapporto, i criteri di identificazione della competenza territoriale, previsti in modo alternativo e concorrente dall'art. 413 cod. proc. civ., vanno riferiti al rapporto in essere, stante il collegamento funzionale sussistente tra questo e quello da costituire. (Nella specie, il ricorrente, già dipendente di un istituto bancario, era stato trasferito ad altro istituto di credito a seguito di trasferimento di ramo d'azienda ex art. 2112 cod. civ.).

Cass. civ. n. 17513/2014

Nelle controversie individuali di lavoro, l'attore è libero di scegliere uno dei fori alternativi di cui all'art. 413, secondo comma, cod. proc. civ., ma ha l'onere di dimostrare che ricorrono gli elementi di fatto relativi al criterio di competenza per territorio prescelto.

Cass. civ. n. 11320/2014

Per dipendenza dell'azienda, ai fini della determinazione del giudice territorialmente competente in ordine alle controversie di lavoro ai sensi dell'art. 413 cod. proc. civ., deve intendersi una struttura organizzativa di ordine economico funzionale dislocata in luogo diverso dalla sede dell'azienda e caratterizzata dall'esplicazione di un potere decisionale e di controllo conforme alle esigenze specifiche dell'attività ad essa facente capo. Ne consegue che tale dipendenza può essere ravvisata anche in un cantiere stradale della società datrice di lavoro, in cui siano addetti lavoratori e nel quale esistano beni destinati a rendere possibile l'espletamento dell'attività appaltata e quindi il conseguimento dei fini imprenditoriali.

Cass. civ. n. 21506/2013

Con riguardo alla controversia relativa ad un rapporto di lavoro ancora da costituire fra le parti, non possono operare - al fine della determinazione della competenza territoriale - né il foro del luogo in cui è sorto il rapporto (che presuppone un rapporto di lavoro già sorto quantunque in ipotesi poi venuto ad estinguersi), né il foro della dipendenza aziendale (che presuppone il lavoratore già addetto alla dipendenza all'atto dell'estinzione), dovendosi invece fare applicazione unicamente del terzo e residuale criterio previsto dall'art. 413 c.p.c., ossia il foro della sede dell'azienda.

Cass. civ. n. 768/2013

Il lavoratore che, essendo stato alle dipendenze di un datore di lavoro per contratti a termine seguiti da contratto a tempo indeterminato, agisca nei confronti del datore stesso e del cessionario del contratto di lavoro per sentirli condannare alla ricostruzione della carriera, previa declaratoria di nullità del termine, può adire il giudice del luogo dove si trova la dipendenza aziendale cui è addetto, anche per la domanda nei confronti del datore cedente, ricorrendo, tra questa e la domanda nei confronti del cessionario, una particolare connessione, che, in analogia con le ipotesi più intense di connessione ex artt. 31 e ss. c.p.c., consente di instaurare, anche in deroga ai fori speciali di cui all'art. 413 c.p.c., un unico giudizio davanti al giudice territorialmente competente per una delle cause connesse.

Cass. civ. n. 13530/2012

Nel rito del lavoro, si applica anche alle controversie introdotte dal datore di lavoro il principio secondo il quale i fori speciali esclusivi, alternativamente concorrenti tra loro, indicati dall'art. 413, secondo e terzo comma, c.p.c., per individuare il giudice territorialmente competente in una controversia individuale di lavoro subordinato, sono tre, e cioè quello ove è sorto il rapporto, quello ove si trova l'azienda e quello della dipendenza ove il lavoratore è addetto (o prestava la sua attività lavorativa alla fine del rapporto), non consentendo la lettera della legge l'unificazione dei fori nel luogo di svolgimento dell'attività lavorativa; né della legittimità costituzionale della disciplina può dubitarsi, attesa la discrezionalità del legislatore nella fissazione dei criteri di competenza territoriale.

Cass. civ. n. 3111/2012

Nelle controversie relative a rapporti di lavoro alle dipendenze della P.A., la competenza per territorio va determinata, secondo quanto previsto dall'art. 413 c.p.c., in coerenza con la finalità legislativa di rendere più funzionale e celere il processo radicando la cognizione nei luoghi normalmente vicini alla residenza del dipendente nei quali sono più agevolmente reperibili gli elementi probatori necessari al giudizio. Ne deriva che il giudice competente dev'essere individuato in relazione al luogo in cui si trova l'azienda o la dipendenza dove il lavoratore presta servizio, intendendosi per tale la sede di effettivo servizio, purchè dotata di un minimo di struttura sufficiente per l'operatività aziendale, e non la sede in cui viene effettuata la gestione amministrativa del rapporto secondo le regole interne delle singole amministrazioni. (Nella specie, si trattava del casello autostradale presso cui dipendenti del Consorzio autostrade siciliane svolgevano la propria attività di esazione, ritenuto decisivo a radicare la competenza, con conseguente irrilevanza della sede centralizzata dell'ufficio di gestione amministrativa dei rapporti di lavoro).

Cass. civ. n. 114/2012

In tema di competenza territoriale per le controversie del lavoratore parasubordinato, la clausola derogativa del foro del domicilio del prestatore d'opera è nulla ai sensi dell'art. 413, ultimo comma, c.p.c., anche se il giudizio venga instaurato successivamente alla cessazione del rapporto di collaborazione, non potendosi privare il lavoratore della garanzia che assiste la sua posizione quando egli faccia valere diritti derivanti dal rapporto estinto, talvolta esercitabili proprio a seguito dell'estinzione.

Cass. civ. n. 29039/2011

Qualora il lavoratore agisca nei confronti di più datori di lavoro, addebitando loro una attività coordinata di dequalificazione e "mobbing" chiedendo, quale effetto della condotta materia, al risarcimento dei danni, sussiste tra le domande una connessione eccedente quella del mero cumulo soggettivo tra causa prevista dall'art. 33 c.p.c., analoga semmai alle più intense fattispecie di connessione prevista dagli artt. 31 e seguenti ovvero dall'art. 331 c.p.c., sicchè, inapplicabili i criteri di competenza inerenti al singolo rapporto di lavoro, opera il criterio residuale di cui all'art. 413, settimo comma, c.p.c., riferito al foro generale delle persone fisiche o giuridiche.

Cass. civ. n. 23139/2011

Al fine della determinazione della competenza territoriale nelle controversie di lavoro, per luogo in cui è sorto il rapporto, al quale fa riferimento l'art. 413 c.p.c., non può intendersi il luogo dove abbia avuto inizio l'esecuzione della prestazione lavorativa, se questo sia diverso dal luogo di stipulazione del contratto, attesa la natura residuale di tale ultimo criterio di collegamento, utilizzabile solo quando non è possibile, mancando una autonoma fonte del rapporto, identificare il luogo ove questo è sorto.

Cass. civ. n. 22760/2011

In caso di domanda di accertamento della natura autonoma e non subordinata di un rapporto di lavoro, la competenza per territorio va determinata con riferimento alla prospettazione compiuta dall'attore e, pertanto, è competente il giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del rappresentante di commercio ovvero del titolare di un rapporto di collaborazione di cui all'art. 409, terzo comma, c.p.c., senza che rilevi che quest'ultimo abbia domandato, in via riconvenzionale, l'accertamento della sussistenza della subordinazione.

Cass. civ. n. 21690/2011

Nel rito del lavoro il criterio della competenza territoriale del giudice del luogo dove si trova la dipendenza aziendale cui il lavoratore è addetto, in base a quanto previsto dall'art. 413, comma secondo, c.p.c., va riferito non all'atto con cui il lavoratore sia stato destinato alla dipendenza, bensì al fatto dello svolgimento effettivo della prestazione di lavoro presso la medesima, con la conseguenza che competente a conoscere della causa concernente la legittimità del provvedimento di assegnazione del dipendente, ove questa non abbia avuto concreta attuazione, non può essere il giudice del luogo ove si trova la nuova dipendenza, ma quello del luogo ove si trova la sede di lavoro di provenienza.

Cass. civ. n. 9256/2009

In tema di competenza territoriale nelle controversie di lavoro, il foro speciale costituito dal luogo in cui si trova l'azienda ex art. 413, secondo comma, c.p.c., va determinato, per le imprese gestite in forma societaria, in riferimento al luogo in cui si accentrano di fatto i poteri di direzione ed amministrazione dell'azienda medesima (di norma coincidente con la sede sociale), indipendentemente da quello in cui si trovano i beni aziendali e nel quale si svolge l'attività imprenditoriale. Tale criterio, in mancanza di diverse specifiche disposizioni, si estende all'ipotesi in cui l'azienda appartenga ad un'impresa individuale, dovendosi escludere che, anche in detta evenienza, la sede dove sono tenute le scritture contabili e trovano il loro normale punto di riferimento i rapporti giuridici dell'impresa debba necessariamente coincidere con quella in cui sono collocati i beni aziendali, e restando priva di rilievo l'eventuale coincidenza del foro speciale con quello generale individuato ai sensi dell'art. 18 c.p.c.

Cass. civ. n. 3117/2009

Ai fini della determinazione della competenza territoriale nelle controversie di lavoro, non può trovare applicazione l'art. 20 cod. proc. civ., che indica quale foro facoltativo per le cause relative a diritti di obbligazione "il giudice del luogo in cui è sorta o deve eseguirsi l'obbligazione dedotta in giudizio", dovendo detta competenza essere accertata, anzitutto, in base ai criteri specificamente dettati dall'art. 413 cod. proc. civ. e, ove questi non trovino applicazione, in forza del solo art. 18 cod. proc. civ. sul foro generale delle persone fisiche, siccome reso applicabile in via residuale dal comma settimo dello stesso art. 413.

Cass. civ. n. 21562/2007

Nelle controversie relative a rapporti di lavoro alle dipendenze della P.A., la competenza per territorio va determinata, secondo quanto previsto dall'art. 413 c.p.c., in relazione al luogo in cui si trovava l'azienda o la sua dipendenza ove il dipendente prestava servizio al momento della fine dell'incarico, intendendosi per tale la sede di effettivo servizio e non la sede in cui è effettuata la gestione amministrativa del rapporto secondo le regole interne delle singole amministrazioni. (Nella specie, si trattava del rapporto di lavoro di un insegnante che era gestito dal centro servizi amministrativi di città diversa da quella in cui il dipendente aveva prestato servizio; la S.C. in sede di regolamento di competenza ha affermato il principio su esteso).

Cass. civ. n. 17882/2007

Nelle controversie del lavoratore parasubordinato, nelle quali ai sensi dell'art. 413 comma quarto c.p.c. la competenza territoriale si determina in modo esclusivo in relazione al foro del domicilio del lavoratore, il domicilio stesso deve intendersi fissato nel luogo in cui il lavoratore ha il centro dei propri affari ed interessi, intendendosi per interessi non solo quelli economici e materiali, ma anche quelli affettivi e spirituali, atteso che la nozione di domicilio è unitaria e impone che vengano considerati, assieme agli affari ed agli interessi economici dell'individuo, anche gli interessi affettivi e personali. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto che il domicilio del lavoratore parasubordinato fosse non nel luogo di residenza della famiglia, ove il lavoratore si ritirava la sera o per trascorrere le festività, ma nel diverso luogo in cui lo stesso, oltre a risiedere anagraficamente, svolgeva l'attività lavorativa).

Cass. civ. n. 22672/2004

In tema di controversie di lavoro, la competenza per territorio del giudice nella cui circoscrizione è sorto il rapporto, ai sensi della prima ipotesi dell'art. 413 secondo comma c.p.c. (nel nuovo testo fissato dall'art. 1 della legge 11 agosto 1973 n. 533), sussiste anche nel caso in cui risulti successivamente trasferita in altro luogo la sede dell'azienda e la domanda sia stata proposta dopo il decorso di sei mesi da detto trasferimento. Invero, il terzo comma del citato art., il quale stabilisce che la competenza territoriale permane dopo il trasferimento dell'azienda o la cessazione di essa, purchè la domanda sia proposta entro sei mesi, va riferito esclusivamente agli altri fori alternativi previsti dal secondo comma (luogo in cui si trova l'azienda o la dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale prestava la sua opera al momento della fine del rapporto) e non anche al «forum contractus»

Cass. civ. n. 11387/2004

In tema di determinazione della competenza territoriale nelle controversie di lavoro, la prorogatio del foro alternativo della dipendenza si estende per sei mesi, mentre conservano carattere permanente il forum contractus e quello dell'azienda, e, solo sussidiariamente, il foro generale delle persone fisiche, mentre deve escludersi l'applicabilità del criterio del cumulo soggettivo, di cui all'art. 33 c.p.c., giacché tale criterio non ha rilievo in relazione ai fori speciali previsti per il processo del lavoro.

Cass. civ. n. 5837/2004

Ai sensi dell'art. 413 c.p.c., sussiste la competenza territoriale del giudice del luogo ove ha avuto inizio l'esecuzione della prestazione lavorativa qualora il contratto di lavoro non sia stato stipulato per iscritto e non sia possibile identificare con esattezza il luogo in cui il rapporto è sorto. (Nel caso di specie, la S.C., in sede di regolamento di competenza, ha ritenuto che il giudice di merito adito, facendo corretta applicazione del principio sopra indicato, avesse ritenuto la propria competenza territoriale quale foro del luogo in cui aveva avuto inizio la prestazione, a fronte della prospettazione della domanda attorea, che fondava il rapporto su una richiesta scritta di collaborazione, non seguita da accettazione scritta, e sul fatto che la resistente non avesse provato l'esistenza di una controproposta scritta firmata per accettazione).

Cass. civ. n. 7358/2003

In tema di competenza territoriale per le controversie in materia di lavoro, il quarto comma dell'art. 413 c.p.c. (introdotto dall'art. 1 L. n. 128 del 1992 e previdente, per le controversie concernenti i rapporti di collaborazione di cui all'art. 409 n. 3 c.p.c., l'attribuzione della competenza al giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del rappresentante o del titolare di altri rapporti di collaborazione), introduce un foro esclusivo, non alternativo né concorrenziale con gli altri fori indicati dal medesimo art. 413, con la conseguenza che, ove non sia possibile il collegamento suindicato (ad esempio per essere, come nella specie, domiciliato all'estero il lavoratore parasubordinato), non è applicabile la disciplina speciale dettata dagli altri commi dell'art. 413 citato, ivi compresa la disposizione relativa alla inderogabilità della competenza, ma è applicabile la disciplina ordinaria, che può essere derogata per accordo tra le parti a norma dell'art. 28 c.p.c.

Cass. civ. n. 11831/2002

In tema di competenza territoriale per le controversie relative a dipendenti pubblici, il quinto comma dell'art. 413, c.p.c. (introdotto dall'art. 40 del D.L.vo 31 marzo 1998, n. 80), nel prevedere la competenza territoriale del giudice nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio al quale il dipendente è addetto, deve essere inteso nel senso che la individuazione del foro speciale per le controversie dei dipendenti pubblici ha carattere esclusivo e non concorrente.

Cass. civ. n. 6143/2001

In caso di scissione totalitaria di una società per azioni a norma dell'art. 2504 septies c.c., con contestuale costituzione di una pluralità di società, si verifica una successione a titolo universale tra la società oggetto di scissione — che si estingue senza prima passare attraverso la fase di liquidazione — e le nuove società, con frazionamento tra queste ultime del patrimonio della società scissa e dei relativi rapporti. Ne consegue che il lavoratore che abbia cessato di lavorare alle dipendenze della società poi scissa, prima della sua estinzione, nell'instaurare una controversia di lavoro nei confronti della società di nuova costituzione che abbia acquisito il settore aziendale presso cui lavorava, può convenire la stessa, in applicazione dell'art. 413, secondo comma, c.p.c., davanti al foro della dipendenza a cui egli era addetto al momento della cessazione del rapporto di lavoro, che sia passata nell'ambito dell'organizzazione di detta nuova società; infatti, nel quadro del fenomeno successorio che caratterizza la scissione societaria, alla nuova società si trasferisce anche la situazione di fatto e diritto rilevante ai fini della competenza processuale, né in senso contrario si può richiamare il disposto dell'art. 413, terzo comma, anche perché il trasferimento di azienda cui fa riferimento questa disposizione consiste nella dislocazione territoriale della sede dell'azienda, e non nel trasferimento di un complesso aziendale da un soggetto a un altro.

Cass. civ. n. 7489/2000

Ai fini della competenza territoriale nelle controversie di lavoro la nozione di «dipendenza» alla quale è stato o è addetto il lavoratore ricorrente — richiamata dal secondo comma dell'art. 413 c.p.c. per l'ipotesi del rapporto di lavoro subordinato privato — deve essere interpretata in modo conforme al principio di eguaglianza (art. 3 Cost.), tenendo conto, come termini di comparazione, del criterio del domicilio (previsto dal successivo quarto comma per i rapporti di agenzia e di parasubordinazione) e del criterio della sede di lavoro (contemplato dal quinto comma della medesima disposizione per i rapporti di lavoro pubblico) e pertanto comprende anche una elementare terminazione dell'impresa costituita da un minimo di beni aziendali necessari per l'espletamento della prestazione lavorativa (quali, nella specie, il computer, la modulistica, l'autovettura utilizzati dal dipendente per lo svolgimento, in posizione di subordinazione, dell'attività di piazzista viaggiatore).

Cass. civ. n. 3974/2000

In tema di competenza territoriale nel rito del lavoro, la previsione da parte dell'art. 413 c.p.c. del foro della dipendenza aziendale fa riferimento ad una nozione che non coincide con quella di unità produttiva rilevante ai fini di altre norme di legge e che va identificata in armonia con la ratio della disposizione, mirante a favorire il radicamento del foro speciale del lavoro nel luogo della prestazione lavorativa alla condizione che l'imprenditore ivi disponga di almeno un nucleo, seppur modesto, di beni organizzati per l'esercizio dell'impresa (che può essere rilevante anche in caso di adibizione allo stesso di un solo dipendente). In questo quadro può essere ravvisata la sussistenza di una dipendenza anche presso l'abitazione di un lavoratore dell'azienda, se concorrono elementi qualificanti quali — anche alternativamente —: a) l'esistenza presso tale abitazione di un deposito di beni aziendali aventi un'autonomia strutturale (come nell'ipotesi di cose da destinare al commercio); b) l'esercizio in ordine alla stessa di poteri di direttiva e di controllo del datore di lavoro che vadano oltre le modalità di svolgimento dell'attività lavorativa; c) la rilevanza esterna data dalla conclusione presso di essa di contratti vincolanti direttamente per l'azienda. (Nella specie la S.C., giudicando anche in fatto, ha ritenuto la sussistenza della prima e della terza di tali condizioni rispetto all'abitazione di un capo area, visto che presso di essa erano installate apparecchiature dell'azienda — che ne sosteneva i costi — che assicuravano i collegamenti con la stessa, e che detto lavoratore aveva il potere di concludere contratti — direttamente vincolanti per l'azienda — con clienti e gruppi di acquisto).

Cass. civ. n. 1887/2000

Ai fini della competenza territoriale nelle cause di lavoro le caratteristiche della dipendenza dell'azienda — costituita, ai sensi dell'art. 413 secondo comma c.p.c., da ogni complesso di beni decentrati e munito di propria individualità tecnico-economica, pur se di modesta entità, che risulti direttamente e strutturalmente collegato con l'azienda medesima in quanto destinato al perseguimento degli scopi imprenditoriali — non possono essere attribuite, in mancanza di tale elemento, all'abitazione del lavoratore per il solo fatto che presso di questa sia stato costituito un deposito di beni e prodotti di proprietà dell'azienda, occorrendo, alternativamente: a) un'autonomia tecnico-economica e strutturale di detti beni; b) poteri di direttiva e di controllo del datore di lavoro che vanno oltre le modalità di svolgimento dell'attività lavorativa; c) riferimento all'abitazione del lavoratore di rapporti giuridici con soggetti esterni all'azienda.

Cass. civ. n. 5704/1998

I fori speciali esclusivi, alternativamente concorrenti tra loro, indicati dall'art. 413, secondo e terzo comma, c.p.c., per individuare il giudice territorialmente competente in una controversia individuale di lavoro subordinato, sono tre, e cioè quello ove è sorto il rapporto; quello ove si trova l'azienda e quello della dipendenza ove il lavoratore è addetto (o prestava la sua attività lavorativa alla fine del rapporto), senza che gli ultimi due possano intendersi compendiati unitariamente in quello di svolgimento della prestazione lavorativa e senza che sia dato argomentare diversamente, né in base al disposto della legge 11 febbraio 1992, n. 128, relativa ai rapporti di lavo ro di cui all'art. 409 n. 3 c.p.c., né in base a quello dell'art. 40 del D.L.vo 31 marzo 1988, n. 80 per le controversie relative al pubblico impiego, attese le peculiarità delle situazioni ivi regolate, alla cui stregua sono altresì da escludere dubbi di illegittimità costituzionale del sistema.

Cass. civ. n. 5356/1998

In tema di competenza territoriale in ordine alle controversie soggette al nuovo rito del lavoro, il secondo comma dell'art. 413 (nuovo testo) c.p.c. — di cui è manifestamente infondato il sospetto di incostituzionalità in riferimento agli artt. 3, 24 e 35 Cost., per il fatto che consente anche al datore di lavoro di instaurare la controversia con il lavoratore nel foro dell'azienda ancorché il lavoratore presti servizio in un luogo diverso (vedi Corte Cost. ord. nn. 341 del 1993 e 177 del 1994) — prevede, contemperando il contrapposto interesse delle parti, tre fori speciali (quello in cui è sorto il rapporto, quello dell'azienda e quello della dipendenza in cui il lavoratore è addetto o prestava la sua opera al momento della fine del rapporto) di carattere alternativo senza attribuire valore determinante esclusivo al luogo di prestazione dell'attività lavorativa.

Cass. civ. n. 5098/1998

Il luogo ove la prestazione lavorativa ha avuto inizio è un criterio di collegamento, per individuare il giudice del lavoro territorialmente competente, utilizzabile soltanto quando non è possibile, mancando un'autonoma e distinta fonte del rapporto, identificare il luogo ove questo è sorto, e non già quando invece ne manca la prova, nel qual caso l'attore può scegliere tra gli altri fori indicati dall'art. 413 c.p.c.; altrimenti, ritenendo in ogni caso coincidente il luogo di origine del rapporto con quello di inizio della prestazione lavorativa, si vanificherebbe la previsione del penultimo comma dell'art. 413 c.p.c., a norma del quale, in mancanza di applicabilità dei fori speciali esclusivi, concorrenti tra loro, di cui ai commi precedenti dello stesso articolo, si applica il foro generale di cui all'art. 18 c.p.c. — da intendersi comprensivo, nonostante la limitata locuzione letterale, del foro generale anche delle persone giuridiche, di cui all'art. 19 c.p.c. — sì che, in mancanza di prova sia del foro della dipendenza aziendale ove prestava la sua opera il lavoratore alla data di introduzione della lite, o di cessazione del rapporto, sia di quello di origine del rapporto, è competente il giudice del luogo ove ha sede l'azienda resistente, datrice di lavoro.

Cass. civ. n. 9138/1997

In materia di licenziamenti individuali, l'improcedibilità della domanda per il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione di cui all'art. 5 legge n. 108 del 1990 non comporta una interruzione del termine semestrale di permanenza della competenza per territorio di cui all'art. 413 comma terzo c.p.c., atteso che non esiste alcuna interferenza fra le suddette norme e che la previsione di cui all'art. 413 c.p.c. si limita, al fine di agevolare le parti nella loro difesa, a prorogare il legame fra un certo luogo e il giudice che nello stesso ha competenza per un termine oltre il quale la permanenza della competenza cessa perché evidentemente ritenuta dal legislatore non più rispondente alle predette esigenze.

Cass. civ. n. 6177/1996

Nel caso di fusione (anche per incorporazione) fra società (a seguito della quale si verifica una situazione del tutto analoga a quella della successione universale), qualora l'attività imprenditoriale continui a svolgersi nel medesimo luogo in cui veniva esercitata precedentemente, si determina soltanto una modificazione soggettiva nella titolarità dei beni aziendali senza alcuna cessazione o trasferimento dell'azienda o della dipendenza di questa, onde ai fini della competenza in controversia di lavoro non opera lo speciale criterio di collegamento di cui al comma terzo dell'art. 413 c.p.c., ma deve farsi riferimento al criterio di cui al comma secondo del medesimo articolo, a nulla rilevando che la sede della società incorporante non si trovi in uno dei luoghi ivi indicati.

Cass. civ. n. 2618/1996

Nelle controversie individuali di lavoro subordinato, l'art. 413, secondo comma, c.p.c. prevede soltanto due fori speciali ed esclusivi, tra loro alternativamente concorrenti, rappresentati il primo dal foro del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro ed il secondo dal foro del luogo in cui si trova l'azienda (in ipotesi di controversia riguardante lavoratore addetto alla sede principale di questa alla data di introduzione della lite o a quella di cessazione del rapporto) ovvero di quello in cui si trova la dipendenza aziendale (nell'ipotesi di controversia riguardante lavoratore addetto a tale dipendenza alla data di introduzione della lite o a quella di cessazione del rapporto), senza che la parte istante possa considerarsi libera di optare tra il foro dell'azienda e quello della dipendenza, appartenendo la controversia alla cognizione del giudice del luogo della prestazione di lavoro subordinato, ove questo coincida con il luogo della sede principale o di una dipendenza aziendale.

Cass. civ. n. 3515/1995

In ipotesi di cassazione (con rinvio) di sentenza d'appello resa nei confronti dell'Ente Ferrovie dello Stato, il giudice di rinvio dev'essere individuato secondo i criteri ordinari, anziché secondo la regola del foro erariale, attese la sentenza della Corte costituzionale n. 117 del 1990 (dichiarativa dell'illegittimità costituzionale dell'art. 23 della L. n. 210 del 1985 nella parte in cui introduceva irragionevoli deroghe alla disciplina generale dettata dall'art. 413 c.p.c.) e l'avvenuta trasformazione dell'Ente Ferrovie dello Stato in Spa, la perdurante applicabilità (ai sensi dell'art. 15, comma 3 bis, del D.L. n. 16 del 1993, nel testo aggiunto dalla legge di conversione n. 75 del 1993) dell'art. 24, primo comma, della L. n. 210 del 1985 comportando solo il perdurare dello ius postulandi dell'avvocatura dello Stato; mentre la norma dell'art. 10 del R.D.L. 30 ottobre 1933, n. 1611 (nel prescrivere che il giudice di rinvio debba essere individuato tenendo conto del foro erariale) fa riferimento ai «giudizi nei quali è parte un'amministrazione dello Stato», qualità non attribuibile neppure all'Ente (pubblico economico) Ferrovie dello Stato.

Cass. civ. n. 8686/1994

Costituisce dipendenza dell'azienda, ai sensi dell'art. 413, comma 2, c.p.c., ogni complesso di beni decentrati munito di propria individualità tecnico-economica, pur se di modesta entità, a condizione che lo stesso, per un verso, risulti direttamente e strumentalmente collegato con l'azienda medesima in quanto destinato agli scopi imprenditoriali e, per un altro verso, costituisca un punto di riferimento per gli altri collaboratori dell'imprenditore e per i terzi.

Cass. civ. n. 6842/1994

In ipotesi di trasferimento (o di usufrutto o affitto) di azienda, ai sensi dell'art. 2112 c.c. (modificato dall'art. 47 della L. 29 dicembre 1990, n. 428), la continuazione, in capo al cessionario (che subentra ex lege nella stessa posizione del cedente), del rapporto di lavoro del lavoratore addetto all'azienda ceduta comporta che, ai fini della determinazione del giudice competente per territorio e con riguardo al foro (avente carattere speciale ed alternativo) del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro, debba individuarsi il luogo di nascita del rapporto con l'originario datore di lavoro, salvo che dagli atti risulti in modo espresso che il rapporto di lavoro del dipendente già addetto all'azienda ceduta sia stato costituito ex novo con il cessionario. (Nella specie, la Suprema Corte, enunciando il principio suesposto, ha ritenuto di dover prescindere dalla soluzione della questione se, in relazione all'art. 413 c.p.c., il foro dell'azienda e quello della dipendenza debbano essere considerati come due fori distinti o come un unico foro costituito da quello in cui si svolge il rapporto di lavoro).

Cass. civ. n. 4581/1994

Ai sensi del comma 4 dell'art. 413 c.p.c., nel testo introdotto dall'art. 1 della L. 11 febbraio 1992, n. 128, che, per le controversie previste dal n. 3 dell'art. 409 dello stesso codice, stabilisce la competenza del giudice «nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del rappresentante di commercio ovvero del titolare degli altri rapporti di collaborazione di cui al predetto numero 3) dell'art. 409», tale foro, che ha carattere esclusivo e la cui previsione è ispirata ad esigenze di tutela del lavoratore parasubordinato, deve essere identificato con riguardo al domicilio in cui si svolge o si è svolta l'attività del lavoratore medesimo, dovendo escludersi, nel caso di rapporto già cessato, la possibilità di riferimento al domicilio del lavoratore al tempo dell'instaurazione della controversia, atteso anche che tale possibilità consentirebbe allo stesso lavoratore - in contrasto con l'art. 25, comma 1, Cost. - di scegliersi il giudice con il preventivo trasferimento del proprio domicilio.

Cass. civ. n. 4214/1994

La delibera di messa in liquidazione di una società regolarmente costituita non determina l'estinzione dell'ente e la cessazione della sua attività imprenditoriale, giacché tale cessazione — anche ai fini dell'art. 413, comma terzo, c.p.c. (quanto alla permanenza — con riguardo a domanda proposta entro sei mesi dalla cessazione dell'azienda — della competenza territoriale del giudice del luogo di ubicazione dell'azienda medesima stabilito dal secondo comma dello stesso articolo) — si verifica solo al momento dell'effettiva estinzione di ogni rapporto, attivo o passivo facente capo alla società; restando altresì escluso che, nel caso di società esercente attività mineraria in Sicilia, possa considerarsi prova certa della cessazione dell'attività della medesima la semplice rinuncia alla concessione, ove (in relazione al disposto degli artt. 42 e 46 della legge regionale siciliana 1 ottobre 1956, n. 54) non sia dimostrata anche l'avvenuta riconsegna della miniera.

Cass. civ. n. 2723/1994

Per dipendenza dell'azienda, ai fini dell'applicazione del relativo foro, ai sensi dell'art. 413, secondo comma, c.p.c., con riguardo a controversia concernente un rapporto di lavoro subordinato, deve intendersi una struttura organizzativa di ordine economico e funzionale ubicata in un luogo diverso dalla sede dell'azienda e caratterizzata dall'esplicazione di un potere discrezionale e di controllo conforme alle esigenze specifiche dell'attività ad essa facente capo.

Cass. civ. n. 6490/1991

Nelle cause di lavoro, il criterio della competenza territoriale del giudice del luogo dove si trova la dipendenza cui il lavoratore è addetto (art. 413, comma secondo, c.p.c.) va riferito non all'atto con cui il lavoratore sia stato destinato alla dipendenza bensì al fatto dell'effettivo svolgimento della prestazione di lavoro presso la medesima, con la conseguenza che competente a conoscere della causa concernente la legittimità di un trasferimento del dipendente, ove questo abbia avuto concreta esecuzione, è il giudice del luogo in cui si trova la nuova dipendenza e non già il giudice del luogo in cui si trova la sede di lavoro di provenienza, ancorché in tale foro potrebbe essere più facile la prova dei fatti rilevanti per la decisione.

Cass. civ. n. 1480/1991

A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 117 del 1990, che ha dichiarato la parziale illegittimità dell'art. 23 della L. 17 maggio 1985, n. 210, istitutiva dell'Ente Ferrovie dello Stato, la competenza territoriale in ordine alle controversie di lavoro relative al personale di detto ente va determinata non in base al criterio del luogo in cui ha sede l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme ordinarie, ma secondo la disciplina generale delle controversie di lavoro (art. 413 c.p.c.), con la conseguenza che, ai sensi dell'art. 428, primo comma, c.p.c., l'eventuale incompetenza del giudice adito può dal convenuto essere eccepita solo nella memoria difensiva di cui all'art. 416 dello stesso codice.

Cass. civ. n. 7882/1990

In tema di controversie soggette al rito del lavoro, il criterio di collegamento della competenza territoriale costituito dal luogo in cui è sorto il rapporto (art. 413, secondo comma, c.p.c.) è applicabile anche nell'ipotesi di rapporto ad origine non contrattuale ma legale, come quello che s'instaura di diritto, ai sensi dell'art. 6, primo comma, del D.L. 26 settembre 1978, n. 576 (convertito con legge n. 738 del 1978), fra l'agente dell'impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa e l'impresa cessionaria del portafoglio della medesima, ed il suddetto luogo va identificato con quello in cui è iniziata l'esecuzione della prestazione.

Cass. civ. n. 6508/1990

Ai fini della competenza territoriale in ordine alla controversia relativa al rapporto di agenzia, il luogo di nascita del rapporto medesimo deve essere individuato in quello in cui, ai sensi dell'art. 1326 c.c., si è perfezionato il contratto con la conoscenza da parte del proponente dell'accettazione da parte dell'agente della proposta, mentre non può assegnarsi rilevanza al luogo d'inizio dell'esecuzione della prestazione dell'agente, salvo che, ai sensi dell'art. 1327 dello stesso codice, il contratto, per espressa richiesta del proponente, debba avere esecuzione senza preventiva risposta, ferma, peraltro, la necessità che la ricorrenza di tale condizione sia provata dall'attore o risulti comunque dagli atti di causa.

Cass. civ. n. 3529/1990

Una volta decorso il termine di sei mesi dalla cessazione o dal trasferimento dell'azienda (o della sua dipendenza), il foro del luogo di origine del rapporto di lavoro, alternativamente previsto dall'art. 413 c.c., continua ad essere operante e a prevalere su quello generale delle persone fisiche (e giuridiche) previsto dall'ultimo comma del cit. articolo; ed, ai fini della sua identificazione con il luogo della prestazione lavorativa, ben può essere assunta come circostanza univocamente concludente, in difetto di contrarie risultanze, quella che ivi l'azienda avesse anche la propria sede unica, dove doveva essere manifestata la volontà di assunzione del lavoratore e ricevuta la comunicazione del corrispondente atto di accettazione di quest'ultimo.

Cass. civ. n. 2884/1990

In tema di competenza territoriale nelle cause di lavoro, il foro dell'azienda, intesa come complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa, il quale costituisce uno dei fori alternativamente concorrenti e prevalenti su quelli ordinari, a norma dell'art. 413 c.p.c., si identifica, quando il datore di lavoro sia una società per azioni, con il luogo della sede sociale, in cui si accentrano i poteri di direzione ed amministrazione dell'impresa, restando irrilevante, per detto foro, che l'attività imprenditoriale ed il servizio del lavoratore si svolgano fuori di tale sede.

Cass. civ. n. 2370/1989

Con riguardo a controversia di lavoro, luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro, ai fini dell'individuazione del giudice competente per territorio ai sensi dell'art. 413 c.p.c., va considerato non quello in cui il lavoratore riceve la lettera di nomina dell'ente, datore di lavoro (nella specie, Banco di Napoli), sottoscrivendola per accettazione, ma quello della sede centrale dello stesso ente, nella quale si trova il competente ufficio od organo che riceve detta accettazione.

Cass. civ. n. 2181/1989

In tema di determinazione della competenza territoriale per le controversie di lavoro, il foro in cui è sorto il rapporto, previsto dal secondo comma dell'art. 413 c.p.c., sussiste indipendentemente dal decorso del termine di cui al terzo comma dello stesso articolo, mentre il ricorso ai criteri dei fori generali di cui all'art. 18 c.p.c. è consentito solo in via sussidiaria, quando sia accertata l'impossibilità di applicare tutti i criteri speciali stabiliti dal detto art. 413.

Cass. civ. n. 994/1989

La nullità delle clausole derogative della competenza territoriale, sancita dall'ultimo comma dell'art. 413 c.p.c., riguarda tutti i rapporti elencati dall'art. 409 dello stesso codice e, quindi, anche i rapporti di agenzia, non rilevando che la clausola derogativa sia stata pattuita nell'esclusivo interesse dell'agente.

Cass. civ. n. 4782/1986

A norma dell'art. 413 comma secondo c.p.c. le controversie di lavoro possono alternativamente radicarsi a scelta dell'attore — sia esso lavoratore o il datore di lavoro — presso uno qualsiasi dei tre fori indicati, senza che il luogo dove s'è svolta la prestazione di lavoro possa incidere nel senso di far preferire l'uno o l'altro di detti criteri.

Cass. civ. n. 2626/1986

Nelle controversie individuali di lavoro, ove una parte adisca il giudice nella cui circoscrizione sostiene esser sorto il rapporto, ma tale circostanza di fatto sia contestata dalla controparte — che eccepisce l'incompetenza per territorio — e risulti non provata o comunque dubbia, soccorre il criterio alternativo previsto dall'art. 413, secondo comma, c.p.c. e quindi competente per territorio è il giudice nella cui circoscrizione si trova l'azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

Cass. civ. n. 26/1986

Nelle controversie individuali di lavoro, ove una parte adisca il giudice nella cui circoscrizione sostiene esser sorto il rapporto, ma tale circostanza di fatto sia contestata dalla controparte – che eccepisce l'incompetenza per territorio – e risulti non provata o comunque dubbia, soccorre il criterio alternativo previsto dall'art. 413, secondo comma, c.p.c. e quindi competente per territorio è il giudice nella cui circoscrizione si trova l'azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

Cass. civ. n. 811/1986

Nel rito del lavoro la competenza per territorio ha carattere inderogabile, comminando l'art. 413 c.p.c. la nullità delle clausole derogative della competenza stessa e l'art. 428 c.p.c. consentendo al giudice di rilevare l'incompetenza per territorio anche d'ufficio; né rileva in senso contrario che tale ultima norma ponga dei limiti temporali preclusivi alla facoltà del convenuto di eccepirla e al potere del giudice di rilevarla d'ufficio giacché tale prescrizione persegue solo una finalità di celerità del giudizio e di economia processuale e non intacca quindi il principio dell'inderogabilità della competenza. Consegue che, quando il convenuto eccepisca l'incompetenza per territorio e l'attore aderisca all'eccezione, il giudice non è vincolato dalla indicazione del giudice ritenuto competente dalle parti (e quindi non può, ex art. 38, terzo comma c.p.c., cancellare la causa dal ruolo), ma deve delibare l'eccezione e, se ritiene la sua incompetenza territoriale, deve pronunciare sentenza statuendo anche sulle spese processuali.

Cass. civ. n. 765/1986

Anche ai fini dell'applicazione dell'art. 413 c.p.c. con riguardo al luogo ove è sorto il rapporto di lavoro, il contratto può considerarsi concluso nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l'esecuzione, prima che l'accettazione della proposta giunga a conoscenza del proponente, soltanto quando, su richiesta di quest'ultimo, e per la natura dell'affare, o secondo gli usi, la prestazione lavorativa debba eseguirsi senza una preventiva risposta alla proposta contrattuale.

Cass. civ. n. 76/1986

Anche ai fini dell'applicazione dell'art. 413 c.p.c. con riguardo al luogo ove è sorto il rapporto di lavoro, il contratto può considerarsi concluso nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l'esecuzione, prima che l'accettazione della proposta giunga a conoscenza del proponente, soltanto quando, su richiesta di quest'ultimo, e per la natura dell'affare, o secondo gli usi, la prestazione lavorativa debba eseguirsi senza una preventiva risposta alla proposta contrattuale.

Cass. civ. n. 6237/1985

L'art. 413, secondo comma, c.p.c. — nel disporre, per le controversie individuali di lavoro, che competente per territorio è il giudice nella cui circoscrizione è sorto il rapporto ovvero si trova l'azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto — prevede una serie di fori alternativi concorrenti, fra i quali non è compreso quelle del luogo di svolgimento dell'attività di lavoro, ove lo stesso non coincida con uno dei fori espressamente indicati.

Nelle controversie individuali di lavoro, l'attore è libero di scegliere tra i fori alternativi speciali previsti dal secondo comma dell'art. 413 c.p.c., ma ha l'onere di dimostrare che di quello prescelto ricorrono gli elementi di fatto della fattispecie legale.

Cass. civ. n. 3161/1985

In materia di controversie di lavoro la competenza territoriale ex art. 413 c.p.c. è radicata - sulla base del contenuto della domanda - nel luogo in cui è sorto il rapporto per essere stato ivi stipulato il contratto di lavoro e non già in quello in cui ha avuto inizio la prestazione lavorativa, la quale però - ove nel ricorso manchi la specifica allegazione del luogo in cui è stato stipulato il contratto - può essere valutata come fatto concludente indicativo dell'insorgenza del rapporto.

Cass. civ. n. 31/1985

In materia di controversie di lavoro la competenza territoriale ex art. 413 c.p.c. è radicata — sulla base del contenuto della domanda — nel luogo in cui è sorto il rapporto per essere stato ivi stipulato il contratto di lavoro e non già in quello in cui ha avuto inizio la prestazione lavorativa, la quale però — ove nel ricorso manchi la specifica allegazione del luogo in cui è stato stipulato il contratto — può essere valutata come fatto concludente indicativo dell'insorgenza del rapporto.

Cass. civ. n. 2120/1985

La competenza territoriale in ordine alla controversia concernente il diritto del dipendente dall'impresa assicurativa posta in liquidazione coatta amministrativa ad essere assunto — a seguito della risoluzione automatica del rapporto di lavoro con questa intercorrente dall'impresa cessionaria del portafoglio della medesima, ai sensi dell'art. 5 del D.L. 26 settembre 1978, n. 576 (convertito, con modificazioni, in L. 24 novembre 1978, n. 738), va determinata con riferimento al luogo in cui ha sede l'impresa obbligata all'assunzione, e non con riguardo al luogo in cui è nato o si è svolto il rapporto cessato, che si atteggia come mero presupposto di fatto (suscettibile di cognizione in via solo incidentale) del nuovo rapporto di lavoro da costituirsi.

Cass. civ. n. 1567/1983

Allo stato della vigente normativa, il «gruppo» o «collegamento» di società è tale solo in senso economico e, sul piano giuridico, è considerato ai limitati effetti previsti dal codice civile (artt. 2359, 2424, primo comma, n. 10, 2624), senza che possa in alcun modo parlarsi, rispetto ad esso, di personalità giuridica (la quale permane in capo alle singole società componenti) e neppure di una qualsiasi, pur limitata, forma di soggettività o di centro d'imputazione. Pertanto, detto collegamento, in quanto fenomeno di mero fatto, non è di per sé idoneo né a produrre l'unificazione dei successivi rapporti intrattenuti da un dipendente con diverse società appartenenti allo stesso gruppo né ad escludere la diversità delle sedi delle società collegate e delle rispettive dipendenze, con l'ulteriore conseguenza che la sede della società collegata, presso la quale un lavoratore sia stato comandato o distaccato dalla società sua datrice di lavoro, non può essere considerata come dipendenza di quest'ultima ai fini della determinazione della competenza territoriale ai sensi dell'art. 413 c.p.c.

Cass. civ. n. 1054/1982

L'art. 413 (nuovo testo) c.p.c. pone una graduazione tra i diversi fori territoriali per le controversie di lavoro, nel senso che i fori speciali esclusivi previsti dal secondo comma sono tra loro alternativamente concorrenti e, rispetto ad essi, il foro generale ordinario previsto dal quarto comma (ora penultimo comma - N.d.R.) è solo sussidiario. Pertanto, ove l'attore abbia adito il giudice del luogo ove l'azienda — trattisi di impresa sociale o individuale — ha la sua sede legale, nella quale, indipendentemente dal luogo in cui si trovano i beni aziendali, si accentrano di fatto i poteri di direzione e di amministrazione dell'azienda stessa, e quindi si identifica il relativo foro, ogni ulteriore indagine sul forum contractus o sul foro della dipendenza rimane, assorbita, dovendosi affermare la competenza del giudice adito.

Cass. civ. n. 1880/1974

L'art. 413 c.p.c. (nella formulazione assunta a seguito dell'entrata in vigore della L. 11 agosto 1973, n. 533) conserva al foro dell'azienda o della dipendenza natura di competenza speciale esclusiva, aggiungendovi un ulteriore titolo, dato dal luogo dove è sorto il rapporto, e ripristina in vigore il foro generale di cui all'art. 19 c.p.c. solo ove non trovino applicazione i criteri del detto foro speciale.

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